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Luna Park

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-05-16 17:51:59


Luna Park

 

 

 

   Il luna park era andato a pieno regime.

   Geraldine era nel suo camper a fare le faccende. Si fermò un attimo per bere un po’ d’acqua direttamente dalla bottiglia, poi si affacciò alla finestrella che dava sul piazzale centrale del parco giochi.

   C’erano gli operai addetti alle pulizie che stavano ultimando i lavori prima della chiusura per ferie. Sarebbero stati chiusi un mese, poi a giugno avrebbero riaperto i battenti.

   <<Speriamo che vada meglio di come è andata finora>>, sussurrò Geraldine.

   Vide il capo Hunter Foreman venire a passo svelto verso di lei.

   Geraldine rientrò impallidendo e andò ad aprire la porta.

   <<Buongiorno, signor Foreman.>>

   <<Buongiorno a te>>, rispose Foreman. Aveva il fiatone. <<Stiamo per chiudere, Geraldine.>>

   <<Lo so.>>

   <<Solo per ferie. Credo però che la tua avventura con noi sia finita qui. Sono cinque anni, vero?>> Lei non rispose. <<Il tuo lavoro non funziona più ultimamente. La gente preferisce altre attrazioni.>>

   <<Sono licenziata? Me lo dica, signor Foreman.>> Geraldine si morse le labbra.

   <<Sì>>, disse lui alzando le braccia. <<Mi dispiace. Avrai i tuoi soldi e tutto il resto.>>

   Hunter se ne tornò indietro attraversando lento il piazzale e guardando gli operai pulire.

   Geraldine gli rivolse un’ultima occhiata poi rientrò.

 

   Non si mise a piangere.

   Si sedette al tavolino e guardò la teca con le sue tre blatte. Ci si era affezionata ma forse era arrivato il momento di farle uscire.

   Geraldine guardò dalla finestrella. Gli operai delle pulizie se ne stavano andando. E’ meglio che vada via anch’io, pensò.

   Si alzò, prese la teca e l’aprì.

   Le blatte sembravano contente. Geraldine aprì l’altra finestrella, sul lato opposto e rovesciò gli insetti di fuori.

   <<Che possano divorare tutti>>, disse.

   Un attimo dopo le blatte sparirono sotto il camper.

 

   Hunter e la sua segretaria Priscilla si diressero con la macchina verso il cancello del luna park.

   <<Come ha reagito la fattucchiera?>> domandò lei.

   <<Be’, deve trovarsi un altro posto. Invece noi due cosa facciamo stasera?>>

   <<Fra un po’, vuoi dire?>> Priscilla allungò la mano all’inguine di Hunter. Lui rabbrividì. <<Ho fame e ho voglia di un ristorante.>>

   <<Va bene, per festeggiare questo mese di riposo.>>

   Superarono il cancello, poi Hunter scese e lo chiuse a chiave. Diede uno sguardo al camper di Geraldine. Era ancora lì. Se ne andrà, rifletté vago.

   Salì in macchina e partì.

   Priscilla cinguettò ancora che aveva fame e Hunter la baciò toccandole il seno. Lei scoppiò a ridere.

 

   Geraldine accese il camper.

   Aveva la strada di terra battuta davanti e la fissò. Non sorrise. Mi hanno mandato via, ripeté a mente.

   Si grattò la guancia destra e pensò dove potesse andare. Ce ne erano molti di posti e uno valeva l’altro.

   <<Ho anche un po’ di soldi da parte.>>

   Ingranò la prima e partì. Foreman se ne era andato poco prima e tutto sarebbe finito lì. Geraldine fece un’espressione amara ma non volle intristirsi. No, non sarebbe servito a nulla.

   Arrivò alla strada e girò a destra. <<Me ne vado fuori città>>, disse.

 

   <<Ecco, siamo arrivati.>>

   Ben parcheggiò prima del cancello, in mezzo all’erba.

   Courtney annuì. <<Credi sia la cosa giusta? Voglio dire, stiamo infrangendo la legge.>>

   <<E’ solo una bravata, amore>>, rispose lui voltandosi. <<La ruota panoramica di notte è un affare, e poi non c’è nessuno. Sono in ferie e lo so perché ci ho lavorato.>>

   Courtney assentì.

   Scesero dall’auto e Ben andò ad aprire il cancello con una sua chiave. Si era fatto il doppione l’anno prima.

   <<Vieni>>, invitò.

   Courtney lo seguì.

   Il piazzale era deserto. Era illuminato dalla luna e parzialmente dai lampioni della strada.

   Arrivarono alla ruota panoramica di piccole dimensioni.

   <<Sali, Courtney, non ti preoccupare, ci facciamo solo un giro e poi ce ne andiamo. So io come metterla in moto.>> Ben sorrise. Aveva voglia di stare con lei da soli.

   Courtney fece segno di sì con la testa e salì sulla prima cabina. Lasciò lo sportello aperto.

   Ben si inginocchiò per terra e azionò una leva sotto il portale comandi. La ruota si illuminò e partì lenta.

   Si rialzò e si sbrigò a salire dentro. Chiuse lo sportello.

   <<Adesso vedrai tutta la città di notte, è una meraviglia.>>

   Courtney sorrise e abbracciò il suo ragazzo.

   Non passò nemmeno un minuto che la ruota si bloccò.

   <<Che succede?>> mormorò Courtney. Si stava già agitando.

   Ben alzò le braccia. <<Non lo so. Devono aver messo qualche misura di sicurezza o…>>

   <<Scendiamo, Ben, ho paura.>>

   <<Aspetta un momento, forse…>>

   Sentirono dei ticchettii fuori, poi, all’improvviso, apparve qualcosa grande come un cane solo che non era un cane.

   Courtney gridò e alzò le braccia.

   Ben diede un calcio alla blatta gigantesca che stava cercando di entrare dentro. La fece cadere per terra.

   <<Che cos’è!>> gridò lei.

   <<Non lo so, non lo so…>>

   La blatta emise un fischio e se ne andò nel piazzale. Ben vide una specie di guscio o corazza camminare veloce e allontanarsi. Non ebbe idea di cosa fosse.

   Scese prima Ben. Si guardò attorno con cautela e rimpianse di essere venuto lì. Era stata una bravata.

   <<Vieni, ti aiuto. Dobbiamo andarcene.>>

   Ben aiutò Courtney a scendere dalla capsula, poi, dopo essersi guardati intorno, corsero verso il cancello. Ben si dimenticò di spegnere la ruota panoramica e non ci pensò neanche in quel momento.

   Prima del cancello, videro un mucchio nero per terra.

   Courtney bloccò Ben per il braccio. <<Che cos’è! O mio Dio.>>

   Ben scosse la testa. Guardò tre corazze vicine tra loro e deglutì. Erano le blatte di prima e stavano mangiando qualcosa. Gli venne voglia di vomitare.

   <<Guardami, Courtney. Adesso dobbiamo correre più forte>>, disse Ben. Le strinse la mano e contò fino a tre.

   Partirono.

   Passarono distanti dalle blatte e solo Ben si voltò. Vide forse quello che era un gatto ma vide soprattutto carne insanguinata.

   Uscì prima Courtney dal cancello e corse verso la macchina rifugiandosi dentro. Poi toccò a Ben. In un attimo si girò e chiuse il cancello senza chiave.

   La blatte erano ancora lì.

   Da dove vengono, rifletté.

   Saltò in macchina, al posto di guida, fece una carezza a Courtney e accese il motore. Courtney non disse niente, era come scioccata.

   Ben partì verso la città.

 

   George parcheggiò il furgone bianco davanti al cancello, mentre Dan ed Edward stavano ridendo per qualcosa di oscuro.

   George spense il motore. <<Ehi, ragazzi, piantatela.>>

   <<Scusa, capo>>, dissero all’unisono.

   <<Scusa un corno>>, borbottò George.

   Cacciò le chiavi dal cruscotto e scesero tutti e tre. Andarono dietro al furgone e aprirono gli sportelli.

   <<Allora, si tratta di una cosa veloce, ho parlato con Foreman. Ci sono già stati quelli delle pulizie. Noi dobbiamo andare solo in punti precisi.>>

   Edward prese la roba e la passò anche a Dan. Indossarono gli zainetti speciali.

   <<Andiamo>>, proclamò George.

   Camminò verso il cancello e tirò fuori la chiave dai pantaloni da lavoro. Scoprì che il cancello non era stato chiuso a dovere. Fece un’espressione sbigottita poi aprì.

   <<Edward, tu vai a sinistra e tu Dan a destra. Mezzora, non di più. Abbiamo altri lavori da fare. Disinfestate sotto le giostre.>>

   Entrambi annuirono ed entrarono.

   Edward vide subito un gatto morto. Si voltò verso il capo e George annuì.

   <<Me ne occupo io, andate.>>

   I due ragazzi andarono nelle loro rispettive direzioni.

 

   Dan era già stanco.

   Quella specie di macchina a zainetto pesava un accidente. Il sole poi scottava in maniera particolare quella mattina. Ci saranno almeno ventisette gradi, rifletté.

   Avevano visto un gatto nero morto anche, e portava male. Qualcuno se l’è mangiato crudo, si disse. Fece una risata.

   Andò verso la Casa degli Orrori.

   Sulla facciata c’era un fantasma bianco coperto da un sudario e aveva le braccia alzate. Al suo fianco, c’era una specie di lupo dagli occhi rossi e con la bava che usciva dalle fauci.

   Dan cominciò a pompare la leva e la sostanza chimica di George spruzzò dalla stecca.

   Si avvicinò ancora di più alla passerella di ferro e si accucciò.

   Sentì un grido.

   <<Ma che diavolo…>>

   Vide due antenne nere muoversi da lì sotto e un attimo dopo una blatta marrone gigante gli saltò in faccia. Dan urlò una sola volta poi cadde a terra.

 

   George indossò i guanti trasparenti imprecando. Doveva raccogliere anche i gatti maciullati per campare. Aveva pensato di farlo raccogliere a Edward ma poi aveva deciso di sporcarsi lui le mani.

   Afferrò il gatto e sentì il grido di Dan.

   Lasciò cadere il gatto per terra e si asciugò la fronte con l’avambraccio.

   Guardò verso la casa degli orrori e si diresse da quella parte. <<Se è uno scherzo gliela faccio pagare…>>

   Accelerò il passo e arrivò alla giostra. Guardò per terra il corpo senza testa del ragazzo e George urlò. Afferrò il cellulare dalla tasca della divisa e chiamò la polizia.

   Non era un gioco quello.

   Raccontò tutto poi riattaccò. Stava sudando ancora di più.

 

   Courtney non aveva cenato.

   Stava seduta sul letto in camera sua con lo smartphone in mano. Aveva scritto a Ben che gli voleva bene ma che per il momento non se la sentiva di uscire.

   Ben aveva accettato suo malgrado ma la cosa non gli stava bene.

   <<Vi ucciderò io>>, disse in macchina.

   Il pomeriggio aveva trovato un gatto morto sul ciglio della strada e gli era tornato tutto in mente.

   Scese dopo aver accostato l’auto, tirò fuori una busta dal cofano e si caricò il gatto.

   Chiuse il portabagagli e salì in macchina.

   Al primo benzinaio, si fece riempire una tanica da dieci litri di benzina poi partì verso il luna park.

   Ora era fermo davanti al cancello. Aveva nella destra la busta e nella sinistra la tanica. Ben aveva lo sguardo fisso sul piazzale. Non voleva che Courtney stesse male per colpa dei mostri.

   Appoggiò tutto per terra e tirò fuori il gatto dalla busta. Lo prese con il guanto e lo lanciò al di là del cancello. Il gatto atterrò facendo un rumore sordo.

   Aprì il cancello con la sua chiave ed entrò con la tanica. Dopo getterò via questa maledetta chiave, pensò.

   Raggiunse il gatto velocemente e lo cosparse di benzina. Gettò anche un po’ di carburante lì vicino, poi, arretrando, lasciò una scia per terra, fino fuori al cancello.

   <<Ecco.>>

   Gettò via la tanica e tirò fuori l’accendino. Già che c’era si accese una sigaretta arretrando di due passi.

   <<Vediamo se vengono fuori>>, disse.

   Fumò nervosamente tutta la sigaretta e la gettò lontano. Voleva bene a Courtney e non poteva vederla e sentirla triste ed impaurita.

   Un ratto attraversò di corsa il piazzale provenendo da destra e si fermò vicino al gatto. Cominciò a mangiarlo.

   <<Cazzo…>>

   Ben spostò il peso del corpo da un piede all’altro e aspettò. Invece delle blatte era arrivato un topo.

   Ma non fu così.

   Dopo qualche secondo arrivò un insetto mostruoso e si scagliò sul topo e sul gatto. Ben si inginocchiò e accese la scia di benzina.

   Il fuoco attraversò il cancello e raggiunse il gruppo, solo che la blatta si scansò all’ultimo istante.

   Non bastò.

   Prese fuoco lo stesso e mandò un trillo forte e disperato che durò due o tre secondi.

   <<Vaffanculo, stronza>>, esclamò Ben.

   Mancavano le altre blatte però. Forse sono scappate altrove, pensò il ragazzo. Già.

   Invece vennero le altre due blatte di corsa e si fermarono prima di prendere fuoco. Ben pensò che erano veramente intelligenti.

   Il topo scappò da sotto il gatto e diventò una torcia vivente. Andò verso le blatte senza vederle e quegli altri due insetti si infiammarono all’istante.

   Ben saltò di gioia.

   <<Sì!>> esclamò.

   Vide il falò dei tre insetti grossi fino a quando non si spense il fuoco.

   Risalì in macchina e mandò subito un messaggio a Courtney.

 

   Hunter aveva riaperto i battenti del luna park.

   Era nel suo ufficio a guardare dalla finestra gli addetti alle pulizie. Si muovevano veloci come formiche laboriose.

   A giugno c’era da fare affari, e l’importante era che nessuna sapesse del morto.

   <<Devo rimpiazzare Geraldine, però.>>

   Sì, ma ci sarebbe voluto forse una settimana. Aveva affidato il compito alla sua segretaria.

   Andò a sedersi alla scrivania soddisfatto. Tutto era a posto. Ci mancava solo la gente per tornare alla normalità. E sarebbe arrivata.

   Hunter sorrise e fu un sorriso furbo.

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Eli Arrow il 2020-05-18 15:18:33

L'idea non è male, però bisognerebbe padroneggiare un po' meglio le tecniche di scrittura. Intendiamoci, questo commento non vuole essere in alcun modo offensivo, solo un mio modesto (e, magari, fallace) parere. Ciao.

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Rubrus il 2020-05-19 14:50:28
Ho scritto una roba piuttosto lunga (penso che si possa definire romanzo) in parte ambientato in un Luna Park. E' un mondo assai particolare e anche piuttosto difficile da esplorare, in gran parte misterioso. Per esempio le persone che vi lavorano hanno un loro gergo (tra di loro si chiamano "dritti", per esempio) in parte segreto e la loro cultura presenta notevoli peculiarità, connesse essenzialmente alla vita nomade. Difficile dire di averlo capito e difficile penetrarvi. Visto da fuori, comunque, credo comunque che rappresenti un unicum. Nel mondo del virtuale e, anzi, in cui virtuale e immaginario e virtuale e reale tendono a confondersi (soprattutto in tempi come questi di segregazione domestica e lavorativa), è una realtà in cui l'immaginario è concreto, fatto di colla, legno, odori, animali, costumi che, in qualche bizzarro modo, sembrano più reali proprio nel momento in cui se ne percepisce la finzione. Un magico vero proprio perchè scopertamente posticcio, insomma. Va be' sono andato un po' off topic. Racconto piaciuto, comunque.

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