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AGRIPNIA

"PUNTO E A CAPO" Racconto Comico / Umoristico

di Claudio Di Trapani

pubblicato il 2017-11-09 10:47:58


Era notte inoltrata e non riuscivo a dormire. Soffro d'agripnia e in certi momenti il desiderio di prender sonno è così forte che sbatterei la testa al muro, anche solo per svenire. Avrei dimenticato i miei mille problemi di salute, economici, affettivi, e un lavoro di merda che mi faceva a stento sopravvivere: economia di sussistenza, l'avrebbe definita qualcuno. Riuscivo a malapena a tirare avanti, alla stregua di un cacciatore-raccoglitore della foresta amazzonica.

Il calendario segnava il 10 ottobre del 2001, ore 04:05; lo ricordo come fosse ieri, perché mai e poi mai potrei dimenticare l'incredibile storia che vi sto per raccontare.

Mentre, finalmente, m'accingevo a dormire, sentii un sibilo prolungato ed acuto che mi fece sobbalzare dal letto per la paura. Aggiungo che dalle persiane intravidi luci colorate che andavano e venivano, e che svolazzavano in camera come inquietanti falene. M'avvicinai alla finestra e m'accorsi di un disco volante appena atterrato nel mio giardino. In larghezza, misurava trenta metri almeno. M'affacciai appena con la testa e riconobbi due figure mal definite che uscivano dall'astronave.

Non sapevo che accidenti fare. Quegli strani esseri possedevano una natura pacifica o erano intenzionati a farmi del male? Disperato, mi guardai intorno, alla ricerca di un oggetto che fungesse da arma, finché riuscii a scovare un paio di grosse forbici della nonna che puntai all'istante in direzione della porta.

Suonò il campanello. Non riuscivo a capire. Che strana e buffa faccenda -pensai- non avevo mai sentito di extraterrestri che pigiano sul citofono delle abitazioni.

Meccanicamente, quasi senza volerlo, una domandina mi uscì dalla bocca:

Chi è?”

Buongiorno, signore, vorremmo parlare qualche minuto con lei”.

Erano alieni venuti da chissà dove, e questo lo avevo capito: mica sono scemo! Però, risultava assai strano che parlassero a quel modo. Comunque, il tono della voce sembrava pacato e gentile, anche se un po' di paura l'avevo ancora. Infatti, le forbici stavano sempre puntate. Decisi di scrollarmi di dosso tutti i miei timori e con voce tremolante chiesi:

Che cavolo volete... a quest'ora?! Non sapete che sono... le quattro del mattino? Devo dormire! (Mi feci coraggio, e divenni più aggressivo). Faccio il turno di notte, io! mica m'alzo la mattina tardi per andare al ministero! Sono stanco, stanchissimo. Potete ripassare?" (Gli avevo appena posto una domanda davvero cretina: gli alieni fanno milioni di chilometri per venire a trovarmi, ed io gli avevo proposto di ripassare!).

Non possiamo. Mi dispiace" -la voce seguitava a mantenere un tono cordiale, esprimendosi in un italiano quasi perfetto, forse con un pizzico d'accento campano-. "Siamo venuti apposta, ma potremmo anche non tornare”.

Che cavolo vuol dire... apposta? Siete venuti per me o cosa?

Siamo venuti per te, Claudio Di Trapani" -cavolo, sapevano pure il mio nome e cognome! La faccenda si complicava-. "Apri l'uscio di casa, per favore; non vogliamo farti del male. Solo pochi minuti. Siamo amici”.

Stavo per chiedergli i documenti da passare sotto la porta, ma visto che scemo non ero... evitai la cosa. Comunque, parevano innocui e il tono della loro voce mi aveva, definitivamente, convinto a farli entrare.

Qualche secondo dopo... “Cavolo, ma siete simili a me!”

Si erano appena presentati due tali: un uomo e una donna. Lui indossava un completo grigio e portava una borsa di pelle nera in una mano; mentre lei si presentava con un tailleur marroncino e un'altra borsa al seguito, assai simile alla prima. Avevano capelli cortissimi e neri (lui), biondi e lunghi (lei), occhi neri e verdi (lui e lei) , un naso, una bocca (entrambi), seni prorompenti (solo lei), due mani, due braccia, due piedi, etc. Insomma, mi trovavo davanti ad un maschio e una femmina perfettamente simili a noi!

Beh, che t'aspettavi di trovare? Esserini bassi, con la pelle verdognola, occhi enormi, con gli organi sessuali atrofizzati, oppure giganti alti tre metri, con la pelle grigia o, magari, rettiliani? - replicò il maschio, come se avesse origliato nei miei pensieri.

Li feci accomodare nel salotto, in puro stile Luigi XIV (me lo aveva regalato Luigi Marulla, un amico falegname). Tuttavia, per sicurezza, avevo già nascosto le forbici in una tasca posteriore dei calzoni.

Posso offrirvi un caffè, qualcosa da bere... un cognacchino? (chissà perché, quando ci sono ospiti inaspettati, spunta sempre fuori l'idea di un cognacchino: dagli un semplice bicchiere d'acqua, magari frizzante, deficiente! Chi cavolo li ha invitati a venire, 'sti due!)”.

No, grazie, è come se avessimo accettato” -dissero in coro.

Allora, da quale sistema solare provenite? Com'è che vi chiamate? Ce l'avete un nome? Io, Claudio (cretino, ma se già ti conoscono, che glielo dici a fare!) Avete fatto buon viaggio? Il vostro pianeta è come il nostro? Avete le nuvole, un sole, la luna, tre lune... E di animali, ne avete?”.

Calma! -esclamò il maschio. Una domanda per volta, per favore, siamo fatti di carne, cervello e ossa pure noi, mica androidi di prima o di ultima generazione. Se continui a spararci le domande a raffica....”.

La femmina aliena gli poggiò una mano sulla spalla, quasi suggerendogli d'abbassare i toni.

Scusami, fratello, è stato il lungo viaggio a rendermi nervoso”.

Scusatemi voi -dissi io- è che... sono ansioso di sapere.. (sbadigliai, profondamente). E' il sonno perduto o mai avuto, chiedo venia. Dicevo... non è normale trovarsi dirimpetto ad una coppia d'extraterrestri nel salotto di casa”.

Tanto per cominciare, extraterrestri non siamo” - anche queste parole le dissero in coro. Avevano preso l'abitudine di parlare all'unisono.

Non capisco... che volete dire... siete alieni oppure no?”.

Siamo tuoi vicini di casa, Claudio. Tu non ci hai mai visti perché, in realtà, attraverso un varco temporale, siamo venuti dal futuro”.

Dal futuro?!” Cavolo! ... Ritorno al futuro!".

Lo conosciamo, Claudio. Certo che lo conosciamo. Lo abbiamo visto anche noi. -quest'ultima frase la pronunciarono in coro (idem, come sopra). Affacciati alla finestra, vieni, dai.”

Mi alzai. Il tizio, dai modi assai gentili, mi prese per mano e mi accompagnò.

Devi sapere che proprio di fronte alla tua casa, tra 22 anni precisi, costruiranno un grattacielo di 149 piani, e noi ci abiteremo”.

Un grattaciellone! -esclamai - e ci abiterete... a che piano?"

Per intanto, ci preme dirti che siamo sposati, e che ci chiamiamo Coppola Mario e Minca Daniela. Dunque, dicevo...?”

Parlavi del grattacielo, mio caro. Ricordagli se vuole essere uno dei 144mila” -sussurrò la donna al marito. Sul momento, a quel numero non feci caso.

E' ancora troppo presto, disse lui. Abbi pazienza”. Rivolgendosi nuovamente a me: “Circa il grattacielo... Beh, noi abiteremo al primo piano”

Ho capito, abiterete al primo piano, ma io che c'entro con tutta questa storia” (Risbadigliai. Mantenevo gli occhi aperti a fatica. Cavolo, avevo trovato la nottata giusta per dormire, e per colpa d'una coppia di scocciatori venuti da lontano non potevo spaparanzarmi nel letto e ronfare come desideravo. Ho sonno, lasciatemi in pace! Andatevene, tornate nell'astronave! Perché siete venuti?! Erano solo i miei pensieri, purtroppo, ma non li esternai).

Vedo che sei stanco e sonnolento -disse lui- Va beh, veniamo subito al punto, così puoi tornare a riposare. Per farla breve, io, Coppola Mario e mia moglie, Minca Daniela, abbiamo saputo dal futuro di te e della tua povera vita. Ogni giorno ci affacciavamo alla finestra e vedevamo una casa fatiscente, ridotta in miseria, con gli animali del circondario -cani, gatti, topi o chi per loro- che evacuavano liberamente in giardino. Ci siamo chiesti chi fosse il disgraziato che abitava in quel triste sudiciume e ci siamo informati. Caro Claudio, di questo passo la tua vita andrà in malora. Non hai un lavoro soddisfacente, una compagna che ti carezzi il cuore; hai tre ernie al disco spaventose, le emorroidi sanguinolente, e se ti vedessero passare per la strada, pure i cani ti urinerebbero addosso.”

Tuttavia, una via di salvezza ora ce l'hai -continuò lei. Siamo venuti da te, indietro nel tempo, per offrirti una solida via d'uscita. Non vedi che il mondo va a rotoli? Unisciti a noi, e sarai una delle 144mila persone che vivranno in pace dopo l'apocalisse finale.”

Minchia -esclamai- siete testimoni di Geova venuti dal futuro! (Di scatto, mi alzai dalla sedia) E siete arrivati da me alle quattro del mattino a rompermi i marroni!

Fu così che impugnai la forbice nascosta, e imbestialito li scaraventai fuori, tirandogli addosso così tante parolacce ed improperi che non è il caso di riferire .

Ritornai nel letto. Le falene erano sparite, ma non riuscii lo stesso a chiudere occhio. Un'ora dopo, con i primi raggi del sole che spuntavano dalla finestra socchiusa, mi trascinai per qualche metro fino al muro, sbattendovi la testa diverse volte, fino a svenire.

 

 

NDA: Ci crediate o meno, non è fantascienza, ma una storia vera (a parte la vicenda del divano in puro stile Luigi XIV: Luigi Marulla non è mai stato amico mio -il mobile se l'era fatto pagare).

 

 

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BigTony il 2017-11-09 11:42:08
Comico, surreale, quasi un pezzo da Theatre of the Absurd. Una bella rilettura, Claudio.

Claudio Di Trapani il 2017-11-09 12:17:25
E' una storia vera, purtroppo, anche se chiunque farebbe fatica a crederci. Ti ringrazio per aver apprezzato nuovamente il brano, Tony.
Un salutone. ;)

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Vecchio Mara il 2017-11-09 14:16:10
sì sì.... questo lo ricordo bene, rammento che sulla battuta dei testimoni di geova non riuscii a trattenermi dal ridere. E, aggiungo, come quei vecchi film che amo rivedere quando li ripropongono in TV (tipo: Amici miei, per intenderci) l'ho trovato sempre fresco e divertente. Ciao Claudio

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
90Peppe90 il 2017-11-10 12:39:26
Non ricordo se avevo già letto questo racconto; fatto sta che sin dalle prime battute degli "alieni" mi è venuto da pensare troppo a una coppia di testimoni di Geova (quindi, magari, l'avevo già letto), ahah. Il racconto è molto divertente e... triste, in parte. Piaciuto molto. Ciao, Claudio!

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