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Il pescatore

"PUNTO E A CAPO" Racconto Storico / Avventura / Western / Spionaggio

di Vecchio Mara

pubblicato il 2020-04-25 18:13:13


Il pescatore

 

Seduto dentro la barca, tirata in secco sulla spiaggia, il vecchio pescatore si era appisolato tenendo fra le mani la rete che stava rammendando.

Il nitrito di un cavallo lo destò, aprì gli occhi, volse lo sguardo alla sua sinistra e, ponendo una mano davanti alla fronte per deviare l’accecante luce solare, lo vide in lontananza, scendere dall’ultima duna del deserto: quella che precipitava dentro il mare. «Un fuggiasco!» sentenziò.

Chi altri poteva scendere da quella duna in sella a un cavallo esausto, dopo aver attraversato al galoppo il deserto, se non un uomo che non aveva alternative?

La duna disegnava il confine, netto, tra il deserto e il verdeggiante declivio che terminava in una stretta e lunga spiaggia. Una visione onirica, straniante per il cavaliere solitario che, dopo aver cavalcato sotto il Sole implacabile nell’arido deserto, all’improvviso si vide proiettato in tutt’altro contesto: l’impressione che ne ricavò, fu quella di oltrepassare il confine che divide l’inferno dal paradiso.

Il pescatore attese impassibile che il cavallo, avanzando lentamente sul bagnasciuga, si avvicinasse e poi si arrestasse accanto alla barca.

«La devi abbeverare quella povera bestia, se non vuoi che schiatti», esordì con voce grattata, osservando la bava che penzolava dalle fauci.

L’uomo assunse un’espressione sconfitta. «Sono vuote», rispose, picchiettando con le nocche sulle due borracce legate alla sella.

Il pescatore alzò lo sguardo: l’uomo aveva la pelle rinsecchita e le labbra screpolate dal Sole. «Laggiù troverai un abbeveratoio», lo informò, atono, indicando con l’indice e il braccio teso una casupola di legno a mezza costa.

L’uomo volse lo sguardo nella direzione indicata, scese da cavallo e, tenendo le redini con la mano sinistra, tornò a fissare il pescatore. «Io, invece, ho sete e fame», gli fece presente in tono grave, posando il palmo della destra sul calcio della Colt.

Il pescatore fece scorrere lo sguardo dal cinturone al fodero del revolver. «Dentro casa troverai un po’ di pane, del formaggio e anche del vino», lo informò senza scomporsi.

«Niente pesca miracolosa, oggi?» domandò con un filo di sarcasmo l’uomo.

Il pescatore mostrò la rete che stava rammendando. «Oggi non sono uscito, dovevo sistemare questa.» Poi la posò sul fondo della barca. «Non ti lamentare, se fossi uscito in barca, non avrei potuto offrirti neanche questo.»

«Si vede che oggi era il mio giorno fortunato», replicò con una punta di sarcasmo.

«Già!» fece il pescatore. «Andiamo», aggiunse, saltando dalla barca e incamminandosi a piedi nudi, affiancato dall’uomo e dal suo cavallo.

Dopo aver legato il cavallo accanto all’abbeveratoio, alimentato da un torrente che scendeva dalla collina retrostante, riempito le borracce e sciacquato il volto per togliersi di dosso sudore e polvere, l’uomo entrò in casa; dove, nel frattempo, il pescatore aveva tirato fuori dalla credenza e sistemato sul tavolo, pane, formaggio e vino. «Tutto qui?» domandò deluso.

«Posso scaldarti dei fagioli. Ma ci vorrà un po’ di tempo… e mi par di capire, che di quello, tu non ne abbia troppo», rispose serio.

«Ho un po’ di vantaggio. Abbastanza per gustarmi un piatto di fagioli. Avanti, vecchio, tirali fuori e fammi vedere cosa sai fare!» lo esortò, usando il tono del comando.

E il pescatore si diede da fare.

«Di’ un po’, pistolero, quante tacche hai sul calcio della Colt?» domandò con tono sarcastico mentre, dando le spalle all’ospite, spadellava i fagioli sul fuoco.

«Attento, vecchio! Non prenderti troppe confidenze», gli intimò mentre spezzava il pane.

Il pescatore si voltò, alzò un sopracciglio. «Se no cosa fai? Aggiungi un’altra tacca?» insisté il pescatore.

L’uomo sbuffò pesantemente. Il pescatore sorrise, tolse la padella dal fuoco e mentre versava i fagioli nella ciotola, imbrunendosi aggiunse: «La verità, è che non hai nessuna tacca sul calcio della pistola…» spinse la ciotola e un cucchiaio di legno in avanti, «gli occhi non mentono. Ora mangia!»

Mentre l’uomo si dava da fare con la ciottola di fagioli, il pescatore si sedette davanti a lui e cominciò a fissarlo intensamente.

«Cosa stai cercando di fare? Di leggere la mia storia dentro le pupille?», domandò l’uomo, indicandole muovendo il cucchiaio davanti agli occhi.

Il pescatore continuò a fissarlo senza pronunciare verbo.

Allora l’uomo, innervosito dall’atteggiamento del vecchio, posò il cucchiaio e sbottò: «Ora basta! Il tuo mutismo m’infastidisce! Di’ qualcosa, qualsiasi cosa, o vattene fuori dai piedi!»

«Come ti chiami?» domandò allora il pescatore.

«Johnny… mi chiamo, Johnny! Ora lo sai.»

«Oh Johnny, Johnny», disse con un sospiro il pescatore. «Nei tuoi occhi non leggo la determinazione del pistolero, ma solo il terrore di chi ha ucciso per la prima volta.»

Johnny lo fissò esterrefatto. Prese il cucchiaio, lo immerse nella ciotola di fagioli e, prima di portarlo alla bocca, si complimentò: «Bravo, vecchio. Allora la sai leggere veramente l’anima di chi ti sta davanti».

Il tono era quanto di più amaro si potesse attendere il pescatore, e questo lo spinse a chiedergli: «Ti va di raccontarmi la tua storia?»

«Perché?» fece Johnny, deglutendo.

 «Aprirti ti farà bene. Non puoi tenerti tutto dentro. Chissà se ti capiterà ancora d’incontrare qualcuno che ti stia ad ascoltare, invece che sparare.»

Johnny sorrise amaro. Si pulì la bocca con il dorso della mano. «Versami il vino, ho la gola riarsa.»

Il pescatore annuì, prese la brocca e versò il vino.

Johnny lo ingollò in un amen, si mise comodo e cominciò a raccontarsi.

 

«Vediamo se, oltre all’anima attraverso gli occhi, sai leggere pure le rughe del volto… Prova a indovinare quanti anni ho?» esordì, ruotando l’indice attorno alla propria faccia.

Il pescatore corrugò la fronte e ci pensò su. «Quaranta, quarantacinque», rispose poco convinto. Johnny piegò la bocca in un sorriso amaro. «Il tuo sguardo dice che avresti voluto dire di più. Forse, cinquanta; ma per non offendermi, come si usa con le signore hai pensato bene di togliermene qualcuno.»

«Beh, cinquanta magari non te li avrei dati… quarantasette o quarantotto, forse sì», ammise ironicamente.

Una sonora risata da parte di Johnny certificò che l’aveva presa bene, e trascinò al riso anche il pescatore.

«Ne ho trentacinque!» annunciò subito dopo. facendosi serio. «Fare il cowboy, ti ruba gli anni migliori… e da un giorno all’altro, ti ritrovi vecchio e acciaccato senza nemmeno accorgertene. Cavalcare tutto il giorno per tenere unita la mandria, con sole, pioggia e quando capita anche la neve, e la sera dormire all’addiaccio, è un tormento per muscoli e ossa.» Scosse il capo. «Ho cominciato che non avevo ancora diciotto anni… quanto avrei potuto durare ancora? Cinque, dieci anni? Difficile.» fissò il pescatore nello sguardo. «Sai quanto sono riuscito a mettere da parte in tutti questi anni?»

Il pescatore fece cenno di no.

«Neanche un dollaro!» proruppe, abbattendo un pugno sul tavolo. «Cosa avrei potuto fare, dove sarei potuto andare, il giorno che non sarei più stato in grado di cavalcare?» Puntò l’indice in mezzo agli occhi del pescatore. «Bada bene: non sto parlando di anni.» Si batté la mano sulla coscia destra. «Questa qua già fatica a sopportare i rimbalzi quando cavalco… sono dolori lancinanti, che salgono lungo la spina dorsale e trafiggono il cervello.» Allargò le braccia. «Cosa potevo fare: attendere di finire a mendicare qualche dollaro, magari raccattato dentro la sputacchiera di un saloon, dove qualche “anima buona” per divertirsi alle tue spalle ce l’ha buttato… oppure trovare il mondo di arraffare un gruzzolo che mi permettesse di costruirmi una serena vecchiaia?»

Attese la risposta del pescatore. Che non arrivò, non l’aveva.

«Mia madre si è spezzata la schiena tutta la vita. E’ morta a soli cinquant’anni, quando io ne avevo venti, piegata in due sul pavimento del ranch di McKenna», riprese con voce increspata Johnny. «Come ogni giorno mandato sulla terra dal buon Dio, gliele stava tirando lucide quelle dannate tavole di quercia, quando il cuore smise di battere.», Trasse un lungo respiro, tossì e continuò con un tono più fermo. «Mi diede alla luce nel ranch, lo stesso anno che venne al mondo Ringo, il figlio di McKenna. E com’era logico attendersi, diventammo amici inseparabili. Lui aveva tutto… io, neanche un padre! Ma devo dire che Ringo e suo padre non me lo facevano pesare; la madre, invece, stava sempre sulle sue… era come se la mia presenza la infastidisse. Un giorno, giù ai pascoli, sento due cowboy insinuare che lei non mi sopporta perché il marito mi tratta bene perché sono il suo bastardo. Non si erano accorti che mi ero appartato nella boscaglia. Attesi che si allontanassero, poi saltai a cavallo e corsi al ranch. Presi di petto mia madre, volevo la verità. Lei tergiversava, allora sbottai: “Se non me lo vuoi dire tu, andrò a chiederlo a lui!”. E tanto bastò a farla aprire. Dubito fortemente che fosse la verità… in ogni caso, mi invitò a cercarlo tra i cowboy del ranch, il mio vero padre. E quando le chiesi a chi dovessi rivolgermi… mi raggelò. “Non stavo mica a segnarmi chi mi portavo a letto. Scegline uno a caso, se sei fortunato, potrebbe essere lui!” Ci pensò su e aggiunse: “Se non è belle che morto e sepolto, o se non se n’è andato da qualche altra parte per non dover giustificare il frutto di una sbornia.” Aveva addosso la rabbia di chi aveva dovuto subire mille angherie per la sua posizione di inferiorità. Era credibile? Sì, lo era! Ma questo non toglieva dal piatto il vecchio McKenna, perché poteva benissimo essere andato a letto anche con lui. Glielo chiesi a muso duro; lei scoppio in lacrime, un pianto isterico e non rispose.» Trasse un sospiro. «Morì tre mesi dopo, ed io, ancora non so chi sia… quel gran bastardo di mio padre!»

«Però lo immagini», intervenne il pescatore.

Johnny accennò il solito sorriso a mezza bocca. «Immaginare, serve solo a farsi del male.»

«E’ lui, l’uomo a cui hai sparato?» domandò a bruciapelo il pescatore.

Johnny scrollò il capo. «Almeno lo fosse stato!» Si strinse la testa tra le mani. «Ringo, il mio miglior amico.»

«Lo hai ucciso per vendicarti del tuo presunto padre», tirò le somme, incredulo, il pescatore. «E’ terribile, agghiacciante, ti rendi conto?»

«Ehi! Per chi mi hai preso, per una bestia?!» proruppe in un moto d’orgoglio. «E’ stato un incidente, non doveva andare così! Ma lui… lui avrebbe ucciso me, se fosse stato più veloce.»

Il pescatore versò dell’altro vino. «Prendi, ne hai bisogno», lo esortò, porgendogli il bicchiere.

Johnny annuì, prese il bicchiere e ingollò il vino in un amen. «Un altro!» ordinò poi, posando il bicchiere sul tavolo. Il pescatore afferrò la brocca e lo riempì nuovamente. Johnny buttò giù anche quello e, mentre posava il bicchiere, riprese a raccontarsi: «Avevamo portato una grossa mandria a Tucson. Dopo aver spinto i capi nei recinti, Ringo si era fatto pagare. Faceva un caldo bestiale, così, insieme agli altri cowboy siamo andati al saloon. Ringo aveva lasciato un bel mucchietto di dollari al proprietario: l’ordine era di offrire ai cowboy whisky e donne a volontà. Ringo non vedeva l’ora di tornare al ranch, e ne aveva ben donde: c’era un fiore di ragazza che lo attendeva. Nella bisaccia aveva più di ventimila dollari. Non se la sentiva di affrontare il tragitto da solo, così mi chiese di accompagnarlo. Mentre cavalcavamo al piccolo trotto, affiancati sul sentiero, pensavo che un’occasione simile non mi sarebbe più capitata. Non so cosa mi prese, forse il mal di schiena, la stanchezza, le angherie subite negli anni, hanno fatto scattare qualcosa qua dentro», disse, battendo due volte l’indice contro la fronte. «Ringo non se lo sarebbe mai aspettato, guardandomi stranito mi chiese cosa stavo facendo. Puntandogli la pistola gli intimai di passarmi le bisacce. Una risata, questa fu la sua risposta. E in quel momento compresi che pure lui era andato fuori di testa. Invece che passarmi le bisacce, strattonò le redini e allontanò il cavallo. Poi, invece che fuggire fece qualcosa d’inaspettato: balzò di sella e piantandosi in mezzo al sentiero con la mano vicino al calcio della Colt, m’intimò ad andare a prendermeli, se volevo quel denaro.» Con l’indice indicò il bicchiere.

Il pescatore lo riempì e mentre lui lo ingollava tirò le somme: «Ti ha sfidato a duello, e tu hai accettato!»

«Ringo era veloce, molto veloce. No, non accettai, gli dissi che eravamo amici, che me ne sarei andato lontano e non mi avrebbe mai più rivisto. Ma Ringo aveva il fuoco dentro. E con occhi iniettati di rabbia, dandomi del bastardo buono a nulla minacciò di spararmi alle spalle, se solo avessi fatto cenno di girare il cavallo. Provai a insistere, accorato… niente! Non voleva sentire ragione. Era fuori di sé, sbava odio e rabbia, accusandomi di aver tradito la nostra amicizia.» Improvvisamente Johnny strinse la faccia tra le mani e, singhiozzando, concluse: «Non avrei voluto… ma lui non mi ha lasciato alternative… mi chinai su di lui, gli strinsi la mano, piangendo lo implorai di non mollare… alla fine, non mi rimase che chiudergli gli occhi, prendere le bisacce e fuggire. Ero spaventato, non sapevo che fare, dove andare! La mia faccia campeggiava sui manifesti fuori dagli uffici degli sceriffi, con scritto sotto la pingue taglia “vivo o morto”, offerta dal padre di Ringo; taglia che superava di gran lunga il frutto della mia follia. In ogni villaggio non rimanevo più di una notte, sentivo il fiato dei bounty killer sul collo. Tre giorni fa mi hanno individuato. Sentendomi perduto mi sono infilato dentro quel ginepraio infuocato…» sospirò, « ed eccomi qua, ormai prossimo al capolinea della mia vita».

Il vecchio attendeva con fare meditabondo che si riavesse dal momento di forte commozione.

«Di’ qualcosa, vecchio, qualsiasi cosa sarà meglio di un silenzio colpevolizzante», lo pregò.

«Sono solo un vecchio pescatore… giudicare, non è il mio mestiere. Quel ch’è fatto è fatto, e non si può cambiare. Tu sei ancora vivo… e se vuoi cercare di restarci, non puoi fare altro che scappare», sentenziò il pescatore. Si alzò, trasse dalla credenza il resto delle vivande. «L’acqua non è più un problema, andando avanti troverai dei pozzi. Questi dovrebbero bastare per due o tre giorni…»

«E dove potrei arrivare in tre giorni?» lo interruppe uno sconfortato Johnny, ormai rassegnato al peggio.

«In Messico, ci potresti anche arrivare.»

«Se quelli non mi raggiungono prima», obiettò Johnny.

Il pescatore disegnò una linea retta con l’indice sul tavolo. «La via più breve, è attraverso le colline. Quella che presumibilmente prenderanno i tuoi inseguitori», disegnò un semicerchio. «Proseguendo lungo la spiaggia si possono aggirare le colline e arrivare in Messico per la via più lunga. Tu, prenderai quella!»

«E se quelli ragionassero come te?»

«Vedrò di fargli cambiare idea!» rispose sicuro. «Tu vedi di far camminare il cavallo dentro il torrente che arriva fin dentro il mare, e poi di proseguire cavalcando dove batte l’onda di risacca, in modo di non lasciare tracce… ora è meglio che ti sbrighi», concluse, alzandosi.

Johnny si alzò a sua volta, prese le vivande offerte dal pescatore, uscì e le infilò in una bisaccia. Ci pensò su, trasse dall’altra bisaccia una mazzetta di dollari. «Tieni!» fece, allungando la mano.

«Con quelli i pesci non abboccano mica», commentò il pescatore, rifiutandoli.

Sventolando la mazzetta di dollari davanti allo sguardo accigliato dell’altro, Johnny provò a ingolosirlo. «Potresti farci una rete nuova, e molto altro ancora.»

Il pescatore gli mostrò i palmi callosi. «Ho mani forti e l’esperienza di anni passati a rammendare reti, non mi serve altro!» tagliò corto con un tono che non ammetteva repliche, né compromessi di alcun genere.

Johnny, scuotendo il capo, li rimise nella bisaccia.

«Perché stai facendo questo per me?» domandò dopo essere montato a cavallo, guardandolo dall’alto in basso.

Il pescatore scrollò le spalle. «Perché mi andava di farlo», rispose pacifico. Diede una pacca al posteriore del cavallo. «Addio, cowboy!»

«Addio! Mi ricorderò di te, pescatore!» replicò Johnny, iniziando a far trotterellare il cavallo dentro il letto pietroso del ruscello.

 

Il pescatore era tornato ad accomodarsi dentro la barca da una buona mezz’ora (doveva finire di sistemare la rete se voleva pescare all’indomani) quando li vide scendere dalla duna.

«Eccoli là, i cacciatori», commentò, prima di tornare con lo sguardo sulla rete da pesca.

Erano due tipacci poco raccomandabili quelli che, passando accanto alla barca senza degnarlo di un saluto, proseguirono in direzione della casa con gli occhi fissi sulle tracce lasciate nella sabbia.

Il pescatore mollò la rete sul fondo della barca e si volse per seguirli con lo sguardo.

Vide uno dei due scendere da cavallo, estrarre la pistola e, con circospezione, aprire l’uscio di quel misero tugurio e gettare uno sguardo all’interno. Ci mise poco a capire che dentro quel minuscolo ambiente non c’era nessuno; allora si volse e fece cenno di no.

L’altro disse qualcosa, poi indicò la spiaggia; al che il primo salì a cavallo e lo seguì.

«Arrivano», mormorò il pescatore, riprendendo in mano la rete.

 

«Di un po’, pescatore», esordì senza troppi convenevoli quello che doveva essere il capo, dedicandogli uno sguardo tagliente. «Hai visto passare un uomo a cavallo?»

Il pescatore indicò la duna. «Veniva di là!»

«Ed è andato su per di qua», fece il bounty killer, indicando il declivio. «Sulla sabbia ci sono le tracce di un cavallo, di un uomo, presumibilmente con gli stivali, e di un altro…» allungò lo sguardo fin dentro la barca, « forse a pieni nudi.»

«Aveva fame e sete, gli ho offerto cibo, vino e acqua per il cavallo», replicò in tono pacato.

Il bounty killer fece un cenno con il capo al suo sodale; al che, questi, trasse dalla bisaccia un manifesto arrotolato, lo svolse e, mostrandolo al pescatore, gli chiese: «E’ lui?»

«E’ lui», confermò il pescatore.

«Hai aiutato un assassino, potresti passare dei guai», lo informò in tono grave il primo.

«Mica l’aveva scritto in fronte: “sono un assassino”», obiettò il pescatore, facendo scorrere l’indice lungo la fronte.

Il bounty killer serrò la mascella. «Attento, vecchio! Non abbiamo attraversato il deserto per ridere alle tue battute!» sibilò. «Ora, se non vuoi avere guai, raccontaci per filo e per segno tutto quello che vi siete detti!»

«Detti?» fece, sorpreso, il pescatore. «Cosa vuoi che ci dicessimo, io ho l’abitudine di non chiedere niente ai miei ospiti. E lui, più che altro aveva una gran fame!»

«Vuoi farmi credere che non avete scambiato neanche una parola?»

«Qualche convenevole, appena finito di rifocillarsi è saltato sul cavallo e se n’è andato, manco avesse il pepe al culo. E ora che ho visto le vostre facce, capisco il perché!»

Il tono era serio, ma l’altro ci colse ugualmente un retrogusto irridente. Allora estrasse la pistola e gliela puntò addosso. «Senti un po’, pescatore, vuoi farci perdere tempo, o cosa?»

«Abbassa quel cannone. Che tanto quello che non so, non te lo posso mica dire», rispose, mostrando per la prima volta un po’ di agitazione.

Pago del risultato raggiunto, il bounty killer rimise l’arma nel fodero. «Okay, pare che abbia capito che non è un gioco», commentò poi, rivolto al suo sodale; che si limitò ad annuire. «Ora ci dici che direzione ha preso… poi, se riterrò la risposta soddisfacente, ce ne andremo e non rivedrai mai più la nostra brutta faccia. Ma stai bene attento! Se dovessi capire che stai mentendo… prima di andarcene bruceremo la barca e la tua catapecchia. Ti è chiaro il concetto?»

«Quel che so, è che era diretto in Messico. Mi ha chiesto se potevo indicargli la via più breve, gli ho indicato il greto del torrente e gli ho spiegato di risalirlo fin oltre il bosco di larici e poi di scendere attraversando la prateria alla sua destra. Alla fine mi ha ringraziato, gli ho augurato buona fortuna, e se n’è andato.»

«Uhm», fece il bounty killer, alzando un sopracciglio e grattandosi la barba ispida, «non mi stai mentendo, vero?»

«Secondo te, mi farei bruciare casa e barca per proteggere un ricercato che manco conosco?»

Il bounty killer ci pensò su. «No, non lo faresti mai. La tua “reggia” e la tua “nave”, valgono molto di più della testa di quel disgraziato», rispose con sarcasmo. «Ti ringrazio, vecchio!» concluse, strattonando le redini per far girare il cavallo.

«Lo ucciderai?» domandò improvvisamente il pescatore.

«Non sai leggere?»

«No.»

«Sotto il manifesto che ti abbiamo mostrato, c’è scritto che è un assassino… vivo o morto non fa alcuna differenza!» lo informò con tono aspro.

«Condannandolo a morte, senza nemmeno uno straccio di processo, vi metterete al suo pari», commentò sconfortato il pescatore.

«Vai a lamentarti dal padre di quello che ha ammazzato, pescatore di anime!» lo apostrofò il boutnty killer. «Andiamo!» esclamò poi, rivolgendosi al suo sodale.

Il pescatore, mentre li osservava risalire il declivio, raggiungere lo spiazzo davanti alla casa, scendere dai cavalli e, dopo averli fatti abbeverare e aver riempito le borracce, trascinarli per le redini sul greto pietroso del torrente, rimontare in sella e procedere risalendolo con circospezione; si scoprì a chiedersi come si sarebbero comportati quando e se fossero tornati indietro a mani vuote.

«Una vita salvata, val bene una catapecchia e una barca bruciata!» si rispose convinto, «Ora, vediamo di terminare questo lavoro, se no, niente pesca neanche domani», concluse, riprendendo in mano la rete.

 

                                                              FINE    

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