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Mauro Banfi il Moscone

UN AUTUNNO E UN INVERNO IN COMPAGNIA DI UN'ALLEGRA BANDA DI CINCE

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Narrativa non di genere

pubblicato il 2018-04-19 20:16:40

                             


In autunno cominciano a scarseggiare gli insetti e pertanto, tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre, gli uccellini che rimangono sul nostro territorio iniziano ad avvicinarsi alle nostre case.
Desiderano riparo sotto le nostre costruzioni, tra i cespugli e le piante dei nostri giardini e soprattutto cercano acqua e cibo.    
Questo avvicinamento toccherà il massimo punto di contatto in inverno, perché la natura, a causa della stagione fredda, avrà poco da offrire loro e avranno fame e sete.    
Nasce così la meravigliosa possibilità di relazionarsi e di interagire con questi stupendi, vivacissimi e colorati amici alati che renderanno piene della gioia dell’incontro le nostre tediose giornate autunnali e invernali.    
Quest’anno, io e la mia amica naturalista e faunista Elda, abbiamo fatto amicizia con una banda di festanti cinciallegre e vorremmo raccontarvi la storia di questa amichevole reciprocità tra esseri umani e esseri alati.    
In principio c’è un giardino: la casa naturale degli uccellini sono gli arbusti, le siepi, i cespugli, che garantiscono la protezione maggiore possibile ai pennuti da vari predatori, dal vento, dal sole e dal freddo eccessivo e da intemperie varie.    
Dentro un cespuglio gli uccelli possono anche nascondersi per fare il nido.
E così i cespugli di melograno, i rami fitti della siepe di cipresso e le siepi di forsizia gialla e rossa cominciano ad attirare le prime cince esploratrici.
La cinciallegra è un voracissimo insettivoro che predilige nutrirsi solitamente tra i rami bassi e nel terreno. Larve, api, ragni sono il suo cibo preferito ma, quando in autunno le sue prede cominciano a diminuire, predilige anche semi, frutta e briciole di pane.    
Per attirare le cinciallegre abbiamo piantato nel nostro giardino una decina di alberi da frutto: le cince sono ghiotte di bruchi e in particolare di una specie devastatrice dei meli, la carpocapsa delle pomacee. Noti studi di ricercatori inglesi hanno calcolato che una sola coppia di cinciallegre o delle sue cugine cinciarelle è in grado di proteggere quaranta alberi da frutto: in un giorno, una cincia che nutre i proprio pulcini elimina più di trecento bruchi nocivi di diverse specie; quanto si racconta per far comprendere anche la preziosa utilità del gioioso e colorato uccellino.    
La cincia ha il capino nero lucente con le guance bianche, dorso verde muschio e stretta barra alare bianca delle ali blu grigie: la sua caratteristica peculiare è il gioioso colore giallo vivace delle sue parti inferiori.
E’ facile distinguere il maschio dalla femmina: basta osservare la stria nera che attraversa la gola e il petto come un cravattino: se è grande l’esemplare che la porta è un maschio.    
Le cinciallegre cominciarono ad approcciarsi al nostro giardino mandando due loro esploratrici: dalle nostre osservazioni abbiamo dedotto che gli animali vivono in bande numerose che si avvicinano nella stagione fredda alle nostre case con molta pazienza e cautela.
Noi preparammo per loro una mangiatoia davanti a un albero di cachi, sul ripiano in marmo davanti alla nostra finestra, ma loro per lunghi mesi volarono e s’appostarono solo nei fitti cespugli e negli arbusti bassi del giardino.    
Le cince esploratrici s’accorsero subito della nostra postazione per il cibo ma non s’avvicinarono per molto tempo; restarono nascoste a cinguettare il loro caratteristico “iatti iatti.. ti ti tiù” tra i rami dei loro cespugli, osservando le nostre strane mani umane intente a sbriciolare il pane sul davanzale o a lasciare grumi di semi di farro o di quinoa.    
Poi, una di quelle cince ricognitrici, che sono tra i più temerari tra gli uccellini, insieme ai pettirossi, ai codirossi comuni e alle cugine cinciarelle, dopo un periodo congruo di osservazione e valutazione del pericolo spiccò dei primi voli acrobatici, avvicinandosi alla mangiatoia per beccare un pezzettino di cibo e poi fuggire all’istante.    
Insieme all’altra sua compagna ripeteranno le manovre d’avvicinamento diverse volte, per giorni e con studiata lentezza e con infinita calma, fino a rendersi conto che quelle nostre strambe mani sono innocue e donano solo cibo, acqua e vita.    
Sì, questo è molto importante e va ricordato bene a chi vuole nutrire gli uccellini in difficoltà, creando un habitat d’incontro nel proprio giardino: non dimenticate mai di posizionare nelle mangiatoie una vaschetta bassa con acqua fresca, possibilmente tutti i giorni: durante gli inverni rigidi con temperature sotto lo zero, l’acqua ghiaccia e molti animali muoiono di sete!    
Queste pratiche d’approccio porteranno in breve alla conquista della mangiatoia da parte delle due esploratrici, che cominciarono ad andare e a venire e a beccare cibo e a involarsi a piacere, e in seguito, come per magia, vedemmo arrivare nei giorni successivi un’altra decina di cinciallegre che seguirono lo stesso protocollo delle loro due colleghe in ricognizione.    
Abbiamo visto all’opera un piccolo mistero la cui soluzione lasciamo ad altri ricercatori e amici dei volatili: le cinciallegre comunicano tra di loro in un modo affascinante e misterioso che non siamo riusciti a decifrare.
Quello che abbiamo scoperto è che quello che viene chiamato dagli scienziati habitat, per me ed Elda è nient’altro che una riuscita amicizia tra esseri umani e animali, una relazione/incontro che s’intreccia grazie al cibo, all’acqua e alla cure e alla pazienza reciproca.    
Nel momento più freddo dell’inverno arrivarono nel nostro giardino, passando dai fitti cespugli agli ampi rami del caco fino al nostro davanzale mangiatoia, fino a trenta festose e voraci cinciarelle, con il loro bel zucchetto blu sul capino e le ali di un vivace colore azzurro pastello, che ci hanno donato con la loro danza volante alta una gioia immensa che proviamo a descrivere con tutti i limiti del caso in questo racconto documentario.    
L’allegra banda di cince s’alternava in ondate da quattro a sei esemplari per atterrare famelica sulla nostra mangiatoia, mentre le altre componenti del gruppo alato aspettavano sugli ampi rami dell’albero di caco o nei cespugli e nelle siepi circostanti.    
All’inizio della primavera le cinciarelle tornarono ai loro insetti e alla costruzione dei loro nidi, che preferiscono realizzare nelle cavità chiuse di muri, di alberi o dei nidi artificiali che amici umani come noi preparano e appendono per loro nei cespugli del giardino.    
Le cince, con l’inizio della stagione più mite, cercheranno ciò che la natura può offrire, allargando il raggio d’esplorazione alla ricerca di acqua e di cibo, ma ogni tanto qualcuna di loro torna con il suo pancino color giallo gioia alla nostra mangiatoia e ci fa capire che non interromperanno mai l’alimentazione del nostro habitat e la paziente cura della nostra amicizia.    
Noi saremo sempre qua con loro, finché Dio e Madre Natura lo consentiranno e aspetteremo con gioiosa ansia il ritorno della banda autunnale e invernale delle cinciallegre, che tanta allegria ha donato ai nostri cuori pazienti ed esultanti!    
Sperando che un giorno prendano dalle nostre stesse strane mani il cibo di cui hanno bisogno!    
Vogliamo concludere questo documentario ricordando a chi legge quello che ci passa ogni giorno il rapporto d’amicizia con i nostri sodali alati.    
Il presuntuoso e distruttivo animale Uomo dovrebbe imparare dalle cinciallegre a comportarsi come un ospite educato di questo pianeta Terra.
La cincia vive nel nostro giardino e nella natura circostante come un buon invitato rispettoso dell’ambiente, come un ospite meritevole per la sua educazione e la sua sensibilità ecologica.    
Prende solo un po’ di cibo e di acqua e non devasta, non inquina e non distrugge niente. Agli inizi della primavera le cinciallegre se ne sono andate e hanno lasciato l’alloggio e la mangiatoia che abbiamo preparato con amicizia per loro e dove sono state accolte, un po’ più pulito, un po’ più bello, un po’ più interessante di come l’avevano trovato.
Il mondo naturale è di una ricchezza infinita, la stessa che ci hanno lasciato nel cuore le cinciallegre.    
Se gli uomini non impareranno a essere ospiti educati e sensibili gli uni degli altri e con l’ambiente circostante che abitano, finiranno per distruggersi a vicenda e anche la ricchezza infinita del nostro pianeta naturale si esaurirà.    
Impariamo dalle cinciallegre a lasciare questo mondo un po’ più pulito, un più bello, un po’ più interessante di come l’abbiamo ereditato dalle nostre madri e dai nostri padri.    

    

 


 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Mauro Banfi il Moscone il 2018-04-19 20:17:42

Note e Crediti: - Brevi stacchi musicali: Capercaillie, \\"Dr. macphail\\'s reel\\"

- Illustrazioni tratte dalla classisa guida degli uccelli \\"Collins\\", eseguite da Killian Mullarney e Dan Zetterstrom.

- Strategie di approccio, disposizione piante nel giardino e di nutrizione delle cince: Elda Dallapè. -

Testo, Ideazione, Regia, Voce divulgativa, Video e Montaggio di Mauro Banfi.

- L\\'opera non ha nessuno scopo di lucro ma soltanto un intento divulgativo e di condivisione di emozioni positive date da una relazione costruttiva e sinergica. Le riprese sono state prese in un arco temporale che va dal settembre 2017 all\\'aprile 2018, e il cibo fornito alle cince è naturale e di ottima qualità. Gli animali non sono stati costretti a fare nulla che non rientri nella loro essenza naturale.

Un ringraziamento speciale ai tanti amici degli uccellini da giardino che ci hanno sostenuto. Abbiate gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Eli Arrow il 2018-04-20 11:51:53

Molto interessante il tuo documentario, Mauro, ieri sera l'ho guardato con vero piacere. Tra l'altro, non sapevo che gli uccellini potessero morire di sete, d'ora in avanti cercherò di far trovare loro una ciotola d'acqua fresca durante i mesi freddi.

Ciao e spero di vedere presto qualche altra produzione di questo tipo :) buona giornata.

 

Mauro Banfi il Moscone il 2018-04-21 08:01:57
Buongiorno, Eli e grazie dell'apprezzamento.
Sono sempre stato appassionato del film documentario d'autore e in particolare di quello naturalistico (Cousteau, Quilici e poi i registi di Microcosmos e la scuola anglosassone ecc ecc fino al nostro grande Vincenzo Venuto, scandalosamente accantonato dalle nostre demenziali televisioni) e di quello a tema del mitologico Werner Herzog.
Se il tema di Werner è l'ascesa e la caduta del superomismo, nel mio piccolo, con tutto il mio dilettantismo e la mia carenza di strumentazione tecnologica adeguata, cerco di sviluppare il mio tema che è la possibile trasformazione personale del modo di vivere il tempo.
E per farlo ho, per merito e per fortuna, molti soggetti buoni da sviluppare e raccontare, in base al noto principio " rem tene, verba sequentur" e pertanto cerco di portarli all'attenzione con il movimento You Tube.

Alla base del lungo lavoro sta l'idea che ognuno di noi può trasformare il suo modo di vivere il tempo e di relazionarsi col circostante, se lo vuole.
Creare un habitat d'incontro con gli uccellini significa in primis cercare di pensare con la testa di un uccellino.
Ad esempio, c'è tutta la scienza della finestra-osservatorio che non ho potuto raccontare nel video per non allungare eccessivamente i tempi web, che sono sempre maledettamente accellerati.
Con Elda abbiamo scoperto sul campo che è meglio creare finestre osservatorio senza tendaggi o che quando ci si avvicina ad esse per osservare l'habitat creato non bisogna spostare le tende.
Loro vedono tutto, sono tutti come i falchi! E se ne accorgono e scappano all'istante e poi ci vogliono lunghe settimane per recuperare il lento approccio perduto!
Se, giustamente, si vogliono tenere le tende, bisogna sempre lasciare uno spiraglio di veduta leggermente aperto, in modo da poter osservare gli animali senza che si spaventino.
Come avrai capito, il dover praticare questi accorgimenti comporta un'autentica rivoluzione nel tuo modo di vivere il tempo e il circostante.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Rubrus il 2018-04-20 18:12:44
Eh, in effetti non si pensa che d'inverno ci possa essere il problema della sete - per quanto, dopo un inverno siccitoso come l'ultimo... da notare quanto lunga sia stata la "manovra di avvicinamento" delle cince. Non ci pensiamo, perchè vediamo il prodotto finito, ma un documentario naturalistico è estenuante e richiede, anche nei casi apparentemente più semplici, lunghissime attese. Gli animali mica si mettono in posa a sfilare!

Mauro Banfi il Moscone il 2018-04-21 11:14:50
Come il solito, caro Roberto, hai colto sinteticamente il punto della questione, e ti ringrazio.
E interessante notare che il documentario si basa più sul principio di realtà, mentre la fiction o il weird sul principio di verosimiglianza.
Il docu-tale ti costringe a recuperare quella lentezza, quella metodologia, quel senso della complessità e delle sfumature che appartenevano alla letteratura pre rivoluzione informatica, alla benefica narrativa non nativa digitale, della quale sento molto la mancanza.
I documentari che ho sempre amato - non so, il Popolo Migratore, Grizzly Man, Microcosmos, Il sale della terra, Terra madre ecc ecc - mostrano la vita colta sul fatto non in quanto tale, ma per mostrare il soggetto - ed è fondamentale il " rem tene, verba sequentur", vero principio cardine di realtà del documentario -senza maschera e senza trucco - la verosimiglianza necessaria al weird -, per cogliere quel soggetto con l'occhio della cinepresa nel momento in cui non stanno recitando, per leggere gli atti vitali e i pensieri nel momento nudo nel loro farsi.
Occorre, oltre a quella speciale pazienza, anche un tema conduttore musicale e ideale: al superuomo Klaus Kinski di Herzog io rispondo con queste donne che vivono nell'ombra e sotto il palcoscenico, che incontro nel mio lavoro e che mettono in campo un amore per gli animali, il circostante e gli esseri umani basato sull'attesa, la cura, il silenzio, il farsi bastare pochi momenti di gioia minima a fronte di settimane di buca e di calma piatta.
Proprio ciò che è minimo, più tenue, più lieve, il fruscio di una lucertola o il frullare d'ali delle cinciarelle nascoste nei cespugli di melograno - ma che stanno arrivando-, un lieve soffio di vento, un guizzo d'ali, un batter d’occhi stanchi e assonnati su uno squarcio di gioia, il lento divenire da uno STATO a un PASSAGGIO — : il poco fa la migliore specie di felicità, questo è l'insegnamento che prendo e che cerco di passare a chi può interessare.
Questa trasformazione personale nella propria visione dello scorrere del tempo mi sembra oggi la risposta possibile alla follia del superomismo consumistico, narrato in modo così definitivo da Herzog, che ci mostra ad esempio in Grizzly Man/Timothy Treadwell come lo stesso animalismo ecologico possa diventare Ybris folle e fanatica.
Abbi gioia

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