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Il gatto morto

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-07-05 05:27:09


   Jack aveva da poco trovato un lavoro.

   Aveva trentasette anni ma ne dimostrava di meno. Glielo avevano detto e poi non aveva una famiglia da mantenere come gli altri suoi colleghi. Tutto faceva pensare che aveva ventisette anni e qualche chilo in meno, non che fosse grasso, per carità.

   Il suo lavoro consisteva nel pulire le strade. E’ un lavoro onesto, aveva detto il primo giorno che si era presentato con quei pantaloni arancioni larghi. Era un lavoro come un altro e a lui piaceva perché molte volte doveva stare da solo. E da solo Jack stava bene.

   I pensieri in quelle occasioni andavano da soli e Jack sognava di sposarsi e di partire per un lungo viaggio. E poi lavorare da solo non gli metteva nessun tipo di ansia. Non ci sapeva tanto fare con la gente e non sapeva mai cosa dire quando si stava insieme. E quei momenti duravano all’infinito, così come il suo disagio.

   Una mattina si presentò alle cinque e mezzo alla sede. Faceva già un caldo afoso e terribile. L’aria era irrespirabile. La puzza di immondizia che usciva dai camion vuoti rendeva tutto ancora più disgustoso.

   <<Io ho la stessa zona di ieri?>> chiese Jack al capo.

   Bill scosse la testa. <<Vai con Mark oggi.>>

   Jack restò in silenzio. Sentì la paura e il disagio affiorargli sulla pelle come miele velenoso e viscido.

   Mark era un ciccione rasato a pelle con una testa piccola. Era noto per il suo carattere da stupido e rompiballe. Jack aveva imparato a conoscerlo anche se non lo aveva praticato.

   Salirono a bordo del furgoncino e si diressero in periferia, a ripulire un tratto della provinciale. Durante il viaggio, Mark fischiettò senza sosta. Jack stava pensando a come sopportare il ciccione, nel caso in cui avrebbe cominciato a dargli ordini. L’unica cosa da fare era quella di dargli ragione ma senza fargli tirare troppo la corda. Se ne poteva approfittare.

   Arrivarono e scesero e, dopo qualche minuto, Mark chiamò Jack con il solito fischio.

   <<Cosa c’è?>> domandò Jack con la scopa in mano.

   <<C’è un gatto morto lì sul pratino. Vai tu? Mia moglie è incinta e ho paura, sai, di attaccarle qualcosa.>>

   Tu sei un figlio di puttana, pensò Jack.

   Si diresse al pratino annuendo come uno scolaretto. Era l’ultimo arrivato e in qualche modo doveva fare quello che gli veniva chiesto. Senza farsi mettere i piedi in testa però.

   Si avvicinò e vide un gatto enorme. La puzza di decomposizione era forte e il tanfo, insieme con il caldo, non faceva respirare bene Jack. Si tirò su la maglietta e se la mise a copertura del naso e bocca. Andò un po’ meglio anche se subito si riscaldò così tanto da sudare. Si voltò e vide Mark fermò a guardarlo.

   <<Ok, così!>>

   Brutto figlio di puttana, pensò ancora Jack.

   Si avvicinò al gatto nero morto e vide che era ricoperto da vermi piccoli e sottili, sul beige. Si fece coraggio e provò a spostarlo con la scopa e la paletta. Non ci riuscì. Il gatto era come incollato sul terreno.

   Vedi di finirla subito questa faccenda, si disse.

   Jack aveva i guanti e prese il gatto per la coda. L’animale si scollò dall’erba facendo un rumore crespo e di strappo, e Jack vide che per terra c’erano migliaia di quei vermi.

   <<Sei in gamba, Jack!>> urlò Mark.

   Jack corse con il gatto gonfio verso il carrello con il bidone dell’immondizia e lo fece cadere dentro, poi si accorse di una cosa.

   Sul braccio destro aveva una sfilza di vermi. Gli avevano ricoperto tutto fino al gomito e Jack andò nel panico.

   <<Aiutami, Mark!>>

   <<Non posso!>>

   Jack si tolse i guanti e cominciò a far cadere i vermi per terra. La testa gli girava e aveva ancora nel naso la puzza di putrefazione. Si scrollò tutto e tornò a  respirare quasi normalmente.

   Guardò Mark senza dire una parola.

 

   Arrivò a casa alla solita ora e si spogliò subito. Jack ficcò tutta la divisa in lavatrice e quando rimase nudo, vide che aveva ancora dei vermi addosso. <<Che schifo>>, disse. Forse ne aveva appiccicati una decina o più e la maggior parte erano morti. Peggio, pensò. Aveva anche alcune bolle rosse e piccole e sicuramente quello schifo gli aveva procurato una reazione.

   Si fece subito la doccia e consumò metà flacone di bagnoschiuma.

   Alla fine si sentì meglio ma riuscì a vedere bene quei puntini rossi. Gli davano anche prurito e maledisse Mark. Quello che aveva detto era stata una scusa bella e buona. La gente come lui deve solo ficcarsi sotto terra, mormorò Jack nella sua mente. Era arrabbiato con il ciccione rasato. Gli aveva fatto prendere quella carcassa gonfia senza mettere una mano o dargli un consiglio. Non si faceva così tra colleghi, e non venisse più a dire che contagiava la moglie incinta. L’immondizia la raccoglieva anche lui e se doveva prendersi qualche infezione se la sarebbe presa.

   Jack ebbe sonno e decise di andare a riposarsi.

   Si svegliò di notte.

   L’aria era caldissima in casa. Jack non aveva aperto nemmeno una finestra da quando era tornato e il calore era come se si fosse accumulato.

   Poi c’era quella puzza di marcescenza.

   <<Credo che dovrò avviare la lavatrice>>, borbottò.

   Si sentiva strano e appesantito. Era stanco e aveva fatto anche una specie di sogno lucido di cui però non ricordava niente. Si guardò per caso le mani e le vide gonfie come mongolfiere. Jack sbarrò gli occhi e il terrore gli bloccò quasi il cuore in gola. Le braccia erano ugualmente gonfie e si vedevano tutte le vene diventate viola e fine.

   <<Ma che è successo.>>

   Aveva dolori forti alla pancia e si diresse in bagno.

   Jack si fermò sulla soglia del bagno. Sei sicuro di volerti specchiare? si chiese. No, non era sicuro. Capì che la puzza di cadavere veniva dal suo stesso corpo. Un corpo che stava andando in decomposizione. Si guardò i puntini rossi e scoprì che erano diventati neri. E si erano anche allargati.

   <<Sono tutto gonfio, e non mi sento tanto bene>>, disse con un filo di voce.

   E’ stato il gatto morto, Jack. Stai diventando come lui.

   Jack restò fermo. Gli occhi ancora sbarrati e la bocca aperta per respirare meglio.

   Cominciò ad avere forti dolori alla pancia e si accorse, chinando la testa, che si stava gonfiando ancora di più.

   <<Aiuto…>> disse, prima di esplodere.

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Rubrus il 2020-07-07 16:43:57
Efficace la dinamica, anzi, la dialettica dei rapporti tra i due personaggi. Confesso che mi ero immaginato che Jack contraesse qualche terribile malattia (o subisse una terribile, ma invisibile trasformazione) e, il giorno dopo, chiedesse di lavorare con Mark per rendergli la pariglia, ma tu hai deciso diversamente e va bene così. Ciao.

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