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Massimo Bianco

Il volto tra le nubi

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Horror / Mistery / Pulp

pubblicato il 2018-11-18 22:57:14

Un uomo camminava sotto al cielo grigio rivierasco, infagottato dentro un altrettanto grigio pastrano. Ogni tanto alzava, avvilito, lo sguardo. Era tornato nella casa al mare per la prima volta dopo la pausa invernale, ma il clima non voleva fargliela godere. Eppure avrebbe dovuto essere bel tempo, in base alle sue previsioni. Le sue, sì; lui era, infatti, Aiace Battitempesta, noto meteorologo televisivo nazionale, quotidianamente in video in alternanza con un collega. E alto, snello, attraente e abbronzato o per meglio dire “lampadato” com'era, faceva un figurone davanti alle telecamere:

«Buona sera, gentili telespettatori. L'Italia è stata finalmente raggiunta dal preannunciato regime anticiclonico che garantirà tempo soleggiato e temperature sopra le medie almeno fino a metà della prossima settimana. Già domani sarà bello in tutto il centro nord. A sud avremo invece ancora un paio di giornate instabili, poi l'alta pressione si estenderà all'intero paese e nel fine settimana godremo ovunque di un vero e proprio anticipo di primavera.»

“Ecco invece cosa non avevo previsto” – parlava da solo senza quasi prendere fiato, una sua vecchia abitudine – “che qui in Liguria le temperature troppo superiori alle medie marzoline unite ai venti umidi marini avrebbero causato fitte nubi di condensa lungo l'intero litorale. È impossibile per chiunque calcolare ogni variabile con esattezza assoluta, ma il responsabile degli errori per la gente sono sempre io e così quei figli di cane mi hanno messo alla porta.”

Si riferiva ai dirigenti de Il Notiziario, un importante quotidiano che a partire dal mese successivo avrebbe ospitato un servizio meteorologico concorrente, lo Studio ATMOS, appena entrato in attività e già molto più affidabile del suo, a sentir loro. In effetti ne aveva letto alcune previsioni sul web, trovandole sorprendentemente precise. Perciò provava viva antipatia per gli sconosciuti autori e si riprometteva di carpirne il segreto a qualsiasi costo. Ne andava del suo futuro, perché fino a quando tutti sbagliavano con la medesima frequenza nessuno poteva contestarlo, così invece anche l'emittente televisiva cominciava a mostrarsi insofferente.

Intanto si era fatto mezzogiorno e, mentre il mare rumoreggiava infuriato dall'altro lato della Via Aurelia, percepiva un elevato tasso d'umidità e una temperatura non superiore a quindici o sedici gradi centigradi, anziché i venti promessi. D'altronde fino a una mezz'ora prima aveva addirittura piovigginato e la strada era ancora bagnata.

“E allora? L'alta pressione delle Azzorre è qui lo stesso, cazzo, non si vede ma c'è.”

Stavolta aveva parlato talmente ad alta voce da far voltare parecchia gente. Ma, come a smentirlo, un attimo dopo si udì un sordo brontolio. Era un tuono. D'istinto alzò di nuovo gli occhi al cielo e guardò in tutte le direzioni. Verso est le nubi si facevano sempre più livide, come se preparassero un temporale. Le osservò riunirsi con inusitata rapidità. Era la sua immaginazione o stavano assumendo un aspetto ben preciso? Rimase a guardarle, incantato. Parevano prendere sembianze umane. Nel giro di un minuto non ebbe più dubbi. Quello che stava osservando nel cielo era un volto, uno smunto ma immenso e nero volto sogghignante, che sporgeva in rilievo rispetto alla più sottile e chiara cappa nuvolosa circostante. L'inquietante faccia scavata e dal mento prominente si mosse fino a fissare lo sguardo proprio su di lui, attraverso due occhietti tondi e crudeli di tenebra. Vide quindi la bocca spalancarsi e dentro apparirvi nuvolette candide a schiera, i denti. Ora la faccia rideva, sguaiata.

Battitempesta si guardò attorno, spaventato. I pochi passanti procedevano per i fatti propri, a testa bassa. Sembrava che solo lui si fosse accorto di quella presenza tanto ridanciana quanto minacciosa. Tornò a puntare gli occhi verso est, ma i cumulonembi andavano già scomponendosi e l'angosciosa figura non era più riconoscibile.

 

Era giunto il primo fine settimana di aprile e Costantino Elfego Parodi, presidente dell'associazione albergatori liguri, guardava il parcheggio assolato e deserto del suo hotel da dietro la finestra della sala ristorante vuota: malgrado la magnifica giornata non c'era un cliente. Strinse i pugni, adirato. Sapeva fin troppo bene su chi addossarne la responsabilità: le principali tv avevano preannunciato maltempo in tutto il nord Italia, riviera di ponente compresa. Fin dal pomeriggio precedente, in Lombardia e in Veneto effettivamente c'erano stati violenti acquazzoni e anche in Piemonte era parecchio nuvoloso. Lì invece, nonostante la sporadica presenza di cirri, il sole splendeva e l'aria era tiepida. Nessuno però s'arrischiava a scendere sulla costa con previsioni tanto fosche e per giunta apparentemente confermate.

Gli affari andavano male. Se continuava così avrebbe finito per chiudere baracca e burattini; il prestigioso quattro stelle Hotel Moresco sprangato e lui, la moglie, il figlio e i quattordici dipendenti a spasso, dopo cent'anni ininterrotti d'attività sotto la gestione della sua famiglia. La semplice idea lo ripugnava.

Si sforzò di rilassare le membra in meditazione yoga. Infine si decise. Circa la crisi economica poteva soltanto sperare in un miglioramento, ma per quanto riguardava il servizio meteo una soluzione forse esisteva. Si recò in segreteria, afferrò la rubrica telefonica e la sfogliò fino a trovare ciò che cercava. Sospirò. Quanto si apprestava a compiere era stato votato a grande maggioranza e doveva adeguarsi, eppure fino a quel momento aveva tergiversato. Non tanto per la spesa ingente, che suddivisa tra tutti gli associati risultava irrisoria. Era semmai l'immoralità della decisione presa a disturbarlo. Aveva sempre improntato il proprio agire alla massima correttezza e soffriva per il cambio di rotta. D'altronde era necessario. Sollevò quindi la cornetta e compose un numero.

 

Aiace Battitempesta si trovava nella sede meteo di Milano, alle prese con lo studio delle isobare. Preparava la previsione quotidiana basata sul suo modello matematico personalizzato. Aveva ricacciato la recente apparizione nel fondo della mente e non ci pensava più. Sua moglie però era stufa di recarsi al mare senza coniuge e al pensiero di accompagnarla provava un'ansia indefinita. Aveva accampato scuse per procrastinare ma non si poteva più sottrarre, anche perché doveva incontrare il presidente dell'associazione albergatori liguri. Quel fine settimana sarebbe dunque tornato ad Albis(s)ola, l'ameno centro della ceramica in cui sorgeva la sua seconda abitazione. E una volta arrivato ne avrebbe approfittato per andare a trovare Parodi a Varigotti, frazione costiera di Finale Ligure.

Mezz'ora dopo si diresse negli studi televisivi cittadini. Era giunta l'ora di registrare. Aveva appena cominciato a dedicarsi ai grafici di sfondo quando s'interruppe, sentendosi osservato. Il direttore del palinsesto era fermo all'ingresso.

“Buon giorno dottor Ardizzone, come sta?” Lo salutò, vagamente a disagio per l'anomala presenza.

“Bene grazie. Mm, non riesco ancora a interpretare con chiarezza i suoi disegni. Nei prossimi giorni avremo brutto tempo?”

“Più o meno. In effetti è in arrivo la perturbazione numero tre del mese, ma non si preoccupi, ci saranno solo sporadici piovaschi e potrebbero perfino verificarsi occasionali schiarite.”

“Davvero? Io però ho appena letto le previsioni dello Studio Atmos. Piogge intense anche questo fine settimana, secondo loro.”

“No, è impossibile, gliel'assicuro, stavolta sbagliano. È una perturbazione assai blanda, non porta con sé rovesci. Si fidi dei miei diciotto anni d'esperienza, avremo solo poche gocce insignificanti.”

“Lo spero per lei, perché ultimamente lo share del nostro meteo è in calo e le lamentale in aumento. Ieri qualcuno ci ha lasciato un messaggio vocale. Se vuole glielo posso far sentire, ma in sostanza dice che d'ora in avanti seguirà solo il sito www.atmos.com. Credo proprio che mi dovrò decidere ad effettuare raffronti accurati. Chissà a proposito se i suoi esperti sono telegenici?”

Battitempesta lo guardò allontanarsi lungo il corridoio. Ardizzone non era mai stato così esplicito. Per la prima volta si sentì seriamente preoccupato.

Due mattine dopo percorse l'autostrada a buona velocità, ascoltando distrattamente le chiacchiere di moglie e figlia senza mai partecipare alla conversazione. Arrivò ad Albissola Marina, scaricò i familiari e in capo a un quarto d'ora proseguì per Varigotti, dove alle 11,30 aveva appuntamento col presidente degli albergatori liguri. Fino a quel momento, costatò sollevato, le sue previsioni erano rispettate: cielo coperto senza precipitazioni.

Entrò nel minuscolo parcheggio riservato dell'elegante hotel Moresco e poco dopo s'avviò verso la hall. Ad attenderlo all'ingresso, sotto al caratteristico arco a ferro di cavallo, trovò un uomo massiccio e panciuto sui cinquantacinque anni.

“Lei è tale e quale a come appare in tv, dottor Battitempesta.” Esordì costui.

“Costantino Parodi, immagino. Piacere di conoscerla.”

“Piacere mio. Come si dice, a proposito? Nomen omen? Con un nome così non poteva svolgere altra professione.”

“Per la verità Batti è il cognome di mia madre. Io mi chiamo Aiace Tempesta, unire i due cognomi è un mio piccolo vezzo.”

“Ah, capisco, una trovata davvero simpatica. Venga, così mentre discorriamo facciamo quattro passi per il nucleo medievale che inizia subito dietro l'albergo. Conosceva già Varigotti?”

Il borgo trecentesco era raccolto ai piedi di un promontorio, sormontato da un diroccato castello con torre d'avvistamento saracena. Le case mediterranee dalle spesse mura in stile arabeggiante ma vivacemente colorate alla ligure, i fascinosi archivolti, i vicoletti sfocianti in spiaggia, le abitazioni stesse dai cui usci si posavano i piedi direttamente sulla sabbia... Un vero peccato che l'ospite avesse la testa altrove e non se lo godesse, perché il luogo era magnifico.

“... Lei mi sta chiedendo l'impossibile. Non posso falsare le previsioni, verrei licenziato seduta stante.”

“Me ne rendo conto, difatti non pretendo interventi sistematici, ma correzioni ad hoc per i giorni cruciali. Ad esempio nel prossimo fine settimana pasquale o nel successivo, che si aggancia al 25 aprile. Arriveranno migliaia di turisti, ma se una delle due volte succede come la scorsa settimana, che è piovuto dalle sue parti e non qua? Noi ce la prendiamo comunque in quel posto, scusi la volgarità. Per limitare le disdette basterebbe che lei promettesse schiarite ad esempio sulla riviera di ponente. Se poi invece diluviasse, beh, errare è umano, no? Non sarebbe certo il primo sbaglio della sua carriera.”

“Io... ci devo pensare su, ecco.”

“La stagione incombe, caro amico mio, non c'è tempo per pensare. Facciamo così, i ventimila euro di questa busta non sono un anticipo ma un extra, ok? Ne riceverà altrettanti per ogni previsione resa favorevole.”

Il meteorologo accettò la proposta, gratificato: dopotutto ho studiato una vita tra mille sacrifici, laurea in fisica, post diploma presso l'aeronautica militare, aggiornamenti continui, sarebbe veramente ora di ricavarne anche qualche soddisfazione materiale.

“A proposito” – aggiunse Parodi al momento del commiato – “stamane mi è arrivata una stramba e-mail. Qualcuno sostiene non solo di prevedere il tempo in Liguria con precisione, ma addirittura di condizionarlo: se annunciasse schiarite dalle nostre parti, poi le farebbe verificare sul serio, pensi un po'. Ovviamente ho cestinato 'sta sciocchezza, un po' però mi ha sconcertato, perché sembrava quasi che il mittente fosse a conoscenza della proposta che intendevo rivolgerle.”

“Ma chi è questo tizio? Si è presentato?”

“Studio ATMOS, così c'era scritto. Mi hanno anche allegato le previsioni per oggi e sono straordinariamente precise, sa? Sono curioso di verificarne l'esattezza.”

Battitempesta se ne andò inquieto. Una sciocchezza, certo, concordava con l'albergatore. Tuttavia la Atmos cominciava a incrociare un po' troppo spesso il suo cammino. Urge rintracciare quei misteriosi personaggi e ottenere spiegazioni dettagliate o altrimenti trovare la maniera di sbarazzarsene, ragionò. Perché ormai aveva troppo da perdere e non riusciva a determinare il loro metodo di lavoro. Per quanto accurati potessero essere, non esistevano modelli perfetti e la conoscenza dell'atmosfera era ancora assai più approssimativa di quanto la gente immaginasse. Perfino le più sofisticate simulazioni al computer non potevano fare a meno dell'intervento umano. In proposito alcuni colleghi vantavano capacità predittive sulla lunghissima distanza, ma lui sapeva che era solo millantato credito. Fino a quarantotto ore le previsioni potevano essere considerate sostanzialmente – ma neanche troppo – esatte, poi la percentuale d'errore aumentava fino a giungere, a cinque o sei giorni di distanza, al 50%. Come lanciare una monetina, dunque, sopratutto dovendo definire microclimi locali complessi come quello ligure, benché ancora si potessero individuare almeno le tendenze generali.

Per intanto dopo pranzo consultò le previsioni rivali sul web. Le osservò trasecolato, dopodiché gli scappò un risolino. Effettuò quindi alcune telefonate.

“Massimiliano, sei ancora a Milano? Hai letto la atmos.com?” Chiese infine al collega televisivo.

Sì, ma quei pagliacci si stanno decisamente allargando. Va bene annunciare piogge, ma anche il minuto esatto in cui iniziano significa prendere il pubblico per il culo.”

“Già, stavolta hanno fatto il passo più lungo della gamba. Tanto meglio, ci hanno fornito l'occasione per metterli in ridicolo. Contatta subito la redazione centrale de Il Notiziario. Io ho già fatto altrettanto con quella locale. In cambio di quattro spiccioli un cronista ha promesso di sbeffeggiarli in un articolo. Mi raggiungerà da un momento all'altro per verificare insieme a me e incassare l'anticipo. Secondo loro ad Albissola inizierà a piovere alle 16 e 08. Quell'ora ci rimarrà scolpita nella memoria, perché segnerà l'alba della nostra rivalsa. Quando dovrebbe cominciare lì da te?”

Alle 15 e 33.

“Bene, non manca molto. Telefona subito al giornale, tra venti minuti ti richiamo.”

15,33.

Cazzo, piove.

“Non ci credo.”

Ti giuro che si è messo a piovere proprio ora. Goccioloni grossi così. Corro a mettermi al riparo.

Fortuna sfacciata, la loro, poco male però – si consolò Battitempesta – basta che sbaglino qui e siamo a posto. E devono sbagliare per forza, non può essere altrimenti. Ma pur ripetendoselo di continuo non si sentiva più tanto tranquillo. Si accorse di sudare, eppure l'aria era frizzante. Non vedeva l'ora che fossero le 16,08 per togliersi il pensiero. Si trovava sul molo in compagnia del reporter locale, un perfetto ma utile imbecille, a suo parere. Sollevò lo sguardo. Andavano concentrandosi scuri cumulonembi temporaleschi. Ma stavano forse anche assumendo una forma definita? Allarmato, si sentiva di nuovo preda dell'allucinazione, quando alle sue spalle udì la voce del giornalista.

“Ehi, guardi quelle nuvolaglie. Ricordano una faccia umana, non trova?

Se la vedeva anche lui non poteva essere un'allucinazione, comprese. E stavolta la massa nuvolosa appariva assai più massiccia. La testa, sempre meglio delineata di secondo in secondo, proseguiva in un paio di spalle, da cui iniziavano a emergere il tronco e un'altra escrescenza, che presto assunse l'aspetto di un braccio con la mano stretta a pugno e il dito indice puntato su di loro. Il meteorologo non riusciva a distogliere lo sguardo dalla spaventosa figura.

“Oh madre mia santissima, ma quello è Satana in persona.”

Udendo l'esclamazione isterica, spezzò finalmente il legame visivo e scoccò un'occhiata al giornalista. Era pallidissimo e aveva lo sguardo vitreo. Pareva prossimo a cadere in preda al panico.

“Ma a me non ci riuscite a spaventarmi, avete capito maledetti? Se credete che uno stupido trucco alla David Copperfield mi faccia paura vi sbagliate di grosso.” Gridò allora Aiace, minacciando il cielo col pugno.

Poi un fulmine cadde poco lontano illuminando i dintorni e nello stesso istante una goccia gli inzuppò il naso. Guardò l'ora. Erano le 16,08. Il gigantesco corpo umanoide si stava sciogliendo in un temporale.

Più tardi ricevette una telefonata concitata dal dottor Ardizzone, direttore del palinsesto. Poco dopo le quattro, gli annunciò questi, il suo collega meteo Massimiliano Cutrone era rimasto vittima di un incidente stradale mentre tornava a Monza, dove risiedeva. Battitempesta lo ascoltò costernato: l'amico era morto sul colpo. Dalle prime ricostruzioni sembrava che avesse perso il controllo dell'auto a causa della strada resa viscida dalla pioggia. Spento il cellulare fu scosso da un brivido. Era solo una coincidenza, l'ora della morte? Intorno a sé sentiva, tangibile, la presenza del male.

Occorreva intanto tornare a Milano, non potendo l'emittente sospendere il servizio. Avvisò moglie e figlia che sarebbero dovute rientrare in treno e si mise in viaggio. Intuiva d'aver chissà come attirato pericolose attenzioni, che presto avrebbe dovuto affrontare di persona. Nel frattempo non poteva evitare di rivedere con gli occhi della mente la demoniaca entità formata da nuvole mentre gli puntava contro il dito, minacciosa. Effettuò l'intero percorso a velocità ridottissima.

 

Tempo dopo gli studi televisivi annunciarono il consiglio d'amministrazione. All'ordine del giorno c'era anche lo spazio meteo, per stabilire se rinnovare il contratto alla Qualità tempo di Battitempesta o scegliere nuovi partner.

Nel frattempo Aiace si era dato da fare e aveva individuato l'indirizzo della concorrenza. Stava a una mezz'ora d'auto dalla sua abitazione. Intuiva la presenza di una sola persona dietro al misterioso marchio. Non sapeva decidersi ad agire, però.

Infine fu una chiamata di Costantino Parodi a scuoterlo. La ricordava praticamente a memoria:

“Senta Battitempesta, lei mi ha riferito d'aver ritoccato in meglio le previsioni per il 25 aprile, ma la Atmos ha promesso un tempo ancora migliore e ci ha azzeccato in pieno. Sono infallibili, come me lo spiega? Comincio a chiedermi se ho fatto bene a stringere il nostro accordo.”

Quello stesso pomeriggio montò sulla sua Golf e andò a trovare colui che considerava ormai il suo nemico. La preoccupazione per l'incontro lo rendeva però assai nervoso, così per stare più tranquillo portò con sé un affilato pugnale. Con quello in tasca si sentiva pronto a ogni evenienza e mille propositi si agitavano nella sua mente. Il navigatore satellitare lo condusse in una frazione dell'hinterland milanese. All'indirizzo c'era un ampio ma dimesso casolare di campagna circondato da una palizzata. Posteggiò all'ombra di un enorme castagno. Era una splendida giornata.

Al citofono si preparava a fornire spiegazioni dettagliate, invece il cancello si aprì senza che nessuno gli chiedesse chi fosse. Poco dopo si trovò all'ingresso. Vedeva un vasto stanzone avvolto nella penombra. Le serrande erano quasi completamente abbassate. Entrò titubante e intravvide qualcuno seduto in poltrona in fondo alla stanza. Poi scorse un gesto vago e l'interpretò come un invito a farsi avanti. Ma perché così poca luce?

Quando infine il padrone di casa si alzò in piedi, lo distinse meglio e comprese. Al di sopra, forse, della statura media ma magrissimo, doveva pesare appena sui sessanta chili. Sulle prime gli parve biondo, poi s'accorse che i suoi capelli, lisci e incredibilmente lunghi, fin oltre i fianchi, erano più bianchi che gialli. La pelle era pallidissima, addirittura nivea, lo smunto e lungo volto glabro quasi efebico. D'età indefinita, poteva avere meno di trent'anni come più di cinquanta, mentre gli occhi erano rosse braci. Quell'uomo era un albino.

Il viso gli parve immediatamente familiare, tuttavia gli occorse qualche istante per riconoscerlo. Allora ebbe un tuffo al cuore e s'immobilizzò. Era suo il volto tra le nubi. Suo!

“Ti aspettavo, Aiace. Sei stato puntualissimo.” Lo salutò, beffardo, l'enigmatico personaggio, rivelando un'insolita e possente voce di gola, che gli ricordò quella di Roger Chapman, il cantante dei Family, la sua rock band preferita di sempre.

“Chi...chi sei? Co... come fai a conoscermi? Cioè, sapere... che sarei... Come puoi fare previsioni perfette? È... è impossibile. Hai ucciso tu Ma...Massimiliano? E il trucco ad Albissola?”

Lo sconosciuto sorrise, quindi rispose scandendo le parole, serafico:

“Quante domande tutte assieme, sei proprio curioso. A quale devo rispondere per prima?”

Aiace respirò a fondo. Non voleva rimettersi a balbettare. Era terrorizzato ma giurò a se stesso che non l'avrebbe più dato a vedere.

“Come ti chiami? Non risulta da nessuna parte.” Stavolta la voce gli era uscita soddisfacentemente ferma e se ne sentì rassicurato.

“E conoscerlo è come possedere, vero? Chiamami pure Ulisse, allora. È questo il mio nome, Ulisse Fobo.” Affermò lo scheletrico albino, con un ghigno beffardo stampato sul viso.

“Ulisse Fobo? E va bene, lo prenderò per buono. Ma le tue previsioni come possono essere così precise?”

“Ecco dunque cosa ti preme sul serio di sapere. È semplice, io vedo il futuro.”

“Non prendermi in giro, per favore. Io voglio la verità. È impossibile calcolare il minuto esatto in cui inizierà a piovere in una determinata località. Non è nemmeno possibile sapere per certo se pioverà, in quella fottuta località. Allora spiegami come fai.”

“Talvolta leggo le teorie di voi scienziati, che l'atmosfera è un sistema deterministico ma anche caotico, che uno sbatter d'ali di farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas... ma siete solo pateticamente ignoranti. Forse da qui a trent'anni avrete capito abbastanza, ma oggi le vostre conoscenze sono ridicole. È molto più arduo prevedere il comportamento degli esseri umani. Lì sì che esplorando il futuro mi trovo davanti a uno schema complesso, costituito da tutte le possibilità in divenire, cioè dalle probabilità quantomeccaniche che per ogni evento si verifichino esiti diversi determinati dai nostri atti di coscienza. Mi appaiono infinite ramificazioni, innumerevoli mondi alternati non ancora esistenti tra cui stabilire quale abbia le maggiori probabilità di diventare l'unico effettivo, a seconda delle decisioni prese da ciascuno. Non ci sono mai certezze assolute. È il famoso libero arbitrio. Ma sapere che tempo farà, per me è un gioco da ragazzi.”

“Basta chiacchiere.” – gridò Battitempesta per farsi coraggio, facendo un ulteriore passo avanti e portando la mano destra alla tasca. – “non son venuto fino a qui a farmi infinocchiare con storie di presunte capacità paranormali. O mi riveli il tuo segreto o io... io ti...”

“Un coltello, eh? Calma, prima di compiere mosse avventate dai un'occhiata a questo.” Lo interruppe imperturbabile il sedicente Ulisse, allungandogli il fascicolo rilegato che teneva in mano.

L'ospite lo prese, esitante, indietreggiò e, senza perdere di vista l'avversario, iniziò a sfogliarlo. Era assai voluminoso, almeno settecento pagine elaborate a matita.

“Aggredirmi o uccidermi non ti servirebbe a estorcermi il segreto perché, che tu ci creda o no, te l'ho già rivelato, né tanto meno a conservarti il posto di lavoro o le tangenti che intaschi. Riusciresti soltanto a garantirti la galera. Quello è il primo volume, ma ce ne sono altri quattro. Sono cinque anni di previsioni del tempo, precise di ora in ora e valide per l'intera Europa. Ho impiegato quindici mesi a stilarle. Leggi, leggi, ci sono anche quelle dei giorni scorsi.”

“...Ma questo è assurdo.”

“Eppure è vero. E ho messe delle copie e altro al sicuro, da aprire in caso di mia morte improvvisa.”

“Non posso crederci.”

“Malgrado l'evidenza? Liberissimo, Aiace, ma ci crederanno i destinatari dei fascicoli, quando verificheranno l'esattezza di ogni previsione. Vieni a vedere in giardino. Tra un minuto e mezzo ci sarà un breve piovasco e io l'ho previsto ben sedici mesi fa.”

Ciò detto l'albino inforcò un paio di occhiali scuri e uscì all'aperto, seguito da Battitempesta.

“Ma se sono appena arrivato ed è bel...” cominciò quest'ultimo. Poi s'interruppe e barcollò, scioccato. Iniziava a piovere.

“L'ennesima coincidenza, Aiace?”

“Devi essere stato tu stesso a causarlo. Controlli l'atmosfera?”

“Chissà? In fondo basta anche soltanto una farfalla, no?” Rispose ironico.

“Chi, anzi, cosa sei? Perché nessun essere umano potrebbe...”

“Vuoi forse sentirti dire che sono un alieno o magari il diavolo in persona?”

“Io... no, hai ragione, non ci crederei. Ma non riesco neppure ad accettare poteri paranormali. Sono tutte fesserie, non esistono. Se tu avessi visto il futuro avresti saputo in anticipo che sarei venuto armato e avrei trovato ad attendermi i carabinieri.”

“Non è così semplice, te l'ho detto. Le decisioni mutano di continuo, causando un intrico di possibilità. Non esistono certezze assolute. Esplorando i possibili futuri alternati ho visto che l'intervento dei carabinieri produceva troppe variabili, sessantasette probabilità su cento di conseguenze negative. Così invece ti ho già smontato, lo so, ormai non mi aggredirai più.”

Battitempesta lo guardò, impotente. Aveva ragione. Non aveva la volontà di passare all'azione, si sentiva svuotato. Perciò poco dopo se ne andò, abbacchiato.

Due ore dopo era chiuso in casa, solo. Appena rientrato se l'era presa senza motivo con la figlia, giungendo a schiaffeggiarla per la prima volta in vita sua, e quando la moglie era intervenuta aveva dato in smanie. Ora erano uscite entrambe e l'appartamento era avvolto nel silenzio. Ma per quanto si sforzasse non riusciva a pensare a nulla di costruttivo. Avrebbe preso volentieri le pareti a testate.

 

Una sera di qualche settimana dopo Costantino Parodi rispose al telefono fisso dell'hotel. Un vecchio cliente prenotò per metà luglio. Ne fu sollevato. Per quel periodo aveva troppe camere ancora libere. Terminata la telefonata notò che la sala più piccola era avvolta nella penombra dell'imbrunire e che gli era sfuggita la presenza di un'anziana seduta in poltrona. Uscì dall'ufficio per osservarla meglio e si avvide che non era una donna ma un uomo, un albino dai lunghissimi capelli bianchi, senza una ruga nonostante la magrezza. Lo fissò perplesso. Non era di sicuro un cliente. Allora da dove era entrato? Prima non c'era. E la luce elettrica come si era spenta? Gli interruttori stavano dietro alle sue spalle!

L'albino si voltò a fissarlo e sorrise.

“La luce intensa mi disturba la vista.” Disse poi, come se ciò bastasse a spiegare l'accaduto.

A Parodi quel sorriso non piacque e tanto meno la risposta.

“Desidera qualcosa?” Chiese brusco, ignorando l'apprensione che provava.

“Io niente. Sei tu, Costantino, a desiderare bel tempo costante nei fine settimana e tanti clienti.”

“Beh, sì, ma lei chi è? E come fa a sapere il mio nome, ci siamo già conosciuti?”

“Se così fosse ti ricorderesti di me. Io rappresento lo Studio Atmos. Come ci avevi definito? Fammi ricordare... infallibili? Sono sicuro che andremo d'accordo.”

I due trascorsero i dieci minuti successivi a parlare, ma fu più un monologo che un dialogo.

“Allora grazie. Domani stesso scaricherò la Qualità Tempo.” Concluse la chiacchierata Parodi.

 

Battitempesta si svegliò di soprassalto. Aveva sognato Ulisse e Costantino a colloquio. D'altronde da quando il consiglio d'amministrazione aveva stabilito di non rinnovargli il contratto il suo sonno era costellato da incubi. Ma erano appena passate le otto quando l'albergatore lo chiamò per annullare l'accordo. Battitempesta si portò le mani al volto, sconvolto. Non sapeva più se era stato un incubo o una visione. Poco dopo uscì di casa per l'ultimo giorno di lavoro. Aveva i nervi a fior di pelle. Odio e rabbia prevalevano ormai sulla paura. Quel giorno stesso, decise, sarebbe tornato a cercare l'albino e, uomo o demone che fosse, si sarebbe vendicato.

A causa di lavori in corso buona parte del rione milanese in cui abitava era chiuso al traffico, perciò aveva parcheggiato piuttosto lontano, in un ampio spiazzo lungo i navigli. Il cielo era plumbeo. Sulle prime non vi prestò attenzione, ma camminando alla volta dell'auto vide un lampo, seguito da un tuono così possente da far tremare i vetri del palazzo di fronte. Sopra la sua testa le nubi stavano assumendo la forma ormai ben nota. Accelerò il passo, il cuore che gli batteva all'impazzata.

“Ma non può farmi del male. Sono solo nuvole, non possono farmi nulla.”

Prese a ripetere la frase come un mantra. Tuttavia, memore della tragica fine del collega, giurò a se stesso di percorrere l'intero tragitto a non più di trenta all'ora. Un altro tuono rombò mentre entrava, completamente allo scoperto, nel parcheggio. Gli sembrava una risata. La Golf era un centinaio di metri più avanti. Aiace si mise quasi a correre, trafelato. Non può farmi del male, continuava a ripetersi, sono solo nuvole, che non possono farmi nulla. Ma ora il cielo era così nero da oscurare il piazzale. Sembrava notte. Vide quindi il pugno composto da nubi indicarlo minaccioso e dietro ad esso l'immenso volto aggrottarsi, corrucciato.

Ora Aiace correva a perdifiato. Sentì due urti violenti consecutivi sulla schiena e gemette. Poi urlò di dolore. Stavolta qualcosa gli aveva battuto sulla testa, provocandogli un dolore lancinante e un lieve stordimento. Quindi fu colpito anche su una spalla. Sopra di sé vide il corpo colossale sgretolarsi in chicchi bianchi e sferici, grandi come mandarini, che lo ferivano a ripetizione. Il meteorologo perse l'equilibro e cadde a terra, quando distava appena dieci metri dall'auto.

“Noooo.”

 

Quella sera il telegiornale di Tele Svago Libero si aprì con una luttuosa notizia:

«Una nuova tragedia ha colpito la nostra emittente» – annunciò la giornalista – «il popolare meteorologo televisivo Aiace Battitempesta è rimasto ucciso durante una violenta grandinata».

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L'AUTORE Massimo Bianco

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Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Vecchio Mara il 2018-11-19 17:30:05
finalmente lo hai riproposto, questo racconto è uno dei tuoi che più mi hanno preso, quando lo lessi su Neteditor, e rileggendolo, l'ho trovato ancora fresco (magari si dovrebbe scrivere "bagnato" visto l'argomento) come allora. Un racconto che, nonostante la lunghezza, scorre che è un piacere. Ripiaciuto! Ciao Massimo

Massimo Bianco il 2018-11-19 19:48:46
Eh sì, tema sempre attualissimo, direi. "Il volto tra le nubi" era uno tra quei racconti che io considero tra i miei pezzi da novanta che dovevo ancora riproporre, molto lieto quindi del tuo apprezzamento. E già che ci sono approfitto del tuo commento per precisare che l'immagine di copertina è una realizzazione di Fabio Cavagliano, cioè l'utente di Piaf GRIFABIO: è fiirmata, ma la firma non è decifrabilissima. L'immagine verso il fondo invece è un quadro di Luigi Pretin, artista veneziano trapiantato a Savona, città a cui appartiene l'edificio dipinto. Ciao.

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Paolo Guastone il 2018-11-21 11:29:18
Già....chissà chi (o cosa...) si nasconde dietro il volto scheletrico di Ulisse. Un intreccio di vicende sapientemente narrato prende il lettore e non lo molla fino alla fine. Tangenti, incidenti, tentati omicidi....c'è di tutto, condito con una buona dose di mistero. Una lettura fresca e riposante che soddisfa ampiamente (anche perché è ambientata nel Ponente ligure e, per di più, c'entra Varigotti.....).

Massimo Bianco il 2018-11-25 00:56:24
E come di certo si capisce, Varigotti mi piace molto, non potevo non ambientarci almeno un racconto o un pezzo di racconto. Per farlo ho scelto una storia assai attuale e ricca di mistero e questo è il modo migliore per omaggiarla, penso. Grazie per la visita e per l'apprezzamento. Ciao Paolo.

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