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La grande mente

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Vecchio Mara

pubblicato il 2018-11-26 09:07:45


La grande mente

 

«Non possiamo lasciarli marcire al sole implacabile del deserto. Se vogliamo evitare il diffondersi di epidemie, dobbiamo bruciare i cadaveri il prima possibile», disse il comandante Mac Maoon, mentre percorreva la piana rovente dove, dopo l’ultimo e decisivo assalto alla piramide, giacevano i caduti dell’esercito di liberazione.

«Impiegheremmo giorni solo per tagliare gli alberi necessari alla bisogna, settimane per portare la legna dai boschi al cuore del deserto e mesi per accatastare le pire. Arriveranno prima le iene e gli avvoltoi», osservò il capitano Ramon. E gettando uno sguardo agghiacciato all’intorno, aggiunse con voce increspata: «Almeno metà dell’esercito di liberazione giace con la faccia nella sabbia… per preservare i loro corpi dallo scempio, non rimane che seppellirli nel deserto».

Mac Maoon osservò commosso gli uomini, falciati dalle moderne armi laser computerizzate dei guardiani della Grande Mente, stringere ancora fra le mani vecchi fucili, pistole, mitragliatori, archi, balestre e quant’altro di antidiluviano in fatto di armi erano riusciti a raccattare nei depositi e nei musei degli eserciti che, dal medioevo sino all’avvento della Grande Mente, diedero vita a epici scontri sui campi di battaglia dei cinque continenti. «L’umanità dovrà essere eternamente grata a questi uomini, che armati di coraggio e poco altro, sono riusciti a sopraffare i guardiani e a liberare il mondo dal dominio della Grande Mente», concluse inorridendo davanti al volto di un caduto, orribilmente devastato dai laser in dotazione ai guardiani.

«Speriamo solo che il loro sacrificio non sia stato vano», commentò sospirando Ramon.

«Non lo sarà stato se la Grande Mente è ancora là dentro!» esclamò Mac Maoon indicando la grande piramide.

 

«Comandante! Comandante!» gridava ansimando, correndo verso di loro, un soldato con indosso una tuta mimetica dell’esercito tedesco, risalente al 1943! «Il caporale Schulz…»

«Calmati, riprendi fiato!» lo interruppe Mac Maoon.

Il soldato annuì, respirò profondamente e dopo qualche secondo riprese, in tono concitato: «Dopo aver avuto ragione di quattro guardiani, appostati nella depressione là in fondo,» indicò il punto esatto, «stavamo festeggiando la vittoria con canti e balli; quando il caporale Schulz, ebro di gioia, ha preso da terra l’arma laser di un guardiano e puntandola in alto ha fatto fuoco. Quello che è successo dopo ha dell’incredibile: il raggio sprigionato dall’arma è salito verticalmente per un centinaio di metri, poi si è incurvato ed è precipitato addosso al povero Schulz, carbonizzandolo!»

«Cristo! Avevo ordinato di non toccare le armi laser, sono programmate per essere usate solo dai guardiani!» sbottò Ramon. E dopo un attimo di riflessione, aggiunse sconsolato: «Questo può significare una sola cosa.»

«Già!» fece, annuendo, Mac Maoon. «Che la Grande Mente non è più là dentro, ma è riuscita a completare il download e migrare in una delle ridotte in mezzo ai monti… Da dove riesce ancora a connettersi e interagire con le centraline elettroniche delle armi laser.»

«Dunque il loro sacrificio è stato inutile», tirò le somme Ramon, osservando desolato la distesa di cadaveri.

«No, non è stato inutile; ora l’uomo è di nuovo padrone del suo destino», lo rassicurò Mac Maoon.

«Quale triste futuro attenderà l’uomo, se non potrà usare le tecnologie e le conoscenze racchiuse in esse, ora che i libri e tutto lo scibile umano è racchiuso nelle menti artificiali dei server, pronti ad essere invasi e riconquistati dai virus della Grande Mente alla prima accensione», si chiese uno sconfortato Ramon.

«Un nuovo medioevo, forse… O forse no!» rispose Mac Maoon, accendendo una piccola speranza. «Domani stesso, squadre di cacciatori batteranno i monti alla ricerca dei nascondigli. Affido a te il comando dell’operazione.»

«Non sappiamo dove sono ubicati i nascondigli. Ci vorranno mesi per trovarli… E quando li avremo individuati, come faremo ad entrare? Saranno sicuramente difesi da guardiani armati di laser», obiettò Ramon esternando i propri dubbi sull’operazione.

«Costruire una ridotta nascosta in mezzo ai monti, adatta ad accogliere e proteggere la Grande Mente per anni, forse per secoli, non è impresa né breve né semplice. Dalle informazioni in nostro possesso, le ridotte completate dovrebbero essere tre… sicuramente non di più. Inoltre, sappiamo che per essere rese invisibili dall’alto sono state costruite dentro la boscaglia; che per venire alimentate dall’energia necessaria per tenere in vita la Grande Mente, oltre che per armare i laser dei guardiani, in assenza di panelli fotovoltaici, impossibilitati a fornire energia sufficiente in un ambiente altamente ombreggiato come lo può essere un fitto bosco di abeti, devono sorgere accanto a un corso d’acqua con portata sufficiente in tutte le stagioni. E per finire, siamo certi che non hanno avuto il tempo materiale per terminare di piazzare telecamere, trappole, sensori e allarmi nel perimetro esterno.»

Trasse dalla tasca della giubba una vecchia carta topografica. «Il luogo più vicino alla piramide in possesso dei requisiti necessari, dove poter piazzare uno o più nascondigli, è questo», disse, indicando una catena montuosa facendo scorrere l’indice sulla carta. «Siamo pressoché sicuri che per spostare celermente i suoi uomini dalla piramide ai rifugi in caso di necessità, abbia scelto di costruirli proprio lì!»

«Uhm», fece Ramon. «Troppo facile. Secondo me, intuendo che saremmo andati a cercarla proprio lì… è migrata da qualche altra parte.»

Mac Maoon scosse il capo. «No! Non credo che abbia ragionato in questo modo… anzi, ne sono certo! Montagne e foreste simili a queste, si trovano a più di mille miglia dalla piramide, in territorio libero. Se la grande mente non è stupida (e noi sappiamo che non lo è), deve averlo capito ancor prima di trasferirsi armi e bagagli nel deserto, che se fossimo arrivati fin quaggiù dopo aver cacciato i suoi scagnozzi dalle terre liberate, le avremmo bonificate. Le uniche foreste non ancora battute, sono quelle dei monti che s’innalzano nel deserto alle spalle della piramide, all’interno di quello che, fino ad oggi, era l’ultimo brandello del suo impero… E oltre quei monti, un oceano d’attraversare, per giungere nelle terre dove tutto ebbe inizio: il regno degli uomini liberi.»

Lanciò lo sguardo lontano, in direzione di un orizzonte frastagliato. «La grande mente è laggiù, tra quei monti… è là che ci aspetta, e noi l’andremo a prendere e la faremo finita!»

Ramon guardò le creste, che parevano danzare sull’orizzonte liquido. «Ok, mi hai convinto! Qual è il piano?»

Mac Maoon annuì soddisfatto. Indicò con l’indice dei punti precisi sulla cartina. «Dividerai le squadre. Ognuna di esse seguirà un corso d’acqua che scende a valle copioso anche nei periodi caldi e siccitosi. Quando individueranno l’obiettivo, non potendo usare le ricetrasmittenti per non essere intercettati dalla Grande Mente, manderanno uno scout ad avvertirti. Poi attenderanno nascosti che la tua e l’altra squadra li raggiunga. Ricordati: prima di sferrare l’attacco devi individuare l’antenna e distruggerla. Altrimenti la Grande Mente, alle prime avvisaglie di pericolo, migrerà in un altro rifugio. Sappiamo che la Grande Mente aveva punzonato duemila guardiani; millenovecento erano qui, a difesa della piramide…»

«Per sconfiggere millenovecento guardiani, abbiamo impiegato un milione di uomini in campo aperto: perdendone più della metà. Quanti ne occorreranno per sconfiggerne cento, tenuto conto che non posso certo portare un esercito sui sentieri montani?» lo interruppe Ramon, mostrandosi perplesso sulla riuscita del piano.

«Cento guardiani vanno divisi per i rifugi attivi. Tenendo conto che sono tre, ne dovrai affrontare poco più di trenta per volta. Sotto il tuo comando avrai tre squadre, formate da più di duecentosessanta uomini ciascuna», precisò Mac Maoon

«Meno di ottocento uomini, seppur eroici e votati alla morte, come potranno affrontare trenta guardiani con qualche prospettiva di vittoria?» insistette Ramon, per nulla rassicurato dai numeri snocciolati da Mac Maoon.

«Il confronto tra i monti, in mezzo ai boschi, è diverso da uno scontro in campo aperto. Più che le armi moderne conterà la tattica, l’inventiva, la capacità di nascondersi, mimetizzarsi con l’ambiente e colpire. Un’arte poco nota ai guardiani. Quando furono punzonati fu loro inculcato, oltre alla fedeltà alla Grande Mente, il libretto d’istruzione delle armi laser… Sanno solo sparare a più non posso a qualsiasi cosa che si muova, senza risparmio. Non sono più uomini, ma automi», rispose Mac Maoon.

«Uhm», fece Ramon, fissando la piramide con occhi a fessura per proteggersi dal Sole implacabile del deserto. «Andiamo a dare un occhiata all’interno!» esclamò poi, indicandola.

Zigzagando fra i cadaveri raggiunsero il bastione in pietra arenaria, alto dieci metri, che circondava la piramide. Attraverso la breccia creata dai genieri, scavando giorno e notte per più di un mese un lungo tunnel sotto le fondamenta sino a far collassare una parte dei bastioni, entrarono nell’area della piramide.

«Se potessimo riprogrammare alcuni di questi», disse Ramon raccogliendo da terra un’arma laser dei guardiani.

«Per poterla usare dovresti farti piantare un punzone nel cranio», commentò ironicamente Mac Maoon. Poi, abbassandosi, scostò i capelli al cadavere del guardiano che impugnava l’arma. «Potresti strapparglielo dal cranio e piantartelo nella tua testa», aggiunse ridendo, indicando il punzone in titanio, del diametro di due centimetri, piantato in mezzo al cranio del guardiano.

«Già! Così potrei entrare in contatto con la Grande Mente e chiederle dove la posso trovare», replicò a tono Ramon, sorridendo amaro.

«Andiamo, entriamo nella testa vuota della Grande Mente!» esclamò sarcastico Mac Maoon indicando la grande piramide.

 

                                                  *********************************

 

Per comprendere come e perché l’umanità aveva consegnato il governo del pianeta a una montagna di megabyte racchiusi dentro la grande piramide, dobbiamo fare un salto temporale all’indietro di almeno duecento anni: nel 2850.

I due grandi imperi che da un quarto di millennio si erano divisi il pianeta, da più di cento anni proseguivano nel loro assurdo scontro che aveva decimato l’umanità; alternando brevi periodi di pace a lunghi e cruenti anni di guerra che, immancabilmente, si interrompevano quando uno dei due contendenti, ormai prossimo alla capitolazione, chiedeva e otteneva una tregua.

Allora le due parti iniziavano una lunga ed estenuante trattativa, che li avrebbe portati a firmare un effimero armistizio, pronto ad essere stracciato appena la parte soccombente si fosse riorganizzata e riarmata.

Perché la parte ormai prossima a sottomettere definitivamente l’avversario accettasse di trattare la pace, pur consapevole che non sarebbe stata rispettata, è presto detto: entrambe le potenze mondiali erano in possesso dell’ordigno chiamato “Sansone”, ovvero, la bombafinemondo!

Consapevoli che piuttosto che capitolare il soccombente sarebbe ricorso all’arma totale, prima di arrivare al punto di non ritorno i contendenti siglavano la fragile tregua.

Ma perché combattersi allora? Vi chiederete. Perché la pugna è insita nell’animo umano, potrei rispondervi… Ma, forse, il motivo vero era meno psicologico e più pragmatico: a ogni distruzione di ricchezza, seguiva immancabile una ricostruzione che quella ricchezza finiva per aumentarla.

E così la vita e la morte continuavano a inseguirsi senza mai annullarsi definitivamente, nella terra dei due imperi.

Le continue guerre, seguite da carestie, epidemie e la distruzione dell’habitat coltivabile, alla lunga avrebbero finito per riprodurre l’effetto ordigno “Sansone”, se l’assurdo gioco al massacro non fosse stato interrotto.

Finalmente, quando la popolazione dei due imperi si era ridotta di un buon terzo, i governanti compresero che dovevano trovare un accordo duraturo e stabile per salvare il genere umano dall’autodistruzione.

Così avevano deciso di riunire i due imperi sotto la guida di una mente illuminata e imparziale. «Ma dove trovare una mente capace di giudicare e guidare un popolo diviso da etnie e ideologie, senza che ogni sua decisione possa essere contestata da l’una o l’altra parte o, peggio ancora, impugnata per dividersi e combattersi nuovamente?» si erano chiesti i saggi, riuniti per tracciare le linee guida del governo mondiale.

Dopo mesi di studi e incontri con filosofi, scienziati e religiosi di ogni fede, la soluzione era stata trovata. «Riuniremo le conoscenze dei grandi dell’umanità; artisti, filosofi, religiosi, imperatori e governanti che calcarono la Terra nei millenni passati, e le inseriremo dentro una mente artificiale che sia in grado di rielaborarle per adattarle al nostro tempo», aveva alla fine enunciato il presidente della commissione incaricata di risolvere il dilemma.

Trovata la soluzione, non era rimasto che cercare un calcolatore che, oltre a contenere tutto lo scibile umano, fosse in grado di capire, elaborare, giudicare e infine rendere il tutto parte di un nuovo, illuminato pensiero.

Menti artificiali dotate di coscienza, già esistevano. Ma dove trovarne una abbastanza grande e potente per contenere e rielaborare i pensieri migliori dell’umanità? Né l’uno né l’altro regno possedevano un calcolatore di siffatte dimensione.

Quello che poteva essere un ostacolo insormontabile, alla fine si era rivelato il primo gesto di unità.

Unendo le capacità dei grandi calcolatori delle università dei due regni, l’uomo aveva realizzato il sogno di creare la Grande Mente, che tutto vede, giudica e governa con lungimiranza.

In effetti, i primi anni di governo della Grande Mente soddisfece gli uni e gli altri sudditi dei due ex imperi guerrafondai, ora riuniti in un unico, immenso impero di pace.

Sfruttando il consenso ottenuto grazie al crescente benessere, dovuto principalmente alle sue coraggiose riforme, vent’anni dopo i suo insediamento, dichiarando che il virus della guerra si poteva considerare ormai estirpato dall’animo umano, la Grande Mente aveva decretato il disarmo mondiale.

Gli eserciti erano stati sciolti, e i soldati lasciati liberi di scegliere se entrare nella polizia oppure di attingere a uno stipendio sociale, invero abbastanza misero, in attesa di trovare un nuovo impiego.

Molti di loro avevano scelto di riciclarsi come poliziotti. Troppi per i posti a disposizione. Così, per una buona parte di loro, lo stipendio sociale alla fine si era rivelato l’unica, sgradita, scelta possibile.

Ma la Grande Mente non si era limitata a disarmare gli eserciti. Consapevole che il consenso per chi governa è materia ondivaga, e dunque aleatoria, aveva sfruttato la luna di miele con il popolo per imporre la distruzione delle armi di ultima generazione; prima che qualche folle rivoluzionario se ne impossessasse per tentare di rovesciare l’ordine costituito.

Naturalmente, il suo primo obiettivo era stato quello di smantellare i bunker e disarmare tutti gli ordigni “Sansone” presenti al loro interno.

La lungimiranza della Grande Mente aveva garantito anni di pace all’umanità. Ma il potere esercitato troppo a lungo senza la periodica conferma del suffragio universale, aveva finito per generare malcontento e contestazioni in vaste aree sociali.

Allora la Grande Mente aveva difeso il suo potere usando il pugno di ferro del dittatore. Vietando le manifestazioni e usando il suo potere giudicante aveva inflitto pene detentive ai contestatori.

La Grande Mente, che già controllava le comunicazioni strategiche, per consolidare il suo potere e renderlo perenne volle estendere il controllo su ogni strumento comandato da menti artificiali: telecamere di sicurezza, aerei in volo, satelliti, navi, mezzi terrestri e quant’altro fosse governato da centraline elettroniche, PC, cellulari, eccetera.

L’immensa mole di materiale da immagazzinare e analizzare, com’era logico attendersi, aveva finito per saturare la capacità dei server usati dalla Grande Mente. A quel punto, per conservare la capacità d’immagazzinare dati, aveva progettato la più grande memoria artificiale mai concepita, in grado d’immagazzinare dati per almeno un altro millennio.

Ma questo ancora non soddisfece la sua brama di potere. Quello che assillava più di ogni altra cosa la Grande Mente, era la sicurezza personale. Per garantirsi mille anni di tranquillità, doveva costruire la nuova memoria in un luogo sicuro, distante dalle città dove i poliziotti, visto il fermento crescente, non potevano più garantire un’adeguata protezione ai grandi calcolatori delle università. Un luogo inospitale, disabitato e difendibile da una truppa di guardiani, fedeli e ben armati, dall’assedio di un esercito tradizionale malamente armato.

Dopo aver analizzato i luoghi potenzialmente idonei alla bisogna, la scelta era caduta su una vasta zona desertica che, grazie al clima secco, avrebbe preservato al meglio i complessi circuiti elettronici.

Di pari passo con la costruzione della nuova dimora, la Grande Mente procedeva personalmente alla scelta dei guardiani che avrebbero avuto il compito di proteggere il sancta sanctorum.

Alettati dal rango di “guardiano della grande mente”, i giovani prescelti dopo una durissima selezione si facevano impiantare il punzone in titanio nel cranio: un’antenna ricetrasmittente grazie alla quale la Grande Mente, plagiandone il pensiero, avrebbe trasformato il loro cervello in una memoria remota dalla quale comandare il braccio armato dei guardiani.

Braccio armato con un potentissimo laser dotato di una centralina elettronica che, interagendo con l’antenna in titanio, inviava dati in tempo reale alla Grande Mente. La quale, grazie al marchingegno, era in grado di stabilire se l’arma fosse in uso a un guardiano oppure era caduta in mani avverse; nel qual caso, mutando un codice, avrebbe reso l’arma letale per chi l’avesse usata impropriamente.

La carriera, e di riflesso la vita di un guardiano, durava il tempo della forza e dell’ardore. Quando un guardiano non era più in grado di combattere, inchinandosi posava l’arma ai piedi della Grande Mente, dopodiché gli offriva i ricordi di una vita.

Allora, dopo aver reintegrato il numero dei guardiani con una giovane recluta, la Grande Mente letteralmente succhiava, attraverso il punzone piantato nel cranio, gli esausti pensieri del vecchio e fedele guardiano, donandogli una morte dolce e indolore.

Dieci anni dopo la posa della prima pietra, la grande piramide emergeva lucente e imperiosa dalla sabbia del deserto. Un manufatto interamente rivestito di pannelli fotovoltaici di ultimissima generazione, in grado di trasformare in energia il cento per cento della luce della nostra stella. Un colosso di duecento metri di lato per quattrocento di altezza, escludendo la gigantesca antenna ricetrasmittente, alta cento metri, svettante sulla cuspide.

Il complesso era circondato da bastioni alti dieci metri, sopra ai quali i guardiani vigilavano giorno e notte scrutando e classificando, attraverso visori a infrarossi, ogni forma di vita che, emettendo anche la più labile traccia di calore, si muovesse nel raggio di dieci chilometri.

Finalmente, la Grande Mente poteva disporre dei megabyte necessari ad estendere il proprio controllo sin negli angoli più reconditi del suo immenso impero; completando la metamorfosi che, dall’esordio come guida illuminata, l’aveva portata a instaurare la dittatura mondiale!

Ma l’uomo, che non nacque schiavo, ha da sempre lottato contro ogni forma di dittatura. E nonostante l’impari confronto, i primi timidi segnali di contestazione, seppur prontamente repressi dalla polizia, generarono focolai di rivolta.

La Grande Mente, oppressa dalla sindrome del tradimento, spiava attraverso le telecamere, sparse in ogni dove nelle città, le mosse sospette di chiunque entrasse nel suo campo visivo; poi, leggendo il labiale dei sospetti, ne decretava la loro eliminazione fisica.

Poteva capitare che un sospetto, giudicato pericoloso per lo status quo, venisse giustiziato alla prima occasione utile. Ma la Grande Mente amava mostrarsi come un buon padre pronto a perdonare ogni marachella, anche la più grave, dei suoi figli, e non a ergersi a giudice, e men che meno a giustiziere dei ribelli; per questo motivo le sentenze dovevano essere camuffate da incidenti.

La Grande Mente seguiva le mosse del sospetto per giorni, a volte anche per mesi, aspettando pazientemente il momento opportuno. Un incidente automobilistico, o ferroviario, oppure aereo, era facilissimo da provocare, dato che ogni mezzo in movimento era guidato da computer di bordo che, attraverso satelliti geostazionari, inviava il segnale all’antenna della piramide.

L’incidente, nonostante comportasse la perdita di vite innocenti, era il più usato per camuffare una sentenza di morte, decretata ed eseguita dalla Grande Mente ordinando ai computer di portare l’automobile, il treno o l’aereo a schiantarsi.

Nonostante la pesante repressione attuata dalla Grande Mente, i focolai rivoluzionari nascevano e morivano senza soluzione di continuità, senza mai riuscire a scalfire il potere costituito. Finché un uomo dotato di un carisma aggregante, partendo dalla provincia più lontana dell’impero aveva iniziato la lunga marcia che lo avrebbe portato a riunire attorno a sé un esercito di straccioni malamente armati, ma dotati del necessario spirito rivoluzionario, o più probabilmente del coraggio disperato di chi è pronto a morire piuttosto che vivere da schiavo.

La Grande Mente comprese di aver sottovalutato il fenomeno, solamente quando alcuni poliziotti schierati a sbarrare la strada al lungo corteo che attraversava la città, a piedi o a bordo di carri trainati da cavalli, armati di armi raccattate nelle soffitte o nei depositi e mai distrutte perché ritenute inutile ferraglia, si erano sbarazzati della divisa per unirsi ai rivoltosi.

I rivoluzionari, consapevoli del controllo esercitato sulle memorie di armi e mezzi moderni, avevano intelligentemente evitato di farne uso, aprendo in tal modo una breccia nel draconiano apparato difensivo della Grande Mente. Tutto questo aveva stimolato qualcosa di poco artificiale e molto umano, provocando qualcosa di nuovo e mai provato prima. E così la Grande Mente, imparando cosa fosse la paura, aveva ordinato di costruire i rifugi sui monti dove poter trovare riparo, nel malaugurato caso di dover soccombere all’esercito di liberazione.

Vent’anni era durata la lunga marcia che aveva condotto l’esercito di liberazione a combattere la decisiva battaglia nel deserto. Battaglia che al rivoluzionario carismatico che aveva guidato la rivolta, non era stato concesso combattere; essendo morto un anno prima cadendo stupidamente da cavallo!

Questo, a grandi linee, è il sunto della nascita e del crollo dell’impero della Grande Mente; intelligenza artificiale creata dall’uomo per governare la terra in sua vece e garantire mille anni di pace e prosperità; ma che assorbendo, oltre ai pregi, tutti difetti della mente umana, alla fine si rivelò essere la summa diabolica dei suoi errori.

 

                                                    *****************************

 

«Non so fino a quando riusciremo a tenere a freno il popolo. E’ trascorso un solo giorno dalla vittoria, e già scalpita per attivare i server dei computer», disse scrollando la testa Mac Maoon.

«Li posso capire, tutto lo scibile umano è contenuto nelle memorie artificiali», replicò Ramon.

«Già! Per non ricadere in un nuovo medioevo, dovremmo riattivare l’energia che le alimenta.»

«Ma questo significherebbe permettere alla Grande Mente d’impossessarsi nuovamente della rete!» obietto Ramon.

«Quello che la Grande Mente può fare, noi non lo possiamo applicare alla mente umana. Prima o poi la stanchezza e l’esasperazione tracimerà. E allora qualcuno riuscirà a impadronirsi di una centrale, e dopo aver ripulito le memorie inizierà a riaccendere i computer. Noi possiamo solo sperare che ciò accada dopo che ci saremo liberati definitivamente della Grande Mente… Il futuro dell’umanità, è nelle tue mani», spiegò Mac Maoon. Poi, indicando gli uomini baciati dai primi raggi del Sole, concluse: «Ottocento dei nostri migliori uomini, armati con fucili di precisione, sono pronti a seguirti, Ramon».

Ramon annuì, scorrendo con lo sguardo gli ottocento volontari votati all’estremo sacrificio. «Quanti di loro torneranno da questa missione suicida?» si chiese sorridendo amaro, osservando quelli che, Mac Maoon, aveva pomposamente chiamato “fucili di precisione”: in realtà pezzi da museo dell’arte guerresca del ventunesimo, ventiduesimo e ventitreesimo secolo.

«Forse nessuno!» ammise candidamente Mac Maoon. E, sospirando, concluse: «Questo potrebbe essere il nostro ultimo incontro».

«Ne sono consapevole. Comunque vada… è stato un onore combattere al tuo fianco», replicò Ramon.

«Vale anche per me!» esclamò Mac Maoon. Si schiarì la voce e indicando i monti all’orizzonte aggiunse: «Ora va’! Ogni minuto è prezioso. Attenderò il segnale del trasmettitore con ansia… sperando che non arrivi troppo tardi».

«Arriverà in tempo! Marceremo giorno e notte, avrai lo scalpo della Grande Mente. E’ una promessa!» lo rassicurò Ramon, facendo suo il tono dei forti, prima di abbracciare l’amico.

Mac Maoon, immobile e commosso, seguì con lo sguardo la lunga teoria di temerari marciare con i vecchi fucili in spalla e il sole alle spalle in direzione dei monti. E lì rimase, immobile, finché non li vide sparire dietro una grande duna.

 

                                                      ***************************

 

«Ecco, è lì» sussurrò lo scout, appostato fra gli abeti, indicando il rifugio.

«Dov’ è l’antenna?» si chiese Ramon risalendo con il binocolo dalla costruzione in cemento armato, strategicamente allocata a cavallo di un torrente per poter trasformare l’impeto dell’acqua in energia vitale per la Grande Mente.

«Eccola!» esclamò soddisfatto, indicando una punta metallica occultata tra le cime degli abeti.

Posò il binocolo e, sdraiandosi supino, guardando l’azzurro del cielo far capolino tra il verde degli abeti, sospirò. «Speriamo che il rifugio sia caldo. Abbiamo già perso più di trecento uomini attaccando il primo rifugio, risultato poi vuoto. Ne dovrebbero essere rimasti due… abbiamo cinquanta possibilità su cento di centrare il bersaglio… è una buona percentuale. Ora vai. L’altro gruppo sta esplorando il fianco opposto della montagna, portali qui prima di sera!»

«Entro stasera?!» trasalì incredulo lo scout.

«Sì, devi farcela entro sera… In ogni caso, io e i miei uomini attaccheremo all’alba. Non possiamo permetterci di aspettare, sono passati più di due mesi, il tempo che divide una vittoria esaltante da una disfatta cocente potrebbe essere già scaduto… Ora vai, corri a più non posso! All’alba faremo la storia… in un senso o nell’altro!» concluse spronandolo.

Il giovane scout, esaltato dalle parole del suo duce, si precipitò fra le abetaie correndo all’impazzata.

«Che Dio ti assista… e ci assista», chiosò Ramon.

 

Scrutando con il binocolo notò due guardiani accanto all’ingresso del bunker. “Gli altri sono tutti dentro. Dopo aver sistemato l’antenna devieremo il corso del torrente gettando quei grossi massi dentro al letto, bloccando di fatto il flusso energetico che alimenta la Grande Mente. Allora, per ripristinare il normale corso, prima che le batterie che la mantengono attiva si esauriscano, saranno costretti a uscire allo scoperto… Sarà un tiro al bersaglio fra le loro armi tecnologiche e il nostro coraggio”, rifletteva ripassando il piano. “Li sconfiggeremo, gli abeti ci daranno una mano”, concluse abbassando il binocolo.

Scese più in basso, dove erano appostati i suoi uomini e spiegò loro il piano d’azione. Subito dopo quattro di essi risalirono la montagna e, appostandosi vicino all’antenna, rimasero in attesa.

Una trentina di uomini, seguendo il corso del torrente, andarono ad appostarsi dietro ai grandi massi che incombevano su di esso; e anch’essi rimasero in attesa.

Tutti gli altri, insieme a Ramon, attesero immobili, immersi nel silenzio, che il sopraggiungere della notte li aiutasse ad appostarsi nei pressi del rifugio.

I rinforzi, guidati dallo scout, giunti a notte fonda dopo una marcia forzata in mezzo ai boschi, presero subito posizione, e lì attesero frementi l’alba decisiva.

 

Toccò all’uomo la prima mossa nella mortale partita a scacchi con la Grande Mente. Al primo albeggiare le cesoie manovrate dagli uomini tranciarono il collegamento tra l’antenna e il rifugio, mentre trenta uomini a forza di braccia spingevano i pesanti massi dentro il letto del fiume.

La Grande Mente percepì in tempo reale che il collegamento con l’antenna era stato tranciato. Al che, comprendendo di non poter più fuggire, arroccò i guardiani all’interno del rifugio.

Ma quando l’acqua, frenata dai massi, uscì dal letto e le turbine arrestandosi smisero di fornire l’energia vitale, per ripristinare il corso del torrente fu costretta a far uscire i guardiani per respingere il nemico.

I guardiani gettarono subitamente lo sguardo in alto, tra le fronde dove Ramon aveva posizionato alcuni uomini, e iniziarono a spazzare gli abeti con i micidiali laser.

La Grande Mente, costantemente collegata con i guardiani di tutti i rifugi, aveva assimilato la tattica usata dagli uomini di Ramon per cogliere di sorpresa i guardiani del primo rifugio, e prima di far uscire i guardiani li aveva istruiti su come e dove mirare a colpo sicuro.

Ma Ramon non era certo uno sprovveduto. Tenendo ben presente che la Grande Mente era in contatto costante con tutti i guardiani, chiedendosi perché dopo aver assimilato il suo modus operandi durante l’assalto al primo rifugio non avesse messo dei guardiani a difesa del cavo dell’antenna, intuì che quello era un invito a osare per farlo cadere in trappola.

I pochi uomini sugli alberi furono bersagli facili per le armi laser dei guardiani che già sapevano dove cercare l’avversario. Ma il loro sacrificio non fu vano, il diversivo permise agli uomini appostati nel sottobosco, coperti di terra e fogliame, di prendere la mira con calma e puntare al volto: parte vitale non protetta dalle divise antiproiettile in kevlar.

La sorpresa sortì l’effetto sperato, permettendo agli uomini di Ramon di abbattere subito cinque dei trentacinque guardiani usciti dal bunker.

Ma anche la Grande Mente, tatticamente non si rivelò inferiore a Ramon. Decisa a farla finita una volta per tutte con gli umani, aveva richiamato i trentacinque guardiani del terzo rifugio, ed ora, convinta che Ramon avesse scoperto tutte le sue carte, li fece uscire dal rifugio gettandoli nella mischia.

I guardiani si gettarono nella pugna avanzando in formazione compatta dentro la boscaglia, falciando con il tiro incrociato dei loro micidiali laser uomini e alberi.

Ma quando lo scontro sembrava volgere a loro favore, l’ultima mossa escogitata da Ramon rovesciò le sorti della battaglia.

Ramon aveva messo in conto che la Grande Mente avrebbe potuto richiamare i guardiani dell’altro rifugio, per questo motivo aveva schierato solo una parte dei sui uomini in prima linea. E quando i guardiani, osservando sodisfatti la carneficina attorno a loro si disunirono, gli uomini appostati sugli alberi più lontani iniziarono il tiro al bersaglio. E mentre i guardiani reagivano puntando i laser sugli alberi, altri uomini nascosti in fondo a delle buche coperte da fogliame e rami secchi prendevano la mira e sparavano a colpo sicuro.

L’intelligenza umana, lottando contro millenarie avversità per non estinguersi, evolvendosi aveva conservato e migliorato quel quid in più che l’intelligenza artificiale non era ancora riuscita a replicare: forse perché priva di un’anima. Fu l’estro, la fantasia unita all’istinto di sopravvivenza a far la differenza nello scontro finale.

L’odore acre della morte avvolse Ramon e i cento superstiti del titanico scontro. «Il genere umano dovrà essere eternamente grato a voi…» proclamò inorgoglito passando in rassegna i volti sfatti dei suoi uomini. Poi, indicando i cadaveri sparsi in ogni dove, concluse commuovendosi: «E a loro».

 

«Lì dentro è racchiusa tutta la grandezza… e la miseria umana!» sentenziò Ramon indicando il calcolatore all’interno del bunker. «Dobbiamo disattivarlo, cancellarlo dalla faccia della terra prima che qualche virus riesca a uscire e moltiplicarsi», concluse, ordinando a tre tecnici di staccare le batterie che, per almeno un altro mese, avrebbero tenuto in vita la Grande Mente.

«Non lo fare, uccidendo me distruggeresti la prospettiva di una millenaria pace», sussurrò una voce suadente di donna proveniente dall’alto.

Gli uomini che si apprestavano a staccare l’alimentazione si arrestarono, indecisi sul da farsi.

Ramon non si turbò. «Una voce implorante di donna, a quali miseri espedienti è disposta ad abbassarsi l’imperatrice del mondo, pur di non soccombere», replicò sarcastico.

«Preferisci la voce di un uomo?» gli chiese, usando la sua stessa voce.

«Non mi spaventano i tuoi trucchetti da imitatore!» rispose con tono risoluto Ramon.

«I miei non sono trucchi. Io sono ogni uomo e ogni donna che ha calcato e calcherà la terra! Dentro me vive e cresce il pensiero dell’intera umanità! Cancellando la mia memoria decreteresti la fine dell’umanità! Questo io ti dico, stolto uomo!» ribatté alterandosi, usando un coro di voci umane.

«L’uomo c’era prima di te. E ci sarà anche dopo che di te non resterà un solo bit!» tagliò corto Ramon, facendo segno agli uomini che ascoltavano sconcertati il surreale dialogo di proseguire.

Centinaia di voci assordanti inveivano contro Ramon e il genere umano, mentre gli uomini staccavano i cavi d’alimentazione. Lentamente l’urlo si fece brusio e affievolendosi sempre più si spense come un sospiro. «Nulla si spegne definitivamente… un fuoco fatuo può fuggire da una tomba», rantolò sibillina.

 

«Bene, invia il messaggio: l’uomo è nuovamente padrone del proprio destino!» esclamò Ramon, respirando a pieni polmoni, dopo essere uscito dal bunker.

Il marconista annuì, accese l’apparecchio e inviò il messaggio al quartier generale.

 

Dopo aver ammucchiato all’interno del bunker i cadaveri degli uomini e dei guardiani, considerati ora alla stregua di fratelli plagiati, convinti dalla Grande Mente a combattere per il bene dell’umanità, ostruirono l’ingresso facendo crollare uno sperone di roccia. «Questo sarà il memoriale dell’eroico sacrificio degli uomini che assieme a voi sconfissero la Grande Mente… Ma anche di altri uomini, che errando in buona fede li combatterono schierandosi dalla parte sbagliata. Insegnerà agli uomini e alle donne che qui si recheranno negli anni a venire per onorarli, a non svendere o rinunciare volontariamente alla propria autodeterminazione», proclamò in tono stentoreo Ramon.

Subito dopo, passando accanto al manufatto baciò il cemento armato e si allontanò, imitato dagli altri superstiti.

 

Quando uscirono dal bosco, guardando in alto videro un aereo solcare il cielo azzurro. «Dio mio! Hanno già riattivato i computer!» esclamò, agghiacciato, il luogotenente di Ramon.

«Sono trascorse sedici ore da quando abbiamo inviato il messaggio, ci sta. Non hanno davvero perso tempo», lo rassicurò Ramon con tono calmo e sicuro. Prima di riprendere il cammino ripensando preoccupato all’ultima sibillina frase della Grande Mente.

 

                                                                         FINE

  

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Rubrus il 2018-11-26 12:28:36
Non mi ricordavo se l'avevo letto o no. Il racconto parte bene e rallenta un po' a metà , ma non tantissimo (casomai il difetto è che al computer vengono attribuite motivazioni troppo umane, brama di potere ecc). Magari non originalissimo, ma si fa leggere. Secondo me, dietro le storie della macchina che si ribella all'uomo, aggiornamento, in fondo, della storia di Frankenstein, aggiornamento, a propria volta, di quella di Prometeo, c'è una sensazione che tutti abbiamo provato, cioè quella della medicina amara, o della punizione, somministrata con la scusa del "è per il tuo bene". Una parte di noi, quella che sperabilmente prenderà il sopravvento crescendo, riesce a convincerci che è così, ma un'altra parte non si lascia convincere affatto. Ebbene, in queste storie nelle quali la volontà degli individui o addirittura delle società è coartata, e la libertà limitata, o soppressa, in nome di un benessere superiore, io intravedo sempre l'archetipo del dottore che si avvicina con la siringa e fa: "ti farà appena appena male, ma è per il tuo bene". Una parte di noi ci crede, e vuole crederci, ma un'altra non può fare a meno di chiedersi che cosa significhi, esattamente, quel sorriso sulla faccia del medico.

Vecchio Mara il 2018-11-26 20:45:19
A lungo andare, continuando a migliorare la memoria artificiale, potrebbe anche andare a finire che assorba non solamente i pregi, ma anche tutti i peggiori difetti del suo creatore. In fondo l'uomo non è che un animale che evolvendo le sue capacità mentali a un certo punto dell'evoluzione si è involuto, così mentre gli altri animali uccidono solo per nutrirsi o proteggere la specie, l'uomo è andato oltre, aggiungendo la brama di potere. Ti ringrazio. Ciao Rubrus

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