693 OPERE PUBBLICATE   3417 COMMENTI   81 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Quarto reich

"PUNTO E A CAPO" Racconto Giallo / Noir / Thriller

di Vecchio Mara

pubblicato il 2018-11-14 22:51:04


Quarto reich

 

«Tieni, Erich!» esclamò accostandosi al periscopio il capitano Gerard Krugher, passando il berretto militare, appena tolto dal capo, al secondo ufficiale.

Tenendo gli occhi incollati al visore del periscopio, ruotandolo lentamente osservò la superfice del mare «Giù il periscopio!» ordinò soddisfatto alla fine, allontanandosi dal visore.

Rifletté un attimo, poi, mentre prendeva il berretto dalle mani del suo secondo, aggiunse: «L’orizzonte è libero, il sole è tramontato…» sistemò il berretto sul capo, guardò l’orologio. «Aspetta altri dieci minuti, poi dai un’altra occhiata in superfice e portalo su… Vado a comunicare al nostro illustre ospite che fra poco potrà riempirsi i polmoni d’aria salmastra. Se ci sono intoppi, mi trovi nel quadrato ufficiali».

 

«L’U-boot che ha lasciato la base norvegese con a bordo l’ossido di uranio, dovrebbe trovarsi in mezzo all’Atlantico», spiegava Rudolf Stauffer, tenente delle SS, indicando il percorso sulla carta nautica aperta sul tavolo del quadrato ufficiali.

Seduto difronte a lui, l’uomo dalla barba incolta con indosso una giacca di pelle, privata delle mostrine militari, annuì nervosamente invitandolo a proseguire.

«Altri tre U-boot, a quest’ora, dopo aver imbarcato scienziati e ingegneri, dovrebbero aver fatto rotta su Gran Canaria…»

«Dovrebbe! Dovrebbero!» lo interruppe bruscamente l’altro, alterandosi. «Sia più preciso, Tenente Stauffer! Sono, o non sono in mare aperto?»

«Non potendo comunicare con loro, posso supporre che i comandanti si siano attenuti al piano, reichsleiter!»

«Già!» fece l’uomo grattandosi la barba. «Non ci resta che giungere a Gran Canaria, per capire…»

L’ingresso del capitano Krugher nel quadrato ufficiali non gli permise di concludere la frase.

«Reichsleiter!» esclamò il capitano, salutandolo militarmente. «La informo che tra dieci minuti proseguiremo la navigazione in emersione! Se lo desidera, potrà salire in torretta con me.»

«Era ora, qua dentro ormai si respira solo fetida umidità!» commentò l’uomo. Poi, rivolgendosi al tenente, aggiunse: «Ci lasci soli!»

Il tenente si alzò dalla panca, salutò sia l’uomo che il capitano irrigidendosi nel saluto nazista, e lasciò il quadrato ufficiali.

«Si accomodi, capitano», ordinò l’uomo indicando la panca dove era seduto il tenente. E quando questi si fu accomodato, gli chiese: «Dopo che ci avrà sbarcati, cosa intende fare?»

«Arrendermi, agli americani!» rispose pacifico, lasciandolo allibito. Precisando subito dopo: «Come avrei già dovuto fare, obbedendo agli ordini impartiti alla flotta dal reichspräsident Dönitz».

«Dönitz, è un vigliacco e un traditore!» proruppe l’uomo, assestando un pugno sulla carta nautica.

Il capitano non replicò. Allora l’uomo si ricompose e, usando un tono pacato ma fermo, proseguì: «Lei è un ottimo comandante, non merita di essere processato dai nemici che ha combattuto valorosamente».

«Non posso agire altrimenti. La resa è stata firmata, la guerra è finita… il reich non esiste più!» replicò, sconfortato, il capitano.

«Presto, molto prima di quanto creda, ci potrebbe essere un nuovo reich, per cui combattere», buttò lì con noncuranza l’uomo, facendo scorrere l’indice sulla carta nautica sin oltre l’Atlantico.

Osservandolo di sottecchi, comprese di non aver suscitato neanche un minimo accenno d’entusiasmo nel suo interlocutore; allora, indispettito dall’atteggiamento apatico del capitano, provò ad incuriosirlo: «Sto parlando di un piano studiato dal fuhrer in persona… Lo definirei il suo testamento, l’eredità lasciata a chi dimostrerà di esser degno di far parte del… quarto reich!»

Il capitano strabuzzò gli occhi.

«Pensa che sia un pazzo, vero, capitano?» gli chiese allora l’uomo, esibendo un ghigno sinistro.

«Non so…» iniziò a rispondere il capitano. Prontamente interrotto: «Aspetti! Mi lasci almeno il tempo di spiegare, prima di giudicare».

Il capitano annuì. «Prosegua, reichsleiter», si limitò a dire, mettendosi all’ascolto.

 

«Il quarto reich…» fece il reichsleiter, Martin Bormann, tracciando con l’indice un cerchio sulla carta nautica, «nascerà e crescerà, molto lontano dalla Germania.»

Al capitano, osservando l’indice muoversi lentamente attorno all’America del sud, venne spontaneo esclamare, incredulo: «In Argentina?!»

Bormann, annuendo compiaciuto puntò l’indice nel centro del paese sudamericano. «Da qui, dopo aver fatto eleggere un presidente a noi gradito e istaurato il nuovo corso del nazionalsocialismo… il quarto reich muoverà alla conquista del resto dell’America latina…» spiegò aumentando gradualmente il tono, sino a concludere paonazzo, in una sorta di delirio, sferrando un pugno con occhi spiritati nel centro degli Stati Uniti, «per poi andare a colpire al cuore e cancellare dalla faccia della terra il popolo imbastardito con le peggiori razze del globo! Che ha osato combattere, al fianco di inglesi e comunisti, il terzo reich!»

“E’ completamente pazzo!” ebbe a pensare il capitano di primo acchito, osservando il volto madido e il labbro tremulo di Bormann mentre premeva il pugno sulla carta nautica, quasi a voler cancellare dalla carta il grande paese nordamericano.

«A cosa sta pensando?» gli chiese allora Bormann ricomponendosi, alzando il pugno dalla carta topografica per infilarlo nella tasca della giacca e prendere il fazzoletto con cui iniziò a detergere la fronte madida di sudore.

«Riflettevo sul fatto, che pure l’Argentina ha dichiarato guerra al terzo reich», rispose il capitano, indicandola con l’indice.

«Cos’altro avrebbe potuto fare nel millenovecento-quarantaquattro, quando le sorti della guerra erano ormai segnate,» indicò gli Stati Uniti sulla carta nautica, «schiacciati dalla più grande potenza della regione che premeva da anni perché dimostrasse la sua distanza dal terzo reich entrando nel conflitto? No, fu una questione di sopravvivenza. Un mero atto politico, consapevole come lo può essere una decisione presa con una pistola puntata alla tempia. Non avrebbero potuto fare altrimenti, mi creda, capitano», argomentò provando a giustificare la scelta del governo argentino Bormann, sorridendo amaro.

«Se le cose stanno così, come spera di convincere un popolo in soggezione e mal armato a rivoltarsi contro quella che, purtroppo per noi, si è dimostrata essere la più grande potenza industriale e militare del pianeta?»

«Con denaro, uomini e, soprattutto, progetti di armi segrete che avrebbero permesso alla Germania di spazzare via i nemici del reich!» rispose rabbioso, facendo scorrere la mano sugli Stati Uniti, passando sopra il Canada e proseguendo attraversando l’Alaska, sino ad arrivare sulla Russia. «Quattro, cinque mesi sarebbero bastati a capovolgere a nostro favore le sorti del conflitto», concluse rammaricandosi.

«Di armi segrete ne ho sentito parlare da più di un anno… e, se devo essere sincero, dopo i primi entusiastici commenti, io e molti altri ufficiali abbiamo iniziato a chiederci se non fosse solo propaganda per tenere alto il morale delle truppe, ormai rassegnate al peggio», rammentò il capitano.

«Non è così!» sbottò Bormann. Proseguendo adirato: «Come potevamo sperare di vincere, se gli stessi alti ufficiali si sono rivelati dei disfattisti, non credendo alle parole del loro fuhrer!»

Ferito nell’onore guerriero, il capitano replicò duramente: «Si sbaglia, reichsleiter! Se non avessimo creduto, non avremmo combattuto sin quasi all’autodistruzione. Non posso accettare che la mia lealtà sia messa in discussione. Il fatto stesso che, invece di arrendermi, stia rischiando la vita dei miei uomini per porre in salvo lei, la dovrebbe far ricredere!»

Bormann, forse prendendola per una velata minaccia, temendo che il capitano potesse portare l’U-boot, con lui a bordo, a consegnarsi nelle mani degli americani, oppure perché stimava veramente il valoroso ufficiale, usando un tono pacato si corresse: «Non mi riferivo a lei, ma agli alti ufficiali che tramarono per assassinare il fuhrer… Lei, come me, è un uomo, un soldato, al quale basta credere, per seguire il suo condottiero sin dentro l’inferno! Per questo merita la mia incondizionata ammirazione».

Il capitano lo fissò con sguardo dubbioso.

«Mi creda, se non fosse così, ora non starei qui a cercare di convincerla a seguire chi sta già navigando in pieno Atlantico», aggiunse allora Bormann, tracciando con l’indice la rotta oceanica.

«Altri U-boot, sono in rotta verso l’Argentina?» chiese, sorpreso, il capitano.

Bormann annuì.

«Quanti?»

«Credo… più di una squadra!» buttò lì Bormann. Poi, indicando la Norvegia, entrò nei dettagli:

«Un U-boot, con il suo prezioso carico di ossido di uranio, è in rotta per il sud America…» dopo aver osservato lo sguardo, ora incuriosito, del capitano, spostò l’indice sulla costa germanica, «da una base segreta, tre U-boot, con a bordo scienziati e ingegneri fuggiti da Peenemünde, portando con loro progetti di armi segrete, si sta dirigendo verso la Spagna; mentre una squadra completa di sommergibili, dopo aver stivato dollari, sterline, marchi, oro, diamanti e preso a bordo i migliori ufficiali delle SS, ha puntato la prua in direzione dell’Argentina.»

Il capitano ascoltava con fare meditabondo, stringendo il mento fra l’indice e il pollice, seguendo con lo sguardo la mano di Bormann tracciare ipotetiche rotte sulla carta nautica. «Mi faccia capire», disse alla fine, dopo una breve riflessione, puntando l’indice sulla costa norvegese. «L’ossido di uranio è l’elemento essenziale per realizzare le terrificanti armi che avrebbero dovuto rovesciare le sorti del conflitto…» guardò Bormann annuire compiaciuto e proseguì: “L’oro e il denaro l’arma per convincere… diciamo pure “corrompere” i generali argentini ad appoggiare un governo fantoccio; oltreché a finanziare la realizzazione degli ordigni».

«Vedo che ha ben compreso, quale ingegnoso piano, il fuhrer, ha regalato alla razza ariana, per permettere a chi gli è rimasto fedele, di prendersi la rivincita sulla feccia sionista che governa il mondo!» confermò con enfasi Bormann, mentendo spudoratamente; consapevole che confessando un piano elaborato alle spalle di Hitler, oltre a metterlo in cattiva luce presso il suo interlocutore, avrebbe potuto spingere questi, a prendere decisioni controproducenti nei suoi confronti.

A quel punto il capitano ipotizzò clamorosi e inediti scenari, capaci di stravolgere verità ritenute acclarate. «Mah! Allora Hitler, potrebbe non essere morto a Berlino. E se è ancora vivo, potrebbe essersi imbarcato su uno degli U-boot diretti in Argentina. E’ così?»

Un sorriso malinconico attraversò lo sguardo di Bormann, rammentando l’amico, il sodale con cui

aveva condiviso potere e orrori del nazismo. «Il fuhrer, non avrebbe mai potuto abbandonare il sacro suolo del reich!» S’imbrunì, sospirò e concluse stentoreo: «No, egli ora siede accanto agli eroi del Walhalla!»

Seguirono alcuni attimi di partecipato silenzio, prima che il capitano tornasse ad esprimere i propri dubbi: «Come e perché, ufficiali delle SS, uomini fedeli e temprati alla guerra, possano aver accettato di seguirla pur di continuare a combattere, lo posso anche comprendere… Ma come abbia fatto a convincere uomini di scienza a mettere a repentaglio le proprie vite per unirsi a voi… non lo riesco a capire».

«E’ molto semplice», fece Bormann, indicando la Siberia. «E’ bastato dir loro che i comunisti erano a pochi chilometri dalla base, e che la scelta sarebbe stata tra una lenta e dolorosa agonia nel gelo dei campi di concentramento, o un futuro radioso nel quarto reich! Per convincerli a prendere armi e bagagli, e salire su un treno che li avrebbe condotti verso la salvezza.»

«Avrei fatto la stessa scelta. Meglio rischiare la vita sotto i bombardamenti o in mezzo all’oceano, che finire tra le grinfie dell’orso russo», commentò il capitano.

«Questo significa, che posso considerarla della partita?» gli chiese allora Bormann, sorridendo sornione.

«Per me è diverso…» iniziò col dire il capitano, spegnendo sul nascere il sorriso sulla bocca del suo interlocutore. «Io posso scegliere, a chi e come arrendermi.»

«Un soldato dovrebbe scegliere chi combattere! Lei è un illuso! Se crede che gli americani le riserveranno un trattamento migliore!» sbottò Bormann.

L’aria, già irrespirabile di suo dentro il sommergibile, iniziava a farsi troppo pesante; allora, il capitano, pensò bene di chiudere la conversazione, dicendo: «Può darsi, ma quando si è in gioco, bisogna andare a vedere le carte!» Poi, indicando l’uscita, aggiunse: «Stiamo navigando in superfice, se lo desidera, può seguirmi sopra la torretta».

«No!» fu la rabbiosa e lapidaria risposta di Bormann, prima di tornare a immergere lo sguardo nella carta nautica.

 

Finalmente, dopo aver navigato sotto e sopra l’oceano per più di due settimane, modificando continuamente la rotta per evitare d’incrociare naviglio alleato, L’U-boot riemerse, di notte, nel punto dove un peschereccio spagnolo lo avrebbe raggiunto per prendere a bordo Bormann e l’ufficiale delle SS.

 

Bormann e l’ufficiale, camminando lungo il ponte di coperta, si avvicinarono al peschereccio che, nel frattempo, si era accostato al sommergibile. «Aspetti!» esclamò rifiutando l’aiuto dell’ufficiale che, salito prima di lui a bordo del peschereccio, gli allungava la mano. Alzò lo sguardo, e incrociando quello del capitano appostato sopra la torretta, gli chiese: «Allora, capitano, ha riflettuto sulla mia proposta?»

Il capitano non si scompose. «Un soldato non dovrebbe solamente scegliere contro, o con chi combattere… ma anche chiedersi se vale ancora la pena farlo», rispose, con il tono fermo e pacato di chi sa cosa va affermando.

«Non mi resta che augurare buona fortuna a lei e al suo equipaggio!» replicò piccato Bormann, irrigidendosi nel saluto nazista. Poi, afferrando la mano del tenente Rudolf Stauffer, con un balzo salì a bordo del peschereccio.

«Ne servirà molta di più a lei di fortuna, reichsleiter Bormann!» chiosò il capitano, salutandolo militarmente.          

 

Rudolf Stauffer presentò i tre uomini dell’equipaggio a Bormann: anch’essi membri delle SS camuffati da pescatori.

«Sotto coperta troverete gli indumenti per cambiarvi», li informò uno dei tre falsi pescatori, mentre manovrava per staccarsi dall’U-boot.

«Più tardi… più tardi!» fece Bormann, tenendo lo sguardo fisso sulla sagoma del sommergibile sin quando vide il capitano lasciare la torretta per iniziare la manovra d’immersione.

«Un ufficiale del reich, dovrebbe condurre i suoi uomini verso un’eroica fine, sul fondo dell’oceano, non piegarsi all’onta della resa! Mi ha deluso, capitano!» commentò rabbioso quando lo scafo del sommergibile s’inabissò lasciando emergere solo la torretta. Poi si avvicinò al timoniere e gli chiese: «Ora, come procederemo?»

«Attenderemo a Gran Canaria, nascosti in un villaggio di pescatori, che il cargo portoghese sul quale v’imbarcherete per raggiungere l’Argentina getti l’àncora al largo, per accostarci col peschereccio e farvi salire a bordo», spiegò il timoniere, indicando le luci, lontane e fioche, della costa.

«Quanto tempo dovremo aspettare?» chiese allora Stauffer.

«Una decina di giorni.»

«Dieci giorni basteranno ai sommergibili con a bordo il barone Von Braun e gli altri ingegneri per raggiungere Gran Canaria?» domandò un preoccupato Bormann.

Il timoniere indicò con lo sguardo uno degli uomini dell’equipaggio. «E’ l’ufficiale di collegamento… lo chieda a lui!»

Bormann volse lo sguardo su di lui. «Basteranno, o no?» gli chiese innervosendosi.

L’ufficiale scosse il capo. «Non basterebbe nemmeno un anno!» fu la spiazzante risposta.

«Come?!» sbottò Bormann. «Sia più chiaro!»

«Il barone Von Braun, e gli altri, si sono consegnati agli americani.»

Bormann sbiancò in volto. «Come agli americani… c’era un patto… non posso credere che anche loro… avevano dato la loro parola… non possono averla tradita», balbettava, non riuscendo a farsene una ragione.

«Si rassegni, è così!» intervenne il timoniere. «Pur di lasciare Peenemünde, ormai sotto scacco, e non finire tra le grinfie dei russi, sarebbero scesi a patti anche col demonio in persona. Ma quando il convoglio di profughi in fuga fu fermato da una colonna corazzata americana per un controllo, approfittarono dell’occasione per rivelare la vera identità e arrendersi; certi che i progetti segreti che portavano in dote, sarebbe stato il lasciapassare che avrebbe consentito loro di proseguire il lavoro dall’altra parte dell’oceano.»

«E’ finita… è davvero finita!» realizzò Bormann, serrando la mascella.

Con sguardo terreo si diresse verso la prua. Seguito come un’ombra da Stauffer che provava a rincuorarlo: «E’ finita per i traditori, non per lei, reichsleiter!» indicò il mare aperto. «Laggiù non la troveranno… l’organizzazione “Odessa” sta preparando una nuova vita per i camerati fedeli…»

«Ma non riesci a capire, Stauffer?!» proruppe Bormann digrignando i denti, afferrandolo per le spalle e abbandonando il galateo in uso tra gli ufficiali per passare ad un linguaggio diretto. «Guardami negli occhi!» urlò fuori di sé, fissandolo nello sguardo. «Non è un posto sicuro dove invecchiare che vado cercando! Ma un nuovo ideale per cui lottare… lo capisci questo?!»

Stauffer annuì.

Allora Bormann, staccando le mani dalle sue spalle, tornò a guardare il mare nero e proseguì abbassando il tono: «Sarei dovuto restare nel bunker, ad attendere la fine insieme al mio fuhrer».

«Indietro non si può tornare, guardi avanti, sono certo che in sud America, troverà nuovi stimoli per continuare a lottare», insistette con tono accorato Stauffer.

Bormann sorrise amaramente. «E dove li dovrei trovare questi stimoli… in una fattoria sperduta in Patagonia? oppure su qualche altopiano Andino?» si domandò. Rifletté passando in rassegna i volti stanchi e delusi dei vinti, e si rispose: «Una ben triste e umiliante prospettiva… no! Mai!»

«Se ne faccia una ragione, non può fare altrimenti. Altre soluzioni praticabili, al momento non ce ne sono», insistette Stauffer.

«Una soluzione, si trova sempre…» disse Bormann, allungando la mano destra, aperta. «La sua pistola, tenente!» ordinò con voce ferma e sguardo teso.

«La prego, reichsleiter…» provò a dire con le lacrime agli occhi Stauffer. Prontamente interrotto da un perentorio: «Non mi deluda anche lei, tenente Stauffer!» Agitando nervosamente la mano davanti allo sguardo del tenente, esclamò in tono di comando: «La sua pistola!»

Stauffer abbassò lo sguardo, trasse la pistola dalla fondina, la consegnò nelle mani di Bormann e si allontanò.

Attese per lunghi attimi, con lo sguardo rivolto verso il mare, il rimbombo dello sparo nel buio. Poi si avvicinò al corpo di Bormann, disteso supino con la bocca schiusa e gli occhi sbarrati; si abbassò e passando il palmo della mano sopra la fronte li richiuse, prese la pistola da terra, la rimise nel fodero e si alzò.

«Cosa ne dobbiamo fare del corpo?» chiese, gelidamente, il timoniere.

Stauffer, guardando con affetto l’uomo che aveva servito e ammirato in vita, rispose con voce scossa: «Trovate una tomba, una croce, un nome spagnolo… e seppellitelo sull’isola».

 

                                                   FINE

 

 

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Vecchio Mara

Utente registrato dal 2017-11-01

Pedalo per allenare il corpo, scrivo per esprimere pensieri e leggo per ristorare la mente

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

L'amore ai tempi del fascismo V.M. 18 anni Narrativa

La canzone dei vecchi amanti Narrativa

La stanza delle bambole Narrativa

Addio Lugano bella Narrativa

La canzone di Marinella Narrativa

Il pescatore Narrativa

Doveva andare tutto bene Narrativa

Leggenda di Natale V. M. 18 Narrativa

Macellazione kosher Narrativa

La breve estate della spensierata giovinezza Narrativa

La guerra di Piero Narrativa

Il maresciallo Crodo Narrativa

A letto con il führer Narrativa

Le lettere segrete Narrativa

La festa della mamma Narrativa

Rapina a mano armata Narrativa

Ipnositerapia Narrativa

Sequel Narrativa

Il fumo fa male Narrativa

Correvo Narrativa

Paolo e Francesca Narrativa

Gli esploratori della Galassia Narrativa

L'uomo dalle forbici d'oro Narrativa

Cervelli in fuga Narrativa

Il boia e l'impiccato Narrativa

L'ultimo negozio Ikea Narrativa

Il figlio del falegname Peppino Narrativa

Il re della valle Narrativa

Una vita tranquilla Narrativa

La ricerca dell'ispirazione perduta Narrativa

Immortali Narrativa

L'amico ricco Narrativa

La farina del diavolo Narrativa

Giudici o giustizieri? Narrativa

Il mediatore (volo low cost) Narrativa

Lui, lei e l'altro Narrativa

Il divo Narrativa

Lo scrivano dell'archivio Narrativa

Lussuria Narrativa

Superbia Narrativa

Gola Narrativa

Avarizia Narrativa

Accidia Narrativa

Ritorno ad Avalon Narrativa

La città di sabbia Narrativa

Cechin Narrativa

Bughi Bughi (boogie woogie) Narrativa

Don Nicola e il partigiano Narrativa

Don Ruggero torna dalla grande guerra Narrativa

Effetto butterfly Narrativa

Confessioni di un prete gay Narrativa

Lugano addio (dolce morte) Narrativa

Via dalla felicità Narrativa

Una ragione per cui vale la pena vivere Narrativa

I magnifici sette racconti Narrativa

Natale: volgarità vere o presunte e altre amenità Narrativa

Il guardiacaccia Narrativa

La bellezza del gesto Narrativa

Dialogando, presumibilmente, con Dio Narrativa

La moglie del partigiano Narrativa

Bat box Narrativa

I ragazzi del Caffè Centrale Narrativa

Quarto reich Narrativa

Il vampiro del Gatto verde Narrativa

Prostituta d'alto bordo Narrativa

Il signore degli abissi Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Lo spettro della trincea Narrativa

La grande mente Narrativa

La porta dell'Ade Narrativa

Alexander... un grande! (Una storia vera) Narrativa

La maschera di Halloween Narrativa

Il rifugio degli artisti Narrativa

La cena delle beffe Narrativa

K2 Narrativa

La solitudine del palazzo razionalista Narrativa

Signora solitudine Narrativa

I tre fiammiferi di Lilith Narrativa

Sono sempre i migliori a lasciarci Narrativa

El Camino de Santiago Narrativa

La rivolta degli insetti Narrativa

Mosè e le tavole della legge Narrativa

Il cattivo maestro Narrativa

Predatori di anime Narrativa

Tre corse in tram Narrativa

Il miracolo di Halloween Narrativa

Las Vegas gigolò Narrativa

La tredicesima orbita (viaggio al termine del paradiso) Narrativa

Poeta di strada Narrativa

Vorrei andarmene guardandoti surfare Narrativa

Alveari metropolitani Narrativa

Sotto la diga Narrativa

Il casale misterioso Narrativa

Prima che sorga l'alba Narrativa

Il boschetto di robinie Narrativa

Agente segreto doppio zero Narrativa

Il bambino di Hiroshima Poesia

L'estate dell'acqua Narrativa

Sindrome del vampiro. vietato ai minori di 18 anni Narrativa

La memoria di San Pietroburgo Narrativa

Augh! Narrativa

Habemus papam Narrativa

L'ultima indagine Narrativa

La spada del samurai Narrativa

Tra moglie e marito non mettere... Narrativa

Delitto nella Casba Narrativa

La diversa percezione del tempo Narrativa

L'indagine Narrativa

Scacco Matto Narrativa

Sei bellissima Narrativa

Domenica è sempre domenica Narrativa

L'uomo che uccise Doc Holliday Narrativa

Lettera a un'amica Narrativa

Gli spiriti del mondo oscuro Narrativa

Buche pontaie Narrativa

Il portagioie cinese Narrativa

Tutto o niente Narrativa

Semidei dell'Olimpo Narrativa

La notte che Sigfrido ha ucciso il drago Narrativa

Il killer degli scrittori Narrativa

Funeree visioni Narrativa

Conversando d'invisibilità Narrativa

Aida come sei bella Narrativa

Invidia Narrativa

Cazzateland (La democrazia del sondaggio) Narrativa

Il mondo delle cose Narrativa

Il vaso di Pandora Narrativa

Ira Narrativa

Nutrie assassine Narrativa

Addio fratello crudele Narrativa

Mastro Tempo Narrativa

Il ranger di Casasisma Narrativa

La fossa settica Narrativa

Nostalgia Poesia

Eterei amanti di penna Poesia

Chiamatemi Aquila Narrativa

Ulisse riflette Narrativa

L'inverno è dentro di noi Poesia

Non rimpiangermi Poesia

Senza luce né amore Poesia

Il potere dei santi Narrativa

Musa ispiratrice Poesia

Il milite ignoto Narrativa

Citami, se lo vuoi Poesia

Lupo sdentato Narrativa

Liscio, Gassato e Ferrarelle Narrativa

I moschettieri del "Che" Narrativa

E' così vicino il cielo Poesia

Con mani a giumella Poesia

La casa degli specchi Narrativa

I vecchi Poesia

Il libraio Narrativa

Dicembre è già qui Poesia

Il misterioso evento di Tunguska Narrativa

Il segreto della grande piramide Narrativa

Surreality Little Bighorn Narrativa

Vale la pena morire per il Gardena? Narrativa

L'esperimento di Filadelfia Narrativa

Scie lanciate verso l'infinito Narrativa

Il pianeta dei giganti Narrativa

L'uomo caduto dal futuro Narrativa

Crocevia per l'inferno Narrativa

Cento anni da pecorone Poesia

L'isola felice Narrativa

Le marocchinate Narrativa

Alba Poesia

Il Golem della foresta Narrativa

L'albino (ricetta di Monidol) Narrativa

Chiedi alle pietre Poesia

Trincee Narrativa

Attimo condiviso Narrativa

Narrami, o amica Poesia

Stupratore occasionale Narrativa

Il ritorno dell'anticristo Narrativa

Guida autonoma Narrativa

Il seme dell'incubo Narrativa

L'estate dei fuochi Narrativa

Il paese dei mostri Narrativa

Musulmania Narrativa

La rimpatriata (PROGETTO STARDUST) Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Paolo Guastone il 2018-11-19 10:26:36
Un'ipotesi tutt'altro che campata in aria, come le cronache tristemente ci insegnano. Trasportata sulla carta, si lascia leggere che è un piacere. La avevo già letta sul Net e me la sono riletta ben volentieri.

Vecchio Mara il 2018-11-19 16:52:14
quel che è certo, è che il cadavere di Bormann non è mai stato ritrovato, dunque, tutte le ipotesi sono valide: io rimango convinto che sia scappato da Berlino in fiamme e, si sia rifugiato in qualche angolo del sud America. Ti ringrazio. Ciao Paolo.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO