751 OPERE PUBBLICATE   3977 COMMENTI   79 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Scighéra

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Rubrus

pubblicato il 2019-11-15 10:14:15


«L'è rivada la scighéra» aveva annunciato la vecchia Teresa,  avvolta nell'informe vestaglia azzurra, gli occhi opachi e spalancati in un'espressione di vuota, stupefatta demenza.
«L'è rivada la schighéra» aveva ripetuto ciabattando per il cortile nebbioso, e la sua voce aveva il suono fesso, cupo e smarrito di una campana a morto.
Poveretta aveva pensato Paolo affrettandosi al lavoro è proprio andata.   
Aveva cercato di ricordarsi quanti figli avesse e dove abitassero, ma senza riuscirci
Quando era uscito in strada un altro pensiero l'aveva distratto.
Solitamente, il movimento delle auto e le luci dei lampioni, lenti a spegnersi nelle riluttanti mattine di novembre, la disperdevano, ma quel giorno non era così.
Una caligine densa e porosa era calata sulla via, rendendola una sbiadita fotocopia di se stessa.
Un nebbione – come si diceva – da tagliare col coltello.
 
Si rese conto di essere salito sul tram solo dopo che ebbe superato la seconda fermata.
Fino a quel momento aveva osservato l'impenetrabile, ostinata colata di vapore acqueo che aveva cancellato la città.
Non vedeva una nebbia simile da quand'era bambino, e forse neanche da allora.
Scighéra era la parola in dialetto. Dimenticata anche quella.
Volgendo lo sguardo sugli altri passeggeri – ma fugacemente, perché gli erano sembrati, allo stesso tempo, ansiosi e inespressivi come il grigiore là fuori – e posandolo sulla lampada zigrinata appesa al soffitto, gli era venuto in mente che avrebbe dovuto prendere la metropolitana.
Per raggiungere l'ufficio anche il tram andava bene, ma sarebbe stato costretto a cambiare due linee.
Una volta facevo così si disse prima che prolungassero il metrò. Mi sono distratto e ho ripreso inconsciamente le vecchie abitudini.
Ma la metropolitana era stata costruita undici anni prima. E lui la prendeva da allora. Ogni giorno.
 
«Che nebbia» disse Carlo guardando fuori dalla finestra.
Controllò l'orologio: le nove e mezzo.
«Augusta non è ancora arrivata» constatò.
«L'hai detto anche tu. C'è nebbia» osservò Carlo.
Non che ci fosse bisogno della segretaria: il telefono era tranquillo; persino le mail erano insolitamente poche.
Carlo accostò le tende «Non fa differenza. Tanto fuori non si vede niente».
Si sedette e prese a smanettare al computer. Per un po' si sentì solo il click del mouse. «Mi piacerebbe sapere dov'è finita» disse.
«È solo in ritardo. E poi è una giornata tranquilla» rispose Paolo.
Guardò le tende serrate. Scoprì di essere contento che Carlo le avesse chiuse. Non si vedeva niente, fuori. Ed era contento di non poter vedere quel niente.  
«Ho sentito la radio. È una roba eccezionale. Sono anni che non è così intensa. Dicono di non uscire di casa, a meno che non sia indispensabile».
«Una volta Milano era la città della nebbia. Io però sono anni che non vedo una  così. Sono anni che non ne vedo per niente, a dire il vero».
Paolo prese il cellulare e selezionò il numero di Giulia. Avvertiva il bisogno di sentire la sua voce, di sapere che era arrivata in ufficio. O, meglio ancora, che non ci era andata affatto. Si sentì sciocco. Cosa avrebbe potuto succederle?
Ovattato, si udì uno schianto. Cozzare di auto. Ma attutito, come se le macchine fossero avvolte nella bambagia.
«Qualcuno ha fatto il ciocco» diagnosticò Carlo con un sorriso nervoso..
Paolo impugnò di nuovo il cellulare. Cercò il numero di Giulia e non lo trovò. Ah già, l'aveva messo tra i numeri con chiamata rapida. Come aveva potuto scordarlo? Premette il tasto. Il logo rotante che indicava la ricerca di connessione vorticò pigramente sei, sette volte, poi svanì con un gemito dolente.
«Quei marchingegni moderni» sbuffò Carlo. Lui usava un vecchio modello da pochi euro, con le sole funzioni di fonia e messaggistica.«Chiamo Augusta» dichiarò.
Carlo consultò i siti di notizie. Le prime erano dedicate alla nebbia record. La scighéra.
Come hai potuto scordare di aver messo Giulia tra i numeri preferiti? È successo solo una settimana fa.
Non era un modo molto romantico per contrassegnare l'inizio di una relazione, ma, nel libro segreto del proprio cuore, ognuno usa i segnalibri che preferisce. Anche se sarebbe più significativo ricordarlo a memoria, il numero. Solo che  lui non ce la faceva. Non in quel momento, almeno. E sei sicuro che sia solo un momento, vero?.
Sentì Carlo parlare al telefono con Augusta – forse il collega aveva ragione, sui cellulari.
Si alzò, stizzito. Eh no, così non andava. Giulia non era il tipo da dare importanza agli anniversari, ma non era questo il punto. Il punto era che lui avrebbe dovuto, avrebbe voluto ricordarselo. Al di là di ogni altra considerazione, non era uno sciupafemmine.
Scostò appena le tende. Era come se, dietro, qualcuno ne avesse steso un altro paio. Scure e pesanti, come i drappi funebri che si usavano una volta. L'è rivada la scighéra aveva detto la vecchia Teresa. Quella voce come una campana a morto.
«Ha detto che non viene» annunciò Carlo alle sue spalle.
Paolo si voltò. Il collega teneva il cellulare in una mano, il viso rivolto per tre quarti verso di lui, per un quarto verso il computer. Alla luce del monitor sembrava pallido, esangue.
«Fa bene» replicò Paolo, voltando le spalle alla finestra. «Con questa nebbia...».
«Non capisci» disse Carlo e Paolo si avvide che non sembrava spaventato. Lo era. Gli occhi erano grandi e liquidi. «Mi ha detto che non se la sentiva di affrontare il viaggio, ma per qualche secondo...» una sirena echeggiò, lontano «Ho avuto l'impressione che non sapesse con chi stesse parlando».
«È solo nebbia» disse Paolo tornando a sedersi.
Mosse il mouse per chiudere la pagina internet, ma non lo fece. Ora tutte le notizie parlavano della nebbia.
Cercò di mettersi al lavoro, ma sapeva cosa fare. Controllò la posta: non c'erano nuovi messaggi. Guardò l'ora: le undici. Non era possibile. Non era rimasto accanto alla finestra così tanto.
Sicuro?.
«È davvero un fatto eccezionale» disse Carlo «Ricordi che questa estate non pioveva mai? Hanno provato a creare le nuvole usando sali, cristalli e nitrati per favorire la condensazione. È così che si formano le nuvole e la pioggia: un precipitato di minuscole gocce attorno a un catalizzatore. È lo stesso fenomeno che provoca la  nebbia, per questo una volta ce n'era così tanta. Meno riscaldamento, meno auto... ma soprattutto grosse particelle di sostanze inquinanti che attiravano il vapore acqueo presente nei bassi strati dell'atmosfera. Poi l'inquinamento è cambiato. Microparticolato e tutto il resto. Ma quest'estate hanno sparato in aria quella roba. L'ho letto in rete poco fa». 
«E allora?». 
«Un essere umano è fatto per il settanta per cento di acqua. Una medusa per il novantotto per cento. Dicono che la vita sia cominciata nell'acqua: pozzanghere, probabilmente. Lì non ce n'è molta, come nella nebbia. Questo nebbione è fatto di acqua per il novantanove per cento. Ma il resto...? Così dice quel sito. Controlla, ti mando il link».
«Oh, andiamo! Tu guardi troppi siti complottisti e troppi film di fantascienza. È solo vapore acqueo!» scattò Paolo.
Altre sirene, in lontananza.
«É la prima cosa cui ho pensato stamattina. Mostri che escono dalla nebbia. Come in quei film... solo che non me li ricordavo, i titoli. Non ce l'ho fatta anche se ci ho pensato tutta la mattina. Cristo, non credo che là fuori ci siano creature di un'altra dimensione, o fantasmi. È solo un vuoto di memoria. Solo un dannato vuoto di memoria. Cioè... non sarà mica Alzheimer o roba del genere».
La connessione a internet saltò.
Paolo sollevò il viso verso Carlo. A questo punto la domanda era chi fosse più spaventato dei due.
In strada, vicinissimo stavolta, ci fu un altro schianto.
E basta.
Niente allarmi, niente sirene. Neppure grida o imprecazioni.
Niente mostri. Nulla di vivo, almeno per come noi intendiamo la vita. Un composto rozzamente organizzato, una forma semi-organica di gas, un ammasso di molecole in grado di alterare l'equilibrio elettrochimico del cervello. Demenza. I primi a subirne le conseguenze sono i soggetti più fragili: vecchi, malati. Poi... 
Quando Carlo parlò, la sua voce era sottile come un velo di garza. «Le grandi nebbie causano sempre morti. Ci sono stati diversi casi. Lo so, anche se non so dove e quando. Benché l'abbia letto solo tre minuti fa».
La domanda successiva non voleva uscirgli, come se fosse rimasta impigliata nel pomo d'Adamo che andava su e giù come un ascensore impazzito.
Paolo distolse lo sguardo e credette di scorgere un filo di fumo – di nebbia – filtrare da dietro la finestra attraverso le tende tirate.
«Paolo... da quanto tempo ci conosciamo, noi due?».
 
A casa.
Paolo doveva andare a casa e se lo ripeteva in continuazione.
Ci sarebbe arrivato a costo di andarci a piedi, perché non trovava più la fermata del tram. Non che non sapesse dov'era, solo che l'avevano spostata e, con quella nebbia, i cartelli non si vedevano.
E l'avevano spostata perché, perché... non importava.
A casa, mamma e papà l'avrebbero avvolto in una coperta calda, frizionandolo per asciugarlo perché quel nebbione l'aveva inzuppato e intirizzito come...
No, mamma e papà erano morti da un pezzo.
Era un'altra la persona che avrebbe trovato a casa.
O forse avrebbe solo voluto che quella persona vivesse con lui, quando invece..
E come si chiamava?
L'uomo sbucò dalla nebbia all'improvviso.
Era pallido e sudato, i capelli scomposti, e zoppicava come se camminasse da ore.
Portava un giaccone costoso, ma se lo era abbottonato male. Un lembo era sfasato rispetto all'altro come una mandibola disarticolata.
«Senta...» farfugliò «senta...» in lontananza si udì un boato, poi si vide un bagliore, come di lingue di fuoco.
L'uomo si slacciò il giaccone «Senta... » ripeté.
Come si chiamava la persona che doveva vivere con lui?
«Senta... io...». Estrasse un foglio plastificato piegato in quattro. Una carta d'identità.
Scighéra. Suo nonno la chiamava così. Ecco, se non avesse trovato la casa sarebbe potuto andare dai nonni.
«Io devo andare qui» disse l'uomo indicando delle parole sul foglio.
Paolo scosse la testa. Le vedeva, ma non le capiva, come se un po' di nebbia, attraverso il naso e la bocca, fosse finita nella sua testa.
L'uomo lasciò cadere il pezzo di carta e, senza degnare Paolo di uno sguardo, si rimise in cammino, scomparendo nell'infinito, indistinto, acquoso grigiore.
Paolo lo osservò andarsene e si allontanò, svanendo nella scighéra.

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Rubrus

Utente registrato dal 2017-11-02

Il romanzesco è la verità dentro la bugia

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

A proposito di Odisseo e del coronavirus Saggistica

A proposito di "Romagna" di Pascoli Saggistica

Buck Narrativa

Un lavoro come un altro Narrativa

A proposito di "I Pitard". Saggistica

Voli Narrativa

CAR Narrativa

Trekkers Narrativa

Il Re e me - come vissi, quasi, un racconto di Stephen King Saggistica

Colui Che Non Deve Essere Regalato Narrativa

Su "L'infinito" Saggistica

Conto alla rovescia Narrativa

Argulus Narrativa

L'uomo che non c'era Narrativa

Scighéra Narrativa

A proposito di Shining e Dr. Sleep Saggistica

A proposito di "San Martino" Saggistica

Ultima corsa Narrativa

A proposito di "Il carro magico" di Joe R Lansdale Saggistica

Concerto Rosso Narrativa

La matita di IT Saggistica

Anatomia di un racconto - Cacciatori di Vecchi - di Dino Buzzati Saggistica

Mea culpa Narrativa

A proposito di "L'ombra dello scorpione" - con una strizzatina d'occhio a Tolkien Saggistica

Crepuscolo Narrativa

A proposito di Stanlio e Ollio - film del 2018 Saggistica

Nani Narrativa

A proposito di... un western italiano Saggistica

Le cose per cui rimani Narrativa

Tallone da Killer Narrativa

Il mondo migliore Narrativa

Erba Cattiva Narrativa

Storia di Sam. Narrativa

Ciò che non muore Narrativa

A proposito di"La resa dei conti". Saggistica

Acqua morta Narrativa

A nostra immagine Narrativa

A proposito di "Le acque del nord". Saggistica

Clichè Narrativa

La notte più lunga Narrativa

In memoria di Giuseppe Lippi Saggistica

Debunker Narrativa

Su"TheOutsider" Saggistica

L'uomo nella stanza Narrativa

Quell'ultimo, stupido pezzo di carta. Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Inseparabili (brividi d'ottobre) Narrativa

Paese d'ottobre (brividi d'ottobre) Narrativa

Nessuna risposta (brividi d'ottobre) Narrativa

Malocchio (brividi d'ottobre) Narrativa

Due giorni prima dei morti (brividi d'ottobre) Narrativa

Passaggi (brividi d'ottobre) Narrativa

Il resto (brividi d'ottobre) Narrativa

Semi di zucca (brividi d'ottobre) Narrativa

Spuntino di mezzanotte Narrativa

L'inciampo Narrativa

Dove finisce l'estate Narrativa

L'intruso / Alcune piccole imperfezioni. Narrativa

Fine stagione Narrativa

Sirena Narrativa

Sherlock Holmes e l'avventura del dottor Watson Narrativa

Crop man Narrativa

Non lo so Narrativa

Predatori Narrativa

Primo mare Narrativa

Anatomia di un racconto Saggistica

The Dancing Ghost Narrativa

Casa dell'Ade Narrativa

Aspirazione Narrativa

Girabuio Narrativa

Appdeath Narrativa

Possibilità Narrativa

Ogni cosa al suo posto Narrativa

Legal Killer Narrativa

Sfocature Narrativa

Paese d'ottobre Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Nero Natal Narrativa

Appunti sulla sospensione dell'incredulità Saggistica

Merry Killmas Narrativa

L'oracolo Narrativa

Buh! - i mostri e le loro maschere Saggistica

Il viaggio infinito di Long John Silver Saggistica

Il treno, il bambino, il drago. Saggistica

Urari Narrativa

Urari Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Roberta il 2019-11-18 10:19:07
Piaciuto molto questo racconto in cui l’angoscia per la progressiva e veloce perdita della memoria si assomma alla perdita dei contorni della realtà esterna e la rende spaventosamente vera.

Rubrus il 2019-11-18 14:14:43
Grazie, questo è il secondo di tre racconti legati, in qualche modo, sia al mese di novembre sia al concetto di identità. Nel primo ("Ultima corsa") il concetto di identità è collegato in qualche modo al concetto di relazione, nel secondo, questo, al concetto di memoria. Il terzo, be'... sta qui,

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Paolo Guastone il 2019-11-22 18:33:37
Ci sono tante cose dentro la nebbia....ne scrissi io e ne scrisse anche King, con decisamente molto più successo. E come non pensare alla nebbia di kinghiana memoria, leggendo le tue parole. Ma qui c'è di più: intanto giochi in casa (e un milanese/lomellino come me lo sa bene) e poi non ci sono mostri orribili che sbucano. O meglio, i mostri ci sono, ci sono eccome, ma alla fine sono sempre quelli che si agitano dentro di noi. Strapiaciuto, as usual.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO