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Storia di un eroe

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Claudio Di Trapani

pubblicato il 2017-11-10 12:59:07


Erano trascorsi 25 anni dal giorno dello sbarco. I festeggiamenti per l'anniversario impazzavano a Times Square e nelle principali città del globo. Per le strade folleggiavano migliaia di persone: giovani, uomini, donne e zucaniani di ogni età e ceto sociale. L'allegria e la voglia di vivere si percepiva dappertutto. Gli alieni avevano colonizzato la Terra senza colpo ferire (a parte il primo mese di sporadici scontri, generati più da incidenti casuali che da una reale volontà di nuocere). Era stato sufficiente stipulare trattati di amicizia e di collaborazione con i principali leaders terrestri. Dieci anni dopo, Quelli arrivati da un altro mondo governavano il pianeta per acclamazione popolare. Dagli enormi monitor ubicati nelle piazze, gli intervistati dai network internazionali, sorridenti ed entusiastici, riferivano di quanto i livelli d'inquinamento si fossero azzerati; la disoccupazione era stata debellata, la tecnologia aveva compiuto incredibili balzi in avanti e la gente aveva raggiunto picchi di benessere stratosferici. E come atto finale, le armi da fuoco erano state distrutte e quelle rimaste bandite. Ma c'era stato un prezzo altissimo da pagare: un chip millimetrico inserito nella zona occipitale del cranio. L'emissione di un segnale elettronico causava l'immediato spappolamento del cervello dei terrestri che s'erano macchiati di crimini capitali. I giovanissimi, fino al sedicesimo anno d'età, potevano sfogarsi come credevano. Escludendo l'omicidio e uno sparuto numero di reati gravi (furto, terrorismo, distruzione dell'ambiente, anoressia), ai minori veniva concesso un ampio margine di manovra. Ma quelli che trasgredivano le regole fondamentali, giovani e adulti, venivano “polverizzati” nelle camere di cancellazione. Alcune consuetudini legali erano state abolite (il contratto matrimoniale, ad esempio, perché lo stato tutelava in egual misura i diritti di chicchessia). Le fonti energetiche tradizionali da sottosuolo, definitivamente accantonate. Gli extraterrestri avevano scoperto il Petron, un composto organico che sul pianeta Terra era di facilissima reperibilità, e che non produceva effetti collaterali. Circa le fattezze fisiche, gli zucaniani risultavano essere molto simili agli umani, ad eccezione dei loro attributi sessuali, atrofizzati, e alla mancanza di alcuni organi interni (quelli necessari al metabolismo: lo stomaco, i reni, la vescica, eccetera). Altro elemento distintivo, un marchio sulla fronte con tre soli e la pelle tendente al rosso. Inoltre, i salvatori venuti dallo spazio facevano l'amore con l'ausilio della mente e leggevano il pensiero; e quando le forze cominciavano a mancare, si nutrivano di energia (Gruk). Si trattava di un derivato sintetico del Petron, creato in laboratorio, che i nuovi arrivati  miscelavano al loro sangue tramite un'iniezione epidermica quotidiana. L'unico residuo d'impurità derivante dal processo di assorbimento lo espellevano dal naso ogni 48 ore, in forma di muco. La nascita della prole non era affatto un mistero: la partenogenesi deuterotoca (auto inseminazione con discendenza composta da entrambi i sessi) era la regola. Dalle stesse cavità nasali, lo zuconiano adulto (cinquant'anni circa) partoriva ogni due anni, espellendo un feto a forma di minuscola sacca di energia che veniva riposto in uno speciale involucro a forma di culla. Tempo ulteriori tre mesi e i nascituri sarebbero divenuti abbastanza grandi. L'età media di uno zuconiano era di 200 anni. La loro regina, Nefron, arrivava a sfiorarne 700. Al tempo dell'invasione, la popolazione della Terra aveva raggiunto i ventisette miliardi di individui; dopo un quarto di secolo, s'era ridotta ad un terzo. In giro non si vedevano esseri umani con un'età superiore ai quarant'anni. Gli alieni affermavano di averli trasferiti nel loro pianeta d'origine (Zucon, orbitante su Zibal, Gandor e Not, tre stelle vicine ad Orione) per poterli "riparare". Ringiovaniti, qualche decennio dopo sarebbero tornati sul pianeta Terra, attraverso varchi temporali presenti nelle fogne a cielo aperto.
Ma era tutto un inganno.

 

Il giorno successivo alla baldoria, la mattina dell'undici maggio del 2076, Andrew Nicolson -occhi e capelli castani, ventitré anni, longilineo- si recò sul posto di lavoro. Dopo essersi cambiato d'abito nella sala riservata al personale di un distributore di carburante, - pantaloncini corti, cappellino e felpa rossa recante la scritta Diamond Shit- attese insieme ad altri suoi colleghi che si fermassero i mezzi di trasporto che necessitavano di energia. Tre minuti dopo, Andrew si avvicinò all'autista di un suv che gli elargì la somma di 10 crediti.

"Fammi il pieno, ragazzo".

Il giovane s'abbassò i pantaloni e i boxer. S'infilò nell'ano l'estremità di un tubo, collegato ad un distributore automatico, e si sforzò un po' per evacuare. Quell'operazione si era rivelata necessaria perché il Petron risultava essere assai volatile.

Tempo trenta secondi, con un segno della mano fece cenno al cliente che la “benzina” stava già nel serbatoio. Quindi, si pulì il sedere con della carta igienica speciale, intrisa di un liquido antisettico, cicatrizzante e anestetico, e sedette su una delle cinque seggiole in metallo presenti lì vicino. Da un contenitore per alimenti, con impresso il suo nome e cognome, estrasse una confezione multicolore e cominciò a masticarne meccanicamente parte del contenuto. Poi, ingoiò una capsula che aveva preso da un flaconcino di plastica arancione che conservava in una tasca della felpa, aiutandosi con il liquido di una lattina di birra che trangugiò a piccoli sorsi.

Tre minuti dopo, ritornò nella sua postazione, pronto per un'altra evacuazione, in attesa di un nuovo mezzo di locomozione.

Nelle sette ore lavorative giornaliere stabilite dal suo contratto, Andrew riusciva a guadagnare mediamente 2500 crediti, somma che gli permetteva di spassarsela come voleva. Era un tipo assai speciale, perché il Petron contenuto nelle sue feci si era dimostrato cinquanta volte superiore a quello di qualsiasi altro essere vivente esistente sulla faccia della terra, ma lui non lo sapeva e, ancora più importante, sembrava non ne fossero a conoscenza neppure gli alieni. Nel primo test relativo all'assunzione pubblica di massa semestrale (80 giorni prima), la percentuale di energetico presente nelle sue scorie risultava di una tacca appena oltre il normale. Non si sa come, la trasformazione s'era verificata un mese dopo che aveva prestato servizio alla stazione. Questione di DNA, probabilmente, oppure un segno di risposta darwiniana dell'organismo ad uno stimolo ripetuto.

Quella sera, dopo aver fatto una doccia nel suo appartamento, Andrew ricevette la telefonata di Miriam, la sua ragazza, che l'aspettava all'ingresso di un pub frequentato dalla gioventù bene di New York.

Vestito alla moda, appena fuori l'uscio di casa, alcuni individui col volto coperto e in tuta nera gli misero un cappuccio sulla testa e lo scaraventarono su un furgone, sgommando e ripartendo a velocità sostenuta.

Mezz'ora dopo, lo liberarono dell'involucro, ma gli legarono i polsi dietro la schiena. Riconobbe lo stanzone di un magazzino in disuso, completamente vuoto, con due individui mascherati che l'osservavano a breve distanza.

"Chi cazzo siete? Che volete da me? Perché mi avete rapito?!".

"Allora, Andrew, devi dirci qualcosa?", disse quello un po' più alto.

"Non capisco che significa tutta questa faccenda. Io non sono nessuno. E voi chi diavolo siete, umani o zuconiani?".

"Umani, e facciamo parte di un gruppo di resistenza. L'unico rimasto, a quanto pare".

"Avete commesso un reato grave, e presto vi faranno fuori".

"Non ci ha visto nessuno, Andrew. Le telecamere le abbiamo disattivate, a partire da quelle piazzate nel posto in cui abiti fino a dove siamo adesso".

"Avranno già rilevato le anomalie elettroniche e definito il tragitto privo di segnale; quelli stupidi non sono".

"Andrew, rilassati, è tutto a posto. Le telecamere di prima ora funzionano perfettamente e in questo caseggiato non ci sono mai state. Adesso veniamo al dunque... spiegaci come fai a guadagnare tutti quei crediti. Non riusciamo a capire... sei un comunissimo evacuatore. Il trucco dove sta?".

"Non c'è nessun trucco. Evidentemente, il mio intestino funziona meglio del vostro. Siete solo dei criminali stitici".

"Piano con le parole. Ti hanno riempito il cervello di merda, Andrew. I criminali veri sono gli zuconiani. Ma ti piace davvero come vivi?".

"Certo che mi piace. Guadagno un mucchio di soldi. Ho cibo a sufficienza, una bella casa, respiro aria pulita e sono sano come un pesce. E poi, me la spasso ogni sera dove e con chi cazzo mi pare".

"E ti consideri un uomo libero?".

"Se comportasse miseria e privazioni, della libertà non saprei che farmene. Mio padre e mia madre erano dei poveracci; immigrati senza un lavoro fisso e già a quarant'anni malati terminali".

"Anche tu creperai a quarant'anni. I tuoi genitori sono stati fatti fuori, non sono mica morti di cancro. Anche se tu fossi il più sano e irreprensibile dei cittadini, il congegno che ci hanno ficcato nella nuca si attiverebbe all'esatto scoccare dei quarant'anni, con precisione assoluta".

Per un momento, Andrew rimase basito. Era vero quello che quegli uomini gli avevano appena riferito?

"D'accordo -disse l'altro tale, facendo un cenno al compare- procediamo".

"Un momento, aspettate! Che intenzioni avete?!" - disse Andrew preoccupato.

"Tranquillo! Semplicemente, analizzeremo le tue feci".

Intanto, un terzo uomo aveva introdotto nella stanza un macchinario portatile. Gli passarono una pastiglia stimolante e lo aiutarono a bere un sorso d'acqua. Quindi, delicatamente, gli piazzarono un tubo di plastica nell'ano.

"Su su, Andrew, vedi di fare il bravo, fai la cacchina!".

Il giovane si sforzò un po' ed evacuò. Il display del macchinario cominciò ad elaborare una miriade di dati. Finalmente...

" … 996! Cazzo!" -esclamò il tipo che aveva portato il macchinario.

"Che cavolo significa? -disse Andrew. Perché quelle facce sbigottite?".

"I valori normali del Petron evacuato non hanno mai superato il limite di 19!".

"E questo che vuol dire?" - ribatté il giovane.

"Vuol dire che tempo una settimana avremo energia sufficiente ad alimentare un grattacielo per un mese, oppure a costruire una bomba rudimentale da piazzare nel culo dell'astronave madre di quei fottuti aguzzini. In un modo o nell'altro, ti faremo entrare nel veicolo alieno, e con un congegno che ti piazzeremo nell'intestino distruggerai il veicolo. Ora dipende solo da te, Andrew. Pensa a tutte le vite che salverai. Hai tempo qualche giorno per riflettere; se non te la sentissi, non avremo altre vie di scampo e resteremo schiavi. E' la nostra unica possibilità. E visto che non siamo alieni, ogni tua decisione in merito ci toccherà accettarla. A te la scelta, ragazzo".

Quella notte il giovane non riuscì a dormire. Non sapeva che decisione prendere. Pensò che per accettare l'incarico, e la morte prematura, doveva prima assicurarsi che quegli uomini avevano detto il vero, e cioè che a quarant'anni i dispositivi di cancellazione si sarebbero, comunque, attivati, e che Robert e Diana Nicolson, i suoi genitori, erano stati davvero assassinati.

Gli ci vollero appena pochi giorni per rendersi conto della situazione. Entrò nelle case dei parenti e degli umani; ascoltò con le proprie orecchie i racconti degli amici; chiese in giro... e trovò un tale che viveva da solo in procinto di festeggiare le quaranta primavere. Fece in modo di nascondersi nel palazzo di fronte, in attesa degli alieni, per quello che doveva essere un normalissimo trasferimento sull'astronave. Suo malgrado, assistette alla scena raccapricciante della deflagrazione. Gli zucaniani avevano praticato l'omicidio in loco, polverizzando il cadavere. Si sentì impotente, e così pieno di rabbia da spaccare i muri. E capì che quelli della resistenza non gli avevano mentito.

Il tempo non poteva concentrarsi tutto quanto in una sola clessidra. I granelli di sabbia che aveva consumato erano ben poca cosa rispetto alle dune che avrebbe attraversato. Fatto questo ragionamento, capì che doveva vivere ancora.

Passò una notte meravigliosa con la sua amata e non usò alcuna forma di protezione sessuale. Suo figlio sarebbe nato, e quella prospettiva a lui bastava. Rimuginando quel pensiero, mentre Miriam dormiva serenamente, sorrise e pianse di gioia.

Con una banale scusa, si licenziò dal posto di lavoro.

Otto giorni dopo, vestito da cameriere, serviva al tavolo della regina accattivanti porzioni di gruk su un vassoio, con delle siringhe in luogo delle posate. Appena qualche istante prima, aveva notato lo splendido fondoschiena di Nefron, sua maestà l'aliena.

"Bisogna avere culo nella vita", fu quello l'ultimo pensiero a passargli per la testa prima di farsi saltare in aria. La regina, seppure per un istante, ne rimase gratificata.

L'astronave madre venne polverizzata dalla deflagrazione e gli alieni, orfani del loro capo, precipitarono come mosconi, e i restanti veicoli con loro. Istantaneamente, gli hammer si disattivarono.

E così, grazie alla merda speciale di un eroe, l'umanità ebbe l'occasione di ricominciare. Il pianeta era più pulito e di energia ce n'era così tanta che bisognava solo nascere, crescere e prosperare.

Ma il puzzo proveniente dalle fogne a cielo aperto si sentiva ancora.

 

23 maggio 2076.

Capitano di corvetta Isaia Patterson, Claudio Di Trapani o chi vi pare.

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BigTony il 2017-11-10 13:26:47
Fantascienza, condita (è il caso di dirlo) con il tuo tocco allegro e dissacrante, inconfondibile. Uno spasso, caro Claudio. Anche questa l'ho letta nuovamente con grande piacere. Mi pare di ricordare che ne avessi pubblicato almeno un paio di versioni differenti nel finale, ma potrei sbagliarmi.

Claudio Di Trapani il 2017-11-11 14:45:12
Ti ringrazio per la rilettura del racconto, Tony. Circa il quesito che poni... potresti aver ragione (oppure no, a parte il primo giorno di pubblicazione su neteditor, non mi sembra di aver cambiato il finale -ma non ne sono sicuro; non ricordo)
Un abbraccio
Claudio

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90Peppe90 il 2017-11-10 14:56:48
Racconto riletto con grande piacere (e una molletta al naso!). Credo che la particolare miscela di fantasia, ironia e serietà lo renda uno dei tuoi migliori. L'unica cosa che non mi vanno giù sono quelle virgolette con i segni di maggiore e minore! Ahahah Un abbraccio, alla prossima, Cla'!

Claudio Di Trapani il 2017-11-11 14:48:29
Le virgolette con i segni di <> le ho tolte, Peppe. Oggi sto cercando di provare di diversi font, per trovare quello più adatto al web (con la relativa grandezza).
Grazie del passaggio
Un salutone
Claudio

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Vecchio Mara il 2017-11-10 15:45:14
sì, la tua ironia spaziale non stanca davvero mai, letto e gustato come la prima volta (beh, magari visto l'argomento gustato me lo sarei potuto risparmiare.... facciamo: piaciutissimo, che ci cade a fagiolo) Complimenti, capitano di corvetta Isaia Patterson! Ciao Claudio Ciao Claudio

Claudio Di Trapani il 2017-11-11 14:50:53
Ti ringrazio per l'apprezzamento, Giancarlo.
Ricambio il saluto con piacere
;)

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Massimo Bianco il 2017-11-12 22:30:42
Beh, è un racconto a un tempo creativo e grottesco oltre che ben costruito. Si capisce che è stato scritto da uno abituato a scrivere racconti umoristici ma non lo si può propriamente definire fantascienza umoristica, secondo me, cosa di cui sono lieto. Piaciuto.

Claudio Di Trapani il 2017-11-13 17:55:16
Se fosse stato ascrivibile al genere di fantascienza umoristica sarebbe risultato ridicolo. Infatti, il mio intento non era quello. Beh, felice che ti sia piaciuto.
;)

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