685 OPERE PUBBLICATE   3336 COMMENTI   84 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Storia d'agosto

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di oedipus

pubblicato il 2018-06-03 12:07:43


 

 

I
Io d’estate, specialmente quando la temperatura sale oltre i trenta, quando alla tramontana si sostituisce lo scirocco, il vento da sud, quello che porta l’aria calda dall’Africa e anche la sabbia più fina, quello che ti toglie il respiro e la voglia di vivere, mi rintano dentro casa con l’aria condizionata a tutta forza, e non esco più.
Sono pochi giorni all’anno, ma io il caldo non lo sopporto, mi do malato al lavoro e aspetto la visita fiscale che puntualmente non arriva mai.
Vivere rintanati in casa, però, come se fuori ci fosse la bufera e tre metri di neve, isola, e l’isolamento ti dà sempre un po’ di depressione.
Perciò mi attacco alla finestra e studio la vita degli altri, e mi convinco ancora di più che la mia scelta è una scelta ben fatta.
Mi diverto, li guardo ansimanti e bagnati di sudore fare il giro dei quattro cantoni pur di camminare all’ombra, e poi litigare per un nonnulla all’incrocio per stabilire chi avrebbe dovuto passare per primo.
Proprio ieri, quando c’erano, fuori, i quaranta gradi e quando il sole basso del pomeriggio colpiva in pieno la facciata ovest del palazzo dove abito io, la mia facciata, ho sentito i miei vicini litigare.
Mi sono attaccato al tramezzo per sentire meglio, ma potevo solo percepire pezzi di frasi senza senso o parole buttate lì, senza significato. Loro urlavano, questo lo sentivo, con forza, con veemenza, con rancore.
Loro li conoscevo appena, qualche volta li incontravo in ascensore, una bella famigliola, sempre tutti e due con lo sguardo basso a rincuorare il figlioletto di circa due anni, per quella presenza, la mia, sconosciuta e inquietante. E poi erano una coppia giovane, di quelle che non ce ne sono più, di quelle sotto i venticinque, forse entrambi con lavoro ben remunerato, visto che lui andava in ufficio con un SUV nero, sempre lucido, e lei aveva un Lancia Dusa nuova di zecca.
Mai da loro mi sarei aspettato parole tanto sconce, parole dette per offendere e che avrebbero offeso il più rozzo degli scaricatori di porto di Genova.
Penso che lei avesse qualcosa da recriminare (un tradimento?), mentre lui non voleva interferenze nella sua vita privata, non voleva che lei gli rompesse i …
Forse il palazzo era semi vuoto a quell’ora, e forse io era l’unico spettatore di quel dramma, perché, diciamolo, un litigio così violento non potrà mai essere cancellato, mai dimenticato.
La cosa è andata avanti per una buona mezz’ora.
Poi, all’improvviso silenzio. Più nulla, non un grido, non una parolaccia, non un pianto del bambino. Ho atteso con trepidazione qualche segno di vita, qualche rumore, qualche parola detta un po’ più forte che superasse l’ostacolo del tramezzo, come quelle dette al telefono che non si sa perché riescono a oltrepassare, come per magia, tutti i muri e a molestarti proprio quando tu ti vuoi fare il pisolino del dopopranzo.
Niente. Silenzio.
Ho incominciato per quel silenzio a temere il peggio.
I delitti più atroci avvengono d’estate.
Simonetta Cesaroni venne uccisa in un caldo pomeriggio d’estate del 7 agosto del 1990.
Il delitto dell’Olgiata, con l’assassinio della Contessa Alberica Filo della Torre, fu compiuto il 10 luglio del 1991.
Il delitto di Arce, nel quale fu uccisa una diciottenne, Serena Mollicone, fu commesso il 3 giugno del 2001.
Poi invece ho sentito chiudere la porta di casa, arrivare l’ascensore, i rumori tipici di chi fa entrare nell’ascensore troller e passeggini.
Poi in strada lui con il bambino in braccio e il passeggino nell’altra mano, lei dietro con il troller, lui caricare il SUV, baciare sulla fronte il bambino, lei salire in macchina e senza nemmeno un sguardo partire via, e all’anglo girare a destra e sparire.

II

Oggi c’è calma piatta.
Non un rumore, un suono, un televisore o una radio accesa, non una tapparella che si abbassa. Nulla.
La tempesta è passata; è tornata la bonaccia, mare piatto, immobile, silenzioso.
Il SUV non è tornato.
Fuori è ancora più caldo di ieri, io lo so, me ne accorgo perché quelli, fuori, neanche passano più cercando l’ombra, hanno rinunciato, neanche litigano all’incrocio, sono stremati.
Ma io dico, come si fa a lasciare un bambino per sempre al proprio destino? un bambino che nella sua breve vita ha visto in te la sua sola certezza? 
Troppe persone si lasciano e troppe famiglie si disgregano troppo presto. Per questo ci sono troppi psicopatici in giro, quelli che litigano per un nonnulla, per una precedenza non data per semplice distrazione; come se la comprensione, il perdono e l’essere gentile con gli altri non possa neanche essere preso in considerazione in un mondo di insicuri, in un mondo dove quello che solo conta è l’affermazione di se stessi e dei propri diritti, diritti di poco conto alla fin fine, come quello del rispetto della fila.
Come si può lasciare per sempre una donna che hai amato? che ha vissuto con te, che con te ha condiviso la gioia di una nuova nascita, una vita che cresce, che di te ha bisogno, delle tue certezze, del tuo affetto, della tua sicurezza?
No, non è possibile cancellare tutto, dimenticare in fretta, vivere una vita ad episodi, come nei telefilm.
Io, le mie amanti le ricordo tutte.
Tutte le notti le sogno, mi vengono a trovare, e vivo ancora con loro, parlo con loro e con loro faccio ancora, virtualmente, l’amore.
Le mie amanti, quante? Tante, proprio tante.
Di esse ricordo tutto, ogni particolare del corpo, ogni tono della voce, ogni parola detta, ogni gemito, ogni grido, ogni sorriso.
Ma ormai ho capito che incominciano ad essere ingombranti.
Man mano che gli anni passano ho bisogno di liberare la mente, di non pensare più ad esse e al passato. Voglio pensare al futuro, fare qualcosa di diverso nella vita che avere amanti.
Ecco perché da qualche anno ho smesso.
Se vedo qualcuna che ha qualche particolare che attira la mia attenzione, che so una camminata elegante e fluida, una bocca più carnosa delle altre, tacchi alti portati con disinvoltura o occhi allegri, allora guardo dall’altra parte, chiudo gli occhi e faccio finta di non aver visto nulla.
Ho troppi ricordi.
Una volta di ogni mia amate prendevo qualcosa, un ricordo, un ciocca di capelli, qualche pelo del pube, un pezzo della stoffa dei jeans o della gonna, l’elastico degli slip.
Tutta questa roba ancora la conservo e ogni estate mi riprometto di buttarla via e ogni inverno la vado a ripassare , a rinfrescare la memoria e non ho il coraggio di farla finita.
Di tutto però il ricordo più bello sono gli occhi di Teresa.
Sono occhi grandi, argentei, sì, Teresa aveva gli occhi argentei, come nessuna donna ha avuto mai, unici nella storia dell’umanità.
M’innamorai dei suoi occhi immediatamente, e li amai come mai avevo amato nella mia vita.
Quando tutto finì, non ebbi la forza di separarmi da quegli occhi.
Ma oggi mi sento forte, devo e voglio essere come loro, quelli di fuori, quelli che litigano, una persona normale, uno come tutti, uno che sa dimenticare e passare oltre, chiudere un capitolo ed aprirne un altro.
Oggi mi sento forte, ora vado in cucina, apro il frigorifero e me li mangio quegli occhi!

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE oedipus

Utente registrato dal 2018-03-27

enrico di cesare Dopo tanto tempo sono tornato qui a leggere e ho invidiato chi scrive per puro piacere di scrivere. Mi sono riproposto di farlo anch'io, ma mi sento davvero molto arruginito.

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

L'arma perfetta Narrativa

Una sera d'agosto piovosa Narrativa

CORDES LAKES Narrativa

il femminicidio Narrativa

Lillo e Nannina Narrativa

Oh, cuore mio! Narrativa

Il serpente cinese Narrativa

Il passato del futuro Narrativa

Sto per morire? Narrativa

Una lettera per Ermenegildo Narrativa

Il bamboccione Narrativa

PASQUINATA Narrativa

Nel cesso dell'autogrill Narrativa

Horror erotico v. minori di 14 anni. Narrativa

Storia d'agosto Narrativa

il concerto della domenica Narrativa

Storia di una breve vita felice Narrativa

Un fatto mai accaduto Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Vecchio Mara il 2018-06-03 17:15:25
Wow che finale! Ma quanto mi è piaciuto 'sto racconto! Narrativa non di genere? A me pare proprio un gran bel horror! All'inizio l'avevo presa per una delle solite storie di liti condominiali che, probabilmente, sarebbero degenerate in tragedia. Invece, proseguendo, mi sono trovato alle prese con uno psicopatico feticista: un collezionista di ricordi particolari, diciamo. Molto bello, da leggere in una giornata afosa, come quella di oggi dalle mie parti. L'unica cosa che proprio non va, sono quella specie di strisce pedonali, affaticano la lettura, le dovresti eliminare. Ciao Oedipus.

oedipus il 2018-06-03 21:10:28
Vabbè, alla fine ci sono riuscito, ho inserito la foto, ho tolto le strisce e ho inserito il genere Horror.
Io sono incapace a scrivere racconti Horror e questo è tutto quello che ho saputo fare in tanti anni.
Lo posto qui, dopo che è stato pubblicato in Net, in omaggio ai tanti che lo amano.

Vecchio Mara il 2018-06-03 21:28:54
Ora è perfetto. Azzeccatissima anche l'immagine di copertina.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2018-06-03 21:58:01
Potrei copincollare il commento precedente: "è uno bello squarcio di vita". Leggendolo (e si fa leggere) e apprezzandolo e quindi già meditando di commentarlo perchè la trovavo una storia semplice semplice ma che funzionava bene (e che mi ricorda un tuo vecchio scritto che invece avevo stroncato: anche lì, rammento, il protagonista viveva eventi di suoi vicini di casa, solo che allora il tutto mi pareva che non stesse in piedi, al contrario che qua) mi chiedevo perchè mai ti era venuta la stramba idea di taggarlo come horror. si sarà sbagliato, ipotizzavo. Poi l'ultima sorprendente riga spiega e ribalta tutto, rendendo ai miei occhi ancora più convincente e dando più forza a un racconto che mi sarebbe piaciuto comunque, ma meno. Eh sì, le cose non sempre sono come sembrano e nella psiche umana si possono nascondere verità terribili. Il rischio di questo racconto, naturalmente, è che la riga finale, che si stacca in maniera così secca e improvvisa da tutto il resto, a qualche lettore paia una forzatura che rovina il racconto stesso. Ma a me la trovata è piaciuta e così anche il racconto. Tra parentesi non ti avevo ancora dato il mio benvenuto su Piaf, lo faccio ora. N.B.: ti sei perso la r di molestarti. Ciao.

oedipus il 2018-06-04 08:54:42

Ciao, ben trovato! Voglio riprendere lentamente a scrivere, ma non è facile. Non è facile trovare ancora nuovi spunti, mi sembra che tutto quello che avevo da scrivere l\'ho già scritto. Invece forse è solo una questione di allenamento. Volevo scrivere un racconto Horror e non li so scrivere, per questo è venuto fuori un racconto \"anomalo\". Davvero fui ispirato da una lite tra due giovani sposi sentita attraverso i muri e la strada. Ho a lungo tenuto dentro di me l'idea, anche se sbagliata, del caldo come responsabile di atti omicidi impulsivi. Ma è giusto riproporre qui gli scritti pubblicati già su Net? O non è meglio chiudere col passato e cercare sempre nuove idee?


Massimo Bianco il 2018-06-10 10:28:43
Giusto, sbagliato? Io posso solo rispondere (con qualche giorno di ritardo, scusa) per me: 1) finora io ho scritto circa 70 racconti (e inoltre una decina di saggi su miei scrittori preferiti, più altro ancora che esula da Piaf), molti sono sparpagliati su vari siti, molti altri sono inedititi o rideventati inediti con la chiusura di Neteditor. Perchè lasciarli nell'oblio o sparpagliati e difficilmente trovabili o leggibili, anche perchè presenti in siti ormai allo sbando e illeggibili? Non tutti mi sono riusciti altrettanto bene, ovviamente, ma io ho amato e amo tutt'ora diversi miei racconti (ed è giusto, no? Se uno non crede in quello che fa, cosa lo fa a fare?) e mi fa piacere raccoglierli in questo bel sito in modo che chiunque possa trovarli raggruppati e leggerli, se gli va. 2) Non ho certo la pretesa di aver scritto dei capolavori, ci mancherebbe, sono solo un dilettante, ma alcune cose in qualche maniera valide mi illudo di sì, e penso che questo nuovo sito, che sento un po' anche mio, possa in qualche maniera risultare arricchito dal mio meglio e un sito nuovo ha bisogno anche di materiale di qualità. Qualcosa di nuovo o di comunque inedito al 100% qui l'ho messo, ma in fondo poi mi sono chiesto: che fretta c'è? I miei vecchi scritti più amati reclamano ad alta voce di tornare a "esistere" e devo accontantarli. 3) Questo tuo è un buon scritto, per me, e arricchisce questo sito e quindi hai fatto doppiamente bene a riproporlo. Ciao

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Rubrus il 2018-06-04 10:12:51
A me è piaciuto. Semplice, lineare e pulito. Direi tagliente. Inizia con un'atmosfera alla "La finestra sul cortile" e poi prende un'altra piega.

oedipus il 2018-06-04 11:35:06
Sembra che ripostare vecchi racconti di Net non sia una auto celebrazione ma aiuti il sito e la lettura.
Lo farò con molta parsimonia.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Antonino R. Giuffrè il 2018-06-04 11:13:35
Sì, racconto che si lascia leggere con piacere. Però, secondo me, non basta una frase per poter parlare di horror. Per tutto il tempo, leggendo di litigi matrimoniali e rapporti umani problematici, non ho avvertito il senso del “perturbante”, tanto che la battuta finale, più che un valore aggiunto, mi sembra un elemento di sorpresa fine a se stesso. Ho apprezzato, invece, la tua scrittura, piana, lenta e densamente cerebrale. Ciao.

oedipus il 2018-06-04 11:32:45
condivido, lo so, io non so scrivere racconti horror e quando tento di farlo cado nel mio modo di sempre di scrivere.
ma non so fare meglio e diversamente.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Paolo Guastone il 2018-06-05 11:38:38
Mamma mia! Dal caldo afoso ci fai passare al gelo del finale. Interpreto il tuo scritto come un Cavallo di Troia che nel descrivere (e pure bene) una normale, e forse banale giornata, ci porta fino a leggere nelle pieghe della psiche del protagonista e scoprire l'orrenda verità, nascosta fino all'ultima sillaba. Piaciuto molto.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO