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Festa medioevale a Villa Valente

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantasy / Favola

di Massimo Bianco

pubblicato il 2017-11-12 02:09:26


Un sabato di settembre mi ero recato all’inaugurazione di una mostra di pittura, qui a Savona, nella cinquecentesca Villa Valente. Come sempre il buffet era affollato. In tali occasioni la gente si dimostra sovente più interessata alle cibarie e alle bevande offerte che alle opere esposte, ma già che c’è un’occhiata ai quadri la dà anche.
Si trattava di una collettiva a tema. Il titolo prescelto era “Italia tra passato e presente”. Passai le opere in rassegna, restando poco convinto dalla maggioranza dei quadri esposti pur ammirandone alcuni. In compenso uno mi affascinò moltissimo. Si trattava di una grande tela ambientata proprio all’interno di Villa Valente, al tempo in cui era stata appena costruita. L'opera era stata dipinta con incisiva matericità e straordinaria precisione di dettagli. I personaggi in costume si aggiravano tra il salone d’ingresso e il giardino retrostante in fuga prospettica. Parevano veri, tanto erano ben disegnati e osservandoli io fui perfino colto da un lieve capogiro. Per un momento temetti di cader preda della sindrome di Stendhal.

Terminata la visita e non avendo impegni, decisi di fare due passi in centro. Percorrendo Corso Italia m’imbattei in una sfilata che ricreava in parte l’epoca medioevale e in parte quella rinascimentale. Mi soffermai a guardarla. Queste manifestazioni non sono nulla di speciale, eppure suscitano sempre in me una sottile forma d’attrazione. Credo siano soprattutto i guerrieri medioevali in armatura ad attrarmi, con le loro pesanti corazze, le terribili asce da guerra, le micidiali balestre, gli affilati spadoni, quelle impressionanti mazze ferrate… Il fascino della forza e della violenza, insomma, perché perfino il più convinto pacifista, pur rifiutando di ammetterlo, sotto sotto ne è ammaliato. La guerra moderna è però troppo impersonale. Se un missile intercontinentale s’abbatte su di te, ti uccide senza che tu neppure faccia in tempo ad accorgertene. Ecco perché il pacifista è tale: dategli l’opportunità di menar le mani in singolar tenzone e la sua aggressività latente verrà alla luce e gli farà dimenticare tutti i buoni propositi.
Osservai i figuranti sfilare lungo il corso. Fanti e crociati, principi e cavalieri, perfino un nobile scozzese in gonnellino, il tradizionale kilt. Poi naturalmente le donne, infagottate in sfarzosi e colorati abiti medioevali o rinascimentali.
Aprivano la sfilata un re e una regina. Conoscevo i vestiti che indossavano. Il re era adornato esattamente come Enrico VIII nel famoso ritratto fattogli da Hans Holbein il giovane. Il fastoso abito rosso in filo d’oro tempestato di pietre preziose, qui ovviamente false, le maniche giallo oro dagli abbondanti sbuffi, l’elegante gilè di pelliccia e il curioso copricapo con pon pon laterale erano inconfondibili. La regina invece indossava l’abbigliamento prescelto nel 1554 da Maria I Tudor, la famigerata Maria la Sanguinaria, per farsi immortalare in una tela oggi conservata al museo del Prado. Subito alle loro spalle sfilavano gli armigeri. Poi avanzavano alcune figure maschili illustri: Vescovo, Cardinale, Balivo e Doge. Dietro a questi, incedevano uomini e donne soli o in coppia. Indosso a una figurante riconobbi una copia dell’elaborato abito bianco e bruno dipinto dal Bronzino nel 1546. Anni dopo, quel vestito avrebbe accompagnato nel sepolcro la sua proprietaria, Eleonora da Toledo. Concludevano il corteo gli immancabili sbandieratori.
Già cominciavo ad annoiarmi e meditavo d’andarmene, quando la mia attenzione fu ridestata e il cuore perse un colpo. Una ragazza. Bellissima. Non era molto alta di statura, probabilmente non arrivava al metro e sessantacinque, eppure ai miei occhi spiccava su tutte come se fosse stata una gigantessa. Sì, davvero una gran bella ragazza, armoniosa nel fisico, dal gentile volto attraente e l’espressione dolce. Aveva un passo leggero e aggraziato ed emanava charme da ogni suo movimento.
Lei indossava un abito bianco e azzurro ed era l’unica, tra le decine di figuranti di sesso femminile presenti, a non portare alcun copricapo. E ne aveva ben donde di stare a capo scoperto, perché i suoi lisci capelli castani, che teneva sciolti sulla schiena e lunghissimi, forse perfino oltre il metro, erano magnifici. Sarebbe stato davvero delittuoso coprirli o anche solo legarli con un nastro.
Su tale argomento devo peraltro riconoscere di essere un poco di parte. Infatti, oltre ad essere attratto da sempre dalle chiome femminili fluenti, amo io stesso portare i capelli piuttosto lunghi, sfidando con caparbietà ogni eventuale giudizio negativo.
Tant'è che un po' anche per questo motivo, ormai io avevo occhi soltanto per Lei.
Così, contrariamente alle mie precedenti intenzioni, seguii la sfilata fino alla vicina Piazza del Comune, dove dovetti sciropparmi tutta una serie di noiosi balli in stile rinascimentale. Trovo che siano assai lontani dai gusti moderni, non posso dunque evitare di chiedermi cosa ci possa mai trovare la gente in tali solfe, ma si tratta forse di un mio limite personale.
Tuttavia quando giunse finalmente il suo turno la mia attenzione si ridestò.
Partecipò dapprima a un articolato ballo di gruppo e poi a una specie di giga a coppie, nel corso della quale si mosse tenendosi per mano con un’altra donna. Ogni suo singolo passo di danza mi pareva meraviglioso. La contemplai per tutto il tempo e non me ne andai via finché anche Lei non ebbe lasciato la festa. Dovevo rivederla assolutamente! L’indomani si sarebbe svolta la seconda parte della manifestazione, con nuovi balli e sfilate e per clou la ricostruzione dei combattimenti tra i cavalieri. In verità io avrei avuto alcuni impegni, ma decisi di annullarli in blocco per essere presente. Non mi sarei perso la sua nuova esibizione per nulla al mondo.

 

La festa si svolgeva nella già citata Villa Valente, nata intorno al ‘500 come residenza di campagna nobiliare e oggi sfruttata per mostre e manifestazioni varie. Il proprietario aveva messo a disposizione il salone d’ingresso, il salone delle feste al piano superiore e il giardino sul retro. Io ero lì per Lei, ma con mia somma delusione non la vedevo apparire. Come mai non partecipava alle danze? Dovetti far buon viso a cattivo gioco e cercare almeno di godermi le contese simulate, unico spettacolo tra le varie performance a suscitarmi in genere autentico interesse.
Ed ecco dunque le ricostruzioni degli antichi combattimenti medioevali. Si sarebbero ovviamente svolte all’aperto, nel giardino. Diedi uno sguardo d’insieme agli uomini in attesa del proprio turno e di colpo il mio interesse si centuplicò. In mezzo ai bianchi crociati, ai truci guerrieri in armatura pesante, ai personaggi curiosi come il “Mc’Intosh” in kilt e spadone, c’era pure Lei. Chissà quale interpretazione avrebbe offerto. Bene, molto bene, adesso sì che non vedevo l’ora di godermi lo spettacolo.
In effetti, apprezzai i duelli, realizzati con perizia superiore alla media, ma faticai a seguirli per intero, perché ero distratto dalla sua presenza. Continuavo a volgere lo sguardo verso di Lei. La guardavo seguire le evoluzioni dei colleghi e al contempo discorrere allegramente con chi la circondava. Me la mangiavo letteralmente con gli occhi.

E giunse finalmente il suo turno. La pantomima di cui era protagonista riproduceva l’aggressione da parte di un nero soldataccio barbuto, rozzo e brutale. In seguito un cavaliere giungeva in suo soccorso e sfidava il marrano in singolar tenzone. Dapprima quest’ultimo si faceva scudo della donzella, poi però la spingeva via e accettava la sfida.
Iniziò dunque il combattimento, in un rutilante incrociare di spade assai più realistico di quanto accade di solito. Contrariamente alle mie aspettative - so fin troppo bene quanto nella nostra società imperi la banalità - fu il cattivo a prevalere.
A quel punto però la giovane raccolse da terra la spada del cavaliere vinto, ucciso e ancora immobile sull’erba e sfidò a sua volta il bruto in armatura nera. Questi rise sguaiatamente e, sempre con il sorriso sulle labbra, affrontò l’imprevista avversaria senza affondare i colpi. Male fece però a umiliarla, perché costei si dimostrò una valente guerriera.
Io guardavo ammirato Lei, l’attrice, non il personaggio interpretato, magnetizzato dalla sua elegante silouette e dai quei straordinari, lunghissimi capelli, trattenuti soltanto da una fascetta, che svolazzavano seguendola nei movimenti come animati di vita propria per poi ricaderle ordinati sulla schiena. Indossava un mantello marrone scuro sopra la veste bianca e azzurra e maneggiava l’enorme spadone muovendosi con grazia ferina.
Era a un tempo agile e forte, molto più di quanto il fisico in fondo minuto potesse far pensare. L’affilato ferrame, a giudicare dal rumore prodotto quando cozzava contro quello avversario, doveva essere tutt’altro che leggero, eppure lo maneggiava e roteava senza sforzo apparente. Dimostrava invero una notevole prestanza atletica, considerato che una femmina non possiede di certo l’impalcatura ossea e muscolare di un maschio.
Dopo un lungo battagliare, la giovane vinse lo scontro e inflisse all’avversario il colpo di grazia, con fierezza e credibilità tutta maschile. Infine si voltò verso il pubblico e s’inchinò sorridendo, senza dar mostra di stanchezza. Quindi di raddrizzò e scosse vanitosamente all’indietro la fluente criniera, riappropriandosi con tal gesto della propria femminilità. Ricevette un meritato applauso, a cui mi unii con convinzione. Ne ero sempre più stregato e oramai la desideravo con tutte le mie forze, come mai mi era capitato in vita mia.
La volevo conoscere. Anzi, la dovevo conoscere, assolutamente.

Un paio d’ore dopo era in pieno svolgimento il party con ricco buffet. Alcuni dei membri dei gruppi storici vi partecipavano, ormai rivestiti in abiti borghesi.
Approfittai dunque di un momento in cui Lei si era appartata in un angolo tranquillo e mi avvicinai. Il mio approccio, un semplice «Scusa, tu sei la ragazza guerriera?» Non sarà stato un granché ma, oè, non sono un Don Giovanni, io, non si pretenda troppo da me. Se nella mia vita non sono uscito con moltissime donne dipenderà ben da miei limiti personali, no?
La ragazza era soprappensiero e non s’aspettava di essere interpellata da qualcuno. Lo sguardo che alzò su di me era però sì incerto, ma anche sufficientemente amichevole da indurmi a rivolgerle tutti i complimenti che sentivo dentro. Lei arrossì un poco e poi aprì il viso in un incantevole sorriso, mostrando una chiostra di denti bianchissimi e perfetti.
«Oh grazie, sei molto gentile.»
«
No, no, non gentile ma assolutamente sincero, mi sei piaciuta davvero molto, combattevi in modo splendido, con straordinaria perizia. Sei davvero in gamba.»
Continuai quindi a discorrere senza nemmeno sapere con esattezza cosa stessi dicendo. Ero, infatti, troppo emozionato per mantenere la necessaria lucidità. Evidentemente però ebbi la fortuna di non profferire troppe stupidaggini, perché sembrava proprio che le stessi piacendo. E una volta rotto il ghiaccio, nei minuti successivi riuscii in qualche maniera a portare avanti una conversazione non troppo zoppicante, benché l'intensa attrazione che quella ragazza mi suscitava avesse l'effetto di inibirmi non poco, rendendomi assai meno logorroico del mio solito.
Lei per fortuna mi seppe aiutare a dovere, rivelandosi persona simpatica e di piacevole compagnia, e il dialogo filò liscio, anche se purtroppo fu di breve durata. Infatti, proprio nel momento meno opportuno, alcuni suoi colleghi giunsero e se la portarono via in una turbine, senza concedermi il tempo di approfondire la conoscenza.
Con mia profonda disdetta presto mi accorsi che Lei e l’intero gruppo storico avevano lasciato la riunione ludica. E non sapevo ancora né come Lei si chiamasse, né se fosse delle mie parti. A quel punto per me la festa non aveva più significato. Attesi a lungo, sperando in un suo ritorno, poi me n’andai in preda allo scoramento. Dovevo a ogni costo ritrovarla.

 

Il giorno dopo, lunedì, vidi il patron entrare nella sua villa all’orario d’apertura della collettiva, lo avvicinai e gli rivolsi la parola.
Mi guardò piuttosto perplesso. Non capiva cosa volessi. Io insistevo a chiedere informazioni sui gruppi storici invitati per la festa, ma lui mostrava proprio di non comprendere. Infine mi spiegò, con stampato in volto lo stupore per quelli che con ogni evidenza dovevano parergli miei vaneggiamenti, che il giorno precedente in villa non vi erano state feste medioevali! Uno spettacolo a base di duelli con la spada si era effettivamente svolto, ma sulla cinquecentesca fortezza del Priamar, non certo lì da lui. Nella sua palazzina era stato invece organizzato un breve incontro con rinfresco sul tema della mostra, limitato peraltro alle sole stanze dell’atrio e a non più di una ventina di presenti.
«Ma come? Se vi ho partecipato per l’intero pomeriggio e la villa straboccava di gente.» Esclamai.
Lui scosse la testa, comprensivo, ma della comprensione che si rivolge agli ubriachi o ai pazzi. Poco dopo giunse il curatore dell’esposizione, il quale confermò per filo e per segno quanto mi era stato appena riferito. E l’atroce dubbio d’essere impazzito cominciò a insinuarsi pure dentro di me. Non mi decidevo però ad andarmene, come se ancora sperassi di vederLa riapparire, e nel frattempo provavo una cocente disillusione: all'improvviso percepivo appieno quanto fosse vuota la mia vita. Presi dunque a passeggiare soprappensiero per l’elegante salone d’ingresso, dominato da una fontana attribuita al Bernini, dove erano esposte alcune delle opere. Mi trasferii quindi nelle vere e proprie sale espositive e mi soffermai ad osservare i medesimi quadri ammirati due giorni prima.
Il pittore proprietario della villa rimase a scrutarmi per un poco, poi tornò ad occuparsi delle proprie faccende e sparì in una saletta appartata. Per quanto mi riguardava poteva pensare di me ciò che voleva, non me ne importava.
Presto mi soffermai davanti all’olio su tela che più di tutti avevo apprezzato. Si trattava della scena tardo rinascimentale ambientata tra il salone d’ingresso della villa e il giardino. Ogni particolare era raffigurato con assoluto realismo. Mi sembrava quasi di poter entrare dentro il quadro e toccare con mano. L’autore era veramente bravo. Stavo studiando uno alla volta i vari personaggi quando mi bloccai, stupefatto.
Restai fino all’ora di chiusura immobile a fissare un’immagine, incapace di credere ai miei occhi, e appena giunsi a casa sentii il desiderio di lasciare una testimonianza di quanto stavo vivendo, anche se forse non oserò mai farla leggere a qualcuno.

Elaboro questi appunti tutti i giorni, fino all’ora di apertura della mostra. Ogni pomeriggio sono, infatti, colto dall’incoercibile necessità di rivedere quel quadro, da cui non riesco più a distogliere i pensieri. Ho pure manifestato la volontà di acquistarlo, ma con mia profonda delusione ho scoperto che non è in vendita. Oramai amo quella ragazza, ma devo essere davvero pazzo se comincio a credere sul serio che, che… no, è impossibile, non posso scrivere quanto sospetto, non oso quasi neppure pensarlo.
La mostra intanto si concluderà tra pochi giorni, evento a cui penso con crescente preoccupazione…

 

L’asciutto proprietario di Villa Valente stava mostrando l’esposizione a un ospite di fama. Quest’ultimo si soffermò soprattutto davanti all’olio più grande, una tela di metri 1,50 x 2.
«Interessante, originale. Chissà cosa avrà voluto dire l’autore, inserendo questo personaggio in foggia moderna in una raffigurazione di stampo interamente rinascimentale?»
Un personaggio in foggia moderna? Udendo il commento il padrone di casa studiò a sua volta l’olio. Era perplesso. Gli pareva diverso da come lo ricordava. In precedenza aveva osservato con attenzione l’opera e non aveva notato figure abbigliate come nel XXI secolo e invece, eccola lì. L’unico possibile segno d’appartenenza di quell’uomo all’epoca descritta nell’opera erano i suoi capelli piuttosto lunghi. Costui inforcava addirittura un paio di moderni occhiali da vista con la montatura in plastica! Davvero strano. Era come se fosse stato aggiunto nel frattempo. Lo fissò di nuovo: stava di fianco a una fanciulla vestita di bianco e azzurro, assai bella e dai lunghissimi capelli castani sciolti sulla schiena. I due si contemplavano con sguardo colmo d’amore e di passione e parevano fatti l’uno per l’altra.
Il particolare più curioso era che gli pareva di conoscere quel personaggio. Per l’esattezza assomigliava sputato al tipo, a lui peraltro ben noto, che alcuni giorni prima era venuto a chiedergli notizie di una presunta festa in villa e successivamente aveva visto più volte in visita alla mostra.
La mattina precedente aveva letto sui giornali della sua sparizione e in proposito aveva perfino ricevuto una visita dei carabinieri. Un quotidiano accennava a misteriosi appunti ritrovati in casa sua e ora al vaglio degli inquirenti. Evidentemente l’artista doveva averlo usato come modello, ma come mai prima non se n’era accorto?
Si fece un appunto mentale per chiedere, quando gli fosse capitata l’occasione, spiegazioni all’autore, ma in seguito smise di pensarci. In fondo non aveva alcuna importanza.

 

Fine. 2008. Massimo Bianco

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L'AUTORE Massimo Bianco

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Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Vecchio Mara il 2017-11-12 09:54:48
Dunque il fantasy stava tutto nella coda. Il racconto di un'esperienza vissuta, la cronaca di un fatto reale pensavo, supportato in questo dalla fotografia in mezzo al testo, poi alla fine, ecco il colpo di coda che vira nella favola d'amore. Beh, che dire, a parte l'ottima trovata. Mi è piaciuto come hai descritto i personaggi in costume,, il loro vestiario, e le scene del ballo e del duello. Poi mi ha colpito la riflessione sui pacifisti, ci ho pensato su, mi sa che non hai tutti i torti, non essendo più padrone del proprio destino, come ai tempi degli spadoni, l'uomo tende a rifugiarsi nel pacifismo, analisi controcorrente ma con un fondo di verità, credo. Un ultima cosa c'è un "Quindi di raddrizzò" che forse doveva essere "Quindi si raddrizzò" prova a controllare. Racconto piaciuto. Ciao Massimo

Massimo Bianco il 2017-11-12 15:00:24
Beh, in effetti in questo racconto una base di autenticità c'è e, infatti, se guardi all'estrema sinistra nella foto che ho inserito scoprirai che tra il pubblico ci sono anch'io! Poi ovviamento mi sono divertito a virare verso il fantastico. Ti ringrazio sia della visita sia dell'apprezzamento, ciao.

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90Peppe90 il 2017-11-12 10:08:04
Di prima mattina, appena sveglio, accendo il telefono e penso: "Be', vediamo se è arrivato qualcosa di nuovo, su PIAF." Ebbene sì, qualcosa di nuovo è arrivato e, devo aggiungere, qualcosa di maledettamente buono. Perché non ho trovato difetti, in questo bel racconto, che ho trovato elegantissimo nello stile (di un'eleganza priva di fronzoli e altre pacchianate, un'eleganza sobria, quella migliore), scorrevole nella lettura ed estremamente coinvolgente nella trama. Così come al protagonista sembrava di poter stare in mezzo ai soggetti del quadro, a me sembrava di poter stare tra le stanze di Villa Valente e di poter vedere il protagonista (autobiografico?) parlare con la bellissima donna dai lunghi capelli e il dolce sorriso perfetto. Soltanto che lui è riuscito, infine, a passare dentro l'opera; io sono ancora qui, seduto alla scrivania, ahah. Un gran bel racconto, Massimo, uno dei tuoi classici che non avevo letto. Un abbraccio, alla prossima!

Massimo Bianco il 2017-11-12 15:20:27
Eh, pur avendo deciso di scremare, di scritti che terrei a riproporre ce ne sono tanti, sono che non voglio intasare il sito coi miei scritti, quindi mi sforzerò di interire adagio, senza staccare troppo voialtri veterani. Io ho scritto appena 3 racconti sentimentali, uno me lo stroncarono tutti e col senno di poi lostronco anch'io, quindi non ne sentirete più parlare, sul secondo mi fecero notare che si sentiva troppo che era legato al mio personale, difetto e questo non faceva funzionare il racconto a dovere, quindi non leggerete neppure lui, anche se vi sono legato. Questo era di sicuro il migliore dei tre, forse proprio perché vira verso il fantastico, io temo di essere poco portato per i racconti sentimentali puri e semplici, e dunque eccolo. Autobiografico, mi chiedi: ebbene, guarda la foto che ho inserito, al'estrema sinistra tra il pubblico ci sono anch'io (il M.B. di 10 - 12 anni fa) e quella ragazza, lo ammetto, mi prendeva. Le ho anche fatto arrivare il racconto, un doverso omaggio, essendo stata la mia musa ispiratrice, attraverso l'indirizzo e-mail del gruppo di esibizioni medioevali, il cui presidente mi assicurò che glielo avrebbe fatto leggere. Se le è piaciuto però lo ignoro, non mi è mai arrivata risposta. Tra l'altro anche la location è autentica, solo che la Villa non si chiama Valente. In effetti questo racconto mi fu commissionato proprio per la rivista del proprietario della villa. Quindi nel personaggio del protagonista c'è in effetti un po' del sottoscritto. E ce n'era anche di più, solo che stanotte prima di pubblicarlo l'ho revisionato e ho anche tagliuzzato qualcosina che si riferiva al sottoscritto e che è a sua volta ancora qui, alla scrivania, oh yes. Anche questo è un racconto che amo, sono quindi molto leito che ti sia piaciuto, ciao e grazie, alla prossima.

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Roberta il 2017-11-12 10:30:46
Ciao Massimo. Ricordo bene di aver letto questo tuo racconto e di averne gustato le descrizioni vivide e l'intreccio; anche se diverso dai tuoi più recenti, mi era piaciuto proprio perché si sente un che di vissuto e acerbo... poi però non l'avevo commentato, e mi fa piacere che tu l'abbia riproposto per poterlo fare ora.

Massimo Bianco il 2017-11-12 15:34:41
E fa piacere a me che tu lo abbia commentato adesso, non pensavo che lo avessi letto, visto che era sepolto molto indietro nel mio Netcatalogo. E' diverso da quasi tutta la mia produzione, in effetti. Ed è l'unico di genere sentimentale che riproporrò, anche se un altro che mi piace dopotutto ci sarebbe, perchè se dovessi riproporre tutto, tra due anni sarei ancora qui a commentare il materiale vecchio. Ciao.

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Antonino R. Giuffrè il 2017-11-18 12:28:03
Credo che, per questo racconto, inventerò un nuovo metro di giudizio: “Il piaciutino”: A una prima parte che non mi aveva affatto entusiasmato a causa delle frequenti, e per me inopportune, digressioni (ok l’espediente degli appunti ti dava maggiore libertà, ma se sto preparando un piatto di pasta asciutta non ci metto dei peperoni solo perché mi piacciono e credo che possano renderlo più sostanzioso) come quelle che riguardano la guerra e il pacifismo (il focus del racconto mi sembra tutt’altro), segue un finale affascinante e immaginifico che ho apprezzato non poco. Colgo, inoltre, una certa sproporzione tra le due parti, ma, in questo caso, il problema è mio perché sono fissato con la simmetria. Ciao.

Massimo Bianco il 2017-11-19 00:33:37
Ciao Antonino, pensa che in origine la prima parte era anche peggio, perché durante la revisione notturna a cui facevo cenno rispondendo a Peppe, ho eliminanato un intero brano, all'inizio, in cui l'io narrante descriveva e giudicava numerosi quadri esposti nella mostra. Sabato notte, rileggendomi dopo anni il racconto, subito prima di postarlo, ho pensato che tutta quella parte poteva avere un senso sulla rivista a cui il racconto era stato destinato, perchè citava anche pittori che espongono abitualmente nella villa reale del racconto, ma non ne aveva qui sul web. Ciò detto sono lieto che il finale ti abbia invece convinto, dopo tutto è quella la parte più importante, il resto rientra nel mio gusto di arricchire i racconti di particolari. Grazie per la visita.
P.S. La pasta con i peperoni e le acciughe è una delle mie preferite.

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Claudio Di Trapani il 2017-11-20 13:39:55
Ho molto apprezzato questo racconto, sia nella storia che nello sviluppo della stessa, con la trovata finale che è la ciliegina sulla torta. Belle anche le atmosfere. Solo la plastica degli occhiali mi sembra un po' eccessiva (non so come con la vista qualcuno possa identificare il materiale in plastica di una montatura di occhiali dipinto su una tela). Saluti Claudio

Massimo Bianco il 2017-11-22 00:37:06
Grazie, Claudio, sono lieto che ti sia piaciuto. La plastica degli occhiali: a essere sincero scrivendo il racconto non mi sono mai posto il problema, magari hai ragione e davvero il materiale sarebbe inidentificabile, non so, me nel caso credo che la si possa considerare una piccola licenza poetica, d'accordo? Ciao.

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