701 OPERE PUBBLICATE   3439 COMMENTI   80 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Il vampiro del Gatto verde

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Vecchio Mara

pubblicato il 2018-11-20 08:50:43


 

Il vampiro del Gatto verde

 

I più svegli, a sedici anni, hanno smesso di credere alle storie di vampiri e lupi mannari; gli altri quelli più lenti, iniziano a capire che: “trattassi di fantasticherie gotiche”. Poi, ci sono io, che rammento di non averci mai creduto, né prima né dopo l’adolescenza; ma che dovetti ricredermi in età adulta, constatando, pagando un prezzo fin troppo salato, che i vampiri esistono e si nutrono pure di sangue umano! Usando un metodo meno convenzionale del classico morso alla giugulare.

 

“Il primo amore non si scorda mai!”, afferma chi ha amato. Da parte mia, non posso che confermarlo, se ancor oggi, dopo più di trent’anni dai fatti che segnarono il mio e, purtroppo, anche il di lei percorso di vita, ancora la sto cercando, l’amata mia… No, non per impalmarla, ma per strapparla dalle grinfie di quel mostro che conobbi come Rino, l’oste del “Gatto verde”.

E non potendo fare nulla per curare la diabolica infezione che, invadendo il sangue e contagiando ogni singola cellula del corpo, ha ormai irrimediabilmente compromesso le funzioni vitali, mutandola in un essere che credevo appartenesse solo al mondo degli incubi, liberarla con un atto d’amore dal diabolico morbo; dandole poi degna sepoltura in terra consacrata!

Se avrete tempo e voglia di starmi ad ascoltare, vi narrerò qualcosa di così incredibile, d’apparir come fantasticheria gotica di un disperato che tira a campare, raccattando qualche soldo andando per strade mai calcate a raccontar storie; ma che, al contrario, potrebbe rivelarsi una lezione di vita che vi potrà tornare utile, il giorno che vi capitasse di condividere inconsapevole ciancia con un “non morto”, o creatura della notte che dir si voglia.

 

                                                *****************************************

 

Esmeralda, mai nome fu più azzeccato, basta questo a descriverne lo splendore dei sui sedici anni.

Nell’anno di grazia millenovecento-sessantanove, ci amavamo senza possederci; com’è giusto che sia, forse, tra due acerbi coetanei. Rammento che la domenica ci s’incontrava al Gatto verde: bar di periferia gestito da Rino e dalla sua compagna, Teresa.

E lì, si decideva quale film andare a vedere. Poi, dopo la proiezione, si tornava a raccontare la trama all’interessata Teresa che, stranamente, ascoltava me guardandomi sempre negli occhi, ed Esmeralda sfuggendo l’incrocio con i suoi puntando lo sguardo al disopra della sua testa; non sempre a dire il vero, ma solo durante quei giorni “particolari”.

“Chissà perché. Forse è solo una forma di timidezza o, più probabilmente, di delicatezza nei confronti di un’altra donna”, pensai la prima volta che me ne accorsi.

Rino, invece, lo vedevi arrivare dal retro quando il Sole era ormai calato: e già questo avrebbe dovuto insospettirmi. Ma, immaginandolo un vecchio emaciato che contava i giorni trascinandosi dietro non so quali e quanti malanni, finiva inevitabilmente con l’ispirarmi compassionevoli pensieri.

 

Va da se che, io ed Esmeralda, Rino lo potevamo incontrare solo durante il periodo invernale, per il breve lasso di tempo che intercorreva fra il tramonto e le sette antimeridiane, ora in cui si concludeva l’ultima funzione religiosa della domenica.

La messa serale, era l’artificio messo in piedi per ingannare i genitori e restare quell’ora in più insieme, seduti a un tavolino del Gatto verde, con Teresa, che dopo aver ascoltato sogni, sciocchezze e quant’altro avessero da dire due ragazzini, elargiva buoni consigli; mentre l’acciaccato Rino, giunto a seguito del tramonto, ci osservava interessato da dietro il bancone.

 

Il bar Gatto verde, era il ritrovo di noi ragazzi del quartiere. Niente di eclatante: tavoli e sedie in ferro, flipper sul fondo, televisore posto in alto sopra una mensola e poi, il solito personaggio coreografico capace di scatenare l’ilarità generale; nel nostro caso, il mitico “Maciste”, così chiamato perché, oltre a stappare le bottiglie di birra con i denti, era d’uso schiacciare le noci appoggiandole sul tavolo per poi colpirle violentemente con l’ampia e spessa fronte.

 

7 dicembre 1969: domenica

 

«Ci si vede oggi, alle due al Gatto verde», mi disse Esmeralda, sorridendo, quando l’incontrai al mattino tra le bancarelle del mercato.

«Al cinema Centrale, danno un film sui vampiri», l’informai.

«Lo sai che quelle storie mi fanno impressione», replicò, rabbuiandosi.

«Ma no…» feci io ridendo. «E’ un film tutto da ridere. Vedrai, ti divertirai», la rassicurai.

«Non mi stai prendendo in giro, vero, Alvaro?» mi chiese poco convinta.

«Perché dovrei, per farmi piantare in asso dentro la sala? Ma dai!» risposi, strappandole un sorriso.   

 

«Allora, cosa vanno a vedere di bello i nostri fidanzatini?» ci chiese una sorridente Teresa, mentre noi, dopo aver indossato i capotti, ci apprestavamo a lasciare il bar.

«Per favore non mordermi sul collo! Un film, tutto da ridere, sui vampiri». risposi, stringendo la mano di Esmeralda.

La reazione di Teresa ci lasciò allibiti. «Ehi, ragazzino! Non si scherza su certe cose!» sbottò trapassandomi con uno sguardo da paura. Poi, usando un tono così perentorio che sapeva di ordine tassativo, aggiunse: «Al cinema Italia danno un bel film d’amore! Molto più adatto a due piccioncini, portala lì la tua ragazza!»

Scuotendo il capo girò sui tacchi e se ne andò dietro il banco, bofonchiando: «Per favore non mordermi sul collo… abbiamo attraversato due guerre mondiali, ed ora, alla soglia degli anni settanta, mi tocca ascoltare ancora certe baggianate! Per favore non mordermi sul collo… ancora fermi allo stereotipo del vampiro che s’attacca alla giugulare, siam rimasti… roba da matti».

Ci guardammo negli occhi sconcertati. «Alvaro, che facciamo?» mi chiese con il magone Esmeralda.

«Vada per l’amore!» feci, tirandole un po’ su il morale.

 

La proiezione terminò a un quarto alle cinque. Uscimmo dalla sala e, mentre il campanile batteva le ore, facevamo il nostro ingresso al Gatto verde, per godere al calduccio, seduti al tavolino nell’angolo più appartato, il paio d’ore che ci erano rimaste prima di salutarci.

Teresa ci scrutava, severa, da dietro il banco. Si capiva che avrebbe voluto venire subito da noi, ma dovette attendere un buon quarto d’ora; il tempo necessario per consentire al tramonto di fagocitare l’ultimo baluginio del giorno e, conseguentemente, a Rino di fare il suo ingresso nel locale.

Rino, con il suo volto indecifrabile da vecchio capo sioux, i capelli lisci e candidi raccolti in una lunga coda dietro la nuca, con un cenno della testa acconsentì che Teresa uscisse da dietro il banco per venire a sedersi con noi; poi si sistemò dietro la macchina del caffè, con le mani incrociate sul petto, e si mise ad osservare con sguardo acuto i pochi avventori presenti nel locale.

 

«Scusami per oggi, Alvaro», esordì in tono contrito Teresa, guardandomi negli occhi.

«Scusarti di cosa?» replicai sorridendo. «Ti dovrei ringraziare, il film che ci hai consigliato è piaciuto molto ad Esmeralda.»

«Davvero?» fece lei stupita, volgendo lo sguardo al di sopra della testa di Esmeralda.

«Sì, tantissimo. Pensa che già durante il primo tempo, mi erano venuti i lacrimoni un paio di volte… E alla fine, ho pure pianto di gioia. Che storia d’amore, quanto mi piacerebbe viverne una simile», rispose trasognante.

«Sono certa che il tuo bel Alvaro, in futuro te ne potrà far vivere una ancora migliore», replicò commossa Teresa, stringendo le mani di Esmeralda.

«Teresa!»

La voce rauca e stanca di Rino le fece voltare lo sguardo. «Ti serve qualcosa?» gli chiese, preoccupata.

«Vieni di là, un momento», rispose con tono grave Rino, uscendo da dietro il banco indicando la porta del locale adibito a deposito.

«Scusate, torno subito», mormorò Teresa, lasciando le mani di Esmeralda.

«Fai pure con comodo», ribatté lei, sorridendole.

 «Io devo andare in bagno», dissi, alzandomi dopo che Teresa se n’era andata.

 

Il bagno era sito all’esterno del locale, per arrivarci si doveva uscire dalla porta sul retro e attraversare un cortile poco illuminato.

“Si è messo pure a piovere, e non abbiamo portato nemmeno un ombrello. Se non ce ne presta uno Teresa, rischiamo di tornare a casa fradici”, pensavo preoccupato, camminando rasente ai muri riparati dalla gronda.

Passando accanto alla finestra del locale deposito, mi parve di udire la voce di Rino, che diceva: «Vi ho tenuto d’occhio, non l’hai mai guardata negli occhi, nemmeno per un istante».

Incuriosito mi fermai un attimo. «Ascolta…» udii Teresa dire. Prontamente rintuzzata da Rino: «Il tempo dell’ascolto è finito, guardami! Torna di là e trova il coraggio di piantare i tuoi occhi dentro i suoi!» disse alzando il tono. Poi solo silenzio rotto dai passi che si allontanavano e della porta che si apriva.

“Stanno litigando di brutto”, pensai, avviandomi verso il bagno senza dare troppo peso al piccolo screzio tra i due.

 

“Che strano, non l’ho mai vista fissarla così intensamente”, pensai rientrando nel locale, vedendo Teresa ed Esmeralda guardarsi negli occhi l’un l’altra.

«Di che stavate parlando?» chiesi ad entrambe, riprendendo il mio posto accanto ad Esmeralda.

«Le stavo raccontando la trama del film», rispose con voce atona Esmeralda, tenendo gli occhi ben fermi dentro quelli di Teresa.

«Ah!» feci, osservandole sbigottito. «E a che punto siete arrivate?» chiesi allora a Teresa.

«Alla fine!» rispose seccata, distogliendo finalmente lo sguardo da Esmeralda e facendomi correre un brivido lungo la schiena puntando due occhi fiammeggianti dentro i miei.

«Volevo chiederti: non è che hai un ombrello da prestarci, fuori sta diluviando», le chiesi allora, guardando la pioggia battente dalla vetrina.

«Certo che sì. Anche due… ma credo che uno basti e avanzi per tenere stretti l’un l’altra due piccioncini dentro una notte da tregenda», rispose con una punta di sarcasmo.

Poi sorridendo andò a prenderci l’ombrello. Ombrello sotto il quale, stringendola forte a me l’accompagnai fin sull’uscio di casa… Rammento un: «Ciao», e un bacio appena poco casto… quell’ultima volta che vidi Esmeralda.

 

Il mattino seguente fui svegliato da mia madre che, usando il tatto necessario, m’informò che un capitano dei carabinieri mi attendeva di sotto per pormi alcune domande.

Tremando come una foglia iniziai a rispondere alle domande incalzanti del capitano: l’ufficiale voleva spere per filo e per segno come avevamo trascorso la domenica io ed Esmeralda.

«Capitano!» esclamò un carabiniere entrando trafelato. «Il capostazione ha riconosciuto la ragazza dalla fotografia che gli ho mostrato. Afferma di averla notata, chiedendosi cosa ci facesse alle sei di mattina in stazione, stringendo la mano di un vecchio dall’aspetto inquietante con indosso un lungo tabarro nero, e di averli visti, poco dopo, salire su un treno locale.»

«Andiamo!» fece il capitano, ponendo fine all’interrogatorio.

 

Per cinque giorni le prime pagine dei giornali e l’apertura dei notiziari televisivi furono monopolizzati dalle fotografie di Esmeralda e Rino, spariti nel nulla dopo essere saliti su un convoglio locale, e sullo stato dell’arte delle, fino ad allora, inutili ricerche.

Poi, un fatto ben più grave spostò l’attenzione dei media su una banca, una bomba, una piazza: Piazza Fontana!

In ogni caso le ricerche proseguirono, sotto traccia, per mesi senza giungere a nulla di fatto. Se non a scagionare Teresa, nonostante avessi raccontato ciò che avevo ascoltato dalla finestra del locale deposito quella piovosa sera, dall’accusa di complicità nel rapimento di Esmeralda.

 

6 Dicembre 1999: domenica

 

“Domani, fanno trent’anni”, stavo rammentando percorrendo in silenzio il corridoio del reparto di medicina, nell’ospedale dove esercitavo la professione di medico anestesista, quando udii una voce flebile, un sofferto sussurro provenire da una delle camere. “Chi mi sta chiamando?”, mi chiesi udendo il mio nome pronunciato a fatica.

Incuriosito mi affacciai alla porta. Uno dei due letti, quello prossimo alla finestra, era sfatto; dentro l’altro, quasi si perdeva sprofondato nel cuscino, un volto scarno e pallido solcato da un’infinità di rughe, con gli occhi, chiarissimi e liquidi, incassati nelle profondissime orbite scure.

«Le serve aiuto?» le chiesi avvicinandomi al letto.

«Alvaro… sono io… Teresa», rispose la donna con un filo di voce.

«Teresa?!» esclamai incredulo. Rammentandola cinquantenne all’epoca dei fatti, domandandomi quale morbo avesse ridotto la ottantenne Teresa a una larva umana, volsi lo sguardo sulla cartella clinica.

“Mai visto un caso simile. E’ come se tutte le malattie tipiche dell’invecchiamento, si fossero accanite sul suo fisico… Dev’essere una sofferenza indicibile”, pensai leggendo l’anamnesi sul diario clinico appeso al letto.

«Aiutami, Alvaro… liberami da quest’inferno in terra», m’implorò con lo sguardo piegato dal dolore.

«Non posso farlo, Teresa… sono un medico», sussurrai commosso, stringendole la mano scarna.

«Ti comprendo…» fece lei, tossendo. «Sai, la mia vista non è più quella di un tempo, ma anche se lo fosse stata, non ti avrei riconosciuto ugualmente quando sei passato davanti alla porta… Sei molto… troppo diverso dal ragazzino che frequentava il Gatto verde», concluse a fatica.

«Beh, in ogni caso, ce l’hai fatta», dissi lasciandole la mano. «Ora cerca di riposare», aggiunsi sorridendo, sfiorandole la fronte.

«No!» fece lei, agitandosi. «Non te ne andare… mi devi ascoltare… non mi rimane molto tempo…»

«Va bene, sono qui, non ti agitare», la rassicurai, tornando a stringere la mano gelida di una donna ormai prossima alla fine.

Teresa si calmò, riprese fiato e proseguì: «Non ho visto te passare lì davanti, prima. Ma due ragazzini che si tenevano per mano… E allora ho capito… era un segno, qualcuno, qualcosa… vuole che tu sappia».

«Che sappia, cosa?» le chiesi incuriosito.

«Di Esmeralda, perché tu la possa liberare. Perché non debba soffrire le pene dell’inferno… Guardami… è questo lo scotto che si deve pagare perché lui continui a vivere e prosperare», rispose piangendo.

«Tu sai dov’è Esmeralda, e te lo sei tenuto dentro per tutti questi anni!» sbottai inorridito, lasciandole la mano. «Perché! Perché le hai fatto questo?» le chiesi stringendo la testa tra le mani.

«Per amore», sussurrò appena.

«E’ terribile, agghiacciante, per amore di un vecchio pedofilo, lo hai aiutato a rapire una ragazzina… Siete due mostri!» l’apostrofai sprezzante.

«Insultami pure, ne hai tutte le ragioni… Non son qui a chiederti di perdonarmi, ma di ascoltarmi… ti sto offrendo la possibilità di liberare Esmeralda… Decidi tu, ma decidi ora, ho tanto, troppo da dire… e poco tempo per farlo», concluse stancamente, abbassando le palpebre.

Rimasi ad osservare quel volto scheletrico, domandandomi se veramente potesse aiutarmi a ritrovare Esmeralda, o se fossero solo fantasticherie di una mente affetta da demenza senile. Alla fine convenni che sì, valeva la pena starla ad ascoltare. «Eccomi», dissi soltanto, prendendo una sedia per accomodarmi accanto al letto.

 

«Quando m’inalberai, redarguendovi per quel film sui vampiri, avevo tanto sperato di non vedervi tornare al Gatto verde… Ma quando lasciaste il locale per andare al cinema, temendo che non sareste più tornati, mi sono sentita perduta. Poi, quando vi vidi rientrare, un senso di smarrimento, d’impotenza davanti agli eventi, penetrò i miei pensieri…» esordì, ripercorrendo ad occhi chiusi i momenti topici di quell’ultima domenica.

«Troppi sentimenti contrastanti, nel breve volgere di un pomeriggio... Tipico di chi non sa fare scelte definitive», commentai provando ad analizzare il suo comportamento, inserendomi in una breve pausa.

«Avrei voluto salvarla… lo avrei potuto fare… lasciando andare Rino, incontro al suo tragico destino», proseguì con voce rotta. Sospirò e concluse: «Troppo forte il suo potere. Pur consapevole del fatto che, come con chi mi aveva preceduta, se ne sarebbe andato con Esmeralda lasciandomi solo rimorsi e dolore da scontare per il resto dei miei giorni… quando lui mi disse che se non avessi agito subito sarebbe stata la sua fine, che ormai era costretto a sfuggire la luce solare per procrastinare di qualche mese l’ineluttabile… tornai a sedermi davanti ad Esmeralda, e lì, puntando i miei occhi dentro i suoi, permisi ai pensieri di Rino d’inquinare la sua giovane mente».

«Aspetta un attimo! Intendi dire che, non so come, forse ipnotizzandola, l’hai convinta a fuggire con Rino?» le chiesi allora, forse più incredulo che sbigottito.

«Non io, lui inquinò i sentimenti di Esmeralda… Il mio compito era quello di gettare un ponte tra le loro menti, permettendo ai pensieri di comunicare, di entrare in simbiosi», rispose Teresa.

«Una specie di ricetrasmittente», dissi riflettendo ad alta voce.

«Il paragone mi pare azzeccato», confermò lei.

«Non so, mi sembra tutto così incredibile… difficile da credere», dissi ancora, proseguendo nella riflessione.

«Capisco che è molto più semplice credere che una ragazzina s’innamori follemente di un vecchio moribondo e decida di scappare con lui, piuttosto che provare a battere strade inesplorate», replicò con una punta di sarcasmo, provando ad alzare il tono. E, dopo aver ripreso fiato, provocò la mia reazione, chiedendomi: «Tu che la conoscevi più di chiunque altro, sei disposto a credere alla favola della bella che s’innamora del mostro?»

«No! Questo mai!» sbottai.

Teresa accennò un dolente sorriso. «E allora, non resta che un'unica via da seguire per strapparla dalle grinfie del mostro… Se sei disposto a provarci, io sono qui per aiutarti, altrimenti… vattene! Lasciami morire in pace!» concluse rabbiosa.

Riflettei a lungo. «Qualcosa di strano dev’essere accaduto quella maledetta domenica. Quando tornai dal bagno, vi ho trovate assenti con gli occhi dell’una dentro quelli dell’altra… Però, prima di decidere, devi dirmi tutto quello che sai di Rino», giunsi a concludere.

«Mettiti comodo, è una storia d’amore e di morte, lunga secoli, la sua», rispose sibillina.

 

Teresa partì subito col botto: «Da quanti secoli Rino succhiasse sangue di vergine… non te lo saprei dire. Io conobbi solo colei che aiutò Rino a circuirmi. Alexandra, così si chiamava la ragazza vergine che mi aveva preceduto… e che, bada bene, tale rimase, almeno fino a quando Rino la lasciò libera perché ormai infertile!»

«Mi stai dicendo che non hai mai fatto sesso con Rino… Insomma, che sei ancora vergine?» le chiesi incredulo.

«E’ così… Purtroppo, per continuare a vivere Rino deve suggere sangue mestruale di vergine!» rispose, quasi a rimpiangere un piacere sempre agognato e mai provato.

La storia, vera o falsa che fosse, si stava facendo sempre più intrigante, oltreché orripilante. Indeciso se crederle o meno, ma comunque incuriosito dall’evolversi dei fatti, l’ascoltavo affascinato senza più interrompere il suo faticoso discernere.

E fu così che, Teresa, prendendomi per mano mi accompagnò dentro i meandri oscuri di un’esistenza da romanzo gotico.

 

E dal suo, per certi versi affascinante narrare, appresi cose che la ragione si rifiutava di accettare.

Teresa, dopo avermi informato che Rino alimentava la sua immortalità suggendo una volta al mese alla fonte della vergine Esmeralda, mi spiegò che lei, essendo un essere mortale, doveva nutrirsi in modo tradizionale; per questo motivo, Rino era costretto a lasciare l’antico maniero sito su uno sperone di roccia dove soggiornavano, ogni secondo mercoledì del mese per andare a far provviste al mercato del pase, in fondo alla valle.

Mi disse ancora che molto presto, come fu per lei, prima che l’infertilità conclamata decretasse la fine del loro rapporto, avrebbero abbandonato il maniero per andare a cercare una giovane vergine da circuire, plagiandone la mente durante il mestruo; e che, dunque, avrei dovuto agire al più presto.

«… Il secondo mercoledì del mese, quello è l’unico momento in cui lei resta sola. Dovrai tenerti al riparo nel piccolo cimitero all’esterno del maniero, è ancora terra consacrata, lì, lui non potrà né entrare, né tantomeno annusare la tua presenza. Attenderai di vederlo raggiungere il fondo valle, poi uscirai allo scoperto. Esmeralda, se ti ha veramente amato, percepirà la tua presenza e lascerà il maniero… In quel preciso momento, anche Rino sentirà che lei è uscita dalle protettive mura e, chiudendo gli occhi, vi vedrà uno accanto all’altra. Allora risalirà il sentiero come un lupo famelico, pronto a sbranarti. Non avrai il tempo di stare a convincerla, la dovrai prendere con la forza e portarla in terra consacrata… E lì, possedendola contro la sua volontà… deflorandola, insieme all’imene lacererai il cuore di Rino, provocando la sua definitiva morte!» concluse esausta.

«A quel punto, Esmeralda sarà salva…» Stavo riflettendo a voce alta, quando Teresa, intuendo dove volessi arrivare, m’interruppe: «A quel punto sarà morta, non salva!» sbottò sbalordendomi, staccando la testa dal cuscino di scatto e usando un tono sorprendentemente forte e chiaro.

Subito dopo, una raffica di violenti colpi di tosse e il sentir venir meno il respiro la costrinse a scendere a più miti consigli. Tossendo e respirando a fatica, riuscì a concludere con un filo di voce: «I loro cuori battono in simbiosi, quando quello di Rino si arresterà… sarà la fine anche per lei… Ma se vorrai salvare la sua anima, prima che i demoni ne facciano scempio, dovrai gettare subitamente il corpo nella fossa che avrai precedentemente scavato… e poi… e poi ricoprirla in fretta con la terra consacrata».

«Se non c’è modo di salvarla, preferisco saperla tra le braccia di un mostro, che morta per opera mia», dissi allora, sconfortato.

«Il corpo è solo un involucro, è l’anima che conta… è quella che si deve preservare», obiettò lei. Poi, vedendomi tentennare, mi pose davanti alle mie responsabilità: «Se non basta questo a convincerti… pensa a quante giovani vergini, destinate in futuro ad essergli amanti, strapperai dalle grinfie di Rino, con il tuo nobile gesto».

«Amanti, non mi sembra un termine appropriato. Forse volevi dire… schiave?» la corressi con sarcasmo.

Teresa accennò un sorriso. «Che ne sai tu del rapporto che legava noi… “schiave”, come ci definisci, a Rino?  La tua illuminata arroganza, ti spinge forse a credere che una vergine non possa godere dei piaceri dell’amore?» mi chiese sprezzante.

«Non è questo che intendevo», risposi, non sapendo che altro dire.

Ci pensò Teresa, accendendosi di passione, ad illuminarmi: «Nei giorni in cui le donne sono impedite a soggiacere con i loro uomini… pur senza farmi penetrare, ti posso assicurare che provavo un piacere così intenso… che nessun’altra donna, per quanti uomini possa frequentare, potrà mai lontanamente immaginare».

Mi ferì, sentirla parlare di quel mostro come del più tenero degli amanti. Immaginare la sua testa tra le cosce di Esmeralda, la sua bocca suggere dal vergineo sesso e le sue labbra, lorde del vermiglio mestruo, capaci di farla godere come mai io sarei stato in grado di fare… mi faceva impazzire.

Teresa, comprendendo il mio tormento, provò a tirarmi su il morale: «E’ di un altro tipo di amore che stiamo parlando, non di quello fra esseri umani… Lei, e di questo son certa essendoci passata pure io… non ti ha mai scordato».

«Quello che è stato per te, non è detto che lo debba essere anche per lei», obiettai dubbioso.

«Credimi, è così!» affermò lapidaria. Indicò la finestra. «Non ti resta che andare là… se lei, annusando il tuo odore uscirà dal maniero… avrai la prova provata che in tutti questi anni non ti ha mai scordato», concluse sull’ultimo refolo di fiato.

Auscultando i flebili battiti del polso, attesi che la morte ponesse fine alla sua lunga, disperata vita; convincendomi che: sì, ora che sapevo dove e come agire, sarei stato io a porre una pietra tombale su un dramma che si perpetuava da troppi secoli, sempre uguale.

 

                                                         FINE

 

 

                              

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Vecchio Mara

Utente registrato dal 2017-11-01

Pedalo per allenare il corpo, scrivo per esprimere pensieri e leggo per ristorare la mente

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

L'amore ai tempi del fascismo V.M. 18 anni Narrativa

La canzone dei vecchi amanti Narrativa

La stanza delle bambole Narrativa

Addio Lugano bella Narrativa

La canzone di Marinella Narrativa

Il pescatore Narrativa

Doveva andare tutto bene Narrativa

Leggenda di Natale V. M. 18 Narrativa

Macellazione kosher Narrativa

La breve estate della spensierata giovinezza Narrativa

La guerra di Piero Narrativa

Il maresciallo Crodo Narrativa

A letto con il führer Narrativa

Le lettere segrete Narrativa

La festa della mamma Narrativa

Rapina a mano armata Narrativa

Ipnositerapia Narrativa

Sequel Narrativa

Il fumo fa male Narrativa

Correvo Narrativa

Paolo e Francesca Narrativa

Gli esploratori della Galassia Narrativa

L'uomo dalle forbici d'oro Narrativa

Cervelli in fuga Narrativa

Il boia e l'impiccato Narrativa

L'ultimo negozio Ikea Narrativa

Il figlio del falegname Peppino Narrativa

Il re della valle Narrativa

Una vita tranquilla Narrativa

La ricerca dell'ispirazione perduta Narrativa

Immortali Narrativa

L'amico ricco Narrativa

La farina del diavolo Narrativa

Giudici o giustizieri? Narrativa

Il mediatore (volo low cost) Narrativa

Lui, lei e l'altro Narrativa

Il divo Narrativa

Lo scrivano dell'archivio Narrativa

Lussuria Narrativa

Superbia Narrativa

Gola Narrativa

Avarizia Narrativa

Accidia Narrativa

Ritorno ad Avalon Narrativa

La città di sabbia Narrativa

Cechin Narrativa

Bughi Bughi (boogie woogie) Narrativa

Don Nicola e il partigiano Narrativa

Don Ruggero torna dalla grande guerra Narrativa

Effetto butterfly Narrativa

Confessioni di un prete gay Narrativa

Lugano addio (dolce morte) Narrativa

Via dalla felicità Narrativa

Una ragione per cui vale la pena vivere Narrativa

I magnifici sette racconti Narrativa

Natale: volgarità vere o presunte e altre amenità Narrativa

Il guardiacaccia Narrativa

La bellezza del gesto Narrativa

Dialogando, presumibilmente, con Dio Narrativa

La moglie del partigiano Narrativa

Bat box Narrativa

I ragazzi del Caffè Centrale Narrativa

Quarto reich Narrativa

Il vampiro del Gatto verde Narrativa

Prostituta d'alto bordo Narrativa

Il signore degli abissi Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Lo spettro della trincea Narrativa

La grande mente Narrativa

La porta dell'Ade Narrativa

Alexander... un grande! (Una storia vera) Narrativa

La maschera di Halloween Narrativa

Il rifugio degli artisti Narrativa

La cena delle beffe Narrativa

K2 Narrativa

La solitudine del palazzo razionalista Narrativa

Signora solitudine Narrativa

I tre fiammiferi di Lilith Narrativa

Sono sempre i migliori a lasciarci Narrativa

El Camino de Santiago Narrativa

La rivolta degli insetti Narrativa

Mosè e le tavole della legge Narrativa

Il cattivo maestro Narrativa

Predatori di anime Narrativa

Tre corse in tram Narrativa

Il miracolo di Halloween Narrativa

Las Vegas gigolò Narrativa

La tredicesima orbita (viaggio al termine del paradiso) Narrativa

Poeta di strada Narrativa

Vorrei andarmene guardandoti surfare Narrativa

Alveari metropolitani Narrativa

Sotto la diga Narrativa

Il casale misterioso Narrativa

Prima che sorga l'alba Narrativa

Il boschetto di robinie Narrativa

Agente segreto doppio zero Narrativa

Il bambino di Hiroshima Poesia

L'estate dell'acqua Narrativa

Sindrome del vampiro. vietato ai minori di 18 anni Narrativa

La memoria di San Pietroburgo Narrativa

Augh! Narrativa

Habemus papam Narrativa

L'ultima indagine Narrativa

La spada del samurai Narrativa

Tra moglie e marito non mettere... Narrativa

Delitto nella Casba Narrativa

La diversa percezione del tempo Narrativa

L'indagine Narrativa

Scacco Matto Narrativa

Sei bellissima Narrativa

Domenica è sempre domenica Narrativa

L'uomo che uccise Doc Holliday Narrativa

Lettera a un'amica Narrativa

Gli spiriti del mondo oscuro Narrativa

Buche pontaie Narrativa

Il portagioie cinese Narrativa

Tutto o niente Narrativa

Semidei dell'Olimpo Narrativa

La notte che Sigfrido ha ucciso il drago Narrativa

Il killer degli scrittori Narrativa

Funeree visioni Narrativa

Conversando d'invisibilità Narrativa

Aida come sei bella Narrativa

Invidia Narrativa

Cazzateland (La democrazia del sondaggio) Narrativa

Il mondo delle cose Narrativa

Il vaso di Pandora Narrativa

Ira Narrativa

Nutrie assassine Narrativa

Addio fratello crudele Narrativa

Mastro Tempo Narrativa

Il ranger di Casasisma Narrativa

La fossa settica Narrativa

Nostalgia Poesia

Eterei amanti di penna Poesia

Chiamatemi Aquila Narrativa

Ulisse riflette Narrativa

L'inverno è dentro di noi Poesia

Non rimpiangermi Poesia

Senza luce né amore Poesia

Il potere dei santi Narrativa

Musa ispiratrice Poesia

Il milite ignoto Narrativa

Citami, se lo vuoi Poesia

Lupo sdentato Narrativa

Liscio, Gassato e Ferrarelle Narrativa

I moschettieri del "Che" Narrativa

E' così vicino il cielo Poesia

Con mani a giumella Poesia

La casa degli specchi Narrativa

I vecchi Poesia

Il libraio Narrativa

Dicembre è già qui Poesia

Il misterioso evento di Tunguska Narrativa

Il segreto della grande piramide Narrativa

Surreality Little Bighorn Narrativa

Vale la pena morire per il Gardena? Narrativa

L'esperimento di Filadelfia Narrativa

Scie lanciate verso l'infinito Narrativa

Il pianeta dei giganti Narrativa

L'uomo caduto dal futuro Narrativa

Crocevia per l'inferno Narrativa

Cento anni da pecorone Poesia

L'isola felice Narrativa

Le marocchinate Narrativa

Alba Poesia

Il Golem della foresta Narrativa

L'albino (ricetta di Monidol) Narrativa

Chiedi alle pietre Poesia

Trincee Narrativa

Attimo condiviso Narrativa

Narrami, o amica Poesia

Stupratore occasionale Narrativa

Il ritorno dell'anticristo Narrativa

Guida autonoma Narrativa

Il seme dell'incubo Narrativa

L'estate dei fuochi Narrativa

Il paese dei mostri Narrativa

Musulmania Narrativa

La rimpatriata (PROGETTO STARDUST) Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Paolo Guastone il 2018-11-20 10:20:15
Decisamente un metodo "moderno" per mantenere in vita un vampiro. Bella ed azzeccata la divisione del testo in due parti, un flashback e la narrazione odierna. Ed azzeccato pure il finale, perché lascia libero il lettore di immaginare ciò che vuole. Il buono ed innocente Alvaro, alla fine, si è deciso a credere a cose inimmaginabili. E lo fa per un amore mai sopito. E questo basta.

Vecchio Mara il 2018-11-20 20:31:35
Già, ai tempi di internet, anche i vampiri si aggiornano. Gira voce che tra poco si nutriranno di sangue virtuale, entrando via etere nei PC. Ti ringrazio. Ciao Paolo

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO