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I topi

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-07-24 06:56:50


 

   Ero stato esattamente una settimana in ospedale, per un piccolo intervento chirurgico, e quando tornai a casa, cominciai ad uscire tutte le sere per una passeggiata. Era una mia decisione ma anche un consiglio che mi aveva dato il medico.

   Stavo bene adesso ma quell’ospedale mi aveva in qualche modo rivoluzionato la quotidianità. Lì non facevo nulla se non stare a letto  e trovare ogni volta un posticino dove nascondermi a fumare.

   Una sera uscii dopo cena.

   Il tempo era buono e il cielo era ancora abbastanza chiaro. Erano le nove e mezzo ed era luglio, un mese che aveva già sfogato il suo caldo e la sua afa nei primi quindici giorni.

   Passai davanti alla casa vicina e vidi che finalmente qualcuno ci era andato ad abitare. Forse è successo mentre ero in ospedale, pensai distratto. Non che me ne fregasse qualcosa, anzi, i vicini mi davano fastidio e mi mettevano ansia. Però vedere anche un po’ di gente mi divertiva.

   Feci un altro passo e sentii la porta aprirsi. Mi voltai sorpreso e vidi una ragazza correre verso di me con qualcosa in mano.

   <<Mi ha lasciato, capisci!>> urlava. <<E’ colpa tua!>>

   Non seppi come reagire, semmai ci fosse una reazione. Quella donna era pazza e lo stava dimostrando in pieno. Io naturalmente non c’entravo nulla e spalancai gli occhi, restando fermo sul marciapiede. Ebbi anche paura, devo dire la verità, e qualcosa mi si mise nel petto come un secondo cuore che batteva più forte.

   <<Credo che si stia sbagliando… Io non c’ero in questi giorni…>> dissi.

   Mi accorsi che la pazza aveva in mano una pistola e per istinto alzai le braccia. Lei mi raggiunse e si fermò, puntandomi contro la pistola. <<Adesso vieni con me>>, mormorò. <<Non fiatare o in cantina ci arrivi morto.>>

   Pensai a ciò che aveva detto. La cantina. Capii tutto. Non può fare questo, pensai, e invece mi sbagliavo.

   La seguii in casa poi lei mi diede un colpo alla testa e persi i sensi.

   Non ricordo quasi nulla di quei momenti, solo frastuoni che rimbombavano nelle mie orecchie. E mi sentivo agitato, come se qualcuno mi stesse sballottando da una parte all’altra.

   E c’erano sensazioni brutte. Avevo una paura orribile di quell’oscurità in cui ero piombato. Sentivo dei rumori ma non sapevo cosa stesse succedendo intorno a me. E facevo fatica a respirare. Quella maledetta sensazione del doppio cuore ancora era viva.

   Mi svegliai.

   Aprii gli occhi e la prima cosa che feci fu di richiuderli subito per colpa di una luce fortissima che pendeva dall’alto. Era una lampadina potente e mi ricordai della cantina. Mi doleva la testa ed ero confuso e spaventato.

   <<E’ successo veramente>>, dissi.

   Avevo incontrato una pazza, anzi, la pazza mi aveva trovato, ed ero finito lì. C’era una puzza di terra bagnata e di escrementi.

   Mi accorsi che avevo mani e piedi legati. Era normale. La mente di quella donna glielo aveva dettato, le aveva dettato tutto, oltre che la menzogna per cui io ero finito lì. Mi ucciderà, pensai. Mi agitai parecchio ma le corde erano molto strette.

   Qualcosa squittì alla mia sinistra e allo stesso tempo lessi un cartello sopra le scale che conducevano alla porta in alto. I TOPI TI MANGERANNO VIVO.

   <<Oh, mio Dio.>>

   Però qualcosa in me si accese, come un lumicino di speranza che mi spingeva a lottare. Sia ben chiaro, c’era poco da fare lì in quelle condizioni ma quel poco valeva la pena di essere sfruttato.    

   <<Ehi, topolino>>, dissi con voce tremante. <<Vieni qui. Mi dovresti fare un favore, se ti va? Io credo che ti va e non ti costa nulla.>>

   Un topo di grosse dimensioni si affacciò da sotto un tavolino vecchio. Sobbalzai e riconobbi che era un ratto preso chissà dove. Mi venne in mente la parola “malattia” e rabbrividii. La donna pazza era convinta che fossi io il colpevole delle sue disgrazie e aveva fatto di tutto per uccidermi. In quel caso aveva scelto di farmi mangiare vivo dai topi.

   Scossi la testa e vidi un altro topo sbucare dalle cianfrusaglie della cantina.

   <<Ehi, venite ad aiutarmi. Non vi costa niente mordere le corde.>>

   Il secondo topo venne verso di me e cominciò a rosicchiare la corda ai piedi, poi l’altro topo si arrampicò fino alle mie mani e si occupò dell’altra corda. Non potevo crederci e il cuore mi batteva forte per l’emozione.

   Mi liberai e mi alzai. Il mio gesto fu sottolineato dagli squittii di gioia dei topi che in qualche modo mi avevano aiutato. Era stata una specie di magia antica che aveva funzionato, e in ogni caso io avevo sempre parlato con gli animali.

   Li ringraziai e salii le scale per uscire da quella fogna. Arrivato alla porta, mi voltai e vidi che i topi mi fissavano come inteneriti.

   Allungai poi la mano verso la maniglia ma proprio in quel momento la donna entrò. La guardai negli occhi e il suo sguardo era insieme di sorpresa e di pazzia.

   La spinsi giù per le scale.

   Il rumore che fece fu come di un pallone pesante che scendeva giù ad alta velocità. Arrivò in fondo e rimase sdraiata lì, con la faccia a terra.

   Poi i topi andarono verso di lei.

   Credo che fecero tutto ciò per un solo motivo. Erano stati catturati e in qualche maniera messi in trappola in cantina, proprio come me, ed erano arrabbiati con la donna.

   Le saltarono sul viso e, l’ultima cosa che vidi prima di scappare, fu l’occhio della ragazza tirato fuori dall’orbita dal topo.  

   Scappai.

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L'AUTORE Jack Scanner

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