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Passaggi (brividi d'ottobre)

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Rubrus

pubblicato il 2018-10-08 18:38:46


«Il punto è chi di noi due ha più paura»
L’uomo alla guida sapeva che non sarebbe stato un viaggio piacevole, ma, d’altronde, una ragazza sola, di notte, su una strada solitaria... e così le aveva dato un passaggio.
«Voglio dire…» proseguì lei. Indossava una minigonna inguinale con fare spavaldo, troppo spavaldo per essere abituata a portarla. Nel suo alito c’erano tracce di alcool e fumo.
«Voglio dire…» ripeté «Potresti essere uno stupratore seriale, uno che aspetta le ragazzine al di fuori delle discoteche, cercando quelle che accettano passaggi dagli sconosciuti».
Lo guardò con fare beffardo. Non doveva aver bevuto molto: quel tanto che bastava a infonderle una strafottenza che, altrimenti, non avrebbe avuto. A darle il coraggio di affrontare il rito adolescenziale della trasgressione. Adolescenziale, sì, anche se doveva avere sedici, diciassette anni. Oggigiorno l’adolescenza durava a lungo.
«Dì, non sarai sul serio un violentatore?» insistette.
Lui sospirò appena.  La strada davanti a loro si allungava nella notte come se qualcuno la tirasse verso di sé dall’altro capo dell’orizzonte.
«Non lo sono» rispose.
«Certo che no» convenne la ragazza. «Non hai il fisico».
Con quel po’ di pancetta, il nodo della cravatta che emergeva storto dal gilet e la camicia sgualcita, doveva rappresentare il bersaglio ideale per prese in giro e battutacce. Almeno non guidava col cappello in testa.
«Hai un Kleenex?» chiese la ragazza e, contemporaneamente, si sporse cercando di aprire il vano portaoggetti, che resistette. 
«È mezzo rotto» spiegò l’uomo «Si apre quando vuole lui».
La ragazza sbuffò, cercò una sigaretta nella borsa e si guardò intorno alla ricerca dell’accendino, che non c’era.
«Per la miseria, ma quanti anni ha questo catorcio?»
«Ho smesso di fumare, mi spiace» disse lui.
«Oh, un borghese salutista»
L’uomo rallentò. Non c’era molta nebbia, ma era in banchi. Masse compatte e improvvise come boccate di pipa.    
La ragazza armeggiò con l’autoradio «È di quelle estraibili» disse «Non ne vedevo da secoli… cribbio, persino la musica è giurassica. Non riesci a captare una stazione decente?».
«Non credo dipenda da me» rispose lui. Stavano attraversando un paesino, uno di quei gruppuscoli di case piantati nel bel mezzo di una pianura vuota come un foglio di carta su cui nessuno ha scritto niente.    
«No… non dirmelo… funziona quando vuole lei». Le ultime case scomparvero alle loro spalle. Solo una finestra era accesa come l’occhio infuocato di gigante guercio.
La ragazza si stiracchiò. Borchie, catene e pendagli tintinnarono giulivi. «Magari sono io quella pericolosa. Una rapinatrice. Un’assassina, come in quel film. O magari una stupratrice seriale».
Lui parve osservarla per la prima volta. Doveva avere i capelli chiari, ma se li era tinti di scuro. Anche il trucco evidenziava il pallore. Dentro quei vestiti, sembrava uno spaghetto al nero di seppia. «Ehi… forse sono un’autostoppista fantasma. Dopotutto è la notte di Halloween».
«Davvero?» chiese l’uomo «Non l’avrei mai detto».
La ragazza gli fece una smorfia e riprese a tormentare le manopole dell’autoradio. «È questa che roba è?» chiese tendendo l’orecchio tra un fruscio elettrostatico e l’altro. «Dead man driving…mai sentita. Ehi, magari sei tu lo spettro. Ci sono così tante storie sull’autostoppista fantasma che, per le strade, dovrebbero esserci più spiriti che battone. Un conducente fantasma sarebbe qualcosa di nuovo».
L’uomo si concentrò sulla guida. Erano entrati in un’altra zona di nebbia. «Credo di no. Mi pare che qualcuno abbia già scritto una storia simile. Non si inventa mai niente».
La radio riprese a gracchiare come se, dentro, ci fosse uno stormo di corvi bruciati vivi e la ragazza la spense con rabbia. «Giusto» convenne «Non c’è mai nulla di veramente nuovo».
L’uomo sorrise per la prima volta, senza smettere di guardare la strada. «Lo diceva anche mia figlia e, ai miei tempi, l’ho detto anch’io. Lo diciamo sempre tutti e tutti crediamo di essere gli unici».
La ragazza non ribatté. L’auto correva tranquilla, come cercando di raggiungere la luce dei fari, e il suono delle ruote sull’asfalto umidiccio pareva l’unico rumore nell’universo.
«Senti…» disse la ragazza «Non te la sarai presa perché ti ho sfottuto un po’, vero? Insomma, non vorrei che ti fossi fatto un’idea sbagliata di me». Si aggiustò i capelli. La ricrescita era davvero più chiara, quasi sul biondo. «Il fatto è che avevo una paura dannata. Non sai quante auto ho lasciato passare. Un paio di volte sono stata sul punto di tornare a quella festa, solo che… le cose stavano per andare un po’ troppo oltre, là dentro, capisci?».
Allungò la mano verso il cruscotto, cercando un pulsante che mancava, poi impugnò l’alzacristalli manuale. Rivolse all’uomo un cenno interrogativo e, quando lui annuì, aprì il finestrino. L’aria della notte entrò nell’abitacolo, spazzando via l’odore del tabacco e dell’alcool.
«Credo che sia come hai detto. Una cerca di vivere a prescindere dai propri vecchi, così dice cose come “non me ne frega niente di voi, proprio come a voi non frega niente di me ”, solo che non è vero, si sa… gli si spezzerebbe il cuore se…».    
Il vano portaoggetti si aprì.
Ne uscirono fazzoletti di carta, mappe stradali, matite smangiate, cassette musicali coi nastri che sporgevano come lingue ansanti, una foto dalle tinte, tra il rosso e il marrone, che assumono tutte le istantanee dopo qualche tempo.
La ragazza la raccolse studiando la donna ritratta, la cui gioventù, ormai, doveva essere sbiadita come quei colori.
L’uomo iniziò a rallentare, dirigendosi verso una massa più scura e squadrata che si elevava nel buio a lato della strada. Accostò.
«Mia figlia» spiegò «Se le avessi permesso di uscire non sarebbe sgattaiolata fuori casa di nascosto. Magari, al ritorno, l’avrei accompagnata io e… be’, forse sarebbe finita diversamente. È proprio come hai detto. Una faccenda da spezzare il cuore».
La ragazza si agitò, cercando la sicura della portiera.
«Tranquilla» disse l’uomo «Va tutto bene. È solo che sei arrivata».
Lei lo fissò e lui distolse lo sguardo. Dio, quanto odiava quel momento. L’istante in cui capivano.
«Non lo so, ragazza» disse prevenendo la domanda che gli ponevano tutti, sempre. «Non so se, dall’altra parte, troverai un giardino ubertoso o la grande ruota del karma o chissà cos’altro. Io do solo passaggi. Guido questa bagnarola da… lo hai detto anche tu che ha un mucchio di anni… ma non so come funzioni, esattamente. Non so come è iniziata e non so quando finirà. Forse quando vi avrò accompagnato tutti a destinazione o forse quando sarò riuscito a dare un passaggio a mia figlia».
La ragazza annuì, lentamente, poi, con un movimento straordinariamente fluido (qualcuno avrebbe detto fluido in modo soprannaturale) aprì la portiera e si diresse verso il cimitero, quindi, senza voltarsi, entrò.
Lui attese un istante dopo che fu svanita, poi rimise in moto e partì.
Quella faccenda era dannatamente pesante, ogni tanto.
Tutti quei ragazzi morti, troppo presto e troppo male, e tutte quelle strade…
Sì, la detestava proprio.
E, quel che era peggio, a volte sembrava non dovesse finire mai.

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L'AUTORE Rubrus

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Il romanzesco è la verità dentro la bugia

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Paolo Guastone il 2018-10-09 10:01:02
E non finirà mai, purtroppo. Racconto giustamente cupo e surreale che incolla il lettore al testo fino alla fine. Si, sull'autostoppista fantasma si sono scritti dei libri, ma qui abbiamo, invece, qualcosa di nuovo, che scava dentro le nostre coscienze e ci accompagna fino al finale, inevitabile, ma giusto e, soprattutto, inaspettato.

Rubrus il 2018-10-09 14:41:50
La storia dell'autostoppista fantasma si perde, è il caso di dirlo, nella notte dei tempi, prima ancora che esistessero le auto - io ne ho una testimonianza indiretta.
Ci sono quattro possibili opzioni:
Tizio dà un passaggio a un fantasma.
Un fantasma dà un passaggio a Tizio - che è "Passaggio per il nulla" di King, cui fa riferimento il mio conducente quando dice "mi pare che abbiano già scritto una storia simile".
Un fantasma dà un passaggio a un fantasma - che è la mia storia.
Tizio dà un passaggio a Tizio - ma ormai siamo fuori dalla storia di fantasmi.

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Antonino R. Giuffrè il 2018-10-09 12:52:55

Non so se il finale l’ho previsto perché l’avevo già letto o perché la struttura è simile a quella di qualche altro tuo racconto (mi pare che la figura dello psicopompo sia piuttosto ricorrente). In ogni caso, si lascia leggere con piacere. “Ubertoso” non è un filino aulico in quel contesto? Ps. Per chi non l’avesse ancora fatto, consiglio la lettura di “Dark Summer” (in realtà, sono arrivato al tuo romanzo casualmente, perché stavo cercando il film). 5 euro spesi davvero bene. Ciao!

Rubrus il 2018-10-09 14:45:04
Può darsi che te lo ricordassi perchè l'avevo già messo su net. In realtà "ubertoso" sarei propenso a lasciarlo perchè, almeno nella mia testa, il conducente lo dice in modo sarcastico, un po' disilluso. Lui non lo sa che cosa ci sia "dall'altra parte" e forse dubita che ci sia davvero qualcosa, soprattutto per lui. Grazie del gradimento espresso per "Dark Summer".

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Eli Arrow il 2018-10-09 14:23:09

SPOILER: SE NON AVETE ANCORA LETTO IL RACCONTO SCIÒ, SCIÒ

 

 

 

 

 

 

L'ho trovato molto malinconico, struggente, molto più de 'Il resto' che è un altro dei tuoi racconti sui Caronti (psicopompi, giustamente, come dice Antonino). Belle le metafore, e in particolare quella della pipa che richiama il discorso precedente sul fumo e l'avere smesso di fumare.

Visto che siamo in tema (ho appena letto il commento di Antonino) vorrei consigliare agli amici anche il tuo secondo romanzo 'Sosta di mezzanotte' che ho trovato molto interessante.

Ciao

Rubrus il 2018-10-09 14:54:54
Sono tutti e due racconti di fantasmi e, in comune, hanno, o vorrebbero avere, il tema della nemesi e del rimorso. In questo racconto è una certa severità del padre ad avere dato origine, in tempi precedenti, a tutta la vicenda. Lui ha proibito alla figlia di uscire - a fin di bene e soprattutto convinto di far del bene - e ciò ha dato il "la" a una catena di eventi, prima abnormi, ma tutt'altro che impossibili, poi... fate voi. In quel racconto è, ancora una volta, una certa severità - per non dire una certa grettezza - del padre putativo (che, nella mia testa, è meno "una brava persona" di questo, infatti c'è un più forte profumo, per così dire, di contrappasso), sia pure a fin di bene, a fare da innesco. Poi, ovviamente, ci sono delle differenze: ne "il resto" l'intento di suscitare un piccolo brivido è senza dubbio più marcato e la storia - con la faccenda del costume - ha necessariamente un intreccio un tantinello più costruito di questo. Grazie dell'apprezzamento per "Sosta di mezzanotte" .

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Vecchio Mara il 2018-10-09 15:21:10
fantasmi traghettatori che riportano altri fantasmi che hanno smarrito la retta via a nanna. Almeno, così l'ho letto. Piaciuto. Ciao Rubrus.

Rubrus il 2018-10-09 19:05:04
Sì, esatto, ciao!

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90Peppe90 il 2018-10-10 21:52:05
Ricordo qualche tuo racconto simile ma non ricordo se ho effettivamente letto proprio questo. Fatto sta che è un altro gran bel racconto, dall'inizio - dove si "gioca" sulle storie che ruotano attorno a questo tema - alla fine, che comincia a intuirsi al momento adatto, ed è delicata e malinconica com'è giusto che sia... Bello, molto bello. Ciao, Rub, al prossimo brivido d'ottobre!

Rubrus il 2018-10-11 18:37:12
Questo è uno dei miei racconti preferiti (anche se non sono nella posizione migliore per giudicarlo, per evidenti ragioni di conflitto d'interessi) e, su net, dove probabilmente lo avevi letto, era uno di quelli che aveva raccolto più apprezzamenti, per quel che può valere.
Il racconto nasce da una cosa che ho letto da qualche parte sul periodo in cui King insegnava scrittura creativa all'università - e che un po' mi stuzzicò per via delle mie convinzioni in punto di originalità. Pare che King esortasse i suoi studenti a scrivere una storia basandosi su una trama arcinota ed esortandoli a trovarvi delle nuove declinazioni e scoprirvi dei significati. Insomma, a scrivere andando "dentro" la storia alla ricerca di potenzialità inespresse piuttosto che fuori. Lui scelse per sè la storia della stanza infestata e scrisse 1408. Qui io ho scelto per me l'altrettanto arcinota storia dell'autostoppista fantasma. Ho mosso un po' gli elementi dell'intreccio - i fantasmi sono due - giocato sulla suspence - non viene fuori se non a un certo punto - e mi sono basato sul fatto che, dopotutto, i fantasmi, sì proprio quelli "classici" erano persone. Il resto è venuto da sè.

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Massimo Bianco il 2018-10-18 14:03:04
Ecco, questo è un gran bel pezzo, secondo me, che merita tutti i miei complimenti e che mi è piaciuto molto. Hai ragione, naturalmente, quando sostieni che il tema si perde nella notte dei tempi (e quindi chissà quanto ne hanno scritto) e io in effetti in genere evito di commentare racconto le cui tematiche giudico troppo banali (la storia a puntate di Bule, ad esempio: non mi sono proprio sentito di commentare uno scritto che a mio parere è vecchio come il cucco, pieno solo di argomenti già raccontati in tutte le salse da dozzine e dozzine di altri autori). Qui però la situazione mi appare diversa, perchè trovo un senso di freschezza in questa tua storia, per come l'hai condotta, e una tale bravura nel rendere vividi entrambi i personaggi (si anche lui, malgrado parli così poco), che cancella qualunque dubbio su eventuali abusi sull'argomento. Davvero un ottimo lavoro, dunque. Ma permettimi un momento di tornare a quanto discutevamo con Mauro Banfi nel suo spazio anche per spiegare perchè sono sempre più restio a commentare negativamente: Anche il tuo racconto precedente, "Resto" è un buon racconto, devo oggettivamente riconoscerlo, eppure il finale, che altri hanno tanto apprezzato, non mi è piaciuto e mi ha perciò di parecchio ridotto l'apprezzamente per il racconto nel suo complesso. Ma si tratta di un giudizio del tutto soggettivo, perchè basato solo sui miei gusti. Sarebbe stato corretto da parte mia "spocarti" lo spazio destinato a quel tuo racconto con un giudizio in parte negativo dovuto solo ai miei opinabili gusti personali? Secondo me no, e perciò non l'ho commentato e se ne accenno qui è solo perchè qui tale commento si fa del tutto secondario e non ti sporca questa pagina, perchè su questa pagina il mio apprezzamento per il racconto presente, "Passaggi", è totale. Anzi leggere un racconto così per me giustifica appieno la scelta di dedicare tempo ai siti di scrittura. Vorrei che sempre più appassionati di lettura si convincessero che oltre a comprare libri vale la pena ogni tanto anche di entrare in internet per cercare di trovare qualche buon raccontino (dopotutto gratuito) tra quei purtroppo non molto numerosi autori (ma neppure così pochi) che, come te, sanno scrivere narrativa come si deve. Ciao.

Rubrus il 2018-10-18 14:49:01
Mah... guarda.... tutti i giudizi sono soggettivi, sia quelli positivi, sia quelli negativi. Per di più, a me un testo che riceva commenti unanimi "puzza" un po'. Mi viene sempre il sospetto che sia una cosa scritta e valutata da e per gli amici e gli amici degli amici. In realtà il punto è un altro e cioè la motivazione. Un giudizio motivato, positivo o negativo, dà sempre l'impressione di un giudizio sincero col quale si può dissentire o consentire. Certo, la motivazione costa un po' di fatica, perchè non puoi cavartela spuntando puntini, oppure mettendo un like, ma penso che ne valga la pena. E poi, ammesso e non concesso che si possa "sporcare" un racconto con un commento, si potrebbe tranquillamente sostenere che scrivendo in un commento ad un testo opinioni relative ad un secondo testo, si sporca il primo col famoso "off topic". quindi non se ne esce. Poi, ovviamente, e ammesso che ne valga la pena, si deve veder caso per caso se chi commentava è stato maleducato, oppure ha toccato un nervo scoperto, oppure l'autore teneva particolarmente a quel racconto per ragioni sue, e così via. Insomma, si deve sempre tornare lì: buon senso, buona educazione: io, magari ottimisticamente, sono fiducioso, anche se fino a prova contraria, che la maggior parte degli utenti di siti come questo ne sia provvista in abbondanza . Tornando invece "a bomba" (vedi quanto possa dispersivo parlare, commentando un testo, di argomenti non strettamente pertinenti al testo stesso?) a mio parere la profondità di un testo è preferibile alla originalità dello stesso. Dentro le trame classiche, ridotte all'essenziale, si possono secondo me trovare, se si ha abbastanza fortuna e, forse, abbastanza tenacia e bravura, si possono trovare se non tesori, piccole pietre preziose. Noi viviamo in un'epoca di apparenza, di forma, di stili, di immagini ecc, e cercando di lavorare sulla superficie proviamo a ricreare quel senso che, in definitiva. costituisce la vera ragione per cui una storia vale. Ecco, forse, più che sulla forma, dovremmo lavorare, faticando magari altrettanto, magari di più, sul contenuto, la vera ragione per cui quelle storie sono sopravvissute fino a noi e ci sopravviveranno ancora un po'. Ancora una volta, torno lì: rem tene, verba sequentur.

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