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Mauro Banfi il Moscone

SACRILEGIO! - seconda parte de "Il racconto del vecchio Lupo di mare", da Coleridge

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Manierismo creativo (pastiche, incroci di stili diversi)

pubblicato il 2019-11-11 18:48:23


la prima parte: Il racconto del vecchio Lupo di mare


"Il vecchio Lupo di mare, contro ogni legge di ospitalità, uccise il Sacro uccello di buon augurio."
 



Così presi la balestra e uccisi l'Albatro con un dardo.
Che m'importava che fosse sacro? Ero stanco di mangiare sempre la stessa minestra e volevo un pò di carne, rossa di sangue.
Ero stufo e poi la mia fame contava più del Sacro, che non si mette in tavola.
Nessuno cercò di fermarmi, nessuno tranne il Nostromo irlandese, chiamato "il naturalista":

 

 



"Fermati, in nome del Sacro e di Dio: tu non sei affamato, sei solo un povero ignorante egoista.
Ascoltami, ho osservato questi rari e stupendi animali per anni: i giovani albatri passano diversi anni a osservare i genitori per imparare le elaborate danze di corteggiamento a suon di schiocchi di becco.
E quando trovano un compagno, stanno insieme per tutta la vita e sviluppano un linguaggio del corpo unico, da usare per salutarsi con gioia dopo lunghe separazioni.
Non producono che un uovo ogni due anni.
In volo, un albatro copre regolarmente anche duemila chilometri, pur di trovare un solo boccone da dare al suo pulcino.

 



Gli albatri possono arrivare ai sessant'anni d'età, ma si riproducono con una lentezza tale che possono rischiare l'estinzione, se li uccidiamo senza conoscere la loro vita.
E tu vorresti arrostire una simile meraviglia? Fermati sacrilego, è una creatura di Dio!"
Detto questo cercò di strapparmi dalle mani la balestra, ma io con il calcio in osso di balena dell'arma, lo colpii in testa e il Nostromo cadde a terra a svenuto.
E così, finalmente libero di decidere, presi la balestra, mirai e uccisi l'Albatro con un dardo di ferro e di legno.


 

 


Mentre stavo per raccogliere la carcassa dell'Albatro trafitto, all'improvviso una densa nebbia avvolse la nave.
Intorno a me si avvicinarano gli altri marinai, bestammiando e maledicendomi per aver ucciso l'uccello della buona ventura.
"Ma che cosa hai fatto, sciagurato sacrilego?"
Ma poi la spessa coltre di foschia svanì e loro mi guardarono a lungo, non sapendo che cosa fare, e se ne andarono senza punirmi, diventando così miei complici.

 


Cominciò a soffiare un vento favorevole e la nave entrò nell'Oceano Pacifico e cominciò a veleggiare verso Nord, finché non raggiunse la linea dell'Equatore.
Improvvisamente cessò il buon vento e la nave venne fermata dalla bonaccia.


 



                                                                                      - fine della seconda parte -

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Roberta il 2019-11-16 16:00:20
Eh già, il Sacro non si mette in tavola. Ma non si vive di solo pane... Molto bello e affascinante questo tuo lavoro pieno di spunti simbolici e impreziosito dalle immagini. Vediamo come andrà a finire!

Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-17 09:52:27
Buona domenica, Roberta:
nel suo bellissimo e da me suggerito libro " Se vuoi essere contemporaneo leggi i classici", Gabriele Lavia scrive, ispiratissimo:
"Intorno alla parola “tradizione” corrono molti equivoci:
talvolta viene considerata come qualcosa di sorpassato o
antiquato. Eppure, senza tradizione l’Uomo sarebbe pri-
gioniero in un Presente immobile senza riferimenti e,
quindi, senza significati.
L’affermazione «io vivo il presente» è vuota. La vita
è solo passata. Infatti l’abbiamo davanti. Noi usiamo il
vocabolo “anteriore” sia per indicare qualcosa di passato
– cioè avvenuto prima – sia per indicare qualcosa che ci
sta davanti. Questo dovrebbe farci riflettere. Invece il
“futuro” è posteriore, che vuol dire anche “dietro”. E se
è “dietro” non possiamo vederlo perché la vita va sem-
pre avanti, cioè verso l’anteriore. Il futuro può solo so-
pravvenirci e sorprenderci ma, quando questo accade, è
già il “presente”.

E così, utilizzando le sinossi in prosa che Coleridge appone a margine - con ottima tecnica "a parte" al suo grande poema sull'Albatros - e trovo molto interessante il fatto che la prosa prevalga sulla poesia, e questo è molto inquietante e contemporaneo e litweb - ho ricreato un tipo di manierismo che mi porti a dialogare con un classico senza tempo, immettendo tematiche e sensibilità attuali, ma senza farmi schiacciare dall'attimino superficiale.
Grazie per l'attenzione e il seguito, abbi gioia

Roberta il 2019-11-17 17:54:51

All'inizio del mio breve e superficiale commento ho isolato questa tua frase, "Il Sacro non si mette in tavola", proprio perché, con uno stile scanzonato, qui hai ben espresso il punto di vista dei cinici ignoranti che credono davvero che a noi basti mangiare per vivere, che si possa vivere senza spiritualità. Allo stesso modo, concordo pienamente, chi sminuisce la tradizione e i classici non ha capito nulla. Quest'estate mi è capitato di dover sostenere un'accesa discussione con un'amica che, quando le ho detto che per l'estate avevo dato ai miei studenti di terza e quarta una lista di classici italiani e stranieri, di cui dovevano leggerne almeno due, ha esclamato: "Tu sbagli!". Sosteneva che i classici piacciono a me, ma non ai ragazzi.  Ora, prima di tutto, i classici non sono i libri che piacciono a me, ma quelli che sono sempre piaciuti a generazioni intere, e poi non sono un monolite di materia uniforme. Ci sono classici più e meno adatti a una determinata età o persona. Secondo lei, Hemingway è noioso. Che cosa proponeva di far leggere? Naturalemtne, libri che piacciono a lei... e qui è caduto il palco! Ecco, i classici sono i libri in cui ci si può riconoscere, sempre.  


Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-18 07:06:08
Ciao, Roberta e complimenti vivissimi: i tuoi ragazzi sono fortunati a fare esperienza della vita e della letteratura con una brava insegnante come te.
E puoi stare tranquilla, hai dallae tua parte un certo Italo Calvino, che nel classico "perchè leggere i classici" scriveva:
"I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…»
Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.
Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.
I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).
Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.
I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.
Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.
Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.
Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.
È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità incompatibile fa da padrona."

Abbi gioia, la tua è la strada giusta

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