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SCUOTENDO I TERRIBILI E AMARI FRUTTI DELL'ALBERO VIRALE

"VIRGOLETTE" Saggistica Saggistica

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2020-05-21 20:15:01


un grazie particolare alla ricercatrice presso Silverlands Tanzania Limited Janet Sanders, sostenitrice del "Movimento Spillover", per la sagace condivisione e segnalazione di questa preziosa ed esaustiva intervista di Emmanuel Vaugham-Lee a David Quammen, autore di "Spillover", casa editrice Adelphi:

Link completo:
https://emergencemagazine.org/story/shaking-the-viral-tree/

David Quammen
David Quammen è uno scrittore scientifico, giornalista e autore di numerosi libri tra cui "Spillover: Animal Infections and the Next Human Pandemic", "EBOLA: The Natural and Human History of a Deadly Virus" e "The Tangled Tree: A Radical New History of Life."

Intervistatore
Emmanuel Vaughan-Lee
Emmanuel Vaughan-Lee è un regista e compositore nominato agli Emmy. I suoi film premiati sono stati presentati su PBS, National Geographic, New York Times, New Yorker e Atlantic, esposti allo Smithsonian e proiettati in festival in tutto il mondo. È l'editore esecutivo di Emergence Magazine.

Legenda E V-L: Emmanuel Vaughan-Lee

Trascrizione e traduzione di Mauro Banfi

 
 - i tredici gorilla uccisi da Ebola. diventati il simbolo di "Spillover" di David Quammen -
 

In questa intervista, lo scrittore scientifico David Quammen, autore di "Spillover: le zoonosi e l'evoluzione delle pandemie", parla delle cause alla base dell'attuale pandemia di Covid-19 ed esplora i modi con cui i virus sono incorporati negli stessi sistemi di ecologia e biologia evolutiva che noi siamo. Mentre sconvolgiamo gli ecosistemi selvaggi e liberiamo questi virus, la terribile esperienza con il COVID-19 ci offre l'opportunità di reinventare la nostra relazione con il mondo naturale.
Mentre i populisti continuano a sproloquiare di laboratori fantasma e armi per la guerra batteriologica, leggiamo e studiamo che cosa dice questa seria e attendibile ricerca scientifica, quasi dieci anni prima della catastrofe che si è abbattuta sul nostro mondo iperconsumista.
In questo momento stiamo sguazzando nel pantano degli effetti, ma pochi come David Quammen sanno farci vedere la luce delle cause: sconvolgimento ambientale abbinato alla rete di trasporti globali produce la pandemia, e se non fermiamo le cause il coronavirus sarà solo la prima ad abbattersi sulle nostre nazioni.

Buona lettura
Trascrizione e traduzione in lingua italiana: Mauro Banfi


E V-L: David, grazie mille per esserti unito a noi questa mattina. Il coronavirus è ciò che è noto come un virus zoonotico. Potresti iniziare spiegando che cos'è un virus zoonotico e come ha finito per infettare l'uomo in un mercato delle carni umide a Wuhan, in Cina?
DQ: Bene, una zoonosi è un'infezione animale che è trasmissibile all'uomo. Può essere un virus o un batterio o qualsiasi altro tipo di agente infettivo, ma un virus zoonotico è un morbo che esce da un animale non umano e in qualche modo passa nell'uomo. Se prende piede e si può replicare senza freni e può causare malattie trasmettendosi alle popolazioni umane, allora la chiamiamo malattia zoonotica. Il sessanta-settanta percento delle nostre malattie infettive rientrano in quella categoria, alcune delle vecchie epidemie e alcune nuove pestilenze come questa.Come succede? Bene, tutti gli animali, compresi gli animali selvatici, portano nei loro organismi, in alcuni casi, virus unici, una grande varietà di virus. Non abbiamo idea di quanti virus ci siano. Animali, piante, funghi, molte creature cellulari a livello microbiologico, portano virus. I virus non sono cellulari.
Sono solo piccole capsule contenenti informazioni genetiche che possono replicarsi nelle cellule di altre creature.Quando un virus passa da un animale non umano a un essere umano, chiamiamo quel momento "spillover" (salto della specie). Da qui il titolo del mio libro.L'animale da cui proviene, in cui il virus vive in modo poco appariscente, lo chiamiamo l'ospite - serbatoio o l'ospite - naturale. Di solito lo chiamo l'ospite - serbatoio. Quindi hai un ospite - serbatoio in Cina, probabilmente un pipistrello ferro di cavallo che è stato mangiato. Sta trasportando un coronavirus che è mai stato visto prima negli umani.
Quel pipistrello è stato catturato, probabilmente, vivo e messo in una gabbia e portato in un mercato delle carni nella città di Wuhan, in Cina. Penso che ora sappiamo che era il mercato dei frutti di mare all'ingrosso di Huanan, ma vendeva molto più dei frutti di mare. Sono stato in alcuni di questi mercati e ho visto che vendono animali selvatici. Vendono animali domestici. Vendono frutti di mare. Ci sono animali vivi nelle gabbie, a volte accatastati l'uno sull'altro, tutti i tipi di uccelli selvatici e pollame domestico. Ci sono rettili, tartarughe, a volte serpenti, pipistrelli, pangolini, zibetti, maiali, il tutto in una grande promiscuità senza controlli e igiene.
Ciò che sembra essere accaduto a Wuhan - non lo sappiamo con certezza - ciò che sembra essere successo è che un virus proveniente da un pipistrello a ferro di cavallo si è trasmesso su un altro tipo di animale, è stato amplificato dall'organismo di quell'animale, e poi quello l'animale è stato venduto, è stato macellato, in qualche modo ha infettato forse poche decine di persone, e quelle persone sono diventate i principali casi di contagio. E poi, dopo loro, ha trovato la capacità di muoversi e di diffondersi da un essere umano all'altro e di diffondersi nella comunità di Wuhan.Tutto questo stava succedendo nel dicembre dello scorso anno, alla vigilia di Capodanno le campane di allarme hanno suonato all'OMS, al CDC (Centers for Disease Control and Prevention (in Inglese: Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, in acronimo CDC), sono un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America.) e altrove da parte di alcuni amici che conosco nel mondo scientifico, e l'allarme era che c'era una nuova malattia, una malattia infettiva, diffusa a Wuhan, in Cina, sospettata di essere un virus. Il virus non era ancora noto. L'origine non era ancora nota, ma poteva essere l'inizio in una pandemia. Era la notte di San Silvestro e l'abbiamo visto diffondersi da lì.
E V-L: Per quanto ho capito, il virus è stato effettivamente rilevato in una grotta nello Yunnan, a mille miglia da Wuhan, nel 2017, e tu ne hai scritto. Se è stato rilevato nel 2017, perché non è stato fatto qualcosa al riguardo?
DQ: Bene, perché vengono rilevati molti virus in altre creature appartenenenti alla biodiversità. Alcuni sembrano pericolosi. Alcuni sembrano innocui. Ci sono scienziati che si occupano di capirne le differenze. Non ce ne sono molti; non ce ne sono mai abbastanza. Non ci sono fondi sufficienti per farlo tanto quanto sarebbe giusto farlo per la salvaguardia dell'umanità. Di recente ho parlato con uno scienziato che sta organizzando un'iniziativa globale chiamata Global Virome Project per provare a fare di più.
Ma quando gli scienziati individuano un nuovo virus e c'è motivo di sospettare che possa essere pericoloso, allora lo pubblicano e avvisano le persone. E quello è successo.
Penso che il virus sia stato rilevato forse nel 2015.
Nel 2017, gli scienziati pubblicano un documento in cui si dice, ecco un nuovo coronavirus.
Lo abbiamo trovato in pipistrelli a ferro di cavallo in una grotta nello Yunnan. Potrebbe essere pericoloso.
Non è identico al coronavirus SARS originale del 2003. È diverso da quello, ma ha caratteristiche, a giudicare dal suo genoma e a giudicare dal fatto che è un coronavirus: potrebbe essere pericoloso.Quindi gli scienziati hanno fatto il loro lavoro. Hanno pubblicato quel documento. Che cosa succede allora? Bene, praticamente non è accaduto nulla, allora. Che cosa avrebbe dovuto succedere? Bene, avrebbe dovuto eserci un sistema di protezione sanitaria globale per rispondere a quella minaccia sanitaria.
Avrebbero dovuto essere chiusi immediatamente i mercati delle carni umide e degli animali selvatici in Cina. Avrebbe dovuto esserci preparazione politica in tutti i governi del globo.
Avrebbe dovuto esserci la disponibilità a prendere il genoma di quel virus e trasformarlo rapidamente in kit di test, prodotti in massa, disponibili in tutto il mondo.
Questo è tutto roba costosa per qualcosa che sta per accadere e che non è ancora successa e dato che è costosa e potrebbe non accadere, i nostri politici, i capi di partito, i legislatori sono riluttanti a pagare per qualcosa che non è ancora certo.
E V-L: Bene, e una volta che un virus lascia il suo ospite - serbatoio di riserva, per quanto posso capire, può mutare e mutare rapidamente. Potresti parlarne un po '?
DQ: Giusto. E questo è particolarmente vero per i coronavirus e molti altri gruppi di virus. Alcuni virus si evolvono molto più rapidamente di altri. Alcune persone non lo sanno nemmeno: un virus, è vivo o no? Bene, questa è una discussione filosofica e semantica, ma come si evolve un virus in natura? Sì, si replica.
Trasporta DNA o RNA e si replica usando lo stesso codice genetico utilizzato dal resto del mondo naturale. Quindi, in questo senso, è strettamente connesso alla vita, anche se non è vivo. I virus si evolvono, ma alcuni si evolvono molto più rapidamente di altri, e la ragione di ciò sono le differenze nei loro genomi.Alcuni virus portano un genoma composto dalla molecola di DNA a doppia elica che tutti conoscono, che si replica in modo piuttosto accurato e stabile. E quando commette un errore con le lettere del codice genetico durante la replica di se stesso, esiste un meccanismo di correzione di bozze che può correggere se stesso. Quindi il DNA a doppio filamento, i virus a doppia elica tendono a non evolversi molto rapidamente.Esistono diversi altri tipi, uno dei quali è un virus RNA a singolo filamento. L'RNA è un'altra molecola genetica, strettamente correlata al DNA, ma un pò diversa. E una sola parte di esso, quando si replica, tende a fare molti errori e quegli errori non vengono corretti. Così come si replica un virus, sta producendo copie imperfette di se stesso. Produce una popolazione di discendenti varianti che differiscono l'una dall'altra. Quindi hai una popolazione di singole particelle di virus varianti all'interno di un ospite - serbatoi e sono in competizione l'una con l'altra per le risorse, per l'opportunità di replicarsi ulteriormente.
Che cosa succede hai quando hai una popolazione di individui varianti in competizione tra loro con un successo differenziale di riproduzione? Questo fatto si chiama evoluzione per selezione naturale - Charles Darwin -. E questo è ciò che porta ad un rapido adattamento dei coronavirus, perché sono virus RNA a singolo filamento.
EVL: I virus zoonotici possono spesso vivere all'interno dei loro ospiti animali senza causare alcun danno, ma è quando si riversano in un ospite amplificatore, un ospite amplificatore animale e / o umano, che si manifestano come malattie. Perchè succede questo?
DQ: Bene, è perché il virus ha una nuova opportunità in un nuovo ambiente, e se è fortunato, e se è adattabile, scopre che può replicarsi abbondantemente in quel nuovo ambiente, in quel nuovo ospite - serbatoio, e se si evolve ulteriormente si può persino trasmettere da un individuo di quel nuovo serbatoio a un altro.Forse il vecchio ospite ha un sistema immunitario che si è adattato a quel virus con l'andare del tempo e così quel virus si è adattato al sistema immunitario, in modo che nel vecchio ospite, l'ospite del serbatoio, vive cronicamente a bassi livelli di replicazione, ma per lunghi periodi di tempo. Questo è un tipo di strategia genetica, non una strategia consapevole, ma è una strategia e funziona. Il virus si mantiene nella popolazione ospite del serbatoio per lunghi periodi di tempo.
Poi, improvvisamente, ottiene un nuovo tipo di opportunità, un nuovo tipo di ospite - serbatoio e scopre che può replicarsi abbondantemente in questo nuovo ospite e, ehi, guarda, con qualche altro adattamento, qualche altra mutazione, un po ' selezione più naturale, può saltare da questo nuovo ospite - serbatoio diciamo dal paziente uno, dentro al paziente due, tre e quattro.
Se lo fa, sta cogliendo un'opportunità. Non ha scopo.
Ha solo la capacità di cogliere le opportunità. Se il nuovo ospite è l'Homo sapiens, se siamo noi umani, allora quel virus ha colto un'enorme opportunità per un grande successo evolutivo perché può replicarsi rapidamente, diffondersi da individuo a individuo, volare sugli aeroplani, girare tutto il pianeta in ventiquattro ore , infettare più persone possibili e diventare forse il virus di maggior successo e abbondante nel globo. Ed è quello che succede con le pandemie.Questo è ciò che accade con l'influenza pandemica. Questo è ciò che sembra accadere con questo Covid-19, ed è quello che è successo con il virus primario che causa la pandemia di AIDS, un virus chiamato HIV-1 gruppo M, che deriva da un singolo salto di specie proveniente da uno scimpanzé in un essere umano, avvenuto nell'angolo sud-orientale del Camerun nel 1908.
Tutto questo è noto da tempo in microbiologia e sto riassumendo una gran mole di lavoro scientifico.
Quel virus, che ha infettato un essere umano provenendo da uno scimpanzé, ora si è diffuso in tutto il mondo e ha ucciso trentatré milioni di persone, provocando la malattia di altre trentaquattro milioni di persone e infettandone in modo asintomatico altrettanti milioni. È un virus di grande successo.
 
 
 
 
 
 
 
- I bruchi della tenda citati dall'analogia di David Quammen -
 

E V-L: David, hai parlato di come gli esseri umani, in quanto specie relativamente giovane sono più sensibili all'aggressione del virus. Puoi parlarci un po 'di questo?
DQ: E'vero, siamo più sensibili perché questi virus sono nuovi per noi. Come ho detto nel libro, tutto origina da qualche parte. I nostri virus che causano le nostre malattie infettive generalmente provengono da animali relativamente giovani nella scala evolutiva, perché siamo una specie relativamente giovane. Ci sono alcuni virus che sono stati nell'uomo per così tanto tempo che si sono evoluti lontano dalle loro origini, e ora sono distinti da qualsiasi virus animale da cui originariamente discendono.
Il vaiolo è un esempio e la polio è un altro esempio. E non è un caso che queste siano solo due delle pochissime e gravi malattie infettive che siamo stati in grado di sradicare o quasi sradicare dall'uomo. Abbiamo sradicato il vaiolo dagli umani. Non ci sono casi attuali di vaiolo sul pianeta. Non sta circolando. Il virus del vaiolo esiste solo in alcuni laboratori.
L'ultima volta ho sentito che abbiamo quasi sradicato la polio dalla popolazione umana, ma ci sono alcuni posti, come l'Afghanistan, penso che forse la Nigeria, dove ci sono difficili situazioni politiche e militari, dove ci sono ancora piccole fiammate di poliomielite e non è stato ancora sradicato, ma quasi. Perché possiamo farlo? Bene, perché non esiste più un ospite animale per la poliomielite o per il vaiolo. Questi sono virus puramente umani adesso.
E V-L: In Spillover scrivi di come le malattie zoonotiche esistono all'interno della natura e fanno parte di un ecosistema più ampio rispetto ai loro ospiti. Puoi parlarci del perché questo è così importante?
DQ: Intendi i modi con cui la distruzione umana e lo sconvolgimento antropoide degli ecosistemi ci mette in contatto con questi virus?
E V-L: Sì, sembra che sia quello di cui stavi parlando come una delle principali cause con cui abbiamo a che fare.
DQ: Assolutamente, quindi la diffusione di queste malattie nell'uomo e la diffusione in pandemie, è essenzialmente un processo ecologico ed evolutivo. Questo è in realtà uno dei motivi per cui ho scritto Spillover. È il mio solito pensiero dominante, l'ecologia e la biologia evolutiva.
Mi sono interessato alle malattie infettive, ai virus emergenti come l'Ebola, e poi ho scoperto, ecco, si tratta di ecologia e biologia evolutiva. Dal punto di vista ecologico, ci sono molte, molte specie diverse di animali, piante, batteri, funghi e altre creature che vivono nei nostri diversi ecosistemi. Ognuno di questi porta virus. Ognuno di questi può portare i propri virus unici. Gli scienziati stanno solo cercando di scoprire quanti virus ci sono.
Quando noi umani entriamo in contatto con quegli animali, piante e altre creature, ci esponiamo a quei virus, in particolare quando entriamo in contatto in modo dirompente, quando entriamo in quei diversi ecosistemi, quelle foreste tropicali e quelle savane dove c'è grande diversità e iniziamo a uccidere gli animali per la carne. Iniziamo a tagliare alberi per il legname. Costruiamo campi di legname. Costruiamo campi minerari. Cacciamo ulteriormente gli animali selvatici per dare da mangiare ai lavoratori nei campi di legname e nei campi di miniera. Oppure catturiamo gli animali selvatici e li spediamo vivi, o morti, con la velocità dei trasporti globali, per essere consumati da altre persone altrove.
Facendo tutto ciò, sconvolgiamo quegli ecosistemi selvaggi. Essenzialmente, questa è una sorta di metafora, liberiamo quei virus dai loro ospiti naturali e offriamo loro l'opportunità di cogliere nuovi ospiti serbatioi ovunque nel Globo. Ed eccoci qui: l'umanità intera a disposizione. In alcuni casi, quindi, quei virus colgono una nuova situazione ecologica, un nuovo ambiente, vale a dire un corpo umano, e poi arriva l'evoluzione. Se hanno un'elevata capacità intrinseca di evoluzione, allora hanno maggiori probabilità di adattarsi a noi e diventare le nostre malattie e talvolta le nostre epidemie e pandemie.
E V-L: Penso che tu abbia detto che un virus è interconnesso con altri organismi nella fitta rete intrecciata degli ecosistemi. Questo mi ha davvero colpito, perché ci costringe a pensare a un virus non solo contenuto in una creatura, diciamo il pipistrello, che sembra essere l'agente trasmettitore nel caso del coronavirus, ma in relazione a una rete di vita molto più ampia ed estesa.
DQ: Giusto, si. Voglio dire, sono creature ecologiche con nicchie e con la loro autonoma capacità di evolversi, e generalmente hanno i loro ambienti naturali, ma tutte quelle creature sono collegate tra loro in intricate trame di interazione. Anche noi umani facciamo parte di quegli ecosistemi. Voglio dire, almeno anticamente lo siamo stati. Non sto dicendo che questi ecosistemi selvaggi siano stati terre selvagge, nel senso in cui pensavamo, per via dell'assenza di umani.
Tutti questi luoghi, o quasi tutti hanno avuto anche popolazioni umane, ma vivono con un impatto molto basso, a densità di popolazione molto basse, vivono, in una certa misura, in armonia con il resto dell'ecosistema, vivendo al di fuori di esso, raccogliendo animali e piante per il cibo o per la medicina, ma che non causano grandi perturbazioni e vivono in piccoli gruppi di persone che non sono strettamente interconnesse con grandi gruppi di persone altrove.
Quindi ciò che è cambiato nel mondo moderno è che siamo tanti ma tanti di più come numero, più interconnessi, che causano più distruzione. Tutto è stato ingrandito. Ora siamo l'animale più dominante del pianeta, arrogando a noi stessi un'enorme consumo in proporzione di tutte le risorse, tutta l'energia, tutte le proteine ​​e rendendoci importanti e forti, ma anche rendendoci un bersaglio enorme per queste creature che hanno bisogno di habitat, che hanno bisogno di ambienti, che hanno bisogno di nicchie ecologiche in cui continuare a vivere.
E V-L: I virus zoonotici sono in circolazione da molto tempo, come hai detto, ma negli ultimi cinquant'anni ne abbiamo visto emergere molti, e molti in breve tempo. Hai detto che siamo sempre esistiti negli spazi naturali, ma non con il livello di sconvolgimento ambientale che stiamo infliggendo al pianeta in questo momento, e quindi questa comparsa di così tanti virus è direttamente in corrispondenza con l'aumento della distruzione indiscriminata in molti ambienti a tutti i livelli.
DQ: Bene, e come dico nel mio libro, c'è ormai una storia precisa quanto tragica di queste nuove emergenze di virus che provengono da animali che infettano l'uomo. Mapucho in Bolivia 1962, originando dai roditori. Marburg nel 1967 in scimmie che furono spedite dall'Uganda a Marburg, in Germania, per l'uso in laboratori medici. L'ebola emerge per la prima volta di cui siamo a conoscenza nel 1976. AIDS, HIV, ottenendo il riconoscimento per la prima volta nel 1981.
Si prosegue. Alla fine degli anni '80, c'era qualcosa. All'inizio degli anni '90, nel 1992, ci siamo resi conto dell'hantavirus proveniente dai roditori nel sud-ovest, l'area dei Four Corners negli Stati Uniti. L'influenza aviaria è emersa a Hong Kong nel 1997. Nel 1998, era il virus Nipah in Malesia, che usciva dai pipistrelli, entrava nei maiali e poi entrava nelle persone, uccidendole.
Ancora e ancora. SARS, 2003, che proviene da un pipistrello. MERS, 2012, un altro coronavirus nella penisola arabica, che origina dai pipistrelli, entra nei cammelli, passa dai cammelli agli umani. Virus Zika, un altro nuovo nel 2014.
E così via, e ora eccoci con COVID-19 nel 2020.
E V-L: Una cosa che mi ha davvero colpito quando stavo leggendo Spillover è come parli del fatto che questi virus sono davvero parte di un modello più ampio che riflettono quello che stiamo facendo e che produce dirette conseguenze sulle nostre esistenze. Sembra però che, nelle ultime settimane, nonostante il continuo bombardamento globale di notizie sul coronavirus , non ci sia stata necessariamente una discussione che cerca di approfondire una qualsiasi di queste cause principali che stai descrivendo, La discussione in generale suggerisce che noi siamo delle povere vittime, invece di svolgere una profonda e grintosa ricerca delle cause del disastro.
DQ: Bene, per ora non c'è stata abbastanza discussione sulle cause del problema. Le persone sono terrorizzate. Le persone hanno paura. Le persone sono arrabbiate l'una con l'altra. Alcune persone sono arrabbiate con i cinesi. Altre persone sono arrabbiate con i servizi sanitari pubblici. Siamo tutti arrabbiati con Donald Trump.
Non c'è abbastanza tempo. Non c'è abbastanza larghezza di banda nella fibra internet o aria nella stanza per discutere delle cause alla radice. Con l'ospitalità di persone come te, Emmanuel, ne sto parlando con chiunque posso. Il fatto che queste cose facciano parte di un modello, l'ho appena descritto e che, sì, dobbiamo appiattire in tutti i modi questa curva. Dobbiamo affrontare questa pandemia. Dobbiamo prendere le misure di sanità pubblica che porteranno questa pandemia sotto controllo. E questo è ancora lontano.
Abbiamo bisogno di risorse. Abbiamo bisogno di soldi. Abbiamo bisogno della volontà di fare tutto ciò che è necessario. E spero che lo faremo. Penso che alla fine avremo sotto controllo questo morbo letale e che spegneremo questo fuoco. Ma come ho detto prima, quando arriveremo a controllare questa pandemia, quando spegneremo il fuoco, dovremo festeggiare per soli cinque minuti, e quindi dovremmo iniziare a pensare e pianificare le prossime misure di protezione sanitaria per la gente, perché ci sarà una pandemia successiva e dovremo essere pronti, perchè potrebbe essere più letale ancora.
E V-L: Il tuo editoriale sul Times a gennaio - quando questo era per lo più limitato alla Cina e ad alcuni altri paesi, o almeno sembrava essere - parlava di questo, della risposta a breve termine e quindi della sfida mortale a lungo termine. In quel pezzo, hai delineato un elenco di tutte le sfide a lungo termine che stiamo affrontando che, in un certo senso, erano molte delle principali questioni ecologiche del nostro tempo, nonché questioni legate alla povertà e alla disuguaglianza.
Quindi, per quanto questo virus possa risvegliare le persone alla nostra interconnessione e vulnerabilità, sembra che sia una sfida monumentale a cui ci stiamo preparando per affrontare una potenziale prossima pandemia che potrebbe sorgere tra qualche anno.
DQ: Sì, è una sfida monumentale, e ci sono aspetti sul lato scientifico e della salute pubblica che ho elencato in Spillover che si possono elencare:
- nuove scoperte virali in modo da sapere cosa c'è di nuovo là fuori e come potrebbero infettarci;
- migliore diagnostica in modo possiamo produrre kit di test molto rapidamente;
- migliori condizioni materiali alla salute pubblica, più risorse, più capacità di accesso e di reparti di rianimazione per i nostri ospedali;
- piani coerenti e collaborativi a livello internazionale per valutare fino a che punto si desidera ridurre i viaggi aerei e in che misura si desidera continuare a far fluire le competenze tra un paese e l'altro. Tutto questo tanto per cominciare.
Ma anche al di là di questi interventi - che sono molto costosi - tutto ciò è essenzialmente una reazione di difesa, e ci deve essere anche un'azione attiva preventica. E questo è ancora più difficile perché implica essenzialmente reinventare, ripensare e ripensare la nostra relazione con il mondo naturale, a livello sociologico e politico ed economico,
Tutte le cose che facciamo che causano lo sconvolgimento ambientale, che mettono in circolazione questi virus, che danno loro l'opportunità di entrare in noi, tutto il consumo sregolato e folle che infliggiam alle risorse di tutto il mondo. Non sono solo i cinesi che vogliono mangiare pipistrelli o pangolini. Non possiamo semplicemente demonizzarli.
Ci sono responsabilità di chiunque di noi, a livello globale. Chiunque abbia un telefono cellulare o un laptop è un cliente per minerali come il coltan, che è essenziale per produrre condensatori al tantalio in computer e telefoni cellulari. Da dove viene il coltan? Una delle principali fonti si trova nell'angolo sud-orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove ci sono campi minerari che trascinano il coltan fuori dalla terra, i lavoratori che lavorano lì adiacenti alle ricche foreste tropicali che contengono gorilla di pianura orientale e tutti i tipi di specie di pipistrelli e altre creature.
Cosa mangiano quelle persone che lavorano nelle miniere di coltan? Bene, probabilmente stanno mangiando carne di animali selvatici. Quindi, se acquistiamo un telefono cellulare, acquistiamo coltan e quindi stiamo partecipando alla rete della distruzione. Stiamo attirando virus verso di noi, forse non così ovviamente e direttamente come i consumatori di pipistrelli in Cina, ma nondimeno ne facciamo parte. Facciamo parte di questa intricata rete di responsabilità e quindi dobbiamo pensare a tutte le nostre scelte dei consumatori, a tutte le scelte che facciamo: cosa compriamo, cosa mangiamo, quanto viaggiamo, quanti bambini mettiamo al mondo, ogni scelta è responsabilità.
Dobbiamo riflettere profondamente su questi problemi, non solo per ottenere il controllo sui cambiamenti climatici, che è l'altro enorme problema che incombe da decenni sull'umanità, ma anche per affrontare questo problema delle malattie zoonotiche e per armonizzare questi gravi problemi ai nostri modelli di dominio e consumo.
E V-L: E allora potremmo concludere che, sì, questo virus letale si è originato dal consumo della carne infetta di un pipistrello ed è stato poi portato per il pianeta dalla connessione dei trasporti globali. Ma anche se ciò non si fosse verificato, se questa malattia fosse stata scoperta in una grotta anni prima, avrebbe trovato un altro modo per uscire.
DQ: Avrebbe potuto trovare un altro modo per uscire, sì. Non sono stato in quella particolare grottaa cui fai riferimenti.
Il mio amico, Peter Daszak, che è presidente di EcoHealth Alliance a New York, una delle organizzazioni importanti che lavorano su questo, è coautore di quel documento nel 2017. Potrebbe essere andato in quella grotta, o alcuni dei suoi colleghi di l'Istituto di Virologia di Wuhan è chiaramente andato in quella grotta per fare ricerche, per esplorare la biologia dei pipistrelli, per scoprire cosa c'era lì.
L'umanità, in genere, è destinata ad avvicinarsi sempre più a quella caverna. La popolazione cinese non cresce più molto rapidamente ma è enorme e consuma risorse. La nostra popolazione negli Stati Uniti non sta più crescendo rapidamente ma il nostro consumo continua a crescere. E la popolazione globale continua a crescere. Quindi anche una popolazione di pipistrelli in una grotta nello Yunnan — è solo questione di tempo prima che arriviamo a bussare alla loro porta, volendo mangiarli per nutrirci.
E V-L: Nel libro parli molto della crescita della popolazione e che questo è uno dei grandi fattori che spingono tutto questo a un ritmo così rapido.
DQ: Sì. Voglio dire che è un grosso problema come un gorilla da 800 libbre nella stanza, quello della crescita della popolazione. Non è solo una questione di crescita della popolazione. Non si tratta certo di demonizzare alcuni genitori in Mozambico o Angola che hanno otto figli. Le persone tendono a farlo. "Oh, sai, ci sono persone in Africa che hanno ancora otto figli." Ma quegli otto bambini che potrebbero vivere in un villaggio del Mozambico, forse solo cinque di loro sopravviveranno fino all'età adulta e quei cinque consumeranno meno delle risorse della terra durante la loro vita, probabilmente di gran lunga meno di un singolo ragazzino americano che cresce fino all'età adulta e consuma molto di più.
Quindi non è solo un problema di sovrappopolazione. L'impatto degli esseri umani è la popolazione moltiplicata per il consumo delle risorse prodotte da quell'impatto, e quindi tutti siamo coinvolti e facciamo parte di quella catena di responsabilità.
E V-L: C'è un'osservazione verso la fine del tuo libro che mi ha davvero colpito. Parli del fatto che la crescita della popolazione umana è essa stessa un focolaio e che tutti i focolai prima o poi finiscono.
DQ: Sì, è allora vado con l'analogia delle popolazioni di alcuni tipi di insetti forestali che esplodono in un'enorme abbondanza, veri picchi di popolazione. In questo senso, la parola epidemia non è un termine di malattia, ma è un termine che gli ecologi usano per descrivere una di queste improvvise, enormi esplosioni di popolazione di un insetto, di solito un lepidottero della foresta, una falena, ad esempio i bruchi della tenda. I bruchi delle tende sono la forma larvale di un particolare tipo di falena e vivono in foreste, comprese le foreste qui intorno a me, a Bozeman, nel Montana, e sono invisibili per anni. Sono lì in un'abbondanza di popolazione in apparenza molto bassa.
Ma poi all'improvviso ci sono una o due buone annate con condizioni favorevoli.
La temperatura è giusta, l'umidità è giusta, l'inverno non è troppo rigido e depongono forse 200 uova. Una femmina depone 200 uova. Forse ha due covate in una stagione. Forse la maggior parte di quelli sopravvive, così all'improvviso c'è un enorme scoppio di popolazione di bruchi di tenda, e vedi questi grovigli di seta ovunque sugli alberi e i bruchi a migliaia che divorano e defogliano gli alberi. Gli alberi sembrano essere in pieno inverno. Questi sono per lo più alberi di latifoglie e le foglie sono sparite. Puoi sentire lo scricchiolio, lo scricchiolio, lo scricchiolio della masticazione e dei bruchi che fanno la cacca, facendo piovere la loro cacca sulla tua città e togliendo il fogliame dai tuoi alberi. La gente dice: "Prendiamo un po 'di insetticida, fermiamo questo e avveleniamolo prima che uccidano tutti i nostri alberi".
Gli scienziati che studiano da decenni questi animali, gli entomologi che studiano focolai di insetti forestali come questo, dicono: "Ascolta, non preoccuparti. Rilassati, perché questa popolazione crollerà, se non quest'anno, l'anno prossimo, perché succede sempre ”. E hanno ragione. Le popolazioni collassano e scompaiono quasi magicamente. Ma cosa causa l'incidente? Ora sappiamo che sono epidemie virali.
Trasportano i loro tipi di virus a bassi livelli endemici, ma quando la loro popolazione esplode e vivono a densità così elevate, passano il virus l'uno dall'altro e il virus li uccide e li esplode e infetta un altro bruco, e abbastanza presto l'intera popolazione si è schiantata e scompaiono.
Ho incontrato uno scienziato che studia questo, un ragazzo meraviglioso di nome Greg Dwyer presso l'Università di Chicago, e gli ho chiesto: "Prima di tutto, l'umanità è soggetta a pandemie?"
E mi disse: "Oh sì, lo siamo." E altri noti ecologi sono d'accordo.
Non ci moltiplichiamo tanto velocemente quanto i bruchi da tenda, ma cento anni fa c'erano solo circa due miliardi di esseri umani sulla Terra, ora ce ne sono quasi otto miliardi, quindi in cento anni abbiamo quadruplicato la nostra popolazione. È un'esplosione. Questo è un focolaio. E stiamo consumando così tanto in termini di risorse. La nostra popolazione è ancora in aumento. Quindi, "Sì", ha detto. "Siamo una popolazione potenzialmente pandemica".
Dissi: “Va bene, domanda numero due. Ciò significa che è inevitabile che il nostro destino è l'apocalisse? Una piaga virale eliminerà il novanta o il novantanove per cento di noi dal pianeta proprio come accade con i bruchi da tenda? ”
Ci pensò molto attentamente, e guardò i suoi modelli matematici. E poi mi ha detto: "No, non credo sia inevitabile".
Perché? Perché abbiamo qualcosa chiamato eterogeneità di comportamento, e questo è un parametro molto importante nei suoi modelli. Se la popolazione di insetti ha una sorta di eterogeneità di comportamento, una certa flessibilità, una certa capacità di rispondere in modo diverso a condizioni diverse, per evitare pericoli, allora la popolazione, secondo i suoi modelli, non collassa. Si assottiglia gradualmente man mano che meno di loro si ammalano e muoiono mentre si replicano, ma non così in fretta, e in un certo senso muoiono al livello in cui vivevano prima, essenzialmente, in armonia con la foresta.
Ha detto: "Poiché noi umani abbiamo l'eterogeneità di comportamento, non credo che andremo verso la fine del mondo. Penso che abbiamo l'opportunità di una risposta ben ponderato alla minaccia della pandemia.
L'eterogeneità del comportamento nell'uomo, ovviamente, significa che possiamo pensare, possiamo rispondere in modo diverso, possiamo creare soluzioni scientifiche, vaccini e terapie. Possiamo adattare il nostro comportamento. Possiamo consumare meno. Siamo in grado di approvare regolamenti. Possiamo adattarci alla situazione. Possiamo farlo. Quindi essenzialmente quello che mi stava dicendo è che la buona notizia, da parte sua, è che gli umani sono più intelligenti dei bruchi da tenda, e quindi non siamo condannati, necessariamente, a un crollo totale della popolazione.
E V-L: Nel libro, dici che le malattie zoonotiche “ci ricordano, come ha fatto San Francesco, che noi umani siamo intimamente connessi con la natura.
In realtà, non esiste un "mondo naturale", è una frase sbagliata e artificiale. Occorre finalmente capire e sapere che noi non siamo nella natura, ma che siamo la natura, come lo sono tutti i virus e i batteri.
Sembra che ci sia un'enorme opportunità di pensare a come possiamo passare da questo focolaio come popolazione umana a uno spazio che vive in armonia con la natura, cioè con noi stessi. Sono davvero curioso di sentire le tue osservazioni al riguardo, cosa ne pensi. Quanto sei ottimista?
DQ: C'è un'opportunità. Non sono un ottimista per inclinazione, ma sono testardo quando si tratta di speranza. Penso che la speranza non sia una condizione psicologica. La speranza è un atto di volontà. E quindi penso che abbiamo la responsabilità di essere fiduciosi di poter fare cose che renderanno il risultato finale almeno non così grave come avrebbe potuto essere altrimenti.
E con questa cosa, questa orribile pandemia in cui ci troviamo in questo momento, questa cosa spaventosa che può richiedere molte, molte vite, ma nel frattempo sta anche distruggendo il lavoro delle persone, sconvolgendo culture ed economie in tutto il mondo, è una brutta cosa. L'ex sindaco di Chicago, quando era capo dello staff di Bill Clinton, quel tizio di nome Rahm Emanuel, quando lavorava per Clinton, disse notoriamente: "Non dovremmo lasciare che questa crisi vada sprecata".
C'è saggezza in questo, e penso che sia il caso qui. Non dovremmo lasciare che questa crisi vada sprecata. Dovremmo usarla come un'opportunità per chiedere a noi stessi e richiedere ai nostri leader politici un cambiamento sostanziale, un cambiamento reale e drastico nel modo in cui viviamo su questo pianeta, mentre abbiamo ancora tempo.
E V-L: Bene, David, grazie mille per esserti unito a noi oggi.
DQ: E' stata una grande gioia, Emmanuel. È bello parlare con te.

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2020-05-22 16:31:17
Ovviamente non si può condensare in poche righe di commento un pensiero su un articolo così complesso relativo a un argomento ancor più complesso. Mi limito a menzionare un servizio di "Report" circa l'influenza che la Cina potrebbe avere sull'OMS (non si può affermare che il virus sia uscito da un laboratorio, ma non si può negare che vi sia stato un silenzio, una sottovalutazione, sia da parte cinese che dell'OMS, non del tutto innocente e certo non prudente) e scrivo il pensierino. Tutti gli esseri viventi sono viventi perchè consumano tutto quello che possono, sempre. E se non consumano tutto è perchè qualcos'altro consuma loro. Ergo, la nostra spinta consumistica è quanto di più naturale vi sia. Come dice (più o meno) Schwarzenegger in "Terminator": "Distruggervi - ma forse sarebbe meglio distruggere - è nella vostra natura". Forse, nella natura. Quindi, se non vogliamo esser distruttori o auto-distruttori dobbiamo essere innaturali (la differenza coi bruchi dell'esempio è piuttosto icastica).e, pertanto, ben lungi dal cercare l'armonia con la natura (non la vedo come Quamen, su questo punto), la quale ci spinge all'iperconsumo, dovremmo cercare di capirne meglio le dinamiche per incanalare la nostra spinta distruttiva in modo da gestirne le conseguenze nel migliore, cioè nel meno distruttivo, dei modi. Dominare il nostro lato bestiale, insomma, più che cercare accordi con esso. Non si può ragionare con una tigre, insomma, come avrebbe detto Churchill.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-05-22 19:55:01
Ciao Roberto,
mi sembra che hai trovato in modo preciso la chiave per aprire la porta centrale di questo interessantissimo articolo, che mi è stato segnalato da una ricercatrice universitaria inglese in Tanzania, Janet Sanders, che ancora ringrazio:
"Heterogeneity of behavior in humans".

Eterogeneità del comportamento negli umani, questo dice la traduzione letterale.
Ma quella "spirituale", con "senso e sentimento", come c'insegnava il prof di latino e greco al classico ha molto a che vedere con il tuo ragionamento.
Quel mio prof di filosofia indimenticato diceva spesso, con tono tra il serio e il marzullesco:
"Tra il libero arbitrio di San Agostino e l'amor fati di Nietzsche, secondo voi, che cosa ci può essere di nuovo?"

L'analogia di David Quammen - ascoltata da un giovane e talentuoso ricercatore americano - che mette in moto la differenza tra gli esseri umani e bruchi delle tende è veramente qualcosa di alta qualità.
Giustamente si può essere più o meno concordi con Quammen e non restare sbalorditi per le sue facoltà profetiche, perchè in fondo sono in tanti i seri ricercatori scientifici non ascoltati dal nostro sistema iperconsumistica: quando fanno comodo appaiono negli spot pubblicitari, altrimenti i loro fondi per la ricerca vengono sistematicamente tagliati, come ben sappiamo noi in Italia.
Qua bisogna capire il fondo oscuro su cui poggia la nostra società ultramaterialista: la volontà di sperpero e di consumo illimitato che era stata già ampiamente prevista da Nietzsche e Heidegger.
Il nostro Giorgio Colli ha trovato un antidoto a questa volontà di potenza che postula che noi siamo solo quello che facciamo come manipolazione tecnica e non quello che siamo come essere in origine.
Scriveva che la volontà di potenza si basa sul concetto di Ego e della sua inflazione, ma in verità l'Ego è solo rappresentazione, qualcosa di apparente e illusorio e non ha niente a che vedere con gli istinti evolutivi dei bruchi della tenda.
E in questo senso la nostra società è senz'altro nichilista - in questa sua cronica inflazione dell'Ego -, e fino ad ora sempre indecisa tra il carattere attivo o passivo del proprio nichilismo.
La passività di questo nichilismo è evidente nel potere salvifico che nutriamo nella scienza.
In questa terribile prova sto vedendo l'umanità riporre le stesse aspettative nella scienza che un tempo riponeva in Dio: l'assenza di paura e dolore, la felicità, il sapere, la vittoria sulla morte.
Per questo non posso accettare che questa crisi passi e se ne vada sprecata, con la gente che torna sui navigli a far happy hour e nei centri commerciali a spingere carrelli nell'aria condizionata.
La scienza non serve solo per riempire carrelli o salvarti la pelle ma anche e sopratutto per insegnarti un metodo che ti porti a guardare le cose in modo diverso, più approfondito e meno superficiale.
Per questo non posso girarmi dall'altra parte, facendo finta di niente: la batosta mi ha fatto cambiare lo sguardo e mi ha fatto capire che bisogna andare non più dalla vita verso un luogo a essa estraneo - ma in senso spirituale e "fantastico", come amiamo dire tra noi, e non letterale, materiale e prosastico -, ma dalla vita bruta, grezza alla vita spirituale, simbolica, raffinata come oro non volgare.
In quella eterogeneità dei comportamenti ci deve essere anche la comprensione della nostra provenienza e del nostro destino: questo ci rende diversi dai bruchi della tenda.
Abbi gioia

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