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CAR

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Rubrus

pubblicato il 2020-01-31 18:47:36


Era tutto quello che rimaneva della scritta sulla stamberga in fondo al vecchio pontile in disarmo.
Venti, trent’anni prima, capitava ancora che qualche traghetto attraccasse, poi avevano aumentato il pescaggio dei battelli, oppure la profondità del lago era diminuita oppure, semplicemente, gli anni erano passati.
La biglietteria però, inspiegabilmente, era rimasta, come aggrappata alle assi traballanti sopra le acque che sciabordavano tranquille.
Quando passava di lì, Paolo non poteva fare a meno di guardarla di sfuggita, incerta e vaga com’era nell’afa che saliva dal lago, oppure indefinita tra le cortine di pioggia, oppure evanescente nella nebbia che, a tratti, l’avvolgeva fino a farla sparire del tutto.
Paolo non si capacitava di come, nell’era in cui si potevano acquistare i biglietti su internet, la baracca fosse, malgrado tutto, ancora in piedi.
Forse perché, accanto, sopravviveva il chiosco che tuttora vendeva caramelle e bibite anch’esse quasi del tutto dimenticate: chinotto, spuma, gazzosa. 
Era possibile, in effetti, che si trattasse di una forma di riguardo verso il gestore, che passava tutto il tempo all’ingresso della rivendita biglietti col mento appoggiato sul bastone.
Paolo, da quando si era trasferito in paese, non ricordava di averlo mai visto altrove, quasi il vecchio fosse parte della catapecchia, come gli ombrelloni stinti, il legno scolorito, i vetri bisunti, la tenda dagli angoli sbrindellati.
In un giorno di vento, con la breva che raccoglieva mucchi variopinti di foglie e li portava verso il centro del lago, Paolo aveva immaginato che il vecchio si chiamasse Carlo, quasi il nome completasse l’insegna smangiata.
Da quel giorno aveva preso a frequentarlo.
I vecchi, di solito, hanno tanto da raccontare e Paolo aveva un disperato bisogno di storie da quando aveva lasciato la città.
Aveva detto a tutti di essere tornato al paese per poter scrivere il suo nuovo romanzo, ma, nelle notti in cui il vento s’infilava giù per il camino e la pioggia punzecchiava i vetri, temeva di essere semplicemente fuggito dalla città che, a volte, intuiva nel chiarore giallastro oltre la sponda meridionale, quando le luci metropolitane si riflettevano sulle nuvole basse.
«Eh no, non è più come una volta» diceva Carlo accendendosi un mezzo toscano «Sapesse quanti ne caricavo… non c’era mica tanta gente come adesso, ma può star sicuro che quasi tutti passavano da me».
Era sempre la solita frase e l’uomo la ripeteva ogni giorno che Dio mandava in terra, guardando il lago come se attendesse, da un momento all’altro, un traghetto carico di passeggeri.
Un’estate, quando probabilmente si era convinto che Paolo meritava la sua confidenza, il vecchio aveva aggiunto: «Stavo sulla linea principale, allora, mica a presidiare questa tratta dimenticata da tutti» e, per sottolineare il disprezzo, aveva sputato un bolo di tabacco nell’acqua immota, appena oltre l’ombra marezzata dalle chiome dei platani.
«Be’» aveva risposto Paolo «tutto sommato questo è un bel posto per godersi la pensione».
«Pensione?» aveva ribattuto l’altro alzando la voce di un paio di decibel «Pensione?» e gli aveva piantato in faccia due occhi guizzanti come lucci e arrossati come la brace del sigaro. «Io non andrò mai in pensione. Quelli come me mai non vanno mai in pensione, non del tutto. Questo…» e aveva roteato il bastone come se volesse randellare l’intero panorama: battelli, paesi, lago, monti e tutto il resto «Questo… è il meno peggio, ecco cos’è. Sa quando uno comincia a invecchiare? Quando si accontenta del meno peggio, ma io non mi sono ancora rassegnato, creda a me».
L’estate era passata e Paolo non era più tornato sull’argomento. Anzi, a dirla tutta non era più tornato alla baracca. Aveva detto a se stesso che la conversazione di quel vecchio rimbambito non era poi così interessante e che l’umidità (in un modo o nell’altro la stamberga sembrava sempre coperta dalla caligine) gli faceva male. Era vero, naturalmente, ma, in qualche modo, avvertiva che era vero in un senso più profondo che non aveva nessuna voglia di scoprire.
E poi aveva altro cui pensare. Il romanzo, per esempio. Ora come ora gli sembrava maledettamente importante terminarlo, forse per via delle voci che giungevano dalla città.
«Credi a me» gli aveva detto il suo editore «anche se tu lo finissi in tempo non so se riuscirei a stamparlo»  e, improvvisamente, aveva abbassato la voce, come se raccontasse una storia paurosa «C’è poco personale, sai? È per via dell’epidemia. Dicono che è colera e che si tratta di casi isolati e che tutto è sotto controllo. Naturalmente è così, non può che essere altrimenti… ma la gente comincia a scappare, forse per via dei dati non ufficiali sui morti». A questo punto l’editore si era lasciato scappare una risatina nervosa «Dicono che si propaghi dalle discariche… be’… è colera, no? È una malattia nota, no? Esistono le cure, no?».
Verso la metà dell’autunno, per la prima volta, Paolo incontrò Carlo fuori dalla stamberga. Saltellava giulivo e sbilenco come uno spaventapasseri che avesse preso improvvisamente vita «Lo sapevo io, lo sapevo che avrebbero avuto ancora bisogno di me!» gracchiava. «Carichi eccezionali!» Passandogli accanto aveva ammiccato con un occhio rosso e irritato come una volpe con la coda in fiamme «Altro che pensione, amico mio, altro che pensione! ».
Paolo rise tra sé e sé. Con la psicosi che andava diffondendosi molta gente si sarebbe trasferita sul lago in cerca d’aria pura, ma se quel pazzoide sperava davvero di riprendere servizio…
Tuttavia si mantenne lontano dalla stamberga in fondo al pontile, forse inconsciamente e forse no, e avrebbe continuato a farlo per tutto l’inverno se non fosse stato per la nebbia e per la sirena.
Era uscito dopo cena, non perché ne avesse voglia, ma perché, al solito, non riusciva a buttare giù una riga e stava vagando per il paese, intriso di umidità come un panno da strizzare, quando aveva sentito la sirena.
Perché era una sirena, non c’era dubbio. La sirena di un battello.
Si diresse verso il pontile, accorgendosi, con fastidio, che i suoi piedi, gironzolando senza meta, lo avevano già portato lì vicino, e aguzzò la vista nella bruma… e poi la aguzzò ancora.
Era un traghetto, attraccato accanto alla biglietteria.
Si avvicinò, mentre la nebbia gli si infilava sotto i vestiti, gelandogli il sudore.
Non c’era odore. Nessun puzzo di nafta, di cherosene o di qualunque carburante usassero i battelli. E nemmeno il rumore delle macchine.
Guardò sopra la murata e gli ci volle qualche secondo per rendersi conto che la nave era stracolma di passeggeri, silenziosi e immobili come le vie del paese deserto. E completamente nudi.
Si voltò verso un improvviso scricchiolio delle vecchie assi marcite.
Carlo non era nudo, ma indossava una pelle drappeggiata alla bell’e meglio.
Al posto del solito bastone aveva una specie di pertica da traghettatore, lunga più di due metri. Sopra la barba incolta i suoi occhi di brace fiammeggiavano.
«Car…» disse Paolo, poi cominciò a frugare nelle tasche alla ricerca dell’obolo.   

   

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L'AUTORE Rubrus

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Il romanzesco è la verità dentro la bugia

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Jack Scanner il 2020-02-01 19:06:18
Bello e spettrale. Mi sembra una specie di Diavolo, come quello del mio ultimo racconto, ma naturalmente mi scuso se non è così.

Rubrus il 2020-02-03 15:41:48
Anche se ti fossi sbagliato non sarebbe necessario scusarsi perchè potrei non essere stato abbastanza chiaro io (che comunque non volevo essere troppo chiaro)... però non ti sei sbagliato. Caronte è il demone che, nella mitologia classica, portava nell'Aldilà le anime dei morti. Si faceva pagare con una moneta che si era soliti mettere sotto la lingua del defunto. Dante, nella Divina Commedia, lo trasforma in diavolo, dall'aspetto di un vecchio con gli occhi fiammeggianti, limitando però la sua giurisdizione (per così dire) all'inferno.

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Blue il 2020-02-03 11:28:53

Mah, lascia più di un dubbio... e sono sicura che sia tutto assolutamente voluto.
Una specie di Flying Dutchman, in cui la biglietteria sostituisce il Capo di Buona Speranza... ed il lago sostituisce il mare. Anche se mi sfugge la ragione per cui Paolo dovrebbe voler salire su quel traghetto fantasma...

Rubrus il 2020-02-03 15:47:43

Curioso che non ti sia venuta in mente per prima la Nagflar, la nave della mitologia norrena che si dice sia costruita con le unghie dei morti. Secondo alcune leggende, quando la costruzione sarà completata, avrà inizio il Ragnarok. Io però, come dico sopra, avevo in mente Caronte - che, nella mitologia classica, che non aveva idee chiare e univoche a proposito dell\'Aldilà, figurarsi a proposito di Inferno, Paradiso ecc trasportava le anime di tutti i morti. Se, come si deduce, egli è tornato in servizio, per così dire, meglio essere sicuri di potersi pagare il biglietto. L\'unico che evitò di versare l\'obolo, se ben ricordo, fu Ercole, ma questa è tutta un\'altra storia. PS. Il lago è quello di Como, come si può indovinare dalla presenza della "breva"


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Roberta il 2020-02-03 14:07:39

Complimenti anche stavolta. Ottima rilettura in chiave moderna del dantesco nocchier della livida palude, con tanto di epidemia... L'hai scritto prima o dopo l'emergenza Corona virus?
Qualcosa dell’atmosfera fosca del finale mi ricorda anche l’arrivo ai campi di concentramento degli ebrei, o forse sarà la suggestione della settimana scorsa, densa di eventi per la giornata della memoria.

Ora però mi sto chiedendo se ci siano ulteriori significati simbolici. Se da Caronte arrivavano le anime dei dannati, qui arrivano tutti indistintamente? O l'epidemia colpisce solo in base a un criterio punitivo? E in questo caso, il protagonista di che cosa è colpevole?

Ciao.

Rubrus il 2020-02-03 15:58:57

Grazie. Il "mio"  Caronte l'ho scritto prima - anche se mi è tornato utile ora - ed è più vicino a quello classico che a quello dantesco, quindi non distingue necessariamente tra buoni e cattivi. Credo che uno dei primi tentativi di modernizzare (o addirittura "borghesizzare") gli antichi dei sia il romanzo "Malpertuis" http://www.mondourania.com/horror/horror12.htm, ma ovviamente il romanzo più famoso è forse "American  Gods" di Gaiman. Di mio ho provato ad aggiungere che gli antichi dei o demoni - o alcuni di essi - siano "richiamati in servizio" per far fronte a situazioni straordinarie, come un'epidemia.  


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Paolo Guastone il 2020-02-13 18:33:33
Questo me lo ricordo. E rileggerlo dopo tempo ha suscitato in me le stesse identiche emozioni. Merito del tuo stile che ammicca e dice, ma non del tutto, lasciando al lettore lo spazio per venirne fuori. E scoprire una realtà forse immaginata, forse inventata, ma mai così attuale.

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Mauro Banfi il Moscone il 2020-02-20 20:30:41
I Greci consideravano l’anima dei morti come una continuazione dell’anima libera dei vivi. Ermes psicopompo sottolineava che la "metamorfosi" della vita restava sempre in circolo, finiva il Bios per essere assimilato nella dionisiaca Zoè. Eh, ma per gli eroi come Achille quella Zoè non consolava dalla perdita della calda bios, e allora meglio essere un miserabile guardiano di porci... Per i Cristiani lo psicopompo traghettava l'anima dall'al di qua all'al di là, per il giudizio finale, e pertanto Apocalisse e metamorfosi. Ma in profondo le due visioni concordano su quello che Paolo ricorda in II Corinzi, III, 6: "La lettera uccide, lo spirito dà la vita". Qua le inutili liti tra fondamentalisti finiscono. L'archetipo dello psicopompo ci ricorda che il ritorno al simbolismo, al mistero, liberandosi dei letali significati letterali è una questione di Vita o di Morte, di Eros o di Thanatos e l'hanno ribadito Gesù e William Blake e l'ultimo Freud: chi immagina vive e chi non adopera i propri talenti creativi e il proprio Spirito immaginativo muore. Attenzione: Roberto non attualizza il racconto con il coronavirus, è troppo immaginativo e quindi vivo, per farlo. Qua si dice tra le righe del narrato che dobbiamo sollevarci dalla storia al Mistero e sollevarsi dalla storia del nostro attuale consumismo nichilista idolatrico significa sperimentare ora, qui, la presenza della nostra anima come realtà eterna e non più caduca, letterale, e sperimentare la presenza nel presente dello Spirito eterno. Dicevano i Greci nei riti nascosti di Eleusi: l'anima deve uscire dal ragionamento di questo mondo (Bios) per entrare nella vita di Demetra e Dioniso (Zoè); dicono i Cristiani durante l'Eucarestia: l'anima deve uscire dal ragionamento di questo mondo (Satana) per entrare nella carne e nel sangue di Cristo. Ade che stupra Persefone che diventa Kore; Apocalisse e Resurrezione; catastofe e metamorfosi. Quello che conta per Ermes e per Caronte è la sconfita del bruto materialismo, dell'abulico letteralismo: ab historia in mysterium surgere. Lo Spirito Santo soffia dove e quando vuole e dà la vita. Leggete questo gioiello narrativo e sollevatevi dalla storia al Mistero.

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