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La sepoltura

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2020-01-27 18:12:44


La sepoltura

 

 

 

   Non ne potevo più.

   Tutte quelle volte che mi parlava mi rendeva nervoso e il terrore mi faceva palpitare il cuore al massimo livello.

   Era la voce. Poteva uno scrittore famoso come me competere con qualcosa che non esisteva? Era la mia mente malata, lo sapevo, ma ancora non mi decidevo di curarmi. Sapete, qualcosa si può scacciare con la sola forza di volontà ed io ce la stavo mettendo tutta.

   Un giorno decisi di mettere nero su bianco ciò che mi stava succedendo. La voce mi diceva di fare del male ma io ero contrario a tutto. Naturalmente, no?

   Mi sedetti alla scrivania e cominciai a scrivere.

   Cosa stai facendo, Jack? Vuoi scrivere qualcosa su di me?

   Annuii. Era vero e nella mia mente risposi che volevo scrivere un racconto in cui rinchiudere la voce maligna. Era possibile. Volevo scrivere di un uomo a cui parlava una voce. E quella voce lo condusse ad uccidere sua moglie. Era possibile, sì. Volevo fare tutto ciò e dare una degna sepoltura al racconto.

   Mi girai verso la finestra e guardai il giardino nel retro. <<Lo seppellisco lì.>>

   Tu non mi seppellisci da nessuna parte, hai capito? Non hai le palle perché in fondo ti faccio comodo. Tu godi mentre ti parlo.

   Feci un gesto con la mano come per scacciare una mosca, poi iniziai a scrivere. Il racconto venne fuori bene ma la confusione nella mia testa aumentò ad ogni frase che buttavo giù. Alla fine ero esausto.

 

   Alle dieci di sera finii il tutto.

   Avevo la fronte perlata di sudore e il cuore mi pulsava nel corpo come un orologio atomico.

   Presi il racconto stampato, lo guardai e la voce stavolta non parlò. Sta andando tutto come previsto, mi dissi. Già. Era mia intenzione, come già detto, di rinchiudere il mio malessere in quel racconto, e sembrava che ci stessi riuscendo.

   Restava solo la sepoltura.

   Uscii nel retro, presi la vanga e andai in un punto nascosto da cui nessuno poteva vedermi. Gettai i fogli spillati per terra ed ebbi come l’impressione di essermi liberato di qualcosa di troppo. Mi guardai le mani ma non erano bruciate.

   Fissai la luna e attesi che la voce uscisse fuori. Feci un sorriso immenso quando mi resi conto che nessuno mi parlò. In quello stesso momento il racconto sobbalzò. Lo guardai atterrito e mi accinsi a scavare una discreta buca.

   Gettai la vanga da una parte, presi i fogli e li buttai nella buca appena fatta. <<Che tu possa rimanere per sempre lì dentro>>, dissi.

   Iniziai a riempire la fossa e più passavano i minuti più mi sbrigavo. Non volevo che il racconto balzasse fuori dalla sepoltura.

 

   La notte avanzò indisturbata.

   Ero sdraiato sul divano a godermi il silenzio più assoluto. Era proprio in quei momenti delicati, in cui mi sentivo più fragile, che la voce veniva all’attacco, ma stavolta non si fece sentire. Mi stavo godendo il benessere più assoluto, tanto che decisi di liberare il mio cane e di fargli fare un giro fuori in giardino in completa solitudine e libertà.

   Dopo qualche minuto lo sentii abbagliare forte nel retro.

   Mi drizzai a sedere e tesi le orecchie. La paura, quella cieca follia antica, mi assalì come un serpente velenoso.

   Andai nel retro ed uscii fuori. Il mio cane, che da qualche minuto era in silenzio, era sdraiato per terra ma dalla sua posizione innaturale del collo capii che non stava bene. Era morto.

   Dalla buca che avevo scavato con tanto impegno e convinzione, uscì fuori un braccio, poi due, poi una testa e…

   <<Ciao, Jack, sono Jack>>, disse me stesso uscito dal racconto. Non è vero niente, quello che sta accadendo non è vero. E’ solo frutto della mia immaginazione, non può essere la voce maligna che si è incarnata, che è nata dal racconto maledetto, e che è diventata Jack Scanner.

   Jack Scanner ero io.

   Non vidi più accecato dalla rabbia e dal malessere che stava tornando in me. La follia mi lambì il cervello portandomi una zaffata di putrefazione e di miasmi incredibili.

   Afferrai la vanga che avevo appoggiato vicino alla porta e mi avventai su me stesso. Il suo sorriso svanì quando mi vide correre verso di lui, e quando alzai la vanga e lo colpii al collo, i suoi occhi si spensero all’improvviso. La sua testa rotolò da un lato e il corpo cadde per terra.

   Caddi anch’io, stremato dalla follia della mia mente malata che aveva ad ogni modo sconfitto il male.

   La sepoltura, devo farne un’altra. Anzi, altre due, una anche per il mio cane.

   Mi misi al lavoro e dopo non molto gettai i due cadaveri nella fossa più grande. Lasciai cadere la vanga e restai a pensare. Non avevo fatto del male a nessuno, solo alla mia parte malata che aveva osato sfidarmi.

   Rientrai in casa e andai dritto a dormire. Non sentii più nulla.

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L'AUTORE Jack Scanner

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Rubrus il 2020-01-31 18:56:08
Come per l'altro, il finale cambia il solito - in fondo prevedibile - schema della nemesi e lo stile è scorrevole.. Secondo me - e sempre per tornare alle potenzialità del racconto - aggiungo uno spunto di riflessione. Il protagonista sarà stato affezionato al suo cane. Ebbene, io penso che forse non riusciamo a trovare la forza di affrontare le nostre debolezze - o addirittura i nostri tormenti - se essi fanno del male a noi e solo a noi. Ma potremmo riuscirci nel momento in cui tali debolezze fanno nel male a ciò o a chi amiamo. La morte del cane potrebbe essere quindi l'evento, seppure doloroso, che spinge il protagonista a fare quello che fa.

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