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Un sacco di stracci

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Roberta

pubblicato il 2018-03-07 17:45:47


Appena saliti in barca, un uomo dal ponte urlò. Vedemmo scorrere in mezzo al fiume un sacco rosso rigonfio. «È una donna!» gridò il vecchio pescatore. «Ho visto i capelli!» Il mucchio di stracci galleggiante si avvicinava e ci alzammo in piedi, trattenendo il respiro. Rocco era accanto a me: d’istinto mi strinsi contro di lui, tenendogli la testa girata verso la riva. L’uomo sul ponte corse verso di noi, ci sorpassò e raggiunse un gruppetto di pescatori che stava sulla riva. La nostra guida scese dall’imbarcazione e si unì agli altri. Il trambusto si fece più intenso, un trafficare di gente che si girava qua e là, uomini che correvano sulla sponda. «Di qua! Prendete la corda!»

Qualcuno intanto chiamò i soccorsi: la cosa fu trascinata vicino alla riva, a poca distanza da noi. Mentre cercavo di distrarre Rocco, con la coda dell'occhio sbirciavo il cadavere. Non riuscii a distinguere un corpo e un volto in quel mucchio di stracci. Si vedeva solo un pezzo di stoffa rossa gonfiata dall’acqua. Sulla barca in attesa per l’escursione gli altri passeggeri, chiassosi e incuranti della presenza di un bambino, commentavano e si scambiavano impressioni.  

«Guarda, adesso l’hanno arpionata!»

«Forza, tira, tira!»

«Dai che adesso ci passa davanti!»

«Fammi spazio, che non vedo! Ma è una donna?»

«Sì, sì, si vedono i capelli, ti dico!»

L’operazione sembrò svolgersi in un tempo incredibilmente lungo: man mano che la barca procedeva, a poca distanza il cadavere veniva trascinato lungo la corrente. Qualcuno aveva lanciato una corda e lentamente ora lo trainava, mentre l’imbarcazione rallentava per permettere di portare a termine il recupero. Una piccola folla intanto s’era ammassata sulla sponda del fiume. Il mucchio di stracci ci girò attorno, doppiò la prua della barca e galleggiò verso la riva. Il gruppo di pensionati saliti sulla barca per l’escursione turistica sul delta del Po si sporgeva vociando senza alcun riguardo. Solo una donna sui quarant’anni, abbronzata e coi capelli raccolti, seduta vicino a noi, s’era accorta della mia preoccupazione, e si era messa a raccontare a Rocco una storia avventurosa. Ma Rocco ascoltava con un orecchio solo e intanto si girava verso il fiume, si sporgeva anche lui per vedere: «Mamma, non può essere un cadavere, quello», diceva, «è solo una massa di stracci». Allo stesso modo due anni prima aveva detto: Mamma, la nonna non può essere morta, vero?

Poi l'escursione iniziò, e cercammo tutti di dimenticare l'incidente. La barca procedeva lenta incontro al tramonto, tra i canneti e gli uccelli acquatici. L’aria fresca ci soffiava in faccia e il cielo limpido sfumava lontano in un azzurro smorto. Sbarcammo su un isolotto con un faro bianco che si stagliava contro l’orizzonte, e passeggiammo sulla spiaggia d’argento. Rocco mi teneva per mano: grovigli di rami, radici, ossa, teschi d’animale e pesci morti giacevano sulla sabbia pallida. Guardava quei resti essiccati e scarni e mi stringeva la mano, interrogandomi con gli occhi. Poi disse: «È tutto morto, qui, mamma».

Al ritorno, però, quell’immobile aria di morte s’incendiò: il sole, rosso e stupendo, affogò lentamente nel fiume. Intanto cominciava a far freddo; ci stringevamo l'un l'altro, mentre la guida raccontava storie del passato, quando in quei posti si faceva la fame, però ci si aiutava. Rabbrividendo, mi stringevo Rocco al petto e perdevo lo sguardo nel canneto.

Scendemmo dalla barca che era buio e salutammo i pensionati. Qualcuno chiese notizie a un uomo rimasto sulla riva: il cadavere apparteneva a una donna di circa settant’anni. Nell’osteria poco distante, sulla riva di un canale, mangiammo pesce fritto e bevemmo vino bianco. Il gestore ci mostrò la sua collezione d’auto d’epoca fiammanti, ma l’ombra della morte incombeva ancora e nella notte tutt'attorno sembravano nascondersi creature misteriose che mandavano lugubri richiami.

Ci attendeva la casa sola in mezzo alla campagna, a pochi metri dal fiume, dove qualche ora prima il cadavere era passato e ora le nutrie nel buio correvano di soppiatto sugli isolotti e lungo la riva. Passata la notte con la testa sotto le coperte e il cuore che batteva all'impazzata, senza aver preso sonno vidi dalle finestre filtrare la luce del giorno.  

 

 

La foto è tratta da Foto http://www.fotografandolanatura.net/Le-mie-fotografie/album/Galleria/Foto%20del%20mese/slides/Boscoforte,_Tramonto.html

copyright Orso Tibetano

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L'AUTORE Roberta

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Paolo Guastone il 2018-03-08 12:55:38
Un racconto dove il filo conduttore è l'angoscia per la morte. E questa angoscia cresce quando la morte ti passa vicino vicino. E allora è meglio considerarla solo un mucchio di stracci ed andare avanti. Ma poi l'atmosfera lugubre e "morta" del luogo soffia sulla brace e ripiomba implacabile a ricordarci quello che noi avremmo tanto voluto dimenticare. Bel racconto, scritto bene, con il giusto pathos e lungo quanto basta.

Roberta il 2018-03-09 17:49:47
Grazie Paolo, ci sono fatti, luoghi e coincidenze che ridestano in noi antiche paure. Spero di aver reso bene l'atmosfera e la tensione.

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Rubrus il 2018-03-08 13:22:49
Trovo che il racconto sia molto denso e molto efficiente. Al centro mi pare si trovi il concetto della inscindibilità di vita e morte, nel senso che comunque e dovunque c'è morte, comunque e dovunque c'è vita, anche se magari ci vuole un evento traumatico per accorgersi di questa semplice verità . La scoperta, da parte di Rocco, un bambino, di tale realtà, rafforza il concetto. La sintesi e la semplicità della forma accrescono l'evidenza e la naturalezza del contenuto. Piaciuto molto.

Roberta il 2018-03-09 18:03:31
Sì, senza volerlo sono piuttosto sintetica e quindi capita che molti significati si addensino in poche righe. In effetti sulla paura della morte ce ne sarebbero tante di cose da dire e da raccontare, ma questo episodio mi sembra esprimere bene l'effetto suscitato dal passaggio della morte accanto. Trattandosi di una persona estranea e nemmeno identificata, l'incontro avviene in modo casuale, inaspettato, e la reazione immediata è lo sgomento, l'agitazione, la curiosità. Più tardi, scendendo la notte, subentrano un senso di mistero, inquietudine e paura. Il tuo commento positivo mi lusinga, grazie!

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monidol il 2018-03-08 15:27:31
Non credo riuscirò a spiegarmi molto bene... è come se il dramma che è entrato non previsto a far parte di questa gita, abbia sensibilizzato le corde, del bambino, della madre ( probabilmente di tutti i partecipanti) che hanno risuonato più intensamente e più profondamente, rendendo di fatto "speciale" la gita. Mi è molto piaciuto moni (c'è qualche refuso in giro :-)

Roberta il 2018-03-09 18:06:27
Credo invece di aver capito cosa intendi, e infatti è così: una normalissima escursione turistica si è trasformata in un'occasione speciale, in un'esperienza difficilmente dimenticabile. Grazie mille. PS: ora vado a correggere.

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Eli Arrow il 2018-03-08 15:28:54

Apparentemente semplice, questo racconto mi pare invece racchiudere molti temi che danzano intorno a quello centrale della morte. La Natura indifferente davanti a quella che è, in fondo, l'unica certezza che possiamo vantare d'avere nella vita; la Natura, ancora, che ospita nel suo grembo, indissolubilmete legate, la vita e la morte; sempre lei, la Natura, che alterna i giorni e le notti rimanendo impassibile davanti all'angoscia di chicchessia. E noi, infine, che col pensiero della morte ci giochiamo tutta la vita (del resto, che altro mai potremmo fare?) e quando ci capita di vedercela scorrere vicino non possiamo fare a meno di esserne curiosi, chi perchè ancora non l'ha ben compresa, chi perchè ormai sa che non la comprenderà mai e cerca comunque di spiare qualche indizio, vedere se qualcosa trapela da quello che la coscienza si lascia indietro quando migra altrove.

Semplice, apparentemente, ma intenso se appena ci si sofferma. Piaciuto molto.

Ci sono un paio di refusi da sistemare, però non me li sono segnati e devo tornare a guardare il testo. Anzi, l'ho aperto in un'altra finestra:

terza riga: controdi lui

Allo stesso modo due anno prima aveva detto

L'operazione sembrò svolgersi (...) nella frase successiva compare ancora l'operazione, magari potresti trovare un sinonimo...

ciao

 

Roberta il 2018-03-09 18:13:27
Sì, la Natura non solo indifferente, ma anzi inquietante, perché dopo il passaggio della morte il viaggio in barca avviene in un'atmosfera quasi surreale, il paesaggio è freddo e metafisico, un po' conradiano (non so se ho reso bene, ma l'intenzione era quella). Il canneto, i fruscii, l'acqua torbida, tutto sembra nascondere presenze; la spiaggia è costellata di resti, e la notte è più paurosa che mai. Sono contenta di aver reso questo senso di mistero e questa intensità. Grazie mille per avermi segnalato i refusi, ora li sistemo: PS: purtroppo spesso non mi accorgo delle ripetizioni, è un mio difetto!.

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Elisabeth il 2018-03-09 18:43:03

Mi è piaciuto molto come lo hai scritto, senza nessuna anticipazione, consegnando un evento (triste) dentro a un altro evento (la gita in barca) per tutti, ma anche intima tra madre e figlio, qualcosa si ferma con il ritrovamento del corpo, mentre il resto va incontro alla sera.  Bello. 

Roberta il 2018-03-10 13:17:53
Grazie per il commento!

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Massimo Bianco il 2018-03-11 22:13:43
Una buona pagina "atmosferica", meditativa ed efficace e lo sarebbe forse stata ancora di più se si fosse saputo qualcos'altro della morta. Ma non era necessario, va bene anche così, anzi, chissà, forse più informazioni avrebbero troppo cambiato l'effetto. Comunque: piaciuto. Ciao.

Roberta il 2018-03-12 12:07:56
Grazie Massimo,anche per l'osservazione: non sarebbe male inserire un paio di paragrafi dedicati alla storia della donna (forse suicida o allontanatasi di casa in stato confusionale). Certo l'atmosfera generale e il genere sarebbero cambiati, chissà se in meglio o in peggio.

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Gerardo Spirito il 2018-03-15 18:48:12
E' un racconto molto breve ma estremamente compresso, c'è tutto un mondo. Mi è piaciuto molto. Tocca molti temi che piacciono a me, nel senso che prediligo nella scrittura, come l'angoscia, la malinconia e ovviamente la morte. Complimenti. Un saluto

Roberta il 2018-03-16 21:10:42
Ciao, ti ringrazio molto. Come ho già detto, a volte mi rendo conto di essere forse troppo sintetica, ma se si percepisce comunque la densità credo possa andar bene così :-)

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