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oedipus

Sto per morire?

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Giallo / Noir / Thriller

pubblicato il 2018-08-28 09:54:56

-- Sto per morire, vero?
Lei era occupata col carrello del pranzo e stava proprio in quel momento cercando di aprire la pellicola protettiva del vassoio della minestra.
Si volse verso di lui e lo guardò con un sorriso. Ma non rispose, non aveva voglia di mentirgli, non poteva mentirgli.
-- Dai, dimmelo, sto per morire vero?
-- Forse non morirai, forse fra pochi giorni tornerai a casa in convalescenza.
Quel forse condizionava tutta la frase e suonò come una sentenza irrevocabile.
-- Non ho mai avuto paura , sai! E non ne ho nemmeno adesso, in fin dei conti sono ancora vivo!
Lei avrebbe dovuto tirar fuori la solita frase di rassegnazione, Siamo nelle mani del Signore!, ma erano entrambi atei e più che al volere divino credevano al caso, unico e incomprensibile padrone del mondo.
-- Nessuno conosce il futuro, lo sai. E stai per morire come stai anche per guarire. Non sappiamo quello che accadrà, non lo so io, non lo sai tu e non lo sa neanche il chirurgo anche se fa finta di saperlo e dice che la prossima settimana tornerai a casa.
Ormai il pranzo era terminato, la minestra era ancora lì anche se le mancavano due cucchiaiate. Venne l’infermiera a ritirare il vassoio, la camera divenne grigia, come se fosse già quasi notte e i suoi occhi quasi si chiusero.
Deve riposare, sentì in un fruscio appena percettibile, Sì deve riposare, Lo lasci solo, No rimango qui, No, ora è inutile, venga via.
Sì, voleva che lei andasse, voleva restare solo, voleva sapere se stava per morire o no, voleva essere preparato, assaporare l’attimo, perché quando arriva il momento è inutile opporsi, è inutile combattere. Nessuno, da quando il mondo è nato, nessuno mai ha vinto la morte.
La febbre salì al massimo del suo picco pomeridiano, il respiro accelerò e anche il cuore si mise a battere più veloce e più forte.
Finché il cuore rimaneva forte non sarebbe morto, questo lo sapeva e era felice di quel galoppo affannoso.
Ma forse stava delirando, forse il cuore lo stava abbandonando e solo nel suo desiderio rimaneva forte e vigoroso.
Si ricordò quando da bambino aveva avuto una febbre così alta. L’ingenuità fanciullesca gli impedì di avere paura, allora la morte dei suoi cari, dei nonni e dei genitori non l’aveva ancora conosciuta.
Stava per delirare come allora?
Perché quella volta, e ancora lo ricordava, vide come pura realtà una gigantesca bottiglia del latte scendere giù da una montagna infinita su una monorotaia sospesa nell’aria. E allora le monorotaie ancora non esistevano!
Dischiuse appena gli occhi.
Nel grigiore della stanza tutto era immobile, anche il tempo.
Morire non deve essere difficile, lo fanno tutti, e qualcuno ha addirittura immaginato che sia bellissimo, che ci si accosta a un tunnel di luce splendente che, mentre vedi figure in controluce che ti accolgono, ti risucchia nel suo vortice luminoso e ti porta lontano.
-- Non sto per morire!
Disse fra sé, con un bisbiglio.
-- Non sto per morire!
Nessuno era ancora venuto, nessuno.
Guardò bene in ogni angolo: non c’era nessuno.
Poco prima di morire suo nonno, coi piedi gonfi e il cuore che zoppicava, col respiro corto e la voce tremante aveva gridato al vuoto:
-- Andate via, andate tutti via!

E quel grido si era ripetuto anche nei giorni successivi, finché il coma si portò via tutto e gli lasciò solo il respiro.
Il suo primo contato con la morte! Ma la giovinezza è più forte della morte, e quel grido lo dimenticò subito. Che significato poteva avere in una persona anziana e sofferente?
Poi, molti anni dopo, quando ormai era più che maturo, il problema si era ripresentato.
La sorella di suo padre, tanto anziana da non avere più la forza di alzarsi in piedi, dal letto un giorno improvvisamente:
-- Chi so’ quiss? (chi sono questi?)
-- Chi, zia?
Vedeva nell’ombra persone sconosciute che la guardavano e se lei cercava di capire, chiedeva ragione della loro presenza, quelli improvvisamente sparivano.
Non seppe rispondere alla domanda e rimase in silenzio. Lei non pretese una risposta, ma qualche giorno dopo, forse dimenticando che aveva già chiesto, ripeté:
-- Chi so’ quiss?
E di notte la sentivano parlare e lamentarsi. Poi una notte ci fu silenzio e la mattina dopo trovarono nel letto il suo cadavere.
E suo padre, ormai più che novantenne, poco prima di morire, il suo cuore anziano ormai non ce la faceva più a spingere la vita nei vasi del corpo, gli disse:
-- Quando sto solo qui a letto, a volte vedo delle persone …
-- Delle persone, papà?
-- Sì, io non le conosco, non le ho mai viste prima. Cercano di nascondersi nella penombra, ma io mi accorgo della loro presenza. Andate via! Grido. E loro spariscono.
-- Ma che dici, papà? Forse ti confondi!
-- Poco fa erano qui e anche ieri le ho viste!
Persone sconosciute, facce mai viste prima, addetti all’accoglienza dell’aldilà, anime che vengono da lontano, molto lontano, che attraversano a fatica il tunnel di luce contro il vortice contrario e vengono giù in questo mondo a assisterti nel momento più difficile, a aiutarti, a confortarti.
Nella morte sei solo e non puoi ricevere aiuto da nessuno, certo puoi gridare dalla paura, se hai paura dell’ignoto, ma rimani solo ad affrontarlo quell’ignoto. Ma poi, subito dopo eccoli, quelli che non conosci, quelli che non ha mai visto, quelli che ti confortano, ti assistono e la solitudine scompare e ti trovi in un’altra dimensione, tra spiriti come te che ti portano oltre il tunnel, oltre l’universo in un viaggio senza fine, al di là del tempo.
Guardò ancora.
Lentamente il grigiore della stanza stava cedendo ai colori del giorno, un altro giorno. Nessuno nella stanza era nascosto, nessuno lo guardava, nessuno lo spiava e attendeva.
Poi la porta si aprì, i rumori dell’ospedale divennero assordanti, l’infermiera entrò gli misurò la febbre:
-- Bene! La febbre è sparita! – disse con un sorriso.
Lui già lo sapeva, si sentiva meglio, era felice.
Non sarebbe morto, nessuno era venuto ad accoglierlo!





 

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L'AUTORE oedipus

Utente registrato dal 2018-03-27

enrico di cesare Dopo tanto tempo sono tornato qui a leggere e ho invidiato chi scrive per puro piacere di scrivere. Mi sono riproposto di farlo anch'io, ma mi sento davvero molto arruginito.

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Paolo Guastone il 2018-08-28 11:07:34
Già...presenze incorporee che si materializzano per "vedere" o per "farci vedere". Personalmente, mi piace pensare ai nostri vecchi che, quando è il momento, ci vengono a prendere e ci aiutano a passare dall'altra parte. In questo caso non si è presentato nessuno e il protagonista ha un'altra ragione in più per continuare a lottare. Piaciuto molto.

oedipus il 2018-08-28 11:29:10
mi mancano tanto.
Ora rimpiango di non aver conosciuto meglio i miei nonni, loro venivano da un mondo completamente diverso da quello in cui io vivevo, ma erano vecchi e completamente sordi.
E mi manca anche mi madre e mio padre e anche mia suocera, ma sembra che non saranno loro a venirci a prendere.

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90Peppe90 il 2018-08-28 14:59:18
Un racconto bello, toccante, a suo modo dolce. Di una dolcezza per niente forzata, per niente artefatta, ma che emerge delicatamente, tra le righe e le parole. Una dolcezza che, per di più, viene fuori a lettura inoltrata, da un'atmosfera che, prima, ho trovato a tratti sinistra. Un racconto che si avvale anche di belle immagini, che si visualizzano bene durante la lettura, e di un bel finale. Insomma, piaciuto molto. Ciao, Oedipus, alla prossima!

oedipus il 2018-08-28 17:51:58
ciao!!!

oedipus il 2018-08-29 17:50:17
ciao, Peppe, non so se sei venuto a conoscenza della Esperienza di pre-morte ( https://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_ai_confini_della_morte).
Recentemente ho conosciuto una persona che durante una crisi cardiaca per infarto ha visto il cono di luce e quello che racconto delle visioni di persone sconosciute al capezzale di persone che di lì a poco moriranno è assolutamente vero.
Certamente tu avresti fatto qualcosa di diverso, avresti raccontato di una battaglia tra le ombra e il moribondo, vinta non so come e non so da chi.
Una mezza specie di Il settimo sigillo di Ingmar Bergman.
ciao

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Rubrus il 2018-09-03 15:49:14
Il racconto mi è piaciuto per la sua sobrietà. Dal punto di vista psicologico è interessante e credibile come il protagonista. in qualche modo, si aggrappi a - se non testimonianze - suggestioni di un "altrove" che, si potrebbe intuire, da sano rigetterebbe e si sforzi di trovare in esse quasi una dimostrazione o un supporto della propria volontà di vivere.

oedipus il 2018-09-03 22:01:40
Grazie.
E' un onore per me un tuo commento positivo, perché tu sei un esigente conoscitore di letteratura di ogni genere.

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