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Rubrus

Su"TheOutsider"

"VIRGOLETTE"

Saggistica

Recensioni (libri, film e qualsiasi forma artistica)

pubblicato il 2018-11-26 12:15:55

Premessa: questa opinione presuppone che il lettore abbia letto tutto il libro e ne conosca la trama, alla quale faccio spesso riferimento, svelandone diversi punti. 
King suole distinguere le storie dell’orrore in due categorie: orrore che viene dall’esterno e orrore che viene dall’interno. Solitamente, con qualche notevole eccezione, le sue sono storie del secondo tipo; “The Outsider”, invece, appartiene al primo. Il romanzo parla infatti di brave persone cui capitano, senza ragione, cose orribili. Né Maitland, né gli agenti delle forze dell’ordine, né le vittime, né Bolton hanno fatto alcunché per attirare l’attenzione del mostro. Neppure un viaggetto in Transilvania. Gli succede e basta. 
Il romanzo può essere diviso in tre parti. La prima è piuttosto diversa dal solito King e, a tratti, appare molto simile a un thriller giudiziario, tant’è che mi sono chiesto quanto abbiano influito, nella stesura, i suoi collaboratori e assistenti, i quali devono essersi sobbarcati il lavoro sporco delle ricerche sulle procedure giudiziarie e d’indagine. Lo stile, infatti, è molto meno introspettivo del solito – per esempio i pensieri dei personaggi non sono riportati quasi mai, le descrizioni sono ridotte all’osso e la sintassi è assai asciutta. Personalmente, non me ne dolgo. Tutta la prima parte è un po’ come una partita a tennis: prove a carico / prove a discarico e, pur sapendo, leggendo le une, che di lì a poco sarebbero arrivate le altre, la lettura avvince perché ci si chiede quali elementi emergeranno e come verrà risolta la questione. A mio parere è la parte migliore e più avvincente.
Nella seconda parte il romanzo subisce un po’ una frenata. Vorrei essere chiaro su un punto: ho letto che molti non trovano simpatico il personaggio di Holly Gibney – che viene da una trilogia che non ho letto, essendo, con gli anni, sempre più refrattario alla serialità. Non è il mio caso. La letteratura ci ha offerto decine di detective con sindromi di varia natura, specie ossessivo – compulsiva, e ci sta. Al limite, posso trovare fastidiosi alcuni riferimenti a eventi o fatti che, come lettore, non sono tenuto a conoscere perché si trovano in altre opere, ma per fortuna non sono troppi. Il problema è un altro, e cioè che Holly si trova a rivivere – e quindi a far rivivere al lettore – che perciò si annoia – una storia che King ha appena finito di raccontare, cioè quella dell’assassino che sembra essere in due posti diversi allo stesso tempo. Intendiamoci, in altre opere, tra tutte “Cose preziose”, King adotta una struttura ripetitiva, ma serve ad accrescere il climax ed è molto più dinamica: gli episodi si susseguono in crescendo. La storia di Gibney / Holmes poco aggiunge a quella di Anderson / Maitland: il lettore ha già capito che sta succedendo qualcosa di straordinario che permette alla stessa persona di bilocarsi, almeno in apparenza; non gli va (non mi va) di ricominciare quasi daccapo e fare appena un passetto in più. Infine, e se permettete un “What if”, non c’era bisogno di Holly Gibney (che a me, ripeto, non sta antipatica): Anderson, sospeso dal servizio, ma assillato dal dubbio, avrebbe potuto tranquillamente permettersi un viaggio a Daytona – specie dopo che la sua famiglia riceve delle minacce – e da lì in Texas. La parte dello scettico incallito avrebbe potuto essere riservata a Samuels, il procuratore, che sembrava messo lì apposta. Sopratutto, Anderson si sarebbe risparmiata la figura del babbeo, figura che gli tocca fare nella terza parte.
Venendo alla terza parte, è un po’ frettolosa, ma non è il difetto principale.
Claude Bolton – la terza brava persona cui capita qualcosa di brutto – è raffigurato bene, il rapporto con la madre Lovie viene fuori bene.
Jack Hoskins, che era come se avesse un cartello con su scritto “io sono un cattivo” al momento della sua entrata in scena, fa quel che deve fare senza strafare: dopotutto è solo uno scagnozzo dell’Outsider: approfondirlo avrebbe reso il mostro meno minaccioso.
Il viaggio in Texas, luogo familiare ma straniero, svolge bene la sua funzione preparatoria (dopotutto oggi si viaggia in aereo, non in carrozza come ai tempi di Jonathan Harker) e, in fin dei conti, anche le grotte di Marysville sono una tana del mostro inquietante q.b.
E allora? Allora il problema di “The Outsider” è che King si incaponisce a spiegarci per filo e per segno il paradosso della bilocazione e a dirci appunto che è un paradosso, ma non si pone minimamente il problema di risolvere il paradosso o di dirci che non c’è soluzione. La morale è: “ci sono più cose in cielo e in terra eccetera ecceterorum?” dato che siamo in Texas e ci sono i capi indiani mi viene da dire: “Estiqaatsi”.
Scendiamo nel dettaglio.
La combriccola ha adottato –almeno temporaneamente - l’ipotesi che potrebbe esserci un mostro in una caverna. Un essere soprannaturale in grado di cambiare aspetto, di assorbire in parte i pensieri delle sue vittime, di proiettare se stesso, almeno in parte, a chilometri di distanza, sopravvissuto per secoli – come è lecito aspettarsi da una figura del folklore.
Ebbene: che cosa fa l’intrepida compagnia? Va alla caverna senza adottare la minima precauzione! 
Rimane infatti irrisolta, la vera grande domanda del romanzo: come hanno fatto le luchadoras a sconfiggere “El Cuco?” Possibile che nessuno si sia posto la questione, prima, se non altro a livello di semplice curiosità intellettuale? Mr King, come cavolo è finito quel maledetto BMovie? Nessuno ha visto un Van Helsing da qualche parte?
Ma ammettiamo per un attimo che il manipolo non prenda precauzioni perché ancora incredulo, malgrado tutto.
Be’, a questo punto salta fuori Hoskins che, confessando di essere manovrato, in pratica, dal mostro, li prende a fucilate. Ne “L’occhio del male” Richard Ginelli vede Halleck dimagrire senza una spiegazione razionale, sente la storia della maledizione, cui nessun altro crede, e la fa propria perché la sua definizione di idiota è “uno che si rifiuta di credere ai fatti”. 
A questo punto, che cosa fa King? Costringe il povero Anderson, da vero babbeo, appunto, a scendere nella caverna e, come se non bastasse (ma basta), gli nega anche la possibilità di usare le armi da fuoco. Per fortuna, il cattivo si mette a chiacchierare neanche fossimo in un film di James Bond, dando la possibilità all’inossidabile Holly (che qui, sì, diventa un pochino antipatica) di tirar fuori un randello dalla giacca (neanche fosse il gonnellino di Eta Beta) e risolvere tutto con una semplice manganellata, manco fosse Nonna Abelarda.
Insomma, a mio parere il romanzo non è brutto – non tanto da finire nella lista dei meno convincenti. Soprattutto la prima parte (ma torno a chiedermi: quanto è davvero opera di King?) è efficace e avvincente, la seconda mena un po’ il can per l’aia (non per ragioni intrinseche, ma per via della sua collocazione all’interno dell’economia della storia), la terza è francamente deboluccia e soffre del difetto che affligge l’ultimo King.
È come se l’autore, non potendo più usare i suoi “incantesimi di protezione” (bambini capaci di credere, artisti capaci di creare, disabili con poteri double face) perché logori, si sia trovato sprovvisto di mezzi importanti per le storie, soprattutto per la loro conclusione.
Prende i personaggi, li mette in un impiccio, ma poi non riesce a tirarli fuori maniera convincente e si/ci racconta che sono i personaggi, quelli che contano, che lui scrive avendo solo una vaga idea di come il romanzo terminerà (e si vede) e, con riferimento a The Outsider è come se dicesse: non me ne frega un accidenti di quello che ho scritto prima, la storia deve risolverla Holly Gibney perché a me sta simpatica. Come dite? Trump avrebbe da brontolare perché è una donna in apparenza fragile mentre le forze dell’ordine fanno la figura degli imbecilli? Fantastico. Come dite ancora? El Cuco alla fine sembra quasi un poveraccio che poteva essere liquidato tempo fa con uno sganassone ben assestato? Oh be’ non sono mica uno scrittore horror.
Eh già.
Aggiungo una postilla sul rapporto tra il romanzo di King e il classico di Stoker. Partendo dal presupposto che si sia letto il libro e quindi senza il rischio di spoileroni da competizione penso di poter dire che King ha scopiazzato - male - la struttura di Dracula. Nel romanzo di Stoker, l'autore ci mostra Harker e il mostro a tu per tu. Dopodichè, e per quasi tutto il resto del romanzo, salvo un paio di comparsate e un paio di scene molto impressionanti (la vampirizzazione di Mina, lo scontro tra Dracula e i cacciatori di vampiri a Carfax Abbey, l'impalamento di Lucy) il vampiro scompare. Vediamo gli effetti delle sue azioni, sappiamo che è stato lui, ma vediamo che le sue vittime ignorano con chi hanno a che fare (una tecnica che Hitchcock avrebbe apprezzato) e questo accresce la suspence. In breve, il mostro da cacciatore diventa preda e i suoi inseguitori lo perseguitano fino a raggiungerlo in Transilvania, dove lo sconfiggono. Nel romanzo di King mancano buona parte delle scene d'azione e, soprattutto, manca il grandioso trompe l'oeil iniziale, ma la (inutile non in sè, ma per collocazione) seconda parte e soprattutto la terza, con i cacciatori che inseguono il mostro fino nella sua tana sotterranea in Texas, devono molto, moltissimo al romanzo vittoriano. Non è un caso che King paragoni sovente "El cuco" a un vampiro.Se mi consentite aggiungo un altro aspetto che avvicina “The Outsider” a “Dracula”,  un aspetto che, devo dire, mi aspettavo. In “Danse Macabre” King definisce il romanzo di Stoker come una storia sul Male che Viene da Fuori – aggiungendo che lo scrittore irlandese “umanizza” il male rendendolo in qualche modo più terrificante: il vampiro insomma non è un demone, ma in qualche modo è ancora partecipe della natura umana benché (non mi stancherò mai di ripeterlo) non ci sia nel romanzo di Stoker alcuna storia d’amore tra il vampiro e Mina. In ogni caso, nessuno dei personaggi del romanzo inglese fa qualcosa per “meritarsi” Dracula (Harker non è, come Frakenstein, un ricercatore della conoscenza proibita, non va in Transilvania a scoprire chissà cosa: è il Conte a chiamarlo e fa tutto parte della sua macchinazione, del suo piano di invasione dell’Inghilterra).  Allo stesso modo, né Maitland, né l’infermiere Holmes, né Bolton fanno alcunché per attirare l’attenzione di El Cuco: sono brave persone e, se devo muovere un appunto (un altro?) al romanzo è proprio di non porre abbastanza l’accento su questo fatto: nessuno si merita quello che gli sta capitando e, contrariamente a quello che ci consola pensare, alle brave persone spesso capitano le cose peggiori, senza che ci sia o si veda un perché. È un concetto horror – più che una figura horror – più spaventoso di molti spauracchi e ho l’impressione che King (come invece ha fatto in altri casi) non abbia avuto il coraggio di sbatterlo in faccia al lettore. Per di più, alla fine, troviamo Claude Bolton che in qualche modo è in contatto telepatico con El Cuco – e questo fatto viene sfruttato sia a favore sia contro il mostro. Ebbene: è la stessa cosa che accade a Mina Harker dopo che il Conte l’ha morsa e i personaggi del romanzo di Stoker agiscono più o meno nello stesso modo di quelli del romanzo di King.    
 

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Vecchio Mara il 2018-11-26 13:00:10
Dopo aver letto la recensione, provo a esprimere il mio parere sul romanzo. Allora, diciamo subito che il romanzo non mi è piaciuto, l'inizio con le veline degli interrogatori non mi ha convinto e il resto ancora meno. Tengo a precisare che non sono un esperto, né di King, né di altri autori. Di King ho letto il ciclo della torre nera, e ha iniziato a prendermi dalla Sfera nel buio (quarto volume), It che in invece mi ha incollato alle pagine, 22 11 63, l'ombra dello scorpione, le notti di Salem e The dome, che mi sono piaciuti. Ma quest'ultimo, nonostante lo trovo un po' ristretto rispetto alle sue normali stesure, mi pare un po' tirato per le lunghe per riempire le pagine e far assumere le dimensioni di un romanzo a una narrazione che poteva benissimo essere contenuta in un racconto (ma per vendere si fa questo ed altro, mi vien da pensare) , Insomma, a mio parere King, invecchiando ha perso il tocco, ha finito la benzina, l'ispirazione, e si barcamena tra horror e giallo per tirare a campare. Non vorrei essere sacrilego, ma secondo me è ora che vada in pensione, se non vuole diventare come quegli attori che diventano la caricatura dei loro anni migliori. Questa, naturalmente, è solo la mia oppinione, quella di un semplice lettore. Ciao Rubrus

Rubrus il 2018-11-26 13:31:15
Siamo due sacrileghi, allora (a parte qualche piccola e inevitabile differenza di opinione - per esempio le trascrizioni degli interrogatori a me non sono spiaciute, mentre su "La torre nera" passo volentieri). La penso esattamente come te, sia sui libri citati sia in generale: ormai si barcamena e tira a campare. Romanzi come "Pet sematary". "Cose preziose" o anche il Bachman de "L'occhio del male" e il più recente "Mucchio d'ossa" sono acqua passata. Rimane il mestieraccio, ma non basta.

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Mauro Banfi il Moscone il 2018-11-26 14:02:45
E'interessante come questa bella recensione mi abbia prodoto queste tre suggestioni: 1) non leggere il romanzo del team di King ; 2) convincermi sempre più della parentela di Dracula con "Relazioni Pericolose"del de Daclos (con una curiosa inversione tra eros e horror, ma incubi e succubi sono sempre quelli, dai tempi di Apuleio e dell'Asino d'oro), di come la storia d'amore nel film di Coppola non c'azzecchi e sgonfi la pur filologica pellicola, come il vampiro con l'aglio, e di come invece vi sia più aderenza negli X Men, al netto del trito superuomo, nello schiacciare il pedale sull'aristocracità intesa non solo come maschera, ma sopratutto come unicità assoluta di un essere, in questo caso non- vivente; 3) Rileggere al più presto il capo d'opera di Stoker, perchè mi scopro ogni giorno di più ottocentesco. Abbi gioia

Rubrus il 2018-11-26 14:43:36
Quanto all' 1) non arrivo a dire che King non scriva più i suoi romanzi, ma dopo aver letto questo ritengo che, almeno in "The Outsider" i c.d. "negri" abbiano un peso notevole nella stesura dei suoi romanzi, ma che, soprattutto, non ce l'abbiano abbastanza. Insomma, il peccato mortale per una storia è l'incoerenza ed è quello il peccato di "The Outsider" (e non solo di esso). E' come se, da ormai troppo tempo, editor ed editori non riescano più a dire a King: "Steve, qua sta menando il can per l'aia, taglia!" oppure "No, 'sta roba qui non puoi propinarla al lettore, non è plausibile, è sciatta" ecc. 2) Come ho detto, non mi stancherò mai di ripetere che la storia d'amore rovina il Dracula di Coppola tanto quanto la permanente e la mise da "Drag Queen" di Gary Oldman. In realtà, ma qui andiamo un po' off topic, non credo che il romanzo dello scrittore irlandese metta in scena la paura di un ritorno vampiresco dell'aristocrazia nè, a maggio ragione, che ne subisca il fascino. A mio parere la morale del romanzo inglese è molto positivista: esistono cose strane in questo mondo, ma la scienza e la ragione, siano esse i diari fonografici del dott Seward o lo studio con metodo scientifico del vampirismo da parte del Prof. Van Helsing sono fatalmente destinate ad averne ragione. 3) King ha sempre riconosciuto il suo debito verso i classici, e glie ne va reso merito. Com umiltà ha cercato di capirli e attualizzarli, calandoli nel presente, ma ormai - ha superato la settantina - anche lui sta scollegandosi dal presente e il gioco non gli riesce quasi più. Troppo spesso lo vediamo fare il verso a se stesso che fa il verso ai classici. Prendiamo il suo prossimo: Elevation. Parla di un uomo che perde di peso non si sa perchè e che si trova a difendere due vicine omosessuali dai pregiudizi del paesello. Francamente, di leggere King che fa il verso a King (L'occhio del male) che fa il verso a Matheson (Tre millimetri al giorno) proprio non mi va. Dovrei comprare il romanzo perchè parlando di relazioni omosessuali mi fa sentire buono, liberal e di mente aperta? No, grazie.

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Mauro Banfi il Moscone il 2018-11-26 17:32:17

Ehi, Roberto, ho preso questo elegante volume della skira, con una stilosa bordura nera e una vampiration assortita di classe, tra cui uno Stoker che è sempre nuovo nell'essere un anziano classico!
Abbi gioia
 

                                                 

 

 

Rubrus il 2018-11-26 18:01:33
;-)

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