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VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti, con la straordinaria interpretazione di Elio Germano

"VIRGOLETTE" Saggistica Recensioni (libri, film e qualsiasi forma artistica)

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2020-08-26 17:44:04


 

                                                                                - le recensioni di Mauro Banfi il Moscone -
 
 
 
 

 
"Più conosco gli uomini e più amo gli animali".
Antonio Ligabue

Sabato scorso, dopo sette mesi di duro lockdown,  è stato riaperto dalle mie parti l'ancestrale rito del cinema e sono finalmente riuscito a vedere "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti, dedicato alla vita del pittore/artista Antonio Ligabue, interpretato da uno strepitoso Elio Germano. Finalmente ho potuto godere di due ore di pienezza di vita e di poesia (di quelle che solo il cinema può dare), con la straordinaria "trasfigurazione" di Elio Germano che si è "trasposto" potentemente nel Toni Laccabue/Ligabue; mentre il bravissimo Flavio Bucci dello sceneggiato di Nocita degli anni '70 era un grande attore che impersonava il Ligabue, senza però riuscire a trasfondersi totalmente in quella personalità unica e sciamanica della nostra arte pittorica.

 


E questa grande prova - un oscar è doveroso! - non è ascrivibile solo alle meraviglie della proestetica e al suo trucco e parrucco magico ma alle grandi doti recitative del Germano, che ha saputo imporre al suo corpo le movenze epilettiche e convulse del fisico rachitico, gozzuto e sofferente del grande Toni, coniugate a lampeggiamenti sciamanici nel suo sguardo di sacro folle.
Due ore di emozioni purissime! E forse la trama poteva essere più incisiva e arrivare anche alle tre ore (tutto il periodo della guerra è stato praticamente saltato), se pensiamo a tutto l'incandescente materiale biografico che risalta dalla pagine di libri come "Il genio infelice" di Carlo Vulpio o "Antonio Ligabue e il Mondo Piccolo" di Giuseppe Caleffi.


 
 


Mentre il Toni disegnava sulla sabbia della golena del Po un enorme falco disteso in volo - prepotente simbolo del riscatto della sua anima in virtù del genio artistico -, nel toccante, estatico, bellissimo finale del film, ripensavo con commozione alla visita in febbraio che avevo fatto alla Fondazione Museo, nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio, e alla Casa Museo di via giardino, 27 in Gualtieri, gestita dal preparatissimo e affabile Sig. Giuseppe Caleffi, che ha conosciuto il Toni da ragazzino ed è l'autore del libro summenzionato.
Ripensavo a quel bellissimo viaggio, alla visita e a tutto il clima di Gualtieri e della bassa reggiana e a quel grande umano socialismo solidale delle prime cooperative di lavoratori e alla sensibilità della civiltà contadina emiliana, che tanto ha aiutato il Toni a sopravvivere e a creare il suo riscatto artistico e personale.
Lo chiamavano "al matt", il matto, quel giovanotto rachitico arrivato dalla Svizzera, cresciuto tra incomunicabilità e violenza della famiglia e della società.
Abbandonato da padre e madre, discriminato perché italiano, emarginato e bullizzato perche isolato e sbeffeggiato da tutti.
Quando arriva in Italia non possiede nulla, sa esprimersi a malapena in tedesco, ed è costretto a vivere in una capanna sulla golena del fiume Po, sopportando fame, freddo e ogni sorta di privazione.


 
 
 
 

La vita del Toni, come il film di Giorgio Diritti, ci mostrano in modo schietto come l’individuo e la collettività si sono allontanati inesorabilmente con il trascorrere dei secoli, lungo cammini divergenti, e continuano ancora, in questa triste epoca di pandemia e accresciuta incomunicabilità tra le persone, ad allontanarsi.
Ciò che la collettività globale si attende dall’individuo, presuppone in lui, è sempre diverso da quello che egli scopre in se stesso come autentico, sorgivo. 
Nell'incomunicabilità mascherata da superficialità Social in cui viviamo, l’espressione dell’individuo non riecheggia, non rifulge più, è perduta l’armonia del mondo antico.

In quella golena Antonio Ligabue riesce però a trovare un canale di comunicazione con il cosmo circostante e comincia a imparare un linguaggio sciamanico che lo mette in connessione con la natura e i suoi animali e le sue creature: una pittura selvaggia, visionaria, psichedelica che permette alla sua disperazione e alla sua esistenza fatta di abbandoni e sradicamenti di trasmutarsi in espressione e opera artistica.


 


E inoltre, rispetto al suo sfortunato fratello sciamano Vincent Van Gogh, "suicidato" da una feroce quanto vile e meschina piccola borghesia accumulatrice ed egotica, il Toni troverà la solidarietà e l’affetto di molta brava gente della Bassa, che lo aiuterà a cambiare il suo destino di marginale assoluto.
Grazie all’aiuto dello scultore Renato Marino Mazzacurati e buona parte della cittadinanza, Ligabue potrà vivere una vita dignitosa e soprattutto dipingere, creare, scolpire e ancora dipingere senza sosta.
I suoi quadri arriveranno allora all’attenzione di Giorgio De Chirico e dell’alta società intellettuale romana.
In un mondo che stritola l’individuo, - ed è preciso il riferimento del regista al totalitarismo che tenta di annientare la persona Ligabue -  il Toni è stato capace di farci vedere l’individuo non piegato dal mondo. Questo risultato lo raggiunse in un’epoca del totalitarismo che si è compiaciuta - e il compiacimento oggi è anche più forte, nella nostra era di totalitarismo tecnico - di mostrare la vita spezzata, l’individuo fallito.
Lo sciamano Antonio Ligabue ci ha lasciato un’immagine diversa dell’uomo, ed è con questa che dobbiamo misurarci noi.
Elio Germano ha immortalato quest’immagine dell’artista piegato su se stesso, il busto avanti e un braccio proteso a terra per tracciare un ancestrale rito magico di vitalità e creatività. come se portasse sulle spalle il peso dell’universo intero; capace però di stendere le sue ali da falco e librarsi in alto, sulla golena del Po e sul Cosmo intero, alla ricerca di libertà e di amore.

 


Ligabue con la sua vita ci mostra che è possibile transitare dall'avvilente quotidiano di una società fallita e distruttiva all'altezza della vera forza creativa umana che infrange l'incomunicabilità.
Antonio Ligabue è il riscatto di tutti noi.
Tutti noi possiamo immaginare di più per le nostre esistenze, dopo aver assistito alla vita e all'opera di Antonio Ligabue e della trasposizione di Giorgio Diritti ed Elio Germano.

Volando sul dorso di quel falco in volo sono tornato alla Casa Museo di Giuseppe Caleffi, splendido sito della memoria e dell'anima che è situato in una delle case di Gualtieri, dove per qualche anno, visse e dipinse il pittore Antonio Ligabue.
In quel luogo si possono ripercorrere gli itinerari della vita umana e artistica del grande pittore attraverso alcuni oggetti che gli sono appartenuti, documenti, riproduzioni delle sue opere e alcuni quadri autentici. Nel museo è altresì possibile assistere alla proiezione di audiovisivi tuttora inediti e di quelli storici, nonchè dell'ultimo docufilm realizzato dal regista Ezio Aldoni sull’uomo Antonio Ligabue.
Ma sopratutto in quel luogo si può conversare con Giuseppe e ritrovare nei suoi ricordi la forza creativa di una persona non stritolata dal mondo e non consumata dalla cattiveria e dal bruto materialismo della società attuale.


 
 

Per visitare la Casa Museo gestita dal Sig.Giuseppe Caleffi:

http://www.museoligabue.it/Default.aspx

Il libro "Antonio Ligabue e il Mondo Piccolo" di Giuseppe Caleffi" lo trovate nelle migliori librerie digitali sui motori di ricerca:

https://www.ibs.it/antonio-ligabue-mondo-piccolo-libro-giuseppe-caleffi/e/9788899339753

 
 
 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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