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Nero Natal

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Rubrus

pubblicato il 2017-12-10 16:53:43


«Babbo Natale sta invecchiando» disse Elio ad alta voce.
Le sue parole diventarono una nuvoletta di vapore acqueo, prima di svanire nel buio.
Si guardò in giro: nessuno. Meglio così.
Nessuno avrebbe pensato che Babbo Natale, oltre a invecchiare, stava anche rimbambendo.
Affondò le mani nelle tasche del costume.
Non avrebbe dovuto indossarlo. Finito il turno, i figuranti dovevano riportarlo al guardaroba del Centro Commerciale, ma quella palandrana bianca e rossa era più pesante dei suoi giacconi e.. oh, diciamocelo: gli piaceva vestirsi da Babbo Natale (forse perché non ti piace vestirti da te stesso gli suggerì una voce nella testa).
Accelerò la camminata, consapevole del peso all’inguine
Una volta poteva resistere intere mezze giornate, senza andare in bagno, ma adesso…
Avrebbe potuto dare la colpa – non era la prima volta – alle troppe Coca-Cola bevute, o al fatto di essere stato seduto a lungo, circondato da bambini vocianti.
Stava invecchiando, questa era la verità, pura e semplice, e la minore elasticità della prostata era il primo, innegabile sintomo del tempo che passava.
Guardò l’ora e allungò il passo.
Una volta era in grado di attraversare il parco in venti minuti, ma ora ce ne volevano venticinque, qualche volta anche trenta.
Si guardò di nuovo intorno. Manco a dirlo, neanche un lurido cesso a pagamento. Non sarebbe riuscito ad arrivare a casa in tempo.
Pensò di liberarsi dietro un albero, come un qualunque barbone debole di vescica. La matassa di pelo bianco sotto il mento, benché finta, ce l’aveva, e serviva a tenergli calda la gola.
Alla fine, decise di no.
Il parco era illuminato e, con la sua fortuna, nel momento esatto in cui avesse iniziato a spandere acqua (gli piaceva usare quell’espressione, gli dava un’idea di abbondanza, e non c’era stata molta abbondanza, nella sua vita, ultimamente) sarebbe passata una mamma con un nugolo di marmocchi al seguito, diretta a qualche festicciola. Due o tre di quei mocciosi avrebbero tirato fuori il cellulare (“smartphone” si corresse mentalmente, “cellulare” era una parola che andava bene per i dinosauri come lui) e l’universo mondo avrebbe avuto la possibilità di rimirare Babbo Natale intento a fare pipì. Oh oh oh.
E allora?
E allora niente.
Non era mica Babbo Natale, lui.
Era Elio Presutti, figurante a ore con troppa Coca-Cola nella pancia.
«Ai bambini piace e poi si aspettano che tu la beva. Quello della pubblicità lo fa sempre» aveva detto il direttore del Centro.
Accidenti alla Coca-Cola.
Ne aveva scolate due bottiglie durante il pomeriggio e anche, se, al momento opportuno, aveva fatto la sua brava capatina al gabinetto (pagando l’euro per l’ingresso. Niente sconti, per Babbo Natale: si suppone che lui i regali li faccia, non che li riceva), adesso avvertiva un rigurgito acido e un peso simile a un mattone appoggiato al basso ventre.
Non che i bambini avessero particolarmente apprezzato, peraltro.
Ne erano arrivati pochi, tutto sommato. Solo sei (o cinque?) avevano voluto sedersi sulle sue ginocchia e una bambina, vedendolo da lontano, si era messa a piangere.
Elio aveva passato parte del pomeriggio a giocare a Razzles e il Direttore non aveva avuto nulla da ridire. Li vendevano, al Centro, quegli aggeggi.
Maledetti smartphone.
Uscì dal sentiero e andò verso un albero, poi, all’ultimo momento, tornò sui suoi passi.
Aveva intravisto una figura in cammino, poco lontano, anche se non aveva bambini al seguito.
E quindi?
E quindi niente.
Babbo Natale non fa pipì.
E Babbo Natale non invecchia.
La verità – dovette ammettere mentre si rendeva conto che il mattone che gli premeva sul basso ventre era di quelli pieni – era che non gli andava di essere visto mentre urinava indossando quel costume. Gli sembrava…
«Dissacrante» disse ad alta voce.
Quelli che ogni santo anno pontificavano sul rito del Natale – e soprattutto sul rito del Natale consumista – non capivano un accidenti (sempre per evitare dissacrazioni). Anzi, erano essi stessi parte del rito.
Era la ripetizione, il segreto.
La pantomima ciclica produceva l’illusione che il tempo non proseguisse lasciandoti indietro mentre arrancavi con una gastrite nella pancia e una prostatite un po’ più sotto.
Anzi, ti spingeva a fantasticare, almeno per qualche ora, che fosse possibile tornare indietro, alle notti in cui faticavi a prendere sonno perché pensavi che, di lì a poco, avresti sentito scricchiolare il pavimento sotto il peso di qualcuno venuto a portarti qualcosa di buono.
È una festa di origine pagana, legata ai riti del solstizio d’inverno. I Romani la chiamavano Saturnalia e si scambiavano regali anche loro.
Ogni anno qualche solone spacciava questa notizia come una rivelazione straordinaria (e, naturalmente, “dissacrante”).
Come se Saturno – ricordava Elio dagli studi classici – non fosse il dio dei sata, dei campi seminati da cui dipendeva la vita della comunità, ma anche Crono, il dio del tempo.
E Crono, il tempo, perpetuava il proprio dominio divorando i suoi stessi figli perché solo così si può impedire agli anni di correre; non c’è magia che sia solo bianca, né il Natale faceva eccezione.
Intanto, i mattoni erano diventati due e l’opzione “albero”, anche se non era la stagione adatta per innaffiare, non era procrastinabile.
A meno che…
Poco più avanti c’era un sottopasso, al riparo della luce indiscreta dei lampioni.
Due minuti di cammino – tre sarebbero stati troppi – e…
Ma tu sei scemo, amico – si disse.
Non passava mai di lì. Non quando la luce era scarsa.
Per tutta la vita, Elio era stato un tipo timoroso e prudente – e questa, ammetteva nei frequenti attacchi di autocritica, era una delle ragioni per cui c’era stata così poca abbondanza nella sua vita.
«Tu sei uno di quei tipi che, prima di attraversare la strada, aspetta il verde anche se non passa nessuno» gli aveva detto Nadia prima di mollarlo.
Naturalmente aveva ragione.
Elio Presutti aspettava sempre il verde.
E, come diceva la mamma, evitava i luoghi male illuminati.
Puoi fare brutti incontri – diceva sempre mamma. Ladri. Rapinatori. O...
Topi. Mamma aveva paura dei topi.
Una volta ne aveva incontrati un branco in un tunnel che collegava la metropolitana alla stazione ferroviaria ed era rimasta paralizzata dal terrore finché due o tre - i più grossi, o coraggiosi, o i più affamati – non avevano iniziato ad avanzare verso di lei.
A quel punto aveva urlato ed era corsa a casa, dove era rimasta a letto con la febbre per due giorni.
Elio aveva saputo dell’incidente da papà, che glielo aveva raccontato con quella laconica indifferenza che significava una cosa sola: non chiedere altro.
Elio non aveva chiesto – non ne aveva avuto bisogno. Aveva imparato a vedere dietro e dentro la paura di sua madre (ladri? rapinatori? Macché... Topi. Topi abbastanza veloci, coraggiosi e affamati da correrti dietro, da morderti) così come aveva imparato a vedere dietro e dentro le proprie paure.
E a non passare, di sera, nei posti dove non c’è luce.
Solo che…
Solo che quella sera lui non era Elio Presutti. Era Babbo Natale.
Una delle bambine che, poche ore prima, gli si era seduta sulle ginocchia, a un certo punto aveva battuto le manine paffute gridando “Babbo, babbo!” con gli occhi lucenti come i riflessi delle luci sulle palle dell’albero dietro di lui.
Certo, quella notte, se avesse sentito scricchiolare il pavimento, avrebbe pensato che era lui, Elio Presutti, a portarle qualcosa di buono.
Oh, andiamo, adesso stai pensando che indossare questo costume ti dia una specie di superpotere?Qualcosa su misura per te, come attraversare i sottopassi male illuminati.
Nessun superpotere, ovvio. Non esisteva Babbo Natale. C’era solo un tizio vestito come Babbo Natale che stava per farsela nei pantaloni.
D’altra parte non è necessario alcun superpotere per attraversare quel dannato sottopasso, perciò come la mettiamo, bello?
C’era un solo modo di metterla: Elio Presutti non sarebbe mai passato sotto un tunnel in un parco di sera, ma Elio Presutti vestito da Babbo Natale sì, perché le forme erano importanti e, se era un compromesso, poco male. Elio Presutti, travestito o no, se li mangiava a colazione, i compromessi.
Prese un viottolo a destra, vide il sottopasso e trotterellò verso di esso.
Il peso all’inguine era diventato un pulsare sordo, ostile, come se un invisibile pugile lo stesse percuotendo proprio lì.
Giunto a pochi passi, udì i suoni.
Ci mise un po’ prima di capire di che cosa si trattasse.
La sua esperienza di risse era limitata a quanto aveva visto e sentito in televisione o al cinema.
Dal vivo era diverso: era tutto più squallido, sporco e prosaico. Per esempio, non c’era la colonna sonora.
Magari non è una rissa, ok? Sono solo due che ci stanno dando dentro in modo.. be’, in modo focoso. Ragione di più per fare marcia indietro.
Arretrò.
Una donna strillò.
Si udirono risa maschili soffocate e grugniti.
Stanno violentando qualcuno. Hai presente quella roba che senti al telegiornale o leggi sui giornali?
Mise mano al cellulare, chiedendosi, allo stesso tempo, se c’era pericolo che lo sentissero e, subito, scacciando il pensiero.
Era uno schiaffo, quello che aveva appena echeggiato sotto le volte oscure del sottopasso.
Le dita avvolte nella lana nera scivolarono inutili sul display.
Elio soffocò un’imprecazione e, coi denti, si tolse un guanto.
Senza che se ne fosse accorto, il bisogno di urinare era svanito.
Fece scorrere le icone, lanciando uno sguardo alle fauci oscure del sottopasso.
Non l’avrebbero sentito: erano troppo impegnati. La donna lanciò un altro grido, spezzato e soffocato.
Elio guardò di nuovo lo smartphone. Aveva pesticciato con troppa foga e l’icona delle chiamate era scivolata indietro. Imprecò e dovette tornare alla schermata precedente. La luce del display si affievolì. «Le batterie durano meno di quelle a cui sei abituato. Succede perché ci sono tante funzioni» gli aveva spiegato Nadia quando lui si era lamentato di dover ricaricare quel dannato aggeggio in continuazione.
Premette il 113, poi l’icona con la cornetta verde.La chiamata partì.
E morì subito.
No, no, no.
Elio pestò furiosamente le dita sullo schermo (l’abitudine ai tasti meccanici era dura a morire) e l’apparecchio sì illuminò di nuovo debolmente, poi si spense.
Come ce li hanno fatti comprare? Ah già: “Casomai ci fosse un’emergenza”.
Maledetti Smartphone.
No, ragazzo. Solo troppo razzle.
Arretrò.
Bravo ragazzo.
La voce nella testa era quella di sua madre.
Elio fece altri due passi indietro.
Bravo ragazzo. Nei sottopassi ci sono i...
La donna urlò. Un verso di pura, elementare sofferenza.
Elio smise di arretrare.
Ehi, non penserai mica...
Fece un passo avanti.
Ma che cosa ti sei messo in testa? Pensi di avere davvero i superpoteri perché ti sei travestito da Babbo Natale? Dammi retta, sei fortunato, non ti hanno ancora sentito e...
«Ehi!» una voce dal sottopasso. Di uomo, stavolta.
Sei ancora in tempo. Se ti giri e te la dai a gambe levate te la cavi. Non è così che hai già fatto un sacco di volte? Non è così che facciamo tutti?
«Ehi!». Ombre che si agitavano nel buio, più oscure delle tenebre sotto la volta di cemento. Tranne uno scintillio.
Anzi, sai che si fa? Si raggiunge il telefono più vicino, uno di quei cari, buoni vecchi apparecchi a gettone – ce ne sarà pure qualcuno, da qualche parte – e si chiamano soccorsi. Tanto per le chiamate di emergenza non occorrono soldi.
Senza accorgersene, Elio aveva raggiunto il sottopasso e ora si trovava a meno di due metri dall’imbocco. Con sorpresa, si accorse che l’oscurità non era completa: un po’ di luce filtrava da chissà da dove. Forse è vero che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. I tizi erano tre. Ragazzi, più che uomini.
«Ehi!» disse a propria volta Elio.
Film e libri erano tutti sbagliati. Niente battute memorabili, in casi del genere. Si grugnisce e si urla, come uomini delle caverne.
In segno di pace, alzò la mano che non stringeva il cellulare. Ormai era all’ingresso del sottopasso e i suoi occhi si erano abituati alla semioscurità.
Vide, a terra, una scarpa zatterone di colore blu elettrico, con almeno dieci centimetri di tacco.
Una prostituta. Stava rischiando la pelle per una prostituta.
«Gira al largo» disse uno dei tre. Allo stesso tempo, fece balenare un coltello a serramanico. Lo scintillio metallico di prima.
Elio non si mosse,
Segui il consiglio, da bravo. Non sei Babbo Natale, ma soprattutto non sei il Giustiziere della Notte.
Però era un testimone. Non si commette un reato come una violenza sessuale se c’è un testimone. E poi non era successo niente. Non ancora.
I tre lasciarono stare la prostituta e avanzarono verso di lui. Uno aveva ancora la cintura slacciata che gli penzolava davanti come un’oscena lingua spropositata.
Poco più che ragazzi, sì ma di una specie diversa, quella che abita nei sottopassi come i topi. Se mai un tempo si erano seduti sulle ginocchia di Babbo Natale, se lo erano scordati da un pezzo.
I tre ridacchiarono, come se fosse davvero arrivato un giocattolo nuovo.
Elio percepì un piacevole calore alle gambe e, allo stesso tempo, che il peso all’inguine era svanito. Alla fin fine, non era stato difficile liberarsene.
Arretrò. Contemporaneamente alzò la mano con lo smartphone. Era scarico, ma loro non lo sapevano. Avrebbero potuto pensare che aveva già chiamato soccorso. Se poi avessero voluto portarglielo via...
Qualcosa, rapida, si mosse nell’oscurità sotto la volta di cemento.
Elio intravide una mano di donna afferrare lo zatterone e rintanarsi nel buio.
Sussultò e il movimento improvviso spaventò i tre giovani.
Il ragazzo col coltello menò un fendente.
Forse era solo intimidatorio, forse una semplice, esagerata reazione al sobbalzo di Elio, ma Elio non aveva esperienza di scontri all’arma bianca e non avrebbe saputo distinguere una minaccia da un pericolo reale. Sventagliò la mano alla cieca cercando di ripararsi da un colpo che non lo avrebbe comunque raggiunto.
Il coltello penetrò nella lana, lacerandogli la carne.
Urlò stupendosi che nel mondo potesse esistere tanto dolore.
Anche uno dei ragazzi gridò qualcosa, ma le sue parole erano incomprensibili. Il terzo, quello con la cintura slacciata, sembrava terrorizzato quanto Elio stesso.
Il semicerchio che i ragazzi avevano formato si allargò ed Elio intravide la prostituta correre via con passo zoppicante dall’altra parte del sottopasso.
«L’hai ferito, Diego, Cristo santo! Adesso finiamo davvero nei guai!» strillò il ragazzo terrorizzato. Il secondo ragazzo cominciò a saltare avanti e indietro, avanti e indietro, come indeciso se fuggire o attaccare. Elio vide una cravatta ben annodata sotto il giaccone di marca.
«L’hai ammazzato, Diego, l’hai ammazzato!» berciò Cintura Slacciata.
Diego colse un cieco, assoluto terrore dilagare, come un’onda anomala, negli occhi del giovane col coltello.
Poi il ragazzo lo pugnalò.
 
Steso sull’asfalto del sottopasso, Elio non sentiva freddo o dolore.
Anzi, avvertiva un leggero calore e si sentiva euforico.
Tastando, si accorse di essere immerso in una pozza appiccicosa. Sangue. Il suo.
Rise debolmente. C’era poco da stare allegri, ma non poteva evitarlo. Sapeva che un’emorragia può rendere euforici.
Si domandò dove lo avessero colpito e provò ad alzarsi.
La testa gli si riempì di tintinnii argentini (le campane di Babbo Natale, sono le campane appese alla slitta, qui fuori ci sono le renne che ti aspettano!) e perse i sensi per un tempo che non seppe quantificare.
Riavendosi, si accorse di trovarsi al buio completo.
Ridacchiò.
Nero Natal.
Facile che lo avessero trascinato in qualche punto del sottopasso. Si guardò intorno. Fu colto da una nuova fitta di dolore che, dall’inguine, gli risaliva lungo il corpo. Luci psichedeliche gli balenarono davanti agli occhi, ma non svenne. Intravide, anzi, irraggiungibile, una semiluna di chiarore. L’imbocco del tunnel. L’avevano senz’altro lasciato in bella vista, probabilmente poco prima di fuggire terrorizzati. Non sarebbe stato difficile trovarlo. Peccato che, probabilmente, lo avrebbero trovato tardi.
Cercò di mettersi a sedere e riuscì ad appoggiarsi a un gomito, ma una nuova, lancinante fitta di dolore lo artigliò al basso ventre. Avvertì una lacerazione. Oh Oh Oh, che cosa abbiamo avuto in regalo quest’anno? Una bella operazione alla prostata. Un po’ naif, forse, ma non devi neanche pagare il ticket. E poi non era proprio quello di cui avevi bisogno?. La luce in fondo al tunnel si sdoppiò e si affievolì fin quasi a svanire. Sentì di nuovo i campanelli.
Anzi no.
Era più un graffiare.
Topi.
Giusto. Ci sono i topi nei sottopassi, nei tunnel e negli anfratti bui. Lo diceva sempre la mamma.
Udì i loro minuscoli artigli sul selciato. Girando la testa, riusciva a distinguere la luce che entrava dall’imbocco del tunnel riflettersi nei loro piccoli, ostili occhietti rossi.
Ehi, la carrozza coi topi spetta a Cenerentola. Io ho diritto alla slitta con le renne!.
Ma magari no. Quella era la versione edulcorata. Le renne erano i parenti poveri dei Krampus, i demoni cornuti che, nei paesi di tradizione germanica, accompagnavano Sinterklaas, alias San Nicola, alias Santa Claus, alias Babbo Natale.
Che una volta vestiva di verde.
Giusto. Ma la faccenda che il costume rosso era stato imposto dalla Coca – Cola era una frottola. Anzi, una bufala, come si diceva oggi. C’erano cartoline di Babbo Natale vestito di rosso antecedenti all’invenzione della bibita americana.
Menzogna, su menzogna su menzogna e poi la mente si perdeva.
Come la sua.
Intorno a Elio c’era ora una fila di lucine rosse, a coppie.
Oh oh oh, abbiamo anche le luminarie.
I topi più grossi e coraggiosi che si facevano avanti. O i più famelici.
Be’, che Natale è se non si dà da mangiare agli affamati? Che Natale è senza sacrificio?
Un Nero Natal.
Udì uno sciacquio. Le lingue dei ratti che sorbivano il suo sangue.
La prostituta era andata a chiamare aiuto. Ci misero un po’ a trovare Elio, ma arrivarono giusto in tempo.
E invece no. Quella era una favola a lieto fine. Ideale per questo periodo dell’anno.
Sata, satorum... e poi com’era? satis... sata....
Il seme che moriva nella terra. Ave Saturnia Tellus.
Moriva e poi rinasceva in nome di Saturno. Saturno che era anche Crono e che divorava i suoi figli per impedire lo scorrere del tempo. Ma pur sempre di morte si trattava.
Un ratto si arrampicò sulla pancia di Elio.
Lui urlò e quello scappò, allontanandosi, ma non troppo.
Elio. Helios. Il dio del sole. Il dio che muore in questo periodo dell’anno e cui si celebrano sacrifici perché rinasca.
Cercò ancora di alzarsi, ma era privo di forze. Non riuscì neanche a reggersi su un gomito. Ricadde battendo la testa. Gemette.
Udì uno scalpiccio frenetico. Artigli che zampettavano, occhi rossi e malevoli che si dileguavano. Poi, dei passi.
Non era il pavimento della cameretta, quello su cui giaceva, ma lo scricchiolio c’era. Stivali di cuoio che si avvicinavano lentamente.
Si domandò che ore fossero e chi andasse in giro a quell’ora e in quella notte indossando stivali.
Magari qualcuno della Vigilanza al Centro Commerciale. Si sono accorti che ti sei fregato il costume e sono venuti a riprenderselo. Chissà cosa dirà il Direttore quando vedrà come l’hai conciato.
Cercò di chiamare aiuto, ma riuscì solo a emettere un verso strozzato.
Del resto, comprese improvvisamente, non sarebbe servito a nulla.
Era solo arrivato un altro predatore. Quello più affamato. E più grosso.
Avvertì la presenza incombere su di lui, immobile.
E tutto per una prostituta. Una che non ha neanche pensato di chiamare aiuto.
Si chiese se fosse stata una buona azione. Abbastanza buona da permettergli di rinascere, dopo.
Attese. Chissà se lo avrebbero sepolto con addosso il costume. O se ci fosse stato qualcosa da seppellire. Deglutì.
«Volevo solo essere qualcuno, per un po’» riuscì a bisbigliare.
«Lo sei» disse Babbo Natale con la bocca bavosa, irta di zanne.

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L'AUTORE Rubrus

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90Peppe90 il 2017-12-10 19:23:33
Cattivo doveva essere e cattivo è, quanto basta. Bella la storia, bello il lavorio psicologico di Elio e davvero molto efficace la seconda parte del brano che tira un po' le fila dei riferimenti alla tradizione natalizia e alle origini di questa festa, tessute già nella prima parte. Per altro, gran parte di questi riferimenti (i Saturnalia e Sinterklaas e i krampus) fanno parte di quella lunga storia che ho cominciato a scrivere lo scorso anno e della quale ti ho accennato via mail. "Tutto per una prostituta", nì; alla fine, è stata la scelta giusta, nonostante tutto. O forse no? Ah, ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione e, nel commentare, ho messo in sottofondo la canzone "Saturnalia" dei Marilyn Manson, eheh. Ciao, Rub!

Rubrus il 2017-12-11 15:41:07
Ciao. il finale è a bella posta ambivalente, nel senso che B.N. ha un aspetto terrificante e si suppone che faccia fare una brutta fine al Nostro, ma le parole che pronuncia sono abbastanza consolatorie).

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2017-12-10 23:33:18

Un buon racconto, questo (è nuovo, no?), magari qua e là qualche evitabile ribadire un concetto, magari a tratti passaggi fin troppo introspettivi, ma nulla che impedisca di godersi comunque la storia parola per parola. Il finale, con l'arrivo di un ben altro Babbo Natale, mi ha ricordato l'arrivo di Biancaneve nel finale di "Nani". Piaciuto, ciao.

Rubrus il 2017-12-11 15:44:23
Ciao. Sì è nuovo. Non ho intenzione mettere roba vecchia, almeno per ora e a meno che non sia molto vecchia. Naturalmente mi fa piacere che qualcuno si ricordi di vecchi racconti. Stilisticamente, con questo, ho voluto far prevalere il narrato sul dialogato, anche per non usare sempre le stesse tecniche.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Gerardo Spirito il 2017-12-11 00:20:27

Benché io non ami i racconti a tema (che sia natalizio o di halloween) ho apprezzato molto questa storia, lo stile e gli spazi introspettivi in corsivo. Ma soprattutto il finale che arriva meditato e orrorifico proprio come mi aspettavo da te. Complimenti Roberto.

Rubrus il 2017-12-11 15:46:31
Ciao. Eh sì, temevo che si pensasse - anche se non mi pongo molti limiti - che mi sono rammollito. Mi andava di scrivere una storia cattiva che può essere letta come una "storia della bontà punita" e l'ho fatto.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Claudio Di Trapani il 2017-12-11 17:06:26

Un racconto tipico dei tuoi. Un bellissimo racconto, secondo me, a cominciare dalla scrittura (ritmo, intreccio, caratterizzazione dei personaggi). Un po' lugubre, ma questo è inevitabile visto il genere horror. Sinceramente, ho trovato un po' forzata solo la comparsa del mostro nel finale. Potevi togliere l'ultimo rigo (punti di vista, ovviamente)

C'è un refuso: "... una bambina, vedendola (o) da lontano..."

Salutone, e buon Natale!

Rubrus il 2017-12-12 18:11:52
Ciao e grazie della segnalazione del refuso che correggo. Provo a spiegare il perchè della comparsa del mostro: la ragione è un po' quella che dice Selly. Il racconto poteva finire con Elio sbranato dai topi - ci ho pensato, sì. Nella realtà, a differenza che nella fantasia, non è affatto detto che le buone azioni vengano premiate, anzi, si finisce spesso "cornuti e mazziati". Il mostro che appare sì pronto a papparsi il buon Elio in un boccone come una sorta di sacrificio umano, ma le sue parole, almeno in parte, potrebbero contraddire questo aspetto. Come spesso accade - è un po' un mio clichè, lo riconosco senza difficoltà - l'aspetto "soprannaturale" è a doppia faccia e rappresenta una via di fuga a una realtà senza speranza, anche se poi non sappiamo fuga verso dove.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Selly il 2017-12-11 19:00:36
Eh! i tuoi racconti natalizi sono sempre pazzeschi! Sei riuscito ad amalgamare perfettamente le nozioni alla storia. Il tutto in un mix dissacrante e benevolo allo stesso tempo. Per me, il finale lascia aperte infinite vie. Potrebbe essere sempre lui medesimo che se le fa e se le risponde, potrebbe aver incontrato la salvezza (il nuovo arrivato si era già pappato topi e fanciulli) o potrebbe essere davvero la fine...chissà ciao Rob, bello bello

Rubrus il 2017-12-12 18:21:30
Sì, è quello che intendevo proporre. L'idea è che il Natale è comunque più di quello che ci si aspetta. E' anche magia, ma non tutta la magia è bianca.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
BigTony il 2017-12-12 10:25:33

NO GOOD DEED GOES UNPUNISHED!

Eh si, la virata finale apre scenari che si possono solo immaginare.

Bel lavoro, Rub, molto piaciuto sotto tutti gli aspetti, col tuo solito delizioso tocco di nero.

Rubrus il 2017-12-13 16:30:38
Curiosità: Ho scavato un po' nella memoria perchè l'immagine mi face pensare: "l'ho già visto, l'ho già visto, l'ho già visto". E' il Babbo Natale Robot cattivo di un cartone di Mazinga?

BigTony il 2017-12-13 21:16:57

È il terrificante Robot Santa di Futurama (nella versione italiana è diventato Babbo Nasale). Provo a inserire il link di una clip.



Futurama Robot Santa


Rubrus il 2017-12-14 13:30:58

EhEh Eh. Ecco il mio. https://www.youtube.com/watch?v=Ntjg-1eD_dkOvviamente non mi ricordavo i dettagli così sono andato a ripescarlo in rete. Trattasi del temibile "Satan Claus" che, come leggo nella sinossi, invece di portare doni, rubava segreti tecnologici.  


RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Elisabeth il 2017-12-12 10:55:48

Un racconto nero che mi è piaciuto per più di una ragione: -interessante il narrato con le connessioni tecniche fornite al lettore sul Natale; -un pathos irrazionale sale da quando il protagonista entra nel parco e avvia un percorso (ma direi che comincia già nel centro commerciale) fino al sottopasso dove tutto si ferma, questo disegna un percorso appunto dalla superficie apparente delle cose alla profondità dell\'inspiegabile, un percorso in entrata e senza uscita; oltre che l\'urgenza fisica di cercare un luogo dove liberarsi c\'è anche l\'urgenza di tentare a vincere le proprie paure con un travestimento addosso dal quale attingere coraggio; il tunnel-sottopasso (un po\' per la sua forma) espande rimbombando quello che avviene sotto, condensa e amplifica tutto ciò che non si può vedere fino a che si è nel parco. L\'arrivo di Babbo Natale, il vero, rompe lo schema dell\'infinita bontà di esso e del Natale. Del resto, lo scopo credo fosse questo .

Rubrus il 2017-12-13 16:31:18
Grazie in generale e in particolare di aver colto la faccenda del travestimento, che mi premeva emergesse.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
GiuliaRebecca il 2017-12-13 19:26:41
dietro l'evasione immaginativa si evoca l'ambivalenza nei confronti della figura di elio che nelle sue diverse incarnazioni può rappresentare l'aspetto-ombra, e rimarcare l'elemento simbolico del doppio. ciao

Rubrus il 2017-12-14 13:36:11
Ciao. Be', sicuramente Elio per un un po' ha creduto che cambiare vestito potesse, magicamente, cambiare anche la sua identità. Avevo infatti immaginato una versione (che poi ho scartato) in cui Elio, travestito da Babbo Natale, sbaragliava i ragazzotti e ne uccideva accidentalmente uno. A questo punto scopriva di essere soddisfatto e che il suo regalo di Natale era stato un nuovo gusto per la morte. Poi però ho preferito questa versione perchè ho pensato che, nella realtà, gli scontri tre contro uno raramente vedono prevalere l'uno e ho preferito attenermi, finale ambiguo a parte che come dico sopra, ha uno suo perchè), a un maggiore realismo . L'idea del camuffamento la riservo ad un altro racconto. Occasioni per mascherarsi non mancano, durante l'anno.

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monidol il 2017-12-20 17:11:38

La cosa che più mi ha colpito di più è la triste e indecisa mollezza di Elio. Quasi fosse anche lui un piccolo rattino che si accontenta di ciò che gli capita sotto i denti.  Perfino la sua paura non è netta e decisa. Al punto che il babbo topo cattivo mi è sembrato particolarmente vitale e simpatico. Mi ha infastidito un po' nel seguire la narrazione la dissertazione del narratore (non ce li vedo come pensieri di ELio) rispetto al Natale pagano.

Ciao

moni

 

Rubrus il 2017-12-21 15:36:33

Ciao! L\'indecisione di Elio è a mio parere più comune di quel che si possa credere; sono convinto che la maggior parte di noi, nello stesso frangente, chiamerebbe la polizia e non si improvviserebbe vendicatore, ma, se non potesse chiamare la polizia non saprebbe che cosa fare. L\'idea è che tale indecisione, o impotenza, no può essere superata \"magicamente\". Anche travestito, uno rimane quello che è. Ciao e buone feste.


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Blue il 2017-12-21 10:03:54

Un racconto decisamente poco "natalizio", se è vero che il Natale è una festa di gioia e felicità... però rientra nel tuo stile, soprattutto nella capacità di incollare chi legge fino all'ultima riga. Che stona un tantino, per come la vedo io, nel senso che è un po' come fare "meno per meno"... voglio dire, la storia già stava finendo così male che peggio non si può, nemmeno l'ombra di un'ipotesi di lieto fine. Che bisogno c'era di far naufragare anche il mito di un Babbo Natale buono?

Rubrus il 2017-12-21 15:40:00
Ciao! eh sì, come dicevo è un racconto cattivo. In realtà il finale potrebbe essere ambiguo - un po' come lo ha letto Selly - ma è indubbio che questo racconto è una sorta di "fiaba della bontà punita".

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Paolo Guastone il 2018-01-18 14:45:23
Anche in questo caso non posso che apprezzare l'opera. Il personaggio di Elio è stato dipinto finemente con un tratto nostalgico che ce ne fa innamorare. Alla fine anche per uno come lui c'è la redenzione. Alla fine anche lui diventa "qualcuno", anche se per farlo deve pagare un prezzo altissimo. Strapiaciuto

Rubrus il 2018-01-25 16:42:39
Sì, il senso era quello. Lieto che ti sia piaciuto, ciao.

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