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"PUNTO E A CAPO" Racconto Fantascienza / Cyberpunk / Steampunk

di Rubrus

pubblicato il 2020-01-16 13:58:18


«E così questo sarebbe un Circe?».
«Precisamente, dottore».
Il medico osservò l'oggetto chiuso dentro una teca di vetro ambrato. Era un pezzo di roccia grigiastra, dalla superficie scabra e dall'aspetto ordinario, se si trascurava il fatto che, di tanto in tanto, emetteva una debole luce bianca. «Un nome dall'apparenza piuttosto innocua, per una creatura così pericolosa» disse.
«È un antico mito terrestre: Circe era una maga col potere di soddisfare ogni volontà dei marinai che avevano la sventura di finire sulla sua isola».
«Ora  ricordo. L'Odissea. L'archetipo di tutti i viaggi. Se non sbaglio gli uomini venivano trasformati in animali».
«Precisamente. Il significato è evidente: la possibilità di soddisfare ogni desiderio finisce col far prevalere gli istinti e, quindi, per privare l'individuo di ogni umanità».  
«Non avrei mai creduto che fosse così ferrato sui miti terrestri, signor Spock».
«Il loro studio è... interessante, dottor Mc Coy. E comunque rende più facile vivere in mezzo a voi, sebbene tema che alcuni di essi mi risulteranno sempre incomprensibili».
«Immagino che lei, come vulcaniano, sia immune ai poteri del Circe».
«Non è del tutto esatto, dottore. Anche io posso immaginare determinati eventi e preferire certe possibilità ad altre. Formulare ipotesi, per quanto improbabili, fa parte di ogni procedimento logico. È tuttavia evidente che, se mi accorgessi che ogni mio desiderio fosse soddisfatto, dovrei tenere conto della mia finitezza, dei limiti. Sarebbe allora inevitabile formulare due ipotesi: o sono onnipotente, oppure la soddisfazione dei miei desideri non è che un'illusione, per quanto gratificante. Dal momento che è impossibile che io sia onnipotente, la conclusione non può che essere una: qualcosa, o qualcuno, mi sta ingannando».
«Già. Logico. Per noi umani non è così, però». Sulla fronte del medico si disegnò un complesso intrico di rughe. «Tre quarti dell'equipaggio è in infermeria, in preda ad allucinazioni e deliri. È un miracolo che si riesca a pilotare la nave e...» s’interruppe al suono – un lieve soffio metallico – che segnava l'aprirsi della porta alle loro spalle e si rivolse all’uomo che era entrato a passo deciso «Ah, salve Jim. Il nostro amico con le orecchie a punta stava spiegandomi come ha scelto il nome del nostro pietroso ospite».
«Oh be’, penso che possa andare più che bene. Come molti altri, del resto. La storia dello stregone che in apparenza soddisfa i desideri degli uomini, ma che si rivela un nemico mortale, è presente in ogni fase della nostra storia. C'è stato un periodo in cui è esistito qualcosa di simile a questo “stregone”». 
«Ti riferisci alla Grande Crisi Informatica del 21° secolo?».
«Non conosco questo mito, capitano Kirk».
«Non è un mito, signor Spock» spiegò il dottore «L'umanità andò molto vicina all'estinzione. Il diffondersi su scala planetaria dei computer provocò un fenomeno di massa che finì per assumere proporzioni mondiali e provocare conseguenze inimmaginabili. Per farla breve, gli uomini trascorrevano più tempo nel mondo che loro stessi avevano creato coi computer – la realtà virtuale, lo chiamavano, o qualcosa di simile – che nel mondo reale».
«Era un periodo piuttosto nero per la Terra, con un sacco di problemi che nessuno sapeva bene come risolvere» aggiunse Kirk «un numero crescente di persone preferì concentrarsi sui mondi immaginari creati dal computer e vivere in essi, così come un tempo si era ritirata nei conventi o nell’eremitaggio...ma stavolta con intenti ben diversi e su scala molto vasta».  
«È piuttosto difficile da comprendere».
«Immagini un mondo che può modificare a piacimento con un click, relazioni che può creare, alterare e distruggere con un semplice gesto e in totale sicurezza... immagini di poter cambiare se stesso secondo la propria volontà e senza sforzo» disse Kirk.
«Affascinante, ma impossibile».
«Una mente umana non è così pronta, o così incline, a cogliere la differenza, Spock» intervenne il medico «Lei stesso mi parlava dell'illusione del potere, poco fa. E tutti abbiamo visto che cosa ha potuto fare il Circe all'equipaggio».
«Sì, credo di capire. Tipicamente umano. E come ne usciste?».
«Inserendo in ogni computer un sistema di sicurezza» rispose Kirk «Lo chiamarono “le tre leggi della robotica” secondo la definizione di un autore di fantascienza... no, non mi chieda di spiegarle cos’è, adesso. Comunque, secondo questo programma» il capitano enunciò le leggi compitandole sulle dita, come un diligente scolaro «Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Nei computer furono inseriti software di riconoscimento vocale, della retina e delle impronte digitali, in modo da identificare chi era connesso. Se il soggetto connesso manifestava eccessivo attaccamento, per quantità e qualità, alla vita virtuale, il computer cessava di funzionare e allo stesso soggetto veniva inibito l’accesso agli altri computer». 
«All’epoca la vostra tecnologia doveva essere così primitiva che attuare questo piano non dev’essere stato facile» osservò il vulcaniano.
«E non lo fu, infatti. Non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista sociale, culturale. Vede, gli uomini erano abitati a pensare che, al massimo, le macchine avrebbero potuto diventare pericolose se avessero sviluppato una volontà propria ed avessero cercato di imporla agli umani. Non riuscivano ad accettare che le macchine erano diventate pericolose perché assecondavano la volontà degli uomini.  O forse non volevano accettarlo».
«Capitano Kirk... è nel 21° secolo che scoppiò la Terza Guerra Mondiale, o sbaglio?».
«Non sbaglia, Spock. Ancora oggi i nostri storici discutono di quanto determinante, per lo scatenamento del conflitto, fu lo scontro tra i Libertari, coloro che volevano il libero indiscriminato accesso alla rete, sostenendo che gli uomini avrebbero sempre potuto autodeterminarsi, e coloro che chiedevano l’inserimento, in ogni computer, delle tre leggi della robotica. I Censori, come li chiamavano... ma, Bones» chiese il comandante rivolgendosi al medico «ero venuto qui per chiederti delle condizioni di salute dell'equipaggio».
«Non buone, Jim. Da quel che ho capito, il nostro amico là dentro emette onde che influiscono sul sistema elettromagnetico del cervello, in particolare sul sistema limbico e sui centri del piacere. E tu? Hai ricevuto notizie dall'Alto Comando?».
«Sì» il comandante esitò, poi disse in un soffio: «gli ordini sono di portare il Circe sulla Terra».
«Ma è una follia!» urlò McCoy.
«Be’... dopotutto siamo riusciti a renderlo innocuo, e poi è un solo esemplare» replicò Kirk. 
Il vulcaniano alzò uno dei suoi bizzarri sopraccigli «Se mi è concesso, capitano, sono d’accordo col dottore. Considerati i poteri di queste creature, penso che portare anche solo una di esse sulla Terra potrebbe essere un vero azzardo.
«È tipico degli umani correre azzardi, signor Spock. E, se vuole saperlo, ho suggerito all’Alto Comando di portare il Circe su Vulcano, ma non c’è stato verso. Penso che gli alti papaveri vogliano studiarlo per vedere se si può usare come arma contro i Klingon».
«È ridicolo» sbottò Mc Coy Non conosciamo abbastanza la fisiologia Klingon da sapere quale effetto quell’affare produrrà su di loro!».
«È esattamente quello che gli ho detto io. Mi hanno risposto che ci sono i Romulani e altre razze. E che in ogni caso, dato che il Circe è basato sulla chimica del silicio, potrebbe servire per potenziare i nostri computer. E se non serve neanche a quello, lo distruggeranno. Mi hanno anche chiesto rapporti medici aggiornati, Bones».
«Rapporti medici aggiornati? Te ne do subito uno. È un miracolo che siano rimasti abbastanza uomini da governare l’Enterprise e, se tra quelli sani di mente non ci fosse Scotty, penso che non ce la faremmo. Vogliono sapere come sta il resto dell’equipaggio? Una piccola parte è preda di visioni angosciose e ho dovuto svuotare mezza riserva di calmanti, mentre gli altri sono persi nei loro mondi fantastici... ma non t’illudere: se li lasciassimo andare si ammutinerebbero tutti quanti per poter togliere la teca e mettersi qui a farsi frullare cervello dalle onde emesse da questo... coso».  
«Ma sono... ore che siamo riusciti a isolarlo» disse Kirk.
«A quanto pare l’effetto del Circe è molto duraturo. È come se la mente volesse che duri... ah, hai parlato prima di fantascienza. Ebbene, una fantasia molto diffusa è che noi non siamo affatto chi siamo».
«Cioè i pazzi saremmo noi?» chiese Spock.
«Esatto. Questa non sarebbe l’Enterprise, ma la prima spedizione internazionale su Marte, inviata su quel pianeta nel 21°, secolo, alla vigilia della Terza Guerra Mondiale, quanto a noi... be'... noi saremmo alcuni membri di quella spedizione che si sono ammutinati, hanno preso il governo dell’astronave e sono convinti di essere i personaggi di una vecchia serie TV di fantascienza... no, non mi guardi così Spock. Stavolta, proprio, lei non può sapere di che cosa sto parlando».
Dentro la teca, l’essere pietroso emise un suono simile ad un lieve, sordo brontolio. Se fosse stato un essere umano, si sarebbe detto che era  molto soddisfatto. 

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L'AUTORE Rubrus

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Mauro Banfi il Moscone il 2020-01-18 18:49:05
Per prima cosa una narrazione divertentissima: e quindi grazie, perchè non si può chiedere, in prima battuta, niente di meglio alla letteratura. Per seconda cosa: è un racconto perfetto, a mio modesto avviso, degno di essere spedito immediatamente a Urania per la pubblicazione. Terza cosa: strepitosa l'ambiguità - riboccante ironia, deliziosa e spassosa - tra reale e virtuale celata nella struttura pop - di qualità - del tuo manierismo creativo. Per analogia, leggendo il bellissimo finale più volte, ho pensato alla celebre "erba moly" che Ermes strappa dalla terra come benefico farmaco per Ulisse - in procinto di incontrare la Signora degli Animali e delle Metamorfosi, Circe - nell'episodio dell'isola di Circe. Omero ci dice che quest'erba magica ha la radice nera -l'elemento tenebroso, istintuale della terra e di Circe - un mix di Chaos, Gea ed Eros direbbe Esiodo - e il fiore bianco, l'elemento luminoso, che contradistingue il sole e i radiosi dei olimpici. Ermes, il mago olimpico, conosce le forze oscure, e può vincerle, opponendo inganno a inganno, incantesimo a incantesimo, erba ubriacante con la radiosa, lucida, riequilibrante erba moly, il farmaco assoluto che mantiene l'equilibrio, fragile e sempre da ritrovare e riconquistare ogni giorno, tra il nero e il bianco. Come sempre i tuoi racconti ammoniscono e puniscono la ybris degli umani tracotanti. I computer non ci rendono dio, non ci rendono Ermes; noi non possiamo cogliere l'erba Moly per addomesticare Circe, ma solo un dio ci può salvare, diceva giustamente Heidegger. Come sempre leggendo i tuoi racconti, ma forse in questo ancor di più - anche se a pari merito con altri tuoi capolavori - il mio pensiero finale da politeista psicologico archetipo e credente laico è stato - e pensando anche all'Amazzonia e all'Australia che bruciano per precise responsabilità di populisti incompetenti: "che gli Dei abbiano pietà di noi: solo Uno di loro ci può salvare, donandoci l'erba moly".

Rubrus il 2020-01-20 13:36:55
Penso che un testo debba prima di tutto avvincere, il resto viene dopo. In questo caso ho provato a fare ricorso al sarcasmo. Non credo però che Urania lo prenderebbe per via del copyright. Tra i tre, lo scienziato capisce il trucco del virtuale e dell'onnipotenza, ma non lo scioglie perchè la chiave sta al di fuori di lui. il militare ne diffida, anche senza capire il trucco, ma deve sottostare all'autorità, il medico capisce che potrebbe esserci un trucco, ma non sa bene quale, e alla fine non ne trae le conseguenze.

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Roberta il 2020-01-19 10:59:40
Un racconto molto ben riuscito, amaramente ironico. Complimenti Rubrus!

Rubrus il 2020-01-20 13:31:33
Pensa che, per un istante, mi sono baloccato con l'idea, dato che è un dialogo a tre voci, di usare colori differenti per ciascun parlante. in modo da rendere inequivocabile chi diceva cosa, ma poi ho lasciato perdere. Per fortuna pare si capisca lo stesso.

Blue il 2020-01-23 16:06:27

Beh, sinceramente la frase finale a me ha dato l'impressione che il medico avesse capito eccome quello che stava succedendo... in ogni caso bel racconto, ben riuscito, il dialogo diretto raramente tradisce, anche se comporta lo sforzo, da parte di chi legge, di essere sempre ben sincronizzato su quale personaggio sta dicendo cosa. Sforzo che lo scrittore, da parte sua, dovrebbe cercare sempre di rendere più "leggero" possibile, a parer mio, a costo di qualche ripetizione di nomi in più.

La considerazione che hai fatto al commento precedente al mio, insomma, non era affatto fuori luogo (non sarebbe stata affatto una cattiva idea)...


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Paolo Guastone il 2020-01-30 17:50:21
Geniale interpretazione di una famosa saga di tanti anni fa. La tua idea è veramente ottima e si dipana lieve tra le righe del testo fino al finale dove non può mancare un fugace omaggio a King.

Rubrus il 2020-01-31 18:07:34
Delle varie serie di Star Trek continuo, malgrado una certa sua ingenuità, o forse proprio per quella, ad avere un debole per la prima.

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