793 OPERE PUBBLICATE   4096 COMMENTI   81 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King

"VIRGOLETTE" Saggistica Articolo critico (generico)

di Rubrus

pubblicato il 2020-01-08 11:18:26


Il racconto cui mi riferisco è “Tigri!” pubblicato nella raccolta “Scheletri”.
 
La trama è presto riassunta.  
Un bambino, Charles, non amato dalla sua insegnante (Mrs Bird), mentre si trova al bagno si trova di fronte una tigre, ma riesce a nascondersi. Mrs Bird, arrabbiata perché l'assenza si prolunga troppo, manda un suo alunno (Kenny) a controllare, ma appena entra nel bagno viene mangiato dalla tigre. La maestra non vedendo arrivare nessuno dei due li raggiunge in bagno, dove vede Charles urinare nel lavandino. Cercando Kenny si imbatte nella tigre, che le fa fare la stessa fine del ragazzo. Charles torna in classe e si siede senza dire nulla e inizia a leggere Roads to Everywhere.
 
Questo racconto è coevo a "Materia Grigia" , ma, allorché si trattò di pubblicare "A volte ritornano" e si dovette scegliere tra i due, l'editore preferì il primo, differendo la pubblicazione di "Tigri!" a una successiva raccolta. Tra i due, trovo questo un po' surreale per i miei gusti e quindi preferisco "Materia Grigia", tuttavia, in un certo senso, la mia esperienza personale è più vicina a"Tigri!" .
Quando andavo alle elementari, per un po' di tempo, qualcuno delle classi più avanti si divertiva a spaventare quelli delle classi inferiori (prima, seconda) dicendo che, nei gabinetti della scuola, si nascondeva un fantasma che ghermiva coloro che andavano al bagno fuori dall'intervallo. Il "qualcuno", almeno in un paio di occasioni, si divertiva anche a nascondersi nei gabinetti e, se per caso entrava qualcuno di prima o seconda, ad emettere versi cavernosi. Ricordo che, durante un intervallo, noi di seconda compimmo una specie di spedizione esplorativa nei gabinetti, senza peraltro risolvere granché (ovviamente). Proprio come il ragazzino del racconto toccò anche a me, una volta, andare al bagno fuori intervallo - quando scappa, scappa. Mentre ero al gabinetto la porta dei servizi si aprì... e a quel punto fui io ad emettere un verso spettrale. Non arrivo a mettere in relazione di causa ed effetto i due eventi, ma, dopo un po' , la faccenda non si verificò più. Insomma, if you can't fight them, join them.
Diversi racconti di King sono ambientati in gabinetti ecc. Ricordo "Scarpe da tennis" (in fondo, una versione molto più raffinata della mia avventura), "Area di sosta" e "Alle strette". "Tutto ciò che ami ti sarà portato via", "Il dito" e forse anche altri. 
Distratto dai ricordi personali, ho scritto poco del racconto, e adesso mi tocca rimediare.
King, in “Tigri!” tocca due temi abbastanza ricorrenti nella sua produzione classica: la prevaricazione e il ruolo dell’immaginazione.   La prevaricazione viene esercitata da due soggetti, la maestra e l’altro ragazzo – che oggi si chiamerebbe bullo. In realtà a me pare di cogliere una certa differenza tra i due prevaricatori: nel tratteggiare la maestra si coglie una certa ironia (e forse persino una certa indulgenza: ricordiamo che King ci parla, da adulto, della sua maestra delle elementari e forse sta dicendo prima di tutto a se stesso che non era poi così cattiva); il bullo, invece, è cattivo senza sfaccettature e senza mezze misure. A ben guardare, è la differenza tra il modo in cui la vessazione viene esercitata dagli adulti e dai bambini.
Il meccanismo del racconto – presente in molte storie horror – è quello della vendetta e il fine della storia è mostrarci la punizione dei “malvagi” (forse perché alla nostre parte civilizzata ripugna – o ripugnava – l’idea di una storia in cui la sofferenza basta a se stessa e richiede, quindi, una copertura etica o quantomeno un senso).
Come in quasi tutte le storie horror – che quindi presentano, sovente mettendolo al centro, un elemento fantastico – la punizione, nelle forme archetipiche dello sbranamento, è realizzata da un fattore irreale e irrealistico (una tigre in un gabinetto scolastico?!) – il che (ancora una volta) è un elemento ricorrente in molte storie dell’orrore, che pongono il significato, alias il fine e la fine del racconto, su un piano diverso da quello della realtà.
Per rendere credibile questo storia incredibile, King usa un soggetto legittimato a credere (un bambino) e ci fa vedere la storia con gli occhi di quel soggetto così che anche noi possiamo crederci. Oggi ci sembra un espediente quasi scontato, ma ricordiamo che è stato proprio King a definire i canoni moderni di questo meccanismo.
La “vendetta” quindi avviene e il senso si realizza attraverso la fantasia; terrifica, ma pur sempre fantasia. A livello un po’ più sotterrano non è difficile cogliere la storia (forse dello stesso King, ma non solo sua) del ragazzo che cresce superando le difficoltà grazie all’immaginazione e quindi grazie alla creatività: Charles, in storie più lunghe e complesse, avrebbe potuto diventare, da adulto, uno scrittore o un artista: non a caso, alla fine di "Tigri!" si mette a leggere un racconto che s'intitola "Strade che portano ovunque".
Personalmente, come accennavo, trovo la presenza della tigre nei servizi scolastici un po’ troppo dura da digerire persino per un racconto horror e quindi faccio fatica a sollevare l’incredulità. Personalmente, sempre come accennavo, avverto forse la mancanza di un climax coerente come c’era nel racconto “Materia Grigia” che, in origine, a “Tigri!” fu appunto preferito.
Qui, però, ancora una volta, tornano in ballo i ricordi personali.
Come dicevo sopra, anche io ho avuto la mia “tigre” nei gabinetti della scuola (e... sì, persino una maestra non troppo diversa, almeno ai miei occhi di bambino, dalla Sig.ra Bird)... solo che non era una tigre. Era un fantasma.
Per ragioni quindi almeno in parte imperscrutabili, un fantasma, in un gabinetto scolastico, mi sembra più credibile di una tigre.
Tutto ciò conduce a due ulteriori considerazioni.
Molto probabilmente, il successo di King sta, in buona parte, nel narrare, evidentemente secondo un certo taglio, storie che il lettore stesso ha vissuto. La morale di questa storia, quindi, oltre che “hic sunt leones” potrebbe essere, tanto per continuare col latino “de te fabula narratur”.   Anzi, penso di poter dire che, nel caso che ho vissuto, è accaduto anche a me; l’episodio che ho narrato sopra e che mi riguarda può rientrare senza difficoltà in questo schema.  Nel mio caso non c’era una tigre nei gabinetti, ma un fantasma... e la mia storia si è conclusa quando io sono diventato, per un istante, quel fantasma (che poi, infatti, non si è più fatto sentire).
La seconda considerazione riguarda la capacità narrativa dell’autore. Spesso si sente dire che, da bambini, lo scorrere del tempo è diverso – e lo è. Qui però King ci ricorda che, da bambini, anche lo spazio è diverso. È tutto più grande. Il viaggio dalla classe ai gabinetti può diventare davvero una traversata in una landa inesplorata di cui non si sa nulla se non, forse, che ci sono i leoni o le tigri. E questo perché la scuola è diversa. Quei corridoi che, negli altri momenti della mattinata (entrata, uscita, intervallo) sono affollati e  rumorosi, sono deserti. È il familiare che ci mostra un lato ignoto, inaspettato e manca poco che diventi minaccioso. Tocchiamo, vediamo e sentiamo la radice stessa del perturbante. È una sensazione che possiamo rivivere, anche se non con la stessa intensità, quando percorriamo, fuori orario, grandi uffici o grandi fabbriche deserte. Il trucco di King in questo racconto è ampliare gli spazi rimpicciolendo il protagonista e far rimpicciolire il lettore con lui.
E, di nuovo, sforzando la memoria, se non l’immaginazione, che comincia a segnare il passo, mi tocca tornare alla mia vecchia scuola.
Era un edificio relativamente nuovo, allora, pieno di vetri, di metalli, di cementi. Sui vetri non c’erano decorazioni (sarebbero comparse dopo: ai miei tempi non si usava perchè la scuola era prima di tutto un luogo dove si andava a studiare) e prevalevano gli spigoli, le linee rette, i colori metallizzati, il grigio e l’antracite. Con uno sforzo di fantasia, che a sei o sette anni non era insormontabile, specie quando la nebbia, che allora era più frequente e fitta, cancellava il mondo oltre le finestre, era come percorrere i corridoi di un’astronave. Oggi quella scuola non esiste più. Al suo posto ce n’è una nuova dalle forme più morbide e meno imponenti e dai colori più caldi. La vecchia scuola, che, come tutte quelle della sua epoca, era piena di amianto, è stata demolita, portandosi via tutte le tigri e i fantasmi dell’infanzia.          

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Rubrus

Utente registrato dal 2017-11-02

Il romanzesco è la verità dentro la bugia

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Cambiamento di pelle Narrativa

Amori, film e altri fantasmi Narrativa

Storto Narrativa

A proposito di Sherlock Holmes Padre Brown e l'ombra di Dracula Saggistica

OFFLIGHTHINGS Narrativa

Riciclaggio Narrativa

Suoni Narrativa

L'oro degli sciocchi Narrativa

Quattro chiacchiere sulla narrativa fantastica Saggistica

Riflessi Narrativa

@nime Narrativa

VEGAN Narrativa

A PROPOSITO DI … TRE POETI E LA SERA (FOSCOLO, LEOPARDI, PASCOLI) Saggistica

A proposito di Odisseo e del coronavirus Saggistica

A proposito di "Romagna" di Pascoli Saggistica

Buck Narrativa

Un lavoro come un altro Narrativa

A proposito di "I Pitard". Saggistica

Voli Narrativa

CAR Narrativa

Trekkers Narrativa

Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King Saggistica

Colui Che Non Deve Essere Regalato Narrativa

Su "L'infinito" Saggistica

Conto alla rovescia Narrativa

Argulus Narrativa

L'uomo che non c'era Narrativa

Scighéra Narrativa

A proposito di Shining e Dr. Sleep Saggistica

A proposito di "San Martino" Saggistica

Ultima corsa Narrativa

A proposito di "Il carro magico" di Joe R Lansdale Saggistica

Concerto Rosso Narrativa

La matita di IT Saggistica

Anatomia di un racconto - Cacciatori di Vecchi - di Dino Buzzati Saggistica

Mea culpa Narrativa

A proposito di "L'ombra dello scorpione" - con una strizzatina d'occhio a Tolkien Saggistica

Crepuscolo Narrativa

A proposito di Stanlio e Ollio - film del 2018 Saggistica

Nani Narrativa

A proposito di... un western italiano Saggistica

Le cose per cui rimani Narrativa

Tallone da Killer Narrativa

Il mondo migliore Narrativa

Erba Cattiva Narrativa

Storia di Sam. Narrativa

Ciò che non muore Narrativa

A proposito di"La resa dei conti". Saggistica

Acqua morta Narrativa

A nostra immagine Narrativa

A proposito di "Le acque del nord". Saggistica

Clichè Narrativa

La notte più lunga Narrativa

In memoria di Giuseppe Lippi Saggistica

Debunker Narrativa

Su"TheOutsider" Saggistica

L'uomo nella stanza Narrativa

Quell'ultimo, stupido pezzo di carta. Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Inseparabili (brividi d'ottobre) Narrativa

Paese d'ottobre (brividi d'ottobre) Narrativa

Nessuna risposta (brividi d'ottobre) Narrativa

Malocchio (brividi d'ottobre) Narrativa

Due giorni prima dei morti (brividi d'ottobre) Narrativa

Passaggi (brividi d'ottobre) Narrativa

Il resto (brividi d'ottobre) Narrativa

Semi di zucca (brividi d'ottobre) Narrativa

Spuntino di mezzanotte Narrativa

L'inciampo Narrativa

Dove finisce l'estate Narrativa

L'intruso / Alcune piccole imperfezioni. Narrativa

Fine stagione Narrativa

Sirena Narrativa

Sherlock Holmes e l'avventura del dottor Watson Narrativa

Crop man Narrativa

Non lo so Narrativa

Predatori Narrativa

Primo mare Narrativa

Anatomia di un racconto Saggistica

The Dancing Ghost Narrativa

Casa dell'Ade Narrativa

Aspirazione Narrativa

Girabuio Narrativa

Appdeath Narrativa

Possibilità Narrativa

Ogni cosa al suo posto Narrativa

Legal Killer Narrativa

Sfocature Narrativa

Paese d'ottobre Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Nero Natal Narrativa

Appunti sulla sospensione dell'incredulità Saggistica

Merry Killmas Narrativa

L'oracolo Narrativa

Buh! - i mostri e le loro maschere Saggistica

Il viaggio infinito di Long John Silver Saggistica

Il treno, il bambino, il drago. Saggistica

Urari Narrativa

Urari Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Mauro Banfi il Moscone il 2020-01-10 07:29:50
Sempre devoto alla tua saggistica su King, ritrovo anche nella disanima di questo racconto che ben conosco (e che mi aveva ispirato due miei spunti narrativi - uno, un racconto breve di una tigre liberata da un "terrorista psichico" in un centro commerciale e l'altro, incompiuto, di una tigre bianca che fa da psicopompo a una serie di narrazioni ispirate alla psicologia archetipa e al Rinascimento -) tante tue intuizioni sulla narrativa del Re, che tanto apprezzo e condivido, come sul protagonista Puer credente in qualche cosa, la sospensione dell'incredulità, il fantastico quotidiano e il perturbante. Mi soffermo un poco sul perturbante, che trovo sia una tecnica fondamentale per la narrativa fantastica. E mi trovo concorde sul fatto che il fantasma, in questo tipo di racconto, funziona meglio della tigre, che a mio modesto avviso, era più azzeccata nel mio racconto del felino liberato negli Ipermercati, in quanto espressione di un atto di un sociopatico, e che era una forma di satira fantastica e l'Iperrealismo, è il caso di dire, ci stava. In quel racconto, il familiare scolastico Heimlich si trasforma nel suo opposto, Unheimlich, lo straniero, l'estraneo, il Perturbante, quello che per i Greci era un'accezione del disgregante Dioniso, come ci hanno insegnato Nietzsche e Freud. Ma c'è di più nel "terrore familiare e quotidiano" ripresi da Hitchcock e King nel cinema e in narrativa: il Perturbante è il ritorno di un RIMOSSO PASSATO REMOTO, di se stessi e di quello ancestrale della specie ("quella sorta di spaventoso rimposso psichico che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a quanto ci è familiare e storico, come scriveva Freud nel 1919). I paleobiologi hanno scoperto che in passato esistevano fiori giganti carnivori che assimilavano gli esseri umani e gli altri mammiferi e che c'erano uccelli colossali (i pterodattili) che attaccavano e ti mangiavano dall'alto, per esempio, e pertanto il fantasma, simbolo preciso del lento ritorno del rimosso durante l'insegnamento scolastico ( la storia, le scienze, ecc ecc), tende a proiettarsi in uno spazio d'evasione - è il caso di dire - come i gabinetti e in un mondo immaginario del ragazzo aperto alla trascendenza della sua fervida psiche. Il lento ritorno del rimosso ancestrale e la sua proiezione all'esterno: queste le due grandi scoperte freudiane (per me le uniche, perchè il suo materialismo sessista e tanatista non lo condivido e non lo sopporto, insieme a tutta la spocchiosa casta fondamentalista che ha creato) che King padroneggia alla grande e che vanno completate che le susseguenti scoperte e ricerche sull'immaginario ancestrale di Jung e Lacan, che indagheranno gli Archetidi e quel FUORI dall'uomo che chiameranno l'Altro con la A maiuscola, che per Jung erano gli Archetipi e per Lacan il linguaggio, che ci viene dato e insegnato sempre dall'esterno, da un FUORI, da un ALTRO, dalla famiglia e dalla società, e un pochino questo linguaggio esterno resterà per noi sempre inquietante e disturbante perchè non è quello che vivevamo dentro il corpo della madre, il linguaggio uterino, onirico, analogico/cosmico del cordone ombelicale. Ma questi sono altri temi per altre disanime. Grazie e sempre grandi le tue riflessioni sul King: da raccogliere in volume! Abbi gioia...

Rubrus il 2020-01-10 19:22:23
La tigre nel supermercato ci starebbe bene perchè (questa è la prima cosa che mi è venuta in mente) è un consumatore di consumatori e quindi ripropone il classico tema della hybris. Forse chissà, King, con la sua tigre, ha voluto in qualche modo consciamente o inconsciamente rappresentare il "bullo dei bulli" . Io, come dicevo, ero più orientato sul fantasma (che peraltro King ha utilizzato in un racconto simile successivo di alcuni anni e cioè "Scarpe da Tennis"). In questo pezzo ho fatto qualcosa che faccio molto raramente e cioè messo un evento autobiografico. Tra l'altro, ho scoperto che altri hanno vissute esperienze simili, il che mi dà ulteriore conferma di un'idea. Il successo p il segreto di alcuni scrittori sta proprio nel dire, come ai tempi di Fedro, de te fabula narratur. L'autore ha quindi preso un'esperienza personale e l'ha fatta diventare un'esperienza, se non universale, condivisibile da molti. Leggendo il racconto mi sono ricordato della mia esperienza, vissuta ormai molti anni fa, e l'ho riportata alla luce vedendola sotto un'altra luce. Il taglio, il punto di vista scelto dall'autore è stato quello del perturbante, come hai detto - ne sono sicuramente possibili altri - e, probabilmente, ha parlato a una sensibilità peculiare della mia persona che, in me, è (o era) più sviluppata che altri aspetti. Ecco, è probabile, quindi, che il segreto per cui diciamo "ci piace come scrive tizio o come scrive caio, ma non come scrive sempronio" sta in quel comune minimo denominatore tra noi e l'autore stesso sepolto dentro ognuno. Credo che questo valga sempre. Viaggiamo chiaramente su altri livelli, ma, in fondo, chi di noi non ha mai avuto l'esperienza della percezione, seppure fumosa, dell'infinito? Ebbene, la grandezza della poesia di Leopardi sta quindi, probabilmente, nell'aver individuato non un tema insolito, ma, al contrario, nell'aver trattato in modo insolito, di più, in modo estremamente profondo e rivelatore, di noi stessi e del mondo, un tema comune. Chiaramente non è l'unica grandezza della poesia e non è questa l'unica forma di grandezza di un'opera, ma sono convinto che sia uno dei fattori della sua "bellezza" (anche se, ripeto e tornando in basso, a una tigre nei cessi di una scuola faccio davvero fatica a credere).

Mauro Banfi il Moscone il 2020-01-12 12:58:41
A proposito dell'inserimento dell'elemento personale e autobiografico in narrativa: è nota la teoria che Leonardo da Vinci avrebbe dipinto nella "Gioconda" se stesso: Leonardo avrebbe dipinto la Gioconda secondo le sue fattezze di gioventù, dandogli un aspetto femminile, come sempre molto attratto dall'archetipo dell'androgino platonico.
Tutto ciò sembrerebbe confermato da esami radiografici dell'autoritratto in vecchiaia di Torino, dove, sotto la superficie, secondo alcuni esperti si celano le tracce del disegno preparatorio della Gioconda che oggi conosciamo.
Detto questo, dobbiamo distinguere un modo classico e uno romantico/decadente di far affiorare il proprio elemento personale in un' opera artistica: classico o neo-classico è il distacco dalla propria opera che lascia traccia di sé nell’opera stessa e Leonardo è la continuazione riuscita del classicismo greco romano in epoca rinascimentale, il suo apogeo.
Il suo pathos della distanza si manifesta come noncuranza, lievità, ambiguità, e talora come assoluto occultamento del proprio Ego.
Sono solo degli accenni che rivelano il distacco, ma non scoprono nulla della persona che sta creando. Di fronte a un’opera, per contro, la curiosità di noi moderni - pensiamo all'orrenda televisione del dolore!- è sempre vigile, pettegola, petulante, provinciale nel senso deteriore del termine; si esulta quando si riesce a scoprire un nesso tra l’aspetto apparentemente autonomo dell’opera e certi fini individuali e sopratutto materiali, grossolani, interessati, in chi l’ha creata. Questo è puro romanticismo decadente e lagnoso e nichilista: come non lo sopporto!
In questo modo l'EGO autoriale s'identifica con la proria opera e confonde l'arte con la vita: errore madornale e catastrofico, sia per il suo Ego che per i poveri fruitori che devono sorbirsi questa tristissima arte egotica e psicopatologica.
Dove interviene questo distacco, invece, tale curiosità rimane insoddisfatta: il volto dell’autore è sconosciuto, od oppone un sorriso enigmatico.
Il paesaggio toscano diventa carico di mistero nella pittura del Rinascimento: dietro si nasconde la vita dell’autore, i nessi personali sfuggono.
In quel mistero si esprime la volontà di celarsi, il possesso di un’altra e più superiore, aristocratica - nel senso psichico di merito e valore - ricchezza.
Inutile dire che anche la tua narrativa come quella del King sono neoclassiche, beneficamente e meravigliosamente neoclassiche, perchè ci deliziano con tigri e fantasmi e non con pallosissimi Ego incontinenti.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO