732 OPERE PUBBLICATE   3929 COMMENTI   76 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Roberta

Tarocchi (incipit di Eli Arrow)

"L'APOSTROFO"

Narrativa di gruppo

Collaborazioni tra utenti

pubblicato il 2017-12-01 17:45:09

La coscienza ritornò improvvisa al rumore di un chiavistello che veniva tirato. Sotto la schiena dolorante, sentiva il pavimento ruvido e freddo. Cercò di alzarsi ma ebbe un mancamento, la testa gli girava. Aveva paura di cadere, così si guardò intorno restando seduto.  
Era in mezzo a un ampio salone quadrato, completamente spoglio. Non riusciva a capire da dove provenisse la luce; bianca, quasi accecante, pareva si diffondesse dai muri e dal soffitto. Lungo la parete alle sue spalle erano allineate tre sagome rettangolari scure, alte poco più di un metro.
Provò ad alzarsi di nuovo, per fortuna la vertigine era sparita. Mosse qualche passo in direzione delle sagome e strizzò gli occhi per metterle a fuoco; erano porte, sì, ma decisamente strane: basse, strette, ognuna con un disegno diverso nel mezzo. Avvicinandosi riusciva a distinguere meglio le immagini. Su ogni anta era raffigurato uno degli arcani maggiori dei tarocchi e sotto al disegno, scritti a caratteri appuntiti, forse gotici, spiccavano il nome e il numero corrispondente: La Torre, numero sedici; La Stella, numero diciassette; Il Ponte, numero quarantasette. 

 Qualcosa non quadrava. Lui non era un esperto di tarocchi, ne aveva solo una conoscenza superficiale, ma era sicuro che gli arcani maggiori fossero ventidue e un arcano chiamato ‘Il Ponte’ non l’aveva mai sentito nominare.
Fermo in piedi davanti alle porte, si chiese che significato avessero i disegni. Erano un’indicazione? Doveva tenerne conto scegliendo la porta da aprire? I suoi pensieri vennero interrotti da un rumore forte e improvviso, uno scricchiolio prolungato che proveniva da tutte le parti. Sentì il pavimento freddo vibrare sotto i suoi piedi nudi e il cuore gli balzò in gola quando vide le pareti spostarsi in avanti, verso il centro della stanza, riducendone l’area. Il rumore si arrestò bruscamente e tutto tornò silenzioso e immobile.

Si guardò attorno, trattenendo il fiato, con la sensazione di essere circondato da invisibili tentacoli. Non vide nulla: il salone – o quel che ne restava - era spoglio come prima. «Soffoco», pensò. Le porte erano tanto vicine da poterle toccare. Il dilemma si ripresentava, ora, senza più alcuna possibilità di scampo: quale delle tre doveva scegliere? Per quanto ne sapeva, la Torre non era un simbolo positivo. 

La Stella, poi, evocava luce, e doveva simboleggiare una traccia da seguire. Ma forse confondeva i Tarocchi con la leggenda dei Re Magi. Chissà quale inganno si nascondeva dietro un simbolo tanto luminoso e lontano. Non si fidava della sua memoria. Nell’incertezza, si lasciò affascinare dall’ignoto: quel Ponte, anche se inquietante, era la possibilità più aperta, in proporzione uguale, al Male e al Bene. Senza che lui la sfiorasse, la porta che recava il simbolo del Ponte si socchiuse cigolando.

La parete si ritirò nuovamente, con un rumore di risucchio, come quando la marea si ritira al’improvviso prima di caricarsi. Di nuovo il pavimento vacillò. La testa ora gli girava più che mai; si sbilanciò e cadde di nuovo, come ubriaco. Si trascinò con le braccia, lasciando dietro sé tracce di sangue e brandelli di stoffa. Nello stesso istante il soffitto tremò, le travi cominciarono a cadere. Premette con la testa contro la porta. Un soffio di vento, improvviso e fortissimo, spazzò via tutto quello che c’era dietro di lui. 

Il Ponte era curvo, in pietra grigia, e aldilà s’intravvedeva una boscaglia. Il cielo era cupo e basso. Sentì un latrare di cani.  Si guardò attorno circospetto, appoggiandosi alla sponda. Gli sembrò di vedere un’ombra enorme e scura sparire dietro un albero. C’erano grosse querce e cespugli folti. Le nubi brontolavano lontano. I rami sembravano allungarsi come per afferrare quella cosa che era passata. Trasalì, e si afferrò al parapetto. L’ombra fuggì. Si allungò nell’intento di distinguerne la forma: cos’era? Un uomo? Se sì, doveva essere enorme. Un animale? Quale bestia si ergeva sulle zampe posteriori così disinvoltamente, muovendosi con tanta agilità? Che razza di terra era quella, di là dal ponte? C’era qualcosa d’inquietante eppure familiare. Ancora pochi passi e l’avrebbe saputo. Forse.

La pietra del parapetto a cui si era aggrappato, spaventato dal rumore dei rami e dall’ombra che fuggiva via, gli si sbriciolò tra le mani. Cadde. Per un tempo incalcolabile continuò a precipitare. Sentiva lo stomaco svuotarsi, man mano che cadeva, a tratti, come a scandire diversi livelli. «Mi sfracellerò al suolo», pensò. Poi, con un tonfo sprofondò in acqua, proprio davanti a una cascata. Il corpo scese in profondità ma riuscì a risalire a galla. Respirò finalmente, allontanandosi un po’ dagli spruzzi della cascata. Tutt’intorno alle rive c’erano felci alte, gigantesche, e piccole spiagge di sabbia chiara. 

Riuscì a raggiungere la riva e si abbandonò carponi sulla sabbia. Quando rinvenne, cautamente provò ancora ad alzarsi. La prima stella della sera lo stava scrutando dall’alto. Gli sembrò che si spostasse. Si sentì osservato. D’improvviso la stella si dilatò e apparve una bocca. Sopra sbocciarono due occhi cavi, scuri e acquosi. La bocca si muoveva come masticando.

«Risposta sbagliata.» sogghignò la faccia che appena prima era stata una Stella. «Il Ponte era una carta truccata. Qui tutto è truccato, del resto. Ti eri illuso di scappare? Di tornare da dove sei venuto? Da qui non si torna indietro, mio caro. Ponte o non ponte, varcata la soglia, qualunque essa sia, non si torna indietro». E spalancò la bocca in una risataccia sguaiata, sbavando una saliva verdastra. Lui socchiuse gli occhi e si arrese al suo destino. La Stella allungò il collo, scese fino a terra e lo ingoiò come un boa albino. Macinò nelle fauci la carne gommosa e poi sputò le ossa, dopo averle succhiate accuratamente.

Dal bosco, come tutte le notti, uscirono le Ombre. Sedettero in cerchio, l’Ombra Madre accese il fuoco, rimestò le braci con un grosso bastone nodoso, e cominciarono a raccontarsi le storie del mondo al di là delle porte, dove vivono gli uomini ingenui che credono ai Tarocchi e s’illudono di poter fare la scelta giusta.

 

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Roberta

Utente registrato dal 2017-11-01

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Senza titolo Poesia

Ipnagogia, o la morte apparente Narrativa

Luca 5: Tempo scaduto Narrativa

Solitudine e riflessione Saggistica

Luca 4: Rivelazioni Narrativa

Luca 3: Il bugiardo smascherato Narrativa

Luca 2: Cronaca nera Narrativa

Luca. 1: Io sono nato qui. Narrativa

Incomunicabilità Narrativa

I corridoi della mente Narrativa

Posseduta platonicamente Narrativa

Minigolf Narrativa

Lepri e conigli (ovvero una tranquilla domenica in montagna) Narrativa

Flipped classroom Narrativa

Il sorriso di David Narrativa

La fortuna premia gli audaci Narrativa

Un sacco di stracci Narrativa

Il diritto al silenzio e la mamma di Woody Allen Narrativa

IL CAPPOTTINO Narrativa

L’atto della creazione poetica ne Il dottor Zivago di Boris Pasternak Saggistica

Pendio, vento di corsa, cenere: una poesia di Pierluigi Cappello Saggistica

Epitaffio della stanza buia Poesia

Tarocchi (incipit di Eli Arrow) Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Tutto il resto non è che distrazione. Narrativa

In un noioso pomeriggio di novembre Narrativa

UN INCRESCIOSO INCIDENTE (o La Vanità offesa) Narrativa

Paolo e Francesca (Dante perdonami) Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Claudio Di Trapani il 2017-12-01 18:23:49
Ecco, l'ho sempre detto io che è necessario diventare esperto di tarocchi! Un incubo, insomma! Un plauso tanto alla scorrevolezza del brano quanto alla capacità di suscitare curiosità mista ad apprensione nel lettore. Ottimo lavoro. Complimenti ad entrambi.

Roberta il 2017-12-04 18:56:05
Grazie Claudio, puoi dirlo forte: un incubo, ma di quelli strani, che mi sono divertita a scrivere lasciandomi trascinare dalla fantasia.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
BigTony il 2017-12-04 09:57:15
Il racconto misterioso dell'intersezione di mondi diversi, con un risvolto finale horror (anche per la presenza dell'elemento soprannaturale). Ben narrato, trasmette dapprima un senso di claustrofobia e poi di vero terrore, una volta varcata la porta fatidica. Piaciuto, ciao.

Roberta il 2017-12-04 18:59:10
Grazie mille Tony, è sempre un onore avere una recensione da un Big Writer come te. Ti rimando alla risposta che ho appena dato a Beppe!

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
90Peppe90 il 2017-12-04 16:10:42
Un grande racconto tra il dark fantasy e il grottesco, un orrore psicologico e imaginifico, che fa ricorso a figure e immagini molto forti ed evocative, dalle tre carte dei tarocchi (che mi hanno ricordato, anche per la loro associazione con delle porte, "La Torre Nera") alla figura demoniaca finale. Il ritmo è serrato, sincopato, coadiuvato dalla giusta lunghezza e uno stile senza fronzoli, semplice, efficace ma non per questo privo di eleganza, tutt'altro. Piaciuto veramente molto. Complimenti a te, Robi, e complimenti a Eli per l'incipit.

Roberta il 2017-12-04 18:52:53
Ciao Peppe! Ti ringrazio e ti svelo un segreto: quando lessi l'incipit di Eli avevo appena finito Notizie dalle tenebre di Joe R. Landsdale, che mi era piaciuto moltissimo, e non ho potuto resistere: mi pareva che quell'incipit mi chiamasse... credo che qualche suggestione venga da quelle parti.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2017-12-08 20:51:12
Beh, davvero niente male, un bel racconto, che dimostra, anche se magari prima (così sospetto) tu pensavi il contrario, che sei portata per il genere horror. L'unica cosa che mi ha francamente disturbato nella lettura è stato quel fondo bianco, fastidiosissimo, sarei stato più contento se tu avessi lasciato il normale fondo grigio. Ciao.

Roberta il 2017-12-09 14:52:50
Grazie Massimo. Può darsi che sia così, ma ho bisogno per così dire di un input, di qualcuno che mi scriva un incipit per poi riuscire a sviluppare un racconto di genere, altrimenti a me non verrebbe mai in mente! Quanto al fondo bianco, grazie a Dario ho rimediato, probabilmente proprio mentre tu scrivevi il tuo commento: è un problema di word che in automatico incolla il testo così, in alcuni casi, ma poi sono riuscita a toglierlo selezionando dall'editor lo sfondo neutro. Grazie ancora!

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Eli Arrow il 2018-04-20 15:00:36

Quanto mi piace questo racconto! Davvero, la tua continuazione è un pregio, un valore aggiunto. Mi era piaciuto la prima volta che lo lessi e mi è piaciuto forse anche di più a distanza di tempo. Brava! E grazie :)

Roberta il 2018-04-23 14:28:24
Ciao Ely, credo che il seguito del tuo incipit sia una delle mie cose meglio riuscite. Forse per staccarmi dalla monotonie delle mie storie ho bisogno di una spinta da parte di gente in gamba come te ;.)

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO