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IL PROBLEMA DEL RICONOSCIMENTO NEI SITI LETTERARI WEB

"VIRGOLETTE" Saggistica Articolo critico (generico)

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2018-05-06 09:34:59


Tornano le conversazioni aperte e di gruppo del Mosco, che riapre il salottino delle “conversazioni di qualità” tra quanti hanno voglia e tempo di parteciparvi, riposandosi per qualche minuto dalla faticosa quanto spettacolare compilazione del proprio catalogo commerciale.   
  
Ormai da troppo tempo non parliamo quasi più tra di noi. Ogni tanto un post e via, si compila il proprio catalogo personale – legittimo e sacrosanto, per la carità – di opere e pagine patinate del proprio rutilante repertorio commerciale e si sigilla il tutto con un bel “non ho tempo”, per evitare dialoghi e controcommenti troppo lunghi e impegnativi e soprattutto il chiaroscuro critico, che è uno dei pilastri tecnici e ideali di Parole Intorno Al Falò.   
Cerco di capire e non di giudicare: la sensazione è quella di essere a una conferenza dove “l’autore” di turno balza sulla predella con un bel grugno tracotante e un ghigno altezzoso stampato sulla sfolgorante dentiera: “io sono l’autore e voi gli ascoltatori, pertanto, regolatevi.”   
Senz’altro il web ha peggiorato questo gioco di ruolo dove è ben chiaro che tutti vogliono fare gli attori protagonisti  e tu puoi partecipare solo come ammiratore devoto che apre il portafoglio e sciorina la lingua verso “l’illustre” deretano.   
Tu hai senso solo come spalla, comparsa e nemmeno come deuteragonista.

A me sinceramente il gioco dell’io qua/ io là mi ha rotto i coglioni già da decenni e m’interesso ad altri problemi, come quello del riconoscimento, per esempio.   
Convoco nel salotto quel pettegolone e ozioso psicologo e scrittore immenso che è Giorgio Vasari, che c’illuminerà con la suo intro alla vita dello splendido Andrea Mantegna:

 


“Quanto il riconoscimento del talento incida sul talento, lo sa bene chi ne ha. Solo l’aspettativa di un riconoscimento rende sopportabili il freddo, le scomodità, i disagi e la fatica che comporta il lavoro dell’artista. L’ambizione di vedersi stimati e remunerati è un incentivo potente e rende il talento ogni giorno più sottile, ipercritico, chiaroveggente. Tentare di farsi un nome nell’arte senza la prospettiva di un guadagno significa rovinarsi la vita e rodersi il fegato per niente. Basta vedere premiato uno che non lo merita perché il morale scenda sottoterra e la mente si lasci invadere da pensieri negativi. In un attimo si dimenticano tutti i traguardi raggiunti faticosamente in anni di lavoro. Il talento cede al disfattismo e i buoni propositi fanno a farsi benedire. E così ingegni fertili e prolifici inaridiscono e non producono quei frutti che tengono in vita il nome di un artista anche dopo la sua morte.”   

Il marchese Lodovico Gonzaga vide la pala d’altare di Mantegna alla chiesa San Zeno di Verona e lo assunse come pittore di corte a Mantova e per il resto della sua grande vita non fece mancare niente allo strepitoso Andrea.   
E le opere di Mantegna, di Giulio Romano e altri attirano ancora oggi milioni di visitatori – con relativo indotto – a Mantova, con Ferrara e Venezia il centro del Rinascimento dell’Italia del Nord.
La, per ora, ridicola era del web, con il suo assurdo mito regressivo del tutto gratuito e subito – una sorta di scimmieggiatura consumistica del già insensato motto del sessantotto “vogliamo tutto e subito”- ha spazzato via tutti i mecenati illuminati del Rinascimento e li ha sostituiti con poveretti come Zuckerberg che si arricchiscono rivendendo i nostri dati personali alle multinazionali, smaniose di capire come defechiamo per proporci qualche bel prodottino inutile di merda.
Ma questi sono letteralismi ridicoli che lascio alle eminenze grigie del marketing, poveri ignoranti, devono lavorare pure anche loro.   
Quello che il fondatore di Facebook e gli altri ciarlatani del web stanno cercando di tenere disperatamente a galla – e visti i loro conti correnti, con successo economico – è l’ormai anacronistica concezione spettacolare e rappresentativa dell’Ego.   

 


Le ultime e quanto mai decisive scoperte della fisica contemporanea ci hanno mostrato come il Signor Soggetto, il cavalier Autore deve rapportarsi alla scomparsa di un mondo “vero”, all’universale necessità dell’errore umano rispetto alla complessità delle dinamiche energetiche dello spazio/tempo e di come debba cambiare la relazione tra un Ego spettacolare/rappresentativo con le sue proposizioni subordinate.
Non parlo del facile scetticismo dei somari nichilisti che ad ogni iniziativa umana sanno solo ragliare il triste” tanto tutto è falso”, e che fanno dell’errore e dell’approssimazione una nuova verità assoluta su cui fondare stabilmente il proprio Ego.
Il problema è che tutti noi dobbiamo mettere in gioco il nostro Ego una volta che abbiamo finalmente riconosciuto l’universale carattere di gioco del mondo.   
Le ultime scoperte hanno confermato un’antica intuizione dei nostri antenati greci: il tempo non ha fine e il divenire incessante non ha uno scopo.   
Lo so, è dura da digerire questa visione – e non è detto che sia proprio così -, ma il corso dell’universo non è retto da alcun piano provvidenziale teso a raggiungere il regno di Dio o l’aumento illimitato del fatturato capitalista.   
Il tempo non procede in modo rettilineo, né verso un fine trascendente (il Dio metafisico che assomiglia in modo pazzesco al nostro Ego spettacolare/rappresentativo), né verso una finalità immanente e storicistica, tipo la funesta dittatura del proletariato (esiste ancora il proletariato? è mai esistito? Sarebbero i pettegoloni consumisti dei social forum?) dove tutti sono uguali a tutti con la pistola alla tempia e il gulag sotto casa.   
La messa in gioco dell’Ego/Autore avviene come necessaria conseguenza del riconoscimento che non c’è un senso, una direzione, nel divenire della storia e che il tempo non è un fine e non ha fine e che il divenire incessante non ha un Paradiso o un Inferno che attendono le nostre povere anime.   

Pertanto, care amiche e amici di PIAF, dubito che troveremo mai in quest’epoca affollata quanto sciagurata un marchese Gonzaga a farci da mecenate e allora, nel frattempo, cominciamo noi a riconoscere che c’è ben altro, nel Cosmo, oltre al nostro Ego.   
Abbiate gioia.   

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2018-05-07 18:03:23

Sinteticamente, hai toccato punti diversi, quindi osserverei quanto segue: [a] tutto sommato, storicamente il contatto diretto tra autore e fruitore è stato sempre relativo: fino a pochi anni fa la gente non scriveva direttamente all\'autore (se non appunto in casi sporadici) nè riceveva risposta immediata e diretta. Il contatto immediato è frutto del web, Io no, ma c\'è stato anche chi ha sostenuto che anche sul web \"deve parlare l\'opera\" ; il fatto che questo approccio continui non è poi così sconvolgente. [b] in realtà sappiamo benissimo che lo iato tra autore e fruitore si è ricreato, sul web, soprattutto perchè la quantità di roba da esaminare è mostruosamente più grande del tempo e della voglia a disposizione per l\'interazione. Per ragioni diverse, quindi, la cesura si è aperta di nuovo. Ragioni sempre legate al medium, quindi, ma differenti da quelle passate. [c] ho qualche dubbio che il mecenatismo fosse sempre mosso da nobili intenti; a partire dal Mecenate per antonomasia, che volle l\'Eneide per scopi propagandistici, gli artisti più in vista erano - in pratica - dei servitori assoldati per fini propagandistici o di prestigio o per una sorta di \"marketing prima del marketing\". Mozart padre, se ben ricordo, era pagato come il cuoco di corte. Il trucco sta nel fattore tempo. Oggi quei fini promozionali sono invisibili perchè il contesto politico - economico è svanito ed è rimasto solo il valore artistico. [d] la vera differenza tra il mecenatismo di oggi e quello di ieri, però, a mio parere sta nel fatto che oggi la produzione espressiva (lettere, arti, musica ecc) è una produzione di massa. Mentre prima il mecenate di turno aveva a disposizione una massa relativamente piccola, ma comunque misurabile, di operatori del settore (insomma, scrittori, pittori, musicisti ecc erano magari anche centinaia, ma non milioni), oggi i produttori di espressione sono miliardi. In occidente, potenzialmente tutti noi. Questo fa sì che 1) un\'offerta così mostruosa non possa che provocare un tracollo del prezzo del prodotto 2) sia estremamente difficile anche per il mecenate più fanatico cogliere il \"fior da fiore\". Peggio che cercare il proverbiale ago nel pagliaio 3) spesso, per non dire quasi sempre, la spesa non vale l\'impresa. 4) sia estremamente difficile anche per il produttore di espressione più accanito e fanatico farsi notare dal potenziale mecenate. E\' come se l\'ago di cui parlavo prima dovesse attendere, nel pagliaio, che il mecenate si sieda sul pagliaio stesso e poggi il deretano proprio lì dove sta l\'ago. 5) si potrebbe anche aggiungere un ulteriore fattore: checchè ne dicano il web non è onnipotente e - a mio parere - è abbastanza evidente che il medium web non è idoneo a veicolare cert tipi di contenuti, o certi contenuti in certe forme, (mentre sarà l\'ideale per altre ancora, ma non ho sufficiente competenza per dirlo) per cui chi insiste a veicolare messaggi sul web con un linguaggio non da web non ha, a mio parere, alcuna possibilità. Questo non vuol dire che non possa farlo, solo che nessuno se lo fila - meno che mai i mecenati di oggi - e se lui si aspetta un qualche riconoscimento sta fresco. Oh... poi magari i posteri del 2300 saranno lì a dirsi quanto è stato geniale Zuckenberg a trovare il tal youtuber, che ne so...

Mauro Banfi il Moscone il 2018-05-07 18:59:41
" ...oggi i produttori di espressione sono miliardi. In occidente, potenzialmente tutti noi. Questo fa sì che 1) un'offerta così mostruosa non possa che provocare un tracollo del prezzo del prodotto 2) sia estremamente difficile anche per il mecenate più fanatico cogliere il "fior da fiore". Peggio che cercare il proverbiale ago nel pagliaio 3) spesso, per non dire quasi sempre, la spesa non vale l'impresa. 4) sia estremamente difficile anche per il produttore di espressione più accanito e fanatico farsi notare dal potenziale mecenate. E' come se l'ago di cui parlavo prima dovesse attendere, nel pagliaio, che il mecenate si sieda sul pagliaio stesso e poggi il deretano proprio lì dove sta l'ago."

Come sempre, Rub,il tuo ragionare è denso e preciso e ben raffigura il mio senso di sgomento nel vivere un'epoca dove davverosembra quasi impossibile trovare l'ago del pagliaio di un riconoscimento in qualcosa o in qualcuno: già Pirandello aveva trattato questo tema nel Novecento ma ora la faccenda sembra essersi complicata ulteriormente: il pensiero umano e la sua rappresentazione artistica si sta riducendo - vedasi le intelligenze artificiali che presto creeranno milioni di nuovi disoccupati - drasticamente al solo pensiero tecnico e la società sta scivolando verso forme di organizzazione sempre più integrate in cui l'essere umano è considerato solo un oggetto tra gli oggetti.
Il pensiero umano sta prendendo la preoccupante tendenza a considerare l'essere delle cose, degli enti viventi - umani e non - come coincidenti con l'essere rappresentati e inoltre, con l'abnorme sviluppo di una scienza e di una tecnica disumani, l'essere rappresentato viene a coincidere sempre più con l'essere posto da un Soggetto tecnico e ultra tecnologizzato, insomma disumano.
Da qui il mio sgomento quando noto che l'atteggiamento" io sono l'autore e tu il mio lettore/vassallo" diventa qualcosa di universale, di tecnico, di automatico, dentro e fuori dal web.
Grazie del passaggio e abbi gioia

Rubrus il 2018-05-17 13:24:30

Dimenticavo di aggiungere un altro fattore, credo decisivo: un editore non ha alcun bisogno di andare a cercare autori. Anche le più piccole o piccolissime tra le case editrici sono subissate di manoscritti. A volte le lettere di accompagnamento sono così esilaranti da meritare un blog a sè. Trascrivo queste perchè si trovano sulla pagina dell\'editore e sono dunque pubbliche e senza lesione della privacy dei mittenti.



1. Gentili Sig.ri, vi invio questa per farvi notare il mio libro, già sul mercato SOLO IN FORMATO E-BOOK, che in breve ha suscitato reazioni positive e alquanto di impressione. A partire dal titolo: XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX Il titolo colpisce e spaventa, il contenuto diverte, il finale sconcerta. Dal punto di vista letterario questa tematica ATTUALISSIMA è stata approcciata da me per la prima volta in campo letterario. È uno squarcio psicologico in chiave falsamente umoristica. Vi pregherei di leggere le recensioni e valutare commercialmente il valore di tale libro. Vi conviene!



2. Buona sera, sono uno scrittore sconcio come allegoria di questa società contemporanea di merda. Vi invio il mio romanzaccio XXXXXXXXXXXXXX e una raccolta poetica Liriche di Merda. saluti P.S. le liriche di merda hanno qualche accento errato, il romanzo sarebbe da rivedere in alcuni punti ma io sono molto pigro e se non scrivo cose nuove in continuazione sto male… insomma potrei produrre un romanzo ogni pochi mesi… una casa editrice “intelligente” che lo capisse potrebbe fare un BOOM!



3. Buongiorno, sono un promotore editoriale per alcune case editrici indipendenti e rappresentante di accessori e gioielli artigianali da donna, volevo sapere se eravate interessati ad una collaborazione con la vostra casa editrice davvero interessante. Grazie e buon lavoro.



4. [In risposta a una mail di rifiuto a una proposta editoriale.] Anche se non le è piaciuto, dovrà ammettere che il mio inedito è scritto professionalmente. Potrebbe magari presentarlo ad altri editori che ne potrebbero essere interessati?



Credoche nessun editore che tenga alle proprie cellule cerebrali, dopo aver ricevuto un po\' di comunicazioni come queste, si metta a spulciare sul web.


Mauro Banfi il Moscone il 2018-05-17 18:01:49

Ahahahah, un contributo ironico esilarante che diverte e nel divertire fa pensare, qualcosa tra Cechov e Villaggio, ci voleva, in questo momento di stanca del sito. Certo che ci sarebbe da farne un libro di questa \"commedia delle vanità\", aspettiamo un Balzac contemporaneo che svisceri tutta questa umanità in attesa di riscontro. Nel frattempo Sorrentino l\'ha raccontata alla grande in \"Loro 1\" e \"Loro 2\", riferendosi ad altre aspettative italiote eterne, come quella di essere i servi o le cortigiane del Principe di turno. Guardo comunque con umana simpatia a questi poveri aspiranti scrittori, anch\'io ho militato e forse ancora milito in quelle tristi fila. Penso di essermene emendato cominciando a studiare seriamente il Rinascimento e quell\'istituzione che era la bottega - che comincia nel Medioevo - e che forgiava i vari Mantegna, Leonardo, Michelangelo e Raffaello. La prima cosa che dovevano fare quei quattro ragazzi era imparare a studiare e a \"leggere\" i capolavori della Grecia e della Roma antica. Senza farsi quel culo lì, ti spedivano subito a zappare la terra o a farti sbudellare con qualche esercito di Stato o di ventura. Studiare, leggere, farsi il mazzo non vanno più di moda e allora via con la fiera della vanità in globo condivisione. Miliardi di autori letti solo dai loro più stretti congiunti: mah? Abbi gioia


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