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L'uomo nella stanza

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Rubrus

pubblicato il 2018-11-17 11:24:46


Stava seduto sul bordo del letto con i gomiti appoggiati alle ginocchia, le mani penzoloni e lo sguardo rivolto verso la finestra. Non che ci fosse granché da vedere: il vetro era sporco come se fosse fatto di fumo di sigaretta, ma nessuno viene al Motel Billy per guardare il panorama. 
Chiusi la porta, mi accomodai sulla sedia accanto all’ingresso e lo osservai con attenzione.
Aveva il nodo della cravatta storto, una patacca sul gilet e occhiali da vista fuori moda che avevano bisogno di una ripulita. Due o tre capelli, mossi da chissà quale invisibile spiffero, si agitavano sulla pelata come soldati dispersi su un campo di battaglia.
Nel complesso, dava una certa impressione e gli dissi quale. «Non mi sembri il tipo che dà problemi».
Mi rivolse lo sguardo che mi riservano tutti, sempre.
«Be’, chi ti aspettavi, Max Von Sidow?» feci.
Lui parve pensarci un po’ – a lungo, a dire il vero – e alla fine scosse la testa. Sembrava molto triste.
«Non te la devi prendere, questo è un posto fuori mano. Per questo hanno mandato me».
Sguardo numero due. Quello che significa: e tu chi saresti?.
«Prendila come una forma di cortesia. Un... garbato invito. Qualcosa come: “spiacente, signore, ma crediamo proprio che lei dovrebbe lasciare la stanza, perciò se, con comodo...”».
Lui sbuffò.
«Senti, per me non ci sono problemi. Alzo i tacchi, dico che ci ho provato, che non ne vuoi sapere e che devono chiamare gli altri. Credimi, non è piacevole. Tutte quelle giaculatorie in latino, l’acqua santa, le candele, il sale – non hai idea come sia difficile ripulire, dopo: i grani s’intrufolano dappertutto».
Mi fissò dritto in faccia. Non aveva considerato la questione dal punto di vista pratico e adesso avevo tutta la sua attenzione. Era il momento di dirgli chiaro e tondo come sarebbe finita e lo feci. «Alla fine ve ne andate tutti, sempre. Ma non è piacevole. A me fa impressione, vista da questa parte, e non riesco neanche a immaginare com’è dall’altra. E tu non vuoi saperlo, credimi. Te l’ho detto che mi sembri una brava persona?». Non glie l’avevo detto, ma non importava.
“Non sei un...”. Si era deciso a parlare ed era un buon segno. Aveva una voce sottile, un po’ stridula, incongrua come il frinire di un grillo nel cuore dell’inverno. «No, per la miseria. Mi hanno buttato fuori anni fa. Ero... be’, diciamo che ero un battitore libero». Come sempre, quando si arrivava a questo punto, cacciai nei recessi della mente il ricordo di come e perché mi avessero cacciato. Se percepiscono le tue fragilità te le ritorcono contro. Il tizio sul bordo del letto pareva innocuo, ma non valeva la pena correre rischi. «Io vi vedo e basta» conclusi.
“Niente...?” Agitò una mano come se cercasse le parole, non le trovò e la lasciò cadere.
«Te l’ho detto. Preferisco convincervi con le buone maniere».
Lui girò la testa dall’altra parte. Vedrò anche i fantasmi, ma non sono capace di leggere i pensieri. Tuttavia sapevo che cosa gli frullava per la testa. Per tutta la vita, usando semplicemente le buone maniere, gli avevano fatto fare cose che non gli andavano. Che gli succedesse anche dopo non gli andava giù. Un po’ lo capivo.
«Be’, qualche trucco lo conosco. Come si dice: tu eris sacerdos in aeternum... però... ».
“Pensavo che se uno non da’ troppo fastidio...”.
Feci un cenno di diniego. «Rumori inspiegabili, temperatura che si abbassa, oggetti che si muovono da soli, odori strani. Per voi è come andare al cesso. Prima o poi è inevitabile».
Si alzò in piedi e indicò la stanza. Alzò la voce in quella che, da vivo, doveva essere stata per lui una vibrata protesta. La luce di un abat-jour sfarfallò, ma non molto. “Ma insomma, è un posto fuori mano, lo ha detto anche lei. A chi vuole importi che... ”.
Lo interruppi: «È come nei film western. Vivo o morto, niente vie di mezzo».
“E a lei che cosa interessa? È una questione di principio?”.
«Mi pagano. Mi pare una ragione sufficiente».
“E la pagano bene?” colsi un bel po’ di sarcasmo, ma non ci feci caso. Non aveva tutti i torti. 
«No, ma mi chiama un sacco di gente. Gente che non vuol percorrere i canali ufficiali. Come ha detto un tale, quando si smette di credere in Dio, si crede in qualunque cosa».
Mi guardò come colto da un’illuminazione. Ecco in arrivo un’altra delle solite domande. La prevenni. «No, non chiedermi di luci in fondo al tunnel e comitati di benvenuto. Come ho detto, mi hanno buttato fuori». 
Il ricordo rimbalzò su come se fosse stato una palla di gomma. Io seduto sul letto e lei sdraiata che mi dava la schiena. Mi venne in mente come quelli della Commissione avevano guardato la foto. Al solito, mi chiesi cosa avrebbero deciso se il vestito di lei non fosse risalito fino a scoprirle il culo. Se fosse quella la ragione per cui mi avevano cacciato e non quello che avevo fatto con lei. O quello che avevo fatto a lei.
Scacciai di nuovo il pensiero e piantai gli occhi in faccia al fantasma che infestava il Motel Billy. 
Si afflosciò sul letto, letteralmente. Se fosse stato vivo le molle avrebbero cigolato. “Potrei provare a resistere”, disse, ma si capiva che non ci credeva. Avrebbe dovuto andarsene e lo sapeva: era solo questione di tempo. 
Controllai l’orologio. «Be’, tu avrai l’eternità a disposizione, ma io no. Non ancora».
Lui assunse la stessa posizione in cui l’avevo visto all’inizio.
“Non ho un posto dove andare”.
Osservai la stanza. Rammentai le ultime parole di Oscar Wilde: o se ne va quella tappezzeria o me ne vado io. «Nessuno ce l’ha» dissi.
Quando lo guardai di nuovo, stava già svanendo.
Attesi, poi mi sedetti nello stesso punto. Il copriletto non era nemmeno freddo. Mi sdraiai, incrociando le mani dietro la nuca.
«E non è nemmeno la stanza numero tredici» dissi ad alta voce. Nessuno rispose.
Come sempre, mi chiesi che cosa sarebbe successo se avessi fatto fiasco. Avrebbero detto che la stanza era maledetta e chi ci entrava faceva una brutta fine? No, questo succedeva solo nelle storie di fantasmi. Più probabile che la tenessero chiusa con qualche scusa. O magari chissà, l’avrebbero trasformata in una specie di attrazione. Oggi come oggi, molto dipende dal web. @Il Motel Billy fa c**, ma sapete che c’è? Hanno una stanza infestata dagli #spettri# e se ci passate anche solo una notte...@.
«Funziona così, amico. Vaghiamo da un motel all’altro. Qualcuno passa di suite in suite, ad altri toccano solo bettole come questa, ma, prima o poi, arriva il momento in cui il conto diventa troppo salato».
Mi resi conto di aver detto una frase melodrammatica, ma, per fortuna, non c’era nessuno a sentirla. 
Misi una mano nella tasca della giacca ed estrassi il flacone delle pillole.
Se ne andavano tutti, sempre, avevo detto.
Chissà quanto sarei riuscito a resistere io.

 

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L'AUTORE Rubrus

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Il romanzesco è la verità dentro la bugia

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Roberta il 2018-11-19 10:00:53

Ciao Roberto. Un racconto molto triste, che ti lascia dentro una buona dose d\'angoscia; ma non certo incomprensibile o insensato, per chi ha la pazienza di leggerlo con attenzione. Chi sia uno dei due lo dici chiaramente più volte, sull\'identità dell\'altro ci sono chiari indizi, che magari a una prima lettura veloce possono sfuggire. I due hanno in comune uno status di esiliati, e il privilegio di non essere uno spettro è solo apparente, visto che anche l\'altro, il vivo, è stato cacciato da qualche parte e condannato a una non-vita: il finale è chiaro.

PS: dimenticavo di lodare l'eleganza e l'essenzialità del tuo stile e la tua maestria nel far uso del non detto. A buon intenditor, poche parole!

Rubrus il 2018-11-19 12:41:24

Il racconto si basa su due presupposti: il primo è che chi vede creature soprannaturali si abitua anche a quello, ma non fa una bella vita se non altro perchè parlare con un fantasma deve essere piuttosto deprimente.   Il secondo presupposto è che subire una sorta di sfratto psichico, esorcismo o incantesimo che sia, deve essere piuttosto spiacevole, altrimenti il fantasma non se ne andrebbe. La prima idea è relativamente comune, anche se non comunissima, mentre la seconda mi sembra più rara.  Il rapporto, o l'affinità, tra i due personaggi è nei termini che hai detto e mi rimane ben poco da aggiungere. Uno dei due è un fantasma, e lo dico espressamente, il secondo un sacerdote spretato per qualocosa che ha fatto in passato con e alla donna ritratta nella foto / quadro e messosi a fare l'occultista a causa di questa sua particolare "abilità". Ma anche quello mi pare di averlo detto espressamente.  


Roberta il 2018-11-23 14:03:18
Sembrerebbe che ti fossi ispirato al quadro, perché l’atmosfera del racconto è la stessa, alla Hopper. Il centro della narrazione è Un uomo solo, la donna dietro di lui è una comparsa. Per questo e per la presenza della finestra aperta non ho pensato che fosse morta ma solo che dormisse dopo un amplesso. Mi resta la curiosità di sapere se lui le abbia fatto qualcos’altro.

Rubrus il 2018-11-23 17:05:46
Ho composto il racconto senza pensare al quadro di Hopper e partendo dalle idee di cui sopra, poi sono andato a cercare un'illustrazione e mi sono imbattuto in quella di Hopper e, a questo punto, ho ipotizzato il passato del vivente. Dal momento che avevo già deciso che il vivo era un prete spretato, il passato, ai fini narrativi, consta essenzialmente nella risposta alla domanda: "Perchè il prete si è, anzi è stato, spretato?" Pur avendo costruito mentalmente un passato all'ex prete ho preferito non metterlo nel racconto perchè il centro del racconto è il rapporto tra le vite (o non vite) dei due personaggi, e soprattutto la loro affinità. Dilungarsi su uno dei due avrebbe sbilanciato l'equilibrio, mettendo in prima scena la storia del prete e in secondo piano il parallelismo tra lui e il fantasma, che era quello che m'interessava. Ciò detto, non ho problemi a raccontare il background dell'ex prete. Partiamo dal quadro. Della donna si vedono le natiche, facile immaginare che ci sia stato un amplesso. Domanda: ti buttano fuori dalla Chiesa per questo? Mh. Solitamente no, e comunque solitamente è un divorzio conensuale (sovente a prendere l'iniziativa è proprio il sacerdote), non un vero e proprio trauma e io avevo bisogno di un trauma. ERgo, la donna - come minimo, è morta. L'ha ammazzata lui? Banale. E' morta per i fatti suoi? E allora perchè la foto (nel mio racconto il quadro diventa una foto) è così importante, tanto da essere la prova usata per cacciarlo dalla Chiesa? La risposta che mi sono dato è che è stato un caso di eutanasia dopo un ultimo amplesso - e per un' eutanasia ti cacciano dalla Chiesa, a parte i profili penali. Lo strumento usato, le pillole, probabilmente dello stesso tipo (Es. barbiturici) che l'uomo nella stanza stringe in mano alla fine del racconto. Chiaramente questa è un'altra storia, ulteriore al flash che ho preferito rappresentare.

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Antonino R. Giuffrè il 2018-11-19 12:41:20
A naso mi sembra un mistery esistenzialista, solo che a confrontarsi sono due esistenze parallele, una spettrale e l’altra fisica, accomunate dallo stesso destino. Detto ciò, a me molti punti sembrano oscuri, non so quanto volutamente oscuri. Chi ha scattato la foto? Chi l’ha fatta arrivare alla Commissione? Perché avrebbe dovuto farlo? Cosa ha fatto a quella donna? Che professione svolgeva (immagino che “battitore libero” sia da intendere come “dongiovanni” e non come “giocatore di baseball” ah ah)? Era un ecclesiastico, ed è stato espulso dal Clero in seguito allo scandalo suscitato dalla foto? Si occupava di fantasmi anche prima del misterioso fattaccio? Insomma, tutta la storia dell’io narrante non mi è molto chiara, ma forse non necessariamente doveva esserlo. Ps. Von Sydow, qualche trucco lo conosco.

Rubrus il 2018-11-19 13:01:34
Il naso non ti tradisce e grazie della segnalazione del refuso ("le" invece di "lo"). Von Sydow l'ho trovato scritto in tutti e due i modi, però. "Battitore libero" non nel senso che giocava a baseball, ovviamente, ma nel senso di "indipendente", "fuori dagli schemi" - non necessariamente un Don Giovanni (anche se in fondo avrebbe potuto esserlo). L'occultista era effettivamente un sacerdote spretato. "Tu eris sacerdos in aeternum" è la formula che si trova nella Bibbia e credo anche che venga recitata al momento dell'Ordinazione sacerdotale. Non chiedermi i dettagli, ma si suppone che la consacrazione permanga, in qualche modo, anche dopo l'abbandono dell'abito talare. Ho pensato più plausibile che l'ex prete la recitasse tra sè in latino, piuttosto che in lingua, perchè così l'ha sentita. Il potere di vedere la gente morta... be', sappiamo dai tempi de "Il sesto senso" che ci si nasce - e a ricordarcelo ci sono stati il fumetto e il film "Constantine" nonchè i romanzi sul commissario Ricciardi. Avrei potuto - e potrei - scendere nei dettagli circa il passato dell'ex prete , anche inventandomelo lì per lì, ma ho ritenuto di non farlo nel racconto per due ragioni: la prima, come hai giustamente rilevato, è che è meno importante del rapporto tra i due personaggi, la seconda la dice il sacerdote stesso nel racconto: riportare alla memoria un passato doloroso vuol dire mostrare una fragilità che uno spirito può ritorcere contro l'esorcista stesso, per questo egli scaccia per due volte il ricordo, quando gli si presenta. La terza volta... be', i ricordi spiacevoli cerchiamo di tenerli lontani, per quel che possiamo e per tutto il tempo che possiamo, finchè dura.

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Paolo Guastone il 2018-11-20 10:10:26
Uno spezzone di vita (ma possiamo ancora chiamarla così?), un flash, un fotogramma rubato che ci lascia dentro un'angoscia devastante. Ma, del resto, nessuno può esimersi dal pagare il conto quando gli viene presentato. Un racconto da leggere e rileggere. Molto piaciuto.

Rubrus il 2018-11-20 14:52:58
E' un flash, esatto. Per questo non ho messo il background del vivente: spostare l'attenzione su uno dei due personaggi, dandogli più spazio, avrebbe sbilanciato le affinità tra i due, togliendo evidenza al parallelismo tra le due situazioni di vita (e poi non è che uno si racconta la storia della propria vita tutti i momenti, no?)

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Blue il 2018-11-20 14:28:14

Devo dire che, per buona parte del racconto, si fa una certa fatica a capire che dei due sta dicendo che cosa. Questo è dovuto al fatto, immagino, che tutti i dialoghi sono riferiti alla prima persona: chi legge, insomma, dovrebbe immedesimarsi a turno nei panni dell'uno e dell'altro, solo che all'inizio non è così immediato capire chi dei due sta rivolgendosi all'altro. Tutto diventa più chiaro quando i ruoli si definiscono, in pratica dopo la frase "Vedrò anche i fantasmi, ma non sono capace di leggere nei pensieri".
Oh beh, ma sarò libera di fare anche una piccola critica, ogni tanto?   :o)

Rubrus il 2018-11-20 14:50:41
Anche grande, se è per questo. Capire e soprattutto far capire chi dice cosa è il problema principale dei dialoghi. Io spesso ce l'ho come lettore e, per questo, cerco di evitare dialoghi a più voci.: già ho le mie difficoltà con quelli a due. Nel caso specifico, c'è una difficoltà aggiuntiva derivante dal fatto che il racconto è in prima persona (io preferisco la terza) e che per le prime battute l'interlocutore non dice nulla - ma d'altronde non potevo mettere "io feci", "io dissi" perchè in italiano suona male. In compenso, dopo, ho usato un piccolo espediente: quando parla il fantasma ho messo le virgolette sospese, quando parla il vivo i caporali. Suppongo che un editore avrebbe a che ridire, ma - a parte che anche io posso permettermi qualche piccola originalità, penso - per fortuna non è un problema di cui qui ci dobbiamo preoccupare.

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