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L'uomo dei panini

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-02-01 18:56:39


L’uomo dei panini

 

     

   Una notte non riuscii a prendere sonno.

   Era grave per me, perché sono un tipo che si appisola subito, come d’altronde era sempre successo.

   Accesi la luce sul comodino e fissai il soffitto. Non avevo chiuso occhio ed erano quasi le quattro del mattino. La sensazione che avevo era che fossi piombato in uno stato disastroso di non sonno, da cui ne sarei uscito solo fra qualche mese.

   Avevo anche paura, a dir la verità. Forse mi sarebbe venuto il nervosismo o qualche altra cosa. Anche la notte prima avevo stentato a dormire, ma almeno mi ero appisolato per qualche ora.

   Stavolta niente. Ero andato a letto alle dieci e il massimo che ero riuscito a fare era stato dormire per venti minuti.

   Mi alzai e andai in cucina a bere. L’acqua risultò fresca, anzi gelida, come d’altronde era gelido quel mese di gennaio.

   Sentii dei passi in mezzo alla strada.

   Mi fermai per un momento, pensando che qualcuno stesse venendo a casa mia, ma poi mi resi conto che quei rumori venivano dalla strada e basta. Erano rumori di passi.

   Andai in soggiorno a luce spenta e mi affacciai alla finestra.

   Vidi che molte persone si dirigevano in strada. Era il mio vicinato, e riconobbi anche il mio amico Tim Roswell.

   Non so cosa stia succedendo ma qualcosa di strano c’è. Sembrano zombie… o ipnotizzati da qualcosa.

   Ebbi paura, devo dire la verità. Qualcosa di freddo mi si insinuò nel corpo come un fantasma indesiderato.

   Decisi di uscire anch’io. La curiosità era enorme e mi stava spingendo a fare quello che stavano facendo gli altri. Forse erano normali, non erano ipnotizzati, e io potevo chiedere spiegazioni a Tim.

   Mi misi le scarpe ed uscii.

   Il freddo di gennaio mi piombò addosso come un cappotto pesante di piombo. Vidi le persone un po’ curve camminare per strada e alcune avevano anche gli occhi chiusi. La faccenda si complica, pensai. Ma che stava succedendo? Non lo sapevo. C’era qualche stregoneria che aveva ipnotizzati tutti, solo a questo arrivavo.

   Mi misi in coda e camminai anch’io. Dopo un po’, ad una certa distanza, vidi un tizio fermo in mezzo alla strada con un fucile puntato sulle persone.

   Feci per gridare qualcosa ma restai in silenzio. La condizione terrorizzante dei miei vicini mi fece pensare che era meglio starsene in silenzio. Allora non potevi restare a casa?

   Era stata la curiosità di sapere.

   Mi avvicinai ancora e riconobbi il tizio come quello che il giorno prima, vicino alla fermata della metro, aveva venduto panini caldi con tutte le salse, come recitava il suo cartello.

   Tanta gente era andata lì a mangiare e ognuno, dopo aver comprato, se ne era andato un po’ triste e assente.

   Anche adesso, grazie alla mia vista eccezionale, vidi che lo sguardo dell’uomo pazzo e armato era di una intensità indicibile, ed io evitai il suo sguardo. Ecco cosa è successo. E’ il suo sguardo, i suoi occhi ipnotizzano. E quello che sto vedendo è la conseguenza.

   Ma perché? E che cosa voleva fare con il fucile? Uccidere tutti? Forse… Quel tizio non è normale, pensai, è stato mandato dalle Tenebre.

   Volevo tornare indietro ma non ci riuscivo. Ero come semi ipnotizzato, solo per aver guardato un attimo il Diavolo. Perché quello era.

   Intanto mi accorsi che la gente intorno a me si stava deturpando.

   Vidi una signora che non conoscevo invecchiare a vista d’occhio, con i capelli che le si allungavano e diventavano bianchi fino a cadere. La sua faccia stava diventando lucida, così come il suo cranio.

   Volevo scappare e tornarmene a casa e magari scoprire che era tutto un sogno. Un brutto in cubo da cui uscire immediatamente.

   Ci avvicinammo al Diavolo che stava conducendo tutti alla morte, e io sentii i suoi occhi posarsi su di me. Adesso si accorgerà che io non sono come gli altri, che non sono andato a comprare il suo panino malefico e che non l’ho guardato in faccia, magari mentre lui ammiccava.

   E così fu.

   Vidi il fucile alzarsi ad altezza uomo, vidi la canna puntata verso di me e poi ci fu il buio.

 

   Mi risvegliai in ospedale.

   Ero terrorizzato e stavo tremando, nonostante tutti gli antidolorifici.

   Volevo raccontare tutto e volevo sapere che cosa era successo quella notte, ma non volli. Una parte di me, quella più logica che diceva di farmi gli affari miei, mi ordinò di non sapere nulla.

   Panini! Ci sono panini buonissimi, signori, con tutte le salse che desiderate!

   Era tornato. Era sotto l’ospedale, per strada, e stavolta era venuto a prendere me. Era venuto a prendere la mia anima e a far morire il mio corpo. Tremai ancora.

   Volli dormire ma non ci riuscii.

   Panini!

   Chiusi gli occhi e aspettai che tutto passasse. Prima o poi se ne sarebbe andato.

   Forse.

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Rubrus il 2020-02-10 12:32:14

Mi pare un testo onirico, non tanto in sè quanto perchè - e non so bene come - mi ricorda un pezzo di Lovecraft, cioè il racconto breve \"Nyarlathothep\" in cui una presenza funesta ammalia un\'intera popolazione. Qui però il tuo diavolo, innanzi tutto si inserisce nella tradizione - è appunto un diavolo - in secondo luogo è molto più concreto perchè vende panini, e il fatto che venda roba da mangiare potrebbe suggerire altre implicazioni. Suggerimento grammaticale. Occhio agli aggettivi perchè a volte non servono granchè. Per esempio \"pesante cappotto di. piombo\". Se è di piombo, è già pesante, non serve ribadirlo. E, tra \"pesante\", generico e \"di piombo\". specifico, meglio di piombo. A parte queste inezie, lo stile è scorrevole.

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