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"VIRGOLETTE" Saggistica Saggistica

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2018-03-26 18:45:15




 

"Tutti parlano, tutto viene dilaniato dalle parole; e quanto oggi ancora sembra troppo duro per le zanne del tempo, domani, escoriato e scorticato, penderà da mille fauci.Tutti parlano, tutto passa inascoltato; quand'anche uno annunci la propria saggezza con un concerto di campane, i bottegai ne copriranno il suono col tintinnio dei loro spiccioli.
Tutti parlano, nessuno che voglia ascoltare. Tutte le acque si precipitano scroscianti al mare, ma il ruscello sente solo il proprio scroscio.
Tutti parlano, nessuno che voglia capire. Tutto finisce in fumo, nulla che vada a finire in una sorgente profonda. [...]
Tutti parlano, nulla riesce bene, tutti a fare coccodè, ma nessuno che voglia deporre un uovo.
O fratelli miei! Perché non imparate da me il silenzio! E la solitudine!
Tutti parlano, nessuno che sappia dire. Tutti corrono, nessuno più che impari a camminare.
Tutti parlano, nessuno mi sente cantare: Oh, che riusciate a imparare il silenzio da me!"        
 (Friedrich Nietzsche, da Frammenti postumi, autunno 1883, 18/34).


Sono qua in un bar con dei ragazzi. 
Dovremmo parlare di una certa gita in mountain bike nel parco del Ticino, ma il condizionale al giorno d’oggi non è solo un obbligo ma una tirannia.       
Ligabue cantava : “credo che ci voglia un Dio e anche un bar” e io alla chitarra ricantavo ingenuo e gioioso, né io e né il Liga sapevamo ancora dell’avvento di Whatsapp.      
«Bè, ragazzi, quanti chilometri avete nelle gambe e che rapporti montate?»
Cominciano a suonare i cicalini della “App istantanea, davvero molto intuitiva – ma che fallo vuol dire? Io non intuisco un tubo –“ e intorno a noi videopoker e slot machine varie s’intrecciano a suonerie demenziali d’ogni tipo. 
Altro che Dio e il bar, questo è l’inferno in terra di Hieronymous Bosch e vi assicuro, non è qualcosa di rappresentabile con una visione pittorica ma un orrendo casino acustico.

“Bim, bot, zum, quack, razz…”, ho capito, non ve ne sbatte un cazzo della MTB e io mi sono davvero rotto i coglioni di questo pseudobar e di questa epoca di pseudo-condivisioni istantanee.       
Eppure avreste davvero un gran bisogno, ragazzi, di averla sotto il culo la MTB e di pedalare per mesi interi, ma non ho intenzione di perdere nemmeno un prezioso attimo del mio tempo per farvelo capire.  
Arrangiatevi, fuori da questa merda di locale!  
Aria!
Schopenhauer – che meraviglia questo bel nome lungo, lento, complesso Scho- pen – hauer! – ha scritto da qualche parte che si fa senz’altro bene a restare indietro rispetto al proprio tempo, quando ci si accorge che il tempo stesso sta indietreggiando.      
E il suo allievo – che ha superato il maestro – Nietzsche ha profetizzato questa terribile morte del bar e di Dio dalla quale sono appena fuggito a gambe levate:

“Da che cosa è caratterizzata ogni decadenza? Dal fatto che la vita non risiede più nel tutto. La parola diventa sovrana e spicca un salto fuori dalla frase, la frase usurpa e offusca il senso della pagina, la pagina prende vita a spese del tutto, – il tutto non è più tutto. "    
(Nietzsche contra Wagner)     

Torno a casa e leggo qualche mail, questo il tema del giorno: i litblogs e i siti di scrittura cominciano a svanire e a ritirarsi dalla Rete. Un’altra mutazione antropologica, - che palle, ormai ce n’è una ogni anno! -, un altro cambiamento “intuitivo”, dalla letteratura breve - ma che almeno innescava conversazioni ancora lente e profonde come quelle scaturite dagli antichi libri – alla frammentazione delle app istantanee.
Ma vada via al cù!   
Andate avanti voi - che a me viene da ridere per non piangere -, io sono tardo e lento e resto indietro a difendere il mio atollo come l’ultimo soldato giapponese.   
“Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta.      
Noi procederemo fino alla fine. Noi combatteremo in Francia, noi combatteremo sui mari e sugli oceani, noi combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell'aria. Noi difenderemo la nostra Isola, a qualunque costo. Noi combatteremo sulle spiagge, noi combatteremo nei luoghi di sbarco, noi combatteremo sui campi e sulle strade, noi combatteremo sulle colline; noi non ci arrenderemo mai!”       
(Winston Churchill)       
Adesso basta, spegnete Whatsapp, voglio scendere! 

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Mauro Banfi il Moscone il 2018-03-26 18:55:53

                                           

Schopenhauer – che meraviglia questo bel nome lungo, lento, complesso Scho- pen – hauer! – ha scritto da qualche parte che si fa senz’altro bene a restare indietro rispetto al proprio tempo, quando ci si accorge che il tempo stesso sta indietreggiando...   

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Roberta il 2018-03-27 17:57:21
Aproposito di chilometri nelle gambe, proprio in questi giorni ho letto che secondo un rapporto sulle abilità motorie dei ragazzi nelle scuole, molti di loro a dieci, undici anni non sanno fare le capriole o arrampicarsi sulla pertica, perché non hanno mai imparato, così come ce ne sono parecchi che non sanno andare in bicicletta. Mi sono chiesta a che cosa dovremo arrivare prima che i genitori in primo luogo si accorgano che i loro figli si stanno trasformando in bradipi. Però c'è un'altra faccia della medaglia: se interessati, stuzzicati e presi per il verso giusto i ragazzi di oggi sanno sorprenderti e divertirti quanto e più di quelli di ieri. Non mollare.

Mauro Banfi il Moscone il 2018-03-27 18:44:35
Ciao, Roberta: hai ragione, i ragazzi di oggi sono da un lato più divertenti ma dall'altro più distratti, inconcludenti, evanescenti.
Fare un giro in MTB è un pò come leggere un romanzo di Dostoevskij: c'è da fare fatica e c'è un inizio, uno svoglimento e un finale.
Questa nuova mutazione delle app istantanee li porta a credere che si possa saltare subito dall'inizio alla conclusione, c'è un vuoto strutturale nelle loro azioni che mi sgomenta.
Il problema all'atto pratico è che non combinano mai niente di completo.
Ad esempio, se cito loro qualche massima di Goethe:
"La cosa migliore è la quiete profonda, nella quale vivo e mi sviluppo contro il mondo, guadagnando qualcosa che nessuno potrà togliermi, neppure con il fuoco e con le armi",
le parole del ragionamento risuonano nel vuoto, perchè non conoscono più la calma in movimento, il sapere non reagire immediatamente alle miriadi di stimoli che il mondo rovescia nelle loro anime caoticamente.
Suggerisco sempre a molti di loro di leggersi "Delitto e Castigo" di Dostoevskij: là è lal loro unica salvezza per loro.
Parlo sopratutto dei ragazzi maschi, senza generalizzare; le ragazze hanno più questo senso di calma, in genere.
Abbi gioia

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