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Rubrus ha commentato Argulus il 2020-01-16 19:14:21
Be', nomi come "Gaio" (o "Caio", c'è una lunga storia a proposito della grafia originale, ma lasciamo stare) posso tradurli, ma "Argulus" no: è un nome proprio troppo insolito ed è bene non tradurre i nomi propri, a meno che l'uso tradotto non sia consolidato. Conosco il film, in generale i peplum movies, o "sandaloni" (come li chiamavano) mi piacciono. "Bar" (figlio) è una parola che si sente spesso che si usa ancora oggi come, per esempio, in Bar Mitzvah , una cerimonia importante. Il buonismo lo evito come la peste. Di solito lo asciugo narrativamente. Il bene non fa mai troppo rumore.

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Rubrus ha commentato Nessuna menzione il 2020-01-16 19:07:39
Ecco, questo mi è piaciuto molto: stile agile, ritmo costante (senza accelerate o rallentamenti) e idea di base ficcante. Pare che R.E.Howard, il creatore di Conan il barbaro, abbia scritto almeno una storia sul suo personaggio perchè lo stesso Conan, ascia bipenne in mano, gli era apparso alle spalle ringhiando: "Scrivi di me, altrimenti...". Ovviamente era una metafora, ma perchè correre rischi?

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Blue ha commentato Argulus il 2020-01-16 15:06:06

Racconto decisamente consono al periodo... semplice, scarno ma efficace. Un'ambientazione che mi ha ricordato il film "The Eagle", di una decina d'anni fa (non so se ti è mai capitato di vederlo... te lo consiglio, è veramente avvincente). Intriso, com'è giusto che sia, di buonismo, ma nel senso migliore del termine.

Passi per il latino (deformazione professionale), ma immagino che almeno sui nomi in ebraico ti sarai dovuto documentare...

o vuoi dirmi che conosci anche quella lingua lì?


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Rubrus ha commentato La telefonata il 2020-01-16 14:12:31
Come per l'altro, posso dire di trovare lo stile più scorrevole. Solo un appunto: il riscatto si paga in contanti (e, come dicono nei film, in biglietti di piccolo taglio).

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Rubrus ha commentato Il materasso il 2020-01-16 13:39:42
Sto lambiccandomi il cervello perchè sono sicuro di aver letto il racconto di un autore abbastanza famoso che si basava sulla stessa idea, a proposito del materasso e, infatti, è un'idea originale. Lo stile è - come sotto detto - più scorrevole .

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Rubrus ha commentato Voragine il 2020-01-15 16:22:39
Sì, dato che allora si scriveva a mano perchè i computer non erano così diffusi come adesso, ho ancora il manoscritto originale - piuttosto malconcio, ovviamente. L'ho peraltro ritrasferito su file due volte, nel corso degli anni, modificandolo.

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Roberta ha commentato Il tocco magico il 2020-01-15 14:57:37
Incantevole. Mi è piaciuto molto, è un racconto quasi commovente senza essere sdolcinato e sentimentale, ha una sua purezza, una genuinità infantile e però non è per bambini. Nonostante la brevità è compiuto.

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Mauro Banfi il Moscone ha commentato Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King il 2020-01-12 12:58:41
A proposito dell'inserimento dell'elemento personale e autobiografico in narrativa: è nota la teoria che Leonardo da Vinci avrebbe dipinto nella "Gioconda" se stesso: Leonardo avrebbe dipinto la Gioconda secondo le sue fattezze di gioventù, dandogli un aspetto femminile, come sempre molto attratto dall'archetipo dell'androgino platonico.
Tutto ciò sembrerebbe confermato da esami radiografici dell'autoritratto in vecchiaia di Torino, dove, sotto la superficie, secondo alcuni esperti si celano le tracce del disegno preparatorio della Gioconda che oggi conosciamo.
Detto questo, dobbiamo distinguere un modo classico e uno romantico/decadente di far affiorare il proprio elemento personale in un' opera artistica: classico o neo-classico è il distacco dalla propria opera che lascia traccia di sé nell’opera stessa e Leonardo è la continuazione riuscita del classicismo greco romano in epoca rinascimentale, il suo apogeo.
Il suo pathos della distanza si manifesta come noncuranza, lievità, ambiguità, e talora come assoluto occultamento del proprio Ego.
Sono solo degli accenni che rivelano il distacco, ma non scoprono nulla della persona che sta creando. Di fronte a un’opera, per contro, la curiosità di noi moderni - pensiamo all'orrenda televisione del dolore!- è sempre vigile, pettegola, petulante, provinciale nel senso deteriore del termine; si esulta quando si riesce a scoprire un nesso tra l’aspetto apparentemente autonomo dell’opera e certi fini individuali e sopratutto materiali, grossolani, interessati, in chi l’ha creata. Questo è puro romanticismo decadente e lagnoso e nichilista: come non lo sopporto!
In questo modo l'EGO autoriale s'identifica con la proria opera e confonde l'arte con la vita: errore madornale e catastrofico, sia per il suo Ego che per i poveri fruitori che devono sorbirsi questa tristissima arte egotica e psicopatologica.
Dove interviene questo distacco, invece, tale curiosità rimane insoddisfatta: il volto dell’autore è sconosciuto, od oppone un sorriso enigmatico.
Il paesaggio toscano diventa carico di mistero nella pittura del Rinascimento: dietro si nasconde la vita dell’autore, i nessi personali sfuggono.
In quel mistero si esprime la volontà di celarsi, il possesso di un’altra e più superiore, aristocratica - nel senso psichico di merito e valore - ricchezza.
Inutile dire che anche la tua narrativa come quella del King sono neoclassiche, beneficamente e meravigliosamente neoclassiche, perchè ci deliziano con tigri e fantasmi e non con pallosissimi Ego incontinenti.
Abbi gioia

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Mauro Banfi il Moscone ha commentato PANICO il 2020-01-12 11:53:10
Ciao, Roberto e buona domenica.
I miei short tales hanno sempre una componente antica, una moderna e una mia personale occultata nelle prime due.
Nella parte antica c'è Tiresia - dall'Edipo, archetipo d'ogni storia di ybris, come hai ben commentato - che replica alla spocchia del novello Re di Tebe le eterne parole di Sofocle: «Io sono cieco, ma sei tu a non vedere. O forse ti rifiuti di vedere. Coloro che esecrano sono i più esecrandi. Coloro che guardano fuori sono coloro che più dovrebbero guardarsi dentro».
L'aggancio moderno sta nel mancato riconoscimento della modalità archetipa nostra e altrui, che, secondo la mia amata psicologia archetipa hillmaniana, provoca patologie a go go e quello con la mia parte privata è lo sdegno per l'incompetenza di Scott Morrison in Australia e di Bolsonaro in Brasile, per non parlare di altri "sovranisti negazionisti" globali e di casa nostra, che tutti ben conosciamo e paventiamo...però la parte più affascinante sta nel procedere in sintonia con il mito antico.
Edipo - come Giasone ed Eracle in altre modalità da esploratori e guerrieri - è un detective che usa tutte le arti e le tecniche di cui gli ateniesi erano tanto fieri – logica, matematica, retorica, disciplina e spirito di ricerca – solo per trovare una verità che è caotica, ignominiosa, trasgressiva e bestiale. Il regno di Pan e Dioniso ed Hermes, di Artemide, Hestia e Mnemosyne, le divinità più vicine agli aspetti più notturni e marginali della nostra personalità subconscia.
"Non sarai tu a scoprire la verità, ma sarà la verità a scoprire te": questo è l'eterno ammonimento per noi umani dagli Dei.
Giunto a questo punto della mia esistenza, con questo racconto voglio manifestare che ho compreso il loro pessimismo panico e dionisiaco:
"Coloro che esecrano sono i più esecrandi. Coloro che guardano fuori sono coloro che più dovrebbero guardarsi dentro».
Tutto il resto è fake news.
Abbi gioia

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Rubrus ha commentato PANICO il 2020-01-12 09:26:00
Eh... lo schema del racconto, che illustra l'ineluttabilità del destino, è un po' quello del mito di Edipo e Laio e attraversa tutta la storia dei racconti umani non solo occidentali e non solo antichi (pensiamo alla canzone "Samarcanda" di Vecchioni). Venendo a Pan, dio un po' particolare, sia perchè è uno dei pochi teratomorfi dell'Olimpo, sia perchè, appunto, sull'Olimpo non stava, ma era dio lo stesso, una delle storie che mi ha sempre attirato è quella narrata - mi pare - da Plutarco e in cui c'entra ancora una volta un timoniere (se ben ricordo), è quella della morte di Pan.

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Paolo Guastone ha commentato Santo Natale. il 2020-01-11 11:34:23
Veramente gradevole questo intermezzo! Auguri con colpevole ritardo....

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Paolo Guastone ha commentato Il mondo non gira così il 2020-01-11 11:25:28
E invece si, il mondo gira cosi', purtroppo. Meno male che il tuo racconto giri diversamente. Atmosfera tesa, cupa e testo che fila via liscio ai limiti della poesia ed inchioda il lettore fino alla fine. Ed e' cosi' che deve girare!

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Paolo Guastone ha commentato Voragine il 2020-01-11 11:11:38
Non so dire se la voragine si trovi piu' nel cuore della protagonista che nella testa di certa gentaglia. Quello che e' certo e che non mi deludi mai. (Solo un appunto: io avrei evitato di iniziare con "Era il 12 novembre....").

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Paolo Guastone ha commentato Il materasso il 2020-01-11 10:58:23
Anche qui le idee ci sono e il testo scorre un po' meglio.

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Paolo Guastone ha commentato La telefonata il 2020-01-11 10:55:42
Lo stile sta migliorando. Continua cosi'!

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Rubrus ha commentato Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King il 2020-01-10 19:22:23
La tigre nel supermercato ci starebbe bene perchè (questa è la prima cosa che mi è venuta in mente) è un consumatore di consumatori e quindi ripropone il classico tema della hybris. Forse chissà, King, con la sua tigre, ha voluto in qualche modo consciamente o inconsciamente rappresentare il "bullo dei bulli" . Io, come dicevo, ero più orientato sul fantasma (che peraltro King ha utilizzato in un racconto simile successivo di alcuni anni e cioè "Scarpe da Tennis"). In questo pezzo ho fatto qualcosa che faccio molto raramente e cioè messo un evento autobiografico. Tra l'altro, ho scoperto che altri hanno vissute esperienze simili, il che mi dà ulteriore conferma di un'idea. Il successo p il segreto di alcuni scrittori sta proprio nel dire, come ai tempi di Fedro, de te fabula narratur. L'autore ha quindi preso un'esperienza personale e l'ha fatta diventare un'esperienza, se non universale, condivisibile da molti. Leggendo il racconto mi sono ricordato della mia esperienza, vissuta ormai molti anni fa, e l'ho riportata alla luce vedendola sotto un'altra luce. Il taglio, il punto di vista scelto dall'autore è stato quello del perturbante, come hai detto - ne sono sicuramente possibili altri - e, probabilmente, ha parlato a una sensibilità peculiare della mia persona che, in me, è (o era) più sviluppata che altri aspetti. Ecco, è probabile, quindi, che il segreto per cui diciamo "ci piace come scrive tizio o come scrive caio, ma non come scrive sempronio" sta in quel comune minimo denominatore tra noi e l'autore stesso sepolto dentro ognuno. Credo che questo valga sempre. Viaggiamo chiaramente su altri livelli, ma, in fondo, chi di noi non ha mai avuto l'esperienza della percezione, seppure fumosa, dell'infinito? Ebbene, la grandezza della poesia di Leopardi sta quindi, probabilmente, nell'aver individuato non un tema insolito, ma, al contrario, nell'aver trattato in modo insolito, di più, in modo estremamente profondo e rivelatore, di noi stessi e del mondo, un tema comune. Chiaramente non è l'unica grandezza della poesia e non è questa l'unica forma di grandezza di un'opera, ma sono convinto che sia uno dei fattori della sua "bellezza" (anche se, ripeto e tornando in basso, a una tigre nei cessi di una scuola faccio davvero fatica a credere).

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Mauro Banfi il Moscone ha commentato Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King il 2020-01-10 07:29:50
Sempre devoto alla tua saggistica su King, ritrovo anche nella disanima di questo racconto che ben conosco (e che mi aveva ispirato due miei spunti narrativi - uno, un racconto breve di una tigre liberata da un "terrorista psichico" in un centro commerciale e l'altro, incompiuto, di una tigre bianca che fa da psicopompo a una serie di narrazioni ispirate alla psicologia archetipa e al Rinascimento -) tante tue intuizioni sulla narrativa del Re, che tanto apprezzo e condivido, come sul protagonista Puer credente in qualche cosa, la sospensione dell'incredulità, il fantastico quotidiano e il perturbante.
Mi soffermo un poco sul perturbante, che trovo sia una tecnica fondamentale per la narrativa fantastica.
E mi trovo concorde sul fatto che il fantasma, in questo tipo di racconto, funziona meglio della tigre, che a mio modesto avviso, era più azzeccata nel mio racconto del felino liberato negli Ipermercati, in quanto espressione di un atto di un sociopatico, e che era una forma di satira fantastica e l'Iperrealismo, è il caso di dire, ci stava.
In quel racconto, il familiare scolastico Heimlich si trasforma nel suo opposto, Unheimlich, lo straniero, l'estraneo, il Perturbante, quello che per i Greci era un'accezione del disgregante Dioniso, come ci hanno insegnato Nietzsche e Freud.
Ma c'è di più nel "terrore familiare e quotidiano" ripresi da Hitchcock e King nel cinema e in narrativa: il Perturbante è il ritorno di un RIMOSSO PASSATO REMOTO, di se stessi e di quello ancestrale della specie ("quella sorta di spaventoso rimposso psichico che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a quanto ci è familiare e storico, come scriveva Freud nel 1919).
I paleobiologi hanno scoperto che in passato esistevano fiori giganti carnivori che assimilavano gli esseri umani e gli altri mammiferi e che c'erano uccelli colossali (i pterodattili) che attaccavano e ti mangiavano dall'alto, per esempio, e pertanto il fantasma, simbolo preciso del lento ritorno del rimosso durante l'insegnamento scolastico ( la storia, le scienze, ecc ecc), tende a proiettarsi in uno spazio d'evasione - è il caso di dire - come i gabinetti e in un mondo immaginario del ragazzo aperto alla trascendenza della sua fervida psiche.
Il lento ritorno del rimosso ancestrale e la sua proiezione all'esterno: queste le due grandi scoperte freudiane (per me le uniche, perchè il suo materialismo sessista e tanatista non lo condivido e non lo sopporto, insieme a tutta la spocchiosa casta fondamentalista che ha creato) che King padroneggia alla grande e che vanno completate che le susseguenti scoperte e ricerche sull'immaginario ancestrale di Jung e Lacan, che indagheranno gli Archetidi e quel FUORI dall'uomo che chiameranno l'Altro con la A maiuscola, che per Jung erano gli Archetipi e per Lacan il linguaggio, che ci viene dato e insegnato sempre dall'esterno, da un FUORI, da un ALTRO, dalla famiglia e dalla società, e un pochino questo linguaggio esterno resterà per noi sempre inquietante e disturbante perchè non è quello che vivevamo dentro il corpo della madre, il linguaggio uterino, onirico, analogico/cosmico del cordone ombelicale.
Ma questi sono altri temi per altre disanime.
Grazie e sempre grandi le tue riflessioni sul King: da raccogliere in volume! Abbi gioia...

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Gerardo Spirito ha commentato Voragine il 2020-01-09 22:04:13
Sì è stato un racconto immediato; sono partito solo dalla prima frase e poi dall'idea di raccontare la storia di una "zitella" in un paese ai confini, dove tutto è arretratezza per intenderci. Voci Ragna è ricorrente, così come sono ricorrenti la maggior parte dei paesini (fittizi) in cui ho ambientato le mie ultime 7-8 storie, compreso il romanzo che ho terminato e spero di pubblicare entro l'anno. Una specie di provincia rurale-immaginaria ai confini della Campania, un po' come fece Faulkner con la sua contea Yoknapatawpha, o King o tanti altri autori. Mi trovo a mio agio usando questo espediente, i personaggi spesso sono ricorrenti, e anche le storie spesso s'incrociano. Il racconto che hai citato, il tuo primo racconto che hai scritto, ce l'hai ancora?
Ad ogni modo volevo consigliarti un autore che ho scoperto da pochissimo visto che adori la forma del "racconto". Ha pubblicato solo una raccolta di racconti nel 76 e poi si è tolto la vita, era giovanissimo mi pare avesse solo 26 anni: "Trilobiti" di Breece DJ Pancake. In italia è edito da minimum fax. 12 racconti stratosferici.

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Gerardo Spirito ha commentato Il Signore da, il Signore toglie il 2020-01-09 21:46:28
Molto inusuale la collocazione storica (e forse anche la sintassi paratattica, che ho utilizzato con la volontà di raccontare la storia con freddezza e distacco), ma già da qualche anno volevo ambientare un racconto durante questo periodo. L'idea mi venne scrivendo un vecchio racconto che è presente qui su Piaf con il titolo "L'uomo del fiume"; al tempo scrissi solamente il primo paragrafo e doveva essere una storia ambientata durante un'epidemia di peste, poi però scrissi qualcosa di diverso. Gatteggiare lo uso anche nell'incipit di Voragine se ci hai fatto caso, è curioso.

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Gerardo Spirito ha commentato Il mondo non gira così il 2020-01-09 21:35:42
Ciao Roberto e buon anno anche a te! Si è un racconto d'atmosfera, e tratta un tema che anche tu hai affrontato in passato (se la memoria non m'inganna era un racconto dove c'era un treno). Esattamente, la professione dello sconosciuto palesa l'epilogo perché leggendolo (l'epilogo) sembra che una conclusione questo racconto non ce l'abbia!

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Rubrus ha commentato Voragine il 2020-01-09 12:58:53
Il primo racconto che ho scritto, in un anno le cui prime tre cifre iniziavano con 198 e la prima cifra che indicava la mia età iniziava con 1, conteneva uno spunto molto simile: un uxoricidio immotivato (almeno in apparenza). Lo sviluppo, però, era alquanto diverso. In comune, le due storie hanno, a quanto leggo, l'essere venute fuori così, di getto. A volte capita e spesso gli esiti sono tra i più felici. Questo rientra appunto in quei casi. Più che il fatto in sè, il racconto ruota attorno a due concetti, a mio parere: l'isolamento, prima ancora che la solitudine, della protagonista, e l'ineluttabilità di tale destino. E, in effetti, a tale proposito, e per venire al discorso genere / non genere, la differenza tra i due racconti sta non tanto nel genere (che è più che altro questione di struttura, di forma), ma a un livello più profondo e, precisamente, nel fatto che nella vicenda non pare mostrarsi neppure un'ipotesi di senso o di scopo. Le cose accadono alla protagonista e basta e pare essere una questione di "sfortuna" che vuol dire tutto e niente, allo stesso modo sono definiti la sua condizione e, in ultima analisi, il suo stesso essere. Questa prospettiva - o forse non-prospettiva, nel senso che non c'è un "guardare oltre" la vicenda, nè fuori, nè dentro, nè prima, nè dopo, nè nemesi, nè catarsi - mi pare essere il tratto comune dei tre racconti. A livello testuale, infatti, vedo ricomparire il paese di Voci Ragna che, se non sbaglio, era il luogo in cui si svolgeva l'altro racconto.

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Rubrus ha commentato Il Signore da, il Signore toglie il 2020-01-08 18:55:24
Una collocazione storica un po' inusuale, e quindi interessante, per un' ambientazione - ancora una volta - da "fine del mondo" che potrebbe essere, e probabilmente veniva percepita, come apocalittica, pervasa da segni e presagi di ambigua o ambivalente interpretazione, il cui senso ultimo tende a sfuggire anche ai predicatori e, in generale, alle figure che dovrebbero custodirne il significato. Ho notato l'uso del verbo "gatteggiare", anche quello insolito, ma corretto.

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Rubrus ha commentato Il mondo non gira così il 2020-01-08 18:49:53
Ciao e buon anno e ben ritrovato. Il racconto mi è piaciuto. Si tratta, secondo me, di uno di quei racconti fatti soprattutto d'atmosfera, consistente in primo luogo nella sensazione di trovarsi, in qualche modo, alla fine del mondo e, pertanto, spinti a discernere il senso di esso. La professione dello sconosciuto e il suo stesso aspetto palesano, a mio giudizio, l'epilogo, impedendo quindi al racconto di diventare troppo oscuro. Ben ritrovato..

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Gerardo Spirito ha commentato Voragine il 2020-01-06 23:53:51

Ciao Roberta ben ritrovata e buon anno anche a te! Torno dopo un periodo di letargo in cui ho lavorato tanto tanto ma sono felice di ritrovarvi. Ho scritto questi tre racconti in questi ultimi due mesi e ho deciso di pubblicarli tutti insieme per recuperare un po' di tempo. Diciamo che li sento tutti e tre "non di genere" ma rispetto a quest'ultimo gli altri due li ho classificati perché uno è ambientato nel diciassettesimo secolo in un contesto storico ben definito mentre l'altro - per semplificare - ha una forte componente di mistero. Ti ringrazio per la lettura e per l'apprezzamento. Sono molto legato a questo racconto, è una storia che è venuta fuori quasi di getto, e proprio come hai detto tu, nonostante la crudezza degli eventi, la mia intenzione era che la protagonista ritrovasse una felicità che sembrava aver perduto per sempre, prima di far crollare di nuovo tutto. A presto!


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Roberta ha commentato Voragine il 2020-01-06 18:32:22

Fra i tre che hai pubblicato ho scelto di leggere prima questo, perché preferisco la narrativa non di genere. Lo trovo bellissimo, ben scritto, con delle punte di poesia pura, Anche quando i fatti sono terribili, il modo in cui li racconti ti lascia un senso di malinconia e di pena, forse perché, nonostante la crudezza degli eventi, tra i personaggi hai dato più spazio a quelli positivi, che provano pietà e comprensione. Trovo molto ben riuscito l'andamento del racconto, che ti porta fino a un certo punto a progredire verso uno scioglimento... non dico altro, altrimenti finirei per spoilerare. Complimenti e buon anno!


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Rubrus ha commentato Colui Che Non Deve Essere Regalato il 2019-12-25 10:17:41
Certo che il peluche color crema dev'essere stato proprio inquietante... Sarà stato un peluche a forma di gatto? Comunque, tra madre e figlio, Amazon gode. Buon Natale!

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Roberta ha commentato Colui Che Non Deve Essere Regalato il 2019-12-25 09:27:41
Buon Natale! Il terribile incubo dei regali... Ti potrei raccontare di quella mia amica offesa a morte perché il figlio le ha regalato una maglietta gialla comprata su Amazon poco adatta alla sua età e poco dopo ci ha raccontato candidamente di avergli regala to (il figlio ha più di 30 anni) un enorme peluche color crema comprato su Amazon.... E ci ha pure chiesto se gli sarà piaciuto! Possiamo immaginare che il Peluche oversize sarà da qualche parte in compagnia del Gatto Malefico...

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Rubrus ha commentato Santo Natale. il 2019-12-24 16:15:38
Auguri e buon Natale!

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Rubrus ha commentato Colui Che Non Deve Essere Regalato il 2019-12-24 16:15:08
Oh mamma, se è alto venti centimetri soltanto, vuol dire che l'altro ha figliato! Buon Natale!

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Elisabeth ha commentato Colui Che Non Deve Essere Regalato il 2019-12-24 14:03:35
Oh signore, sorrido. Dev'essersi materializzato sul mio comodino... altezza 20 cm, regalo della mia amica per il mio compleanno. Piaciuto!
Buone feste.

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