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Mauro Banfi il Moscone

FAR WEB: lo spacciatore di sinossi - prima puntata -

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Comico / Umoristico

pubblicato il 2018-10-08 18:33:13


                                                                                 FAR WEB:     
                                                               lo spacciatore di sinossi   
                                                                       - prima puntata -

- dedicato a Big Tony
, my dear friend.

Era rimasta un’ultima videoteca nella cittadina di Casalpusterlengo: la “VideoMosco”.
Un tempo lavoravano ben venti esercizi commerciali con tabelle di quel genere, ma nel corso degli anni, a causa della pirateria informatica e del Dark Web (Emule e altre varie forme di condivisione di files assortiti, peer to peer, torrent et similia) tutti avevano dovuto chiudere la saracinesca.
L’ultimo negozio a resistere era stato quello di Mauro il Moscone, il proprietario del videoclub sopracitato.
Questa videoteca si era resa particolare per il continuo risalto che il “Mosco” aveva sempre dato alle sinossi dei film da noleggiare.   
Gli affezionati clienti potevano notare già dalla vetrina le sintesi delle ultime novità in arrivo e all’interno del locale, i classici e le opere storiche, divise per genere e tendenza narrativa, erano tutte presentate da una miniatura che raffigurava la locandina originale e la relativa, immancabile sinossi.       
Accadde purtroppo che anche la mitologica insegna della “VideoMosco” venne tolta e ammainata come un’antica e logora bandiera. 

 

 

 

   
Il cartellone raffigurava Mauro il Moscone, con il suo tipico cappellino da baseball e gli occhiali scuri, che sovrastava, atterrendoli, Seth Brundl, il protagonista del film “La mosca” di David Cronenberg e il relativo mostruoso Dittero, in cui si era orrendamente mutato.
Bene, il fatto a dire il vero non causò alcun sgomento nella quieta cittadinanza del paesotto padano e, come per tutte le altre chiusure di videoteche in Casalpusterlengo, il tutto si svolse nella più completa e silente indifferenza generale.
Suscitò invece curiosità e sorpresa la nuova insegna che s’innalzò sulla ex videoteca “VideoMosco” dopo un paio di settimane.      

 

 

 

  
La nuova denominazione completa era “Lo spacciatore di sinossi” e recava uno strano simbolo che spinse gli assidui frequentatori del videoclub, insieme a molti passanti per caso, a stazionare sotto il cartellone per tentare di decifrarlo.
I cinefili più incalliti riconobbero all’istante il celebre monolite nero del film”2001: Odissea nello spazio”, su cui erano impressi il simbolo dell’idrogeno in azzurro, una piramide gialla con un occhio inscritto all’interno, un ovale verde con dentro un gufo e infine un quadrato rosso, decorato con una macchia di Rorschach.
Un laconico comunicato avvisava dell’imminente apertura:   

“Lunedì, sedici novembre corrente mese, alle ore ventuno, si terrà l’inaugurazione della nuova sinossiteca “FAR WEB: la spacciatore di sinossi”.       
Nell’occasione verrà presentato il nuovo sinossofono, modello Sainopsys – Vox 3000, che riporterà nelle nostre vite e nelle nostre anime gioia e divertimento.        
Vi aspetto: portate cinquanta euro, ovviamente, saranno utili per entrare.         
Il Mosco.” 

Quel lunedì si presentarono quasi in un centinaio e si dovette operare dei turni di partecipazione, dieci persone alla volta, per assistere all’apertura.    
L’incuriosita decina di ex videofili pagava alla cassa il biglietto, infilando la banconota in una riproduzione di cartapesta dei Blues Brothers – nel dettaglio, nella bocca spalancata e divorante di Jack/ John Belushi avvolto dalla "Luccicanza" mentre gridava "La Banda!" -

 

 


e poi veniva fatta accomodare in un salottino (dove una volta erano scaffalate centinaia di videomovies e cassette VHS, reperto archeologico di un’era che fu) e ancora fatta sedere davanti all’enigmatico “sinossofono”, fotografato sull’insegna pubblicitaria del negozio.        
In realtà era un trabiccolo di legno compensato, e a dire il vero nemmeno pitturato con cura e precisione; dai quattro simboli sbucavano goffamente dei fili elettrici con relativi spuntoni di rame.
All’istante dalla decina di turno partirono vari commenti che compativano il Moscone, menzionato come “povero depresso” o “triste ciarlatano improvvisato”.

 

 

                                   - "Star Mosco": rivisitazione grafica del sublime Fabio Cavagliano -

In quel mentre il Mosco entrò in sala, agghindato con un rutilante vestito blu elettrico e scattò un applauso un po’ cinico e baro e in automatico, comunque, non solo per il fatto che lo conoscevano da anni, ma anche perché i matti non violenti sono nella storia tendenzialmente simpatici ed empatici.
«E allora, amiche e amici del cine e dei video, profondi amanti delle trame e degli intrecci, come sapete, grazie al Dark Web e a quel puzzolente di Mulo, pare chevnon avete più bisogno del Moscone e delle sinossi e dei film della sua VideoMosco.
Non vi preoccupate, rimettete in tasca i vostri kleenex: non sono un piagnone.
La vita è uno scontro e nel contempo un incontro di volontà diverse e questo alle volte causa incidenti e dolore: tutto questo sta alla base del vivere, lo sappiamo.
Pertanto non sto a menarvela con la fine dell’arte e la morte per inedia degli artisti che miseri tapini l’hanno preso in quel posto dal sistema "bruto bruto" cattivo, con questa fregatura del “Tutto gratis, tutto subbito”, che oggigiorno va per la maggiore e altre lagne assortite e mal digerite.        
Il punto è un altro: ormai viviamo tutti come delle mosche intrappolate in una bottiglia.
Il valore che abbiamo dato ai soldi e alle nuove tecnologie si sta divorando il nostro valore umano.      
Ne siamo poi così contenti?   
Quello che vi voglio dire stasera è che il livello del nostro esistere mi sembra molto basso e il livello della qualità della fruizione dell’arte e della comunicazione tra noi è sceso sottoterra e continua ogni giorno a scavare nell'abisso. 
Quello che cerco di fare è di rialzare quel tasso di qualità – non morde, non abbiate paura – e quello che vi offro, in concreto, è questo: schiacciate a piacere uno dei pulsanti del “Sainopsys – Vox”, che sono organizzati così:

 

 

     
- Cerchio azzurro: trame di film;     
- Triangolo giallo, sintesi di libri;     
- Ovale verde: sinossi di fumetti e graphic novel;
- Quadrato rosso: riassunti di serie TV e varie ed eventuali come musical, opere liriche e teatrali e via discorrendo.

Bene, una volta pigiato il pulsante dite ad alta voce, forte e chiaro, il titolo dell’opera per la quale richiedete la sinossi e l’ineffabile sinossofono vi risponderà, colmandovi di gioia e sentimento.        
Siete in dieci e avete venti minuti di tempo per veder soddisfatte le vostre richieste.
Buon divertimento!”     

Detto questo il Mosco andò dietro al sinossofono e si sentì una sedia spostarsi, il Moscone sedersi e armeggiare con un microfono e il relativo comando del riverbero, prodotto da un amplificatore:      
«Prova, prova, pro-va. Pro-va!»      
Tutti i componenti della decina di cinefili si guardarono tra loro e si misero a ridere, canzonando la sguaiata cialtronaggine del Mosco.        
Per un po’ furono indecisi se andarsene o meno, ma per fortuna del Mosco erano italiani, e quindi abituati dai loro politici a ben altre facilonerie e ruberie, e avendo pure pagato un salato biglietto, lo perdonarono e stettero al suo gioco grottesco.
S’alzò un omone con la barba che sembrava Bud Spencer e chiamò la prima sinossi:
«“Shining” di Stanley Kubrick!»     
Il Mosco cominciò a parlare da dietro il sinossofono:  

 

 


«Il mio nome è Danny Torrance e ho otto anni.
Mio padre Jack ha chiesto a me e a mia mamma Wendy di andare con lui in un albergo abbandonato sulle montagne: così può scrivere in pace il suo libro.
Mio padre ha però vari vizietti poco nascosti: quando avevo tre anni mi ha rotto un braccio per abietti e futili motivi e adesso si sta sbronzando con una comitiva di spettri nel bar deserto dell’albergo e frequenta stanze con cadaveri nascosti.  
In questo momento mi sta inseguendo con un’ascia e vi sto parlando di nascosto, sotto una siepe del labirinto nel giardino dell’Overlook Hotel.   
Potete aiutarmi?  
Nel frattempo chiamo il mio amico segreto del cuore Big Tony, con il mio potere magico della Luccicanza. Alzo il ditino e lui mi racconterà qualche storia per allontanare la paura e non mi lascerà da solo.    
Amiche e amici che mi state guardando, vi chiedo: perché tutto questo orrore?
Perché non ho un padre almeno un filino decente?»    

 

 



Terminata la sinossi, il Mosco uscì dal sinossofono e si diresse verso la parete a destra dell’uditorio con una vecchia locandina in mano, avvolto da un silenzio quasi totale. 
«Guardate, amiche e amici: in questo manifesto americano di Shining dell'illustratore Saul Bass, viene mostrato un viso infantile con gli occhi sbarrati - in Italia è passato il volgarissimo Jack Nicholson con l'ascia, che pena - che appare tra le lettere del titolo, su uno sfondo giallo.   
Kubrick e King ci hanno donato con Danny Torrance l'ultima manifestazione positiva del Fanciullo Divino, l'espressione dell'"Aurum non vulgi", "non l'oro comune e grezzo ma l'oro filosofico", come lo definiva Marsilio Ficino e gli alchimisti rinascimentali.      
Sì, lo so: sono un cialtrone e a chi ne farà richiesta verrà restituito il prezzo del biglietto.    
Ma ascoltatemi: io confido in Danny Torrance, ora e per sempre, e sono in contatto con la sua innocenza e il suo puro desiderio d’amore e cerco solo di togliere dal suo volto quell’orrenda espressione di terrore, così posso arrivare a manifestare la Luccicanza e a offrirvi il vero oro non volgare.      
Possiamo essere tutti dei Big Tony per Danny, come dei Big Tony per noi e tra di noi.
Sta a voi scegliere, amiche e amici.   
Ho qui i vostri soldi, se li volete indietro. 
Buona serata e abbiate gioia.
In Danny Torrance we trust, forever and ever». 
        
        

        

        


        

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2018-10-08 18:49:21
Non so se King volesse parlare del fanciullo divino - ho qualche dubbio - ma è presto per dirlo perchè la storia non è finita. Due cose se: il ghigno di Nicholson è diventato un'icona e campeggia non solo sulle locandine ma anche - fateci caso - su moltissime copertine del romanzo (che tra l'altro uscì in Italia, per la prima volta, col titolo "Una splendida festa di morte") e, ovviamente, oggi (come la faccia della giovane Reagan Mc Neil /Pazuzu) campeggia sui social a tema. La seconda cosa che so è che non è il caso di fare la sinossi di "Dr Sleep". Troppo brutto.

Mauro Banfi il Moscone il 2018-10-09 07:02:13

Caro amico, ti confermi il più profondo conoscitore di King che abbia mai conosciuto.

Dr Sleep l'ho chiuso dopo un quarto di volume perchè, per me, è una sorta di oltraggio al mio culto privato di Danny Torrance.

Mi sono molto arrabbiato col Re per questa storia, anche se poi un genio che scrive Cose preziose e It è perdonato quasi in automatico; poi però ho riflettuto che Steve segue la sua poetica e ne ha tutto il diritto e che la mia idea di Danny è in realtà presa da Kubrick; e infatti ho letto e studiato molto di King, ma Kubrick l'ho forse penetrato e studiato più a fondo, lo sento più vicino alle mie corde e al mio vissuto e ai medium che prediligo.

Sto scrivendo un saggio " L'archetipo del Puer e del Senex nei film di Stanley Kubrick" che ho un pò sintetizzato nel trailer a Eli e te ne faccio una sinossi, per stare in tema! Ahahha!



                        



 





- "2001: Odissea nello spazio" è, a un altro livello, una feroce critica del '68: il Puer si scinde in modo folle dal Senex, il Nuovo dal Vecchio, mentre pensiamo al Festina Lente del Rinascimento o di altre epoche classiche dove riforma e ordinamento, velocità e fermezza, nuovo e vecchio convivono in una sfera trasfigurata.Basta ricordare che Festina Lente era il motto di Ottaviano Augusto, in orgine, il primo imperatore e abbiamo detto tutto.

Kubrick appartiene al Rinascimento (del cinema) e non a certe trivialità del '68.

Alla fine del film, Kubrick contempla con assoluto distacco il Puer - che è l'oltreuomo di Nietzsche, come ci ricorda la nota musica di Zarathustra di Strauss (Richard) che parte sia nel finale come nell'intro -, e come sa chi ha letto il capitolo Le Metamorfosi del Così parlò Zarathustra, il terzo stadio dell'evoluzione nicciana è per l'appunto il Puer, l'oltreuomo, ripreso dal Bambino di Eraclito.

Kubrick ci dice: questo Puer scisso dal Senex del '68 non mi coinvolge per niente e voglio vederci chiaro e per farlo girerà due capolavori.



                            







- "Arancia Meccanica": girato dopo le stragi della "Family" di Manson che di fatto avevano sancito la fine delle illusioni del '68 come il Sacco di Roma stuprò e fece finire il Rinascimento in Italia, come c'insegna il Burckhardt.

Il maestro americano ci regala un'ancora insuperata disanima degli aspetti distruttivi del Puer: Alex creatura consumista e polimorfa come It e tanto altro male del fallo ancora...Kubrick ci avverte: occhio al vostro Puer scisso dal Senex, come già aveva avvisato anche Jung e come poi farà Hillman.



                      





- "Shining": Alex s'incarna in Jack Torrance e penetra come un serpente letale nel tessuto sociale più delicato: la famiglia. Ma anche dentro ogni anima, come It.

Chi pensa che questo sia solo un film dell'orrore vada a vederlo un'altra volta, e secondo me nemmeno King ha capito che questo film è una sorta di teodicea epica, di psicologia archetipa.

Non è solo un horror: è una sorta di Bibbia laica, psicologica, archetipica.

Bisogna vedere Shining tre, cinque, dieci volte e troverete sempre nuove prospettive di questa lotta eterna tra il male, il Puer scisso dal Senex, e il bene, che per l'unica volta nella filmografia kubrickiana prende l'aspetto di Danny.

Per molto tempo ho pensato che anche la compagnia dei Losers di It fosse lo stesso bene per King, ma poi non ho capito la sua reazione avversa a quello che è il massimo capolavoro di Kubrick.

E qua dovrei fare altri approfondimenti ma magari li faremo in un post ad hoc, se l'argomento sarà d'interesse condiviso.

Questo brano, in apparenza comico e bizzarro, è per me una sorta d'esorcismo del dolore che mi ha causato la chiusura della mia amata videoteca.

Quel male che l'ha causato va riconosciuto e combattuto con la bellezza di Danny, il Danny di Kubrick, che la bruttezza di Dr Sleep non può rovinare.

Penso che King non ha mai potuto sopportare che il genio di Stanley gli sgraffignasse Danny per farlo diventare qualcosa di ancora più sublime, nonostante lui avesse fatto un gran lavoro da Re.

Cavoli, amiche e amici, per me Shining è qualcosa che può salvare la vostra anima: rivedetelo, quando vi sentite in crisi e capirete.

Ma Kubrick è Kubrick, e con questa tautologia mi fermo per non sforare troppo.

Riprenderemo questi interessantissimi (per me) temi.

Abbi gioia


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90Peppe90 il 2018-10-10 21:40:37
Io credo in Danny Torrance, in Big Tony, nel Moscone... in PIAF. Ma per esprimermi attendo con grande curiosità il prosieguo della storia, quindi questo commento ha il solo scopo di dire: "Ti seguo!" A presto, Maurone!

Mauro Banfi il Moscone il 2018-10-11 17:23:28
E anch'io confido nel novanta volte magico Peppe, grazie di esserci, brother in weird!

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