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Festival Lovecraft in PIAF - Essi attendono

"L'APOSTROFO" Narrativa di gruppo Festival Lovecraft in P.I.A.F.

di Massimo Bianco

pubblicato il 2018-11-12 09:33:14


FESTIVAL LOVECRAFT IN P.I.A.F. LINK

Gentili lettori di Parole intorno al falò, ecco a voi la traduzione italiana di una lettera finora inedita attribuita a Howard Philips Lovecraft.

 

Dopo infinite titubanze e altrettante sofferenze interiori ho infine ceduto al bisogno di metterti a parte di uno spaventoso segreto che non dovrà mai essere condiviso con nessun altro, amico mio carissimo, perché tu sei l'unica persona di cui mi fidi abbastanza per osar farlo: emersi dagli abissi insondabili dello spazio e del tempo, “Essi” si nascondono tra noi. Occhieggiano invisibili da luoghi situati in bilico tra la nostra e un'altra, ignota, realtà. Demoni o mostri che siano, tutti provengono, infatti, da un'agghiacciante, inimmaginabile altrove.

Essi attendono, protervi e crudeli, la nostra fine, pronti a sostituirci. Ignoro se ciò dipenda da una loro natura aliena empia o se a esigerlo sia la consapevolezza che non ci meritiamo questo nostro mondo, che rendiamo sempre più teatro d'ingiustizie e di violenze e in cui i venti di guerra soffiano sempre più impetuosi, minacciando oramai di spazzare perfino la nostra nazione. Ma qualunque sia il motivo, io sento che un giorno smetteranno di aspettare e interverranno per affrettare la nostra dipartita senza che nulla noi si possa fare per impedirlo. Ed è proprio questo intollerabile presagio d'ineluttabilità ad angosciarmi sopra ogni altra cosa.

Alcuni tra i migliori e innovativi artisti viventi – pittori, scultori e architetti Art Nouveau – se ne dovevano già essere accorti, grazie alla loro sensibilità di gran lunga superiore alla media, perché nelle loro opere se ne può talvolta inferire la presenza.

Io ho la convinzione che costoro siano gli esseri umani in assoluto maggiormente aperti di mente, i più illuminati e più amanti del bello e per tal motivo sopra tutti desiderosi di trasmettere quanto di più dolce e meraviglioso il nostro pianeta ci abbia saputo donare, ma proprio perciò anche capaci di scorgere l'orrore che si nasconde in mezzo a noi. Con il mostrarci la bellezza della natura primigenia, che fanno inerpicare, attraverso le loro creative realizzazioni in ferro battuto, in stucco o in cemento, sulle facciate degli edifici, questi grandi ingegni restituiscono dignità estetica all'ambiente cupo e spersonalizzato dell'odierna città industriale.

Sanno tuttavia di non poter rivelare apertamente quanto percepiscono al di là delle apparenze, perché altrimenti verrebbero presi per pazzi e rinchiusi in manicomio. Si accontentano così di mascherare tale conoscenza all'interno di alcune delle loro superbe creazioni, mescolandola alle serene immagini umane, zoomorfe e fitomorfe che, autentici inni alla gioia, raffigurano nel loro insieme un'ideale natura lussureggiante e primordiale.

Io comprendo bene tutto ciò perché percepii a mia volta tali immonde presenze in agguato, abominevoli entità colme di pensieri tanto meschini quanto corruttori. Ciò mi accadde un triste pomeriggio di alcuni anni fa, proprio mentre mi trovavo dinanzi a una delle succitate opere d'arte.

Questo del mio passato che ti sto per raccontare, caro amico, è un episodio ignoto a tutti e tale dovrà restare, mi raccomando. Conto in proposito sulla tua assoluta discrezione. Non ne avrei neppure mai scritto, se l'angoscioso peso che porto da allora sulle spalle non mi avesse alla lunga fatto sentire il bisogno di confidarmi con almeno una persona solidale.

Per festeggiare il compleanno io, che fino ad allora mai avevo abbandonato i miei luoghi natali, avevo deciso di compiere un pellegrinaggio in Italia, centro dell'arte e della buona cucina, cose da me sempre amate, ed ero appena giunto per nave nel Bel Paese, anelando di visitarlo in lungo e in largo.

Durante un pomeriggio plumbeo e ventoso di settembre, che già presagiva l'inverno incombente, passeggiavo rilassato sul lungo mare di un'industriosa località rivierasca, diretto all'hotel Miramare, consigliatomi poco prima da un cordiale signore incontrato in porto. Stavo percorrendo una strada tutta curve, chiusa tra il mare brumoso, fitto di bastimenti all'ancora con le vele ammainate, e i monti verdeggianti sormontati da sparute costruzioni, quando mi imbattei in un edificio isolato, appollaiato sul fianco scosceso di una collina.

Il palazzo, una casa signorile da pigione dalle cimase elaborate a motivi floreali, appena terminato e in apparenza ancora disabitato, era stato realizzato nel nuovo elegante stile alla moda definito dagli italiani Liberty, benché allora ancora ignorassi tale pretenziosa definizione.

In quel momento provai la straniante sensazione di essere osservato e minacciato da qualcosa di estraneo alla Terra. Volto allora lo sguardo verso il tetto a terrazza del fabbricato, cioè verso il punto dal quale sentivo provenire l'oscura presenza, vidi occhieggiare, affacciato alla ringhiera, un terribile mostro artigliuto e con la bocca spalancata, mentre un inspiegabile sentore di morte e malvagità aleggiava tutto intorno a me. Per giunta un secondo portento si sporgeva all'opposta estremità dell'edificio.

I due spaventevoli giganti erano semplici riproduzioni artistiche, eppure io percepivo che vi era qualcosa di più. Sentivo, infatti, un raccapricciante afrore raggiungermi le narici e per un breve istante intravvidi pure qualcosa aleggiare intorno a una delle sculture, agitandosi come se tentasse di liberarsi. Era un'evanescente immagine impregnata di malvagità, troppo confusa e spaventevole per poter essere descritta. Compresi dunque che un'entità tanto reale quanto crudele era intrappolata all'interno della statua. Non ebbi alcun dubbio, in proposito.

All'improvviso, però, il più vicino dei due petrosi esseri batté le palpebre e nel contempo la malvagità che da esso emanava si trasformò per alcuni istanti in una sensazione di aperta derisione. Dopotutto forse non era davvero prigioniero come avevo creduto sulle prime. La sua presenza all'interno della scultura poteva essere volontaria: l'artista doveva averne percepito la reale esistenza, proprio come era appena accaduto a me, per poi raffigurarla nella scultura e perciò, beffardamente, l'immondo estraneo l'aveva penetrata, abitandola.

Preso dal panico mi trovai allora a correre senza neppure sapere dove mi stessi recando, finché mi ritrovai all'ingresso di un corso alberato. Lì davanti, sul lato destro, sorgeva una seconda massiccia opera architettonica, dall'ampio angolo stondato. E proprio lì, sulla magnifica facciata del palazzo, riccamente elaborata in spirito quasi barocco, la mia sensibilità percepì di nuovo l'oscura presenza, nascosta dentro l'orribile volto di un capro scolpito in materiale cementizio.  Se fosse un'altra entità o la medesima di prima ivi trasferitasi non saprei dire, ma la mano che ne aveva realizzato il provvisorio involucro era di sicuro la stessa, ne riconoscevo, infatti, il tocco d'artista.

Fuggii di nuovo, terrorizzato e ormai sull'orlo della pazzia. Appena mi fui ripreso non ebbi dubbio alcuno sul da farsi. Quello stesso giorno cambiai il mio biglietto, anticipando prima possibile il rientro negli Stati Uniti. Non potevo più restare in quei pur anelati luoghi. Oggi invero quasi nemmeno più oso allontanarmi da Providence, talmente il mondo là fuori mi sgomenta.

In conclusione di questa prima parte torno a raccomandarti, amico carissimo, di non divulgare mai a nessuno il contenuto della missiva. Sarebbe anzi opportuno che dopo averla letta tu la distruggessi, sia perché il solo riferirsi a Essi ci potrebbe mettere entrambi in mortale pericolo, sia perché le affermazioni in essa contenute porterebbero chiunque a dubitare della mia sanità mentale. Ne dubito io stesso, d'altronde. Tanto più che nulla di quanto ti ho qui sopra descritto può essere suffragato da prove e potrebbe davvero dipendere da follia. A ogni modo sono già sufficientemente bistrattato così, senza necessità di attirarmi dietro ulteriore ridicolo.

A mia maggior protezione ho cancellato perfino la notizia del viaggio in Europa, interrotto peraltro appena ai suoi inizi: ufficialmente il tuo povero amico Howard non ha mai lasciato il continente americano. Non è stato invero difficile mantenere il segreto, perché al momento della partenza neppure mia madre ne era informata e gli unici a sapere dove stessi andando erano la Zia Annie e, ovviamente, il mio agente di viaggio. Entrambi terranno la cosa per sé, me lo hanno promesso, pur non comprendendone il motivo. Di certo avranno scambiato la richiesta per una fisima dovuta al mio ben noto esaurimento.

Per fortuna avevo prenotato il viaggio senza adoperare il mio vero nome e a bordo ero restato molto sulle mie, evitando di dar confidenza a chicchessia. Pagando in anticipo e in contanti potei inoltre evitare di fornire i miei documenti ai gestori dell'albergo in cui pernottai in attesa di reimbarcarmi. Con te dunque ora siamo appena in quattro a esserne a conoscenza.

Tutto ciò è stato possibile per via di miei personalissimi motivi di disagio. Perché, vedi, io allora tenevo molto a quella vacanza e allo scopo già da tempo stavo mettendo denaro da parte quando, come sicuramente già saprai, fummo colpiti da un grave tracollo finanziario, causato dagli investimenti sbagliati effettuati da mio zio Edwin. Sarebbe stato doveroso rinunciare al viaggio e mettere quei pochi soldi a disposizione della famiglia, invece egoisticamente non me la sentii.

Imbarazzato tuttavia dall'indelicatezza di questo mio agire, non degno del gentiluomo quale ritengo di essere, prima della partenza evitai di rivelare la mia reale destinazione, che m'ispirava vergogna. Chiunque altro crede che il mio periodo di assenza sia stato dovuto a un necessario ritiro in campagna per via della salute cagionevole.

Come ben sai sono sempre stato uno scettico, amico mio, e per tale continuerò ad atteggiarmi in futuro, tuttavia la spaventosa esperienza vissuta mi ha suggerito una complessa costruzione narrativa, un'intera mitologia derivante da tali conoscenze, che come pura valvola di sfogo intendo mettere su carta nei prossimi anni, suddivisa in svariati racconti. Per chiunque la leggerà di certo rappresenterà soltanto un mero gioco letterario, nulla più che un'elaborata fantasia e un macabro divertimento. Solamente noi due saremo a conoscenza della verità sottaciuta.

Nelle mie intenzioni tale opera...

 

 

NdR: Il testo purtroppo s'interrompe qui. L'enigmatico stralcio di missiva contenuto nelle uniche due pagine pervenuteci, qui sopra riprodotto in una nostra traduzione nella lingua italiana odierna, ma scritto in un raffinato inglese colmo di arcaismi, è stato attribuito a Howard Philips Lovecraft ed è indirizzato a un destinatario altrimenti sconosciuto, malgrado il presunto mittente nel corso della vita avesse scambiato decine di migliaia di lettere con innumerevoli interlocutori oggi a noi noti.

I fogli sono stati rinvenuti lo scorso anno, dentro un baule, in un modesto negozio d'antiquariato di Boston e parrebbero risalire alla metà del secondo decennio del XX secolo. Se genuina, questa lettera sarebbe di estrema importanza perché spiegherebbe l'origine di buona parte dell'opera narrativa di Lovecraft. Benché sia stata vagliata con attenzione da numerosi specialisti, la sua autenticità è peraltro ancora discussa. Ve l'abbiamo perciò qui presentata con beneficio d'inventario: giudicatela come meglio credete.

 

Massimo Bianco 10/11/18, fine.

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L'AUTORE Massimo Bianco

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Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Antonino R. Giuffrè il 2018-11-12 10:40:55
Alle origini della mitologia lovecraftiana, potremmo dire. Probabilmente, avrai tratto ispirazione da uno dei racconti più famosi di HPL, “Il richiamo di Cthulhu”, dove si parla di una statuetta, quella di Cthulhu appunto, “forgiata su altri mondi” ecc. ecc. Lo stesso Lovecraft ne fece alcuni schizzi abbozzandone le fattezze. Essendo un esperto d’arte, non ti sarà stato certo difficile fare il giusto accostamento con lo stile Liberty, che peraltro caratterizza la tua Savona (e anche, se permetti, la mia Catania, riconosciuta nel 2016 dall’esperto Andrea Speziali come “migliore città liberty”). Non giudico quanto bravo tu possa essere stato a riprodurre il suo stile, perché, sì e no, avrò letto solo il 20% della produzione lovecraftiana. Quindi, per un commento più esaustivo, dovrai attendere qualcun altro. Per quel che vale, io l’ho letto con piacere. Ps. Un agghiacciante altrove.

Massimo Bianco il 2018-11-12 12:55:21

Ciao Antonino, non ero a conoscenza di questo riconoscimento fatto da Andrea Speziali, col quale, come di sicuro già saprai io ho scritto il libro: Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture", dove in pratica lui ha curato Villa Zanelli e io mi sono occupato delle "altre architetture". Avrei pensato che tenesse in maggior considerazione Palermo, dove Ernesto Basile concentrò il grosso della propria attività, anche se lavorò pure a Messina, appunto Catania, se non vado errato, e anche a Roma. Prossimamente vedrò di  documentermi  sul Liberty catanese, e con grande interesse. A ogni modo tra le altre architetture succitate c'è anche l'edificio che nel mio racconto Lovecraft incontra per primo, la cosiddetta "Casa Piccardo". la copertina di questo racconto riprende appunto un particolare del palazzo, che ti mostro qui in foto per intero (foto mia come le altre):





Come puoi immaginare questo edificio non poteva non ispirarmi. La seconda foto viene invece da un altro palazzo savonese Il "Palazzo delle Piane". Entrambi gli edifici sono stati realizzati dall'architetto Alessandro Martinengo, di cui io ho scritto anche un saggio, pubblicato sul sito Truciolisavonesi e intitolato "Alessandro Martinengo, il Gaudì savonese." se ti interessa sta ancora lì, nel mio spazio personale, oltre a essere ospitato nel sito di Andrea Speziali.



 



Tra parentesi quando domenica scorsa ho letto la proposta dell'Admin e di Mauro e già mi sorgeva l'idea, giusto per fare un po' ripasso sono andato a rileggermi alcuni suoi racconti, "Il richiamo di Chtulhu", appunto, "La casa stregata", L'orrore di Dunwich", "Il colore venuto dallo spazio" e il mio preferito, "La maschera di Innsmouth. Peraltro neppure io l'ho letto tutto, Lovecraft, se non al 20 come te sarò al più al 25%, ho deciso che per stilare questo racconto poteva bastarmi, spero di aver avuto ragione. Lieto che tu abbia gradito la lettura.



 


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Rubrus il 2018-11-12 11:16:20

I veri appassionati di HPL sostengono che non lo si può conoscere senza aver letto la sua corrispondenza, che ha dimensioni realmente mostruose. Per quanto mi riguarda, mi sono limitato a un libretto in cui Lippi e De Turris hanno raccolto le lettere, o gli stralci di lettera, in cui egli descrive agli amici i propri sogni, sovente cercando di interpretarli e che sono allorigine di diversi suoi racconti. Quello che sorprende è che i suoi racconti e le sue lettere sono scritti allo stesso modo. Certo, si tratta di scritture ex post, da sveglio, quindi probabili rielaborazioni, ma la domanda sorge spontanea: perchè HPL avrebbe dovuto raccontare a degli amici i propri sogni e poi trasformarli, quasi pedissequamente, in racconti? Sia come sia, l'idea di "invertire il processo" quindi di trasformare un racconto "alla Lovecraft" in una storia epistolare è oltremodo felice. Con riferimento all'Italia, HPL era un appassionato della classicità greco - romana e, per tornare all'argomento di prima, in più lettere descrive con dovizia di particolari il c.d. sogno romano in cui dice di aver visto se stesso, in sogno, nei panni di un tribuno romano in Iberia alle prese con la "solita" entità / divinità ancestrale adorata da una tribù locale antica, meticciata e (sempre al solito e perciò) particolarmente repellente. Su un viaggio di Lovecraft in Italia esiste addirittura un c.d mockumentary del 2004 (https://it.wikipedia.org/wiki/H.P._Lovecraft_-_Ipotesi_di_un_viaggio_in_Italia) . Se l'atteggiamento di HPL verso la classicità era quasi di ammirazione, seconda solo a quella che provava per il New England coloniale, altrettanto non può dirsi per gli italiani. Nei suoi racconti compaiono poco e - ma era (è?) l'atteggiamento comune dei WASP del suo tempo- sono descritti come superstiziosi, lazzaroni, inclini al vizio e non al lavoro; bianchi... ma fino a un certo punto, di solo poco diversi dai neri. Ci sono accenni a tale proposito in racconti come "I sogni nella casa delle streghe" (in cui peraltro i polacchi non vengono trattati meglio), in "Orrore a Red Hook" e, soprattutto, nel suo ultimo racconto, "L'abitatore del buio". Quale che fosse l'atteggiamento dello scrittore verso gl'italiani suoi contemporanei, è quasi sicuro che mai avrebbe potuto permettersi un viaggio dalle nostre parti: era troppo povero... però... però c'è un racconto "La musica di Erich Zahn", ambientato a Parigi, dove HPL non era mai stato. Un suo amico (non ricordo chi) gli chiese come avesse potuto descriverne gli scorci, specie dei tetti, con tanta precisione (anche se la Rue de l\\\\\\\\'Auseil, dove il racconto si svolge, non esiste) e HPL, al solito, gli rispose enigmaticamente che c'era stato in sogno, sicchè.... Piaciuto, ciao.

Massimo Bianco il 2018-11-12 13:06:26
Ciao Roberto, so bene che tu sei un conoscitore approfondito di Lovecraft, quindi il tuo giudizio mi interessava particolarmente, leggo che è positivo e non posso che esserne contento. Tra l'altro io non ho mai letto la sua corripondenza, quindi ignoravo se si staccasse e quanto si staccasse dalla sua narrativa nello stile, sono quindi lieto di leggere che ci assomigliava molto e che quindi non ho fatto una scelta sbagliata nel rifarmi alla sua narrativa scrivendo il testo. Quanto al viaggio in Italia, sapevo che era molto interessato alla cultura classica, e anche alla cucina italiana, così ho letto. Beh, grazie a questa lettera fortunatamente ritrovata ora sappiamo che nonostante le sue difficoltà economiche è riuscito a venirici, eh, eh, anche se non ci si è trattenuto. Quanto alla dissitima per gli italiani: scommetto che per Alessandro Martinengo (l'autore degli edifici del racconto) faceva un eccezione, ah, ah.

Rubrus il 2018-11-17 11:29:41
Dimenticavo di aggiungere un altro motivo per cui questo racconto è affine alla poetica lovecraftiana: HPL era affascinato da certe architetture: i suoi racconti sono pieni di descrizioni di case in stile coloniale, architettura georgiana, doppi abbaini, timpani ecc. E ovviamente geometrie non euclidee. Un racconto in cui l'architettura in qualche modo è centrale sarebbe quindi stato nelle sue corde.

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Vecchio Mara il 2018-11-12 17:14:20
Questo, finora, è quello che mi è più piaciuto, dei racconti ispirati ad HPL, e poi c'è quell'immagine piazzata in una parte strategica del testo che più che farti immaginare, te lo fa proprio vedere cosa si sarebbe trovato davanti HPL alzando lo sguardo, se veramente fosse stato in Italia. (a Savona, immagino... ma ci è stato veramente?) Ciao Massimo.

Massimo Bianco il 2018-11-12 19:29:08
Ti ringrazio, ne sono molto lieto. eh sì, quella è esattamente la seconda immagine scolpita che Lovecraft vede nel corso mio racconto, la prima è invece (insieme alla sua gemella, visibile nella foto che ho inserito nella mia risposta ad Antonino) quella della copertina. Sì, si tratta di Savona, due autentici palazzi Liberty che alla data immaginaria della sua visita in Italia erano appenba stati costruiti e che mi hanno ispirato. E, no, Lovecraft non è mai stato in Italia e neppure in Europa ed è proprio per questo che ho provveduto a far sì che il "mio" H.P. Lovecraft decidesse di cancellare tutte le notizie del suo viaggio in Italia: nel mio racconto non devono essere tramandate proprio perchè nella realtà il viaggio non è mai avvenuto. Desideravo dare maggior credibilità alla mia storia,credibilità in senso lato, è chiaro. Ciao.

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Colosio Giacomo il 2018-12-04 13:26:10

Caro Massimo, di Lovecraft non ne so niente e di lui non ho mai letto nemmeno un racconto, quindi non posso giudicare se il tuo scritto possa essere stato redatto con una giusta impostazione, insomma se possa essere paragonato al suo modo di scrivere missive. So solo che mi è piaciuto, ed inoltre mi ha risvegliato un ricordo; parlo di un racconto nel quale il "mostro" diciamo così era nascosto nelle torri di Lucca, o qualcosa del genre...quello è stato uno dei primi racconti tuoi che ho letto. Anche lì c'era di mezzo l'architettura, bene o male...Ciaociao, e complimenti vivissimi.

Massimo Bianco il 2018-12-09 00:47:48

In effetti non ti ci vedo proprio a leggere Lovecraft. Grazie per visita e apprezzamento, Giacomo, ciao, buon anno.


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90Peppe90 il 2019-01-24 21:33:51
Bel brano, Massimo, molto convincente anche perché il tuo stile - già di per sé sempre puntuale, elegante e ricercato - si sposa alla perfezione con i toni narrativi di HPL e, unendo le tematiche tipiche del Solitario di Providence ad alcune tematiche a te così care, non poteva che venir fuori un racconto di spessore. Aggiunta efficace quella dell'immagine e non dimentichiamoci dell'NdR che fa il suo effetto. Ciao, Max, alla prossima!

Massimo Bianco il 2019-02-03 19:04:02
Grazie, Peppe, molto lieto del tuo apprezamento. Con questo brano ho cercato di prendere due piccioni con una fava, omaggiare Lovecraft e promuovere lo stile Liberty - Art Nouveau (che studio perchè lo amo), se ci fai caso alcuni passi descrittivi sul Liberty sono quasi saggistici, per fortuna a giudicare dai vostri commenti sembra che sia riuscito a farlo senza appesantire il racconto. Ciao.

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