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Claudio Di Trapani

Se la memoria non l'inganna

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Narrativa non di genere

pubblicato il 2017-12-11 11:57:20

Era una notte di luna piena calante. In un raro momento di lucidità, nella testa di Girolamo Parri, professore Benemerito all'università di Bologna, fece capolino il desiderio di farla finita. 
Avvolto dal frastuono dei fuochi d'artificio di capodanno, e dagli odori stucchevoli del cenone che stagnavano ancora nell'aria, Parri si diresse alla ringhiera pittata di fresco del balcone, al quindicesimo piano di un lussuoso albergo della capitale, e senza alcun tentennamento scavalcò l'inferriata. Il verde cinabro depositato sul ferro gli aveva disegnato un'aquila sul palmo di una mano. Voleva sperimentare a proprie spese il principio di gravità e per un secondo o due s'illuse di volare.
Fin sotto al dodicesimo piano, ripercorse gli anni dell'infanzia. Vide il volto dei suoi genitori, la gita in barca a vela con il nonno paterno e si rallegrò molto quando si trovò seduto sulla moquette color noce del soggiorno, in una notte di Natale, davanti a un grande albero imbellettato con palline colorate, circondato da una montagna di regali magistralmente confezionati.
Proseguendo fino al nono piano, riconobbe le sembianze della sua compagna, l'unico essere femminile sulla faccia della terra che aveva considerato nella sua interezza, tanto nel corpo quanto nell'anima, e fotografò anche il volto buffo del figlioletto Gabriel, nell'atto di spegnere le quattro candeline rosse di una torta di compleanno, rimediate all'ultimo momento in un bar sotto casa. Quindi, raffigurò la sua faccia: occhi neri e profondi, capelli lunghi e brizzolati, con l'espressione del viso solare di quand'era ancora benvoluto dalla vita, mentre degustava un sorso di spumante, seduto sulla poltrona preferita, davanti a un camino con i ceppi accesi. Amava circondarsi di cose semplici, dopotutto. 
Nei tre piani successivi, si rammaricò di non avere occupato la suite presidenziale qualche metro più su: avrebbe avuto secondi extra da consumare, soffermandosi sugli errori commessi e sulle occasioni mancate. Fece in tempo a contarne mezza dozzina; forse anche troppe, considerò.
Appena due secondi prima di schiantarsi al suolo, sussurrò Ti amo. Era la prima volta che gli uscivano dalla bocca quelle parole, ma per quanto si sforzasse, non riusciva a capire se la frase era rivolta a se stesso oppure alla sua donna, visto che il basso tasso di autostima aveva sempre rappresentato un dato certo della sua personalità.
Nell'ultimo secondo necessario ad affrontare la discesa, all'orizzonte gli parve di scorgere il bianco dell'arcobaleno lunare, col nero della pentola piena di chissà quali prospettive che l'aspettava ai piedi.
Così, ebbe la consapevolezza di essere nato e cresciuto, e non gli sembrò vero di essere stato ciò che era. Serrando gli occhi per l'ultima volta, il vecchio professore si sentì felice di avere festeggiato in quel modo l'anno nuovo. Tutto sommato, lo avrebbero ricordato come un uomo sbadato che s'era sforzato di rappresentare al meglio tutti i colori dell'iride.
Per scrivere alle persone care del suo proposito di suicidio, sul comodino della sua stanza d'hotel aveva lasciato un bigliettino di commiato, nella forma verbale un po' sconclusionata a causa dell'Alzheimer: "Oggi me ne andavo via perché non so chi sia".

 

Claudio Siciliano
Foto di William Utermohlen (autoritratto)

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90Peppe90 il 2017-12-11 13:26:39
Questo risale ai tempi di Neteditor, mi pare. Comunque sia, apprezzatissimo, tra il toccante e l'umoristico (anche se stavolta meno evidente, coerentemente con la storia), grande carico emozionale all'interno di uno spazio molto contenuto. Ciao, Clà.

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BigTony il 2017-12-11 13:52:57
Lo ricordo, molto bello questo racconto dolceamaro. Ricordo anche che ti feci un piccolo appunto riguardo il fatto che, nella realtà, a cadere dal quindicesimo piano ci si mette quasi esattamente tre secondi, ma questo non toglie nulla all'efficacia del tuo bel racconto che ha ben altri punti di forza. Dicono che in certi momenti la percezione del tempo si dilati, e dunque il protagonista ha il tempo di ripercorre i momenti salienti della propria esistenza, fino al colorato epilogo.

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Vecchio Mara il 2017-12-11 16:52:11
Ma sì, in fondo poi, se paragonata a quella dell'universo, la nostra vita dura anche meno di quei pochi secondi necessari a spiaccicarsi al suo. E può anche essere che in quei pochi attimi che precedono la morte, cercata o meno che sia, l'essere umano veda davvero scorrere davanti allo sguardo un'intera esistenza, o magari, chissà, l'intero svolgersi dell'universo condensato in qualche miliardo di nanosecondi. Ciao Claudio

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Selly il 2017-12-11 18:29:06
Breve, conciso. Condensato come quel rapporto spazio/tempo nel quale tutto può ac_cadere piaciuto, ciao carissimo

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Rubrus il 2017-12-13 16:27:59
Questo, per la sua essenzialità, mi piace molto. Qui la brevità non è fine a se stessa, ma imposta dalla forza di gravità. E il racconto va giù che è un piacere.

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Massimo Bianco il 2017-12-14 10:12:24
Ahimè, un bel racconto. Dico ahimè perchè è un tema ben triste, questo che hai scelto. Ma ciò che hai ottenuti è un buon risultato artistico, nella sua concisione, secondo me. Piaciuto.

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Claudio Di Trapani il 2017-12-14 21:54:31
Ringrazio tutti per aver apprezzato e condiviso. ;)

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