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Il mondo finisce oggi e io non lo sapevo...

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2020-02-25 18:53:23


Quando la paura ti divora l'anima.
Quando il perturbante diventa attuale...
In questo ultimo, terribile weekend - il più orrendo della mia vita - ho visto e vissuto scene di vita umana(?) che avevo visto solo nei film, come "Gli uccelli" di Alfred Hitchcock.
Ricordate la scena finale, capolavoro di suspence e tensione subconscia?

 


Mitch, Melania - completamente annichilita -, Cathy e Lidia riescono a uscire dalla casa in cui si erano barricati, assediati da migliaia di volatili, che hanno ferito gravemente Melania.
Mitch decide di portarla all'ospedale e così all'alba i quattro partono con l'auto di Melania alla volta di San Francisco.
Fuori dall'uscio di casa, appollaiati ovunque, migliaia di uccelli osservano, immobili e minacciosi.

 



Mitch, con infinita prudenza, si mette alla guida e ingrana la marcia.
Il motore si accende e sembra ricordare agli uccelli la supremazia tecnica e "morale" dell'uomo, ma inesorabilmente l'agghiacciante "suono" di migliaia di gabbiani e di corvidi cresce d'intensità sino al sopportabile.
"Non siamo ancora pronti ad attaccarvi , ma ci stiamo preparando".
Seguono alcuni secondi di "nero", senza la parola "fine"(the end).

                             


La mia anima ferita, come quella di Melania, osserva atterrita la gente impazzita nel supermercato mentre quasi tutti, senza più dignità, si rubano a vicenda pacchi di pastasciutta nei carrelli. Scoppiano liti a catena mentre il direttore del market telefona alle forze dell'ordine.
Un energumeno ha razziato le ultime confezioni da sei di acqua naturale - quattordici pacchi stipati nel carrello diventato un macigno - e gli si avvicina un anziano e gli chiede se può dargliene almeno due.
Risposta:
"Come mi arrangio io puoi arrangiarti anche tu", gli urla e se ne va verso le casse spingendo il suo carrello dell'inferno, mentre l'anziano comincia a piangere, senza che nessuno abbia il coraggio perlomeno di consolarlo.
Vorrei andare dal prepotente a dirgliene quattro:
"Anche se soppravvivi al virus tu sei già morto dentro, non sei più un uomo, ma un diavolo!".
Ma la persona cara che ho vicino mi strappa via da quell'inferno in terra.

Nelle situazioni di emergenza un essere umano dovrebbe dare il meglio, decenni di consumismo hanno trasformato la maggior parte della gente in mostri.
Questo consumare i prodotti si è trasformato da qualcosa di necessario e familiare in qualcosa di diverso e di orribilmente inquietante, come ne "Gli uccelli" di Hitchcock.
Santo cielo, qualcuno sa dirmi che cosa siamo diventati?
Quando il perturbante diventa attuale.
Quando la paura divora la tua anima...

 

 

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2020-02-26 12:16:23
Non credo che l'uomo del carrello sia un mostro, ma, semplicemente, un essere umano. La maggior parte delle persone (non tutte, ma la maggior parte), nella maggior parte dei casi (non sempre, ma il più delle volte) pensa a salvare se stessa dal pericolo (reale o immaginario) Il fatto che nessuno dei presenti sia intervenuto credo che lo dimostri: non necessariamente approvano il comportamento dell'uomo col carrello, ma non lo disapprovano al punto di esporsi in prima persona. Non credo neppure che c'entri il consumismo: la penuria o la ricchezza o l'abbondanza penso che incidano solo in maniera superficiale. Le antiche società - o la società contadina - non erano meno spietate delle nostre e non guardavano troppo per il sottile. Credo che la differenza sia un'altra: a tutti, anche in tempi di coronavirus, basta aprire il rubinetto per avere l'acqua.. Quella minerale è un bene voluttuario - infatti all'estero, spesso, costa di più, ma viene sentita come necessaria. Insomma, la percezione di quello che è veramente necessario è cambiata. Magari rimangono lì pacchi e pacchi di penne lisce, ma sparisce la cioccolata. Succedeva anche in tempi di penuria postbellica, quando i soldati americani portavano ai nostri nonni sigarette e cioccolata, quasi che, senza di esse, non fosse possibile vivere. Il fenomeno di è esteso a tal punto che, forse, oggi è davvero così.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-02-26 15:40:55
Ciao, Roberto e innanzitutto, grazie di essere passato, perchè sono tempi difficili e non è facile capire quello che sta succedendo, e tantomeno scriverlo.
Forse non bisognerebbe scrivere quando si è molto emozionati da una serie di fatti e circostanze, si perde quella distanza necessaria a quella chiarezza che è dovuta al lettore.
E' un metodo tipicamente "romantico" che non uso più da decenni.
La mia composizione è permeata pertanto da delle chiavi che mi hanno spinto a creare il pezzo.
Primo: più conosco gli esseri umani e più preferisco gli animali.
Per me quell'energumeno è un mostro, anche se rispetto il tuo voler capire.
Quello che ho visto - e che ancora m'indigna - non ha alibi, non ha scusanti.
Se vivessimo in una società sana ci sarebbero leggi che impediscono a degli psicotici di saccheggiare i supermercati a detrimento dei propri simili.
Ma la nostra è una società malata, finita, scoppiata.
Seconda chiave, tratta dal film "The Elephant Man":
"Vede, la gente ha paura di quello che non riesce a capire... e... ed è difficile anche per me capire, perché... vede... mia madre era... bellissima." (John Merrick)
Ecco, Roberto, nei consumisti energumeni della nostra società io vedo degli ignoranti cronici incapaci di controllare la paura generata da ciò che non si riesce a capire, e che si trasmettono come una malattia dagli uni agli altri, come un virus, peggio di un virus.
Alla scena del maltrattamento dell'anziano assistevano due bambini, che cosa rimarrà nella loro anima per tutta la vita?
No, non posso capire, non posso perdonare quello che ho visto.
Più conosco gli uomini e più amo gli animali.
Gli energumeni distruggono tutto quello che non riescono a capire mentre gli animali ti fiutano e se lo meriti e li capisci, si fidano.
No, ci vorrebbero leggi severe e pene esemplari per chi saccheggia i supermercati danneggiando il suo prossimo, ma viviamo in una comunità che non esiste più.
Questo è quello che ho visto nel weekend più orrendo della mia vita.

Rubrus il 2020-02-27 12:34:40
Secondo me il problema del tizio - mettendo da parte l'aspetto etico - è la natura del tutto irrazionale e animale della sua risposta. Il virus non lo vedi, non lo senti, non lo tocchi. Potenzialmente, ogni vicino potrebbe essere un infetto e quindi un pericolo. La reazione emotiva è quindi: "si salvi chi può" . Il che vuol dire prepararsi ad asserragliarsi in un fortino e/o fare incetta di tutto quello che mi può tornare utile o comodo. Allora attenzione: limitare le possibilità di contagio riducendo i contatti, in realtà, non è inutile. Non è "il" rimedio", ma è "un" rimedio che consente di ridurre la virulenza dell'epidemia meglio di quanto accadrebbe se vi fosse libertà totale di accesso e uscita dalle aree colpite. Il problema del tizio (ma non solo suo) è che fare incetta di beni è una risposta del tutto fuori bersaglio. Nessuno, mai, neanche i più allarmisti, ha anche soltanto ipotizzato che vi possa essere penuria negli approvvigionamenti di beni e che non vi siano rimedi a una temporanea scarsità di beni. Eppure l'accaparramento c'è, i disinfetttanti e le mascherine sono sparite... e non crederò mai che la stragrande maggioranza delle persone metta le mascherine per proteggere gli altri, lo fa per proteggere se stessa, non volendo sentire - così come non si vuole sentire un sacco di altre cose - che ai fini di auto-protezione le mascherine non servono. Per farla breve: ci facciamo guidare dai nostri istinti.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-02-27 18:01:23
Concordo in toto con l'ottima disanima psicologica.
Entra in capo la classica distinzione tra paura e angoscia.
La paura è qualcosa che deriva da un oggetto definito, un incendio, un assassino, un terremoto.
L'angoscia deriva da qualcosa che si percepisce ma non si vede, e per questo ho citato analogicamente Hitchcock, che era maestro nell'espressione cinematografica di questa dinamica.
La nevrosi d'angoscia prevede che chi ne è preda cerchi irrazionalmente di eliminare il disagio che avverte senza sapere esattamente che cos'è.
Ecco perchè ho citato il finale de "Gli uccelli".
Là i personaggi, per affrontare il pericolo che subiscono ma non comprendono in fondo - come mai gli uccelli sono diventati aggressivi e assassini? Hitch non lo spiega, ma ci presenta solo i terrificanti effetti - si stringono tra di loro e solidali, cercano di salvarsi insieme.
Persino la suocera e la potenziale nuora si riappacificano per affrontare il tunnel degli uccelli killer, e il che è tutto dire.
Invece in quel supermercato ho visto persone che per affrontare quello che non conoscono reagiscono danneggiando il loro prossimo, e questo lo posso capire, lo posso studiare, ci mancherebbe, ma però chi ha sbagliato deve pagare, a tutti i livelli di questa assurda faccenda del virus, che sta mettendo un Paese in ginocchio.
Grazie e abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Elisabeth il 2020-02-28 11:19:37
Caro Mauro, mi dispiace molto per la scena a cui hai dovuto assistere, ne hai trasmesso tutto lo sgomento così come lo stato d'animo dell'anziano signore. Dell'uomo che si è diretto alla cassa col suo carrello stracolmo, proteggendolo come un fortino, mi arriva desolazione. Di solito, potendo gestirmi gli orari, faccio la spesa nell'ora di pranzo, quando i supermercati sono poco frequentati dato che faccio prima e dato che la poca confusione mi aiuta nella scelta delle cose da comprare. In questi giorni anche in tale orario i market erano pieni di persone, scaffali svuotati e modi sgarbati pure. Di solito compro quello che mi serve rigorosamente scritto in una lista della spesa altrimenti lo dimentico, non perché spendere in cose superflue mi generi timore, ma perché il superfluo mi genera confusione, insomma poi non so che farmene, non so come impiegarlo. Il virus ci riporta alla sopravvivenza, all'idea che domani non esista più ciò che conosciamo come familiare, rassicurante, e se per sopravvivere tolgo a qualcun altro, amen. Avviene per molte altre situazioni a cui non facciamo più caso talmente ne siamo abituati e dalle quali invece dovremmo prenderne le distanze. Questi sono i momenti in cui riscoprire che basta un kg di farina e acqua del rubinetto potabile per tutti (qui) per fare una quantità di pasta utile a mettere a tavola una decina di persone, oppure rifornirsi in maniera serena delle provviste che sono garantite nelle botteghe/market. Questi sono i momenti in cui sui social si sprecano le battute ironiche (che a me fanno anche poco ridere), madri che terrorizzano i figli con il loro allarmismo, giustamente temono per la vita dei figli, ma non temono invece dell'alcool che si mettono in corpo i loro figli adolescenti nel weekend e che a bordo di scooter per rientrare a notte fonda, vanno soggetti a un alto tasso di mortalità per se stessi e per gli altri, questo è tollerato. Le incongruenze si sprecano. Mi attengo alle regole dettate dalla sanità, col sacro supporto della scienza, per il resto rifletto e rinforzo le distanze da persone che attuano comportamenti come quelli da te visti perchè in fondo anche a condizioni normali non ci mangerei insieme neppure un panino soffiato al prosciutto, di sicuro neppure loro con me. Quindi l'accordo è trovato, virus o no. Un abbraccio.

Rubrus il 2020-02-28 11:33:33
E' vero, nel film - ma non c'è bisogno che lo dica io - Hitch è magistrale nel far vedere e non vedere. Inizia con qualcosa che vediamo, ma di cui non vediamo il perchè, cioè gli attacchi degli uccelli, poi, verso la fine, gli stessi diventano un suono che riempie la scena - sono ancora fisici, ma immateriali - infine, col loro osservare, immobile, quasi fossero idoli, senzienti, assumono un che di metafisico. E riallacciandomi al commento di Elisabeth: non credo che siamo peggiorati più di tanto con gli anni (insomma, durante epoche di peste e durante la guerra dei Trent'anni facevamo pure di peggio: cannibalismo, infanticidio, ecc), ma forse l'abbondanza ci ha fatto perdere una cosa: il senso del superfluo. Tutto è una marmellata indistinta che serve per la "vita" come ci ha insegnato la pubblicità.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-02-28 18:35:02
Bella osservazione: gli uccelli sono psicopompi che con i loro attacchi - magistrale la scena di Bodega Bay in preda al caos, tra l'incendio e il carretto ricolmo di cavoli che si rovescia nella strada allagata - segnano l'ingresso della vita in un Altro Mondo/Cielo a cui appartengono.
La furia antica, primitiva della natura che si scatena, graffiando l'attualità contemporanea.
Bodega Bay come una specie di anticamera dell'inferno, ah, quanto imparerà Carpenter da Hitch!
Pensiamo a Fog, la Cosa, Essi vivono, ecc ecc
Assolutamente geniale il finale con lo schermo nero senza la parola fine (the end), a voler significare che il nostro presuntoso "Antropocene" può essere espugnato dagli uccelli, dai virus o da altre faccende cosmiche.
Ciao

Mauro Banfi il Moscone il 2020-02-28 18:47:38
Ciao Elisabeth, molto bello tuo commento che s'armonizza con quanto dice Roberto a proposito del saper discernere il necessario dal superfluo.
Eh, sì, andrebbe insegnato in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Questa storia del virus, a livello psicologico è un perfetto contrappasso dantesco: nel tempo in cui i più si rendono visibili a tutti in ogni momento della propria storia, dichiarando i contatti, mostrando le azioni -anche le più triviali e banali -, ecco sorgere un avversario invisibile, che segue canali non dichiarati. E che azzera ogni restante forma di condivisione autentica, non virtuale.
Il male assoluto, il contrapposto totale alla nostra era informatica. Esiste un antidoto, un contromovimento?
La faccenda del coronavirus insegna a tutti noi che è venuto il momento di un grande e profondo ripensamento della nostra civiltà consumistica che ci porti, per l'appunto, capire che cosa è davvero necessario o superfluo per noi, o come diceva Heidegger in filosofia, che cosa è autentico e inautentico.
Credo che dalla risposta a questa riflessione dipenda la nostra sopravvivenza come specie.
Nell’attesa il panico e l'angoscia ne conseguono, ma come cantava Roberto Vecchioni. a chi saccheggia i supermercati, lasciando gli anziani senza beni essenziali, va ricordato che magari comportandosi così da malato mentale, sta correndo verso Samarcanda, il luogo dove la morte attendeva il soldato che vi si era rifugiato credendo di averla vista altrove. E che a cercarlo, proprio dove stava, era stata la salvezza.
Ricambio l'abbraccio, fa proprio bene in questi momenti difficili.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Roberta il 2020-02-29 19:16:26
Più che un inferno in terra mi sembra un semplice esempio di psicosi collettiva: succede così dai tempi dei tempi, e i nostri non sono certo tempi moderni dal punto di vista del comportamento umano. La gente deve aver pensato di doversi preparare ad una vera quarantena e ha fatto scorta di farina, lievito e pasta (così ho sentito, io mi sono ben guardata dall'andare al supermercato e tantomeno dal rinunciare al viaggio che avevo già prenotato). Le reazioni di questo tipo mi fanno abbastanza orrore, ma la colpa è anche del terrorismo mediatico di cui molti sono rimasti vittime. Sarebbe bastato pensare che se scuole, teatri e cinema sono stati chiusi per evitare assembramenti che facilitino il contagio, forse creare un assembramento nei supermercati era un comportamento piuttosto incoerente. Vedo che ora governo e media hanno fatto marcia indietro, non prima di aver messo in ginocchio l'economia.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-03-01 08:15:42
Buona domenica, Roberta
come sempre grande commento che dimostra una dote essenziale per affrontare questo periodo di follia collettiva che ci tocca sopportare, non bastassero già i guai che abbiamo ognuno per nostro conto: il distacco dato dalla sensibilità di qualità e dalla cultura.
Ah, guai a non averne di distacco.
Uno spettro si aggira per i supermercati del nord Italia e ho voluto rappresentarlo.
No, non sto parlando tato di quella brutta rogna del Covid coronavirus, per quella ci sono i medici e gli scienziati, si spera.
Sto parlando della seconda epidemia, quella psichica e invisibile, ma tangibile, che ha preso il nome di "psicosi d'angoscia", e che è molto ma moolto più pericolosa.
La reazione collettiva di chi soffre di "angoscia virus" tende a disinteressarsi delle cause razionali e scientifiche dell'infezione, ma a spaventarsi in modo emotivo e irrazionale per gli effetti.
Riconosci l'umanoide che soffre di "angoscia virus" dall'occhio sbarrato e il filo di bavetta che scivola dall'angolo della bocca, dal suo aggirarsi per l'ipermercato, bardato di guanti, tuta e mascherina in stile cinehollywood, saccheggiando ogni scaffale che incontra.
Ho visto uno con i miei occhi che conciato in questa maniera antiscientifica e ridicola ha arraffato cinque chili di banane!
Ma che cosa se ne fa di tutte quelle banane? Quanti di quei frutti prelibati finiranno per marcire?

In questi giorni di spreco dell'intelligenza e di psicosi collettiva, giustamente ci ripetiamo tra parenti e amici, "insieme ce la faremo", ed è ok, questo è il mio atteggiamento di base, ci mancherebbe.
Ma ce la faremo, A FAR COSA? E questo che è tempo di chiedere a tutte le persone che incontriamo.
La faccenda del coronavirus insegna a tutti noi che è venuto il momento di un grande e profondo ripensamento della nostra civiltà consumistica che ci porti a capire che cosa è davvero necessario o superfluo per noi, come dice in un commento Rubrus, o come diceva Heidegger in filosofia, che cosa è autentico e inautentico.
Mi sembra che da tempo il capitalismo globalizzato ha smarrito queste coordinate ed è totalmente impazzito.
E' sempre stato una ideologia di morte, come aveva già capito Lutero paragonandolo al Diavolo, ma ora è completamente uscito fuori di brocca.
Credo che dalla risposta a questa riflessione dipenda la nostra sopravvivenza come specie.
Nell’attesa il panico e l'angoscia ne conseguono, ma come cantava Roberto Vecchioni nell'eterna canzone tratta dalla fiaba di Somerset Maugham, a chi saccheggia i supermercati, o a chi specula tramite internet sui beni essenziali della gente, lasciando gli anziani senza beni essenziali e depredando i conti correnti dei propri simili, va ricordato che magari comportandosi così da malati mentali e/o da criminali, stanno correndo verso Samarcanda, il luogo dove la morte attendeva il servo che vi si era rifugiato credendo di averla vista altrove. E che a cercarlo, proprio dove stava, era stata la salvezza.
E allora, sì, ce la faremo, ma a far cosa?
Questo si vedrà.
Buona vita e salute a te e a chi conta per te.

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