707 OPERE PUBBLICATE   3522 COMMENTI   80 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

IL GRIDO DI MIRDIN

"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantasy / Favola

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2020-04-30 18:31:21


“ I druidi, uomini di intelletto più elevato, e uniti all’intima confraternita dei seguaci di Pitagora, erano immersi in indagini su cose segrete e sublimi, e senza curarsi degli affari umani, dichiaravano che le anime sono immortali”.
Ammiano Marcellino       

                                                  LA TERZA PARTE "NELLA TERRA DI NESSUNO"
                                   
                                                   
    IL GRIDO DI MIRDIN


Nell’antica foresta di Brocelandia, nella piccola Bretagna, sulla cima di una collina, c’era una sorgente circondata da noccioli, equiseti, e da elevati e frondosi cespugli di biancospino.

 



Vicino alla fontana, campeggiava un cartello, recante la scritta, dipinta in caratteri azzurro turchese e verde smeraldo: “ Chi beve questa pura acqua, rientra in se stesso”.
In mezzo al piccolo altipiano, svettava il Nemeton, dimora di Mirdin l’incantatore: il consigliere di Re, Principi e guerrieri.           


 

 



Intorno alla piccola rocca di pietra, conosciuta ora come l’Esplumoir, il luogo della mutazione, il Mago aveva posizionato due enormi e leggerissime Arpe Eolie.
Queste sono strumenti a corda che, se sfiorati dal vento, o dai passi d’inopportuni visitatori non animati da buone intenzioni, emettono strane armonie, dette dal mago “Melodie d’avvertimento”.
Mirdin stava seduto nella Stanza Segreta dell’Alta Torre e contemplava dall’alto la massa di vegetazione della Foresta Azzardata, i giochi e le corse fulminee dei cinghiali, delle volpi, dei falchi e d’altre bestie selvatiche.
Da quella piccola finestra, ascoltava la sua Voce interiore che gli era stata restituita dall’acqua della fontana e dalle cure di Roisin, la sua apprendista.
Ascoltando la sua unica Voce, osservava dalla finestra e nei lucenti riflessi di un pesante cristallo, posto sul suo tavolo di quercia, i segnali del Cosmo divino e del mondo, il nostro microcosmo devastato e insanguinato.
   
             



Cominciò a sfogliare il Libro Nuovo, posto su un leggio, accanto al tavolo.
“A che serve conquistare il mondo intero, se poi perdi la tua anima?”.
Poi prese a ridere con tutta l’aria dei suoi polmoni, e la lunga barba brizzolata ondeggiava su e giù, qua e là, tra le pareti di roccia della Stanza Segreta del Nemeton.

      

 


Sotto l’Alta Torre, Roisin, la donna amata da Merlino , voleva ad ogni costo impadronirsi degli ultimi segreti della magia viola e dei cristalli spaziotemporali: stava per operare un potente incantesimo.
La sera prima gli aveva chiesto, appena finito di fare all’amore, con ardente passione, a malapena confinata nei suoi eleganti e magnetici occhi verdi:
« insegnami come, senza catene né sbarre d’acciaio, io possa imprigionare un uomo, unicamente con la magia e in modo tale che non possa mai fuggirmi, se non decido IO di liberarlo.»
«Questa è magia rossa, Roisin, sai quanto sia pericolosa.
Ma dopo questi secoli non me la sento più di negarti le mie ultime conoscenze».
Quanto tempo era passato dall’orrore di Alesia?
Quanti letarghi, quante pozioni della longevità, quanti viaggi nella quarta dimensione...
Lexy era ancora la segreta Gutuater della foresta degli antichi Carnuti, la maga Invisibile.
Lui e Roisin lo erano della foresta di Brocelandie, ma niente dura in eterno, solo la terra e le montagne e il mare e il cielo.
Era tempo per Mirdin di passare oltre e Roisin sarebbe stata la sua erede.
Veniva l’era della triplice Dea Bianca ed era tempo di passare il bastone della magia alle donne.
Quell’inverno non sarebbe andato in letargo, e non avrebbe bevuto la pozione di equiseto.
Era tempo di divenire.
Non aveva paura: aveva sempre saputo, fin da bambino, di essere solo un filo del Grande Ordito del Cosmo.
Era sempre stato più coraggioso del più feroce guerriero arverno.
Non apparteneva a se stesso ma a Lui, all’Oltre il Contesto dell’Ego.

In seguito alle sue istruzioni, Roisin piantò intorno al perimetro della Torre, una fitta ed elevata siepe di biancospino.
 

                      

 



Era una splendida mattina di Aprile: una bellissima giornata assolata, sovrastata da un cielo azzurrissimo.
Gli estesi arbusti erano tutti ricoperti di piccoli ombrelli bianchi, i profumati fiori e trapunti di minuscoli frutti rossi.
Roisin prese un lungo velo bianco, filato da una vergine, e lo avvolse intorno al cespuglio di biancospino.
Usando le formule esoteriche che il Mago le aveva insegnato, camminò nove volte intorno all’ampia siepe, dentro un cerchio ermetico che lei stessa aveva tracciato.
Sussurrò per altre nove volte le parole magiche necessarie, e se il celebre e potente incantatore Mirdin, non fosse sceso in fretta dall’Alta Torre, sarebbe rimasto imprigionato lì dentro per l’eternità.

Quella dimora di pietra, la siepe di biancospino ricamata di bacche rosse vermiglio, Roisin e il suo focoso e scalpitante amore diventeranno il suo estremo Sepolcro.
Ma per quale motivo, dovrebbe uscire?
Per quale senso recondito, dovrebbe sciogliere l’incanto?
Per trasformarsi anche lui in uno di quei nuovo boriosi cavalieri, assetati di ricchezze e conquiste, nuovi Giulio Cesare o Vercingetorix sospinti perennemente per il pianeta a cimentarsi in avventure e soprusi che non hanno mai fine, in una monotonia meschina e limitante quanto il cerchio ermetico che la maga Roisin ha tracciato intorno alla base rotonda dell’Alta Torre, per ghermire le ultime conoscenze della magia viola ?
Mirdin allentò la tensione delle spalle e reclinò il capo sul petto.
Si appoggiò sul suo ampio letto e cominciò  parlare ad alta voce:

 

                                                         

 

« Io non ho paura della metamorfosi, perché mi ricordo le mie prime quattro vite anteriori.
 

                                            

 

Nella prima sono stato un cervo e ho conosciuto il peso di un palco di corni a ramaggi e mi sono battuto per la mia femmina nelle stagioni degli amori, spostandomi veloce con le mie agili zampe; ho imparato a fuggire l’approssimarsi dei lupi, a individuarne le orme, a scavarmi rifugi sicuri.
 

                                                 

 

Nella seconda sono stato un orso: ho convissuto con un corpo ingombrante, sotto una folta pelliccia e ho abitato luoghi inaccessibili e solitari, spelonche piene di colonne di ghiaccio, costoni rocciosi dove si infittivano i rovi.
Sono stato cacciato dagli uomini e mi sono deliziato col miele delle api.

 

                                                     

 

Sono stato anche un’aquila di mare: ricordo onde e scogli, trasvolate da isola a isola, burrasche terribili da non poter prendere il volo, e doversene stare al riparo dietro gli scogli.
Ho conosciuto la gioia del volo, la mancanza di peso, la sfida alla legge che fa precipitare chi sale troppo vicino al sole.

 

                                                  

 


Nella penultima vita sono stato un salmone, e ho vagato per gli oceani.
Sono stato rapito da un istinto possente e un misterioso senso d’orientamento mi ha guidato come una stella tra le correnti.
Ho seguito i miei simili, venuta la stagione della riproduzione, verso la foce del fiume dov’ero nato.
Ho cominciato a risalirlo, minacciato dagli attacchi delle aquile di mare e poi dai grandi orsi pescatori che mi tendevano agguati ai balzi delle cascate.
Infine il mio corpo composto di squame grigie si è colorato di un bel rosso fuoco e sono morto nelle sorgenti del fiume della mia nascita, dopo aver fecondato le uova di migliaia di altri figli dell’Oceano.
L’anima di Mirdin è stata una canna che cresce in riva ai torrenti e ha imparato a chinarsi flessibile per specchiarsi nell’acqua; è scesa in una rosa e ha provato quanto splende e quanto finisce presto la bellezza; è stata anche uno spuntone di roccia, che ha resistito a tempeste di pioggia e di neve e ai raggi a picco del sole estivo.
Tutto intorno a noi è anima, tutto…una mosca, un topo, un’ortica, un sasso, un coltello, un ghiacciaio.
No, non ho paura della mutazione, e sia.»

Si sistemò un cuscino, imbottito di piume di falco, dietro la nuca e si coricò a riposare.
Ma non smise di parlare ad alta voce:
«Nella misura un cui il mondo materiale è conquistato, la sua Anima viene dimenticata…
Cavalieri, cosa state facendo alla nostra cara, vecchia e sempre nuova, mamma Terra?
Dite di volerla sicura e ordinata e giusta, e invece la saccheggiate, la violentate, la scavate e la incendiate e le succhiate le midolle fino all’esaurimento!
Branco di demòni! Il destino del mondo non è nelle vostre mani, tracotanti scimmie accecate dal potere, ma in quelle di chi immagina e crea, di chi porta rispetto ad ogni creatura, e soprattutto, di chi ama.
Io, per esempio, non sono il potente stregone che credete.
Sono il più grande degli sciocchi, perché amo qualcun altro più di me stesso, e ho insegnato alla mia amata come legarmi a lei, e ora nessuno può liberarmi.
Vieni, Foresta Azzardata, accoglimi, inghiottimi dentro i tuoi alberi!
Io mi ritiro dentro me stesso, nella pace, nel silenzio della naturale magia…
Io non sono nato per salvare il mondo o per giudicare o comandare i miei simili.
Sono nato per capire qual è il mio posto nel gioco della vita.
Sono venuto al mondo per entrare nella dimensione del Senza Tempo, nell’estasi di questa siepe di biancospino che fiorirà per sempre.
Per perdermi nell’amore di Roisin che mi scalderà il cuore in eterno, per svanire in quest’esplumoir che mi avvolgerà, come il mio mantello, all’infinito, con la sua ben nota serenità d’ogni giorno, calma ed equilibrata.
Ricordatevi: noi siamo solo immagini, noi siamo tutti un solo sogno, noi siamo un’unica Anima del Mondo e del Cosmo.»

E s’addormentò. 
Roisin, sotto all’Alta Torre, in una nube di bianchi fiori, intonò un canto di gioia e di ringraziamento alla resa del Mago.

 

                                                        

 


Ai suoi piedi, un serpente s’attorcigliò, nel suo ultimo sonno, prima di svegliarsi dal letargo.
Dalla Foresta Azzardata si levò un sovrumano, agghiacciante grido:
Era lo spirito indistruttibile di Mirdin.
«Ascoltate solo la vostra Voce, QUELLA INTERIORE !»

 

 

 

                                                                        

 

                                                                        

 

                                                                                                    FINE

 

 

 

 

 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Quella profonda incomunicabilità, mascherata da apertura Social web, che divide e rattrista le persone. Saggistica

VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti, con la straordinaria interpretazione di Elio Germano Saggistica

Se sai, sei ( la saletta di Diana e Atteone nella rocca Sanvitale di Fontanellato) Narrativa

Ristle-tee, rostle-tee... (lievi problemi con la Didattica A Distanza) Narrativa

Capitan Shiloh - a P.B.Shelley - Narrativa

NEL COVO SEGRETO DI MIO PADRE: recensione del film "In My Father's Den" di Brad McGann Saggistica

SIAMO ANCORA TUTTI IN PERICOLO Saggistica

La misteriosa sparizione del fiume Po Narrativa

Ma quella del web è vera dialettica, e quello della didattica a distanza è un vero dialogo? Saggistica

Come avete tenuto in ordine la vostra libreria personale durante la pandemia? Saggistica

IL NICHILISMO ESTATICO/RADICALE DI RUST COHL E DI HUGH GLASS Saggistica

SCUOTENDO I TERRIBILI E AMARI FRUTTI DELL'ALBERO VIRALE Saggistica

IL CERCATORE DI FULMINI - il primo sigillo - (lampo c'è!) Narrativa

IL GRIDO DI MIRDIN Narrativa

LIBERO (io che ero - un falco pellegrino - davvero, libero e fiero) Narrativa

SWIFT REVELATIONS Narrativa

LIBERAZIONE - DISCORSO DEL MOSCONE, IN UNO SGABUZZINO, ALLA NAZIONE - a sfiga unificata - Narrativa

DIALOGO TRA UN RONDONARO, CAPITAN RONDONE E LA NUVOLA Narrativa

MIRDIN: NELLA TERRA DI NESSUNO Narrativa

IL MEDIUM DEL SILENZIO Narrativa

Una nuova Pioggia/Pentecoste per tutti noi Poesia

QUANDO SI SONO APERTE LE PORTE DELL'INFERNO: E IL VIRUS HA COMINCIATO A CAMMINARE SULLA TERRA... Saggistica

LA DIFFERENZA TRA I VIRUS E GLI ESSERI UMANI Narrativa

MIRDIN IL DRUIDO: in viaggio verso la quarta dimensione Narrativa

Il mondo finisce oggi e io non lo sapevo... Narrativa

MIRDIN: nemeton, il faro sovrannaturale Narrativa

PANICO Narrativa

CORSI E RICORSI STORICI Saggistica

Siamo fiori che vogliono sbocciare e non limoni da spremere Saggistica

TERRA INCOGNITA di David Herbert Lawrence - traduzione di Mauro Banfi Poesia

IGNORANTOCRAZIA (e analfabetismo funzionale) Saggistica

SACRILEGIO! - seconda parte de "Il racconto del vecchio Lupo di mare", da Coleridge Narrativa

IL SECONDO ANNIVERSARIO DI P.I.A.F. (PAROLE INTORNO AL FALO') CON IL DEMONE BABELION Narrativa

Il racconto del vecchio Lupo di mare (liberamente tratto dal poema di Samuel Taylor Coleridge) Narrativa

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Ottobre: La visione nella casa di Giulio Romano Saggistica

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Settembre: PAN & PROTEO Saggistica

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Agosto: Eros e Psiche, il mito della Rinascenza Saggistica

I DECANI: Ritornando All'Umanesimo e al Rinascimento: mese di Luglio: HOMO OMNIS CREATURA, Giuseppe Arcimboldo Saggistica

Quando lo scrittore di narrativa fantastica diventa l'imbonitore e il guitto di se stesso - provo tristezza -. Saggistica

I DECANI: Ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Giugno: VIRTUTI S.A.I - VIRTUTI SEMPER ADVERSATUR IGNORANTIA- VIRTUS COMBUSTA/ VIRTUS DESERTA Saggistica

I DECANI: Ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Maggio: DENTRO LE PRIMAVERE Saggistica

LA PRIMA E ULTIMA VOLTA CHE PARTECIPAI A UN RADUNO DI SCRITTORI LITWEB Narrativa

I DECANI: RITORNANDO ALL’UMANESIMO E AL RINASCIMENTO Mese di Aprile - L'amore per gli animali di Leonardo da Vinci - Saggistica

Chi ha ucciso Neteditor? Narrativa

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Marzo : Giulia, figlia di Claudio Saggistica

Il veliero nella bottiglia Narrativa

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento MESE DI FEBBRAIO: Ade e Trasfigurazione Saggistica

LA NUTRIA E LO ZOO SERIAL KILLER Narrativa

I DECANI: Ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento MESE DI GENNAIO: DUMQUE SENEX PUER Saggistica

IL BASTONE DI KOUROO (scritto per un altro nuovo anno) Narrativa

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento MESE DI DICEMBRE: quella decadente mancanza di senso nelle immagini attuali del web. Saggistica

OPERA STARDUST: "Falcon Tempo" di 90Peppe90 e Mauro Banfi Narrativa

Parliamone insieme...Scrivere per se stessi, per pochi altri o per tanti? Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

I DECANI: ritornando all’Umanesimo e al Rinascimento MESE DI NOVEMBRE: il silenzio Saggistica

UN ANNO VISSUTO CON PAROLE INTORNO AL FALO’, ZONA DI CONFINE Saggistica

Partenariato col gruppo facebook "H.P.LOVECRAFT: IL CULTO SEGRETO" Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Partenariato col gruppo facebook "Weird Italia" Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Partenariato col gruppo facebook H.P. Lovecraft - Italia Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

SAINOPSYS - VOX! by Mosco* Poesia

Parliamone insieme...Il chiaroscuro critico Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

FAR WEB: lo spacciatore di sinossi - prima puntata - Narrativa

FAR WEB (lo spacciatore di sinossi) Narrativa

Non davvero ora non più Narrativa

Il caso Publius Vesonius Phileros: un litigio di duemila anni fa. Narrativa

Parliamone insieme...Obsession/Possession Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Solo per conversare un po’ insieme… Parole Intorno Al Falò, stagione 2018/2019 Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

L'ultimo giorno sulla terra di Manji, il vecchio pazzo per la pittura Narrativa

Partita a Shogi con la nera Signora Narrativa

A spasso per il monte Fuji, in cerca di vedute Narrativa

Voglio vivere come Hokusai - il trailer - " Hitodama de yuku kisanij ya natsu no hara" Narrativa

Pensieri e immagini per l'estate (II) Narrativa

Pensieri/immagini per l'estate (I) Narrativa

Sia santificato il tuo nome, vita Narrativa

La visione del Dottor Mises Narrativa

IL PROBLEMA DEL RICONOSCIMENTO NEI SITI LETTERARI WEB Saggistica

UN AUTUNNO E UN INVERNO IN COMPAGNIA DI UN'ALLEGRA BANDA DI CINCE Narrativa

FERMATE WHATSAPP, VOGLIO SCENDERE ! Saggistica

YUHLA WICHASA Narrativa

"Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna" di Amanda Righetti Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

APOLOGIA DI EMILIO SALGARI/ LA FORMIBABILE CASSETTA DI EMILIO SALGARI Narrativa

TRA MOSTRI CI S'INTENDE Narrativa

Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì... Narrativa

Erik Sittone Narrativa

MOSCO BLUES (LA MANIA) Narrativa

Se mi votate abolirò la morte Narrativa

QUALCOSA ERA SUCCESSO di Dino Buzzati Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

VIAGGIO NEI SIMBOLI DI P.I.A.F. (Parole Intorno Al Falò): DISTOGLI LO SGUARDO DA UN'ALTRA PARTE Saggistica

FILO': La borda dell'argine vicino a Po Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

AUTORI VARI (A.A.V.V.) presentano: FILO' Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Lo Spirito di P.I.A.F. Saggistica

IL BACCO DI MICHELANGELO Narrativa

IL COMMENTO E' UN DONO Saggistica

IL RITROVAMENTO DEL LAOCOONTE Narrativa

OPERA AL GIALLO Narrativa

IL SOGNO DELL'UNICORNO Narrativa

TUSITALA di Rubrus e Mauro Banfi il Moscone Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

MOOR EEFFOC Saggistica

La leggenda del Grande Inquisitore Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

IL LUPO OMEGA Narrativa

LE PECORE CINESI (PIETA' PER LA NAZIONE) Narrativa

Gesù cristo era uno zingaro Poesia

IL SETACCIO Saggistica

Il primo volo della cicogna bianca Narrativa

QUELLA NOTTE A LE CAILLOU, PRIMA DELLA BATTAGLIA DI WATERLOO Narrativa

Che cosa sogna la mia gatta? Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Rubrus il 2020-05-07 17:25:07

Mi sono soffermato un poco sul destino di sonno/sogno/trasformazione/non vita/non morte   (una condizione che non forse dispiacerebbe a colui che morto attende sognando nella perduta R'lyeh) e, con qualche inevitabile azzardo, l'ho messa a confronto con la situazione contingente. 

Dopo alcuni giorni dall’inizio - che mi appare quantomai precario - della fase due (chiamiamola così in mancanza di definizioni migliori), mi pare che si possa riassumere tutto quanto sta accadendo in un postulato: la prevalenza del desiderio sulla realtà.

A più livelli.

Il dato di fatto è che sappiamo molto poco, ancora, su questo virus, ma sappiamo che circola e sappiamo, per esperienza, che può rimanere silente per diversi giorni e poi esplodere provocando una strage esponenziale. Non sappiamo ancora bene, invece, come curarlo. Al contrario, sappiamo che non esiste il vaccino.

Logica vorrebbe che, prima, si acquisisca una massa accettabile di dati sulla sua diffusione e poi si decida se correre rischi, quali e in che misura.

Invece – e non solo in Italia – la decisione più o meno unanime è stata: usciamo, mettiamoci mascherine e guanti (se li abbiamo) e che Dio ce la mandi buona.

Perché? La prima ragione è evidentemente economica, anzi, di sussistenza. Tra la probabilità di non avere più mezzi di sostentamento e la probabilità di contrarre il virus, abbiamo scelto il primo rischio.

Non è logico, è un grosso rischio, ma abbiamo deciso di correrlo e, infatti, l’enfasi della comunicazione relativa alla pandemia mi pare incentrata sul numero dei guariti e sul calo dei ricoveri (mentre prima era sul numero dei contagi e dei morti). A livello istituzionale, si sono riaccese le polemiche politiche. Per converso, la retorica dell’eroismo e del martirio è stata rapidamente messa da parte.

Abbiamo cioè creato un surplus di comunicazione irrazionale vitalistica, concentrandoci sulle varie forme di questa ripartenza, a cominciare da quelle che direttamente ci toccano, per supplire alla carenza di razionalità della decisione stessa.

Sappiamo perfettamente che ripartire è un azzardo bello grosso, ma cerchiamo di non pensarci, parlando d’altro, a cominciare dalla situazione economica.

Con tutto il male che se ne può dire, è stato meno ipocrita Trump quando ha affermato: “Dobbiamo ripartire a costo di avere migliaia e migliaia di morti”. Lo aveva detto anche Johnson, più o meno, ma ora pare che abbia cambiato idea.

Io credo che, sotto, ci sia una spinta più profonda, direi animalesca, istintuale, che va oltre alla affermazione della prevalenza dell’economia sulla vita (affermazione che indubbiamente c’è, ovvio).

Non si spiegherebbe altrimenti perché i tedeschi si sono messi a manifestare per le riaperture come gli americani di tanti stati e come tanti italiani che affermano, ciecamente, che “da noi il virus non c’è” (è zompato da Wuhan a Codogno in un battibaleno e non è in grado di andare da Milano ad Isernia?) o che promettono “faremo i bravi, ma fateci ripartire”. Davvero non sanno che è una riapertura effimera perché, a parte i costi ordinari, ci saranno il settanta per cento di incassi in meno nonché i maggiori, difficilmente quantificabili, costi per la messa in sicurezza (comunque molto relativa) dei locali?. Idem quanto a tutto questo interesse per le vacanze o per il calcio come fossero “beni della vita” indispensabili.

Io non credo.

Certo, ci sono le esigenze economiche, di sussistenza, se non di guadagno.

Certo ci saranno interessi economici sovranazionali in ballo – io sono convinto che ci aspetti un futuro da schiavi di Jeff Bezos e chi non è d’accordo è un reazionario.

Ma queste, secondo me, sono le forme storiche di una condizione esistenziale, anzi aristotelicamente sostanziale dell’essere umano, anzi dell’essere vivente e, anzi, forse neppure dei soli esseri viventi (i virus non lo sono, in senso stretto: il coronavirus non lo è)

Credo che sotto ci sia l’esigenza di vivere e vivere, per l’essere umano, vuol dire consumare.

Consumare i parchi che stiamo ripopolando, consumare il caffè al bar sotto casa anche a costo di rassegnarsi a prenderlo da asporto, consumare i chilometri per andare un passo oltre l’orizzonte, consumare tutte le altre cose che possono venire in mente se ci si diverte a proseguire quest’elenco, ma comunque consumare.

Certo, magari per un po’ apprezzeremo (almeno chi sopravvivrà, magari un po’ malconcio) quanto ci circonda in modo più profondo, meditato, ma ben presto ricominceremo come prima, perché siamo quello che siamo ed è la natura a volere che siamo così.

Questa pandemia viene tirata per la giacca da più parti: è un ammonimento contro il capitalismo, la cultura dello scarto, le resistenze alla digitalizzazione, la violenza alla natura, l’incompetenza dei governanti, i cinesi cattivi, il 5G, il laboratorio segreto di Wuahn, Bill Gates... Dipende dalla visione del mondo cui si aderisce e che si usa per leggere il mondo e, chissà, qualcosa o più di qualcosa di vero in alcune di queste convinzioni ci sarà anche.

Io credo che sia un fenomeno naturale e la natura va verso la massima entropia e, probabilmente, il Big Rip, lo stadio finale dell’universo in cui tutti i legami atomici saranno recisi e la materia sarà una massa disordinata e non più trasformabile di materiale degradato che si disperde nello spaziotempo da lei stessa ha costruito.

Nel frattempo, la natura, la vita, consuma e si consuma. Il virus, per propagare la sua non vita, consuma gli esseri umani che a loro volta consumano tutto quello che possono né possono fare altrimenti (così come non può Mirdin).

Mauro Banfi il Moscone il 2020-05-07 18:24:20
Poter ascoltare e gioire per le parole di un amico, durante una grave crisi storica come questa è per me una profonda gioia: gioire della stoffa di alta qualità e dello spessore dei tuoi pensieri.
Tutto questo sopravvive al male, eh, quante ne abbiamo già viste e passate, caro Rubrus, ricordi? Gli haters, i flaming, la pseudocultura delle fake nexs e degli improvvisati virtuali e ora una pandemia più reale del Re.
Ci sarebbe da scrivere saggi e romanzi a grappolo dalle tue considerazioni, dico solo un paio di cose che hanno tenuto in vita la mia anima in questo oscuro periodo.
Per cominciare, come diceva Gregorio Magno, dobbiamo sollevarci dalla miseria della storia al mistero: "ab historia in mysterium surgere" e poi:
II, Corinzi, III, 6.
"La lettera uccide, lo spirito dà la vita."

L'ultima parte del Mirdin è stata scritta tanti anni fa, dopo una bellissima visita al castello a misura d'uomo di Bollingen, costruito con le sue mani da Jung, nei pressi del lago di Zurigo; conclusione di un magico tour svizzero che mi aveva portato a Montagnola, presso la Casa Camuzzi di Hesse e a Sils Maria, in Engadina, presso la celebre roccia dell'eterno ritorno di Zarathustra, in Engadina.
In questo luogo veramente speciale e "magico", presso la Torre di Bollingen, compresi che nell'anima sono, per vocazione, antieconomico e antipolitico; perchè in questo posti suggestivi capisci, se ci sei portato, che quello che conta nella vita è la gerarchia dello spirito, il superamento, il distacco - in altre parole una trascendenza rispetto alle sole qualità letteraliste, sensibili e soltanto naturali della vita umana.
Al di là dei letteralismi e degli interessi economici e politici, dobbiamo capire che viviamo nel mondo della tecnica, che anche con il virus resta l'Idolo adorato dall'umanità, dove sempre di più viene alla luce che le le cose e sopratutto le persone non sono quali sono, MA QUALI NOI LE FACCIAMO.
Bisogna considerare l'unica grande idea filosofica di Heidegger, in questo senso.
L'OBLIO DELL'ESSERE.
Il progresso scientifico e tecnico hanno spinto l'uomo nei tunnel delle discipline specializzate. Più aumenta il suo sapere, più
egli perde di vista tanto l'insieme del mondo quanto se stesso, affondando così in quello che genialmente Heidegger, discepolo di
Husserl, chiamava, con una formula bella e quasi magica, “l'oblio dell'essere”.
Quello stesso uomo che Descartes aveva eretto un tempo a “signore e padrone della natura” diventa una semplice
cosa per le forze (della tecnica, della politica, della Storia) che lo superano, lo travalicano, lo possiedono. Il suo essere
concreto, il suo “mondo della vita” (die Lebenswelt) per queste forze non ha più nessun valore e nessun interesse: è eclissato,
è già caduto nell'oblio.

E' paradossale come Nietzsche, Jung e Hesse si salvassero da questo oblio a Surlej, a Bollingen e a Montagnola, rinchiudendosi in una clausura.
Il letteralismo ci porta verso la follia della politica e dell'economia - e Nietzsche venne travolto proprio dal letteralismo attuale e politico che voleva dare alla sua inattualità -.
Anche le mie riflessioni in clausura mi stavano portanto alla conclusione del sinistro Comitato di Salute Pubblica di rivoluzionaria memoria.
Poi la mia anima con il suo sguardo infallibile, la memoria, mi ha riportato alla Torre di Bollingen, ai laghi di Silvaplana e a Casa Camuzzi, sulla Collina d'Oro.
Poi posso gioire della tua conversazione.
E allora il letteralismo è vinto, lo Spirito Santo rivifica.
Solo lo Spirito può farti capire che cos'è libertà reponsabile e libertà irrazionale e irresponsabile.
Questo è quello che Mirdin/Merlino ha compreso, decidendo di lasciarsi imprigionare da Viviana.
E il male non prevarrà.
Abbi gioia, carissimo

Eli Arrow il 2020-05-13 16:00:59

Beh, non m'azzardo a entrare in elucubrazioni viralfilosofiche. Solo, mi chiedevo: come mai il Mirdin non s'è fatto anche qualche esperienza di vita in un corpo femminile? Passa il testimone al femminile ma non ci entra, che birichino.



Per il resto, ho apprezzato le foto che accompagnano il testo e la narrazione, Merlino è una figura che da sempre mi affascina, così come il mondo che gli gravita intorno. Ciao :)


Mauro Banfi il Moscone il 2020-05-13 17:29:24

Ciao cara Eli, e bentornata: penso che mancavi tanto a me e a tutti i sopravvissuti e sopravviventi di Neteditor, superstiti anche di PIAF, ormai.
Speriamo tutti di leggere tue pregiate opere.
Mirdin non è casto e puro, tutt'altro.
Nella prima puntata - sono tutte collegate da link all'inizio e alla fine - si racconta di come sia stato amante "carnale e passionale" di Roisin, e con suo grande gusto e piacimento.
Il loro amore si sublima nelle varie fasi della loro relazione, tra amore, figlie, guerre e viaggi nella magia e nello spazio tempo e approda alla trasfigurazione finale del "Cri de Merlin".
Più che con il menage di coppia, le Cri de Merlin ha a che vedere con il sapere segreto del Mago bretone, tramandato dai cicli a lui dedicati.
In Bretagna si racconta del riso di Merlino, ad esempio.
Egli si mette a ridere nel vedere un povero mendicante seduto o nell'incontrare un ragazzo che si compra un paio di scarpe.
E questo perchè sa che il povero è seduto, senza saperlo, su un tesoro sepolto e che il giovane morirà il giorno dopo e non ha certo più bisogno di scarpe.
Un simile sapere fa di Merlino/Mirdin un solitario: sapeva molto di più di quanto non sapessero gli uomini che lo circondavano, e Artù lo sapeva, l'unico uomo davvvero umile vicino al mago.
Raccontano tutte le leggende del ciclo celtico che giunto in tarda età, Merlino si accomiatò da tutti e "ritornò all'eterno silenzio".
Egli scomparve nel suo esplumoir, una sorta di sepolcro naturale rupestre e silvestre, e più tardi non si parlò più che di una pietra di Merlino ("perron de Merlin", l'ho vista in Bretagna, fradicio d'emozione, ancora più arcana della roccia di Zarathustra a Silvaplana, in Engadina), luogo di convegno degli eroi e delle eroine in cammino verso la grande avventura.
Secondo altre suggestive versioni, egli scomparve nel Senza Tempo, preso e avvinto dai lacci e lacciuoli d'amore della fata Viviana - in cui Roisin si rispecchia - e non si ode ormai più che il suo grido lontano, il celebre Cri de Merlin.
E ti voglio rivelare un segreto, per la gioia del tuo ritorno, cara Eli, non rivelarlo a nessuno: "Amo qualcosa o qualcuno più di me stesso".
Così Merlino spiega la magia del Cri de Marlin a un cavaliere.
Alla fine il vero amore si trasfigura nella gioia eterna.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO