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TUSITALA di Rubrus e Mauro Banfi il Moscone

"L'APOSTROFO" Narrativa di gruppo Collaborazioni tra utenti

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2017-11-15 07:10:27



 
 
 

 
Quando il capitano Smollet entrò nella taverna del Doblone Bucato riconobbe subito il gaglioffo che, al di là del banco, faceva da oste: benché avesse una gamba sola, si muoveva e saltava come aveva fatto, un tempo, sul ponte dell’Hispaniola e come se, da allora, non fossero passati vent’anni.
Il capitano attraversò il locale con passo caracollante, simile al ballonzolare della lanterna che, appesa all’ingresso, dondolava al vento dolce e caldo di Upolu, e si sedette ad un tavolo.
L’oste lo osservò con due occhi che parevano fuochi di S. Elmo, quindi, ordinato alla giovane mulatta che serviva ai tavoli di portargli da bere, intonò con la voce di un corno da nebbia: «Quindici uomini, quindici uomini/ sulla cassa del morto / yoh – oh –oh / yoh – oh – oh / e una bottiglia di rum. Un giro gratis per tutti! Offre la filibusta!».
L’intera taverna proruppe in una gazzarra infernale e anche il pappagallo appollaiato su un trespolo, e che fino a quel momento era stato così immobile da sembrare impagliato, cominciò a strillare con la sua voce chioccia: «Pezzi da otto, Pezzi da otto!» come se fosse stato animato da un incantesimo. 
Lasciato il bancone, l’oste, sempre con quella agilità sorprendente, attraversò la taverna ed andò ad accomodarsi al tavolo di Smollet.
«Allora, capitano» chiese «Siete venuto ad arrestarmi?».
Smollet rise sonoramente. «Mi sottovalutate, Long John Silver, proprio come vent’anni fa. Forse che, dopo che avete offerto loro da bere, questa ciurmaglia non esiterebbe un istante a gettarmi in mare e a giurare che ci sono caduto, ubriaco, mentre me ne tornavo a casa?».
Silver tacque, poi scoppiò anch’egli a ridere e la sua voce sovrastò le grida degli avventori, che continuavano a cantare, e le strida del pappagallo. 
«Volete farmi credere» chiese quando ebbe finito «Che devo fidarmi di voi se mi dite che, uscito di qui con le vostre gambe, non correrete dritto filato al palazzo del Governatore?».
«Sapete che, se dico che non lo farò, ebbene non lo farò» rispose il capitano.
Silver si fece serio e lo guardò fisso in volto «Lo farete?».
Smollet si allungò sulla sedia, come un uomo che si sta rilassando «Sono a riposo, ormai. E poi non ero venuto a cercare voi».
Silver fece un gesto alla giovane, chiedendo di nuovo da bere.      
«Oh, beh» disse «Poco cambia. Come mi avete trovato voi, potrebbero farlo altri, quindi meglio squagliarsela.  La ragazza è in grado di cavarsela da sola, ormai».
La giovane mulatta raggiunse il tavolo, servì un boccale di rum al vecchio pirata e, dopo aver squadrato Smollet con un po’ meno diffidenza di quanto avesse fatto la prima volta, si allontanò di nuovo.
«Vostra figlia?» chiese il capitano.
«L’ho vista tagliare una mano ad un gabbiere che l’aveva allungata troppo e poi chiedergli se voleva lamentarsi per essere stato mutilato da una donna. Sì, è mia figlia… ma avete detto che non stavate cercando me». 
Smollet indicò in risposta il libro. 
«Cercavo lui» spiegò «Ma sono arrivato tardi».
Silver annuì «Un bravo figliolo. Tusitala lo chiamavano da queste parti. Colui che racconta le storie. Ha sempre detto che, la nostra, era un’invenzione, nata da una mappa disegnata sulla sabbia per divertire il marmocchio di non ricordo chi. Alla salute».
Il pirata bevve e il capitano si unì a lui.
«Una storia inventata. Un racconto» fece Smollet, pensoso «Forse, così, è persino più vero».
Silver annuì, poi sogghignò «E sono io il protagonista. La gente si ricorderà di me, capitano, non di voi o di Livsey o del giovane Hawkins… diamine, ormai sarà più vecchio di mia figlia… ».         
Finì il rum e rise «Sicuro. Siamo noi, i pirati, i gaglioffi, i mariuoli che creiamo le storie. Senza di noi non ci sarebbe nulla da raccontare. Alla fine ho vinto io».
Smollet fece un sorriso amaro «Mi sottovalutate ancora una volta, Silver. Che cosa sarebbe di voi, senza di me? Da dove fuggireste, se non ci fossero sbirri e galere? Come potreste infrangere gli schemi senza nessuno che li costruisce? Come potrebbero esistere i fuorilegge, senza chi scrive le leggi e chi le fa rispettare?».
Il vecchio pirata tacque, poi ridacchiò. «Vecchio diavolo» disse «Vecchio diavolo». Gli schiamazzi, nella taverna, andavano scemando. Il giro gratis era quasi finito.
«Però avete ragione su una cosa» sospirò Smollet «Nessuno si ricorderà di me. E, su di me e su quelli come me, nessuno scriverà null’altro oltre ciò che è stato già scritto. Un ruolo di secondo piano, presto dimenticato, in una storia meravigliosa».
Silver volse gli occhi al soffitto della taverna, annerito dal fumo, e recitò:

 
«Under the wide and starry sky,
Dig the grave and let me lie.
Glad I lived and gladly die,
And I laid me down with a will.
This be the verse you grave for me:
Here he lies where he longed to be;
Home is the sailor, home from the sea,
And the hunter home from the hill» (1)
 
«L’epitaffio sulla sua tomba» disse Smollet «Ma niente casa per Long John Silver, vero? Non da questo lato della fossa. La casa è per quelli come me e per quelli che scrivono. Voi prenderete il largo. Lo avreste fatto anche se non vi avessi riconosciuto».
«Dicono che Ulisse morì dopo aver trovato genti che non conoscevano il mare» rispose il vecchio pirata guardandosi intorno.
«Siete sempre stato un uomo colto, Silver, ve lo concedo. Ma irrequieto. Una vela su cui è scritta una storia, in perenne ricerca del vento». 
Smollet finì il boccale e guardò Silver negli occhi. Lo schiamazzo nella taverna si era ridotto ad un brusio indistinto come il mormorio del mare al largo, oltre le navi alla fonda. Anche il Capitano Flint, il pappagallo, dormiva sul trespolo.
«Dove veleggerete, adesso?» chiese Smollet. 
La ragazza portò dell’altro rum e li lasciò. Il suo sguardo, ora, era quasi tenero
«Ha importanza?» domandò il pirata.
Smollet sorrise. «Credo di no. L’importante è avere storie da raccontare».
 
(1)
Sotto il cielo vasto e stellato,
Scava la fossa e lasciami giacere.
Felice vissi e felicemente muoio
E con una volontà me ne vado a riposare 
Questi i versi da incidere per me
Qui giace dove voleva stare
A casa è il marinaio, a casa dal mare
E giunto a casa, dalla collina, è il cacciatore.     

 

NDA: "Tusitala" è il nome che i samoani diedero a Robert Louis Stevenson, l'autore de "L'isola del Tesoro", ai personaggi della quale questo racconto è ispirato. 

 

 
Una vita che non sopravviva alla propria morte, in un modo o nell’altro, sulle pagine di un libro o sulla bocca della gente, non è che rugiada che evapora al sole.
Björn Larsson – La vera storia del pirata Long John Silver – Iperborea   
        

  


                                 

Regia, montaggio, interpretazione, canto e musiche per chitarra, phoné: Mauro Banfi il Moscone.
Testo narrativo: Rubrus
A R.L.Stevenson, all'avventura, alla tradizione narrativa marinara e d'esplorazione.
A Roberto, caro amico.
A P.I.A.F., il nostro vascello dell'immaginazione che solca i sette oceani.


 

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Mauro Banfi il Moscone il 2017-11-15 07:24:50
"Non ci allontaneremmo molto dal vero asserendo che Poe, Stevenson, Melville, Conrad e London si siano divertiti e appassionati a scrivere romanzi marinareschi proprio perché il filone già esisteva, ed abbiano provato il piacere di essere una perla della collana. Credo che qui il proverbiale narcisismo degli scrittori conti molto meno del piacere di far parte di una compagnia, come se la partecipazione fosse premio a se stessa." "Il beneficio dell'influenza", dal saggio "I demoni e la pasta sfoglia", edizione il saggiatore di Michele Mari

Rubrus il 2017-11-15 13:32:13
Sacrosanto. Da un lato l'originalità è ampiamente sopravvalutata. Dall'altro per scrivere bene bisogna divertirsi a farlo. Se lo si fa per ricevere qualcosa, in termini di approvazione o di denaro, presto o tardi, e più presto che tardi, qualcosa nel meccanismo narrativo si rompe.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2017-11-15 12:25:27
E' stato un piacere per me ritorvare (e riascoltare) questo vostro vecchio racconto. Rubrus altrove mi ha scritto, riferendosi ai suoi racconti: "sui vecchi testi che roba così vecchia che è come nuova e altra che è proprio invecchiata" Beh, Roberto, il trucco sta proprio nel distinguere nella propria produzione cosa sia troppo invecchiato da meritare sollo l'oblio e cosa meriti di essere riproposto. Questo meritava di essere riproposto e quindi ringrazio Mauro per averlo fatto. A proposito, Mauro, so che Roberto già lo conosce, tu invece non so e te lo segnalo: "Le vera storia del pirata Long John Silver" di Bjorn Larsson, Iperborea editore, che avevo anche recensito, anni fa, su un sito savonese. Un bel romanzo, almeno a mio giudizio, che è rivisitazione intelligente del mitico personaggio di Stevenson, (Larsson ci racconta cosa accadde al pirata, raccontato dal pirata in persona, prima e dopo "L'isola del tesoro" e introducendo come personaggio anche Stevenson stesso, se la memoria non mi inganna) come è intelligente questa vostra. Ciao Mauro, ciao RobRub.

Rubrus il 2017-11-15 13:30:04
Una nota: Larsson ha - relativamente di recente - pubblicato un ulteriore capitolo del romanzo: si tratta de "L'ultima avventura del pirata Long John Silver". Si tratta in realtà di un capitolo del romanzo che l'editore aveva escluso perchè riteneva il libro troppo lungo. Credo che questo racconto sia "invecchiato" abbastanza bene perchè fa riferimento ai classici che, come noto, si distinguono proprio perchè non invecchiano. O forse perchè è come il rum che invecchia nelle botti e che qui scorre a fiumi.

Mauro Banfi il Moscone il 2017-11-15 14:02:16
Ciao, Massimo, la questione che poni all'inizio del tuo profondo commento è per me fonte di essenziali riflessioni in questo periodo, e anche Roberto accenna qua sopra a un altro tema quasi sconfinato:l'originalità e il manierismo.

In un prossimo saggio dal titolo "siamo tutti manieristi?" cito una grandissima frase tratta da un bel saggio dello psicanalisti Binwanger: "il manierismo è il risarcimento per una vita mancata".

Questo risarcimento per una vita mancata, nella sua duplice accezione, può avere uno sviluppo manieristico in senso creativo e uno manieristico in senso social, kitsch. In questa ambivalenza io vedo i termini di nuovo ( originale, Puer) e vecchio ( scontato, Senex) di un brano che abbiamo creato.

Per motivi storici, esistenziali, di Fato, non posso arrivare al successo - ma se la letteratura è una manifestazione dello Spirito

nell'uomo, ha poi senso avere successo in un'era dove l'unica teologia ammessa è l'economia? Vabbè, questo è un altro problema - e allora "mi rivifico" nella Maniera di una tradizione narrativa; prendo un ritmo, un termine, un senso della suspense, una certa forma d'ironia, certe clausole dell'intro e del finale, ecc ecc da un centinaio di autori speciali.

Se invece voglio essere risarcito delle mie frustrazioni postando cento testi al giorno o peggio, rompendo le scatole al mio prossimo in
forma di troll, sono solo un povero insoddisfatto tardoromantico che fa scontare ai suoi vicini di vita la sua miseria umana.

Ultimamente, caro Massimo, sto diventa alquanto pessimistuccio: più cerco nel web la prima via e più noto che la seconda è sempre più
forte, nella Rete, ovviamente.

Non so se è così anche per Rubrus - ovviamente non parlo per lui e al suo posto, l'aureo ragiona molto bene con la sua di testa - ma riproporre questo brano, oggi, qua in PIAF, mi dona una giois e un gusto particolari.

Il senso di appartenere a una tradizione incarnata da un gruppo di amici, la gioia di essere la perla di una collana, come dice il bronzeo, epico, Mari.

Questo brano poi vuole essere l'uncino per questa sezione "collaborazioni tra utenti" che è una delle più somme gioie della Rete consapevole. Scrivendo questo pezzo Robi ci ha fatto capire che in ogni momento possiamo essere parte di una fantastica compagnia.

Quando le lessi per la prima volta, mi sissi: "Non siamo soli, mai, noi che leggiamo, Stevenson è qua vicino a me, in questo caffè e lotta insieme a noi!". Tu puoi capire: è bellissimo.

E' da queste emozioni umane basilari che è nata la Creatura PIAF.

Abbi gioia

Massimo Bianco il 2017-11-15 19:06:11
Mah, guarda Mauro, premettendo che mi trovo abbastanza concorde con quanto affermate qua sopra tu e Rubrus (sono tra l'altro asslutamente convinto che i troll siano solo figli della frustrazione di chi li crea), vedo che fai un accenno alla questione del successo: Mi sembra che esso esuli però dal ragionamento, di sicuro non è al successo che pensavo scrivendo quanto ho scritto. E poi bisognerebbe distinguere tra successo immediato (best seller) e successo nel tempo (long seller). Quanti libri vendono milioni di copie ma riletti ad anni di distanza suonano ridicoli? Quanti libri vendettero dieci copie, ma se si ha la fortuna di ritrovarseli tra le mani vent'anni dopo e leggerli si scopre che sembra scritti una settimana fa, tanto appaiono ancora fresci? E ciò vale, credo, anche per i nostri scritti, nel nostro piccolo: quanti di essi a distanza di cinque, dieci anni sembrano scritti ieri, perchè l'autore, non importa che scrivesse fantascienza, horror, noir o letteratura non di genere, sa comunque risultare ancora attuale? Non voglio riferirmi a racconti miei, non voglio farmi pubblicità, pensiamo piuttosto a un racconto di Rubrus: "Mea culpa", ad esempio. Mea culpa non si rifà ad alcun classico, mi pare, non almeno in maniera diretta, tuttavia se Rubrus lo riproponesse oggi, sembrerebbe scritto dieci minuti fa, tanto risulta ancora attuale e fresco., è dquneu lui un classico, anche se in passato fosse steto letto da dieci persone. Secondo me per dare lustro e peso a questo nuovo sito "Me culpa non dovrebbe mancare Lo attendo e non perchè abbia necessità di rileggerlo, l'ho, infatti, dalvato a suo tempo sul mio hard disk, ma perchè credo giusto che venga messo a disposizione di nuovo di chiuneue desideri guastarsi sul web un racconto di spessore, uno racconto con le palle. Passo e chiudo, ma prima o poi, quando Dario avrà terminato la sua sacrosanta pausa di riposo, credo che lo chiamerò in causa perchè buona parte di questo commento ho dovuto scriverlo alla cieca, perchè l'ultima riga che scrivo dopo un po' sparisce sotto la linea di visibilità dello schermo scriverlo alla cieca, è un probelam che occorre risolvere. Di nuvo ciao.

Mauro Banfi il Moscone il 2017-11-15 19:40:45
Grazie, Massimo: condivido il tuo ponderato ragionamento e la richiesta del mitologico "Mea culpa".

Un consiglio per usare il modifica commento (anch'io inizialmente ero in difficoltà).

Porta lo zoom in alto a destra a 200% (io suo mozilla) e se vedi refusi correggi nell'editor commenti e poi premi sul clicca commento.

Adesso in questo modo ho risolto il disagio iniziale, abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Claudio Di Trapani il 2017-11-15 13:05:03
Avete ricreato le atmosfere giuste del tipico romanzo d'avventura, tu e Rubrus. E l'epitaffio che Stevenson volle incidere sulla sua tomba racchiude il senso della vita di tutti gli uomini che dell'immaginazione fanno il loro scopo e fine.

Rubrus il 2017-11-15 13:35:48
Forse di tutti gli uomini. Come dice Silver / Larrson nel sopra nominato romanzo, una vita che non può essere raccontata in un libro, non è degna di essere vissuta (cito a memoria eh?)

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Blue il 2017-11-15 16:16:29
Morale un po' alla "Quello che conta non è la destinazione, ma il viaggio", giusto?
Condivido. L'avevo già letto in realtà, ma a volte certe cose si apprezzano di più con il tempo. Oh beh, credo che valga per quasi TUTTO, a pensarci bene.

Rubrus il 2017-11-16 10:09:41
C'è un po' di più che in realtà è la premessa, ma non essendoci la funzione "copiaincolla" nei commenti, non sto a riproporla. Diciamo che alla base c'è l'idea che se il bene non può essere separato dal male, logicamente neanche il male può fare a meno del bene e questo crea la storia. Vedo di incollare il tutto in un articoletto.

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90Peppe90 il 2017-11-16 12:41:29
Sei a conoscenza del mio "peccato" ma, anche nella mia ignoranza, ho potuto (ri)apprezzare questo bel racconto realizzato in collaborazione, tra la lettura e l'ascolto, con il grande Mosco. L'atmosfera è quella giusta, non una parola fuori posto, e il confronto tra Silver e Smollet è assolutamente interessante. Gli unici suggerimenti che mi sento di muovere, e prescindono dalla storia e da ciò che la storia comunica, sono legati al layout, all'estetica: sarebbe meglio, penso, rimuovere quel bianco di sfondo e, se possibile, inserire un'immagine del vascello più grande, così è troppo sgranata >.< È stato un piacere tornare al Doblone Bucato. Ciao, ragazzi!

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Antonino R. Giuffrè il 2017-11-18 12:12:45
Io non l’avevo mai letto (almeno credo), e devo dire che mi è piaciuto proprio tanto perché offre diversi spunti di analisi. Alla base c’è la dicotomia tra Bene e Male, ma c’è anche l’assunto della letteratura come menzogna di manganelliana memoria, qui sottoposto però a una revisione radicale: “Una storia inventata. Un racconto […] forse, così, è persino più vero”. Il Mosco cantastorie, poi, è una vera chicca! Complimenti a entrambi!

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