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I soldi

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-02-14 10:19:11


   Dovrei riaggiustare casa, pensò Jack. Annuì due volte convinto del suo pensiero.

   Era una casa modesta in cui lui stava bene però qualcosa non gli andava giù, anche se non sapeva bene cosa.

   Era sdraiato sul divano.

   La televisione era spenta e c’era un silenzio quasi anomalo. Jack guardò fuori dalla finestra e vide la strada deserta. Anche lì fuori c’è silenzio, rifletté.

   Non c’era nulla di strano. Poteva darsi che la gente stesse ancora dormendo alle sette di mattina.

   Ieri notte Jack era stato di riposo. Si era rilassato al divano guardandosi un film alla tv. Era stato un film d’azione. <<Proprio bello>>, disse Jack a voce alta. Il rumore delle sue parole risuonò nel soggiorno.

   Jack fece un’espressione stranita. Non stava facendo nulla di brutto ma era come se si sentisse la coscienza sporca.

   Si mise seduto. Voleva andare a fare una camminata che, visto il lavoro sedentario che svolgeva, gli avrebbe fatto senz’altro bene. Guardò ancora fuori dalla finestra ma non vide nessuno. Passò solo un cane marrone abbastanza secco.

   Jack faceva il corriere. Guidava un furgone (anzi, il “suo” furgone) per tutta la notte e consegnava pacchi. Spesso sapeva cosa ci fosse dentro quelle scatole della ditta per cui lavorava, ma spesso non sapeva nulla. Era così che funzionava. Lui doveva solo consegnare.

   Jack annuì e inarcò il sopracciglio sinistro.

   Era un lavoro che gli piaceva comunque e non lo avrebbe mai abbandonato per trovarne un altro. Anche la sua ditta era ottima e importante.

   Si alzò dal divano su cui aveva dormito la notte prima e andò in cucina. Si preparò il caffè. Tutto sommato non posso dire nulla di male sulla mia vita. Era vero. Non era sposato ma solo perché non ne aveva avuto ancora la possibilità. Tutte le donne che aveva incontrato erano state leggere, per così dire. Non avevano avuto programmi forti.

   <<Sarà per un’altra volta>>, disse.

   Sorrise e bevve il caffè.

   Jack ripensò alle sue donne, per così dire. Non erano state tante a dir la verità, ed ora poi non aveva voglia di fidanzarsi. Non c’era nessuna che gli interessava. I suoi amici erano sposati, quasi tutti, ma lui non ne soffriva. Ognuno aveva le sue scelte e le sue fortune.

   E quali sono le tue fortune, Jack?

   Restò a pensarci. Certo, aveva una casa, anche se in affitto, e un lavoro, ma sentiva che gli mancava qualcosa, e non era una donna. Si sentiva strano, ecco tutto. Come se stesse per succedergli qualcosa di brutto. Non mi succederà nulla, pensò.

   Decise di andare a farsi una doccia. Era la cosa migliore dopo tutti quei pensieri. A volte i suoi pensieri erano ridicoli, come quando guidava di notte e aveva paura di bucare una gomma. E qual era il problema? Avrebbe cambiato la ruota. Ogni tanto veniva attaccato da queste paure inutili ma Jack ne usciva sempre vincitore.

   E sperò di restare così vincente. Sorrise e andò in bagno.

 

***

 

   La stanchezza si stava facendo sentire troppo forte.

   Jack parcheggiò la sua auto sul vialetto, tirò il freno a mano e spense il motore, non prima di aver inserito la prima marcia. Poi gemette. Fece un sospiro lungo e tenebroso e sentì la propria voce gemere come la voce di un uomo sofferente. E’ stata troppo dura stanotte, pensò. Già. Aveva bucato, tra le altre cose, e quella paura di cui non si era mai vantato era accaduta seriamente. C’erano stati anche i semafori rotti e l’incidente, che lo aveva obbligato a deviare percorso.

   <<E tutto per far contento Bill>>, mormorò.

   Jack rimase in macchina. Bill era il suo capo, uno dei tanti a dir la verità. Era lui che gli consegnava la scheda della partenza la notte ed era lui che gli faceva preparare le scatole. Quella notte erano state particolarmente pesanti. Che cosa diavolo ci avevano messo dentro? Le pietre?

   Un giorno vorrei tanto vedere cosa ci sia dentro, pensò. Ma non è difficile, Jack. Basta che tu apra qualche scatola. Sì, si poteva fare. Poi Jack l’avrebbe richiusa subito con lo stesso laccio e lo stesso nastro adesivo. Un gioco da ragazzi.

   Scosse la testa e gli venne da ridere. Ma che cosa voleva combinare? Fare una bravata e farsi licenziare? No. Quelle erano solo fesserie, lui non avrebbe aperto nulla.

   Scese dalla macchina ed entrò in casa.

   Camminò lento e la schiena gli sembrò che si stesse per spezzare. Aveva retto un centinaio di chilometri e anche di più, ed ora bisognava riposarsi.

   Jack accese la tv e si sdraiò sul divano con la divisa da lavoro. Era sporco ma non gliene fregò nulla. Devo trovare una svolta a questa vita. Fu un pensiero lampante ma anche scioccante. Jack restò con lo sguardo fisso alla televisione. Una svolta… Ma di che tipo? Non che non volesse più lavorare, però aveva bisogno di riposare anche.

   Cancellò quei pensieri e guardò il notiziario. Aveva già fatto colazione ma aveva ancora fame. Era normale. Si sarebbe preparato qualcosa da mangiare subito, dopo che si sarebbe riposato. Riposare era una parola grossa però. Jack stava quasi sempre in allerta. Non si sapeva bene per cosa, ma era come se dovesse essere chiamato ogni minuto.

   Il giornalista stava parlando del furto ad un furgone portavalori. Jack restò a fissare il volto impassibile dell’uomo dentro la tv. Però non è del tutto impassibile. Gli traspare meraviglia dal volto e invidia. Sì, anche quello. Jack scosse la testa. Quel giornalista aveva sicuramente un mucchio di soldi in banca ma era altrettanto sicuro che bramava averne di più.

   Jack prese il telecomando e spense la tv. Quella notizia gli stava dando fastidio. Anche parecchio. Rubare significava fare qualcosa di brutto contro la società e tutte quelle persone che lavoravano come lui, però… Però adesso hanno un sacco di soldi, pensò. Fece un’espressione delusa. Voleva averli anche lui tutti quei soldi? In un certo senso sì. Gli avrebbero cambiato la vita e non si sarebbe più dovuto alzare alle dieci di serra per andare a prendere il suo turno. E non avrebbe più visto il suo capo Bill. Non è poca roba, pensò.

   Gettò il telecomando sul divano e andò in cucina a bere. Aveva una sete enorme.

   Dieci minuti più tardi, stava ancora pensando alla notizia della tv.

 

***

 

   Jack si svegliò alle nove di sera.

   Si rigirò nel letto come un gatto piccolo che voglia giocare, e mandò un leggero sospiro. Faceva sempre così prima di svegliarsi del tutto. Non che non volesse alzarsi, però sentiva che aveva ancora sonno. E stava così bene lì.

   Tutti stanno bene a letto, pensò. Già, ma la cosa importante era lavorare.

   Si alzò borbottando qualcosa e guardò alla finestra. Era buio, come al solito. La sua vita praticamente si svolgeva al buio della notte. Cos’è, Jack, non ti piace più? Jack fece un cenno veloce con la mano davanti alla testa, come per scacciare una mosca. Forse un po’ aveva ragione quella voce insinuosa, ma lui faceva consegne di notte. E viveva anche di giorno, se era per quello.

   Si vestì velocemente mentre il freddo dell’inverno lo avvolgeva come una coperta gelida. Aveva un leggero mal di testa ma Jack sapeva che era la fame. Avrebbe mangiato qualcosa e gli sarebbe passato subito.

   <<Fra un po’ rivedrò Bill, che bello>>, disse ironico.

   Si infilò i pantaloni e la felpa poi andò in cucina a farsi un caffè. Poteva prenderselo anche fuori e probabilmente avrebbe fatto così, ma quello di casa ci voleva. Era come un rito, e lui era attaccato ai riti scaramantici.

   Bevve il caffè e mangiò qualcosa di dolce. Andò alla finestra e guardò fuori. La strada era deserta. I lampioni mandavano un chiarore giallastro che si diffondeva come una brutta malattia sull’asfalto. Sul vialetto c’era la sua macchina. Dovrei comprarmene una nuova, pensò, ma la verità era che non voleva avere spese extra. Gli facevano paura in qualche modo.

   Finito di mangiare, Jack uscì fuori e salì in macchina.

 

***

 

 

  

      

    

    

 

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Rubrus il 2020-02-17 17:35:04
Mah... dal punto di vista della scrittura ti direi. ma vale anche per me, di stare attento agli avverbi. Il più delle volte non servono : per esempio: "cane marrone abbastanza secco" secondo me suona meglio "cane secco (o magro) di colore marrone". Sostituirei "ieri notte" con "la notte prima". perchè mi sembra più chiaro. A parte questo, la scrittura va bene. Ovviamente sul contenuto non si può dire nulla perchè il racconto è incompleto. E, ovviamente, non esisto "lo" stile migliore universalmente riconosciuto, altrimenti tutti userebbero quello. Quindi, in fin di conti, sono solo pareri. Ciao.

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