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LA SCELTA

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Bule

pubblicato il 2018-09-23 22:24:09


La scelta

 

 

Camminava molto lentamente; un portamento fiero e sicuro, nessuno avrebbe potuto negarlo, ma non più scattante e deciso come quello di un tempo. Vicino a lui saltellava qua e là Moses, il suo pronipote più piccolo; una generazione di figli che questo mondo non voleva più, rifletteva.

Alla rispettabile età di 97 anni, Nohan, si sentiva ancora in dovere di recarsi al ministero tutte le mattine; i suoi anni da Primo Consigliere erano ormai solo un lontano ricordo per tutti, ma non per lui. 

Ogni giorno si intratteneva per una mezz’ora abbondante con il Primo Consigliere attuale, non che suo ex pupillo, Osvald Stratton, e poi rimaneva seduto per delle ore negli uffici del ministero a leggere rapporti confidenziali e decreti. Non era certo previsto, ma nessuno osava sollevare dubbi o questioni se fosse lecita o meno la sua presenza; in fin dei conti, lui era stato il primo a ricoprire la carica di Primo Consigliere e per molti, in realtà, anche l’ultimo. 

« Nonno, ma non sei stanco di andare ancora al lavoro alla tua età? Ci vai perché hai paura di morire? » Cinguettò Moses, senza però staccare gli occhi dal marciapiede dove la sabbia e lo sporco si mescolavano alla polvere di ferro disegnando curve sinuose sul lastricato liscio e lucente della pavimentazione stradale. 

« No Moses, e non ci vado nemmeno per lavorare! » Asserì con un tono piuttosto fermo. « Chi te l’ha detto? Tuo padre? » 

« No, è stata la mamma! Ha detto che non riesci a staccarti dal lavoro e che quando lo farai sarà perché stai per  morire. Ho sentito che lo diceva a papà. »

« Tuo padre e tua madre sanno a malapena quello che è successo quando io lavoravo al Ministero, non si meraviglierebbero tanto se sapessero davvero come stanno le cose. » Commentò con un certo grado di fierezza.

« E tu lo sai? Me lo puoi dire? » 

« Siamo quasi arrivati, una volta lì vedremo… » 

« Ok! » rispose distrattamente Moses. 

 

Quando Nohan uscì dall’ufficio del Primo Consigliere, andò verso il pronipote che stava seduto ad una scrivania sotto la supervisione di una delle guardie.

« Grazie Bill! » 

« Si figuri signore, è un piacere. » 

« Vieni Moses, andiamo a vedere quali notizie arrivano oggi dal mondo! » 

Moses, che conosceva la strada, si precipitò verso le scale che portavano al piano interrato.

 

Il Ministero era l’ultimo baluardo della civiltà rimasto. Quando la mancanza di risorse, energia e le conseguenze devastanti della sovrappopolazione  avevano messo in ginocchio l’umanità, lo sforzo congiunto di tutte le nazioni aveva dato vita al Ministero per la Terra, di cui Nohan era stato la prima massima carica.

 

Mentre Moses guardava immerso flussi di intrattenimento, Nohan leggeva i rapporti confidenziali  che provenivano dalle nazioni di tutto il mondo. 

Andava sempre peggio: dall’Europa unita, di cui l’ultimo centro governativo rimaneva Londra, giungevano cifre drammatiche. Nonostante l’energia venisse razionata e limitata già da anni, quella necessaria al sostentamento dell’infrastruttura della rete non era mai stata messa in discussione; era l’unica cosa che distraeva le persone, un velo che offuscava agli occhi della gente il baratro inevitabilmente sempre più vicino che incombeva su di loro. 

Da qualche ora il web era stato ufficialmente “spento”, fatta eccezione per alcune decine di accessi al ministero; si connettevano ai server asiatici rimasti per poi venir rimbalzati fino a quelli nord americani.

La popolazione con accesso ad acqua potabile e cibo pulito in tutto il contenente era stimata in meno di un milione. 

Erano numeri spaventosi e la devoluzione guadagnava velocità giorno dopo giorno, anno dopo anno, implacabile.

L’America del nord e il continente sub polare russo erano riusciti a frenare la caduta grazie ad una maggior presenza di acqua dolce reperibile, ma ormai il count down era quasi a zero ovunque sulla Terra; l’estinzione del genere umano non era più solo una remota possibilità e Moses e la sua generazione sarebbero stati, con ogni probabilità,  gli ultimi a riuscire a morire di vecchiaia.

 

« Buon giorno Nohan! » 

« Elon, vecchio mio. Come stai oggi? » 

« Un giorno più vecchio di ieri! » Sospirò l’anziano tecnico. « E tu? Pentito anche oggi, o rassegnato? » 

« Oggi pentito vecchio mio; molto pentito! » La voce di Nohan uscì un po’ a fatica come schiacciata dal peso di ognuno dei suoi 97 anni. 

Elon era uno degli impiegati più anziani ancora in servizio e ai tempi dell’incarico di Nohan era poco più di un ragazzino appena assunto. 

« Vedrai, ce la caveremo anche questa volta e, prima o dopo, qualcuno leggerà la nostra storia; prima o dopo, qualche anima dividerà con te il peso che porti sulle spalle. » 

« Non credo  che questa volta ce la caveremo, non oggi Elon. Hai letto dell’Europa? Non credi che qualcuno che si ricorda di me laggiù stia maledicendo il mio nome ora? »

« Non eravate in molti a sapere dell’esistenza del progetto e quelli che non sono già morti se ne saranno fatti una ragione ormai. » 

« Già. Però…se solo avessi avuto più tempo. » 

« E se i nostri avi, quando davvero c’era ancora tempo avessero affrontato la situazione? Non hanno forse loro una responsabilità anche maggiore della tua? » 

« Innegabile vecchio mio, è vero; ma io avevo un possibilità , l’ultima forse. » 

« Perché non l’hai mai più contattato? » 

« Fucs? » 

Elon annuì senza staccare lo sguardo da Nohan.

« Lo sai; avevo paura di scoprire che aveva ragione e che io invece avevo condannato il mondo, nel peggiore dei modi. » 

« Erano tutti del tuo parere, onestamente sembrava la cosa più plausibile da fare allora. Sai, io non sapevo di preciso quello che si decideva in quella stanza quel giorno, ma di certo ti posso garantire che nessuno del nostro dipartimento ha mai sollevato dubbi su di te. » 

« Però non riesco a fare a meno di pensare che, talvolta, capita di essere abbagliati, di non riuscire a vedere la montagna che abbiamo davanti solo perché è troppo vicina, troppo grande, e il nostro sguardo invece troppo limitato. » 

Nohan posò gli occhi su Moses catturato da una sua risatina e non riuscì a respingere la malinconia che lo travolse come un’onda. 

E se davvero fosse stato proprio lui a negare all’umanità l’ultima speranza?

 

 

 

50 anni prima

 

 « Primo  Consigliere, una decisione è necessaria entro domani. Vorremmo tutti che ci fosse più tempo, ma, se deciderà di avviare l’operazione, non c’è un minuto da perdere. » 

Il consigliere dell’Europa Unita troncò la frase a mezz’aria e tutti gli altri pendevano dalle sue labbra. Si erano espressi uno ad uno, ma nessuno aveva preso una posizione netta, quindi non poteva contare sull’appoggio di nessuno in particolare: spettava solo a lui. 

« Lo so Signori, è per questo che abbiamo istituito il Consiglio, per fare ciò che deve essere fatto, perché uniti abbiamo ancora speranza. Mi permetto di ragionare ancora una volta ad alta voce con voi, perché seppur sia vero che spetta a me pronunciarmi, la scelta riguarda tutti noi e le nazioni che rappresentiamo. » 

Il giovane Primo Consigliere Nohan si alzò e si avvicinò al vetro della finestra prima di riprendere a parlare.

« Dobbiamo scegliere se scommettere tutto sul progetto presentato dal giovane astrofisico, il dott. Fucs; la sua idea è visionaria, non priva di incognite e quesiti che al momento non hanno una risposta; ma, stando a quanto dicono tutti gli uomini di scienza che ne hanno preso visione, realizzabile in teoria. Si tratta di investire tutte le risorse che abbiamo per cercare di raggiungere una nuova casa per l’umanità, un nuovo pianeta a quattro anni luce da qui. Un ‘idea allettante, ma che riduce drasticamente la nostra aspettativa di sostenibilità della vita sulla terra. Sull’altro piatto della bilancia, razioniamo quanto più possibile ogni risorsa naturale ed energetica che ci è rimasta e ci diamo quanto più tempo possibile per trovare delle soluzioni alternative. » 

Nohan si girò nuovamente verso i suoi interlocutori seduti al tavolo. 

« Signori, da una parte abbiamo quarant’anni di tempo per organizzare un salto nel vuoto, dall’altra cento cinquant’anni per cercare una soluzione. In tutta coscienza io devo prendere una decisione in base alle probabilità e, numeri alla mano, mi sembra che ce ne sia solo una possibile. 

L’umanità ha già conosciuto momenti bui ma è sempre riuscita a risollevarsi ed è quindi con grande fiducia che vi dico: diamoci tutto il tempo necessario! Razioniamo l’energia e le nostre risorse in modo diligente e distogliamo l’attenzione dell’opinione pubblica dai rischi che incombono su tutta l’umanità; se tutti faremo bene il nostro il lavoro, forse, nessuno verrà mai a sapere quanto vicini siamo andati alla fine. »

 

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L'AUTORE Bule

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Mauro Banfi il Moscone il 2018-09-24 17:18:15
Un bel testo, caro Bule, un pò più contratto (anche se denso) rispetto a quelli a cui ero abituato, ma è doveroso che il lettore, quando legge, perda le sue abitudini e s'immerga in quanto fruisce. Molto bella la tecnica di mettere un flashback come finale, dà veramente chiarezza, struttura e profondità al tutto. Il racconto ci parla di una svolta epocale ormai scelta dall'uomo definitivamente - sì, sono pessimista al cubo anche se non nichilista -, vale a dire la tecnica - da non confondersi con la tecnologia - non è più uno strumento a disposizione dell'essere umano ma è diventata l'AMBIENTE, L'ORIZZONTE occulto, all'interno del quale, anche lo stesso "homo consumens et interneticus" subisce una continua modificazione, per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo e definitivo della fine della storia umana, - temo irreversibile -, dove la domanda esistenziale essenziale non è più "che cosa possiamo fare noi con la tecnica", ma, "che cosa la tecnica può fare di noi". Ormai non vale più la vecchia obiezione modernista - ormai siamo in un'era post tutto - secondo cui la tecnica è buona o cattiva a seconda dell'uso che se ne fa, perchè a modificarci non è il buono e o cattivo uso, ma il solo fatto che ne facciamo uso. Il solo utilizzo ci modifica in peggio. C'è forse solo una via d'uscita: ripensare, rifondare, ritornare all'origine del terribile termine Techne, e per farlo dobbiamo tornare all'antica Grecia. Nel Prometeo incatenato di Eschilo il Coro chiede al Titano se sia più forte la tecnica oppure la necessità naturale. Per i nostri antenati Greci, ormai inascoltati, la natura è quel tutto immutabile governato da una categoria potentissima aliena a ogni misera volontà umana: Ananke, la necessità. Le leggi della natura non possono subire alcuna modificazione, pena la Ybris, il crimine di tracotanza, di cui tutti noi incatenati alla tecnica siamo rei. La risposta di Prometeo al Coro è lapidaria: "Techne d'anankes asthenestera makrò": la tecnica è di gran lunga più debole della necessità che vincola la natura alla sua immutabilità e alla regolarità dei suoi cicli e delle sue leggi. Anche Sofocle, nell'Antigone, poeta che l'aratro solca la terra, però la terra si ricompone dopo il suo passaggio. Heidegger scriveva che ormai solo "un pensiero meditante e non calcolante", "un dio ci può salvare", e non parlava dell'ormai assente Dio metafisico tramontato con l'Occidente. Quel dio è quel pensiero profondo dei presocratici e di Gesù che fa saltare la logica della tecnica: "ottenere il massimo dei risultati con il minimo dello sforzo". La tecno-scienza non ha altro scopo che non sia il suo assurdo auto-potenziamento che esclude ogni controllo umano. Ne è prova, tra le tante, il folle e continuo finanziamento delle ricerche sul nucleare mentre il pianeta è stretto dalla morsa del riscaldamento globale. Le potenze nucleari possono distruggere il pianeta diecimila volte ma questo fatto non devia le risorse verso l'attuale vero killer del nostro povero, dimenticato mondo. Siamo nell'epoca dell'assurdo, nel più orribile oblio dell'Essere. Dobbiamo ripensare e riapplicare una nuova concezione della sacra parola/pensiero Techne, tornando ai Greci e ricordandoci finalmente che ci siamo dimenticati per secoli l'Essere. Possiamo perlomeno dimenticarci di aver dimenticato il sacro naturale e tentare d'uscire da questo assurdo nichilismo. Ciao, carissimo

Bule il 2018-09-24 23:19:01

Hai perfettamente ragione caro Mauro! In sintesi, per quanto la scienza ci possa insegnare e dimostrare, a volte, abbiamo ancora bisgogno di sognare per raggiungere dei risultati straordinari e, a volte, quello che ci sembra impossibile è la strada da percorrere. Sono convinto che ciò che continua a stimolare la ricerca e la voglia di sapere è proprio il fatto che non abbiamo ancora imparato a comprendere tante cose!


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Rubrus il 2018-09-24 17:25:19
Sul fatto di invertire prima e dopo ha già detto Mauro e mi accodo. In realtà il "baco" nella scelta sta nel metodo "distogliamo l'attenzione". su cui credo dovresti soffermarti un po' e chiarire un po'. Mi spiego: secondo me, se distrai il pubblico dal pericolo, il pubblico non si adeguerà mai alle restrizioni imposte per affrontarlo, mentre secondo me quello che vuoi dire è "distraiamo il pubblico offrendogli una realtà alternativa a quella, brutta, che siamo costretti a fargli vivere, in modo che sopporti i sacrifici". La sintesi mi trova sempre favorevole, ma forse questa chiarificazione potrebbe essere non del tutto inopportuna. Postilla libresca. C'è un vecchio libro dal titolo "il vampiro del mare". Il titolo italiano non deve trarre in inganno perchè i vampiri non c'entrano niente. E' stato scritto negli anni '50 (mi pare) e ipotizza che le esplosioni atomiche sottomarine (allora se ne facevano e forse se ne fanno ancora) aprano un buco nella crosta terrestre sicchè il mare "filtra" dabbasso, come l'acqua nello scarico della vasca, Ovviamente l'umanità è spacciata e l'unica speranza di sopravvivenza è costruire delle enclave ai poli. Il romanzo narra appunto il crollo della civiltà e, di pari passo, l'imbarbarimento del protagonista - il giornalista che ha scoperto per primo la possibilità che esista il "vampiro del mare". Una delle cose che si narrano nel romanzo è il tentativo di far durare la civiltà più a lungo e, dato che allora internet non c'era, l'autore racconta di una mega-disinformaizone / distrazine da parte dei governi nei confronti della popolazione. Ecco quindi che la BBC (la storia si svolge in Gran Bretagna) dapprima insiste sui vantaggi dell'ormai palese scomparsa delle acque - dal ritrovamento dei relitti alla scoperta di nuove vie di comunicazione fino a quella di Atlantide - e finisce per mandare in onda, negli ultimi giorni, film a luce rossa a tutte le ore per "consolare" e "distrarre" le popolazioni che ormai hanno capito che tutto è perduto.

Bule il 2018-09-24 23:24:57

Be, hai colto perfettamente il punto e in effetti si, avevo la sensazione di dover dipanare i n po’ meglio il contenuto del messaggio; ma era un punto focale: il fatto che si investisse di più nell’inquinare lo sguardo delle persone con una realtà posticcia che maschera il vero stato delle cose. Cosa che, per altro, subiamo quotidianamente anche ai giorni nostri. In fondo, come commentavo al tuo racconto “L’inciampo”, la finzione è spesso più aderente alla realtà di quanto si vorrebbe.


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90Peppe90 il 2018-09-28 18:58:49
Un racconto sui sensi di colpa, è questo quanto mi è parso; una storia sul pesante fardello da portare e sopportare, con enorme fatica, in seguito a una decisione di importanza capitale. Un peso che passa dalle spalle del protagonista a quello del lettore il quale, per questo, arriva al finale con il fiatone. Ma l'avevi già postato prima o è inedito? Non che ricordassi la storia, però è come se quei nomi li avessi già letti in qualche tuo racconto, Fab... ma magari è una mia impressione. Ciao, bello, alla prossima!

Bule il 2018-09-29 15:50:39
Ciao Peppe,
No no, è un racconto di qualche giorno fa. Sui nomi la tua sensazione, forse, è dettata dal fatto che cerco sempre di inventarne non troppo realistici e per farlo faccio delle storpiature di nomi che mi vengono in mente...alla fine quindi hanno delle radici comuni.
Ciao, a presto!

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