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Sono sempre i migliori a lasciarci

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Vecchio Mara

pubblicato il 2018-10-01 18:00:23


Sono sempre i migliori a lasciarci

 

Rintocchi che scandiscono il tempo della vita; questo sono le cerimonie e le frasi di circostanza.

 

Il matrimonio, non solo il tuo, è forse l’apogeo dei nostri migliori anni. A quante di queste cerimonie dovrai, con gioia o con fastidio, prendere parte, dipende dal numero di amici, più o meno del cuore, che ti inviteranno. E lì, appena fuori dalla chiesa e poi durante il pranzo di nozze, le frasi di circostanza si sprecheranno al pari del riso lanciato copiosamente addosso agli sposi, alle ricche portate e al vino ingollato come fosse acqua minerale. Intervallando il tutto con esclamazioni gioiose, tipo: “viva gli sposi!”, “auguri e figli maschi”, e via di questo passo, inventandosi frasi di circostanza sempre più ad affetto.

Ma è quando le cerimonie si diradano e le frasi di circostanza ti disturbano più del solito, che inizi a comprendere che stai invecchiando.

Oramai gli amici sono quasi tutti sistemati, altre cerimonie certificano che le nuove generazioni avanzano e i figli crescono: il battesimo, la comunione e la cresima. Queste solitamente si svolgono per lo più nell’ambito famigliare, il che contribuisce ancora meglio a farti capire che gli anni sono volati.

Ma sono i funerali, cerimonie invero già poco allegre, meste e cupe, che ti segnano in modo indelebile.

E’ quando incocci in questo rito deprimente troppo frequentemente, quando vedi gli amici di gioventù sorriderti da una lapide, che angosciato inizi a chiederti quando verrà il tuo turno. E allora quella frase ipocrita: “sono sempre i migliori a lasciarci”, pronunciata da qualcuno rivolgendosi a una vedova o ai figli di un uomo che fino al giorno prima aveva apostrofato in tutt’altra maniera, ti fa salire la pressione, già alta di suo, a vette inimmaginabili; e lì ti verrebbe da urlare a squarciagola per porre fine a quell’inutile farsa del dolore, la cui massima rappresentazione sono le condoglianze.

Almeno questo è ciò che capitava al sottoscritto, Osvaldo Tomba, di anni ottantacinque, quanto udiva Rinaldo Lapide, di anni ottantasei, porgere compunto e con tono di circostanza davanti alla tomba dell’amico passato a miglior vita, le sue sentite condoglianze ai parenti tutti.

Oh, quanti diverbi fra noi, tornando dal cimitero dopo una sepoltura. Io che gli domandavo, con fare poco amichevole se devo essere sincero, se non si vergognava ad esprimere il suo rimpianto, che magari c’era pure, in un modo così smaccatamente falso. E lui che ribatteva pacifico, con un ghigno sul volto che diceva tutt’altro, che l’aveva sempre ammirato, stimato, perché era il migliore di noi, l’amico appena sotterrato.

Ah! Quanto lo trovavo odioso in quei frangenti. Lo avrei strangolato sul posto, urlandogli in faccia che lui era sicuramente il peggiore dei pochi amici rimasti in vita e dei tanti che ci attendevano sotto un metro di terra.

Liti senili che si protraevano fino a che si raggiungeva il bar. Lì, davanti a un bicchiere di vino e a un mazzo di carte, tutto rientrava… e si cominciava a litigare per una carta giocata male.

Rinaldo è così, è il classico tipo dai modi irritanti che ti verrebbe voglia d’accompagnare al cimitero solo per fare le condoglianze a sua moglie, usando il suo stile.

 

Ed eccoci qui, dopo l’ennesimo rito funebre, davanti all’ennesima fossa da riempire. Lo voglio proprio vedere, dopo le raccomandazioni che mi sono premurato di fargli solo tre giorni fa, se esibirà tutto il suo repertorio di mimica facciale, tono di voce increspato e quant’altro occorre per pronunciare una frase di circostanza con l’enfasi dovuta.

Già vederlo avanzare con le mani congiunte e il volto dolente, mi fa pensare che l’altro giorno avevo sprecato il poco fiato che mi era rimasto.

Eccolo lì che si accosta alla vedova, si prostra e… «Sono sempre i migliori a lasciarci.»

L’ha fatto! L’ha fatto ancora! Non oso crederci! Mi aveva giurato che non l’avrebbe fatto! Ah! Se potessi farlo rovescerei il coperchio di questa bara, allungherei le mani, lo prenderei per il bavero e lo trascinerei quaggiù… quel gran bastardo del mio migliore amico!

 

                                                          FINE  

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Rubrus il 2018-10-01 18:15:16
Humor macabro direi, quindi è giusto che il racconto sia così breve: in effetti è una satira che prende di mira un atteggiamento, o un costume, che viene stilizzato. Approfondire, anche se temi come i riti, la loro funzione, il sottile, incerto confine tra ipocrisia e buone maniere sono temi che andrebbero approfonditi, priverebbe di efficacia il testo.

Vecchio Mara il 2018-10-01 18:22:38
a mia memoria, non ricordo di aver scritto mai nulla di così breve. Ma se il micro-racconto si lascia leggere piacevolmente, mi posso ritenere soddisfatto. Ti ringrazio. Ciao Rubrus.

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Paolo Guastone il 2018-10-02 10:45:55
Un raccontino che è una riflessione sulla vita e sugli anni che passano. E sì, anche sulle frasi di circostanza, sempre odiose e inopportune. E il finale lo si intuisce solo...alla fine..! Come si conviene ad un racconto da incorniciare. (Uhm...forse i nomi dei protagonisti....mah...li avrei preferiti più ...reali. Così si rischia di far cadere tutto nell'humour).

Vecchio Mara il 2018-10-02 17:44:50
le cerimonie scandiscono, inesorabilmente, il nostro tempo... e le frasi di circostanza, purtroppo, le devi, più che ascoltare direi "subire" durante quelle più tristi. Per quanto riguarda I nomi dei personaggi, servono proprio a quello: a dare una spruzzatina di humour nero al raccontino ino ino. Ti ringrazio. Ciao Paolo

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90Peppe90 il 2018-10-02 12:37:47
"Che egoismo. Non crede? Rovinare un addio con nasi che colano e singhiozzi. Piangiamo per noi stessi, non crede? Non per i morti. I morti sono una preoccupazione passata." Giusto ieri sera leggevo questo racconto di Clive Barker, "La vita della morte", che, volendo, tratta lo stesso argomento di questo tuo brano ma da un altro punto di vista. Forse è più discutibile il fatto di dover "santificare" tutti quando sono due metri sotto terra, perché piangere è una cosa più naturale, più logica. Ma entrambi i punti di vista, a modo loro, danno di che riflettere, a mio avviso. Fortissimo l'ultimo pezzo di questo racconto, Giancarlo, con una violenta accelerata finale che fa sobbalzare con il sorriso sulle labbra. Un abbraccio, alla prossima!

Vecchio Mara il 2018-10-02 17:53:06
le farsi di circostanza... in alcune circostanze, sono come coltellate inflitte a tradimento... servono solo ad esacerbare l'animo addolorato di chi soffre... rammento, anni fa, che io e mia moglie passavamo il lunedì lontano da casa per evitare che ti suonava il campanello per porgerti le condoglianze. (gli altri giorni invece, dovendo mandar avanti il negozio, dovevi piegare il capo e subire, ringraziando, chi entrava non per comprare, ma credendo di portarti conforto. Ho sempre odiato le cerimonie... tutte tranne quella, ristretta, del mio matrimonio, e poi del battesimo, la cresima e la comunione di mia figlia. Per non parlare pi delle frasi di circostanza. E così ho messo tutto nel calderone e ci ho tirato fuori 'ste quattro righe tra l'horror e l'humour. Ti ringrazio. Ciao Peppe

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