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Clichè

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Rubrus

pubblicato il 2019-01-07 12:48:46


«Sembra sempre la stessa».
«What?».
Stefano indicò l’aurora boreale e ripeté la frase più lentamente. Se la cavava abbastanza bene con l’inglese, ma non a sufficienza da competere con una scandinava
«They are so frightening» disse Ulla rabbrividendo e massaggiandosi le braccia.
Ulla la norvegese. Ulla la bionda. Ulla la valchiria. Non ci si liberava dei cliché, tanto valeva ammetterlo. In qualche modo, nascosto in mezzo agli ormoni del maschio latino medio, sopravvissuto dagli anni ’50 del secolo passato, il mito della nordica libera e libertina resistiva. E se lui, Stefano, era salito fin oltre il circolo polare artico era sì per un impiego presso le piattaforme petrolifere, sì perché amava il freddo, sì per il fascino di quel Paese boscoso e spopolato, ma anche per le donne.
Non ci liberava dei cliché tanto valeva ammetterlo, neanche a fianco di stangona alta un metro e ottanta che guardava il cielo striato di mille colori come una bambina vichinga che teme di vedere apparire Fenrir, il lupo del Ragnarok, capace d’inghiottire il sole in un solo boccone.
Non ci si liberava dei cliché e delle abitudini, neanche tra rivoluzioni e cataclismi.
Le coppie vicino a loro, per esempio.
Qualcuno aveva sollevato lo smartphone verso l’aurora, come se fosse ancora possibile scattare delle foto e metterle sul web.
O forse era solo uno scongiuro. Una neonata forma di superstizione. E chissà, poteva anche funzionare.
Giù, a casa, dovevano essere già tornati al Medioevo, o addirittura alle caverne.
Senza internet, senza tecnologia, elettricità, acqua corrente. Chissà quali e quanti sconvolgimenti aveva prodotto...
«I’mo so scared» disse Ulla, stringendosi di più a lui. Già, non ci si liberava dei cliché e delle abitudini, e neppure degli istinti, neppure in mezzo a rivoluzioni e cataclismi.
Alla luce cangiante dell’aurore boreale, Stefano diede uno sguardo alla sua vecchia bussola.
L’ago continuava a puntare dalla parte sbagliata, verso sud.  
 

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L'AUTORE Rubrus

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Il romanzesco è la verità dentro la bugia

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Mauro Banfi il Moscone il 2019-01-07 18:31:58
Ciao Roberto e ancora buon anno: fortissimo il finale "mistery" del tuo breve: il genere cortissimo per me si basa o su incipit o su finali apertissimi a molte interpretazioni...ne ho elaborate almeno tre (geografia extraterrestre, fallacia tecnologica, intervento soprannaturale) ma probabilemente sono sbagliaate tutte! Questa è la gioia della letteratura, una rigorosa architettura alla Escher che dà adito a molte vie di fuga - in stile Bach -, prospettive soggettive e angolazioni paradossali...abbi gioia

Rubrus il 2019-01-07 18:49:04

Ciao e buon anno. La ragione è la fallacia tecnologica derivante dall\'inversione magnetica dei poli - ecco perchè la bussola punta verso sud. Avevo usato lo stesso fenomeno in un altro racconto, più lungo, di qualche anno fa e, come in questo, la tempesta magnetica aveva inferto un grave colpo alla tecnologia. In quel racconto mi ero diffuso sulle conseguenze dell\'inversione magnetica, in questo mi sono limitato a una sola, vale a dire lo spegnimento della rete di comunicazioni (le altre conseguenze il protagonista si limita a supporle, chissà se sono vere). La morale del racconto è la stessa del mio (a questo punto) penultimo, sull\'esplorazione spaziale, cioè il permanere, o forse la verità, di miti del passato anche nel futuro - o in contesti magari non pienamente prevedibili. La ragione di tutto sta forse nella presenza di costanti - o anche solo clichè - nell'animo umano.


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Blue il 2019-01-08 11:06:21

Solo una precisazione, che non toglie niente alla storia, perchè tanto di un racconto si tratta, e quindi anche piccole imprecisioni sono ammesse: in realtà, il fenomeno dell'aurora boreale, così come lo si vede nelle fotografie (luci multicolori eccetera), non è visibile ad occhio nudo. O meglio, ad occhio nudo si vede solo come uno scorrere di nuvole magari non esattamente bianche, ma quasi sempre più che altro grigiastre, con piccoli lampi di colore più acceso, ma molto radi tra loro. Se poi si filma il cielo per un periodo di almeno tre-quattro ore consecutive, accelerando poi le immagini, allora si ha l'effetto che tutti conoscono.
Insomma, bisogna prepararsi a trascorrere ore ed ore di notte a temperature non esattamente gradevoli, e poi riguardarsi tutto il mattino dopo...

Rubrus il 2019-01-08 16:51:16
Grazie della precisazione - che dimostra una volta di più quanto fallace sia il mondo dell'immagine in cui viviamo. Poi, oh... magari l'inversione dei poli provocherebbe un indebolimento del campo magnetico e quindi aurore più intense, o a latitudini più basse, ma è giusto dire come stanno le cose in realtà.

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Paolo Guastone il 2019-01-08 11:57:41
E' proprio vero! I clichè sono difficili da sfatare. Anche quando, intorno, non esiste più nulla. Ottima contrapposizione di idee per un racconto lungo quanto basta che ti prende e ti dilania. Piaciuto.

Rubrus il 2019-01-08 16:53:18
Sono due racconti per certi versi speculari, questo e il precedente: là ponevo l'accento sull'aspetto rassicurante della continuità, qui - anche per ragioni di forma - è tutto più sfumato.

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d\'Artagnan il 2019-01-18 15:07:01
Wow ! Breve sì, ma con un finale da lasciare il lettore a bocca aperta. Piaciuto moltissimo !

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