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2054, nuova meravigliosa città

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Massimo Bianco

pubblicato il 2018-06-12 10:34:01


A parte la sedia in un angolo e lo stretto percorso, dall'ingresso alla finestra, lungo due dei muri perimetrici, il locale ampio e spazioso era interamente occupato da un magnifico plastico di sessantaquattro metri quadrati, in parte fisico e in parte olografico. Circondati da vialetti con tanto di alberelli e da piazzette adornate da microscopici monumenti, in esso svettavano, minuziosamente ricostruiti, numerosi grattacielini alti fin quasi un metro, vicino ai quali l'unica persona presente pareva una Gulliver in visita a Lilliput.

Un uomo sui quarantacinque anni, atletico e dal volto squadrato, si affacciò sulla soglia.

“Ecco dove t'eri cacciata, Irene. Avrei dovuto immaginarlo, questo posto ci fa sentire un demiurgo ben più della ricostruzione tridimensionale al computer, vero?” disse costui.

La donna immersa nella contemplazione del modello, una bruna alta e slanciata, più fine d'aspetto e tuttavia assai somigliante a chi l'aveva interpellata, si riscosse, lo guardò e gli rivolse un sorriso tirato.

“Oggi non riesco a dedicarmi al lavoro come al solito, Mario, non con quei tizi là sotto.”

I fratelli Irene e Mario Latino raggiunsero la finestra, posta al terzo dei ventiquattro piani di arditezza dell'avveniristica “Torre Madama” da loro stessi realizzata e di cui erano proprietari. Rivolsero quindi l'attenzione ai contestatori, che si agitavano davanti all'ingresso degli uffici milanesi mostrando cartelli di protesta e urlando slogan minacciosi. Erano in parecchie migliaia, giù in strada, tenuti a stento sotto controllo da un folto cordone di agenti con gli esoscheletri robotizzati e in tenuta antisommossa. I manifestanti sembravano così rabbiosi e pronti a tutto da poter abbattere l'azzurra barriera umana come se fosse stata un fuscello.

Dopo qualche minuto di silenziosa osservazione, i due consanguinei si guardarono negli occhi, sconsolati.

“La situazione peggiora di settimana in settimana. Perché non capiscono che lavoriamo per il loro bene e che siamo benefattori dell'umanità?” si lamentò quindi Irene. Era un suo vecchio leitmotiv; quasi ogni giorno, infatti, se la prendeva con l'altrui incomprensione.

“Sai com'è la gente, vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca.” spiegò, paziente, Mario.

“Ma non si rendono conto che il mondo è sempre più sovrappopolato e invivibile? Che frotte di disperati sciamano dal terzo mondo soffocandoci tutti quanti? Che le città europee sono congestionate e le risorse agricole insufficienti?”

“Se ne rendono conto sì. Sono proprio loro i più intolleranti verso il governo centrale, incapace di arrestare le continue ondate immigratorie.”

“E allora perché? Stavolta non si può parlare di speculazione edilizia come qui in Lombardia o in Liguria. A parte gli edifici pubblici, le nostre saranno tutte case popolari sovvenzionate dall'Europa.”

“Che vuoi farci, sono affezionati a tutto quel vecchiume. Parlano di storia, arte, bellezza, natura, ecologia. Si riempono la bocca con queste belle parole e si bendano gli occhi di fronte alla realtà.”

In quel momento un oggetto pesante urtò la finestra e d'istinto i due fecero un passo indietro, ma qualsiasi cosa fosse non poteva danneggiare lo speciale vetro, infrangibile e indeformabile.

Irene scosse la testa e riprese a parlare con foga raddoppiata:

“Tu guarda che roba, dopotutto prosciugheremo acquitrini marcescenti, buoni solo a farci sguazzare quattro uccellacci, e demoliremo edifici pregevoli, ok, ma guasti fino al midollo e inagibili da decenni. Milioni di poveracci avranno belle abitazioni moderne, performanti dal punto di vista energetico e dotate di tutti i comfort per godersi meglio la vita e loro si preoccupano per i poveri volatili e per dei palazzi abbandonati. È ridicolo!”

“Sono così innamorati del passato e della cosiddetta natura incontaminata da rifiutare il progresso, ma si arrenderanno, prima o poi, è nell'ordine delle cose, dobbiamo solo pazientare.”

“Pazientare? Bloccano i lavori da mesi e i fondi europei non dureranno mica in eterno, porcap...”

Irene stava per lanciarsi in una serie di coloriti improperi, ma si trattenne in tempo. Le volgarità erano estranee alla sua educazione e perciò provava sempre imbarazzo quando nonostante tutto se ne lasciava sopraffare. Arrossì.

Mario se ne accorse e sorrise. Malgrado fosse alto di statura, prestante e con i corti capelli neri ancora folti e naturalmente ricci, l'ingegner Mario Latino non era propriamente un bell'uomo, ma non se ne preoccupava. Non teneva ad apparire attraente e del resto non ne aveva bisogno: la sua fama e il suo denaro bastavano ampiamente a suscitare l'interesse femminile. Quando però addolciva l'abituale aria arcigna, sembrava tornare ragazzino e l'aspetto ne guadagnava.

L'architetto Irene Latino invece era una donna di notevole bellezza, che appariva inoltre parecchio più giovane dell'età anagrafica. Il merito non era però da attribuire solo al suo patrimonio genetico ma anche al chirurgo estetico e ai moderni prodigi della scienza.

Sarà stato forse per questo che il fratellino era naturalmente portato ad accettare gli eventi con fatalismo, mentre lei era un'eterna insoddisfatta, con la pretesa di migliorare sempre le cose? Ponendosi per l'ennesima volta la domanda, Irene scosse la testa e sospirò platealmente. No, non riusciva proprio a capacitarsi di reazioni tanto esacerbate. Dopotutto prima ancora che architetto lei si sentiva un'artista, il cui valore era riconosciuto dalla critica internazionale in toto. La Gaudì dei grattacieli, così la chiamavano. E si era dedicata al progetto per anni, disegnando personalmente ogni singolo edificio pubblico o abitativo e studiando con attenzione e cura l'intera planimetria. Malgrado i costi relativamente contenuti, non sarebbero dunque sorti degli orrori, ma prodotti di pregevole fattura anche dal punto di vista estetico.

“Stai tranquilla Irene, dopotutto nel parlamento centrale il nostro progetto è stato approvato a larga maggioranza.”

“Vero, ma per andare sul sicuro lo sai quante ruote abbiamo dovuto ungere?”

“In compenso è appoggiato da chiunque sia aperto di mente e prima o poi finiranno per riconoscerne la bontà pure loro, devi solo dargli il tempo di adattarsi.”

“Siì, come no.”

Spazientita, Irene visualizzò l'ora. Non erano ancora le quattro del pomeriggio, tuttavia ne aveva abbastanza. E siccome era venerdì, si era a maggio e in Italia dominava l'alta pressione, tanto valeva approfittarne per trascorrere il fine settimana al mare con la famiglia, accantonando ogni problema. Per una decisionista come lei avere un'idea e metterla in pratica era un tutt'uno, il che l'aveva aiutata non poco, nella sua professione, a vincere l'handicap d'esser donna. Salutò quindi in fretta e furia il fratello e salì oltre l'ultimo piano, per allontanarsi non vista per via aerea.

Quella sera stessa giunse in riviera insieme a Matteo, marito in carica, ai due figli adolescenti nati dal precedente matrimonio, al bambino di quattro anni e mezzo gioia dei suoi occhi e naturalmente all'irrinunciabile tata. Parlare di casa al mare era peraltro alquanto eufemistico: possedeva l'intero ultimo piano della “Guglia Chiara”, così denominata in omaggio alla madre. Si trattava di uno smisurato appartamento, sormontato da uno spettacoloso attico posto al centro di un altrettanto smisurato terrazzo. Quest'ultimo era racchiuso da indeformabili pareti in speciale vetro resina trasparente. Le lastre filtravano l'aria senza bloccarla del tutto, altrimenti a quell'altezza la forza urlante del vento marino avrebbe impedito di godersela. Infatti, con i suoi centosessantacinque piani distribuiti lungo ben cinquecentouno metri, la Guglia Chiara era il grattacielo più alto d'Europa. Posta davanti ad Albissola Marina, rinomato centro della ceramica, era il fiore all'occhiello della sua prima stagione creativa, quando era una giovane ma brillante neolaureata e i titolari dello studio di architettura erano ancora i suoi genitori. Era stato uno dei primi lavori interamente affidati a lei e uno dei meglio riusciti. Svettante come un campanile in stile gotico fiammeggiante e simile nell'aspetto alla parigina Tour St. Jacques, costituiva l'ideale proseguimento in altezza della cosiddetta “Cattedrale del mare” che gli sorgeva accanto, l'immenso edificio massimo orgoglio dei genitori, ma che tante polemiche aveva suscitato alla sua nascita.

Il mattino dopo, quando aprì le tapparelle, il cielo era straordinariamente limpido e da mezzo chilometro d'altezza si godeva un panorama mozzafiato, reso per giunta ancora più spettacolare grazie alle finestre dai vetri con effetto telescopico. Di fronte a lei si apriva, infatti, il Mar Ligure in tutta la sua vastità, mentre in lontananza si scorgevano nitidissime, come brillanti incastonati nel blu marino, la Corsica e le isole dell'arcipelago toscano.

Purtroppo da Albissola la vista non era altrettanto spettacolare, anche perché ostruita non soltanto dalla Guglia Chiara, ma da un'interminabile serie di monumentali edifici, distinguibili nel loro insieme da centinaia di chilometri di distanza. Autentici prodigi edilizi, questi grattacieli fuoriuscivano, alteri, direttamente da piattaforme poste sul fondo marino. Collegati tra loro e alla terraferma da acrobatici ponti aerei, si estendevano quasi ininterrottamente lungo l’intera fascia costiera, da Genova centro fin oltre Savona. Si trattava della cosiddetta “Grande Concatenazione” un complesso residenziale ipermoderno, realizzato dagli studi architettonici più prestigiosi al mondo. Quello di Mario e Irene aveva contribuito con altri due fabbricati, il “Veliero Latino Est” e il “Veliero Latino Ovest”, immaginifici giganti compositi dalla forma di trealberi a vele spiegate che, con i loro trecentosessanta metri d’altezza massima e i cinquecentoquaranta di lunghezza, aprivano e chiudevano la Grande Concatenazione, l'uno di fronte alla Lanterna, l'altro di fianco all'isolotto di Bergeggi, minuscolo vicino a cotanto colosso.

In alcune apposite intercapedini attrezzate sorgevano inoltre spiagge e acquari tropicali, artificiali le une e gli altri e chiusi sotto speciali vetri infrangibili, a prova d'ogni inclemenza meteorologica e a temperatura controllata. Inoltre, sui lati affacciati al mare, gli attracchi per barche a vela e yacht privati formavano un unico immenso porto turistico, capace di cinquecentomila posti barca per lo più inutilizzati, come peraltro un'elevata percentuale di appartamenti, perché a causa dei prezzi esorbitanti l’offerta eccedeva di gran lunga la domanda.

Raccapricciante esempio di speculazione edilizia per alcuni, luminoso capolavoro d'ingegneria per altri, tutto quello spazio letteralmente rubato al mare rappresentava comunque, a parere della quasi quarantanovenne novella Gaudì, una soluzione necessaria e ancor più lo sarebbe stata la sua prossima creazione. Perché in quell'anno di grazia 2054 la Terra toccava ormai i dodici miliardi di abitanti, novanta milioni dei quali residenti in Italia, immigrati compresi, e la popolazione mondiale continuava ad accrescersi. A parte alcune aree rigidamente protette in Amazzonia, nella savana africana, in Antartide e in pochissimi altri luoghi oculatamente scelti, ogni centimetro quadrato del pianeta era sfruttato fino al limite o per uso abitativo o come area coltivabile o per l'allevamento del bestiame. Così ampie fasce della popolazione morivano di fame e di sete, mentre l'intera umanità rischiava letteralmente di soffocare fino a implodere in un caos di disordini e di violenze. Per giunta, malgrado le vane promesse degli statisti, le immissioni d'anidride carbonica nell'atmosfera continuavano a surriscaldare il clima, rendendo impossibile restare a lungo all'aperto, in estate e in pieno giorno, perfino nelle regioni temperate e causando il lento ma inesorabile innalzamento del livello del mare. Grazie alla profondità della scarpata continentale, in Liguria gli effetti erano ancora contenuti, ma altrove era una lotta infinita per difendere le linee costiere-

Quel sabato fu una giornata fuori dal tempo, serena e piacevole, trascorsa tra shopping, spiaggia e nuoto, una cenetta in pizzeria e quattro vasche serali in passeggiata, che i ragazzi preferirono effettuare per conto proprio. Invece la domenica mattina i coniugi Latino se ne stavano stravaccati sulle rispettive sedie a sdraio, mentre il piccolo si divertiva con palette e secchiello e gli adolescenti giocavano a beach volley con due amiche del luogo, quando la donna ricevette un'allarmata telefonata del fratello.

Pensavo mi contattassi, stamane non eri connessa? Allora non sai ancora niente?” esordì trafelato Mario.

“No, cos'è successo?” chiese Irene, con un tono a metà tra il preoccupato e lo spazientito.

Stanotte c'è stato un attentato nel cantiere, un'esplosione violenta.

“Oh merda... scusa, mi è scappato.”

Tranquilla, sai che non mi formalizzo. Per fortuna non è morto nessuno, però un operaio e due custodi sono rimasti feriti, di cui uno in maniera grave e i danni ai macchinari sono ingenti. Non sono ancora in grado di quantificare, ma qui parliamo di milioni.

“E pensare che eravamo finalmente pronti a iniziare le demolizioni. Si sa almeno chi è stato?”

Finora niente rivendicazioni, però sono intervenuti attivisti della Lipu e imbarcazioni di Greenpeace. Stanno assaltando il cantiere e stavolta il blitz potrebbe riuscire, dubito che le forze dell'ordine presenti reggeranno la pressione a lungo. Ma è inutile stare a descrivere tutto, per aggiornarti ci sono le immagini in rete.

“Ok e non ti preoccupare, do subito un'occhiata, poi chiamo il ministro perché faccia qualcosa e vengo di persona. Li fermeremo, vedrai, a costo di prenderli a cannonate.”

Guai, sempre guai. A Irene veniva quasi da piangere. Era proprio destino che non potesse godersi neppure i fine settimana. Ma non si era mai fatta travolgere dagli eventi in vita sua e non sarebbe accaduto neppure quella volta, giurò a se stessa. Si rivolse quindi sconsolata al marito:

“Hai capito, vero, Mat caro?”

“Devi andare, lo so, ho sentito.”

“Non sai quanto mi dispiace.”

“Il tuo lavoro è più importante di una giornata al mare. Mi sono già connesso, in effetti è un gran casino.”

Irene rivolse quindi lo sguardo al bambino, che saltellava felice tra le onde artificiali, e sul volto le apparve un mesto sorriso.

“Voi però restate qui, non voglio rovinarvi la giornata.” Stabilì infine.

Ancora parlava e già si collegava in rete attraverso gli occhiali multiuso. Vocalizzò le parole chiave sul motore di ricerca e subito le scene di battaglia occuparono il centro della visione, lasciando le immagini balneari alla periferia. Rivestitasi quindi in cabina, qualche minuto dopo già salutava i figli e s'avviava: non c'era un momento da perdere.

Durante il viaggio in autocottero, un drone monoposto, non poté fare a meno di ripensare al progetto che avrebbe rappresentato il coronamento della sua carriera, permettendo finalmente lo sfruttamento di una delle ultime zone ancora riedificabili in Italia. Si erano sprecati decenni a rinforzare i lidi per rallentare l'avanzata delle acque, ora era tempo di cambiare. La laguna sarebbe stata prosciugata, bonificata e sollevata al di sopra del livello del mare grazie a un vero e proprio miracolo ingegneristico e al centro sarebbe sorta la moderna metropoli. L'intera massa necessaria all'operazione, lavorata fino a trasformarla in nuovo terriccio, sarebbe stata ricavata dalla spazzatura accumulata da decenni in innumerevoli discariche. Già se l'immaginava la sua nuova, turrita e meravigliosa città, circondata dai rigogliosi campi coltivati sottratti all'Adriatico e in grado di renderla autosufficiente.

Aveva sognato di porre la prima pietra il giorno del suo cinquantesimo compleanno, ma i ritardi si accumulavano, perché i moralisti deprecavano i costi, le tangenti e alcuni appalti truccati, gli ecologisti insorgevano a difesa della laguna, importante luogo di passaggio e di nidificazione per gli ultimi uccelli acquatici e gli esteti se la prendevano per un presunto attentato all'arte.

“Ma figuriamoci.” sbottò irritata Irene nella solitudine dell'abitacolo, mentre in lontananza già cominciava a distinguere i tetti d'ardesia delle antiche case costruite sugli isolotti.

Certo, Venezia era stata una città unica al mondo e, se ci fosse stato modo di sollevare il terreno senza distruggerla o di svuotare i canali senza causare catastrofici assestamenti agli edifici, l'avrebbe preservata volentieri. Purtroppo però era impossibile e trovava assurdo difenderla a oltranza, quando vi restavano solo poche centinaia d'abitanti. Nemmeno il progetto Mose aveva potuto salvarla e ulteriori interventi, ammesso che fossero realizzabili, sarebbero costati più della moderna metropoli nascente.

Oramai l'acqua alta invadeva non solo i piani terreni ma addirittura i primi piani. Gli storici edifici, il cui peso era sostenuto da un complesso e delicato sistema ligneo di palafitte, erano quasi tutti fatiscenti e pericolanti. Alcuni dei più preziosi, come Palazzo Foscari, Palazzo Bembo o il prestigioso Ca d'Oro, erano già crollati e altri, compreso i mitici Ponte di Rialto e Palazzo Ducale, rischiavano la medesima fine. Venezia era quindi così malridotta da far ritenere preferibile staccare e trasferire altrove gli affreschi e i dipinti più importanti e fare magari altrettanto con qualcuno degli edifici stessi per poi radere al suolo la città e ricostruire ex novo, piuttosto che tentare disperati salvataggi.

 

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L'AUTORE Massimo Bianco

Utente registrato dal 2017-11-01

Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Vecchio Mara il 2018-06-12 17:10:58
questo ricordo d'averlo letto, ma la sorpresa finale, non ricordandola, è stata efficacissima. Fantascienza? Sì, ma il calvario infinito degli appalti e il metodo usato per ungere le ruote, da quel che leggo, prevedi che non cambierà nei secoli dei secoli, E anche la previsione finale, mi sa che non si allontanerà mica tanto dalla realtà. Sicuramente la città sparirà, e poi, magari qualche novello Gaudi troverà davvero il modo di far fruttare quell'immensa area rendendola edificabile. Le vie dell'architettura, e del business, sono infinite, mi vien da concludere, Piaciuto. Ciao Massimo

Massimo Bianco il 2018-06-12 18:17:47
Ciao G.V.M. Sì, so che già lo consocevi perchè ricordo che all'epoca mi leggevi ma non mi commentavi mai (dicevi di non essere bravo a recensire ma oggi sappiamo che è invece lo sei, bravo) ma questo ti dovette colpire parecchio perchè fu il primo mio racconto che tu commentasti. E sono lieto di constatare che nel frattempo non hai cambiato parere e continua a piacerti. Questa per me è fantascienza nel suo senso migliore, cioè quella in cui si prendono problemi contemporanei e li si trasporta nel futuro per evidenziarli e stigmatizzarli meglio e/o in cui si cerca di mostrare a cosa rischiamo di andare incontro. All'epoca non lo avevo taggato fantasicenza e sulle prime non avevo nemmeno inserito la data 2054 nel titolo, perchè sapevo che la parola fantasicenza spaventa molti lettori che perciò magari non vanno a leggere un racconto così taggato per partito preso e feci bene, perchè ebbe un enorme successo e scatenò lunghe discussioni tra vari utenti. Qui però me ne sono infischiato, è fantascienza, ne sono orgoglioso (anche se ho scritto un altro racconto su tematiche analoghe, per ora qui assente, che reputo migliore di questo), tengo che stia qui a rappresentare la mia narrativa e voglio perciò che risulti chiaro fin da subito che è fantascienza e se poi lo leggeranno in pochi, pazienza Ciao.

Massimo Bianco il 2018-06-12 18:22:43
DIMENTICAVO: LE DUE FOTO AL CENTRO DEL RACCONTO SONO FOTO DEL PROGETTO, PER FORTUNA MAI REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALLE CONTESTAZIONI DEI SAVONESI, ME COMPRESO, DI UN GRATTACIELO, LA TORRE FUKSAS, CHE DOVEVA SORGERE LETTERALMENTE DAL MARE, CANCELLANDO tra l'altro UNO SCOGLIO E UNA MICROBARRIERA CORALLINA E CHE ISPIRO' LA PARTE CENTRALE DI QUESTO RACCONTO, QUELLA SULLA "GRANDE CONCATENAZIONE" scritta anni addietro e parte di un altro racconto troppo lungo e non riuscitissimo per cui qui non lo proporrò mai, e di cui questo racconto è una specie di continuazione, ambientata una quindicina di anni dopo. Di nuovo ciao.

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Rubrus il 2018-06-15 19:08:15
Forse - anzi molto probabilmente - lo ricordavo male perchè me lo ricordavo più lungo, comunque va bene così. L'idea di prosciugare la laguna, ricorda un po' il progetto Atlantropa degli anni '20 o '30 del secolo scorso. L'idea era che le guerre sono provocate dalla fame di terra e l'ideatore suggeriva di ridurre con una diga il flusso delle acque da Gibilterra : in questo modo sarebbero emerse vaste zone in prossimità delle coste che le nazioni avrebbero potuto sfruttare ampliando le zone costiere. C'erano anche dei progetti per salvare città, come Venezia, che avrebbero perso la loro caratteristica architettonica (se non ricordo male si prevedeva di chiuderla dentro una specie di bolla). Naturalmente - ma in fondo vista l'epoca era comprensibile - il progetto, al di là della fattibilità tecnica, non teneva conto delle ricadute ambientali.

Massimo Bianco il 2018-06-17 12:55:28
Alcuni miei vecchi racconti prima di riproporli li rivedo ampiamente, è il caso, ad esempio, di "I borghi sul dirupo" di cui ho cambiato perfino il titolo: in orgine era al singolare "Il borgo sul dirupo" o della trilogia U.N.P., altri invece li ripropongo senza cambiare neppure una parola. Di questo, per l'appunto, non ho cambiato o tolto neppure una parola, quindi effettivamente ricordavi male. E quanto è presente è esattamente quanto volevo esprimere, trovavo e trovo del tutto initile aggiungere altro. E' una informazione interessante, questa che mi hai fornito, ignoravo l'esistenza del progetto Atlantropa. Però l'umanità sta involontariamente portando avanti un progetto contrario, perchè l'innalzamento delle temperature globali causate dalle immissioni di anidride carbonia nell'atmosfera porterà allo scoglimenti dei ghiacci e di conseguenza all'innalzamento della superficie marina che sommegerà molte delle coste continnetali. Ciao.

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oedipus il 2018-06-17 07:51:24
Confronta: https://documen.site/download/hyper-building-unarcologia-di-paolo-soleri-per-il-nuovo-millennio_pdf Paolo Soleri è stato un architetto visionario inventore dell'arcologia, l'architettura ecologica. Lui diceva agli americani che le loro città, fatte di sterminate case mono familiari, consumano troppo terreno, che la città deve essere addensata e il terreno occupato dagli uomini deve essere il minimo possibile. Poi gli chiesero di progettare città su grattacieli e lui progettò l'Hyper building, un grattacielo alto un chilometro con 100 abitanti,

Massimo Bianco il 2018-06-17 13:01:13

Andrò a vedere. Indubbiamente in un futuro indirizzato verso i 14 miliardi di abitanti costruire sempre più edifici in verticale, cioè grattacieli, è una necessità. Ciò detto, credo proprio che non sarei contento di vivere all'ombra della "Grande Concatenazione" descritta in "2054, n.m.c", anche se ci si abitua a tutto. Grazie per la visita, ciao.


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Gerardo Spirito il 2018-06-20 03:07:04
Bè mi pare un racconto molto azzeccato oggigiorno dal punto di vista tematico (vedasi la questione immigrazione all inizio, o la sempiterna tematica della speculazione edilizia). La seconda parte l'ho trovata molto scorrevole, piacevole e ben scritta (come tutto del resto) e impreziosita da terminologie quali ad esempio autocottero che confermano quanto tu mastichi e hai masticato di fantascienza. L'unica perplessità è che alla fine il racconto mi ha lasciato "poco sazio", come se avessi terminato la lettura di un capitoletto che compone qualcosa di più ampio, volevo di più. A ogni modo la scena finale l'ho trovata molto efficace; della città ormai irrecuperabile in uno scenario apocalittico, che contrasta di netto con l'illusione che Irene fino a qualche attimo prima stava vivendo con la sua famiglia. È una buona storia, ma ho letto di meglio della tua produzione. Un saluto max

Massimo Bianco il 2018-06-24 11:56:03
Sicuramente è attuale, purtroppo. Hai ragione, una sensazione di storia tronca lo lascia e altri in passato l'avevano rilevato, per come è costruito volendo questo racconto potrebbe anche un po' essere un primo capitolo di un romanzo, solo che arrivato alla rivelazione finale su dove sorgerà la nuova meravigliosa città sentivo di aver detto quanto volevo sull'argomento. Io lo ritengo un buon pezzo, ma quando mi sono divertito a scrivere la top 20 dei miei racconti questo non ci è entrato. Risposta non fulminea ma vivo in riviera, a Savona ormai è estate e la mia voglia di aprire il computer è prossima allo zero, ah, altre potrebbero tardare assai di più. Grazie per visita e apprezzamento, ciao.

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