685 OPERE PUBBLICATE   3336 COMMENTI   84 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Nel cesso dell'autogrill

"PUNTO E A CAPO" Racconto Giallo / Noir / Thriller

di oedipus

pubblicato il 2018-06-16 11:28:05



Questo racconto è nato dall'ispirazione che ha suscitato in me il racconto GH di 90Peppe90,  quindi scrivo con uno stile non mio.
Scrivo non per il lettore, ma per me, per liberarmi dall'ispirazione che a volte mi perseguita.
Per questo ho dovuto scrivere, per liberarmi.
Prendetelo per un gioco.

 

 

 

 

Aveva da pisciare e da vomitare.

Da pisciare e da vomitare, ma vomitare no, non lo voleva proprio perché così avrebbe perso tutto l’alcol che a fatica aveva ingurgitato. In realtà voleva rimanere ubriaco il più possibile, perché se ci fosse stata l’occasione quell’alcol gli sarebbe servito, eccome!

Nella notte spingeva la macchina a correre, e era accecato dai fari di tutte quelle che gli venivano incontro. No, non voleva provocare un incidente, nessuno al di fuori di lui e del suo problema doveva farsi male. 
Ma un problema certamente l’aveva!

«Basta così!» gli aveva gridato quasi in faccia e se ne era andata, la stronza. Ma lui con la coda dell’occhio l’aveva visto l’altro, il suo migliore amico, quello al quale lui gli aveva confessato tutto, quello a cui aveva confidato i problemi di quella relazione difficile e lui zitto, ad ascoltarlo e a dirgli che doveva avere pazienza che tutto alla fine si sarebbe aggiustato. Per lui si sarebbe aggiustato. Se la portava a letto quel porco!    
E rimasto solo gli era sembrato che la sua vita fosse finita lì, e il barista, che aveva assistito alla scena, gli aveva incominciato a versare alcol puro nel bicchiere e per farglielo bere gli aggiungeva l’acqua, quel bastardo!
Così alla fine era uscito da quel bar davvero schifoso col portafogli di molto alleggerito a con la testa che gli ronzava, in un sottofondo di corni inglesi a tutto volume.
Gli era stato difficile aprire la macchina e mettere la chiave per avviarla, e più di una volta si era visto i fari puntati delle automobili in senso contrario dritti negli occhi e a fatica era riuscito a schivarli. 
Poi la vescica aveva cominciato a fargli male.
Un dolore trafittivo, lancinante che lo faceva piegare sul volante e gli impediva i movimenti alla guida. 
«No, nessun altro si deve far male tranne me!»
Si ripeteva a mente.     
Gli sarebbe bastata una curva, ma quella maledetta strada buia di notte se la filava diritta dritta che avrebbe anche potuto mettersi a leggere il giornale e non sarebbe successo nulla.   
Poi in lontananza comparve una insegna luminosa, in alto, blu e verde, col simbolo di una nota marca di benzina.
Devo pisciare, maledizione!   
Lasciò la macchina aperta nel mezzo del parcheggio vuoto, si trascinò quasi piegato in due verso la tavola calda poco distante, annaspando nell’aria come un nuotatore fuor d’acqua, ponendo la massima attenzione a non cadere.
Dentro era caldissimo, e tutto era calmo, qualche camionista in pausa era seduto ai tavolini.        
«Scusi dov’è il bagno?»       
«Oldina qualcosa?» chiese il cameriere cinese al bancone.         
«Prima devo andare al bagno!» e una fitta più dolorosa gli si conficcò nel bacino.
«In fondo a destla» e si aprì in un sorriso largo e divertito.
Il fondo del corridoio era lontanissimo, e percorrendolo si appoggiò alle pareti. Nel mezzo gli arrivò, imprevisto, un principio di vomito che gli portò in gola acqua acida vomitevole che ristagnò nel retro bocca per un istante e poi se ne tornò giù da dove era venuta.        
Devo pisciare, maledizione, e devo pure vomitare, maledetto barista!
Quando finalmente arrivò trovò un lavabo tanto piccolo che a malapena ci potevi lavare le mani e difronte un piccolo stanzino con la porta aperta e un cesso.

Ormai se la stava facendo nei pantaloni, lo sfintere non aveva più retto e per resistere aveva preso il suo membro e se l'era strizzato fino a chiudere l’uretra. Poi con la sinistra, perdendo ulteriore tempo, si era calato i pantaloni e le mutande e si era aperto in una pisciata che sembrava la cascata del Niagara.
Il getto scalfiva una melma marrone che giaceva nel fondo del WC, perché lo scarico, come quelli di tutti i cessi delle stazioni di servizio, era rotto e secco.
Quando finalmente tutta l’urina era finita nel cesso, si sentì sollevato, più leggero, ma ancora non si era tirato su i pantaloni, che gli tornò il reflusso acido fino in gola.       
Se riuscissi anche a vomitare!         
Ma ancora non aveva finito il suo pensiero che tutto il bagno cominciò a ruotare in un vortice che se il cesso non fosse stato tanto sporco, non avrebbe nemmeno cercato di resistere a rimanere in piedi, ma si sarebbe certamente sdraiato sul pavimento.    
Dapprima si appoggiò alla parete e socchiuse gli occhi, poi li riaprì e rimase sbalordito.
Davanti a lui ballava tutto, ballava la parete con tutte le sue scritte e ballava, quasi animata, una figura di donna, dipinta da un’abile mano di un artista dilettante.
Ballava e cantava e cantando lo chiamava.
        

Vedi come sono 
Sono vestita di vento   
Tu mi stai cercando     
E io non ti sento
Ancora mi stai amando
Ma se le mie parole vuoi sentire     
questo è dei numeri il conto  

1357 1357

Lasciò che tutto il resto continuasse a girare e fissò con lo sguardo la ballerina nella speranza di fermarla. Solo dopo qualche secondo la mise a fuoco e non riusciva a credere ai suoi occhi. Quella ballerina, formosa e completamente nuda, dalle poppe autoreggenti aveva il viso perfetto della stronza!
La sua vicenda era stata già vissuta da un altro e questi, una volta lasciato per il suo miglior amico, si era vendicato scrivendo il numero di telefono alle pareti del cesso dell’autogrill!?        
Eppure il numero di telefono non corrispondeva a quello della stronza.
Era solo una coincidenza, oppure era lui che, ubriaco, vedeva lei dovunque?

Ancora gli tornò su l’acido dello stomaco e ancora una volta se ne tornò giù istantaneamente, felice di lasciargli in bocca quel sapore disgustoso e vomitevole del vomito.      
Si guardò intorno, deciso a uscir via, a lasciarsi dietro le spalle il cesso, il water sporco e la ballerina nuda.    
Ma la stanza girava ancora.

Guardò in alto e si stupì.

Il tubo dello scarico della cassetta dell’acqua era fermo, statico nella sua possanza.
Chi scrive un numero di telefono sul muro del cesso della stazione di servizio?
Un gay, un travestito, una mignotta di autostrada in cerca clienti tra i camionisti? Sì, è probabile, ma chi ha un numero di telefono come quello? Nessuno. Nessuno.
E allora?    
Allora era semplicemente uno scherzo per ubriachi che andavano e vomitare nel cesso, ecco cos’era.     
Eppure, se era uno scherzo voleva verificarlo. Era facile, bastava telefonare. L’unico problema era raggiungere i pantaloni al pavimento e tirarli su. Non senza sforzo ci riuscì e non senza sforzo riuscì a prendere il telefonino dalla tasca e pigiare correttamente i numeri.        
Dapprima tutto tacque, e il telefonino sembrò spento. Quando però stava per desistere, qualcosa accadde.       
Una flebile voce, che assomigliava dannatamente a quella della stronza, venne fuori.        
«Pronto.»
«Pronto.» gridò quasi. 
«Chi sei? Io non ti conosco!»
Certe volte solo se sei ubriaco riesci a dire certe cose.       
«Sono quello che hai da poco scaricato dopo avergli giurato amore eterno!»
«Io non amo né odio nessuno, io faccio quello che faccio per necessità, io sono la necessità del mondo e senza me tutto finisce.»      
Non capì nulla di quelle parole, guardò ancora davanti a sé e tutto girava, guardò lo scarico dell’acqua della cassetta e la vide ancora ferma e fissa.
«Tu sei quella stronza che poco fa mi ha scaricato e mi ha fermato la vita!»
«Sbagli, non sono lei, e ho capito chi tu sei. Tu sei quello che si è ubriacato, che poi s’è messo a guidare ubriaco aspettando la curva giusta e poi adesso sta guardando con interesse uno scarico ben solido vicino al soffitto per legarci la cinta dei pantaloni …»     
Lui rimase senza parole, cercò ingenuamente una telecamera nascosta che secondo logica non poteva stare in un cesso tanto indecente. 
«Ma ricorda, io non ti conosco perché non è questo il tempo per incontrarci. Tu hai un appuntamento con me tra quarant’anni. La vita è tua, vivila felice!»

Lasciò cadere a terra il telefonino, si girò verso il cesso, e sopra al piscio e alla merda vomitò dapprima l’acido, poi l’amatriciana della cena con lei e poi l’alcol che il barista gli aveva fatto bere a tradimento.       
Alla fine, stremato, si guardò attorno. Le pareti si erano fermate, e la ballerina era sparita. Sul muro si leggeva solo la classica: 
W Fica, Quella di tua madre!
Lentamente si trascinò verso la tavola calda.   
«Un Hamburger» chiese.      
«Nient’altlo?»
«Un caffè doppio, per favore.»       

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE oedipus

Utente registrato dal 2018-03-27

enrico di cesare Dopo tanto tempo sono tornato qui a leggere e ho invidiato chi scrive per puro piacere di scrivere. Mi sono riproposto di farlo anch'io, ma mi sento davvero molto arruginito.

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

L'arma perfetta Narrativa

Una sera d'agosto piovosa Narrativa

CORDES LAKES Narrativa

il femminicidio Narrativa

Lillo e Nannina Narrativa

Oh, cuore mio! Narrativa

Il serpente cinese Narrativa

Il passato del futuro Narrativa

Sto per morire? Narrativa

Una lettera per Ermenegildo Narrativa

Il bamboccione Narrativa

PASQUINATA Narrativa

Nel cesso dell'autogrill Narrativa

Horror erotico v. minori di 14 anni. Narrativa

Storia d'agosto Narrativa

il concerto della domenica Narrativa

Storia di una breve vita felice Narrativa

Un fatto mai accaduto Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Vecchio Mara il 2018-06-16 21:45:57
questo rammento di averlo letto su net. Ma non mi aveva convinto allora come ora, non lo so il motivo, forse perché più avanzo nella lettura più mi immagino di annusare l'odore di piscio, escrementi e vomito che aleggia dentro quel cesso, anche se va detto che entrare nel racconto fino a percepirne virtualmente pure i cattivi odori dovrebbe essere un pregio. A mio personale giudizio, è un passo indietro, forse anche uno e mezzo, rispetto agli ultimi due che hai pubblicato. Detto ciò, concludo dicendo che la copertina è eccezionale (il quadro di Hopper) e che invece che noir l'avrei taggato: mistery. Ciao

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
oedipus il 2018-06-17 10:20:54
comunque, 90Peppe90 è un ragazzo tra i più dotati di Net. Ho sempre ammirato il suo stile, e in un certo senso ne sono rimasto addirittura plagiato. Lui scrive Horror in modo classico, con spiriti e entità ultra terrene, a me piace invece la razionalità scientifica che critica religioni e tutto ciò che esula dalla fisica. Da qui il tentativo di scrivere un Horror ben piantato per terra con un aspirante suicida che parla con la Morte e questa gli comunica che non è ancora arrivata la sua ora.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2018-06-17 12:24:16
A me invece questo racconto non è dispiaciuto. E' un racconto surreale, non incasellabile, dal finale misteriosamente incomprensibile, un racconto strano, diciamo, o stralunato, ma un certo fascino ce l'ha. E' un racconto dell'assurdo, ecco. Capisco però ampiamente che un lettore possa non restarne convinto. N.B.: ho visto che in testa hai inserito il link del vecchio profilo di 90Peppe90 su Neteditor, immagino che evidentmente ti eri conservato nel tuo hard disk l'indirizzo, ma ovviamente è ormai irraggiungibile, essendo come ben sai quel sito defunto. Tuttavia forse ignori che 90Peppe90 è iscritto fin dalla prima ora anche a Parole intorno al falò, anche se attualmente è inattivo e lo è ormai da un pò di mesi (sarà impegnato a studiare, presumo). Se dalla home page vai a cliccare sulla espressione di color arancione: LISTA UTENTI ci troverai subito anche lui e lì giunto, cliccando sul suo nome entrerarai nel suo spazio personale dove ha messo i suoi vari racconti che ha raccolto qui finora. Ciao.

oedipus il 2018-06-17 22:06:59
Non mi dire che devo anche in questo spiegare tutto ...

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Gerardo Spirito il 2018-06-20 03:04:38
Una bella sorpresa questo racconto, scritto benissimo, nonostante io non sia un grande estimatore della prima persona. L'ho letto come fosse un delirio, nel senso del protagonista ubriaco e amareggiato e incazzato, che nel cesso di quella tavola calda raggiunge l'apice della sua esistenza, tanto da arrivare quasi anche a togliersi la vita, prima di incontrare (sentire? parlare?) con il suo destino e, in un certo qual modo, provare forse a ricominciare.

oedipus il 2018-06-20 22:19:19
grazie per i complimenti, ma, non so come sia nato l'equivoco, il racconto non è scritto in prima persona.
Anche a me non piace molto e la utilizzo poco.

Gerardo Spirito il 2018-06-21 00:19:34

Ahah terza persona intendevo pardon, commentare alle tre di notte non è in fondo una buona idea ahah


RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
90Peppe90 il 2018-07-27 10:56:44

Be', inizialmente ho aperto il racconto, incuriosito dal titolo e dall'immagine... e poi ho ricordato!

Ti ringrazio per le bellissime parole spese nei miei confronti, davvero, e rinnovo i miei apprezzamenti per questo racconto; per altro, non ricordavo la parte finale, per cui è stato ancora più bello, leggerla senza sapere cosa aspettarsi. Sono due diversi modi, quello tuo e quello mio, di presentare un fatto molto simile e allucinato. La cosa più terrificante, in tutto ciò, in questo tuo racconto, per come la vedo io, è il "Tu hai un appuntamento con me tra quarant'anni". Certo che se il nostro ricorderà quanto successo e si persuaderà che sia successo realmente, non so come potrà vivere serenamente sapendo tra quanti anni morirà... almeno, io non ci riuscirei, credo! Ahahah

Ciao, oedipus, alla prossima!

oedipus il 2018-07-27 15:14:48
In effetti quando l'ho scritto quarant'anni mi sembravano un periodo abbastanza lungo e rassicurante, ma a pensarci bene ... il tempo passa velocemente!
Mi piaceva l'idea che la stessa Morte lo riportasse alla vita, che il dolore potesse essere vomitato via nel cesso, e che dopo, a un passo dall'atto estremo, si potesse apprezzare la felicità di un panino.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO