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AUTORI VARI (A.A.V.V.) presentano: FILO'

"L'APOSTROFO" Narrativa di gruppo Progetti editoriali digitali e non

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2017-12-14 18:55:02


 
 
 
 
   
                                                             
                                                                          (parafrasi dal dialetto bergamasco di Mauro Banfi)
 


….e a mezzanotte, quando non c’era in giro neanche un anima viva, allora quell’uomo nascosto è venuto fuori, è andato vicino alla tomba della morta ingioiellata e ha preso in mano il piccone e pian pianino ha spostato la pietra di marmo e si è seduto sulla costa della tomba; e allora, slam! è saltato dentro: la cassa era lucida come un cassettone appena lucidato, con la punta del piccone ha cercato di tirare via il coperchio, ma il legno scricchiolava, scricchiolava, sembrava che non voleva aprirsi, allora s’è appoggiato sui due piedi e gli ha dato un colpo, crac! e ha spaccato via tutto.
La morta era lì con la veletta sulla faccia e le braccia incrociate.
Per prima roba gli ha levato il diadema che aveva sulla testa e dopo, per levarle la collana di perle che aveva al collo, ha messo una mano sotto al collo e gli ha alzato la testa.
Gli anelli della mano destra è riuscito a levarli via subito, ma quelli della mano sinistra che erano più grossi e più preziosi e tira e tira…non riusciva a toglierli.
Allora ha estratto il coltello e zac…le ha tagliato via la mano con tutti gli anelli.
E dopo di quell’uomo lì non si è saputo più niente.
Ma una notte è andato a una gran festa in una villa lì vicino al suo paese e quando stava tornando a casa, arrivato al crocevia il cavallo si è impennato e non ha voluto più andare avanti; ha visto là dove c’è la cappella della Madonna una signora vestita di nero.
«Ha bisogno di qualcosa signora?»
E allora la signora gli ha chiesto se poteva portarla a casa.
Allora l’ha fatta accomodare vicino a lui sul calesse e ha cominciato a frustare il cavallo, ma il cavallo invece di andare verso il paese è girato nel viale del cimitero e l’ha portato proprio appena fuori dai cancelli del camposanto.
Lui continuava a frustare il cavallo ma il cavallo non si muoveva.
«Io sono arrivata» gli dice la signora “aiutatemi a scendere per piacere”.
L’uomo non sapeva cosa fare.
Allora scende dal calesse, gira dalla parte della signora per aiutarla ascendere e le dice “mi dia la mano, signora”.
Allora la signora si alza in piedi e gli dice:
«la mia mano ce l’hai tu, ladro!»

 

dedicato a mio nonno                                                                                                                                              
                                            

                                                         

"Dobbiamo ricordare a noi stessi che tutte le nuove tecnologie sono innanzitutto strumenti fatti dalle persone per le persone".
Klaus Schwab, La quarta rivoluzione industriale.

Un cordiale saluto a tutte le amiche e gli amici di P.I.A.F. (Parole Intorno Al Falò).
I miei genitori (avevano il pallino della narratologia) mi hanno chiamato “Narratore Onnisciente”, ma per i conoscenti sono Nonno Onnio, e spero vorrete chiamarmi così anche voi, per spirito di brevità e di amicizia.  
Oltre a essere un fabulatore di storie per questi ragazzini che mi stanno intorno, sono il portavoce di questo simpatico gruppo di autori, chiamato A.A.V.V. (Autori Vari), una bella compagnia di amiche e amici che si dilettano di narrativa fantastica e dintorni.  
Il nostro Rubrus parlerà qua sotto dei contenuti dell’iniziativa.


Viviamo in tempi dove la memoria tecnologica e artificiale dei dispositivi aumenta sempre più di potenza, mentre nella memoria umana psicofisica cresce sempre più il deserto.
Cresce tra le masse l'uso della lettura Surf, superficiale e assurdamente contratta e veloce.
Noi cerchiamo di riproporre le risorse della lettura lenta e profonda attingendo al materiale della narrativa orale popolare: fiabe, mitologie contadine e di provincia, leggende metropolitane, saghe, canzonieri di cantastorie, memoriali, diari ecc ecc...
Noi cerchiamo di creare una memoria condivisa che sia una capacità autonoma di far da soli, di ricordare e raccontare storie di persone a noi care, narrate in carne e ossa e memoria e di diffidare di qualcosa - come i dispositivi teconologici - che fa per noi, rendendoci abulici e anestetizzati emotivamente e intellettualmente.
L'enorme e indiscutibile utilità pratica di avere memorie esterne ci sta portando a smarrire la capacità di selezione e distinzione tra ciò che è superfluo e ciò che è necessario.
Non scegliamo più tre scatti fotografici essenziali tra trentamila ma accumuliamo tutto nelle memorie esterne senza capacità di distinguo e discriminazione.
Questa amnesia programmata tecnologica ci porta a dimenticare le storie dei nostri nonni e dei nostri genitori che ci hanno formato e insegnato a essere essenziali.

Con questa iniziativa noi vogliamo che la lettura lenta e profonda, la memoria del complesso e dell'essenziale tornino in voga.

Questa simpatica banda di autori amici vuole creare una comunità di sodali e amici dediti alla narrativa nello spirito del pop, del weird e del pulp, nel senso anglosassone del termine, vale a dire “popolare”, aperto a tutti i dilettanti e agli appassionati di narrativa breve.  
Infatti, il termine “pulp”, in inglese, si riferisce alle pagine interne stampate su carta non rifilata di polpa di legno (pulp, per l’appunto) che permetteva alle riviste americane di racconti fantastici, negli anni ’20, i Pulp Magazine, di abbassare i costi per attirare il pubblico più vasto possibile in edicola.  
Questo termine “pulpesco” simboleggia lo spirito non snobistico e non elitario del nostro gruppo.  
Non avete a che fare con un cenacolo ermetico o con un club esclusivo di gente con la puzza sotto il naso, arrogante e altezzosa.  
Chiunque di voi si senta pronto per partecipare alla nostra raccolta di racconti denominata "Filò", è il benvenuto.  
Noi chiediamo solo un minimo di qualità nella resa della storia, l’evitare qualsiasi lite di carattere personale e in definitiva, il rispetto del regolamento di Parole Intorno Al Falò.  
Ma prima di tutto questo, vi chiediamo solo tanta immaginazione, un pò di preparazione narratologica e amicizia, sopratutto.
Il resto lo scopriremo solo leggendo e scrivendo.  
Abbiate gioia!

                                                                                                                                
                                                         
                                            - Nonno Onnio nel prossimo futuuro: illustrazione di Antonio Calzone -

- a cura di Rubrus -


"Qualche tempo fa passeggiavo in montagna con un amico e suo nipote di nove anni.
Non so come, il discorso cadde su "L'albero degli zoccoli".
In quel film c'è una scena nella quale un contadino racconta una storia di paura su dei profanatori di tombe.
Il bello è che quella storia l'avevo già sentita io, da mia nonna, circa settant'anni dopo l'epoca del film, con pochissime varianti (una gamba invece di una mano).
Ma non è questo quello che importa.
Quello che conta è che quel ragazzino di nove anni era affascinato da quella storia esattamente come i ragazzini di cento anni prima (e come, qualche anno addietro, ne ero stato affascinato anche io).
Roba passata si dirà. Al massimo  si aggiungerà “passata da poco” perché la c.d. civiltà contadina, da noi, è arrivata, senza troppi scossoni, fino alla soglia degli anni ’60.
Ma siamo certi, noi internauti del terzo millennio, di non aver nulla a che spartire con quel mondo?
La domanda è rimasta inevasa fino all’anno scorso, quando, più o meno in questo periodo, Mauro ha pubblicato un post (non chiedetemi se blog o forum, non sono così moderno) sulla tradizione orale contadina con particolare riguardo a quelle narrazioni che, con termine moderno e straniero (l’uso di una parola inglese è significativo) si dice weird e si può tradurre con “fantastico”.
E’ bastata una rapida ricognizione in rete e/o “fare mente locale” per accorgersi che, anche oggi, non è affatto difficile ritrovarne tracce di quelle vecchie storie, un po’ inquietanti.
Quelle narrazioni sono diventate le “creeypasta” (ossia storielle terrificanti, a volte leggende metropolitane, a volte racconti, sempre anonimi e sempre basati sul “mi hanno detto che”) che circolano per il web. Sono diventate le horror short stories che si trovano su you tube e su altri canali simili, dove ce n’è veramente uno sproposito.
Dietro forme apparentemente diverse non è difficile rinvenire la stessa sostanza.
L’esempio più evidente è la storia, senza tempo, dell’autostoppista fantasma, le cui prime versioni risalgono al tempo in cui sulle strade, giravano le carrozze a cavalli e non le automobili. A volte, queste storie diventano racconti di un certo spessore, altre volte rimangono quello che sono, vicende da raccontare attorno al fuoco, magari digitale.
A volte ancora si perdono.
È un peccato perché la persistenza di queste trame e questi intrecci elementari dimostra che essi hanno qualcosa da dire a una parte profonda di noi, così come ce l’avevano per i nostri avi e come ce l’avranno, è lecito supporre, per i nostri discendenti.
Lo scopo di questa iniziativa è quindi conservare queste memorie e perpetuarle, e anche attualizzarle.
Circa un anno fa alcuni di noi, rovistando nei cassetti della memoria, o anche in quelli fatti di legno, hanno quindi ripescato ricordi di storie passate che ben possono ascritte a questa categoria.
Il bello e il brutto della rete è che se, da un lato, è effimera, dall’altro, una volta che qualcosa è sulla rete è estremamente difficile toglierlo, tanto che ci si è dovuti inventare il “diritto all’oblio”.
Da qui a mettere quelle storie in rete con l’ambizione, neanche troppo nascosta, di farle diventare da pastoge , “meme” o contenuti virali che dir si voglia, il passo è stato breve.
L’esito lo troverete sotto, nei link.
A noi è parso interessanti e quindi… perché non riproporlo? Del resto, la caratteristica di quei racconti, antenati – credo – di ogni racconto, è proprio di essere ripetuti e ripetuti e ripetuti e ripetuti con varianti. Quindi, per usare parole 2.0, di essere fluidi e virali.
Dopo un anno, quasi per caso, e forse anche no – nessun l’ha deciso, non ci siamo trovati a tavolino a dire “ehi, riproponiamo e allarghiamo FILO?” e questa ciclicità magari potrebbe voler dire qualcosa – rieccoci qua.
L’Italia è grande, le tradizioni locali tantissime, le storie moltissime, le loro varianti incalcolabili.
Pertanto, se qualcuno vuole aggiungersi, è il benvenuto.
Noi chiediamo alcuni semplici piccoli accorgimenti anche perché la narrazione orale di partenza, per poter essere comunicata, non è mero arbitrio e dadaismo, ma essendo una forma di comunicazione, deve essere diretta a un interlocutore col quale stringe un patto.
Niente paura, comunque – non ancora, almeno.
Le richieste che rivolgiamo sono davvero poche e semplici:
Chiunque voglia partecipare a questa raccolta di storie chiamata “Filò”, non deve fare altro che:
1) Postare nella sezione L'APOSTROFO -narrativa di gruppo - progetti editoriali digitali e non - il racconto che riporterà la dicitura “Filò”, prima del titolo della storia pubblicata;
2) Indicare prima del testo il link a questo format del gruppo A.A.V.V. (autori vari), selezionando la pagina url di questa Introduzione (per maggiore informazioni tecniche e altri problemi scrivere nel caso a
zuzzurro.zuzzu@gmail.com

Ad ogni modo, per chi lo trovasse più comodo, è permesso ed è possibile pubblicare direttamente la propria opera nei commenti di questo format.  
Ovviamente i commenti nel format sono liberi da qualsiasi regola, se non quelle inerenti al regolamento di Parole Intorno Al Falò.  
Ad ogni buon conto, se qualcuno vuole pubblicare in Filò e non ha ancora compreso bene la dinamica, può richedere il nostro aiuto via email, all'indirizzo indicato.

Detto ciò, non resta che sedersi attorno al fuoco digitale ed ascoltare."


Rubrus

Illustrazioni dell'Intro e diciture titoli di Antonio Calzone e 90Peppe90.
Ideazione, animazione, regia e curatela dei rapporti tra partecipanti: Mauro Banfi e Rubrus.
(Una piccola curiosità storica: Il nome del nostro caro sito "Parole intorno al falò", è nato da una conversazione tra Rubrus ed Elisabeth a proposito del progetto Filò.)

LINK ALLE OPERE FINORA RACCOLTE:

La Borda dell'argine vicino a Po di Mauro Banfi
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=409
A' JANARA di Big Tony
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=411
La Storia di Pincio di Monidol
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=413
I muoitti (I morti) di 90Peppe90
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=415
Il rifrullo del diavolo. di Elisabeth
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=414
Paese d'ottobre di Rubrus
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=417
Orrore a Capo Fieno di Massimo Bianco
http://www.paroleintornoalfalo.it/lettura.php?testi_id=474


 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Massimo Bianco il 2017-12-14 22:07:48
Ciao nonno Onnio, non mi è tutto chiaro in questa vostra proposta. Vi spiego. Ricordo la proposta ai tempi di Net, anche se allora l'avevo ignorata, anche per gli stessi dubbi attuali, che allora non avevo alcuna voglia di risolvere. La rivedo ora qui e... beh, sì comprendo bene l'interesse dell'iniziativa, che tra l'altro mi sembra particolarmente adatta al nostro sito, considerato il suo nome, ma non so, a memoria io tradizioni liguri da riproporre non ne conosco (mi sembra più logico basarsi sulle tradizioni della propria terra), posseggo però un vecchissimo libro, lo avrò dalle elementari, che riportava anche antiche leggende liguri da cui eventualmente pescare. Però limitarmi a scopiazzare qualcuna di queste leggende (tipo quella della Borda che ci ha già offerto Mauro,la cui lettura ho apprezzato e che, tra parentesi, io conoscevo già grazie agli scritti del duo Guccini Machiavelli) senza nulla aggiungervi non mi andrebbe proprio, avrebbe magari più senso, dal mio punto di vista, prenderne una come spunto per inventarci sopra una storia nuova mia o a cui aggiungere un nuovo episodio inventato da me collegato alla leggenda stessa, ma non so se una cosa del genere a voi andrebbe bene, se cioè rientrerebbe in quanto vi ripromettete di ottenere (facendo tipo, magari ve ne ricordate, quel racconto che avevo scritto e che non intendo riproporre, sulla tradizione, reale, savonese di fermare tutto il traffico pedonale e automobilisitico ogni giorno alle 18 in una piazza quando dal monumento ai caduti suonano 21 rintocchi per commemorare i caduti in guerra e che avevo trasformato inventandomi un'entità misteriosa che agiva per fare rispettare tale tradizione uccidendo chi non rispettava il raccoglimento) né so se mi verrebbe davvero in mente qualcosa di fattibile su cui buttarmi per vedere cosa ne viene fuori (e quindi anche se a voi la cosa andasse bene non so se poi riuscirei ad accontentarvi). Non mi sono insomma chiari i vostri intenti, volete che qui solamente si ripropongano in buona scrittura vecchie tradizioni senza distaccarsi dalla leggenda o ci si può liberamente ricamare sopra dopo aver preso le storie come spunto di partenza? cosa mi dite? Ah, a proposito, vedo divertito che anche a te, Rubrus, è capitato qui in fondo all'articolo ciò che era inizialmente accaduto a me mentre scrivevo la frase di benvenuto a P.i.a.f. che adesso campeggia, corretta, arancione sulla home page, cioè di fare involontariamente diventare "Parole intorno al falò" "Parole intorno al fuoco". Sarà un caso? Mi sa che inconsciamente Parole intorno al fuoco ci suona meglio.

Mauro Banfi il Moscone il 2017-12-15 07:19:42
Caro Massimo, nipote prediletto
ti ringrazio per la tua gentile partecipazione al nostro progetto, con queste tue interessanti riflessioni e spero anche con quel tuo bel racconto - che ho già letto e apprezzato - sulla tradizione savonese del rispetto dei rintocchi, veramente affascinante.
Nessun problema nel "manierare creativamente" la tradizione, è quello che ha fatto nell'altro racconto l'altro nipote diletto Mauro e sono anziano, Massimo, ma seguo da sempre l'intuizione di un geniale ragazzaccio di nome Rimbaud: bisogna essere assolutamente moderni.
I nostri intenti sono quelli di proporre l'attenzione e il rispetto della lettura lenta e della memoria complessa, profonda.
Noto che i i consumatori dei dispositivi digitali odierni non scelgono più, per esempio, tre fotografie essenziali e dense di senso tra le trecentomila che hanno scattato durant euna gita ma le accumulano tutte nelle memorie esterne dei loro dispositivi, e con questo aumenta la potenza delle memorie artificiali e diminuisce quella della mente umana.
E questa cosa non va bene, no, no.
A proposito di diminuzione della memoria profonda e complessa il refuso/lapsus Fuoco/Falò non è da ascrivere né e Rubrus e né a Mauro Banfi: il fatto è che data la mia età sono un pò rimbambito...abbi pazienza, l'età passa per tutti e comunque grazie del passaggio - vado subito a correggere - e abbi gioia!

Massimo Bianco il 2017-12-17 00:50:10
Ok, vedrò allora prossimamente, senza offrire garanzie perchè non so mai con certezza quando la cratività mi sorregge, se mi riuscirà di rielaborare in maniera interesante qualche antica leggenda ligure, preferisco fare così e non riproporre più il racconto sul monumento ai caduti, benché fosse effettivamente bellino, perchè lo avevo scritto insieme a un utente di Neteditor che non si è iscritto a P.i.a.f. e con cui per giunta ho anche rotto i rapporti. Ciao Nonno.

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