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Mauro Banfi il Moscone

IL BASTONE DI KOUROO (scritto per un altro nuovo anno)

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Narrativa non di genere

pubblicato il 2019-01-01 08:11:37

                                                                                          

                                 

Quello che sta avvenendo all’espressione dell’essere umano – e la comunicazione tramite medium tecnologici – non mi va.
Questa coazione all’aforismario stolido, queste frasette – spesso sgrammaticate - che nella maggior parte dei casi sono solo sofismi della sciocchezza, questa quasi totale mancanza di ecfrasi nelle immagini che vorticano a milioni nel web, il disprezzo per i lunghi e articolati intrecci e il culto idolatrico delle facili fabule e delle superficiali sinossi…
Dopo un quarantennio di rivoluzione informatica nel Terzo Millennio chiamo il nostro secolo “brevissimo”, come il Novecento, con la sua violenza fanatica e satanica, è stato il secolo “breve”, nel senso che non si andava troppo per il sottile e per le lunghe per accoppare chi la pensava diversamente dal potere di turno.

Ora l’essere umano ha buttato tutti i miti e le ideologie nel cesso, e il terrificante ‘900 è finito, finalmente,  ma l’umano ha ancora più fretta di prima.
Ma non vuole più passare alla Storia: vuole essere popolare, vuole avere tanti followers e “mi piace” sul suo account nei social forum, sparati sul suo nuovissimo smartphone da rapidissime, efficientissime, spesso costose app.
Vuole mettere in mostra il suo faccione - spesso una maschera - cinguettante su Facebook e su Twitter o su whatsApp o su Instagram e questo lo fa godere di più di un lancio missilistico nucleare.

Ecco alcune caratteristiche del nostro tempo:

 

1- Il desiderio di riconoscimento e gratifica popolare: il tutto immediatamente.

2- La conseguente incapacità di aspettare un risultato di valore mediante la disciplina, la preparazione e l’impegno personale.

3- La perdita di memoria e il deficit dell’attenzione causato dal continuo bombardamento di dati, notizie, messaggi virtuali, icone d’ogni tipo.

La dittatura della distrazione e dell’egoismo di massa.

4- L’indifferenza per la qualità di qualsiasi opera umana.

Livellare e abbassare il valore del lavoro delle persone con il nichilismo compiuto sistematico è diventata l’attività principale della nostra era.

Qualcosa di orribile: ricorda l’omologazione del gulag sovietico, la discriminazione omicida di Auschwitz e l’efficienza tecnologica della strage di Hiroshima, ma per fortuna non è più il Novecento, il nuovo ordine globale ricorda quegli orrori ma non ammazza: è un bel passo in avanti.


Ma c’è qualcosa che non mi torna, oltre alla solita fretta sopracitata: il disinteresse per la qualità di ogni persona, la noncuranza per la creatività originale di ogni individuo.
Ho soluzioni, rimedi, contromovimenti? Certo, non sono un nichilista, però, ti avverto, lettore, non sono ricette facili.
Per comprenderli vorrei che tu meditassi su questo testo è tratto da “Walden” di Henry David Thoreau, un libro per me fondamentale.
La storia da me denominata – ed estrapolata da quel prezioso libro -  ”Il bastone di Kouroo” è un antidoto perfetto a quello che ritengo il male assoluto del nostro tempo: l’indifferenza per la qualità delle opere umane e delle persone che le creano.
Nella città di Kouroo, nel nord-est dell’India, un artista si era proposto di arrivare alla perfezione mediante la scultura di un bastone da passeggio a forma di cobra.
Dopo averne concepito il disegno, si mise in cerca del materiale migliore perlustrando senza sosta le foreste di tutta l’India.
E siccome il tempo non contava niente rispetto alla bellezza con cui voleva plasmare la sua opera, si prese tutto il tempo che serviva.
Dopo alcuni anni i suoi amici persero la pazienza, lo abbandonarono e ognuno finì per invecchiare nella propria casetta.
Lui, invece, l’artista di Kouroo, non invecchiava, non dava il minimo segno di rimbambimento…

 

                                                                                      IL BASTONE DI KOUROO

 

                                                                                 

 

 

“C’era un artista, nella città di Kouroo, disposto a lottare pur di raggiungere la perfezione. Un giorno si decise a fare un bastone da passeggio a forma di cobra. Convinto che in un lavoro imperfetto, il tempo è un ingrediente, ma che invece in un lavoro perfetto il tempo non c’entra, si disse:

«Esso sarà perfetto sotto ogni riguardo, anche se non dovessi fare nient’altro tutta la vita».

Si recò immediatamente a cercare il legno nei boschi, deciso a fare quel bastone nel materiale più adatto; mentre cercava e scartava ramo dopo ramo, a poco a poco i suoi amici lo abbandonarono poiché invecchiavano nei loro lavori e morivano, ma egli non invecchiò neppure un istante.
La semplicità del suo proposito e della sua risoluzione, e la sua elevata pietà, lo dotarono, senza che egli se ne rendesse conto, di eterna giovinezza; non essendo ancora giunto a compromessi con il Tempo, il Tempo si tenne discosto dalla sua strada, e solo sospirava a distanza perché non poteva sopraffarlo.
Prima che egli avesse trovato il tronco che proprio gli era adatto, la città di Kouroo si trasformò in un polveroso ammasso di rovine; egli sedette sopra uno di questi cumuli, per lavorare il suo legno.
Prima che gli avesse dato la forma giusta di un cobra reale, la millenaria dinastia dei Candahar si estinse, e con la punta del bastone egli scrisse sulla sabbia il nome dell’ultimo di quella stirpe; poi riprese il suo lavoro.
Quando ebbe lisciato e pulito il bastone, la stella polare non esisteva più; e prima che avesse finito di ornare l’impugnatura del bastone serpentino con delle pietre preziose, Brahma s’era svegliato e aveva dormito molte volte – e sappiamo che ognuna delle sue giornate è un ciclo lungo due miliardi centosessanta milioni d’anni-.

 

                                                                                              


Ma perché perdo tempo a raccontare tutto questo?
Quando diede il tocco finale al suo lavoro, questo si manifestò improvvisamente, dinanzi agli occhi dell’artista stupefatto, come la più bella di tutte le creature di Brahma.
Quell’artista aveva creato un nuovo universo, facendo il bastone: un mondo di belle e piene proporzioni in cui, sebbene le vecchie città e le vecchie dinastie fossero tramontate, altre più belle e più gloriose ne avevano preso il posto.
E ora, dal monticello di trucioli ancora freschi, ai suoi piedi, egli vide che per lui e il suo lavoro quel tempo era stato solo illusione, e che non ne era trascorso più di quanto occorra a una sola scintilla del cervello di Brahma per cadere sull’esca d’un cervello mortale e infiammarlo. Il materiale era puro e pura era anche la sua arte; come poteva il risultato non essere meraviglioso?”

 

                                                                           


Questo oppongo all’indifferenza per la qualità del mio tempo: la determinazione dei veri artisti sospende il tempo, la costruzione di sé dà accesso all’eternità.
Gli eventi storici e materiali e personali che accompagnano le loro vite alla fine non contano nulla.
Esiste solo la volontà del progetto creativo, autoplasmativo, il mito che sospende il tempo e dona l’immortalità.
Volersi, costruirsi, cercare la qualità, significa assicurare di non morire mai e ritornare sempre a rivivere nella poesia e nella narrazione dei popoli, nell’anima del mondo.

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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