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Il serpente cinese

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di oedipus

pubblicato il 2019-01-15 15:06:13


Il serpente cinese

I


Tommaso era un giovane scrittore professionista. Certo aveva pubblicato solo due romanzi presso una casa editrice minore, ma proprio per questo motivo lui si considerava uno scrittore professionista e, come tutti gli scrittori professionisti, non faceva nulla, se non scrivere.
Il suo reddito ancora non gli permetteva una casa sua, ma aveva a disposizione tutta la mansarda della casa in cui viveva con i genitori.
Tommaso sapeva bene che aveva il dovere, come scrittore professionista, di scrivere. Se solo fosse riuscito a scrivere una pagina al giorno, solo trenta miserabili righe, trecentoventi parole ogni giorno, in capo ad un anno si sarebbe ritrovato trecentosessantacinque pagine scritte, un libro insomma, due se consideriamo la lunghezza dei libri di Baricco, tre se non quattro se prendiamo come riferimento il Gabbiano Jonathan Livingston di un certo Richard Bach, libricino che ebbe un misterioso successo negli anni ottanta.
Per questo Tommaso si svegliava presto la mattina e se ne andava in mansarda a veder nascere il giorno.
Quel giorno, come del resto molti altri, era rimasto per due ore davanti al computer acceso senza scrivere nulla. Aveva fatto tutta una serie di solitari, si era collegato tramite Internet ai siti dei vari giornali in cerca di qualche notizia che gli desse l’imput, ma niente.
Tommaso, guardando lontano, oltre la finestra, le nuvole capì che l’ispirazione non gli sarebbe arrivata se fosse rimasto chiuso in casa, isolato dal mondo. Uno scrittore professionista deve saper interpretare il mondo, ma per farlo deve viverlo, il mondo, scendere tra la gente, guardare e, anche, annotare le fisionomie, le psicologie, i caratteri. Allora si decise. Spense il computer, prese la borsa di quello portatile e scese a fare colazione al bar proprio all’angolo della strada.
Lì c’era un tavolo in disparte dove, non visto, poteva osservare tutto: la strada oltre la vetrina con la fermata dell’autobus e il bancone con le mamme e i bambini a fare colazione con cappuccino e cornetto.
Una volta seduto ebbe una tentazione fortissima a cui non seppe resistere.
Sapeva che per scrivere doveva rimuovere le inibizioni, i freni che gli bloccavano l’anima. In fin dei conti tanti lo avevano fatto prima di lui. Hemingway lo aveva fatto, per interi anni. Così cedette. Invece di ordinare il solito cappuccino e cornetto, ordinò un doppio whisky. L’avrebbe sorseggiato lentamente e forse, a fine mattinata, con il lieve senso di euforia che l’alcol gli avrebbe dato, qualcosa avrebbe scritto.
Fu appena bevuto il secondo sorsetto, che accadde qualcosa che attirò la sua attenzione.

 

II


In quel momento entrò una donna non vecchia, sulla sessantina, bassa e grassa. Aveva in mano un bastone verniciato nero lucido, i capelli grigi acconciati a cupola e mossi dal fon, un vestito a fiori stampati sul marrone e scarpe dal tacco e dalla punta squadrata. Era una tipica donna romana, presumibilmente vedova oppure, al contrario, con un marito che lasciava sempre solo, a casa. Una di quelle donne dall’egocentrismo spiccato, capaci di riconoscere come verità solo quello che a loro fa comodo in quel momento.
- Smettila di pregare i serpenti. - disse rivoltasi al ragazzo cinese che stava alla cassa - Prega Dio, invece.
Il ragazzo cinese non la guardò neanche. Le fece lo scontrino e incassò i soldi.
Evidentemente la scena si ripeteva ogni mattina.
La donna se ne andò al bancone, prese una salviettina di carta e un grosso cornetto farcito di crema, e incominciò a mangiarlo in attesa del cappuccino. Poi si avviò verso un tavolinetto libero e passando ancora davanti al ragazzo cinese, con il boccone in bocca ripeté:
- Smettila di pregare i serpenti. Prega Dio, invece.
Chissà da quanti giorni quella scena e quelle parole sempre uguali venivano ripetute.
La donna possedeva la Verità, la sua Verità ed era insensibile ai sentimenti che un ragazzo poteva provare nel sentirsi denigrato. Ma perché asseriva che i cinesi pregano i serpenti?
Certo Tommaso non era neanche sicuro che i cinesi pregassero. I cristiani, gli ebrei e i musulmani pregano. In ginocchio o addirittura distesi a terra. Ma i cinesi? Forse loro meditano, esercitano la mente al controllo del corpo o alla astrazione dal corpo, ma pregano? Forse sì. In ogni religione si prega. Ma i serpenti certamente no. Allora perché la donna accusava il ragazzo di pregare i serpenti? Forse, aveva visto in qualche vecchio film la festa del Drago, e, per analogia, l’aveva scambiata per una nostra festa del Patrono.
Perché noi il Patrono lo preghiamo, eccome! In tantissimi paesi dove si venera San Rocco, si porta in processione la statua del santo che lo rappresenta come un pellegrino che assiste i malati di peste, anche Lui ammalato con una piaga sulla coscia, ma si porta in processione anche il cane, quello che gli stette vicino durante la malattia.
Il Drago cinese ha il corpo del serpente, la testa di coccodrillo, le corna di cervo, la criniera e gli artigli del leone. Ma non è una figura che mette paura. È colui che che, poggiando i piedi sulle nuvole, fa piovere. È lui che ha la saggezza e che la dà agli Imperatori.
Tommaso guardò ancora la vecchia seduta al tavolino. Spezzava il cornetto con le mani in piccoli tocchi e lo degustava. Per nulla al mondo avrebbe mai rinunciato alla colazione al bar, col suo cornetto farcito di crema e il cappuccino con abbondante schiuma che dopo ogni sorso le ricopriva le labbra.
Gli venne in mente l’affresco di Masolino sul peccato originale che si studia a scuola in opposizione a quello di Masaccio sulla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre.

http://i179.photobucket.com/albums/w309/oedipus_photo/09-Masolino-Temptation.jpgNella Tentazione, Adamo ed Eva sono ancora puri, eretti, nudi, fieri di essere somiglianti a Dio, fieri del loro corpo, che mostrano integralmente, fieri della loro purezza. Ma sull’albero c’è un lungo serpente con la testa di donna, un serpente umanizzato. Che strano, siamo noi che, anche se indirettamente, preghiamo i serpenti. Li abbiamo messi dentro le nostre chiese, come simbolo del male, ma gli abbiamo dato una testa umana, come se in realtà fossero noi stessi. Ecco abbiamo dentro il nostro serpente e il serpente ci ha fatto diventare, da esseri puri e ignavi, uomini a tutti gli effetti.
La donna ancora non vecchia aveva intanto finito la colazione. Aveva raccolto il suo bastone verniciato di nero lucido e stava per uscire.
- Smettila di pregare i serpenti. Prega Dio, invece. - Fu il suo saluto.
Il ragazzo neanche rispose.
Poi nel bar tornò il silenzio e anche la fermata dell’autobus, fuori, oltre la vetrina, era vuota.
Tommaso guardò lo schermo del computer con il campo ancora vuoto e la barra verticale che lampeggiava.
Fece un sorso più lungo.
Doveva scrivere.
Doveva scrivere una cosa, una qualsiasi. Bastava una pagina e poi si sarebbe sentito appagato.
Non doveva farsi distrarre da donne col bastone, da ragazzi cinesi, da serpenti e draghi.
Doveva semplicemente scrivere una paginetta: bastava incominciare e poi tutto sarebbe andato per il meglio.
Chinò il capo sul computer e le sue dita incominciarono a muoversi sulla tastiera.
Scrisse:
Era una notte buia e tempestosa …

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L'AUTORE oedipus

Utente registrato dal 2018-03-27

enrico di cesare Dopo tanto tempo sono tornato qui a leggere e ho invidiato chi scrive per puro piacere di scrivere. Mi sono riproposto di farlo anch'io, ma mi sento davvero molto arruginito.

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Paolo Guastone il 2019-01-17 10:26:08
Il modo peggiore per iniziare un racconto. Meno male che, invece, quello che ho appena letto, fila via liscio malgrado qualche problema di impaginazione. Insomma, belle parole che fanno piacere,

oedipus il 2019-01-17 19:41:48
Ma l'avevo detto che era un pensiero davvero stupido!

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