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Massimo Bianco

U.N.P. Episodio 2 di 3. Dentro un racconto di Massimo Bianco

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

pubblicato il 2018-03-27 10:50:26

N.B.: Per non sciupare in parte il piacere della lettura, consiglio i lettori di andarsi a leggere l'episodio precedente prima di iniziare a leggere questo. Potete comodamente cliccare sui link sia dell'episodio U.N.P. 1 sia, terminata questa puntata, del successivo episodio U.N.P. 3, presenti entrambi qui in calce, elencati in bianco (link) su fondo blu scuro insieme a tutti gli altri miei scritti presenti su Piaf. Buona lettura.

U.N.P. 2. PRIMA PARTE: UN GIOCO APPASSIONANTE

 

Moreno Piacenza ed Ezio Torregiani erano approdati su un pianeta alieno a bordo di un'astronave, la Invincibile, su cui avevano viaggiato in sospensione criogenica come membri dell'equipaggio, alla ricerca della nave gemella Condor, là misteriosamente scomparsa.

Nella sua inedita veste di ingegnere, Moreno capiva poco della situazione. Meglio andava a Ezio, che nella missione ricopriva il ruolo di geologo capo, proprio il campo di studi in cui si era laureato sette anni prima. Questo legame con la vita precedente gli aveva fatto tornare per un poco la speranza di essere soltanto prigioniero di un sogno.

Perché lui e Moreno erano comuni uomini del XXI secolo, impiegato e padre di famiglia il primo e professore il secondo, non esploratori della galassia. Invece, a partire dall'incontro con i loro vecchi amici Matteo e Aurelio Delfino, erano caduti vittima di una pazzesca girandola di avvenimenti. Dapprima erano stati imprigionati, sciolti e digeriti da un'entità aliena in un borgo del savonese. Poi si erano ritrovati nel bel mezzo del Sertao, a cavallo tra Ottocento e Novecento, costretti a combattere insieme a una banda di jagunços, banditi e avventurieri brasiliani. Infine erano apparsi in un'incomprensibile città statunitense, dove per aprire la porta di casa occorreva inserire una monetina. E ora quest'altra assurdità.

Tra le varie situazioni non parevano esservi legami, a parte la costante presenza di entrambi. Erano tuttavia convinti che la responsabilità ricadesse sui fratelli Delfino e sul nuovo gioco tecnologico in cui li avevano coinvolti: una volta scartate tutte le (im)possibilità, rimaneva solo quell'unica, ancora inspiegabile, soluzione. La visita a casa Delfino era stato il loro ultimo ricordo normale, quindi la causa di quanto gli stava succedendo doveva trovarsi lì e nel progetto condotto da Aurelio. Ma l'eventualità non gli piaceva per niente.

Non ci fu comunque tempo per ragionarci sopra con attenzione, perché dovettero affrontare una più urgente contingenza. Durante le ricerche erano incappati in un preoccupante mistero. Gli oceani brulicavano di vita, eppure, contro ogni logica, nessuna specie pareva aver mai tentato di avventurarsi sulla terraferma. Tutte le forme di vita del pianeta mostravano evidenti convergenze evolutive con quelle terrestri ma erano dotate di un senso in più, che gli permetteva di captare le variazioni d’intensità del campo magnetico. E tutte, senza eccezioni, temevano le sonde terrestri. Forse qualcosa di simile le terrorizzava, impedendogli inoltre di impiantarsi sulla massa continentale?

Quando infine la Condor fu individuata si scoprì che la corazza, virtualmente inattaccabile, appariva perforata in più punti. A bordo tutto era danneggiato o addirittura sbriciolato. Oggetti, vestiti e documenti erano ridotti a pezzi, come se fossero passati dei bambini incoscienti e vandali. Nonostante le riserve di cibo e acqua fossero intatte e in grado di garantire per anni la sopravvivenza, gli astronauti risultarono quasi tutti morti di fame e di sete. Le eccezioni più vistose erano rappresentate da due cadaveri schiacciati nelle porte scorrevoli, come se fossero stati incapaci di adoperarle, e da uno congelato nel vano frigorifero. Quanto al diario di bordo, dopo pagine e pagine di dati poco significativi, verso la fine accennava alla scoperta di esseri viventi, mosche, per poi concludersi con una serie di scarabocchi.

Si verificò infine un angoscioso incidente. All’improvviso uno degli astronauti dell'Invincibile perse le facoltà mentali e non riconobbe più nessuno. La sua era ben più di una semplice amnesia. Non gli mancavano soltanto i ricordi del passato, ma anche la parola e la capacità di leggere e di scrivere. Si trattava di un completo annientamento della personalità. Sopravvivevano solo gli istinti più primitivi: sapeva, ad esempio, mangiare, ma soltanto a patto di essere imboccato.

Il solo pensiero di ritrovarsi un giorno nella medesima condizione li terrorizzò. Come evitarlo, d'altronde, se ne ignoravano la causa e né in quelle lande desolate né sulla per loro inutilizzabile astronave esisteva rifugio?

Ah, Matteo Matteo, cosa ci hai combinato.” Esclamò sconvolto Moreno, osservando quel poveraccio.

 

 

***

 

Lungo un ampio sentiero, nel bel mezzo di un territorio roccioso, brullo e dirupato, due forze armate, sproporzionate per dimensioni, si ergono immobili l'una dinanzi all'altra. Da una parte sostano parecchi combattenti avvolti in rozzi abiti civili, sul fronte opposto una colonna di guerrieri con indosso armature dell'antica Roma. In lontananza si apre un vasto altipiano, in fondo al quale s'indovina la presenza di una città.

Uno degli uomini della truppa più numerosa si fa avanti a cavallo. Giunto a portata di voce si ferma, saluta la guida dello squadrone avverso e gli chiede la consegna dei due ufficiali romani presenti, accusandoli dell'assassinio di tre suoi uomini.

L'interpellato risponde negativamente.

Disonoreresti me e la mia famiglia.” Spiega.

Il capo dei banditi insiste, arrivando perfino a invitarlo a unirsi a lui, ma ogni tentativo risulta vano. Da ultimo si rivolge a tutti i presenti:

Consegnatemi questi due ufficiali e non morirete. Deponete le armi!”

Per tutta risposta l'uomo tarchiato, dal rosso pennacchio, al comando dei cavalieri ausiliari romani, dà di gomito all'alto e quasi imberbe collega, mugugnando qualcosa sia a lui sia a un dinoccolato e nasuto soldato romano fermo lì accanto, quindi estrae la spada dal fodero e la brandisce.

Se vuoi le nostre armi, vieni a prenderle.” Esclama infine, dopodiché ordina a suoi l'attacco.

I romani si lanciano senza esitare contro le forze soverchianti. Da queste ultime parte una salva di frecce e di sassi scagliati da frombole. Gli ausiliari alzano gli scudi per proteggersi...

 

...Matteo Delfino, studente fuori corso alla facoltà di filosofia da tempo immemorabile, magro, dinoccolato e dal naso ben pronunciato, rientrò a casa eccitato, nel tardo pomeriggio di giovedì, con ancora vivida nella mente l’incredibile vicenda vissuta la sera precedente, tratta da un noto romanzo storico avventuroso.

All'epoca in cui aveva letto l'originario ciclo romanzesco, mai si sarebbe immaginato che un giorno avrebbe provato la sensazione realistica di combattere fianco a fianco con due dei suoi eroi preferiti di sempre, il maturo e bellicoso centurione Macrone – provvisoriamente promosso prefetto a capo delle forze ausiliarie – e il giovanissimo e geniale centurione Catone. Ma, soprattutto, non gli sarebbe mai neppure passato per l'anticamera del cervello d'incontrare di persona San Giovanni e San Pietro, rispettivamente il capo dei banditi e la guida dei romani nella scena precedente, e di far conoscenza addirittura con la Madonna, peraltro gli uni e l'altra in versioni ben più prosaiche rispetto a quelle riportate dai vangeli. Aveva sognato le avventure di Catone e Macrone nel corso dell'intera nottata e ne era entusiasta.

D'altronde il giorno prima ancora aveva fatto perfino di più: rivivendo uno dei suoi romanzi fantascientifici preferiti, era stato un delfino non di cognome ma di fatto, proprio come se il mare fosse stato il suo elemento naturale!

Tant'è che, dopo essersi immerso nelle spettacolari realtà virtuali del futuro cyber spazio, non stava più nella pelle, ansioso com’era di riprovare il nuovo programma sperimentale portato alcuni giorni prima dal fratello maggiore Aurelio, brillante scienziato informatico.

Finanziata da una holding cinese, la A.T.L. Informatica, l’azienda genovese per la quale Aurelio Delfino lavorava, stava finalmente terminando di approntare il progetto a cui si dedicava da otto anni. Erano stati realizzati due prototipi e uno era installato a casa loro.

Si trattava d’un avveniristico computer quantico, basato sulla biologia molecolare. Più esattamente era un ibrido tra chip elettronici e una componente biomolecolare e sfruttava le caratteristiche di velocità degli scambi di elettroni per lo svolgimento delle proprie operazioni. Grazie a ciò aveva potenza e capacità di memoria enormi. Le tecniche che ne avevano permesso la creazione erano totalmente innovative, per cui il giorno del lancio ufficiale sarebbe stato più avanti di almeno dieci anni rispetto a tutti gli elaboratori elettronici presenti in commercio. Il programma di realtà virtuale narrativa era la prima applicazione pratica del progetto, ma ne sarebbero presto seguite altre.

Matteo, lettore appassionato o, per meglio dire, famelico divoratore di scritti d’ogni genere, su cartaceo così come su e-book o direttamente sul web, si fiondò subito al computer, scordandosi perfino di cenare. La novità era troppo entusiasmante per pensare ad altro.

Si era appena accomodato, quando da una delle numerose stanze sbucò la fiamma del momento, che una quindicina di giorni prima si era installata nell'abitazione da lui condivisa col fratello.

Ciao amore, sei arrivato finalmente.” Lo salutò lei. Quindi gli si fece incontro, gli avvolse le braccia intorno al collo e lo baciò.

Matteo si sciolse in fretta dall’abbraccio con un distratto “sì ciao ho da fare ora scusa” e tornò a dedicarsi al pc. Ciò provocò una breve discussione, quindi la giovane si allontanò imbronciata.

Appena rimasto solo, Matteo prese il raccoglitore di dvd e scelse la nuova storia da vivere. Ma non si trattava di comuni dvd. Prototipi anch’essi, avevano una capacità di memoria di svariati terabyte. Indossò quindi la tuta tattile e s’immerse in una nuova avventura immaginaria.

Eretto in sella al suo destriero, avanza nell’acquitrino gelido e scivoloso… Indossa un’armatura leggera a maglie strette… Un lampo squarcia il cielo, la pioggia prende a cadere incessante… Le mura del castello si stagliano improvvise, oltre i tetti di paglia delle case, ma la nebbia ne nasconde la parte superiore…

Ora era un Vasuri, il cacciatore di draghi ideato dall'autore autodenominato Scribak, in Dragon, uno dei suoi racconti preferiti tra quelli letti anni addietro su un sito web di narrativa, ormai estinto con tutto il suo materiale. Per fortuna qualche testo l'aveva salvato.

Trascorse così la sua quarta serata consecutiva di navigazione nel cyber spazio, imbracato al computer. Sentiva però il desiderio di condividere quell’entusiasmante giocattolo con qualcuno. E quel qualcuno non poteva essere altri che i suoi migliori amici, Ezio Torregiani e Moreno Piacenza. D’altronde a suo fratello sarebbe tornato utile che altre persone sperimentassero il funzionamento del programma e ne dessero un giudizio obbiettivo. Afferrò dunque il cellulare.

 

Noi della A.T.L. abbiamo inserito nella memoria del nuovo computer tutta una serie di racconti e romanzi” – spiegò il successivo sabato sera Aurelio, appena i due ospiti si furono accomodati nel salone, al centro del quale campeggiava un'imponente installazione – “Ma non si tratta di banali sessioni di lettura su video, si può fare molto di più. Approfittando della grande memoria disponibile e di una tecnica rivoluzionaria per condensare e trasmettere informazioni, ogni singolo romanzo è stato ricostruito visivamente attraverso le realtà virtuali.”

Cioè, se ho capito bene la spiegazione, il programma permette di rivivere trame romanzesche?”

Proprio così, Ezio. Vedete queste torrette piazzate sul pavimento intorno alla pedana? Sono sensori che emettono impulsi di luce invisibili all’occhio umano. La faccenda funziona un po’ come il sonar dei pipistrelli, che permette loro di volare orientandosi nello spazio senza correre il rischio di sbattere contro gli ostacoli. Esso emette ultrasuoni che si diffondono nell’ambiente circostante e l’animale, ricevendo l’eco di ritorno, può determinare con esattezza la posizione degli ostacoli incontrati. Il sonar è così preciso da permettere ai chirotteri di catturare insetti in volo.

Bene, qui il concetto è più o meno lo stesso, solo che in questo caso il sensore emette continui flash di luce infrarossa, un numero elevatissimo ogni secondo, che fissano di momento in momento tutto quanto accade. Noi la luce non la vediamo, ma è come se il computer ricevesse una serie di fotografie che mostrano tutti i vostri movimenti, come accade con i fotogrammi di un film, permettendogli di leggerli, interpretarli e riprodurli alla perfezione o rielaborarli all’interno della simulazione. Vi basterà montare sulla pedana e collegarvi al computer. Quindi, indossando i visori speciali a cristalli liquidi per vedere le immagini e alle cui stanghette sono collegate le cuffie per sentire i suoni, e infilando la tuta tattile per rilevare gli oggetti virtuali toccati, avrete veramente l’impressione di far parte dell’avventura. Vi sembrerà di essere presenti in carne e ossa, camminando e agendo sul serio all’interno del paesaggio ricreato, in compagnia dei vari personaggi. Vi garantisco che l’effetto è assolutamente realistico.”

Ma l’azione non si svolgerà come un semplice film.” – Aggiunse Matteo. – “Perché potrete interagire col racconto. La capacità di memoria del computer quantico è davvero stupefacente, così come la velocità del processore. E grazie alla miriade di informazioni presenti in esso, entrerete direttamente nella storia come nuovi personaggi, rapportandovi con gli altri come se faceste parte di essa da sempre o prendendo il posto dei vostri personaggi preferiti, sia seguendo la trama di momento in momento sia apportando modifiche. È una figata pazzesca, ragazzi, ve lo giuro.”

Sull’hard disk del pc quantico abbiamo inserito un’enorme quantità di informazioni generali di vario genere, mentre le trame vere e proprie sono ricreate sui dvd. Prendiamo un titolo a caso, diciamo… toh, La vendetta non aiuta. È uno di quelli selezionati da te, vero Matteo?”

Sì, è un lungo racconto di Gerardo Spirito, forse il mio autore web preferito, che ho scovato in rete sul sito specializzato Parole intorno al falò. È uno dei suoi tanti gioiellini, una notevole, cupa storia di criminalità, di violenza e, come dice il titolo, di vendetta. Un racconto potente ed efficace e per giunta ricco di atmosfera, come tutte le storie di questo scrittore.”

Ebbene, tra hard disk e dvd abbiamo ricostruito non solo il testo originale con le sue situazioni e i suoi personaggi, compreso le semplici comparse, ma anche l’intero ambiente, cioè la cittadina di Clarksdale e la magione in cui è ambientata la scena clou della storia, nei loro più piccoli particolari, ben la di là di ciò che viene espressamente descritto nel racconto. Ad esempio quando si entra nella casa sembra di entrare in un autentico edificio ammobiliato, nulla è stato trascurato. Abbiamo inoltre ricostruito l'intero Mississipi, cercando di ricrearlo il più somigliante possibile a com'era negli anni '70 del secolo scorso, quando si svolge l'azione. Così interagendo con la trama si potrebbe visitare qualunque punto di quello stato americano, anche mai citato nel racconto, e farvi deviare qualsiasi evento.”

Inoltre nel hard disk erano state inserite miriadi di informazioni in apparenza estranee e tuttavia necessarie. Ad esempio, Aurelio aveva caricato una serie di foto di Torregiani e Piacenza e un filmato realizzato a una festa di compleanno. Era stato necessario per creare i loro avatar. Chi giocava indossava tuta e occhiali, tuttavia grazie alle fotografie il programma sarebbe stato in grado di riconoscerli ugualmente e di visualizzarli nel loro aspetto autentico. Per giunta, disponendo di una sufficiente quantità di immagini, il programma poteva perfino estrapolare la mimica facciale d’un volto, ricostruendone l’espressività autentica. Tutto ciò se si voleva apparire col proprio aspetto. Nulla però vietava al visitatore di assumere sembianze diverse, scegliendole tra le innumerevoli disponibili in memoria. Il software era sufficientemente sofisticato per permetterlo.

Mentre continuavano a fornire spiegazioni, i padroni di casa caricarono uno dietro l’altro tutti i dvd, ennesimo prodigio tecnologico reso possibile dalla A.T.L., quindi mostrarono agli ospiti i trenta titoli delle serie, delle raccolte o delle opere singole già disponibili in catalogo. Bastava sceglierne uno e iniziare l’avventura.

Ezio e Moreno diedero una rapida scorsa all’elenco. Riconobbero grandi classici della letteratura fantascientifica come La mano sinistra delle tenebre, magnifico romanzo sull'amicizia tra genti diverse appartenente al ciclo hainita di Ursula Le Guin, Le maree di Kithrup, basato sulle avventure di un'astronave con un equipaggio di delfini intelligenti, scritto da David Brin o Neuromante di William Gibson, capostipite del cyberpunk; It e Duma Key, terrorizzanti capisaldi della narrativa horror realizzati da Stephen King; capolavori della letteratura mondiale dell'ottocento e del novecento, sia d'azione, come il comunque introspettivo Lord Jim di Conrad o il simbolico Moby Dick di Melville, sia ponderati come il Viaggio al termine della notte, cupa critica sociale di Celine, o l’allucinante Il Processo di Kafka; testi tra i più significativi della letteratura italiana d’azione, quali la quadrilogia poliziesca dedicata da Giorgio Scerbanenco a Duca Lamberti oppure il ciclo storico fantastico L’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, eccetera, eccetera.

Infine Piacenza si offrì volontario per compiere, accompagnato da Matteo, il primo viaggio e scelse Triste, solitario y final di Osvaldo Soriano, una delle sue opere predilette.

Delfino junior l’aiutò a indossare il visore e la tuta tattile, da cui si dipartivano i sensori che fornivano le stimolazioni elettriche necessarie per procurare la sensazione di sentire gli oggetti. Infine i due s’imbracarono a sottili ma robusti cavi elastici pendenti dal soffitto, ingombranti e tuttavia necessari per trattenere e indirizzare i visitatori all’interno dello spazio delimitato.

Altrimenti – spiegò Matteo – “rischieremmo di finire fuori dalla pedana senza accorgercene. Così invece avremo piena libertà di movimento. Considera, giusto per fare un esempio, che se nella simulazione vedessimo delle sedie e volessimo accomodarci su di esse, ci verrebbe istintivo muovere i muscoli delle gambe per compiere l’atto di sederci, ma non trovando nell’ambiente reale nulla sotto di noi, cascheremmo a terra. Invece grazie ai cavi che ci sorreggono il problema è risolto. Nella simulazione possiamo compiere l’atto di sederci senza accorgerci di nulla.”

Ma con tutto ‘sto ambaradan addosso non perderemo l’effetto di realismo?”

No Moreno, ti assicuro che una volta entrati nella simulazione non sentirai la presenza né della tuta, né del visore, né dei cavi. Dimenticherai perfino di portarli. È un effetto psicologico che hanno trovato la maniera di rafforzare. Uno di questi sensori serve a desensibilizzare e ingannare il cervello. Per te sarà come essere nudo, perciò se una simulazione prevederà ad esempio l’uso di vestiti eleganti, la tua mente verrà indotta a credere che il corpo abbia davvero indosso giacca e cravatta. Ma basta parlare, seleziona la storia e andiamo.”

L’incontro tra l’anziano e triste Stan Laurel e il disincantato e stanco Philip Marlowe. L’arrivo del giornalista Soriano. Le mirabolanti avventure di Marlowe e Soriano – e Moreno e Matteo – sulle tracce del passato di Laurel, tra cui una tragicomica folle corsa in taxi con il tassista quasi cieco, scazzottate, tentati omicidi, sequestri di persona...

Nulla avrebbe potuto restituire la meravigliosa capacità di scrittura di cui era dotato un così grande artista e che rende i suoi romanzi dei capolavori. Ciononostante, rivivendo l’opera i due avevano ritrovato quell’impossibile mix di comicità e malinconia che rende indimenticabile Triste, solitario y final.

Usciti dalla simulazione, l'insegnante si guardò intorno sbattendo gli occhi.

Allora, che te ne pare?” Chiese Delfino senior, che osservava, con una sigaretta tra le labbra, da una delle due eleganti poltrone in pelle, regolabili, sistemate all’angolo della stanza, nuove di zecca e consegnate dalla ditta quel mattino. Erano gli unici mobili presenti oltre a un tavolinetto posto tra di esse, su cui era poggiato un lume con scolpiti due graziosi putti in ceramica. Lo spazio rimanente era occupato in buona parte dalla pedana e dalla consolle del computer.

Fantastico.” Rispose Moreno.

L’effetto realtà è buono, no? Anche facendo molta attenzione, potrebbe sfuggire che si tratta di ricostruzioni computerizzate. È vero o no che una volta entrati dentro la simulazione, nonostante l’ingombro non ci si accorge più di indossare i vari interfaccia?”

Assolutamente. Io amo molto l’opera di Soriano e viverla in questa maniera è stata un’esperienza meravigliosa. Credo che ricorderò sempre la scazzottata alla consegna dei premi oscar, e il piacere di aver potuto dare anch’io un bel pugno a quei due fottuti eroi senza macchia del cazzo, John Wayne e Charles Bronson, è stato impagabile.”

Fu quindi il turno di Ezio. Questi, incuriosito dalla precedente descrizione, visitò, sempre accompagnato da Matteo, La vendetta non aiuta di Gerardo Spirito. Il programma mostrò loro il motore della storia, l'uccisione di un'anziana coppia, e poco dopo Ezio si ritrovò a percorrere, a bordo di una vecchia Bel air arrugginita, la statale 278 che andava dall'Arkansas al Mississipi, mentre le colline erbose venivano sostituite da campi di cotone alternati a boschetti di ginepro, assolutamente realistici gli uni e gli altri.

Era in compagnia di Hazel, protagonista del racconto, cioè di Matteo. Pur conservando il proprio aspetto esteriore, aveva preso le vesti di un ipotetico fratello di Hazel, una necessità prevista dal programma. Allorquando avesse visitato la storia da solo, avrebbe potuto sia interpretare egli stesso il personaggio principale, sia vederlo interpretato da una pura emanazione del programma e affiancarlo, a sua scelta. Nella vicenda i loro genitori erano stati assassinati, per una sporca questione legata a un debito di gioco, ma si sarebbero vendicati sul responsabile, Owen Tyler, e sull'intera banda, ammesso che quest'ultima glielo avesse permesso. Perché non esistevano certezze. Se non fossero stati all'altezza dei personaggi interpretati, i cattivi avrebbero anche potuto reagire ed ucciderli. Giunsero infine alla loro fattoria abbandonata, in un tardo pomeriggio piovoso. Su un lato sorgevano, appena visibili, due piccole tombe. Hazel-Matteo forzò il chiavistello della porta, quindi i due entrarono in casa. Ezio si guardò intorno, c'erano vecchi mobili e suppellettili semplici, da casa di campagna. In una rastrelliera facevano mostra di sé due fucili.

Erano i fucili di papà, ti ricordi?” Commentò Matteo con un sorriso ironico stampato sul volto.

Ezio ne prese uno in mano. Sentì il freddo del metallo. Pareva davvero autentico...

Nel frattempo Moreno, mentre seguiva in poltrona, sia dal vivo sia sullo schermo, le evoluzioni degli amici, strappava ad Aurelio la promessa di ripetere l’esperienza qualche sera dopo, provando le realtà virtuali in coppia, svincolati dalla necessità di farsi accompagnare da uno degli anfitrioni.

Infine si accomiatarono e tornarono a casa contenti della splendida serata trascorsa.

 

 

 

SECONDA PARTE: DENTRO UN RACCONTO DI MASSIMO BIANCO.

 

Ezio e Moreno erano tornati dai Delfino. Stavolta avrebbero viaggiato assieme nella simulazione.

Scegliete un racconto, per favore, perché domani mi alzo presto.” Si raccomandò Aurelio.

E poi li sentite i tuoni, ragazzi? Sta per scoppiare il temporale ammazza estate.” – Aggiunse allegramente Matteo. – “Se aspettate troppo ad andarvene finisce che v’inzuppate.”

Una short story, dunque. Nel catalogo delle realtà virtuali ne erano presenti parecchie, riunite per autore. Dei trenta dvd realizzati, cinque erano antologici. I singoli racconti erano stati inseriti non necessariamente perché superiori agli altri, ma in quanto ritenuti più movimentati e quindi più adatti alla realtà virtuale. Insieme agli affermati romanzieri dei testi lunghi, Matteo, a cui Aurelio aveva chiesto aiuto per selezionare gli scrittori da immortalare, aveva proposto i suoi quattro web autori preferiti, ognuno con un dvd interamente dedicato, di Parole intorno al falò, il sito specializzato da lui prediletto perché meglio fornito a suo giudizio di buona narrativa. Il quinto dvd riuniva corti di vari narratori di altre piattaforme, anche ormai chiuse.

Mm, ma chi è sta gente? Come si chiama questo... Rubrus? Boh?”

È uno bravo, garantisco, scritti di gran spessore narrativo.”

Ezio e Moreno erano incerti. Non conoscevano nulla di quegli autori, a eccezione dello scritto esplorato la volta precedente, però Matteo risolse il problema segnalandogli la presenza di un concittadino, tal Massimo Bianco.

Scegliamo una storia ambientata in provincia di Savona, se c'è, così verifichiamo meglio l'accuratezza delle ricostruzioni.” Propose allora Ezio.

Montarono sulla pedana, indossarono i visori e le tute coi sensori che collegavano il pc al cervello, s’imbracarono coi cavi elastici per sorreggersi ed entrarono nella simulazione.

Un tizio snello, di media statura e dal volto oblungo, occhiali fotocromatici in plastica e capelli castani piuttosto lunghi, che indossava una t-shirt bianca con foto stampate sopra e jeans beige, li attendeva acciambellato davanti a una libreria bianca e arancione. Si presentò come l’artefice di tutti i testi presenti sul dvd, anzi, come l'avatar di costui. Torregiani e Piacenza risposero affascinati al saluto. Faticavano a considerare l’uomo dinanzi a loro come un’immagine virtuale.

Va bene, allora vi apro Non entrate dentro il borgo. Non mi sembra che abbiate mai visitato le mie creazioni, prima d’ora. Se volete posso farvi da guida.” Aggiunse Bianco, una volta udite le loro richieste, elargendo a fine discorso un bel sorriso, che gli addolcì per la prima volta l’espressione. Gli avatar degli autori erano stati creati apposta per fungere da Virgilio, se gli utenti l'avessero desiderato.

No grazie, ci arrangiamo da soli.” Disse Ezio, senza esitazione.

Dato che vi sentite bravi, meglio così, fatica risparmiata.” – rispose Bianco con tono aggressivo. – “Spero che non vi perdiate parte degli avvenimenti. Oh, se però vi trovaste in difficoltà, io per ora non ho nulla da fare, quindi siete liberi di contattarmi. Sulla destra del visore c'è un pulsante, tastando e concentrandovi su di esso dovreste riuscire a percepirne la presenza.”

...Ah, sì, è vero, eccolo.”

Bene, nel caso premetelo e arriverò.”

Grazie. Ora scusaci, ma abbiamo una gran voglia di visitare il tuo racconto.”

Una sola? Allora non dovete essere poi così entusiasti, altrimenti avreste avuto almeno tre grandi voglie di visitarlo, no? Beh, arrivederci.”

Pronunciata questa battutaccia, Massimo Bianco si dileguò.

Tipo spiccio e assai diretto nel dire quanto gli passa per la mente, eh?”

Credo d'averlo visto per Savona, con quei capelli lo si ricorda, ma l'avatar mi pare più giovane.”

Può essere. Hai notato che solo alcuni degli autori web usano nome e cognome? Chissà perché.”

Che diavolo vuoi che mi freghi. Non perdiamoci in chiacchiere, il tempo stringe.”

Avanzarono di due passi e si ritrovarono ad Albenga, attiva cittadina del savonese, in una piacevole giornata primaverile. Il cielo era azzurro e il sole prossimo allo zenit. Lasciandosi la stazione ferroviaria alle spalle, s’incamminarono lungo un moderno viale alberato e dopo un poco entrarono nel centro storico.

Sulla sinistra sorgevano alcuni esercizi commerciali. Moreno riconobbe un negozietto di prodotti tipici del posto, dove una volta aveva acquistato i baxin, deliziosi dolcetti che per l’aspetto ricordavano gli amaretti. Restò qualche istante a guardare, stupefatto, l’interno. Era proprio come se lo ricordava, gli pareva perfino di riconoscere il commesso.

Sulla destra invece sorgevano la cattedrale dell’XI secolo e tre possenti torri con finestre a bifore. Di fianco alla chiesa si scorgeva il battistero paleocristiano del V secolo, il più prezioso monumento antico ligure, in cui è conservato l’unico mosaico bizantino presente nell’Italia peninsulare al di fuori di Ravenna. Più avanti si ergevano compatte case torri nobiliari medioevali ed eleganti palazzi cinque e seicenteschi. Percorsero ammirati le strade del centro storico, sembrandogli di trovarsi davvero lì, del tutto dimentichi, proprio come previsto, d'indossare tuta e visori.

 

***

I fratelli Delfino sedevano nelle nuove poltrone regolabili dello studio, illuminati dall’elegante abat-jour di Capodimonte posta sul tavolino tra i due sedili, e osservavano gli amici affrontare la simulazione. Era curioso vederli muovere sulla piattaforma, con la tuta sensoriale indosso, imbracati ai cavi elastici che li sorreggevano, e sentirli parlare come se si trovassero altrove. Ma attraverso il maxi schermo da 50 pollici collegato al computer, potevano pure seguire gli apparenti movimenti dei loro avatar in jeans, magliette e giubbe virtuali per le vie della finta Albenga.

 

***

Ezio e Moreno sbucarono nella piazzetta del municipio, in cui sorge la turrita palazzina ospitante il museo navale romano, e si diressero ai tavolini all’aperto di un bar, curiosi di scoprire l’effetto prodotto dalle bevande virtuali, quando un uomo gli uscì incontro dalla vicina agenzia immobiliare.

Buon giorno signori, siete puntualissimi. Prego, accomodatevi.” Esclamò costui, rivolto a loro.

I due restarono un momento sconcertati, poi capirono che il programma doveva prevederlo affinché potessero affrontare l’avventura prevista ed entrarono nel negozio.

Dunque, se ben ricordo, al telefono dicevate di voler acquistare un alloggio nella vicina Castelvecchio. Ho quanto fa per voi… ingresso a sala, cucina abitabile, salotto, due camere, bagno, cantina e soffitta.” Disse lo pseudo agente immobiliare, aprendogli la piantina sul tavolo.

Ah, sì, ecco, interessante.”

Bene, allora chiudo il negozio e vi accompagno a visitarlo. La mia macchina non è lontana.”

Ezio e Moreno uscirono nella piazza e attesero l'interlocutore. Questi stava abbassando la saracinesca, quando i due amici si sentirono per un attimo mancare, quindi si ritrovarono in uno stretto vicolo in salita. L’agente immobiliare era sparito e non era nemmeno più mezzogiorno. Infatti, il sole era basso all’orizzonte, prossimo al tramonto, e l’aria si era fatta più frizzante.

 

***

I fratelli Delfino si alzarono di scatto dalle rispettive poltrone, spaventati. Matteo si portò le mani ai capelli. Aurelio si precipitò verso la pedana. Ezio e Moreno non si muovevano e braccia e teste gli ricadevano all'indietro, inerti. Intanto fuori dalla finestra infuriava il temporale.

 

***

Ehi, cosa diavolo è successo?” Chiese Ezio, osservando, perplesso e stordito, i dintorni.

Sarà stato un difetto del programma. In fondo è ancora in fase sperimentale.”

Ma lo sai che adesso le immagini sembrano diventate addirittura più nitide?”

Hai ragione. Si vede che prima il programma non funzionava al meglio delle sue possibilità.”

Però non capisco dove siamo finiti. Non mi sembra Albenga.”

Moreno si guardò intorno. Non si trovavano nel maestoso centro rivierasco, bensì in un piccolo borgo dell'entroterra, in cui sorgevano vetuste casette. Il carruggio s’inerpicava ripido davanti a loro fino a sfociare ai piedi di un castello, abbarbicato tra le rocce alberate sulla vetta di una collina.

Questo è Castelvecchio di Rocca Barbena. Abbiamo fatto un balzo in avanti nella trama, credo.”    

 

Dopo qualche esitazione s’incamminarono lungo il carruggio, salendo verso il castello, ma poco prima di raggiungerlo una coppia uscì da un ingresso e li invitò a casa loro.

Si trattava di due persone dell’apparente età di quaranta quarantacinque anni, lui pallido e grassoccio, lei assai più asciutta. Costoro si presentarono come Romolo e Anna Re, i loro vicini.

Moreno si bloccò all’entrata e fissò, basito, l’ambiente. Era quanto meno strano che l’arredamento della saletta d’ingresso fosse identico a quello della sua stanza da pranzo. Gli sembrava addirittura di trovarsi a casa propria! Poi lui ed Ezio entrarono e la porta sbatté con violenza, ma non se ne preoccuparono, doveva trattarsi d’una corrente d’aria. Ebbero però appena il tempo di compiere altri due passi dentro l’abitazione, seguendo i padroni di casa, che il pavimento si sollevò a formare un’onda e Torregiani, Piacenza e i coniugi Re caddero a terra.

Gocce acidule iniziarono a piovergli addosso dal soffitto. Ezio posò la mano sul pavimento per farvi perno e rialzarsi ma, con sua profonda sorpresa, s’incollò nel terreno per poi iniziare ad affondarci dentro. L’ennesimo gocciolone gli cadde sul braccio. Nel punto colpito la carne prese a squagliarsi. I Re intanto urlavano terrorizzati. Pur sapendo che nulla era reale, provò paura e gli sfuggì un grido.

La mano si è rammollita e mi si è incastrata. La pelle mi brucia, cazzo.” Esclamò poi, la voce incrinata dall’emozione, dibattendosi invano nel tentativo di liberarsi.

Sto male, Ezio… è doloroso… in che razza di trama siamo finiti? La prossima volta scegliamo una storia che abbiamo letto, per favore.” Aggiunse l'amico, la voce in parte coperta dalle urla dei Re.

Oh merda, non credevo che nella simulazione si provasse dolore.”

Sì che si prova, Matteo ce l'aveva detto, però i protocolli di sicurezza l’attenuano.”

Chissà cosa avremmo provato al naturale, allora, belin, perché già così... ah, bene, il dolore sta passando.”

È vero, ora sento solo un po’ di fastidio, eppure continuo ad affondare dentro il pavimento... e mi viene sonno.”

Certo che mentre assorbe le vittime la casa provoca una sensazione... boh, non so descriverla. Un effetto davvero riuscito, comunque. Ora che il dolore è passato comincio a esserne affascinato. Ehi, mi ascolti Moreno? Non ti starai mica addormentando? Moreno, rispondi… sarà svenuto?”

Ezio Torregiani fissò i Re e l’amico, ora immobili, i corpi mezzo sciolti in via di sparizione dentro il pavimento. Si sentiva a propria volta sempre più stordito e assonnato. Era pieno di graffi e gamba e fianco destro affondavano mollicci nel pavimento. Alzò lo sguardo e vide distintamente l’ennesimo gocciolone staccarsi dal soffitto e precipitare fino a schiantarsi sul suo naso. Una stilla gli entrò in bocca. Era vagamente acidula. Sembrava... saliva!

Il suo stordimento s’accentuò. Non sentiva più dolore e gli veniva sonno. Spalancò con uno sforzo gli occhi e si guardò intorno. Le pareti e il soffitto incombevano su di lui. Si muovevano, ondeggiavano, parevano respirare. Gli rammentavano uno stomaco, visto dall’interno. E pur sapendo che era falsa, la situazione gli causava uno spiacevole senso di angoscia, che non riusciva a dominare. Faceva peraltro sempre più fatica a connettere. Una lacrima gli si formò dall’occhio sinistro e scivolò lungo la guancia. Infine perse i sensi e poco dopo… morì?… svenne?

Subito dopo batté più volte le palpebre. Era imbracato dentro la tuta sensoriale e Aurelio Delfino gli si era accostato e lo fissava con aria vagamente preoccupata.

Tutto bene ragazzi? Sembrate sconvolti.”

Sì, sì, è eccezionale, diavolo. Mangiato vivo dalla casa. Belin, sembrava tutto vero.” Rispose Ezio.

Ed è anche un po' sconvolgente, in effetti. Ma parola mia che queste simulazioni saranno un successone. Quando saranno in vendita spero che a noi le fornirete scontate.” Aggiunse Moreno.

Aurelio si riaccomodò soddisfatto nel vecchio divano di velluto mezzo sfondato da cui aveva seguito col fratello l’evolversi del viaggio, stagliandosi sotto il cono di luce creato dalla logora lampada a stelo di semplice metallo posta alla sua sinistra, che ne rimandava l’ombra sulla parete opposta. Intanto si era fatta l’una. Gli amici si accomiatarono, montarono nell’auto di Moreno e, tornati alle proprie case, andarono subito a letto.

 

Al mattino Moreno si svegliò ancora con la spaventosa impressione di essere stato digerito dalla casa aliena. Dapprima di sentì confuso, poi capì: aveva sognato. Una volta addormentatosi, la sua mente aveva rielaborato l’esperienza della sera precedente, trasformandola in un incubo, molto vivido, per giunta. Si sentiva indolenzito e infreddolito, come se avesse dormito all’addiaccio. Intorno a sé udiva parlottare. Scostata la coperta che lo riparava, comprese di trovarsi davvero all'aperto, circondato da decine di persone già sveglie o ancora addormentate e da altrettanti cavalli impastoiati nei pressi! Perché non era a casa sua? Si guardò intorno, sempre più perplesso.

Chi sarà tutta questa gente? Sembra una festa in maschera. Mm... questo luogo mi ricorda qualcosa, ma cosa?... Ah, ci sono, assomiglia al Sertao brasiliano. Che strano.”

 

FINE episodio 2

 

Vi rammento che subito qua sotto potrete linkare sul titolo dell'episofio U.N.P. 3 per andare a leggerlo.

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L'AUTORE Massimo Bianco

Utente registrato dal 2017-11-01

Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Vecchio Mara il 2018-03-27 16:46:44
fantastico! Sono rimasto senza parole... ora tutto si spiega. Hai descritto la preparazione del viaggio virtuale in modo certosino, nessun errore nel descrivere l'attrezzatura. Non hai lasciato praticamente modo di obiettare al lettore. I fili elastici per simulare la seduta e per non uscire dal palcoscenico virtuale, li ho trovati geniali, da vero esperto del cyber spazio, direi. E che dire della scena in cui la casa stomaco digerisce i protagonisti... insomma sarei andato avanti fino alla fine, se l'avessi postato intero, tanta è la curiosità che mi è rimasta addosso. Devo ancora capire perché da due poltrone ultimo modello, i due fratelli alla fine si ritrovano su un divano sfondato... ma questo, se non mi sono perso qualcosa o se non si tratta di un refuso, lo capiremo nell'ultima puntata. E poi, per concludere, con gli autori reali e i loro racconti che hai inserito nella storia, è stato come se il lettore, leggendo l'opera su parole intorno al falò, fosse lui stesso un quasi protagonista del racconto. Mi è piaciuto tantissimo, non vedo l'ora di leggere l'ultima parte per capire come andrà a finire. Ciao Massimo

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2018-03-27 22:37:47

Beh, sì, qualcosina ancora da spiegare c'è, in effetti, vedasi appunto la faccenda delle due poltrone nuove trasformatesi in un divano vecchio, che non è un refuso, garantisco: tutto, confido, si spiegherà nella terza e ultima puntata, che proporrò il giorno di Pasqua, così darò da leggere a chi non sapesse come trascorrerla.

E in calce alla terza puntata appariranno anche alcuni ringrazimenti, tra cui quelli rivolti a un mio caro vecchio amico informatico, che mi aiutò a realizzare questa seconda puntata, perchè io non me ne intendevo (e non me ne intendo) abbastanza per sbrigarmela da solo. Ricordo che un giorno di ben quindici anni fa andai a casa sua e passammo la serata a discutere sulla faccenda e poi, mentre buttavo giù il testo della prima stesura (poi ampiamente rifatta in occasione della prima pubblicazione sul web ma senza cambiare i punti tecnici), gli telefonai un paio di volte per chiedere ulteriori delucidazioni. Dubito che senza di lui avrei fatto un lavoro all'altezza.

Quanto alla "casa stomaco", il passo è effettivamente ripreso da un mio racconto horror, solo che, al contrario di quanto sostengo nel testo, su P.i.a.f. non è presente né intendo inserirlo (su questo sito sto facendo una selezione dei miei scritti e quello è uno di quelli bocciati, anche perchè sapendo che sarebbe apparso in questa storia volevo evitare ripetizioni). Non è però inedito sul web e nel caso a te o a qualche altro lettore andasse di leggerselo, in calce all'ultima puntata riporterò il link.

Sono molto lieto che per ora U.N.P. ti sia piaciuto. Appuntamento allora da pasqua in poi. Ciao e grazie.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Gerardo Spirito il 2018-03-27 22:39:44
Come da te ampiamente predetto, il secondo passaggio ha segnato una forte sterzata in cqnto al fantascientifico (ma è un errore classificarlo - per ora - come una storia prettamente scifi, perchè ovviamente ci sono sfumature di ogni genere, dallo storico al mistery fino ad arrivare al cyberpunk o al fantastico) e, sì, sei a tuo agio quando scrivi di questo genere, basta leggere le righe che spendi per introdurre il computer quantico/molecolare. Comunque, letteralmente, questa storia, puó essere definita un viaggio immaginifico, che anche grazie alle diverse citazioni di altri autori in esso contenuta, muta, plasma, crea, amplia, diversi punti di vista narrativi in un unico e diverso motore. E poi sembrerebbe a prima lettura molta la carne messa sul fuoco, invece riesci a cavartela molto bene, forse anche perchè non sono molti i protagonisti della storia nonostante ci siano svariate apparizioni, a partire dal mio caro Hazel Long o da Tyrell Owens, protagonisti de La vendetta non aiuta. Ti ringrazio moltissimo Max dell'omaggio, è stato fantastico leggere o, in questo caso, rileggere gli echi di una mia storia, soprattutto la parte in cui Matteo compie il viaggio insieme ad Hazel fino alla casa di campagna, ripercorrendo tutti quegli ambienti naturali e non, in esso contenuti. Il racconto me lo stamperó per bene una volta che avrai pubblicato anche l'ultima parte. Senz'altro! A mio parere, poi, ho avuto l'impressione che tu ti sia divertito un mondo anche nella seconda parte a ricalcare i tuoi stessi panni e introdurre i protagonisti all'interno di Non entrate dentro il borgo (anche se ti congedi abbastanza presto eheh). E poi il finale, abbastanza scontato questa volta, che come un gioco di luci ed ombre prima cerca di dirti che tutto riecheggia la "normalità" e poi... puff ricompare il sertao brasiliano da dove tutto è iniziato. Ecco, la vicenda a quanto pare non è del tutto chiarita, quindi per un giudizio più completo non resta che attendere la terza parte. A presto!

Massimo Bianco il 2018-03-27 23:17:50
Sì, perché questa puntata, a partire dal primo triplo asterisco di pausa, interrompe la sequenza cronologica, essendo ambientata prima della precedente, rispetto alla quale di fatto è un flash back. La terza e ultima puntata riprenderà invece il normale corso della storia, mostrando lo sviluppo degli eventi nei due diversi piani, quello in cui agiscono Ezio e Moreno e quello in cui agiscono Matteo e Attilio, cioè i 4 soli personaggi fondamentali del serial (nel prossimo apparirà però anche Rosanna), mentre tutti gli altri sono solo comparsate virtuali. In effetti, come spiegavo sopra a V.M., qualcosa ancora da spiegare c'è, non tutto per ora risulta chiaro ma conto che lo diventi alla fine. E, sempre come spiegavo a V.M., per sbrigare la parte più tecnica mi sono fatto aiutare, ecco perché sembro così a mio agio. Quanto al genere di appartenenza, in questo sito sento la mancanza del tag "Crossover", prima o poi chiederò all'admin di aggiungerlo, comunque fantascienza e cyberpunk in questo caso sono più che accettabili. Tra parentesi: ora sai perchè a suo tempo non ho commentato il tuo "La vendetta non aiuta" anche se mi era piaciuto e non lo avevo mai letto prima, o almeno non mi pare: l'apparizione qui valga come mio commento, ovviamente molto positivo. Con una precisazione, ci sono un altro paio di tuoi racconti che a me piacciono particolarmente e avrei scelto volentieri, ma tu non li hai (ancora?) inseriti su P.i.a.f. e perciò li ho esclusi, anche se ce li ho perchè quando Neteditor è defunto sono andato a salvarmeli, infatti, preferivo inserire qui un testo che fosse già presente su questo sito. E già che ci siamo, "Ossa" è un buon racconto, ma dei tuoi western è quello che mi piace meno, anche rispetto a "La vendetta non aiuta", che pur essendo ambientato 100 anni dopo in fondo è un western pure lui, a mio modo di vedere. Grazie per la visita e l'apprezzamento. Puntata finale a Pasqua. Ciao.

Gerardo Spirito il 2018-03-28 00:10:05
Quando avrai pubblicato anche l'ultima parte avremo un quadro ben chiaro dell'intera opera comunque, che a quanto ho capito hai modificato rispetto all'originale e forse anche migliorata (ma questo non lo so, perchè non l ho letta la versione precedente).
Sì ho lasciato fuori alcuni racconti western, per ora, fra cui il mio favorito in assoluto "Pandemonio" ma con calma e tempo li inseriró anche loro, leggermente migliorati spero, perchè rileggendoli a distanza di tempo cade sempre all'occhio qualche nuovovecchio errore eheh!

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