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Una lettera per Ermenegildo

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di oedipus

pubblicato il 2018-08-06 15:34:26


 

I

Ermenegildo, suo malgrado, era l’unico della famiglia a possedere la piccola chiave della cassetta della posta.

Così ogni sera, tornando dall’ufficio, prima di prendere l’ascensore, doveva assolvere un ultimo dovere: aprire la cassetta e verificare se c’era posta.

Ormai era un rito.

L’operazione avveniva sempre con un minimo di suspence: qualcuno aveva dei reclami da fare nei suoi confronti? Qualche avvocato scriveva per richiedere dei pagamenti che nemmeno lui sapeva di dover fare? L’esattoria richiedeva pagamenti di tasse arretrate con l’aggiunta di una bella mora?

Ermenegildo era un impiegato esemplare, preciso nei doveri sociali e nei pagamenti.

Mai tutto questo avvenne.

Spesso nel momento di aprire la casetta sognava.

Avrebbe trovato una lettera di un avvocato che gli comunicava che aveva ereditato un ingente patrimonio da uno zio che neanche sapeva di avere, che gli avrebbe cambiato quella vita sempre uguale fatta di ufficio e casa, casa e ufficio? O che una ditta, a scopo pubblicitario, aveva scelto proprio lui per una bella vacanza ai Caraibi?

Niente di tutto questo.

Ogni sera prima di prendere l’ascensore apriva la cassetta della posta, la ripuliva delle cartacce pubblicitarie che chissà quale ragazzetto si ostinava a piazzare ogni giorno senza essere visto, tornava indietro fino al cassonetto per buttarle e poi finalmente saliva a casa.

Quando poi arrivava veramente qualcosa, erano cose risapute: le bollette di acqua, luce e telefono, le cartelle di pagamento delle tasse.

Tutte, all’ultima riga della lettera di accompagnamento, recavano la dicitura: Non vi sono arretrati da pagare: grazie.

Poi un giorno.

In un giorno qualsiasi di un anno indeterminato arrivò l’imprevisto.

Una lettera dal comando dei Vigili Urbani.

Diceva solo:

Il Comandante dei Vigili Urbani desidera avere un breve colloquio informale con Lei.

La preghiamo quindi di prendere un appuntamento, che le sarà dato in qualsiasi giorno Ella vorrà, anche festivo, e nell’ora a Lei più comoda, anche notturna, telefonando al numero verde …

Il Comandante dei Vigili Urbani!

Una lettera di convocazione da parte del Comandante dei Vigili Urbani era davvero inaspettata!

Ermenegildo era sempre stato un uomo ed un impiegato preciso.

Ed era consapevole delle sue qualità, era sicuro che nulla gli si sarebbe potuto addebitare!

Per qualche giorno rimase nel dubbio: quella lettera sembrava più una burla che altro.

Poi la curiosità vinse.

Telefonò.

Dall’altro capo del filo rispose una voce femminile calda, sensuale, precisa, professionale, seria.

Non era uno scherzo.

 

 

II

Il Comandante dei Vigili Urbani era un omone alto e obeso.

Vestito con pantaloni blu dalla cinta con una fibbia enorme, luccicante e intarsiata e una camicia bianca con gradi sulle spalline e un colletto che stentava a contenere un collo da omino Michelen.

Sulle spalline c’era una torre e quattro stellette.

Che grado era una torre e quattro stellette?

Tenente Colonnello, Colonnello o addirittura Generale?

I vigili urbani hanno i gradi come i militari?

Non si era mai posto il problema e francamente non gli importava nulla di tutto questo.

L’omone aveva una voce squillante, fortissima, da traforare i timpani.

Ermenegildo pensò che forse più che vigile urbano sarebbe stata per lui più proficua una carriera di cantante, ma forse per fare il cantante non bisogna avere solo una voce forte e squillante, ma anche intonata.

L’ufficio del comandante era accogliente, caldo e ti faceva sentire subito a proprio agio.

Subito una gentile vigilessa portò un vassoio d’argento con dei pasticcini e una tazza di caffè:

-- Non faccia complimenti -- tuonò il Comandante -- prenda e stia tranquillo, non c’è nulla di cui deve preoccuparsi! --

Ermenegildo avrebbe voluto invece sapere, sapere subito, senza preamboli, senza caffè e pasticcini.

L’omone di fronte a lui invece non aveva fretta. Faceva movimenti lenti e misurati, appesantiti dall’adipe, rideva a bocca larga, aveva delle piccolissime goccioline di sudore sulla fronte.

Ad Ermenegildo non rimase che bere il caffè bollente più rapidamente possibile rischiando l’ustione delle labbra e dell’esofago, e mangiare qualche pasticcino.

Poi sorrise, in attesa.

L’omone aveva preso una cartella e la sfogliava:

-- Dunque lei è venuto ad abitare qui a Roma nel 1970. Lei è abruzzese, vero?--

-- Sì -- disse Ermenegildo, ancora in attesa.

Ma il comandante la prendeva alla lontana, con un discorso che apparentemente nulla aveva a che fare con il problema per cui era stato chiamato:

-- Vede, ormai nel nostro paese governano i Progressisti. Noi siamo per il perdono, siamo per il recupero sociale di chi sbaglia, siamo per la prevenzione. Ecco, prevenire i reati piuttosto che punirli, questo è il nostro motto! --

-- Ma a me sembra di non aver mai commesso un reato! -- disse Ermenegildo, impaurito e ormai dubbioso anche della propria onestà -- almeno credo! --

-- Lo vedo, lo vedo -- disse grave il Comandante -- si rassicuri! Lei in trentacinque anni non ha mai subito una multa, che so, per un semaforo rosso, per un parcheggio vietato, per transito in una zona vietata! Mai. In trentacinque anni! --

-- Sono stato sempre prudente alla guida -- si giustificò Ermenegildo -- e ho sempre rispettato il Codice della strada! --

Forse sbagliava a stare così in ansia. Forse il Comandante era un po’ burlone, con quel faccione rotondo da clown e quella voce da tenore stonato. Forse lo aveva chiamato per un encomio, per conferirgli un premio, ma prima voleva tenerlo un po’ sulle spine, come quando si fanno le feste a sorpresa tra amici per un compleanno. Ma:

-- Vede è proprio questo che non va bene. -- disse il Comandante con gli occhi seri seri, e con la voce bassa -- Lei si rende conto che in trentacinque anni non ha dato un centesimo di contributo alle casse del Comune? Lei lo sa che il Sindaco, sì il Sindaco in persona, il mese scorso ha dovuto licenziare la segretaria personale bellissima e giovanissima, ma troppo esosa, e sostituirla con un’altra brutta e vecchia ma decisamente più economica? Le casse del Comune sono vuote. Siamo quasi alla bancarotta. E lei cosa fa? Niente. Circola liberamente in automobile senza cadere in un’infrazione, con il bollino blu contro l’inquinamento sempre in regola, con quello giallo della sicurezza degli autoveicoli sempre a posto, con quello rosso …

-- Ma io ho creduto di far bene, di essere un buon cittadino. -- tentò di giustificarsi Ermenegildo.

-- Lei è un ottimo cittadino! -- disse il Comandante -- però capisca, abbiamo bisogno anche del suo contributo! --

-- Va bene, se è necessario … domani sera devo andare ad una cena natalizia organizzata dal capoufficio in centro. Invece che con i mezzi pubblici, andrò in automobile entrando nella ZTL e facendomi multare! -- lo disse ironicamente quasi con accento sarcastico ma l’altro molto seriamente:

-- No. Non le sto chiedendo di infrangere le regole del Codice della strada. Io sono il Comandante dei Vigili Urbani. Lei deve solo riempire questo modulo. È un’autodenuncia. Perché, sinceramente, non credo che lei in trent’anni non abbia mai parcheggiato in divieto di sosta, in una città dove volutamente non ci sono parcheggi, o che non sia passato mai con il rosso in una città dove i semafori sono più numerosi degli incroci. Lei è stato semplicemente più fortunato di altri. Lei è stato avvantaggiato dalla mancanza cronica di personale in grado di controllare e sanzionare le violazioni! --

Ermenegildo prese il modulo, lo guardò attentamente. Dopo la prima parte dedicata ai dati anagrafici c’era scritto:

Dichiaro sotto la mia responsabilità di aver violato, senza che la pubblica amministrazione se n’avvedesse, almeno cinque volte il codice della strada e volontariamente chiedo la possibilità di patteggiare la sanzione con il contributo di 500 euro. 

 

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L'AUTORE oedipus

Utente registrato dal 2018-03-27

enrico di cesare Dopo tanto tempo sono tornato qui a leggere e ho invidiato chi scrive per puro piacere di scrivere. Mi sono riproposto di farlo anch'io, ma mi sento davvero molto arruginito.

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Paolo Guastone il 2018-08-22 14:07:24
Ah Che ridere! Ma forse c'è poco da ridere, vista la situazione attuale. Comunque un bel racconto con un finale decisamente inaspettato, che potrebbe anche avverarsi.

oedipus il 2018-08-22 15:03:56
Del resto i bravi cittadini come me, dal punto di vista delle finanze comunali, risultano davvero cittadini pessimi.

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Rubrus il 2018-09-04 19:21:46
Inevitabile pensare a Totò, ma anche un po' a Kafka. La risata e l'angoscia sono parenti stretti, a volte col paradosso a fare da sponsale.

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