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Solo per conversare un po’ insieme… Parole Intorno Al Falò, stagione 2018/2019

"L'APOSTROFO" Narrativa di gruppo Collaborazioni tra utenti

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2018-09-02 10:07:57


                                                                     Solo per conversare un po’ insieme… 
                                                               Parole Intorno Al Falò, stagione 2018/2019       


"Il mistero non è un muro, ma un orizzonte. Il mistero non è una mortificazione dell’intelligenza, ma uno spazio immenso, che il Sacro offre alla nostra sete di verità."
 
Antoine De Saint-Exupery 

Richard Wright (Londra, 28 luglio 1943 – Londra, 15 settembre 2008),
in memoriam


Un sentito benvenuto a tutte le amiche e gli amici di P.I.A.F., agli “storici” che hanno contribuito a costruire e a far crescere questa nuova gentile Creatura affamata di Creazione, Lettura e Conversazione, così come ai nuovi partecipanti che si uniranno a noi in questa stagione.        
Quest’anno vorrei ricominciare con una riflessione sul valore della condivisione e del dialogo tra internauti che sbarcano su PIAF, qualità che sento essere fondamentale per questo nostro prezioso spazio umano/virtuale.
Si è parlato molto nella passata stagione sull’innegabile fenomeno della decadenza dei litblogs e dei siti letterari informatici.
A mio avviso l’epoca informatica che stiamo attraversando si porta dietro un guasto di fabbricazione originale, che va a rendere problematiche quasi tutte le manifestazioni di questa straordinaria rivoluzione comunicativa umana.  
L’ho trovato espresso bene in una metafora del filosofo esistenzialista Søren Kierkegaard:
“La nave è finita in mano al cuoco di bordo e ciò che indica il comandante con il suo megafono non è più la rotta, ma quello che mangeremo domani”.
Sappiamo bene che questo pirata John Silver, cuoco di bordo, è il presentismo digitale, lo schiacciamento sul presente permesso dalla innegabile potenza e velocità di questa rivoluzione tecnica; potere che però minaccia seriamente il nostro umanesimo, riuscendo a cancellare la nostra originalità personale, la nostra capacità di discernimento del bene e del male e dell’essenziale e del superfluo, per confinarci in uno status di incatenati all’attimino presente. 

Le stampelle elettroniche ci promettono di raggiungere il massimo degli scopi con il minimo dei mezzi e con un vantaggioso risparmio del tempo e della fatica.      
E noi ci siamo fatti affascinare dalla stampella di Long John Silver.
Perché è tempo che riconosciamo che il Web siamo e lo facciamo noi e Internet non è solo il regno delle Cinque Multinazionali dirette dal Grande Fratello Globalizzazione ma è il presente che noi abbiamo scelto e voluto.
Siamo noi a decidere quali bussole dobbiamo usare e quali orizzonti vogliamo seguire durante la navigazione.      
E se il computer è stato fatto per l’Uomo e non viceversa, dobbiamo imparare a gettare via la stampella con la tastiera per ritrovarci nel pieno spirito di autoformazione del proprio essere che è il nostro umanesimo.     

E allora, tornando ai litblogs e ai siti letterari virtuali, il problema non sta tanto nei fenomeni narcisistici tipici del medium quali il pubblico dispiegarsi della psiche individuale e privata o l’uso ossessivo del litblog come propria azienda commerciale con annesso relativo marketing; queste sono solo le vecchie abitudini dell’Homo Consumens; il problema attuale di noi Homines Interneticus è che se non riusciremo a percepire gli altri come dei fini piuttosto che come dei mezzi, finiremo per perdere la nostra libertà di essere qualcosa di più che dei semplici strumenti servili al servizio degli altri, e la “realtà” intorno a noi si ridurrà meschinamente ed esclusivamente a noi stessi, come se fossimo gli unici punti di riferimento del nostro limitatissimo cosmo privato.   
Questi sono il rimedio e l’antidoto: decidere di affrontare le divisioni che si creano tra gli individui dediti al fanatico culto del dispiegamento del proprio Io-utente web:       

“Noi e loro        
Io e te:       
in fin dei conti non siamo superuomini        
e solo Dio sa che quello che stiamo facendo adesso non è quello che avremmo potuto fare”
        
Così cantavano nel mitologico brano “Us and them” i Pink Floyd, nel leggendario classico album “ The dark side of the moon”, in quel cruciale momento dell'opera dove il protagonista, l'everyman, l'uomo "ovunque", si rivolge ai suoi simili per chiedere aiuto e riuscire a difendersi dalle follie della società disumana che lo sta schiacciando.      
Condividiamo, dialoghiamo, portiamo alla nostra complessiva conoscenza tutto quello che avremmo potuto fare e che potremmo fare in questa stagione.
Cerchiamo qualche volta in più di guardare insieme lo stesso orizzonte.
Vi aspetto su Parole Intorno al Falò “ solo per conversare un po’ insieme…” 

Abbiate gioia, tanta, tutta quella che potete e volete.   


 
                                           

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2018-09-03 13:49:09
Credo che sempre e ovunque gli uomini abbiano pensato, prima di ogni altra cosa, a mettere insieme il pranzo con la cena, specie nelle poche e nei luoghi - e noi siamo l'isola felice, forse il problema è proprio questo - in cui non era affatto scontato. Semmai il rischio di avere una visione troppo appiattita sul presente è scordare che ciò che abbiamo sul tavolo oggi determina ciò che avremo sul tavolo domani. E' stata proprio la lungimiranza a consentirci di arrivare fin qui, con pro e contro. Pensare che il presente sia eterno è un errore drammatico. Proprio qualche giorno fa leggevo di una certa disaffezione per la rete da parte delle generazioni più giovani. Onestamente, non saprei: penso piuttosto che, essendoci nati dentro - questo è in Italia il primo anno in cui tutti gli studenti (a parte gli universitari)) sono nati dopo il Duemila - i giovani sanno gestire la rete meglio dei loro genitori. E' sperabile che la sappiano gestire bene (anche se non vedo proliferare segnali incoraggianti, anzi.... mi pare che andiamo sempre più appiattendoci sul qui e ora, sul tutto e subito, sul rifiuto della riflessione, sul disprezzo della competenza - tutti deficit di conoscenze che pagheremo, e anche cari). Rimanendo però a PIAF mi pare che, dopo circa un anno (un po' meno, ok) esso abbia assunto un assetto, se non definitivo, stabile . A mio parere, è già qualcosa. Forse un pochino più di qualcosa.

Mauro Banfi il Moscone il 2018-09-03 18:21:57

Ciao, Roberto e ben ritrovato in questa fine estate e in questo nuovo inizio di PIAF. Come sempre bello il tuo commento, profondo, autentico, così amico dello Spirito del brano proposto. Vedi, dopo questi anni di esperienza con questo nuovo medium, mi rendo conto che sto \"asciugando\" due nette impressioni di sintesi, al di là degli errori e degli orrori che ho visto dentro la sua struttura intima. Quella più assertiva e positiva è che quello che abbiamo cercato in questi anni è stata l\'espressione del potenziale che gli esseri umani hanno nel riconoscere l\'umanità degli altri e il rispondere a questa umanità con empatia piuttosto che con antipatia. Siamo rimasti in poche decine a cercare questo arcobaleno all\'orizzonte, alle volte mi sembra che siamo come un razzo interplanetario che ha perso per strada tanti stadi fiammeggianti. Comunque il viaggio è di quelli da non perdere, e grazia allora per essere ancora qua a conversare con questo strano essere umano tuo estimatore ed amico. L\'altra impressione essenziale è che questo medium ha tanto bisogno di sobrietà e semplicità: in fin dei conti non è né di più e né di meno di un libro, un palcoscenico, una chitarra elettrica, un cinepresa digitale, ecc ecc... C\'è stata troppa euforia alla sua nascita: sarebbe stato meglio per il web conoscere il disprezzo riservato ai fratelli Lumiere, per esempio. Questo medium ha un gran bisogno di ritrovare l\'umiltà dei monaci benedettini che zappano l\'orto e si piegano per raccogliere le patate e le carote. Adesso vanno di moda i toni apocalittici e distopici, rubati alla narrativa di fantascienza, ma per me è lo stesso di quanto sopra: il medium ha bisogno anche di \"orare\" per meditare, per ritrovare un\' ispirazione più umana ed equilibrata. Chi ha studiato con passione e interesse la storia dell\'arte sa che ogni generazione persegue la - forse fanciullesca - utopia di poter raccontare il mondo e se stessa attraverso l\'invenzione creativa espressa da un medium suo proprio. Insomma, caro Roberto, siamo rimasti in pochi a ricercare questa essenzialità e questa beata semplicità, dopo anni di astruse complessità schiacciate sugli attimini e gli impulsi scatenati in folle. Dove ci porterà questa ricerca, forse ostinata? Solo a continuare per conversare un pò insieme,a questo punto di questa epoca non chiedo altro a questo medium. Il resto, come sai, è meglio cercarlo, per il momento, con altri medium. Abbi gioia


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